QUELLO CHE NON VI HANNO DETTO SULL’AFFONDAMENTO DEL CONCORDIA

QUELLO CHE NON VI HANNO DETTO SULL’AFFONDAMENTO DEL CONCORDIA

LA PISTA RUSSA

DI RITA PENNAROLA

La Voce delle Voci

C’è qualcosa che non torna nelle ricostruzioni sul naufragio. Quello che il comandante Schettino fin da subito non riesce a spiegare è il motivo, forse inconfessabile, che lo portò quella notte a dirigere la “sua” nave a tutta velocità contro scogli che lui stesso conosceva a memoria. Chi o che cosa lo spinsero a salire in plancia per la manovra “kamikaze”? Smentita clamorosamente la versione dell’“inchino”, vengono a galla fatti e personaggi che conducono tutti in Russia. Assurdo. Impensabile. Nemmeno immaginabile. Sono solo alcuni dei termini usati nei forum del personale marittimo italiano, che comprende molti alti ufficiali, per definire quanto è avvenuto in quell’attimo preciso del 13 gennaio scorso, ore 21.40, a bordo del Costa Concordia, la più grande nave da crociera italiana, simbolo di un orgoglio nautico affondato quella tragica notte dinanzi all’isola del Giglio, trascinando con sé negli abissi, oltre alle vittime, le sorti dell’unico comparto nazionale con fatturati e occupazione in rapida ascesa: il settore crocieristico.

Lo sconcerto coglie in particolare i tanti membri del Forum che per anni avevano viaggiato su navi comandate da Francesco Schettino, considerato dalla stampa mondiale l’artefice del disastro, perché, dicono, conosceva il Concordia come le sue tasche e ancor di più il mar Tirreno, casa sua da oltre trent’anni di navigazione.

Il punto, allora, ben oltre le ricostruzioni gossippare che hanno colorito le cronache della tragedia, e anche al di là delle responsabilità successive all’urto, è precisamente questo: cosa può aver indotto il comandante di lungo corso Schettino a salire in plancia, quando la nave aveva già una rotta super-sicura programmata, sostituire la navigazione manuale a quella del pilota automatico e dirigere personalmente la nave contro gli scogli delle Scole, segnalati perfino nelle mappe per villeggianti e che lui stesso conosceva alla perfezione, per aver navigato decine di volte in quelle acque, inchini compresi?

Del resto, è proprio questa l’unica domanda alla quale Schettino non ha mai saputo dare risposte precise fin dal primo, lungo interrogatorio del 17 gennaio. Dinanzi ai PM di Grosseto farfuglia. S’inventa subito la storia dell’inchino, pur sapendo che a smentirla ci sarebbero stati tutti: a cominciare dal comandante Mario Palombo, cui sarebbe stato rivolto il presunto “omaggio”.

Spiega il P.M. Alessandro Leopizzi a Schettino, che aveva appena detto la bugia: «Il comandante Palombo si è detto sorpreso da quell’accostamento perché dal punto di vista turistico, ci racconta Palombo, era privo di senso, nel senso che non era navigazione turistica a gennaio col Giglio praticamente semideserto anche da un punto di vista delle luminarie, mentre invece tutte le altre accostate, quelle regolarmente pianificate dalla compagnia, erano state fatte ad agosto in occasione delle feste patronali

Allora Schettino tira fuori un’altra scusa: fare un piacere al maitre Antonello Tievoli, originario del Giglio: «Era una cortesia - dice - che mi aveva chiesto Antonello e dissi “Va bene, se ci sta il comandante Palombo a terra la facciamo, altrimenti no”». Palombo sull’isola non c’era. Si trovava nella sua casa di Grosseto.

Due giorni dopo il disastro è il padre di Tievoli a smentire categoricamente Schettino: «La nave passa ogni settimana e ogni settimana mio figlio ci avverte, ma non ha mai chiesto di passare così vicino, né lo ha fatto stavolta. Ci mancherebbe. La nave è sempre passata almeno a 400 metri di distanza, questa volta è andata sopra gli scogli. Non credo proprio che il comandante volesse fare un omaggio a mio figlio. Venerdì c’è stato un errore, qualcosa è andato storto.» Già. Ma che cosa?

Nessun omaggio né inchino, ormai è certo, in una notte gelida e buia di gennaio. Per tutti gli aspetti del dopo-incidente (le manovre, le scelte difficili di accostare la nave quanto più possibile alla riva per lo sbarco dei passeggeri), le ricostruzioni del comandante stanno trovando poco a poco conferme. Ma il buco nero resta proprio nei circa 20 minuti che hanno preceduto quel fatale momento: perché Schettino decide di accostare velocemente sotto gli scogli, dichiarando agli inquirenti addirittura di aver visto la scena dell’impatto “a occhio nudo”, dentro una plancia che, come in tutte le grosse navi da crociera, è più attrezzata della cabina di un super jet?

Il motivo, la ragione inconfessabile, quella che il comandante non può spiegare, è sicuramente un’altra. Schettino sa e non parla. Probabilmente, non può. Così come non possono confessarla, quella verità, gli alti ufficiali o le altre persone dell’equipaggio (forse qualcuno fra i quattro indagati del personale di bordo, oltre a Schettino e al suo secondo, Ciro Ambrosio) che ne erano a conoscenza. Tanto da non poter impedire l’accostamento stretto agli scogli del Giglio. Una verità che oggi si sussurra a mezza bocca. C’era qualcuno che doveva calarsi in mare velocemente dalla nave e raggiungere l’isola, o qualcosa da sganciare nell’area marina degli scogli ad essa limitrofi? Schettino - e chi con lui sapeva - furono costretti a quel passaggio azzardato, ma destinato ad andare ben diversamente, senza danni? Da chi fu indotto, e perché?

In un modo o nell’altro, grazie al lavoro tenace degli inquirenti, una verità dovrà venire a galla, senza ombre. Lo si deve a quei 25 morti nel naufragio ed ai sette dispersi accertati ufficialmente. Sempre che non ve ne siano stati altri, di passeggeri a bordo, non dichiarati.

Shaboo a bordo!

La ricostruzione della Voce prende le mosse da alcune circostanze inedite di tutta la vicenda. Particolari che potrebbero condurre molto vicini alle vere ragioni del folle gesto, di quel brusco accostamento di una nave da 117mila tonnellate alla costa rocciosa. Era insomma come se Schettino “dovesse” passare rapidamente in prossimità di quello scoglio, risultato fra l’altro di proprietà privata (come ha svelato il programma Quarto Grado, appartiene all’ultima anziana discendente della famiglia Rossi, gigliese). Per quale ragione? Ed è mai possibile che una “isoletta” accatastata regolarmente non fosse segnalata nelle mappe, come dice Schettino a botta calda ai PM?

Il comandante, è stato accertato dalle perizie, era sobrio e non faceva uso di stupefacenti. Le lievi “contaminazioni” da cocaina rinvenute sui capelli sono risultate “accidentali”. Di quella polvere, a bordo, doveva essercene. E non è una gran novità. Davvero. Perché quattro anni fa, solo quattro anni fa, a bordo del Concordia furono arrestati sette marittimi filippini che utilizzavano i viaggi dell’ammiraglia di casa Costa, soprattutto quelli che facevano scalo in Spagna, per trasportare un micidiale allucinogeno, lo Shaboo. «Le navi da crociera - spiega un ambientalista, Giovanni D’Agata - sono un canale considerato appetibile dai trafficanti di droga, soprattutto quelle che seguono rotte molto vicino alla costa e quindi meno controllate rispetto ai porti».

L’operazione del 2008 era stata condotta dalla polizia marittima di Savona - snodo di quello spaccio clandestino via mare - in collaborazione con la Dea di Miami e con i colleghi spagnoli. Barcellona e dintorni sono infatti diventate un avamposto mondiale per i trafficanti di stupefacenti, come dimostrano, da ultimi, i sequestri a raffica di ingenti capitali e immobili sulla Costa del Sol, a Tenerife o alle Canarie, disposti dalla DDA partenopea ai danni di narcotrafficanti affiliati alla criminalità organizzata campana, in primis i clan dell’area maranese e vesuviana. Traffici - si legge nei più recenti rapporti dell’Antimafia - che in tempi di globalizzazione spinta vengono oggi gestiti su scala internazionale, attraverso “cartelli” comprendenti le sempre più agguerrite e potenti mafie di altri Paesi.

Assalto alla Toscana

Ci arriviamo. E cominciamo ricostruendo alcuni contorni dei luoghi in cui si svolge questo autentico film dell’orrore. Partiamo dalla Toscana, diventata epicentro di traffici illeciti ad opera di numerose organizzazioni criminali. Fra le prime c’è la mafia russa. A dirlo è la Fondazione Antonino Caponnetto della Toscana nel suo Rapporto 2011 sullo stato del crimine organizzato in zona.

Dopo aver dichiarato fin dal titolo che alla data di pubblicazione il fatturato delle mafie in Toscana era pari a 15 miliardi di euro, il dossier si apre, non a caso, col capitolo sulla mafia russa, «che è presente in Toscana da diversi anni», con «zone a maggior rischio che rimangono, oltre alle coste, Forte dei Marmi, l’Isola d’Elba, Montecatini e la città di Firenze». Inoltre, «il recente ingresso in Toscana di società russe assieme alla ricchezza locale, può favorire un indotto criminale gestito dalla mafia russa», che investe prevalentemente «nel settore alberghiero». Così si conclude il capitolo: «Il Rapporto DIA del secondo semestre 2010 conferma la presenza della mafia russa in Toscana, in particolare a Montecatini, e consiglia di seguire l’evoluzione del riciclaggio nel gioco d’azzardo e nelle scommesse clandestine

Roulette russa

L’universo miliardario ruotante intorno al gioco d’azzardo, così come ai business delle slot machine e delle scommesse clandestine: ecco il piatto forte degli affari che i boss dell’ex Unione Sovietica stanno già da tempo gestendo in diverse zone della penisola italiana, accanto all’acquisizione di perle dei patrimoni immobiliari locali, con una particolare predilezione per i colossi alberghieri. Uno scenario in cui tavoli verdi, croupier e scommesse rappresentano il canale ideale per le forme più spinte di riciclaggio che si possano immaginare.

«Sui casinò a bordo delle navi da crociera - spiega un addetto alle sale giochi di una compagnia italiana - si accettano giocate dei passeggeri solo in denaro contante. Tutte banconote “fresche” che arrivano in enorme quantità da varie parti del mondo durante ogni navigazione, con controlli relativamente limitati, specialmente in acque extraterritoriali.»

Per il criminologo Federico Varese, docente a Oxford ed autore del recente “The Russian Mafia”, la presenza di una forte oligarchia di potere intorno a Vladimir Putin ha costretto i mafiosi locali ad estendere il proprio raggio d’azione sull’estero, puntando «prevalentemente su gioco d’azzardo e riciclaggio».

Ma fin dal 2006, quando si cominciò a parlare di un casinò da aprire nella Repubblica di San Marino, lo spettro della mafia russa fece la sua comparsa in grande stile, con tanto di «incontri su misteriosi panfili al largo della costa adriatica», come ricostruiva Il Giornale.

Secondo il rapporto reso a Bruxelles a marzo dello scorso anno dal procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato sulla “organizatsya” o “mafiya”, come la chiamano a Mosca e dintorni, «fonti dello stesso governo russo sostengono che circa il 40% delle imprese private, il 60% di quelle statali, nonché l’85% delle banche russe e il 70% delle attività commerciali sono soggette ad infiltrazioni o comunque sono sotto l’influenza delle organizzazioni criminali e quasi la totalità delle imprese commerciali nelle maggiori città della Russia è gestita direttamente o indirettamente da gruppi criminali».

Sul binomio gioco d’azzardo-mafia russa si sofferma anche il recente rapporto della Commissione parlamentare antimafia. Il presidente Beppe Pisanu accende i riflettori in particolare sul Casinò di Sanremo, che opera in un territorio reso incandescente dagli ultimi scioglimenti per mafia dei comuni limitrofi di Bordighera e Ventimiglia. «La Dia - scrive Pisanu - riferisce di indagini che hanno riguardato il Casinò di Sanremo, nell’ambito delle quali (seppur non vi siano state contestazioni di reati mafiosi) sono state accertate pericolose relazioni tra l’assistente del direttore ed un affiliato al clan camorristico Zaza, collegato a diversi clan operanti in Liguria

Nel mirino anche le slot machine, che riempiono interi saloni sulle navi da crociera. Il rapporto ricorda lo stratosferico debito (90 miliardi di euro) accertato dalla Corte dei Conti ed accumulato da alcune concessionarie che gestiscono in Italia le slot. Fra queste spicca «Atlantis World Giocolegale Ltd, filiale italiana della multinazionale del gioco Atlantis World Nv. (con sede nel paradiso fiscale di Saint Maarten, nei Caraibi), controllata da Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo, già indiziato di appartenere all’associazione mafiosa catanese capeggiata da Nitto Santapaola (e coinvolto anche nei tentativi di controllo dei casinò di Sanremo e Campione d’Italia)». «Capitali russi ed ex sovietici in genere - conclude Pisanu - hanno garantito acquisti di strutture turistico-alberghiere in Italia ed anche in Liguria».

Domnica

è sempre Domnica

Torniamo al disastro o, meglio, a quell’ora circa di navigazione che precedette l’impatto. Sgombrato il campo dai gossip delle prime ore, emergono infatti dettagli sulle qualifiche professionali di Domnica Cermotan, la donna che durante la manovra di “accostamento spinto” all’isola si trovava in zona plancia. La “moldava”, così come da tutti è stata ormai definita benché sia rumena, sotto le mentite spoglie di ballerina ed intrattenitrice, nasconde una preparazione di ferro. Conosce sette lingue ed ha spiegato ai pm che il suo compito era di diramare messaggi agli ospiti russi. È lei, Domnica, che quella sera si trovava a cena nell’esclusivo ristorante Club Concordia. Era al tavolo con Schettino e con un altro personaggio, il cui nome non è ancora stato reso noto. Stando alla testimonianza di una anziana coppia, “il terzo uomo” indossava un’uniforme. Schettino dichiara ai magistrati che con loro a cena c’erano «diversi ufficiali». Ma le foto scattate da una coppia che era al ristorante mostrano solo i tre. I pm hanno inoltre accertato che quella doveva essere una cena importante, visto che il comandante aveva chiesto al suo secondo ufficiale di rallentare la navigazione per farla durare più a lungo.

Cosa dovevano dirsi i tre, nei sessanta minuti e passa che precedettero l’arrivo in plancia di Schettino, “scortato” dalla Cermotan? E quando lei segue il comandante lo fa solo per rispondere a un gentile invito, come è stato scritto, o aveva un compito ben preciso da svolgere, secondo gli accordi suggellati durante l’“ultima cena” con il terzo uomo? Domnica è anche la persona che, subito dopo l’urto, si precipita nella cabina di Schettino per “salvare” il personal computer del comandante. Lo rimetterà nelle sue mani una volta in salvo sull’isola. Poche ore dopo, la mattina del 14 gennaio, un’altra donna lo prenderà in consegna all’Hotel Bahamas del Giglio, dove Schettino si era rifugiato nelle prime ore del mattino. E’ l’avvocato di Costa Crociere, Cristina Porcelli, inviata dalla compagnia al fianco del comandante. Interrogata a Grosseto, la donna nega di aver mai ricevuto il pc. Che però, di fatto, risulta tuttora irreperibile. Quali dati “sensibili” conteneva il computer del capitano? Probabilmente qualcosa che sia lui, sia Domnica, conoscevano bene. Il segreto, forse, di quella cena a tre.

I signori dei rubli

Chi o che cosa doveva arrivare quella notte sull’isola del Giglio? Di quali traffici era diventata avamposto inconsapevole la perla del Tirreno, paradiso dei sub di tutto il mondo? O quello che si doveva lanciare, passando radente lungo le coste dell’isola, era solo un segnale? Sta forse in questi interrogativi l’inconfessabile ragione che costringe Schettino a deviare la rotta, probabilmente con l’appoggio di qualcuno che, come lui, a bordo sapeva.

Così come, in un simile quadro, appare assai meno strana un’altra circostanza sbalorditiva rimasta fino ad ora senza spiegazione: le prime scialuppe che arrivano al Giglio quella notte servono a mettere in salvo esclusivamente tutti i 111 passeggeri di nazionalità russa presenti sulla nave. Mentre tanti si gettano in mare, durante gli attimi di panico che segneranno per sempre la loro vita, nei minuti tragici in cui c’è chi perde la vita intrappolato in cabina o perché cede il suo posto sui mezzi di salvataggio ad anziani e bambini, i signori dei rubli non incontrano difficoltà a trovare posto e a salire tutti insieme sui primi mezzi in partenza. Quasi che qualcuno fra loro, in precedenza, fosse già preparato ad una simile eventualità. Secondo le testimonianze, inoltre, non risultano turbati né particolarmente sconvolti, a differenza di tutti gli altri naufraghi. Cominciano, anzi, a fotografare l’isola da ogni angolatura, compreso lo scafo affondato, quasi fossero turisti “per caso”. Salvo poi costituirsi a fine gennaio (ma solo in 35) nel giudizio contro la Costa Crociere.

E quando tutti gli altri naufraghi trovano rifugi di fortuna grazie all’ospitalità dei gigliesi, i russi «vengono condotti in alberghi di Roma, Milano e Nizza», si legge su Russia Today.

La versione Dubinsky

Intanto, l’ombra di strani personaggi provenienti dal “reame” di Putin, con relativi traffici lungo l’asse Mosca-Toscana, arriva su tutta la vicenda Concordia anche sotto le spoglie di un sedicente funzionario del ministero dei trasporti russo, tale Andrei Dubinsky. Il quale lo scorso 25 gennaio si presenta sull’isola del Giglio a bordo di un panfilo dal nome già di per sé evocativo, 007. “Zero Zero Seven”: così si chiama lo yacht dal quale sbarca Dubinsky, accompagnato da quello che sembra essere un suo partner stretto in affari, il fiorentino Marcello Zeppi. Lo stesso che il giorno prima aveva preannunciato via mail al capo della Protezione Civile Franco Gabrielli (fra l’altro ex vertice dei Servizi segreti italiani) il loro arrivo.

La storia di Dubinsky e del suo strano partner in affari, Zeppi, ci riporta incredibilmente a Sorrento, patria del comandante Schettino. E vediamo perché.

Cinquantasei anni, originario del senese, l’intraprendente Zeppi comincia con una piccola impresa che si occupa di pitturazioni e imbianchinaggio degli edifici, la Eco Service con sede a Impruneta, quartier generale di tutte le sue future iniziative. Così nel corso degli anni, mentre Eco Service diversifica - prima nel business delle piastrelle da arredamento, poi nella commercializzazione di apparecchi per le pulizie di aerei e navi - il patron Zeppi si spinge fino ad arrivare, con un salto quadruplo, all’organizzazione di eventi attraverso la SMZ, acronimo di Studio Marcello Zeppi, che lo vede in pista con la giovane russa Tatiana Gribova. E’ lei che nel 2010 si siede alla tavola rotonda sulle “Eccellenze Fiorentine” come rappresentante della Citm srl. Vale a dire la casa costruttrice dello yacht 007 sbarcato al Giglio. Una società che vede Marcello Zeppi come socio fondatore e la stessa Tatiana in veste di liquidatore.

Quanto a Dubinsky, indicato dalla stampa come “misterioso magnate russo”, sul sito della Citm figura in veste di designer delle imbarcazioni. Come si arriva a Sorrento? A bordo degli 007, visto che partner primario della Citm (Centro Internazionale di tecnologie del Mare) made in Zeppi è l’armatore siciliano Carlo Rodriquez. Lo stesso che risulta indissolubilmente collegato, attraverso la partnership in SNAV, celebre compagnia di aliscafi e traghetti, a Gianluigi D’Aponte, l’armatore di Piano di Sorrento proprietario della Msc Crociere. Che è il primo competitor europeo di Costa Crociere.

Quel passato che ritorna

È l’alba del 6 novembre 2008 quando il comandante Mario Castaldi, 53 anni, residente a Piano di Sorrento, viene ritrovato sgozzato con un coltello da cucina a bordo della nave “Paxi-C” in navigazione al largo delle coste di Finisterre, in Spagna. Sposato, padre di tre figli, Castaldi aveva navigato per anni con la Msc, il colosso dei sorrentini D’Aponte, poi era passato con la compagnia Italtrag di Napoli, proprietaria della nave cargo comandata da Castaldi. La società armatrice, di lì a poco, andrà in fallimento.

Un’altra tragica vicenda, prima del naufragio del Concordia, aveva turbato la famiglia di Francesco Schettino. Mario Castaldi era infatti cognato del comandante ora ai domiciliari, avendo sposato una sorella della moglie Fabiola Russo. Una donna bella e forte, così viene descritta in paese la signora Schettino, che anche quella volta, quattro anni fa, aveva saputo imprimere fermezza e serenità a tutta la famiglia.

Ma proprio in queste drammatiche settimane, quando si attende l’incidente probatorio che deciderà il destino giudiziario del comandante Schettino, il fantasma della tragedia del 2008 sta tornando ad affacciarsi. A Sorrento circola voce che l’aggressore di Castaldi, l’allora trentasettenne Andrea Della Rasa, secondo responsabile di macchina, assolto perché considerato affetto «da disturbo delirante in personalità paranoide», potrebbe lasciare a breve l’istituto psichiatrico giudiziario di Genova nel quale era stato recluso per un periodo di dieci anni.

«Già da qualche tempo - spiega una fonte bene informata della zona - circolava la notizia che Della Rasa sarebbe stato rimesso in libertà». Un altro duro colpo per la famiglia di Schettino.

Sulle vere ragioni di quell’orrendo delitto, peraltro, non era mai stata fatta piena chiarezza. Il cargo portacontainer, salpato da Alessandria d’Egitto e diretto a Gijon, nelle Asturie, si trovava in quel momento a 22 miglia al largo della Galizia, in acque internazionali.

Quanto all’assassino, ecco cosa si legge nel suo curriculum: «Andrea Della Rasa, iscritto nelle matricole della Gente di mare di Genova dal 1993, aveva lavorato per 12 anni con Costa Crociere».

Rita Pennarola

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/

2.03.2012

Commenti (22)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. matteogigli 6 marzo 2012

      Altra singolare coincidenza:

      06 maggio 2011 - Cade in mare dalla Costa Concordia, disperso turista russo

      Savona - La scorsa notte un turista di 33 anni di nazionalità russa, che viaggiava a bordo della nave da crociera Costa Concordia, è caduto in mare, per cause ancora da accertare, è risulta tuttora disperso.

      La notizia, diffusa dal quotidiano di turismo online www.travelnostop.com, è stata confermata dalla compagnia. L’uomo è caduto in acque francesi poco dopo la mezzanotte.

      Ad avvisare l’equipaggio è stato un amico del disperso, che ha fatto scattare le procedure di emergenza. Costa Concordia, salpata dal porto di Savona e diretta a Barcellona, ha immediatamente invertito la rotta ed è ritornata nella posizione in cui si trovava al momento della caduta. Allertate le autorità francesi, che hanno iniziato le ricerche.

      La nave, battente bandiera italiana, ha ripreso la navigazione verso la Spagna soltanto alle 6.30

      fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2011/05/06/AORz64R-disperso_turista_concordia.shtml#axzz1oMnwF8DF

    1. pasquale50 5 marzo 2012

      Ma che centra la Mafia Russa con tutto ciò!!!
      Gli incidenti che stanno avvennendo alla Costa Crociere, non avvengono per caso, appartengo a un piano Finanziario degno di Considerazione...di enorme Considerazione.

      Questa bellissima Truffa ai danni di tutti gli Azionisti renderà un certo signore Italiano...ricchissimo...(mi ricorda molto quello strano Incidente avvenuto alla BP)

      Per Sapere colui che ha comprato e sta comprando le azioni di Costa Crociere e che presto diventerà il nuovo padrone della baracca..fatevi un giro sui siti finanziari..e non su quelli complottistici!!

      Questo è un Lavoro Interno e a Condurlo questo giro purtroppo sono Italiani

      I Soldi regnano sul mondo e sulle nostre vite

    1. Matt-e-Tatty 4 marzo 2012

      Non stò a sindacare su altro, ma la cocaina sui capelli ci può essere finita in un milione di modi e potresti averne anche tè. Tempo indietro lessi che in inghilterra avevano testato un campione di banconote e una percentuale altissima presentava tracce dello stupefacente... quante volte al giorno maneggi denaro? Quante volte ti tocchi i capelli?
      Quella della cocaina in tutta stà storia è la cosa meno misteriosa...

    1. Reginald_DeC 4 marzo 2012

      Ovvio.

    1. nuvolenelcielo 3 marzo 2012

      divertentoski, oltre che decisamente ben mirato.

    1. nuvolenelcielo 3 marzo 2012

      non sapevo che avessimo tutti la cocaina sui capelli. io non metto neanche il balsamo o il gel..., riguardo al computer non so, quando succede una catastrofe del genere io non penso che uno si preoccupi di foto osé e vergognette vari sul pc..., c'è qualcosa di più. riguardo alla gran cazzata di Schettino sembra che passare da lì con quella nave sia un po' come andare per 10 minuti in contromano sull'autostrada..., non so se può accadere per semplice svista. forse sì, ma non mi sembra avventato valutare attentamente altre ipotesi.

    1. paulo 3 marzo 2012

      La mia prima impressione è stata di un affondamento voluto. Non si può giustificare che un capitano esperto come Schettino potesse prendere il controllo della nave, girare di 20 gradi puntando verso l'isola a quella velocità. Per me basta questo fatto per pensare ad un atto voluto e premeditato. La ragione indietro c'è e prima o poi salta fuori.



      Se Schettino ha ricevuto una seria e credibile minaccia (contro lui e la sua famiglia) avrebbe già una ottima ragione per farlo.

    1. embros13 3 marzo 2012

      Se Schettino, per una qualsiasi ragione(ubriaco, sballato o ipnotizzato), non c´era con la testa di certo non lo va a dire a giornalisti o inquirenti.

      Ovviamente, considerando che la nostra nazione dal dopo guerra è praticamente una colonia RUSSA, che ospitiamo circa 130 basi militari RUSSE, per non parlare di quanti ristoranti della catena RUSSA Mc donaldski, che il nostro amato Presidente-Re quando deve nominare un primo ministro telefona in RUSSIA e che rincorriamo perennemente tutti i modelli che l´imperialismo RUSSO ci impone, la soluzione piú ovvia è LA PISTA RUSSA! Elementare Watsonski!

    1. Reginald_DeC 3 marzo 2012

      Cocaina sui capelli e non sul corpo te la trovano anche se vai a pisciare in un qualsiasi bagno di una discoteca.

      Sparizione del computer perché magari allo Schettino dava fastidio che glielo sequestrassero, con tutte le sue foto e fattacci suoi personali che puoi scommetterci sarebbero finiti su tutti i giornali sputtanandolo oltre la già ragguardevole misura attuale.

      E poi dai la tesi che dovesse accostare al Giglio per far scendere non si sa bene chi o cosa è l'apoteosi del ridicolo! Poteva farlo anche a distanza di sicurezza no?

      Il rasoio di Occam a me suggerisce che Schettino abbia fatto una gran cazzata! Capita. Anche il comandante del Titanic mi pare ne avesse fatta una bella grossa a suo tempo...

      Saluti

    1. IlDiscobolo 3 marzo 2012

      "Così come, in un simile quadro, appare assai meno strana un’altra circostanza sbalorditiva rimasta fino ad ora senza spiegazione: le prime scialuppe che arrivano al Giglio quella notte servono a mettere in salvo esclusivamente tutti i 111 passeggeri di nazionalità russa presenti sulla nave. Mentre tanti si gettano in mare, durante gli attimi di panico che segneranno per sempre la loro vita, nei minuti tragici in cui c’è chi perde la vita intrappolato in cabina o perché cede il suo posto sui mezzi di salvataggio ad anziani e bambini, i signori dei rubli non incontrano difficoltà a trovare posto e a salire tutti insieme sui primi mezzi in partenza. Quasi che qualcuno fra loro, in precedenza, fosse già preparato ad una simile eventualità."

      Insomma, tutti e 111; ah, sì: e allora 'sti due?
      http://rt.com/news/costa-concordia-shipwreck-escape-815/
      (spero leggiate in inglese, la lingua del padrone)

    1. nuvolenelcielo 3 marzo 2012

      cocaina sui capelli e non nel corpo, come usiamo il rasoio di occam?
      traffico di stupefacenti.
      sparizione del computer?
      cose illegali da nascondere.
      ...

    1. TN 3 marzo 2012

      Ottimamente scritto, sottoscrivo.

      Di chi parla male di Mazzucco come di uno che lucra sul "complottismo", poi, provo una sincera pietà umana. Tanto più che, non molto tempo fa, sulle ipotesi "esoteriche" intorno al naufragio aveva scritto un articolo su LC, invitando la gente a restare coi piedi per terra.
      Altro che "complottismo".

      Purtroppo, a qualcuno torna sempre comodo buttare tutto nel calderone, così evita di dover approfondire e può restare nel suo mondo di fantasia, laddove i "complotti" non esistono e i governi lavorano per il benessere dei cittadini.

    1. dana74 3 marzo 2012

      Naufragio della Concordia: la mafia russa e il summit “che non si doveva fare”
      25 gennaio 2012
      By Sowmya

      Parto da qui. Da questa notizia che in pochissimi hanno ripreso.

      Costa Concordia e lo yacht
      Il mistero dello yacht che ha attraccato al Giglio è stato parzialmente svelato. A bordo c’era un ex ammiraglio russo, il cui nome non vuole venga rivelato perché non vuole pubblicità.

      L’ammiraglio ha descritto i motivi degli incontri avvenuti oggi all’isola del Giglio, dove ha attraccato per capire da vicino cosa fosse successo. “Un gesto di umana generosità e di cortesia”, così li ha descritti.
      Lo yacht, di proprietà di un suo amico, un armatore napoletano, è arrivato questa mattina alle 10. L’ex ammiraglio ripartirà questa sera e, tra gli altri, sembra abbia incontrato anche un rappresentante della Costa Crociere.

      Leggi tutto: http://www.cronacalive.it/costa-concordia-e-lo-yacht.html#ixzz1kV93XdbC

      Nel video che vi è su youreporter si vede anche il nome dello Yacht “007″.

      Allora adesso vi racconto alcune cose. Il giorno dopo l’incidente della Costa Concordia, ho ricevuto una telefonata da un caro amico, che diceva “Hai visto che casino hanno fatto? Ora vediamo come ne escono, come mettono a tacere tutto quanto….” E mi ha raccontato di come fosse a conoscenza di dati certi secondo i quali sulla Costa Concordia ci fosse una “riunione” non pubblica, a cui partecipavano esponenti delle mafia russa e anche esponenti “nostrani” di cosche mafiose e affini. Argomento: gestione del traffico dei rifiuti tossici e ad alto rischio.
      Lo sappiamo poi tutti che l’Italia è una delle pattumiere d’Europa per questo genere di smaltimento, salvo poi non sapere dove mettere i nostri di rifiuti.
      Dunque. Lascio cadere la cosa. “Fulminato” lo definisco e stop.
      Dopo un paio di giorni invece iniziano ad arrivare le prime strane “coincidenze”.
      Sul ponte di comando c’erano ospiti con il comandante. E fin qui nessuna cosa strana. Una ragazza moldava. All’inizio si parla di una “ballerina”, poi si scopre però essere una interprete e anche in gamba. Moldavia ——>Russia… il mio pensiero scivola vicino a quello che mi aveva detto il mio amico. Se c’erano dei russi di un certo livello e dovevano parlare con gente italiana, bhe un’interprete era il minimo vi pare?
      A catena poi le altre coincidenze. Il mio amico chiama e mi dice “La scatola nera, se la trovano, non è leggibile”. E così pare ancora che sia. Scatola nera trovata. Prima notizia “è danneggiata“. Poi “forse ce la facciamo“. Ora “non tutti i dati sono leggibili“. Pensa un po’. Aveva visto anche questa.
      Mi richiama e mi dice. “Cerca le foto del ponte di comando… controlla bene tutto quello che puoi vedere… qualcuno non voleva che quella riunione si facesse… qualcuno doveva sparire…”
      Sparire… questa parola resta nella mia testa un po’. E vedo i titoli dei giornali. “Cadaveri non identificati” e mi domando “ma come può essere? Ci sarà un elenco di persone imbarcate e a meno che di una famiglia siano morti tutti, ma tutti, qualcuno si accorgerà che manca un amico, un famigliare, un conoscente…” Invece nulla. Restano ad oggi alcuni “cadaveri non identificati, senza identità”. Clandestini. Com’è possibile che ci siano clandestini su una nave che controlla anche quante calze ti porti? I controlli sulle navi da crociera sono tanti e fitti, imbarcarsi senza essere visti diventa impossibile, a meno di arrampicarsi di notte su una parete completamente liscia, come quella della Concordia, eludendo qualunque tipo di controllo. E non ditemi che si sono nascosti nelle casse viveri per favore…

      E va bene. Ricapitoliamo.

      Interprete russa/moldava.
      Clandestini non identificati.

      Ancora troppo poco. Allora cerco le foto della nave e trovo questa. Guardate bene il particolare dentro il quadro rosso e ditemi cosa vi sembra di vedere. La foto è di venerdì.

      http://www.sowmyasofiariccaboni.it/2012/01/25/naufragio-della-concordia-la-mafia-russa-e-il-summit-che-non-si-doveva-fare/

    1. dana74 3 marzo 2012

      ma quanti trolls che non riescono a comprendere i fatti al di là della versione gossippara di Barbara d'Urso.
      Beh se i popoli sono detti anche zombie un motivo ci sarà, a giudicare dai commenti che "si fanno" le risate.
      Sì, il complottismo rende molto, Mazzucco e Rita Pennarola risultano nella classifica Forbes come tra gli uomini e donne più ricche del pianeta.
      Tutte qui le vostre idee per screditare un'ottimo articolo pieno di riferimenti a fatti date persone e circostanze?
      Che pena, se vi va di bervi la versione ufficiale accomodatevi ma se volete confutare un articolo così ben fatto non bastano le risate e i gossip della D'Urso, sostanza per favore, a far ridere siete voi con questi inutili commenti

    1. andyconti 3 marzo 2012

      Il complottismo puo' essere anche un business, ma se un caso appare assurdo e' d'obbligo formulare ipotesi complottiste. Questa della Voce mi appare poco credibile. Per quanto allucinante, direi che il naufragio volontario a scopo simbolico-esoterico (la fine della concordia fra paesi europei ad opera del giglio, cioe' della massoneria, un venedi 13) e' il piu' meritorio di approfondimento, le logiche di quella gente (vedi altri casi di omicidi rituali) sono queste e cosi' dobbiamo prenderle.

    1. sandrez 3 marzo 2012

      non è andato via di testa solo un comandante ma chiunque a bordo abbia dei gradi di comando...è possibile...certo...shit happens

    1. viks83 3 marzo 2012

      Mazzucco ci starà già scrivendo un libro. Che bel business il complottismo.

    1. yakoviev 3 marzo 2012

      Se c'è da sbarcare qualcosa o qualcuno si fa accostare, nel buio, un gommone o una barca, non si fa avvicinare alla costa frastagliata un bastimento enorme di tot tonnellate...

    1. ophiophagus 3 marzo 2012

      Rasoio di Occam....cioè? In questo caso quale consideri come la soluzione più ovvia? Un comandante di una nave di crociera (tecnicamente non il primo scemo che passa...) che rimbecillisce improvvisamente?

    1. Reginald_DeC 3 marzo 2012

      Scusate proprio non ce l'ho fatta a leggere fino alla fine, me la stavo facendo addosso dalle risate...

      Ma un bel rasoio di Occam ogni tanto?

      Saluti a tutti

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