di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org
Se l’olfatto si spegne, forse siamo di fronte a un campanello d’allarme. Uno studio pubblicato su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery ha evidenziato che negli anziani la perdita dell’olfatto si associa a un rischio più alto di eventi cardiovascolari.
Non è una semplice curiosità clinica, ma un possibile segnale precoce: la ricerca ha seguito oltre 5.000 adulti per circa nove anni, utilizzando test olfattivi standardizzati e chi aveva un olfatto compromesso ha mostrato un’incidenza significativamente più alta di eventi cardiaci nei primi anni di osservazione.
Dal punto di vista olistico si potrebbero fare alcune brevi considerazioni:
1 - Infiammazione sistemica
Molte malattie cardiovascolari nascono da uno stato infiammatorio persistente, favorito da fumo, obesità, diabete, sedentarietà e stress. Questa infiammazione danneggia progressivamente l’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, aprendo la strada ad aterosclerosi, infarto e ictus.
Lo stesso ambiente biologico alterato può colpire anche il sistema olfattivo, che è particolarmente sensibile e dipende da una buona microcircolazione. Se l’infiammazione compromette questi equilibri, l’olfatto può ridursi.
Dunque, non è l’anosmia a causare la malattia cardiaca, ma entrambe possono essere segnali di uno stesso squilibrio di fondo. In questa prospettiva, un calo dell’olfatto può diventare una spia precoce di un rischio più ampio.
2 - Sistema nervoso e stress
L’olfatto è collegato alle aree cerebrali che regolano emozioni e risposta allo stress. Se lo stress diventa costante, il corpo resta in modalità “allerta”: aumentano battito cardiaco, pressione, ormoni come cortisolo e adrenalina. Nel tempo, questa attivazione continua danneggia i vasi sanguigni e aumenta il rischio cardiovascolare.
Lo stesso squilibrio può influire anche sull’olfatto, che è una funzione delicata e sensibile ai cambiamenti della microcircolazione e della regolazione nervosa.
In sintesi: non è la perdita dell’olfatto a far ammalare il cuore. È possibile che entrambi riflettano un organismo sotto stress prolungato. Quando il sistema nervoso resta troppo a lungo in tensione, né il cuore né i sensi restano immuni.
3 - Stile di vita
Il collegamento con lo stile di vita è diretto e concreto. Alcune abitudini danneggiano sia i vasi sanguigni sia il sistema olfattivo. Il fumo, per esempio, irrita e altera i recettori del naso ma è anche uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus. Una dieta ricca di zuccheri e grassi ultraprocessati favorisce infiammazione e danno vascolare, creando lo stesso terreno biologico che può incidere anche sull’olfatto. La sedentarietà peggiora la circolazione e la salute delle arterie, con possibili ripercussioni anche sui tessuti più delicati.
In altre parole, non è l’anosmia a causare la malattia cardiaca. È possibile che entrambe siano conseguenze delle stesse abitudini nocive. Quando lo stile di vita mette sotto pressione l’organismo, il cuore non è l’unico a pagarne il prezzo.
4 - Dimensione simbolica
L’olfatto è il senso più legato all’istinto e alla percezione immediata dell’ambiente. “Fiutare qualcosa” significa cogliere un segnale prima ancora di averlo razionalizzato. In molte letture psicosomatiche questo senso rappresenta la capacità di riconoscere ciò che è favorevole o minaccioso per noi.
Il cuore, a sua volta, non è solo una pompa biologica: nella nostra esperienza è associato a emozioni, stress, relazioni. Quando una persona vive a lungo in uno stato di tensione, conflitto o allerta non riconosciuta, il corpo può restare cronicamente attivato. E l’attivazione cronica – su questo la medicina è chiara – aumenta il rischio cardiovascolare.
Il collegamento simbolico sta qui: se l’olfatto rappresenta la capacità di “sentire” l’ambiente e il cuore è uno degli organi più sensibili allo stress emotivo, una difficoltà persistente nel percepire o riconoscere ciò che ci mette sotto pressione può tradursi in un sovraccarico prolungato.
Non significa che “perdi l’olfatto e ti ammali di cuore”. Significa, in una visione integrata, che corpo ed esperienza non sono compartimenti stagni. Un’alterazione sensoriale può essere letta anche come segnale di un equilibrio complessivo che si sta incrinando.
È una chiave interpretativa, non una diagnosi. E serve a ricordare che salute biologica e vissuto emotivo viaggiano spesso sulla stessa linea.
Naturalmente, una lettura integrata di questo tipo non sostituisce la valutazione cardiologica. Può però offrire uno sguardo più ampio sullo stato dell’organismo e ricordarci che è importante cogliere i segnali sottili del corpo. In questo senso, allora, un semplice test dell’olfatto può diventare un primo campanello d’allarme, spingendo a uno screening cardiovascolare precoce e a riflettere su alimentazione, movimento, gestione dello stress, qualità del sonno e equilibrio emotivo.
Insomma, non è una singola parte del corpo, in questo caso il naso, a dare problemi da sola: se l’olfatto diminuisce, spesso è l’intero corpo che sta inviando un messaggio e ascoltarlo in tempo può fare la differenza, prima che i segnali diventino più evidenti e seri. Significa cogliere un avvertimento prima che diventi dolore o malattia e prendersi cura di sé in modo completo, consapevole e tempestivo.
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Valentina Bennati
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