di Valentina Bennati
comedonchischiotte.org
Porta la consapevolezza sui tanti suoni sottili della natura: il fruscio delle foglie nel vento, le gocce di pioggia che cadono dal cielo, il ronzio di un insetto, il primo canto d’uccello all’alba.
Dedicati completamente all’atto dell’ascolto.
Al di là del suono, c’è qualcosa di più grande: una sacralità che non può essere capita con il pensiero.
(Eckhart Tolle)
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Spesso ci perdiamo nel pensare, nel giudicare, nel ricordare, nell’anticipare. Ci smarriamo nel fare frenetico di ogni giorno, in un labirinto di complessità, in un mondo di problemi.
Abbiamo bisogno che la natura torni a farci da maestra. Anche se sembriamo averlo dimenticato, non siamo separati da essa. Dovremmo tornare a osservarla, ascoltarla, percepirla perché siamo tutti parte di un’Unica Vita che si manifesta in infinite forme disseminate nell’universo, forme che sono tutte completamente interconnesse.
Solo se ci fermiamo, possiamo entrare in contatto con la bellezza e la sacralità della natura a un livello profondo.
Solo se riusciamo a placare il continuo mormorio della mente possiamo iniziare a percepire l’armonia, sentire davvero l’unità.
Buon 2025. Possa essere un anno ricco di momenti di quiete in mezzo al verde per riscoprire profumi, forme, colori e suoni. Per riconnettersi con noi stessi, con gli altri e con il Divino.
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Teopratico 11 gennaio 2025
Il concetto e l'oggetto Natura è certamente una costruzione dell' immaginazione umana, potrebbe benissimo non esistere senza di noi. Non so quando sia nato, non mi sembra che s.Francesco utilizzasse questo termine, piuttosto considerava sorella la Luna e fratello il Sole etc .. Ma è comunque un concetto che ci ha sempre abitato se pensiamo alla Genesi e alla cacciata dal Paradiso Terrestre. Cioè l' uomo sì è sempre relazionato in maniera contradditoria con quel mondo dell' incoscienza ed è convinto di provenire da lì, dalla Madre Natura che è sia Madre che Matrigna, come la Grande Potnia venerata dagli antichi popoli mediterranei, grande Madre, genitrice degli umani, sovrana del mondo apparente e di quello sotterraneo, della luce e delle oscurità... Ma queste sono parole, concetti che sto immaginando.
Avrò avuto trent'anni e assieme alla compagna dell' epoca ventenne decisi di portarla in Sardegna, nella penisola di Capo Testa, un isolotto granitico collegato a terra da una striscia di sabbia dove insiste una strada per raggiungere il complesso di rocce impervie e piccole vallate affacciate sulle Bocche di Bonifacio conosciuto come la Valle della Luna. Una riserva naturale privata frequentata e abitata d'estate da centinaia di fricchettoni fin dagli anni sessanta. Abitata si, perché le montagne ospitano tantissime caverne, di tutte le dimensioni, alcune bellissime e ambitissime, grandi, articolate in diversi ambienti, con terrazze e uscì nascosti e modificate nei secoli dalle mani umani per renderle ancora più confortevoli. Anche le montagne sono modellate ma da altre mani ( della Natura?): del vento, dell' acqua, del tempo. E sono queste montagne di eccellente granito che rendono il luogo magico; anche senza assumere sostanze psicotrope si può rimanere incantati ore ed ore ad ammirarle, esse assumono tutte le forme del mondo animale e vegetale, forme che variano col passare del tempo, il movimento del Sole crea luci e ombre sempre diverse, cangianti, con la Luna Piena poi l' effetto diventa proprio lisergico e preternaturale. Ci andammo a piedi: treno, traghetto, pullman, autostop. Gli ultimi chilometri a piedi all' interno della riserva furono tragici, il sole a picco, gli zaini pesanti, quella natura selvaggia, petrosa, inospitale aveva messo in crisi Tiziana che ora piange sotto un filo d'ombra della roccia e maledice quel posto e me che ce l' ho trascinata. Ero già stato lì un paio di volte, d'Agosto però e in quel mese risultava troppo affollato e si aveva difficoltà a trovare una grotta libera, questa volta avevo deciso di partire a Giugno e trovammo il luogo completamente deserto. Scelsi una piccola grotta in cima ad un monte tra la Terza e la Quinta Valle, un po' scomoda per il dislivello ma con un bel giardino sul retro e una vista spettacolare sulle sponde della Corsica. Durante i primi giorni rimanemmo in silenzio, a entrambi i pensieri giravano vorticosamente nella testa, ci sentivamo confusi e aggrediti dal sole, dalle pietre, dal sale, dal mare e dal vento. Poi questi vortici mentali si son pian, piano posati, i ritmi della Natura cominciavano a entrarci dentro, ogni momento era quello giusto, l' alba ci svegliava, l' uomo andava alla fonte (naturalmente e magicamente c'è acqua in quel luogo desertico) e la donna rassettava la grotta e preparava la colazione, poi al mare a lavare piatti con i grani di spiaggia granitica e giocare con la paranza che arrivava a mangiare i residui nell' acqua bassa, ormai giravamo sempre nudi tanto eravamo isolati e in quel momento passa una famigliola francese in visita alla riserva; rimangono sbalorditi, sono certo che per un attimo hanno pensato di trovarsi di fronte a degli strani aborigeni... L' uomo poi si immergeva a raccogliere i ricci più belli e la donna perlustrava le coste per raccogliere le patelle più grosse. Dopo un pranzetto di riso e frutti marini, durante le ore più calde la grotta ci offriva amore e frescura, verso sera iniziava lo spettacolo del tramonto che ammiravamo sdraiati in cima a una roccia. Dopo qualche settimana ci sentivamo in armonia, con cosa non sapevamo, ma vibravamo ogni momento assieme a qualcosa, a una altra vibrazione di fondo, a una musica, una sinfonia direi, e rimandavamo continuamente la partenza fino a che ci è stato possibile. Poi arrivò quel giorno e Tiziana non smise mai di piangere per tutta la notte sul traghetto. Giunti alla Stazione Termini, usciti sul piazzale, nel traffico, nei rumori assordanti, nelle puzze di smog, di piscio stantío, mi misi a piangere anch'io.