Prof. Andrea Zhok: "La cancellazione dei confini nazionali è funzionale ai grandi interessi finanziari"

Prof. Andrea Zhok: "La cancellazione dei confini nazionali è funzionale ai grandi interessi finanziari"

Federico Dal Cortivo per il quotidiano l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Andrea Zhok filosofo accademico, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università di Milano, ricercatore e saggista. Ha curato la prefazione del saggio di Frank Furedi, professore di Sociologia all’Università del Kent, a Canterbury “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”.
  • Prof Zhok, Frank Furedi sociologo ungherese, in un libro che potremmo definire politicamente scorretto, pone l’accento sull’importanza dei confini, quello che i Romani chiamerebbero Limes. Ce ne vuole parlare?
«Francamente non sarei incline a dire che il libro di Furedi è “politicamente scorretto”, a meno che non si voglia usare quest’espressione per qualunque idea non scontata. Si tratta in effetti di un’analisi molto ricca sul piano esemplificativo di un processo culturale di lungo periodo. Quando il sottotitolo del libro parla di “arte di tracciare frontiere”, con “frontiere” si traduce “boundaries”, che è in effetti ogni limite circoscrivente. La parola “frontiera” evoca la geografia, ma ciò che Furedi segnala è una denigrazione culturale generalizzata del valore attribuito al limite, che tocca la politica non meno che la psicologia, la pedagogia, la sociologia. Il tema dell’ostilità al limite emerge nel contesto di una questione molto profonda, che in qualche misura abbraccia l’intera modernità. Nel mondo antico l’idea di “limite” è fondamentale perché associata all’idea di giusta proporzione, di equilibrio naturale, di misura e di bellezza. L’infinito emerge come dimensione generalmente percepita come positiva solo a partire dalla modernità, ed invero solo con il XIX secolo. E soltanto in tempi molto recenti – diciamo nell’ultimo cinquantennio – è emersa l’idea per cui il “superamento del limite” possa avere in quanto tale una connotazione positiva. L’idea di “limite” non è più associata a equilibrio, armonia, natura, ma a gabbia, imposizione, oppressione. Questa prospettiva è stata alimentata specialmente da quella visione che sa sotto il nome di “progressismo” e che identifica appunto un “andare oltre” purchessia come cosa intrinsecamente buona. Il libro di Furedi non parla solo di confini territoriali, ma parla ampiamente di ogni forma di limite, confine, contorno, e dunque anche di proporzione, equilibrio, natura. Ciò che egli osserva, in maniera a mio avviso inappuntabile, è precisamente questo processo di profonda incomprensione del senso del limite e del confine, che va di pari passo con processi di dissoluzione di ogni determinatezza, di ogni stabilità, di ogni significato».
  • Oggi in Europa chi è il nemico principale dei “ confini”? E perché tutta la narrazione Unione Europea centrica finanziaria, legata alle oligarchie internazionali del denaro vede come fumo negli occhi ogni barriera che possa preservare l’identità dei Popoli?
«Al netto delle motivazioni folcloristiche, degli appelli ai buoni sentimenti e altre amenità, la motivazione dell’ostilità verso i confini è strutturale. I confini statali sono per definizione confini politici. Essi sono indispensabili per tutte le decisioni che sono prese in termini politici, legislativi, giudiziari. Le motivazioni di queste decisioni possono riguardare l’interesse pubblico, l’onorabilità, la moralità, le credenze religiose, il patriottismo, la sicurezza nazionale, ecc. Queste molteplici motivazioni possono concordare o confliggere con gli interessi economici, e specificamente con i grandi interessi finanziari. Ma la circostanza di un possibile conflitto è altamente indesiderabile per ogni potere finanziario. Secondo la modellistica economica, si ha un’ottimizzazione dei processi di “creazione di valore” (massimizzazione dei profitti), quando i principali fattori di produzione sono perfettamente mobili, capaci di spostarsi alla ricerca dei migliori margini. Ergo, si teorizza che un’economia approssima l’ottimalità quanto più liberamente in essa si possono muovere i capitali, le merci e la forza lavoro.
Ma l’esistenza stessa di confini politici rappresenta una continua possibile minaccia a queste istanze di libero movimento: ci possono essere richieste di interventi protezionistici rispetto a certe merci, ci può essere la volontà di ostacolare il libero movimento dei capitali, ci possono essere contestazioni dei movimenti di migrazione economica. Naturalmente, dal punto di vista di molti valori umani, ci possono essere ottime ragioni per non consentire piena mobilità a capitali, merci e persone, ma nell’ottica degli interessi finanziari il valore che deve avere l’ultima parola è solo l’ottimizzazione della rendita del capitale. L’Unione Europea, organismo dove le lobby finanziarie hanno un posto di prima fila, dapprima si è costituita come un mercato dove vige la massima libertà di movimento per merci, capitali e forza lavoro, e poi ha spinto per estendere queste libertà di movimento rispetto ai confini esterni».
  • In un mondo liquido e globalizzato crede anche lei che un ritorno al “ confine” nel suo termine compiuto e storico possa essere una soluzione per ridare spazio alle varie identità nazionali europee, dove la sovranità fa rima con le loro tradizioni, storia, culture, religioni, lavoro, economie?
«Nella storia non ci sono mai “ritorni”, dunque non credo che ritorneremo alle forme di controllo dei confini che si sono costituite nel XIX secolo. Tuttavia, la questione della capacità di definire e far rispettare un confine politico-amministrativo è esattamente equivalente alla possibilità che una forma istituzionale democratica, o almeno “sensibile al demòs”, esista. «Lo stato di welfare, le garanzie sociali, il diritto del lavoro, la legge in generale, esistono per consentire anche a chi non appartiene al vertice della “catena alimentare” economica di vivere dignitosamente. Elon Musk può figurarsi di essere un libero “cittadino del mondo”, indifferente ai confini, nella misura in cui non ha bisogno della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, della sicurezza pubblica, ecc.: volendo, può comprarsi degli equivalenti sul mercato privato. Sono però solo esigue minoranze a poter vivere in questo modo (e a dire il vero, finiscono comunque sempre per utilizzare mezzi messi a disposizione dagli erari pubblici, dagli aeroporti, alle strade, all’illuminazione urbana, alle molteplici infrastrutture, ecc.). La prospettiva di una distruzione del confine politico è la prospettiva della distruzione delle circoscrizioni politiche, delle amministrazioni pubbliche, delle giurisdizioni legali, è insomma la fine delle comunità storiche, sostituite da corporation private. «Un mondo del genere non è impensabile. È possibile che il futuro, quantomeno in occidente, ci riservi, al posto degli stati, forme di tecnofeudalesimo, al servizio di una manciata di grandi detentori di capitale. La mia impressione è, comunque, che simili forme sociali, al di là di essere spettrali distopie per la maggioranza delle persone, siano anche ordinamenti assai fragili nel momento in cui verranno in contatto, e conflitto, con Stati unificati intorno ad una dimensione politica e culturale condivisa. Quindi dubito molto che una tale prospettiva si imporrà nel lungo periodo della storia. Tuttavia potrebbe rappresentare una drammatica, e deprimente, fase della storia occidentale prossima ventura».
  • Prof. Zhok proprio in questi giorni tanto scalpore ha destato la polemica sorta attorno alla traccia B3 della maturità che fa riferimento al libro di Frank Furedi, “I confini contano “. Verrebbe da chiedersi nel vedere l’affannarsi dei chierici italici del “ mondo no borders” del perché di questa levata di scudi … In un Italia dove ci si accapiglia sul sesso degli angeli, per l’uso del termine femmincidio, o per chiamare presidenta quella che prima era semplicemente presidente, lei pensa che anche un tema scolastico potrebbe concorrere ad aprire un vaso di Pandora sui vizi, le derive nichiliste e sulla decadenza dell’Occidente?

«Sulla questione della traccia del tema di maturità credo ci sia una sola cosa da dire. Una traccia di tema deve essere all’altezza di una richiesta: deve consentire l’esercizio dell’analisi e della discussione critica in una pluralità di direzioni. Non deve, dunque, essere una “traccia a tesi”, che, per così dire, chiama tutti ad aderire ad una posizione predefinita; al contrario deve consentire di prendere una pluralità di posizioni. Se questo accade, e per i titoli di questa tornata di maturità è accaduto, ogni altra critica rientra in legittime questioni di gusto personale, ma nulla più. Certamente non può avere alcuno spazio l’idea che una citazione non vada proposta perché proviene da un soggetto che si ritiene a qualche titolo riprovevole. Si poteva offrire una traccia con una citazione di Goering o di Nixon o di Stalin, e se la citazione era stimolante, sarebbe stata perfettamente legittima. L’idea che si debbano leggere e discutere solo testi di chi ha il bollino di “bontà” è un’idea che sta tra il parrocchiale e l’orwelliano»
  • Crede che i grandi cambiamenti geopolitici in corso dal Vicino Oriente all’Asia e all’Ucraina, a cui si aggiungono le rivolte che si accendono sempre più spesso in Europa, dall’Irlanda all’Olanda, passando per la Gran Bretagna, siano tanti squilli di rivolta contro un mondo che avrebbe voluto sancire “ la fine della Storia” per dirla come Fukuyama?
«Quel che è certo è che poche profezie sono state così miseramente fallimentari come quella di Fukuyama sulla “fine della storia” in una cornice di trionfo dell’Occidente liberaldemocratico. È mia convinzione che siamo alla vigilia di sommovimenti epocali, in cui l’Occidente giocherà un ruolo tutt’al più di comprimario. Ma non sono questioni che sia possibile trattare in breve». Di Federico Dal Cortivo, l’Adige di Verona 24.06.2026 Fonte: https://www.giornaleadige.it/2026/06/24/perche-i-confini-sono-importanti/

Commenti (12)

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    1. DrCaligari 26 giugno 2026

      A me sembra che attaccarsi all'idea di confine per affermare un proprio residuo di identità sia equivalente a un affogando che provi ad aggrapparsi alla boa nel tentativo estremo di non annegare. Che cosa risolve costui, è forse in salvo? Se ne sta al calduccio davanti al caminetto di casa? No, certo. Semplicemente proroga la speranza di salvezza, o si illude di farlo. Fatemi capire, che cosa separa un confine? Chi mangia un big mac da una parte da chi lo fa dall' altra? Oppure magari potreste rispondermi che sono troppo generico, che ad esempio divide chi può usufruire di certe forme di welfare che all'altro sono precluse, ok ma in questo modo non si fa che affermare una paura, un timore di perdere i propri benefici. Cioe la necessità comunque di affermarsi per negazione. Il confine a mio parere è un segno fisico, non va reso simbolo. È importante per non essere invasi, per proteggersi dall'esterno e stop. L'affermazione della propria identità dovrebbe avvenire sempre in positivo invece, infatti qui il problema vero è che ormai non la possediamo più. Per questo ci affanniamo a frankensteinizzarne una parvenza. Detto cosi in fin dei conti il limes a me pare la parrucca del pelato, la dentiera dello sdentato. Una civiltà vecchia insomma, che non possiede più alcuno slancio creativo ma solo il vigore animale, istintivo ri provare a restare ancora un po' in vita.

    2. ric 26 giugno 2026

      quindi ? la rassegnazione non da alcun beneficio .Il male sta nel capitalismo privato che esattamente come un supermercato ha bisogno che entri tantissima gente , di qualsiasi razza o colore.

    3. DrCaligari 26 giugno 2026

      No Ric io non ho mai parlato di rassegnazione bensì vorrei vedere il mio paese affermare, rivendicare, ribadire un'identità forte. A quel punto poco mi interessa del genotipo se la cultura è quella italiana. Non è il muro alzato verso l'esterno a darci una possibilità di salvezza, ma quello che all'interno dei nostri confini possiamo costruire. Perche ormai il recinto lo abbiamo aperto quindi è questo il contesto da considerare. Una cultura molto debole come la nostra che farà la fine del vaso di coccio tra le culture ben più forti come quella araba o cinese, ad esempio, che sono arrivate. Scordiamoci la favola bella della convivenza, in un incontro tra 2 culture solo una sopravvive. È legge sociologica, da sempre. Oppure l'ipotesi azzeramento totale e fusione, appiattimento su mac e disneygender toh, non so cosa sarebbe peggio.

    4. ric 27 giugno 2026

      cultura araba o cinese ? avremo molto da imparare...
      specialmente nel non credere che noi ( sporki occidentali ) abbiamo fra le mani le tavole della saggezza.

    1. Martin 26 giugno 2026

      E' profondamente errato presentare la Commissione UE come se fosse un organismo burocratico neutrale, meramente al servizio di interessi finanziari esterni. Non è neutrale neanche un po', ma una corporazione imperiale di alti funzionari (strapagati e privilegiati, eletti da nessuno, politicamente responsabili verso nessuno) con una agenda propria impostata su due priorità (non dichiarate, ma univocamente deducibili dai fatti):

      l'integrazione verticale (la spoliazione progressiva di competenze e poteri dei Governi dei Paesi Membri), giunta al massimo con il Patto di Stabilità; vedasi anche la martellante campagna per demolire eversivamente le costituzioni nazionali attraverso la fine dell'unanimità;

      l'estensione orizzontale nelle ex repubbliche sovietiche (Bielorussia, Ucraina, Georgia, Armenia, etc) in conflitto con la Russia.

      Tali priorità sono perseguite da decenni attraverso una agenda fortemente interventista in senso keynesiano, attraverso giganteschi sussidi ad Est (pagati dall'Europa occidentale) dal 2004, sussidi per l'agenda green da circa 10 anni, armamento dell'Ucraina e riarmo per la futura guerra alla Russia da circa un quinquennio.

      Chi continua a parlare di liberismo o lo fa per ragioni ideologiche e/o non conosce il bilancio UE, per il 40% composto da sussidi all' Est Europa.

      Va fatta una radicale marcia indietro, limitando drasticamente i poteri della Comissione UE, tagliando drasticamente tutti i sussidi e riformando integralmente il Patto di Stablità. Purtroppo sembra che i Paesi più colpiti dal Patto, ossia i latini e partcolarmente Francia, Italia e Spagna, non siano in grado di allearsi nemmeno per tale causa cruciale per il loro sviluppo e la loro autonomia. I Paesi protestanti sono molto più compatti intorno alla Germania, e quelli dell'Est ancora di più a protezione dei miliardi di sussidi a piogga che continuano a ricevere dal 2004.
      Chi pensate che abbia finanziato i grattacieli di Varsavia e l'esercto polacco? Per non parlare dei 3 nani baltici, integralmente mantenuti dall' UE in chiave anti Russia...............

      Quanto sopra anche e sopratutto perche' con questa agenda interventista errata, in soli 25 anni coincidenti con l' Euro l'UE ha perso un terzo del PIL, della crescita, dei salari e degli stipendi rispetto agli USA. Un bilancio letteralmente catastrofico sul quale i media tacciono.

      Fino agli anni 90, gli stipendi medi USA erano almeno un terzo più alti di quelli medi europei, adesso siamo a minimo a due terzi in più.

      Chiunque avesse dubbi puo' informarsi sugli stipendi medi sui siti USA, e rammentare che per i primi 80.000 dollari di reddito annuale, le imposte federali sono limitate al 15-20% (secondo se singoli o in coppia). Non c'e' bisogno di avere parenti ed amici negli USA (che io ho) per accertarlo.
      Le tasse ben oltre il 40% per i primi 70.000 euro di reddito qui in Europa non ci ritornano più sotto forma di servizi e assistenza, finiscono a mantenere e sussidiare decine di milioni di immigrati ed a mantenere burocrazie nazionali e comunitarie sempre più oppressive.

      Il sottoscritto fa presente di aver lavorato per anni in stretto contatto con alti funzionari della Commissione UE. I citati vedono i Governi ed i Parlamenti degli Stati Membri - ossia le nostre democrazie - come inesorabilmente destinati ad un progressivo esautoramento, a favore del Governo Imperiale dell' UE.

    2. ric 26 giugno 2026

      ma il disegno parte da oltre oceano...come per la prima G guerra si attese l 'italia unita per attaccare da sud lì impero austroungarico, ora sia attende il consolidamento della ' Europa politica per annientare la RUSSIA e derubarla delle sue risorse spacciando l' evento come esportazione di democrazia ,,,,

    3. Martin 26 giugno 2026

      E' partito oltre oceano, ma è diventato autonomo ed europeo dal trattato di Maastricht del 1992 e dall'adozione dell' Euro (2001). Abbiamo creato un vero e proprio mostro istituzionale, politico e giuridico, la Commissione UE, ed è solo colpa nostra, non certo degli USA.

    4. ric 26 giugno 2026

      gli Usa hanno fatto la loro becera parte ..a cominciare dal piano Marshall.

    5. ric 27 giugno 2026

      l' europa non e' degli Europei....ci HANNO fatto creare un mostro , con la complicita' della indispensabile porcheria del capitalismo privato che ha potere assoluto per i suoi immediati privilegi da usufruire....e da rinnovare ad ogni fruscio di brezza lasciando le scorie allo stato (complice ). questo e' il vero male da estirpare ...

      ogni individuo ha caratteristiche , capacita' pregi e difetti diversi , l'un dal altro.
      devono essere canalizzati .. e non deve assolutamente essere il liberismo a prevalere . Specie se yankees

      https://www.giornalelavoce.it/video/attualita/663210/americani-portatori-sani-di-democrazia-e-di-chewing-gum-gaber-nel-1976.html

    1. PietroGE 26 giugno 2026

      Come nasce questa abolizione dei confini, intesi in senso lato : nazionali, amministrativi e politici? Dal vecchio 'internazionalismo proletario' e dal 'proletari di tutti i Paesi unitevi'. Questo slogan, che non è mai diventato realtà, nasce a sua volta dal carattere apolide e internazionalista della cultura ebraica, quella cioè di un popolo che non aveva, al tempo , una nazione propria e che era sparso su differenti nazioni. Era una novità culturale estranea alla identità nazionalista europea, formata storicamente da ormai 1000 anni e, in senso moderno, dalla pace di Westfalia.
      Questo concetto, riveduto e scorretto, è approdato al liberismo universalista, ingenuo e buonista, che ha preso piede in Europa dalla fine del colonialismo e che è caratterizzato dall'individualismo in sostituzione del 'popolo all'interno di uno stato', dalla abolizione delle identità, sostituita dal 'colore della pelle' e dal diritto individuale slegato dalla appartenenza a un popolo e una nazione.
      C'è poi il lato economico finanziario, come riportato nell'articolo e la sua incompatibilità con il concetto di democrazia, che è sempre locale, e la sua necessità di non avere barriere alla finanziarizzazione dell'economia.
      Il vecchio ' capitano di industria' legato al suo popolo e al suo stato viene sostituito dal 'global player' finanziario, l'investitore, cittadino del mondo, di una economia trasformata in speculazione finanziaria. I risultati, per quel che riguarda l'Italia e l'Europa, sono sotto gli occhi di tutti.

    2. ric 26 giugno 2026

      ti faccio notare che Marx doveva ancora nascer quando il becero capitalismo privato aveva orrore dei confini , delle leggi divere , monete diverse , usi e costumi diversi . Ora l'inglese lo si vorrebbe imporre anche ai "feti " . Bambini che sognano il MAC DONALD per sentirsi affini a quelli scoppiati di bambocci d' oltre oceano . In tv ogni 4 parole in lingua anglo/ yankees se ne inserisce una in italiano..t anto per ricordare i tempi passati..

      pure il cibo sta FACENDO LA STESSA FINE....

      Non capisco cosa centri il comunismo in questa brodaglia maleodorante del mondo occidentale.

    1. ric 26 giugno 2026

      ma che scoperta....

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