Abbiamo trattato a più riprese la tragica storia di Lisa Federico, deceduta a 17 anni al Bambino Gesù di Roma in seguito a un trapianto di midollo osseo segnato, secondo quanto testimoniato dai genitori, da una serie di scelte mediche che si sono rivelate fatali per la loro figlia. La vicenda processuale che ne è scaturita parla di una sentenza assolutoria di primo grado per i medici coinvolti ma - ultimissime - secondo la procura gli esperti nominati dal tribunale avrebbero mentito proteggendo i colleghi dell’ospedale Bambino Gesù. I genitori avevano denunciato per falso il perito nominato dal tribunale. La battaglia per la verità continua. Riceviamo e pubblichiamo dai genitori di Lisa questa lettera accorata di resistenza e di ricerca spasmodica della verità.
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PROCESSO LISA FEDERICO-BAMBINO GESU’: UN ESEMPIO DI SCUDO PENALE “FAI DA TE”
Di Maurizio Federico e Margherita Eichberg
“Spero bene che la Procura archivi questa inutile denuncia” ha pronunciato forte e chiaro in Tribunale l’avvocato difensore dei medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) imputati per omicidio colposo in relazione al decesso di Lisa Federico avvenuto nel loro reparto a seguito delle cure il 3 novembre 2020.
È stata l’ultima udienza di questo processo infinito, l’udienza della sentenza di primo grado con rito abbreviato. L’avvocato dell’OPBG ha reagito con queste parole alla notizia che noi avevamo sporto denuncia contro i periti del giudice dell’udienza preliminare (GUP) che avevano prodotto una perizia (CTU, consulenza tecnica d’ufficio) secondo la quale Lisa aveva ricevuto un’assistenza del tutto idonea in aderenza alle linee guida e alle raccomandazioni.
Perizia, è bene ricordare, redatta in massima parte da un ematologo in clamoroso conflitto d’interessi, essendo parte del Comitato Direttivo di GITMO, la più importante società scientifica italiana in tema di trapianti di midollo osseo, insieme a ben tre periti di parte dell’OPBG.
Il tono dell’avvocato difensore è stato forte e chiaro, scandendo con arroganza le poche parole di “avvertimento” nei confronti del Procuratore. La stessa sicura arroganza per cui, sulla base di una perizia a giudizio nostro e della Procura del Tribunale di Roma clamorosamente falsa, era certo dell’assoluzione dei suoi clienti.
E così è stato: “Il fatto non sussiste” è stata l’indicibile sentenza del GUP. Il “fatto” è stato che Lisa si era ammalata di una patologia ematologica non oncologica (la citopenia refrattaria dell’infanzia e dell’adolescenza, RCC) e, nonostante non ci fosse alcuna urgenza, era stata sottoposta a un trapianto di midollo osseo. Durante la procedura Lisa aveva ricevuto un'infusione di ben 350 millilitri di globuli rossi incompatibili per incompatibilità AB0 maggiore che hanno causato una massiccia emolisi accompagnata da atroci urla, dolori e svenimenti. In più, Lisa subito dopo l’infusione aveva sviluppato una polmonite bilaterale mai stata trattata adeguatamente. Ma per il GUP “il fatto non sussiste”.
Noi genitori non potevamo rassegnarci a questo ulteriore insulto alla nostra povera Lisa. Abbiamo elencato nella nostra denuncia 17 punti di falsità/omissione della perizia, e la Procura ha accolto le nostre istanze. Si è fatta beffe dell’“avvertimento” in aula e ha chiuso l’indagine contro i due periti, il prof. Benedetto Bruno di Torino e il prof. Giancarlo Marella di Roma, nella prospettiva di proporre per loro il rinvio a giudizio. Staremo a vedere.
Ora attendiamo le motivazioni scritte del GUP che giustifichino la formula “Il fatto non sussiste”. Se la sua sentenza assolutoria si è basata sulla perizia ora contestata dalla Procura come falsa, sarà interessante capire a quali equilibrismi dialettici si dovrà affidare per rendere credibili le sue tesi. Noi siamo qui pronti a demolire pubblicamente parola per parola le giustificazioni che il GUP porterà per persuadere che sì, è andato tutto bene.
Sono andati bene i 52 giorni di inutile primo ricovero in cui Lisa si è sorbita 600 grammi di Tazocin, un potente antibiotico somministrato anche durante il secondo fatale ricovero in grado di azzerare il microbiota, e quindi favorire l’infezione nosocomiale, così come è puntualmente avvenuto. È andato bene avere deciso il trapianto di midollo osseo come terapia di prima linea quando si potevano provare in prima istanza approcci farmacologici non invasivi.
È andato bene avere pianificato la donazione da una donna 29 anni più anziana di Lisa e di peso decisamente inferiore, l’esatto opposto di ciò che indicano le linee guida. È andato bene avere infuso 350 millilitri di globuli rossi AB0 incompatibili per incompatibilità maggiore, 18 volte il limite massimo tollerabile da un essere umano, e per di più in presenza nel plasma di Lisa di enormi quantità di anticorpi anti-AB (il gruppo sanguigno della donatrice, Lisa aveva il gruppo sanguigno 0). È andato bene avere identificato già dalla mattina dopo l’infusione una polmonite bilaterale senza però aver fatto alcuno sforzo per identificare il germe patogeno, ma somministrando antibiotici a caso. Loro la definiscono elegantemente “terapia empirica”. Nel caso in questione è ovviamente risultata del tutto inefficace.
Ma noi sappiamo che NO, non è andato tutto bene. Sappiamo che gli errori sono stati tanti, troppi, evidenti. Condotte sbagliate perseguite con ingiustificata e umiliante determinazione
In definitiva, al di là di qualsiasi valutazione tecnica relativa al martirio che ha subito nostra figlia Lisa, la decisione della Procura scoperchia inconfessati meccanismi di protezione e complicità attraverso i quali una certa parte della classe medica riesce comunque a garantirsi l’impunità anche nei casi più evidenti di colpa grave, mettendo così in atto una sorta di scudo penale “fai-da-te”.
Di Maurizio Federico e Margherita Eichberg
Maipiùcomeperlisa
30.09.2025

uomospeciale 2 ottobre 2025
So solo che una volta andavi in ospedale pieno di speranze, mentre oggi ci vai pieno di paure e magari campi di più se non ci vai proprio.
Quanto ai vari scudi penali è ora di capire una volta per tutte che in una società civile il cittadino è disposto a rinunciare all'autodifesa e alla vendetta solo ed esclusivamente in cambio della giustizia.
E deve SEMPRE percepire chiaramente che giustizia è stata fatta senza guardare in faccia nessuno, che lo stato è intervenuto a punire pesantemente chi andava punito:
( e questo vale per tutti in qualsiasi circostanza, non solo per la tragica vicenda di Lisa Federico )
Chi non ha giustizia, potrà solo cercare vendetta.