PROCESSO AGLI ECONOMISTI: POVERI ILLUSI O RICCHI ILLUSIONISTI ?

PROCESSO AGLI ECONOMISTI: POVERI ILLUSI O RICCHI ILLUSIONISTI ?

DI DAMIANO MAZZOTTI

agoravox.it


“Processo agli economisti” (www.chiarelettere.it, 2009), è il libro del giornalista Roberto Petrini che descrive i punti deboli della professione tra le più “tristi” e le più pagate del mondo, con un’esposizione chiara, sintetica e ben documentata.

Si potrebbe considerare l’economista come un ragioniere pagato dagli Stati e dalle varie istituzioni per esaminare i conti, senza avere quasi mai la possibilità di intervenire attivamente sui processi in corso. Il primo grande problema riguarda i difetti dei modelli econometrici (un mix di equazioni e statistiche): “Si fondano prevalentemente su quanto è accaduto nel passato e sulle serie storiche di dati statistici. Di conseguenza, quando accade un evento nuovo, in presenza di nuove regole e di atteggiamenti inediti da parte dei soggetti economici, si verifica una discontinuità non prevista e il passato cessa di essere una guida attendibile per prevedere il futuro” (p. 17).

Nessuno è in grado di prevedere il futuro, nemmeno gli economisti. Infatti quasi tutti i migliori economisti ed esperti finanziari hanno perso grandi fortune durante le grandi crisi finanziarie. La storia degli uomini e dell’economia è fatta di eventi irripetibili mescolati a corsi e ricorsi storici. Non si può prevedere il momento esatto della scoppio di una crisi o la sua reale entità: si può solo stabilire una fascia temporale di alcuni mesi e le dimensioni indicative della crisi in arrivo (piccola, media, grande). In alcuni casi si viene colpiti semplicemente da un meteorite emotivo. Questi concetti vengono mirabilmente espressi nel libro “Il Cigno Nero” da un grande esperto di “Scienza dell’Incertezza”: Nassim Nicholas Taleb (un uomo dotato di una grande e profonda cultura poliedrica). Quindi “gli economisti prendono dei modelli matematici ma non stanno a guardare la qualità di quello che ci mettono dentro” (Giuseppe Roma, direttore del Censis).

Il secondo grande problema è quello ideologico: “i modelli progressisti-keynesiani sembrano più adatti a considerare una crisi rispetto a quelli conservatori-neoliberisti più in voga negli ultimi anni” (p 18). Purtroppo gli esseri umani vivono ancora in tribù e clan, anche ideologici, e non riescono ad unire i diversi punti di vista sulla conoscenza economica e sociale, e non possono così affrontare l’imperversare delle dure realtà e crisi economiche in maniera razionale. Inoltre, in realtà, il Fondo Monetario Internazionale è gestito dagli Stati Uniti e i 170 membri del suo comitato esecutivo sono nominati dai governi e dagli istituti di emissione, perciò questa istituzione (come molte altre) non ha la possibilità di confrontarsi con dei veri punti di vista esterni. C’è la solita cricca di burocrati indottrinati dalle università private che credono nelle verità pregiudiziali e alle loro stronzate. O per dirla in modo più raffinato è un luogo dove c’è “quel costante scambio d’idee vuote e solenni che è così comune tra personaggi importanti e presuntuosi” (J. Galbraith).

Quale sarà quindi il futuro della nostra economia? Un grande economista, a volte considerato conservatore, a volte considerato originale, fece la previsione della trasformazione del capitalismo in un socialismo burocratico che avrebbe inibito l’innovazione e la creatività. Se pensiamo agli innumerevoli azionisti-cittadini delle varie aziende e multinazionali in un certo senso la previsione si è già avverata: esiste una grande rete di mega-aziende finanziate in gran parte dai cittadini attraverso la Borsa (si sono trasformati i cittadini in minicapitalisti anche per ingabbiarli dentro al sistema) e dirette da burocrati delle risorse umane programmati per recintare, monopolizzare e sorvegliare dei mercati privatizzati. Infatti sono più di cento anni che utilizziamo il motore a scoppio per muoverci e circa cinquant’anni che utilizziamo l’energia nucleare per scaldare l’acqua e far girare delle turbine a vapore. Schumpeter ha avuto ragione e potrebbe avverarsi anche la seconda previsione: qualche vero imprenditore sopravvissuto alla dominazione burocratica si sarebbe alleato alla cittadinanza globale per creare nuove imprese più responsabili e creative. La “distruzione creatrice” punirebbe i vecchi elefanti distruttori della foresta (perché hanno bisogno di troppo cibo per sopravvivere), per premiare molte altre piccole creature più adattabili.



John Kenneth Galbraith, che fu consulente dell’amministrazione Kennedy, riteneva che l’enorme sviluppo delle grandi società multinazionali e del marketing, avesse ridotto il cittadino a consumatore senza vero potere e i rapporti umani a semplici scambi commerciali. Inoltre Galbraith affermò che la borsa era stata inventata per separare il denaro dai cretini. Anche J. M. Keynes non fu molto tenero con lo strapotere distruttivo della finanza: “Il decadente capitalismo internazionale, eppure individualistico, nelle cui mani siamo finiti, non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non fornisce nessun bene” (The New Statesman and The Nation, 8-15 luglio 1933).

Dopotutto “Un economista è un esperto che verrà a sapere domani perché ciò che ha previsto ieri non si è verificato oggi” (Anonimo), e i più realisti e onesti vengono evitati accuratamente dalla Tv e dalla stampa, che sono gestite dai vecchi gatti spelacchiati capitalisti e dalle vecchie volpi sogghignanti a capo delle istituzioni finanziarie. Se non ci credete provate a leggere quello che scrive Lyndon LaRouche su www.movisol.org o www.larouchepac.com. Poi ci sono i fenomeni descritti da Nouriel Roubini su www.rgemonitor.com e la descrizione delle irrazionali e brevi vite delle bolle finanziarie raccontate da Robert J. Shiller (Finanza shock, www.egeaonline.it, 2008). In ultimo cito Nino Galloni, un economista accademico, originale e controcorrente, che riconsidera la teoria del Diritto di Signoraggio della Banca centrale, e ha scritto un libro profetico nel 2007: “Il Grande Mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria” (www.studimonetari.org).

Purtroppo “la maggior parte degli economisti non si occupa di problemi gravi per l’umanità e per la società, ma di cose che danno loro modo di dimostrare la loro destrezza” (Giorgio Fuà, 2000), utilizzando “formalizzazioni astratte, eleganti, ma inadatte ad interpretare la realtà” (Paolo Sylos Labini, Un paese a civiltà limitata, 2001). E la gente continua a comprare pensando che la bolla non scoppi mai o pensando di poter sfuggire prima delle conseguenze peggiori dello scoppio. Solo i grandi finanzieri godono di questa asimmetria informativa: cioè hanno una massa determinante di informazioni che il risparmiatore ignora (Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, 2002). È un po’ come se un giocatore di poker potesse giocare vedendo le carte dei suoi avversari. E quando rimangono solo giocatori che si possono vedere le carte a vicenda cosa succede? Si chiede di giocare con lo Stato… Ed è per questi motivi che “il valore nominale dei derivati in giro per il mondo è pari a 8-9 volte il Pil del pianeta che ammonta a 65 mila miliardi di dollari”. Quindi si può ipotizzare che senza un nuovo sistema economico usciremo dalla megadepressione fra circa dieci anni, seguendo un percorso simile a quello del Giappone.



Anche un allievo di Schumpeter, Hyman Minsky, descrisse il meccanismo delle crisi finanziarie: quando le cose vanno bene e i prezzi degli immobili salgono, la gente può continuare facilmente ad indebitarsi in modo sempre più rischioso. Se salgono i tassi d’interesse e il flusso di cassa degli investimenti non basta più a ripagare i debiti, scattano le vendite, che provocano la caduta del valore degli immobili (“Potrebbe ripetersi?”, 1984). Negli Stati Uniti l’ultima serie di crisi ha reso insostenibili i quattro debiti americani: pubblico, estero, delle imprese e dei privati cittadini (Sylos Labini, 2005). La megacrisi è quindi pronta a presentarsi davanti agli sportelli bancari americani…



Del resto l’economia è nata con la rivoluzione industriale ed è quindi una scienza giovane con tutti i difetti derivanti dall’immaturità. Inoltre l’avvento della finanza e l’alta remunerazione del settore ha attratto le migliori menti economiche degli ultimi anni in un settore dove regna la matematica e hanno inventato un gergo incomprensibile per affascinare la gente comune. I grandi classici non avevano bisogno di molte formule matematiche e un grande economista come John Maynard Keynes scrisse la “Teoria dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (l’opera che ci aiutò ad affrontare la Grande depressione) senza usare una sola formula matematica (Loretta Napoleoni, prefazione). Quindi “gli economisti sanno quel che dicono? È a questo punto che sorge un dubbio malizioso: l’economia è un argomento che suscita oggi un grande interesse… e tuttavia poiché i fenomeni sono complessi, gli andamenti spesso caotici, le variabili difficili da individuare e da valutare, e poiché molte sono le zone opache, può anche darsi che alcuni economisti ci capiscano meno di quanto vorrebbero far credere” (Annamaria Testa).

Secondo Loretta Napoleoni molti economisti non si sono accorti della crisi alle porte per aver peccato di arroganza e superbia: “L’economia non è una scienza esatta, ma chiunque la professa sogna che lo sia”. A mio parere questa è solo una visione a 180 gradi della realtà: gli altri 180 gradi ci dicono che nel mondo della finanza d’élite molti vengono pagati per vedere solo un certo tipo di problemi, così una ristretta minoranza può vivere beatamente nell’abbondanza. Dopotutto la dimostrazione di status symbol di grado più elevato “impone” agli uomini quattro comportamenti caratteristici: molti agi, molti consumi, molti sprechi e molti comportamenti scandalosi (è la psicologia del prestigio magistralmente descritta da Thorstein Veblen e Quentin Bell).

Comunque la nostra ignoranza può essere suddivisa in problemi e misteri (Noam Chomsky), e la verità è forse questa: a tutti piacerebbe scommettere con i soldi degli altri, ma solo i banchieri e i finanzieri ci riescono. Dunque gli economisti stipendiati sono dei semplici croupier della ruota della fortuna. Gli altri sono solo degli studiosi molto tristi perché quando arrivano il paziente è già moribondo.



P. S. A chi piace tenersi aggiornato sui diversi fenomeni economici segnalo questi siti: www.sbilanciamoci.info e www.lavoce.info (fondato e diretto dall’economista bocconiano Tito Boeri). Invece agli interessati ai diversi processi legati alla globalizzazione segnalo www.globalresearch.ca.

Damiano Mazzotti (Sito Web dell'autore: WWW.ITALIACITTADINI.NET)

Fonte: www.agoravox.it

Link: http://www.agoravox.it/Processo-agli-economisti-poveri.html

3.09.2009

Commenti (32)

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    1. Tonguessy 6 settembre 2009

      "E poi chi vorrebbe buttar via cose come le emozioni, l'intuito e lo spirito?"

      Sicuramente Cartesio. Secondo lui solo chi pensa esiste. Chi ha emozioni o intuizioni molto meno, forse per niente.

    1. Tonguessy 6 settembre 2009

      "Tornando all'uso della matematica, ripeto, mi da fastidio il marketing assolutamente acritico che se ne fa. Dando cosi' all'opinione pubblica l'impressione che con computer sufficientemente potenti e con le equazioni giuste si possa prevedere tutto. Non e' per niente cosi, la meteorologia lo dimostra molto bene. "


      Straquoto.

      ADNKronos il 16 Marzo
      2009.

      Tony Barnstone, direttore del Dipartimento Previsioni Climatiche
      dell'International Research Institute for Climate and Society della
      Columbia University, afferma che "abbiamo calcolato che ci sono 45
      possibilità su 100 che già fino a maggio le temperature siano più
      calde della media". Non è dato sapere a quanto ammontino le
      probabilità che altre sue affermazioni tipo ""Secondo noi il caldo
      crescerà soprattutto tra giugno e agosto" si avverino.

      http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3113656908


      Quindi questo scienziato si mette alacremente al lavoro per
      determinare con precisione che le sue affermazioni, frutto di
      elaborati algoritmi e della fatica di un team preparatissimo che fa
      uso di sofisticati sistemi di acquisizione ed elaborazione, sono al di
      sotto del lancio di una monetina. Quello stesso giorno in un impeto di
      curiosità ho eseguito magistralmente un lancio di moneta che mi ha
      dato una risposta precisa: ho il 50% di possibilità che già fino a
      maggio le temperature siano più fredde della media. Io ho il 50% di
      probabilità, lui il 45%.



      Ora la mia domanda è semplice: cosa differenzia una previsione
      definitivamente incerta da un'altra definitivamente
      incerta? In che modo la prima è considerata scienza mentre la seconda
      è considerata pseudoscienza?




      http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/ad16bb86774668ad?hl=it


      Ormai ce l'hanno inculcato nel DNA che una cosa "scientifica" o "matematica" è assolutamente provata e al di la di qualsiasi discussione. A me tutto sto scientismo fa venire il voltastomaco

    1. vic 6 settembre 2009

      Forse mi sono espresso male. Volevo mettere in evidenza l'uso spropositato che si fa' dei modelli numerici, e soprattuto del marketing acritico degli stessi fatto poi dai mass media.

      Le previsioni a lunghissima distanza possono essere fatte senza problemi, ammesso che si siano scoperti dei meccanismi ciclici sottostanti. C'e' un notissimo matematico serbo, Milutin Milankovic, che ha studiato moltissimi cicli legati alla terra, ad esempio. Non so fino a che punto li abbia poi sviscerati dal lato fisico e se siano poi tutti misurabili.

      Oppure esempio banalissimo: io senza far nulla posso farti la previsione che in media l'inverno del 2020 sara' piu' freddo dell'estate del 2020. Uso la conoscenza che abbiam tutti del ciclo astronomico della rivoluzione terrestre attorno al sole e il fatto che la terra abbia l'asse di rotazione diurna inclinato rispetto al piano dell'eclittica.: banalmente il ciclo stagionale.

      L'esempio della meteorologia l'ho fatto proprio per mettere in evidenza le false aspettative che ci inculcano acriticamente i media. E' ovvio che piu' cerchi di prevedere lontano, piu' l'errore aumenta. Ma i media non ce lo dicono! E' una forma estremamente subdola di disinformazione. Poi si finisce con dei politic che credono ai modelli come se fossero la parola di chissa' quale Dio, oppure all'estremo opposto che non vogliono nemmeno sentirne parlare/

      Un bel esempio l'abbiamo col famoso film-intervista di Al Gore sul riscaldamento climatico. Quello che prese perfino l'Oscar. C'e' un finale molto americano, dove vien mostrata la curva della storia del clima sulla terra. L'ultimo milione di anni. Vien rappresentata la temperatura media e la concentrazione di CO2. Poiche' qualunque schermo ha una definizione finita, e' impossibile rappresentare sul grafico ogni singolo anno. Dove stava la disinformazione colossale? Proprio nel dettaglio della risoluzione.

      La tesi del riscaldamento globale e': il CO2 causa l'effetto serra. Guardando il grafico effettivamente si vedeva che le curve della temperatura e della concentrazione di CO2 nell'atmosfera avevano un andamento molto simile. personalmente uscii dal cinema convinto della tesi di Gore.

      Poi pero', andando a cercare le curve originali, estratte dalle misure del laboratorio che analizzo' i carotaggi di Vostok nell'Antartico, risulta che la curva del CO2 segue di ben 800 (ottocento!) anni quella della temperatura. Cosa significa? Significa che non s'e' mai vista una causa che segua il proprio effetto di 800 anni, la causa viene sempre prima dell'effetto (meccanica quantistica a parte).

      La colpa della disinformazione e': da un lato, del gruppo di Al Gore, che verosimilmente ha mentito sapendo di mentire; dall'altro dei media che han bevuto il grafico come gonzi.

      Per smontare i dati di Vostok adesso occorre un secondo Vostok con dati al contrario.

      Tornando all'uso della matematica, ripeto, mi da fastidio il marketing assolutamente acritico che se ne fa. Dando cosi' all'opinione pubblica l'impressione che con computer sufficientemente potenti e con le equazioni giuste si possa prevedere tutto. Non e' per niente cosi, la meteorologia lo dimostra molto bene.

      Per non citare altri campi meno noti al pubblico.

      Cordialmente

    1. Kevin 6 settembre 2009

      Hai dimenticato la logica fuzzy! Comunque Odifreddi è uno scientista, oltre ad essere un esaltato dall'ego ipertrofico. Il guaio è la gente che gli va appresso.
      Non condivido però:
      "Diffidiamo dunque di chi afferma: e' cosi' perche' lo dice la matematica. A meno che non aggiunga quale matematica." La matematica è una sola, all'interno ci sono diverse teorie, alcune di esse non necessariamente si ecludono a vicenda. Comunque per quanto riguarda le branche come algebra astratta, analisi matematica, geometria ecc.. nei teoremi e nelle relative dimostrazioni viene sempre usato il linguaggio della logica matematica classica. Che poi se vogliamo essere pignoli la logica non è vera e propria matematica, è più filosofia del linguaggio. La geometria è matematica. L'analisi è matematica. La teoria dei numeri è matematica. E di cosa si occupa Odifreddi? Di logica. E si atteggia anche a matematico. Bah.

    1. Kevin 6 settembre 2009

      vic, il problema non è la matematica, è la gente che fa uso della matematica in questi ambiti. Mi spiego meglio: è evidente che non puoi pretendere di fare delle previsioni del clima sul lungo termine: le variabili in gioco sono troppe per poter fare una previsione accurata e più ti spingi in là, meno è precisa la soluzione numerica (teoria del caos), quindi se un tale dice di aver fatto una previsione su come sarà il tempo tra 2 mesi costui è sicuramente poco credibile, ma questo non dipende dalla matematica, ma dalla potenza limitata dei calcolatori che abbiamo oggi giorno. Un discorso analogo vale per l'economia. Riporto: "John Maynard Keynes scrisse la “Teoria dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (l’opera che ci aiutò ad affrontare la Grande depressione) senza usare una sola formula matematica". Non ho letto l'opera originale, ma so che Keynes studiò matematica prima di studiare economia. (il viceversa non vale: chi studia prima economia spesso non capisce una mazza di matematica e questo vale anche per i professori di economia). Dunque Keynes aveva una certa forma mentis (che gente come Milton Friedman si sognerebbe) che gli permetteva di analizzare i processi economici logicamente, anche senza fare uso di troppe formule. Semmai un problema può essere quello della matematizzazione dei comportamenti umani, che non sono deterministici come i fenomeni fisici, e dunque difficili da studiare. La matematica applicata descrive la realtà attraverso dei modelli (che vengono espressi da equazioni differenziali), ma attenzione: DESCRIVE. Questo poi dipende dalla complessità del modello, da quante variabili entrano in gioco ecc... Quindi l'attuale crisi economica era prevedibile dal tipo di modelli che i "grandi" economisti hanno utilizzato. Ma bastava vedere dove ci stiamo muovendo: economisti che nel ventunesimo credono ancora nel dogma del libero mercato. Gli ci vorrebbe una lobotomia, altro che modelli.

    1. LonanHista 6 settembre 2009

      PESSIMO ARTICOLO:sembra che si voglia giustificare la stupidità e la deficenza umana.....di questi guru dell'ovvio, delle cose che vanno sempre bene perché il Pil cresce, senza considerare che la crescita è finanziata dal debito e basata sul nulla, sulle cambiale rifinanziate all'infinito come succede negli Usa..................................è più affidabile un veterinario nella cura di una malattia di un uomo, piuttosto che un economista capire di economia......la finanza è una giungla, e ha bisogno di legittimazione...per cui si prendono questi coglioni, gli si dà un aureola di affidabilità e la finanza, la criminalità finanziaria diventa scienza esatta....ECCO COSA SONO GLI ECONOMISTI....IMBECILLI PAGATI PER LEGITTIMARE LA CRIMINALITà FINANZIARIA, LA MAFIA DELLE BORSE E DEI POCHI CHE GESTISCONO I GRANDU FLUSSI DI DANARO(2 terzi di tutto l'apparato finanziario globale è gestito dalle stesse persone)...........il guaio vero è che questi coglioni, gli economisti SONO PROFESSORI CHE INSEGNANO NELLE SCUOLE E PREPARANO LE CLASSI DIRIGENTI DEL DOMANI....cosa imparano i ragazzi da questi coglioni?........................................................ps.si suggerisce nell'articolo la lettura di global reseach(CHE SCOPERTA!)e di la voceinfo, proprio il sito che non ne ha azzeccata una, e tra l'altro si è fatto promotore della lettera scritta dai coglioni(GLI ECONOMISTI)ai governi europei per salvare le banche, per usare il danaro pubblico a tappare i buchi creati dalla speculazione, la stessa che i COGLIONI NON HANNO SAPUTO VEDERE.....

    1. adriano_53 5 settembre 2009

      sono arci sicuro: la seconda!

    1. marcello1950 5 settembre 2009

      CHE QUALCUNO PROCESSI TREMONTI:
      -
      -

      -
      MA C'è UN GIUDICE A .............? COME RECITAVA IL FAMOSO FILM. -
      -
      I CAPI DI IMPUTAZIONE SONO: -
      SCIP 1 -
      -
      SCIP 2 -
      -
      ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CON I FRUITORI ED ACQUIRENTI FINALIZZATA ALLA APPROPRIAZIONE INDEBITA DI BENI PUBBLICI. DISTRAZIONE DI DENARO PUBBLICO, ASTE TRUCCATE, FAVOREGGIAMENTO, ECC. ECC. -
      -
      INTENDENZA ED ASSOCIAZIONE A DELINQUESRE CON NAZIONI E GRUPPI STRANIERI ED ITALIANI INTERESSATI ALLA DISTRUZIONE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ITALIANE PER PERMETTERE ALLE NAZIONI CONCORRENTI DI ACCAPARRARSI DETTE PRODUZIONI E AI SUDDETTI GRUPPI FINANZIARI DI REALIZZARE INCREMENTI AZIONARI DELLE SOCIETA POSSEDUTE IN CINA E NELLE ALTRE NAZIONI DEL SUD EST ASIATICO INCREMENTI NON REALIZZABILI CON LE IMPRESE ITALIANE PER LA MINORE REDDITIVITA' MA SOPRATTUTTO PER NON ESSERE QUOTATE IN BORSA. -
      -
      Da cui deriva l'altra imputaizone che però PREVIDENTI CON CALDEROLI pare che abbiano depenalizzato; intendenza con il nemico per la distruzione dell'economia e della società italiana. -
      Depenalizzate o no da tali azioni derivano le conseguenze di: -
      distruzione del pil e della ricchezza nazionale -
      distruzione delle entrate per lo stato e dei redditi -
      distruzione della scuola -
      distruzione della ricerca -
      distruzione dell'Università -
      fra poco smantellamento del sistema sanitario nazionale -
      distruzione delle funzIoni delle amminisraizoni locali per mancanza di introiti. -
      distruzione delle pensioni -
      distruzione delle forze di polizia e abbandono di zone del paese alla delinquenza organizzata -
      MA INSOMMA C'E' UN GIUDICE IN ITALIA ! ? ! ?.

    1. vic 5 settembre 2009

      Odifreddi sembra il coniglio che salta sempre fuori dal cilindro sul piu' bello.

      Secondo logica uno gli darebbe ragione al volo. Su qualunque argomento disquisisca, essendo lui un logico.

      Ops, mi picchiano sulle spalle. Che c'e'?
      I tempi avanzano, nessuno usa piu' i sillogismi!

      Oh gia', le cose si complicano: oggi ci sono tante logiche. Quindi anche il famoso detto "ma e' logico che sia cosi'", e' diventato troppo generico.

      - La deduzione rigorosa secondo una logica mi porta a concludere questo.
      - La stessa rigorosita' secondo un'altra logica mi porta invece a concludere quello.
      - Un terzo formalismo, rigorosissimo pure lui e pieno di numeri, mi fa' concludere sia questo che quello.

      Accidenti, non ci raccapezziamo piu'! Chi ha ragione?
      Tutti han ragione, ognuno secondo la propria logica matematica.

      C'e' stato un grande matematico tedesco (e dalli coi tedeschi) Gottlob Frege, che dedico' l'intera vita all'idea che tutta la matematica potesse essere costruita sulla logica. Ahime', il suo castello, peraltro utilissimo, crollo' proprio sul finale. La perfida albionica spintarella fu' di un filosofo iche se ne intendeva un po' di logica: Bertrand Russell.

      Eppure la logica matematica e' andata avanti. Oggi comprende logiche dure, che non lasciano scampo: e' cosi', impossibile che sia cosa'. Alternativamente si possono usare logiche che ai tempi dei Greci erano inconcepibili. Logiche che ammettono il famoso terzo escluso. Oppure che ragionano sul possibile e sul necessario. Oppure sulle sequenze temporali. Ci sarebbe da dire anche sulla logica che per far le sue deduzioni usa un formalismo tipico della fisica quantistica, tanto caro all'esimio Paul Dirac. Ce n'e' da sbizzarrirsi, insomma. Qualche passo e' stato fatto, dunque.

      Tutto cio' per dire che ad un Odifreddi si contrappongono molti altri Oditiepidi, Odicaldi, Odigelidi, Odiduri, Odimolli. La logica matematica di oggi non e' piu' solo rigorosa e senza alternative. Ce la fa benissimo anche a trattare concetti definiti vagamente, ambigui. Le conclusioni allora saranno per forza di cose sfumate.

      Diffidiamo dunque di chi afferma: e' cosi' perche' lo dice la matematica. A meno che non aggiunga quale matematica.

      Salviamo la matematica

      Oggi abbiamo una matematica piu' multiforme che mai. Talmente vasta che e' piena zeppa di superspecialisti che si capiscono solo fra loro. Fortunatamente ogni tanto arriva uno/a fuori dal coro che costruisce ponti fra questi iperspecialisti o addirittura osa tirar ponti con altre discipline. Ed ecco il pericolo. Se sul ponte cominciano a camminare dei grassoni, e si mettono pure a saltellare all'unisono, finisce che il ponte crolla con gran fracasso. Finanza docet.

      La regina di tutte le scienze moderne e' e resta la matematica. Le altre discipline si dicono scientifiche perche' ne fanno un certo uso. Difficile effettuare e valutare un esperimento senza matematica. Niente esperimento, niente scienza, cosi' c'insegnano. Sara' poi vero Albert, tu che fai finta di farlo l'esperimento? E se non lo facciam del tutto, neanche per finta (ops, scusate, devo allacciarmi una stringa)?

      Stringa allacciata, rieccomi. (Pssst: detto fra noi l'ho gettata quella stringa)

      La conoscenza e' fatta anche d'altro, non solo delle scienze, non dimentichiamocelo. E poi chi vorrebbe buttar via cose come le emozioni, l'intuito e lo spirito?

      Cordialmente, implicitamente ed esplicitamente

    1. vic 5 settembre 2009

      Nassim Taleb lo dice a chiare lettere che negli ambienti della finanza d'assalto vengono usate ipotesi di lavoro matematiche assurde. D'altronde ci son stati casi eclatanti di fondi d'investimento basati sulle ultime "trovate" dei geni della finanza (secondo il comitato Nobel). I detti fondi sono andati effettivamente a fondo con iperperdite da capogiro, degne di un Nobel d'immersione nella fossa delle Marianne.

      L'argomento della bulimia numerica e' comunque molto interessante. Tocca anche altri ambiti.

      Ad esempio i famosi modelli sul clima. Che non ne azzeccano mezza. Se non riescono a spiegare fenomeni quasi ciclici, come le precipitazioni equatoriali o l'arrivo del Niño nel Pacifico, chi ci crede che predicano alcunche' fra tot mille anni!

      Taciamo dei modelli solari, fin che non si raccapezzano un po'.

      Abbiamo un esempio in piccolo di bulimia numerica. La meteorologia grazie ai satelliti, ad una rete di dati senza precedenti, a calcolatori potentissimi, a modelli che non si potevano usare prima, si spinge a far previsioni un po' oltre la punta del naso. Predice il tempo di dopodomani, di dopodopodopodomani. Pero' piu' si spinge oltre e meno c'azzecca.

      Il caso eclatante e' successo quest'anno in Inghilterra. Si son azzardati, visti i sofisticatissimi mezzi a disposizione e i sofisticatissmi algoritmi numerici soggiacenti, a fare previsioni stagionali, su come sarebbe stata questa ultima estate. La loro sofisticatissima matematica predisse un gran bel tempo. Il tempo reale fu invece una gran pioggia. Un'impiastro di previsione!

      Mettiamola un po' a mollo tutta sta matematica. Ah, a proposito c'e' il Niño sul Pacifico. Allora facciamola noi una previsione, dal famoso proverbio:
      "Niño di la' d'estate, caldino di qua d'inverno".

      L'ho appena inventato il proverbio, in omaggio a questo blog. Se va' male, inventero' il controproverbio la primavera prossima. Imparo dagli economisti.

      Salutino

    1. Tonguessy 5 settembre 2009

      Ho avuto modo di leggere "Processo agli economisti" di R.Petrini. Non
      l'ho trovato un libro importante; lo sarebbe stato se fosse stato
      scritto anni fa ma nel 2009, dopo tutto quello che e' stato scritto e
      detto riguardo la crisi attuale (specialmente nei siti di
      controinformazione) non fa piu' molto effetto.

      Una cosa pero' mi ha colpito. Pare che la deriva che l'economia
      mondiale ha preso da qualche decennio a questa parte sia da imputare
      all'uso indiscriminato e prepotente della matematica che ne ha
      "snaturato" i precetti fino a prima in uso. Keynes stesso nella sua
      "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta" (il
      testo che, secondo molti, determino' l'uscita dalla crisi del '29) non
      uso' una sola formula matematica. Via via che la finanza comincio' a
      dominare l'economia, la matematica inizio' a farla (e la fa ancora) da
      padrona, al punto che alcuni Nobel per l'economia sono andati agli
      inventori di formule complicatissime "simili a quelle dei fisici
      nucleari" si legge.



      Nel libro viene citato Paolo Sylos Labini che accusa la finanza di
      usare "formalizzazioni astratte, eleganti ma inadatte ad interpretare
      la realta'". E Giorgio Fua', il quale denunciava costantemente le
      "insidie dei numeri". Sylos prosegue con un'interessante quesito: dato
      che gli scacchi rappresentano un'esercizio di intelligenza, un grande
      scacchista -si chiede- migliora il mondo? In altri termini:
      l'intelligenza matematica porta necessariamente a dei miglioramenti
      diffusi, oppure e' solo un esercizio fine a se' stesso?
      E ancora: a chi o cosa e' da imputare lo spostamento dell'asse su cui
      precedentemente poggiavano gli studi economici da terreni discorsivi
      verso terreni sempre piu' astratti e quindi lontani dalle necessita'
      sociali?



      Giusto per fare un esempio pratico: i CDS (credit default swap) sono
      assicurazioni contro il fallimento. Il valore futuro di questi
      prodotti derivati, ovvero di un titolo il cui valore deriva da un
      altro come nelle scatole cinesi, e' calcolabile tramite modello
      matematico. Lo potete vedere anche su wiki. All'inizio dell'anno
      corrente i CDS rappresentavano il 1300% del PIL mondiale. In pratica
      hanno assicurato anche cio' che non esiste, grazie a quei modelli
      matematici. E cosi' succede che interi paesi come l'Islanda siano in
      bancarotta conclamata e diversi altri siano sull'orlo del baratro
      default (fallimento).
      Counterpunch ci informa che "l'AIG si è sputtanata parecchie migliaia
      di miliardi di dollari in prodotti finanziari, tenuti insieme da
      aristocratici geniacci della matematica e campioni dell'arte arcana
      dell'arbitraggio"

      http://doppiocieco.splinder.com/post/21112563#more-21112563



      Ripeto la domanda: l'intelligenza matematica porta necessariamente a
      dei miglioramenti diffusi, oppure e' solo un esercizio fine a se'
      stesso?



      Da epicureo dantan queste domande non possono che farmi piacere.
      Epicuro amava ricordare che nel pensiero logico e deduttivo basta un
      assioma sbagliato, un passaggio logico fuori luogo che tutta
      l'impalcatura cade. Alle volte rovinosamente per tutti noi, come
      l'attuale crisi testimonia. Molto meglio fidarsi dei propri sensi,
      insegnava.

      Certo che di trappole astratte la matematica ne offre, e neanche
      poche. A partire da quell'otto coricato che per taluni simboleggia
      l'infinito dei guadagni borsistici, l'infinito della crescita
      dell'economia e della finanza. Tutte cose che nella finitezza del
      nostro pianeta non dovrebbero trovare spazio alcuno di discussione
      (figuriamoci di dimostrazione).

      E invece sono li': modelli Ponzi divenuti oggetto di premi Nobel da
      decenni.



      Epicuro: "non bisogna infatti ragionare sulla natura per enunciati
      privi di riscontro oggettivo e formulazione di principi teorici, ma in
      base a ciò che l'esperienza sensibile richiede". Altri tempi: correva
      l'anno 300AC, e Merton e Scholes non avevano ancora ricevuto il Nobel
      per la matematica dei derivati.



      A difesa della categoria interviene il "solito" Odifreddi che nel suo
      "Il matematico impenitente" ci informa che "in fondo sono un logico, e
      credo che (...) la scienza abbia ragione, anche e soprattutto per il
      suo metodo, che consiste nel basarsi su esperimenti verificabili e
      dimostrazioni comprensibili" (pg102)

      L'"esperimento" di mandare in malora l'economia mondiale grazie alle
      costruzioni sugli specchi dei derivati mi sembra perfettamente
      riuscito dal punto di vista della verifica (e l'economia rimane pur
      sempre una scienza,no?), e la "dimostrazione" della validita' dei
      derivati finanziari mi sembra che ci abbia lasciato tutti con gli
      occhi sgranati.

      E col culo per terra.

      http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/e8fe43e6e031cc4b?hl=it

    1. Jung_Zorndike 5 settembre 2009

      Non credo che questo testo contribuisca a chiarire davvero i motivi di una crisi che non è di metodo ma è fondazionale. L'unico testo di riferimento, a mio parere, insuperato, pietra miliare per capire è "La grande Trasformazione" di Karl Polanyi. Scritto negli anni 40 del secolo scorso contiene tutto ciò che serve a capire gli anni che stiamo vivendo.

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