PRASAT PREAH VIHEAR, il tempio conteso tra Thailandia e Cambogia

PRASAT PREAH VIHEAR, il tempio conteso tra Thailandia e Cambogia

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

Prasat Preah Vihear o “Sacro santuario” è un "Tempio Montagna", dopo Angkor Wat il più spettacolare tra quelli costruiti dall’Impero Khmer (che regnò dall’802 al 1462 su gran parte del Sud-est asiatico) lungo la "Via dei Re" che partiva da Angkor in Cambogia e arrivava a Sukkhothai in Thailandia.

Il tempio induista fu iniziato nell'813 e dedicato al dio Shiva Shikhareshvara (Signore della Sommità). Il suo sviluppo maggiore si ebbe nei due secoli successivi, quando gli imperatori Khmer aderirono al Buddhismo Mahayana. L’edificio sorge su un’alta falesia della catena dei Monti Dangrek che divide l'altopiano thailandese da un’impervia zona montana della Cambogia di difficile accesso. La falesia dei Monti Dangrek è lo spartiacque naturale tra le due Nazioni, ma le carte geografiche del 1907, sottoscritte dal Siam (l’odierna Thailandia) e dalla Francia (di cui la Cambogia era colonia), segnano il confine poco più a Nord, includendo il tempio nel territorio coloniale francese.

E d’altronde tra il XVI e il XX secolo tutto il Sud-Est asiatico ha avuto una lunga e tormentata storia di rivendicazioni territoriali di confine come conseguenza dell’occupazione coloniale di potenze europee (Portogallo, Olanda, Francia, Gran Bretagna) e Giappone. Così la Cambogia, appena ottenuta l’indipendenza dalla Francia (1953), si appellò alla Corte internazionale di Giustizia. Tre anni dopo i giudici dell’Aia diedero ragione alla Cambogia, ma non segnarono sulla carta il tracciato definitivo del confine. Le sorti del tempio seguirono comunque le vicende della Cambogia: dittatura di Pol Pot, invasione vietnamita, guerra civile e pacificazione. Il Preah Vihear occupò le pagine dei giornali nel maggio del 1998 quando i Khmer Rossi vi si radunarono dopo la caduta di Anlong Veng (2) per organizzare l’ultima resistenza.

La questione dell’appartenenza di Preah Vihear è ritornata d’attualità nel 2008, quando l’Unesco lo dichiarò Patrimonio mondiale dell’Umanità su proposta della Cambogia con la motivazione “per l'eccezionale qualità dell'architettura e dello stato di conservazione del sito e della natura che lo circonda, e per la purezza degli ornamenti", che fanno del tempio un "capolavoro dell'architettura khmer".

Il conflitto thai-cambogiano che si è trascinato dal 2008, vede Preah Vihear al centro della disputa tra Thailandia e Cambogia. A seguito degli scontri del 2011 che fecero 28 vittime, le autorità cambogiane presentarono un nuovo appello. Nonostante la sentenza abbia visto tutti i giudici, compresi quelli indicati dalla Thailandia, concordi nel dare ragione alla Cambogia, si è ribadito quanto stabilito nel 1962, ordinando alle truppe thailandesi di lasciare l’area e rimandando l’accordo sul territorio contestato. La popolazione montana e rurale della zona non ha riconosciuto la sentenza, inoltre tutta la regione è alle prese con una massiccia deforestazione, con perdita di quasi il 10% delle foreste cambogiane per la ricerca di nuovi appezzamenti da coltivare e per lo sfruttamento intensivo di concessioni da parte di compagnie estere, in gran parte malesi, per la produzione di caucciù.

Attualmente, dopo mesi di tensioni, la situazione al confine tra Thailandia e Cambogia è precipitata con scontri armati, evacuazioni e minacce reciproche che hanno confermato il rischio di un conflitto aperto nel cuore del Sud-est asiatico. Tuttavia, pare che uno spiraglio si sia aperto grazie a un accordo mediato a livello regionale con l’intervento di Vietnam e Cina.

Il tempio Preah Vihear presenta una disposizione assiale Nord-Sud anomala rispetto all’asse Ovest-Est che caratterizza tutti gli altri templi khmer; il percorso di salita è di 800 metri, su 5 corti (terrazze) passando attraverso 5 Gopura (ingressi) a struttura cruciforme collegati da scale e viali ornati di Naga (divinità-serpente) in un percorso che evoca l'ascesa al Monte Meru (pilastro centrale della Terra). Sulla quinta terrazza c’è il tempio principale alto più di 20 metri (la copertura è crollata) con portico, Mandapa (anticamera), vestibolo e cella.

Anni fa non sono riuscita ad andare al Preah Vihear, né dalla parte della Thailandia, dove le guide si sono rifiutate per la pericolosità del confine, né dalla parte della Cambogia perché l'agente di viaggio, un francese con nostalgie coloniali, mi disse sbrigativo "Madame, pas question!" e nessuno si è fatto corrompere per poi avere sulla coscienza una povera archeologa stuprata dai militari.

Però anni dopo ho convinto ad andare in missione un giovane archeologo, avvertendolo della polivalente possibilità di stupro militare per ogni sesso, della necessità di distribuire stecche di sigarette e dollari ai guardiani, oltreché di non parlare assolutamente mai di politica con alcuno. Il giovane è ritornato sano e salvo, ma duramente provato dall'esperienza. Tutta la giungla incontaminata che si aspettava di vedere (e che gli avevo decantato) è andata distrutta dal fuoco, dai continui scontri armati e all’arma bianca e dagli "investimenti produttivi" di deforestazione.

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

01.08.2025

Maria Morigi. Nata a Ravenna, laureata in archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Trieste, è stata docente in Istituti e Licei artistici a Udine e a Trieste. Si è dedicata allo studio di storia delle religioni orientali, ricerca archeologica, tutela di beni culturali e patrimonio, specie per l’Afghanistan e per le regioni autonome cinesi del Tibet e dello Xinjiang, con attenzione ai caratteri storici, politici, culturali ed etnico-sociali di quelle aree. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).

NOTE

(1) Prasat in lingua thaï e khmer significa "palazzo", "castello", “edificio templare”.

(2) Anlong Veng fu l'ultima roccaforte dei Khmer Rossi e il luogo dove fu cremato Pol Pot nell'aprile 1998.

Commenti (1)

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    1. nicolcass 8 novembre 2025

      i due paesi dovrebbero sfruttare congiuntamente il sito...il turismo una grande risorsa

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