Populismi e Postmodernità

Populismi e Postmodernità

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

La postmodernità non è un esercizio filosofico, è la prassi che la nuova classe finanziaria dominante ha messo in atto per appropriarsi di ulteriori ricchezze attraverso un insieme di strategie comunicative e tramite la colonizzazione dell'inconscio.

Nel contesto politico attuale, nel tempo malsano e degradato dell’egemonia dei banksters, la democrazia appare sempre più agonizzante e i Parlamenti degli Stati europei si sono svuotati di potere politico rappresentativo.

I partiti tradizionali non avendo veri programmi si sono trasformati solo e unicamente in dispositivi elettorali per vincere le elezioni, e il liberismo ha sostituito le classi sociali con le categorie borghesi e popolari a-politiche e decontestualizzate: le “donne”, i “giovani”, gli “immigrati”, i “gay”, e via discorrendo.

Ai diritti sociali, tutela del benessere moderno, welfare e lavoro, si sono sostituiti i diritti civili ed estetici: unioni civili, ius soli, maternità surrogata. Sparite dunque le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo.

Del resto “La società non esiste, esistono gli individui”, chiosava M. Thatcher, punta di diamante del neoliberismo delle origini, capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche sociali tipiche delle ideologie.

Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto, perché si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo thatcheriano.

Negli ultimi 10 anni si sono diffuse in Europa vari tipi di forze politiche, che sono state definite dal potere "populismi": Indignados, Sovranisti, Podemos, M5S.

Ma secondo l'ordine simbolico e linguistico imposto dal potere, con il solo obiettivo di rinsaldare il proprio dominio sui dominati, è necessario controllare la popolazione, e mantenere la massa schiavizzata in una condizione di subalternità, in modo tale che la neolingua possa diventare veicolo di potenziamento dei valori del neoliberismo.

Dal 1989 il capitale ha adottato una nuova neolingua, e chiunque metta in discussione il potere oligarchico, viene demonizzato come disfattista, complottista, o populista. La categoria di populista serve esattamente a diffamare ogni prospettiva che assuma la parte del Servo e non del Signore (Fenomenologia dello spirito, W. Friedrich Hegel).

Oggi viene diffamato chiunque prenda la difesa dei lavoratori precarizzati e schiavizzati, perché ciò contraddice il potere, che vuol contrabbandare i propri dogmi ideologici come fossero interessi universali: concorrenza, competitività, globalizzazione, delocalizzazione, cancellazione art.18, licenziabilità senza giusta causa, flessibilità.

Chiunque abbia il coraggio di svelare il vero significato oscurato della neolingua, viene silenziato come populista, e complottista, incapace di accettare la mera ricostruzione dei fatti e degli eventi prospettata dalla mediatizzazione della realtà, che il potere ci mostra quotidianamente sugli schermi televisivi.

Il termine "populismo" o "antipolitica", viene quindi usato dal potere con toni spregiativi e diffamatori, è diventato una specie di parolaccia, e i media ci presentano una realtà confusa e distorta, Grillo come Trump, Raggi come Trump, Obama, l'imperatore buono, premio Nobel per la pace, in realtà ha sostenuto 7 guerre in contemporanea. (Afghanistan, Libia, Somalia, Pakistan, Yemen, Iraq e Siria)

Modernità e Postmodernità. Termini che indicano lo spirito di una civiltà, nel suo divenire storico, antropologico e culturale. La distinzione va ricercata secondo un’analisi marxista, l’aforisma di Marx, per cui “la cultura dominante coincide perfettamente con la cultura della classe dominante”. (Karl Marx, Ideologia tedesca)

Le realtà virtuali, l’iperrealtà, sono la matrice della Postmodernità, strettamente correlate all'uso di macchine creatrici di virtualità: Pc, Tablet, iPhone ... Se la "produzione" è la cifra della Modernità, la "simulazione" è quella della Postmodernità.

La Postmodernità, ridimensiona la produzione per favorire la simulazione, sposta ingenti masse di salariati dalle fabbriche al terziario o oltre, azzera quella middle class che era il volano dell'economia dei consumi, chiude impianti produttivi. La disoccupazione di massa è la vera piaga della postmodernità: felicità virtuale e disperazione reale.

L‘Illuminismo aveva concentrato l’attenzione sull’impatto politico della nuova mentalità scientifica, che inneggiava all’ “Homo faber fortunae suae”, e aveva indotto i nuovi uomini a sostenere le prime grandi rivoluzioni della storia, Rivoluzione americana 1776, Rivoluzione francese 1789.

Il background filosofico culturale entro cui nasce il populismo è dunque l'età postmoderna, che propone una narrazione sempre più inquieta e socialmente devastante, dove le solide narrazioni della modernità si sono frantumate contro il nonsense di un sistema sociale globalizzato, sfilatosi verso una remota periferia a-ideologica.

Diversi autori hanno percepito in anticipo l'avvento del postmoderno, e lo hanno interpretato attraverso la loro acuta sensibilità, a partire dagli anni '70: Jean Francois Lyotard, Guy Debord, Jean Baudrillard, Marc Augé, Zygmunt Bauman.

Al popolo postmoderno non interessa la “verità” dei fatti né il senso degli eventi, perché vuole ascoltare solo le narrazioni, favole illusionistiche, simulacri evanescenti, emersi direttamente dal nuovo oscuro inconscio collettivo, e dalla società dello spettacolo.

Le nuove minacce metropolitane sono: migranti e clandestini che invadono il paese, offrendo manodopera a basso costo, ingrossando le file della microcriminalità e minando così la serenità sociale; grottesche crociate contro l’Islam; politiche di austerity che massacrano l’economia dell’Italia, divenuta il sud Europa.

La “notizia” della postmodernità è una fake news, consiste nella negazione stessa dell’informazione, perché non mira a informare sulla “verità” dei fatti, ma li reinterpreta deformandoli, proprio per oscurarli completamente. (Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti)

Jean-François Lyotard, nel suo testo "La condizione postmoderna" (1979), conia il nuovo termine di «postmoderno» per definire l'epoca attuale. Il termine designa uno sviluppo tecnologico e scientifico che ha delle ricadute immediate sulla vita quotidiana e sulla politica.

Lo sviluppo tecnologico diventa sempre più invasivo per il benessere neurovegetativo umano (Psyche e Techne, Umberto Galimberti). La pornografia dei media produce la molteplicità dei linguaggi, la contaminazione degli stili, un citazionismo ossessivo (film di Quentin Tarantino), tipico di un'epoca che non ha più nulla da dire, se non ripetere all'infinito, in modalità sempre diverse, le stesse tematiche.

Ne è derivata la perdita di centralizzazione nell'organizzazione dello Stato (federalismo), la perdita di sovranità, (euro, UE), un aumento dei "processi di disgregazione dello Stato Nazione". L'Occidente sta vivendo una stagione sconcertante, attraversata dalle rapidissime trasformazioni scientifico-tecnologiche.

Con grande lucidità, Lyotard propone una partizione storiografica tra l'epoca moderna (secoli XVII e XX) e l'epoca post-moderna, che si è affermata compiutamente nel tardo Novecento. I moderni e i postmoderni professano una visione dell'uomo, della società e in genere della realtà, antitetiche nei loro aspetti più essenziali. L'idea forte dei moderni è il progresso umano, essi concepiscono la storia come un processo di emancipazione progressiva nella quale l'uomo realizza e arricchisce le proprie facoltà.

L'idea forte della modernità è il progresso, inteso come orientamento a un modello di vita e di azione, come aspirazione a valori ultimi, fondati sulla capacità dell'uomo di esercitare la ragione. Ciò che definisce l'essenza della condizione post-moderna, invece, è proprio la negazione della capacità umana di produrre il progresso, una sorta di nichilismo dei valori.

Ne segue la negazione della scuola e dell'università come agenti di socializzazione e orientamento di valori. La perdita di potere e di funzione sociale dell'intellettuale, che a partire dall'età dei Lumi era stato la coscienza della modernità. Tutto molto strano per quella che viene definita la «società della conoscenza».

Guy Debord, di formazione hegeliana e marxista, è stato uno dei critici più importanti delle società occidentali avanzate. L’incipit della Società dello Spettacolo (1967) riprende a un secolo di distanza quello del Capitale (1867) di Marx: «Tutta la vita delle società moderne in cui predominano le condizioni attuali di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di merci». (Il Capitale)

L’incipit dell'opera di Debord è: «Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli» (La Società dello Spettacolo).

Secondo Debord, La caratteristica principale del capitalismo moderno consiste nell'accumulazione del capitale, nell’espansione delle tecnologie della comunicazione, e nel «feticismo delle merci». Quest’aspetto dello spettacolo è sicuramente «la sua manifestazione sociale più opprimente».

«Lo spettacolo non è un insieme di immagini ma un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini».

[caption id="attachment_42497" align="alignleft" width="200"] Guy Debord[/caption]

Tuttavia lo spettacolo è necessariamente falso ed ingannevole, giacché struttura le immagini secondo gli interessi di una parte della società. «Per il fatto stesso che lo spettacolo è separato, è il luogo dell’inganno dello sguardo e il centro della falsa coscienza». Lo spettacolo è così il prodotto della mercificazione della vita moderna, il progresso del capitalismo consumistico verso il feticismo e la reificazione.

E poi, giacché la comunicazione dei media è unilaterale, il Potere giustifica se stesso attraverso un incessante discorso elogiativo del capitalismo e delle merci da esso prodotte. «Lo spettacolo è il discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. È l’autoritratto del potere».

Lo spettacolo del capitalismo presuppone quindi l’assenza di dialogo, poiché è solo il potere a parlare. «Il sistema economico fondato sull’isolamento è una produzione circolare di isolamento». Ridotto al silenzio, al consumatore non resta altro che ammirare le immagini che altri hanno scelto per lui. L’altra faccia dello spettacolo è l’assoluta passività del consumatore, il quale ha esclusivamente il ruolo, e l’atteggiamento, del pubblico, ossia di chi sta a guardare, e non interviene.

In questo modo lo spettatore è completamente dominato dal flusso delle immagini, che si è ormai sostituito alla realtà, creando un mondo virtuale nel quale la distinzione tra vero e falso ha perso ogni significato. È vero ciò che lo spettacolo ha interesse a mostrare. Tutto ciò che non rientra nel flusso delle immagini selezionato dal potere, è falso, o non esiste.

Come l’immagine si sostituisce alla realtà, la visione dello spettacolo si sostituisce alla vita. I consumatori piuttosto che fare esperienze dirette, si accontentano di osservare nello spettacolo tutto ciò che a loro manca. Per questo lo spettacolo è il contrario della vita. Debord descrive in questi termini l'alienazione del consumatore: «Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio».

In una società mercificata, sostiene Debord, è la merce ad avere un ruolo centrale. Ogni merce promette il soddisfacimento dei bisogni, e quando arriva l’inevitabile delusione, dovuta al fatto che tali bisogni sono fittizi e manipolati, subentra una nuova merce pronta a mantenere la promessa disillusa dall’altra. Si crea così una concorrenza tra le merci, rispetto alla quale il consumatore frustrato è un mero spettatore.

Questo modello impregna di sé, ormai, tutta la vita sociale, divenendo il prototipo di ogni competizione, compresa quella politica. Questa si riduce alla competizione tra leader che vendono la propria immagine come una merce, e fanno promesse che non manterranno mai. Il tutto nell’assoluta passività e apatia dei “cittadini”.

Alle regionali siciliane Vittorio Sgarbi si presenta con un movimento «Rinascimento siciliano», insieme a Morgan e Giulio Tremonti, proponendo un trinomio decisamente piuttosto bizzarro, composto da vecchi arnesi della politica spettacolo, camuffati da nuova proposta rinascimentale.

La società è completamente dominata da immagini falsificate che sostituiscono la realtà, facendo scomparire qualsiasi verità al di là della falsificazione continua. Ciò determina una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo e quindi anche della democrazia.

La finzione di democrazia è mantenuta in vita solo attraverso la costruzione di un nemico comune, il quale consente una falsa unità che ricopre la realtà della separazione gerarchica tra dirigenti ed esecutori. È questo il ruolo del terrorismo. «Questa democrazia così perfetta fabbrica da sé il suo inconciliabile nemico, il terrorismo. Vuole infatti essere giudicata in base ai suoi nemici piuttosto che in base ai suoi risultati».

La mondializzazione dell’economia è l’apogeo di questo processo che si distingue da ciò che l’ha preceduta per un solo elemento, ma d'importanza decisiva. «Il fatto nuovo è che l’economia abbia cominciato a fare apertamente guerra agli umani; non più soltanto alle possibilità della loro vita, ma anche a quelle della loro sopravvivenza». Si può quindi affermare che «l’economia onnipotente è diventata folle, e i tempi spettacolari non sono altro che questo».

Nella comunità la comunicazione prende la forma del dialogo e della discussione ai quali ciascuno può partecipare, condizione necessaria per prendere decisioni in comune. Questa comunicazione diretta è l’opposto di quella unilaterale dello spettacolo, nel quale una parte separatasi dalla totalità pretende di essere l’unica a parlare impartendo ordini che il resto della società deve limitarsi ad eseguire.

Per essere rivoluzionario, dunque, il proletariato dovrebbe riprendere coscienza del tempo storico, ossia del fatto che l’economia è il vero motore della storia. A questa presa di coscienza si oppone lo spettacolo che cerca di perpetuarsi diffondendo la finzione di un eterno presente che pretende di aver posto fine alla storia.

Jean Baudrillard poi, altro acuto osservatore del postmoderno, ha illustrato la frammentazione dell'identità e l'immagine frammentata del mondo e dell'uomo, confezionata dai mass media contemporanei, i quali trasformano il mondo in una serie di pseudo-eventi di natura spettacolare.

[caption id="attachment_42501" align="alignleft" width="272"] Jean Baudrillard[/caption]

Per lo spettatore dei media tutto si riduce ad apprezzare l'intensità e le sensazioni della superficie delle immagini, senza poter attivare in modo consistente meccanismi di identificazione e di proiezione nei confronti di personaggi e caratteri.

Baudrillard inizia con la critica polemica verso il capitalismo. Smantellate le grandi teorie che guardavano alla realtà come un sistema complesso ma ordinato e descrivibile (Idealismo o Positivismo), il presente diventa ora un insieme di segni. Oggi predomina una iperrealtà virtuale, fatta di segni e simulacri. (Simulacri e simulazioni, 1981)

Ad essere messo in discussione è il concetto di realtà, non di verità, come spesso era accaduto in passato. Lo sguardo di Baudrillard che si proietta sul quotidiano è pessimistico, per non dire tragico e drammatico. La cultura produce qualcosa senza significato, e la sola branca del reale che è in grado di tenere in mano le sorti dell’uomo è l’industria, la società dei consumi.

I nuovi media hanno giocato un ruolo cruciale nella fabbricazione del significato o finto valore della realtà. Nel suo libro "Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?"1996, Baudrillard ha spiegato come la televisione abbia sostituito la realtà. Tutto ciò che vediamo attraverso lo schermo è una comunicazione artificiale, un reale contraffatto, che diventa la vera realtà.

Consideriamo Disneyland, Las Vegas, dove tutto è incastrato in un meccanismo di funzionamento invidiabilmente impeccabile, un mondo finto che però funziona alla perfezione. Ci rechiamo volontariamente in tali luoghi perché attratti dalla spettacolarità magnetica della ri-creazione, della meraviglia, del simulacro.

Siamo assorbiti dalla manipolazione dei media, dei programmi informatici e delle psicologie commerciali. Qual è l’originale realtà per noi? Viviamo di segni e simulacri realtà virtuali o siamo in grado di coglierne la differenza con criticità?

Viviamo nei non-luoghi, definiti così da Marc Augé nel libro" Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità". Gli spazi privi di identità, relazioni e storia: autostrade, svincoli e aeroporti, mezzi di trasporto, grandi centri commerciali, outlet, campi profughi, sale d'aspetto, ascensori ... ecc ecc. Spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione, senza entrare in contatto, senza discutere, parlare, guardarsi, dialogare ... l'esatto contrario dell'agorà di Atene, culla della democrazia. Sospinti solo dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare viaggi e percorsi.

I nonluoghi sono prodotti della società della postmodernità, dove i luoghi della memoria sono confinati e banalizzati in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti". Le differenze culturali sono massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.

I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente, caratterizzato dalla precarietà assoluta dalla provvisorietà, dal viaggio, dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita.

Nel film "The Terminal" di Steven Spielberg, il protagonista, Tom Hanks, un cittadino di un immaginario stato dell'Europa orientale atterra a New York e dopo aver scoperto che nel suo stato è avvenuto un colpo di stato, diviene improvvisamente un uomo senza nazionalità, e perciò impossibilitato sia a uscire nella tanto agognata New York, sia a fare ritorno a casa, quindi resta prigioniero e si integra perfettamente nel nonluogo.

I nonluoghi sono presenti anche sulla moneta Euro, con l'effigie di edifici e monumenti privi di identità e di storia, a differenza delle immagini presenti sulla Lira di Caravaggio, Verdi, Montessori, Galileo, Marconi, Colombo ...

Gli utenti si accontentano della sicurezza di poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all'interno di un aeroporto. Da qui un paradosso: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell'anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi. (Villaggio globale, Marshall McLuhan)

Il rapporto fra i nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli, parole o voci preregistrate. L'esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L'individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche di cittadino e i suoi ruoli personali per continuare a esistere solo ed esclusivamente come cliente o utente.

[caption id="attachment_42505" align="alignleft" width="300"] Marshall McLuhan[/caption]

Non vi è un riconoscimento delle classi sociali, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell'entrata o dell'uscita dal nonluogo; per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/ passeggeri/ clienti/ consumatori che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole.

La società che si vuole democratica non pone limiti all'accesso ai nonluoghi. Farsi identificare come consumatori solvibili, attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare.

Anche il concetto di "viaggio" è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: i grandi "nonluoghi" posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici.

Il più grande centro commerciale degli Stati Uniti d'America, il "Mall of America", richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno. Scrive il critico Michael Crosbie nella rivista Progressive Architecture: «Si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori d'azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland».

Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L'identità storica delle città è stata ridotta a stereotipo di richiamo turistico.

Nell'Europa che tenta di fermare l'ingresso dei migranti, si crea un'ambivalenza dei nonluoghi: quelli dell'abbondanza, e quelli della miseria, come campi profughi, centri di detenzione dei migranti et similia. In essi però l'identità è pericolosa per chi ci si trova, poiché espone al rischio di espulsione o incarcerazione.

[caption id="attachment_42507" align="alignleft" width="300"] Zygmunt Bauman[/caption]

Zigmunt Bauman è stato forse il pensatore, che ha meglio interpretato il disorientamento contemporaneo. Molti saggi di grande successo, a partire da Dentro la globalizzazione del 1998, o Modernità liquida del 2000, lo hanno decretato il guru del pensiero della postmodernità.

La modernità liquida, concetto fra i più noti del sociologo, ci dice che con la fine delle grandi narrazioni del secolo scorso sono finite anche le certezze del passato in ogni ambito, dal welfare al lavoro fisso, dalla sanità pubblica alle pensioni, la postmodernità le ha smontate tutte, dissacrandole e mescolandole a pulsioni nichilistiche.

L'unica comunità dell'individuo è diventata il consumo, la sua unità di misura l’individualismo antagonista ed edonista in cui nuotiamo tutti noi senza più una missione comune. (Amore liquido, 2003 o Vita liquida, 2005).

La fase che viviamo è propizia alla nascita dei populismi, che nascono dall’indignazione. Dagli Indignados ad Occupy Wall Street fino ai movimenti populisti europei, l’ordine costituito viene fortemente contestato, con istanze naturalmente diverse ma sempre antisistema.

La modernità poggiava sull'etica del lavoro, perché il capitalismo produttivo aveva bisogno di quadri dirigenziali, che facessero funzionare le industrie, fonte del proprio profitto, quindi c’era necessità di welfare, scuola pubblica, benessere per la collettività destinata a gestire le fabbriche

Al contrario la postmodernità esalta l’estetica del consumo, che trasforma il mondo in un immenso campo di sensazioni sempre più intense. Un mondo spesso investito dalla pubblicità o dal venditore di turno. L’esasperazione della soggettività, trova anche incredibili attuazioni tecnologiche come la realtà virtuale. (La solitudine del cittadino globale, 1999)

Bauman in particolare nel libro Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida” del 2014, parla di un approccio del tutto diverso rispetto alle strutture di potere. Jeremy Bentham e Michel Foucault avevano parlato di Panopticon, inteso come carcere centralizzato che controlla migliaia di detenuti, e in cui bastano pochi agenti di sicurezza per la custodia, metafora evidente del potere centralizzato della modernità e del suo controllo sulla società moderna.

[caption id="attachment_42510" align="alignleft" width="300"] Panopticon[/caption]

Bauman invece parla di un modello di società in cui le forme di controllo assumono le fattezze dell’intrattenimento e dunque del consumo, in cui sotto l’attenzione delle organizzazioni transnazionali finiscono i dati e le persone, o meglio le loro emanazioni digitali, i cui rischi più elevati sono la privacy, la libertà di azione e di scelta.

La novità postmoderna è che questo spazio del controllo ha perso i muri, e a dire il vero non occorrono neanche più i sorveglianti, visto che le “vittime” contribuiscono a collaborare al loro stesso controllo. Sono impegnati nell’autopromozione e non hanno gli strumenti per individuare l’aspetto oscuro nascosto sotto a quello seduttivo.

La globalizzazione è dunque un processo intimamente legato alle forze di mercato che ha ripercussioni su molti altri settori della vita, in pratica è una nuova forma d'imperialismo finanziario, impadronirsi dell'economia degli stati, della loro moneta e della loro sovranità.

Le forze economiche, infatti, hanno trasceso la dimensione nazionale, hanno perso ogni legame col territorio, dettano legge e non si prefigurano più come sistema produttivo dell’uomo per l’uomo, ma come sistema auto-referenziale, fine a se stesso.

Le corporation trasnazionali muovono in uno spazio extraterritoriale, volano sopra i confini dello stato nazionale, fino ad oggi strumento di rappresentazione delle identità sociali, eludendo ogni sorta di controllo politico e collettivo, ignorando le differenze economiche, politiche, culturali, etniche e religiose delle singole nazioni.

Il potere della globalizzazione economica è ormai senza volto e senza luogo, introduce la flessibilità come dogma e preannuncia l’incertezza delle esistenze, vissute nell’affannosa rincorsa per rimanere nella società dei consumi. Il potere ci tiene in scacco lasciandoci soli, levandoci qualsiasi capacità di autodeterminazione e programmazione futura.

Nascere in Italia 40 anni fa significava avere buone probabilità di vivere la propria vita in quegli stessi luoghi, avere la speranza di trovare un lavoro vicino a casa, di conoscere i propri concittadini, la possibilità di fare previsioni verosimili sul proprio futuro.

Oggi, si nasce in luoghi che mediamente vengono lasciati nella prima adolescenza, i giovani seguono opportunità di lavoro fugaci, sempre più volatili ed evanescenti, i lavoratori vengono assunti in aziende che da un momento all’altro potrebbero delocalizzare.

Le spinte all’individualismo e alla competizione determinano questo stile di vita veloce che porta con sé nuova alienazione: quella dell’uomo e dei suoi rapporti. Per il cittadino globale la leggerezza e la velocità di spostamento sono caratteristiche fondamentali, meno vincoli si hanno e più si è pronti alla sopravvivenza nella selva-mondo virtuale, senza barriere né confini.

Anche le relazioni umane, dice Bauman, si adeguano e si plasmano sulla base di un consumo ipertrofico, sono sempre più numerose ma sempre più brevi e superficiali. E così, la nostra situazione affonda in un mare di indifferenza, che è l’unica arma di difesa valida a breve termine nei confronti dell’incertezza di ogni giorno.

Nella postmodernità è nata una nuova immagine di società, come spazio che racchiude una molteplicità di individui senza più alcuna cornice comune, sempre più uguali nei loro destini ma sempre più divisi e soli nelle proprie vite. Aumenta poi costantemente il divario tra la condizione dei poveri e quello dei ricchi.

Il populismo, in modo particolare il M5S, per quanto riguarda la situazione italiana, è quindi la reazione culturale e politica rispetto alle condizioni sociali drasticamente mutate nel tempo della postmodernità, dopo il golpe messo in atto dalla nuova classe sociale dominante, quell'aristocrazia finanziaria che mira a distruggere i diritti del lavoro, a proletarizzare la middle class, a desovranizzare gli stati, ad americanizzare l'Europa.

Data la potenza propagandistica dei media, riuscirà veramente a vincere le prossime elezioni politiche e a prendere il potere? Oppure sarà costretto inevitabilmente ad abbandonare istanze essenziali delle proprie battaglie, soggiogato dalla potenza della restaurazione liberista ?

Rosanna Spadini

FONTE: comedonchisciotte.org

28.09.2017

Commenti (132)

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    1. DesEsseintes 28 settembre 2017

      Ancora con la potenza propagandistica...
      Ma se pensate che la gente sia tutta composta da scemi che abboccano senza scampo cosa lottate a fare?

      Cercate di inventare qualcosa di nuovo...modalità di comunicazione (e infatti Grillo è uscito quasi dal nulla...e infatti Trump ha sconfitto tutti i media di America riuniti)...inventate ideali che non siano sempre semplificati come "onestà", che potrebbe essere declinata in tante maniere diverse, più facili e più complesse...

      La "potenza propagandistica" funziona per determinate condizioni che sono il fatto che comunque conferisce un senso di appartenenza quale che sia.

      E allora cominciamo a svilupparne uno alternativo che di cose da fare in questo senso ce ne sono molte e nessuno ha nemmeno iniziato a sperimentarle.

      Tanto per dirne una: perché il M5S non ha un suo economista di riferimento?
      Forse lo è Minenna?
      E allora perché Minenna non apre un blog in cui parla alla gente come ha fatto Bagnai?
      Perché non lo si spinna, lui o qualche altro?

      Perché non esiste un filosofo del movimento, uno "tipo" Fusaro, giovane, elegante, che sappia parlare di argomenti complessi senza soggezione degli interlocutori?

      E tante altre cose anzi tantissime che però se non si fanno non è che uno se la cava piagnucolando che gli altri hanno la potenza mediatica.

    2. Holodoc 28 settembre 2017

      Non esiste un filosofo del Movimento perché non esiste una linea politica del movimento, semplice.

      La linea del M5S è sempre stata calata dall'alto da Grillo e Casaleggio senza possibilità di discuterla. E a cosa serve un filosofo se non si può discutere?

    3. Rosanna 28 settembre 2017

      Il MoV non è un partito come la Lega o il PD, o come tutti gli altri, è un movimento popolare flessibile (a proposito di società liquida), senza segreterie, senza strutture rigide, e questa è la sua forza, ma anche la sua debolezza ... da quello che ricordo poi Bagnai si è schierato apertamente con la Lega, quindi non vedo come potrebbe diventare l'economista di riferimento del MoV, e Fusaro è un filosofo indipendente da ogni istanza politica ... quindi quando ci presenteranno la squadra di governo, vedremo chi indicheranno come esponenti economici di spicco (probabilmente Marcello Minenna credo) ... intanto critiche a raffica da ogni parte "Eh ma so libberisti, lo ha detto il mio guru. Eh ma Di Maio a Cernobbio ha detto che ..." però sono gli unici che dove governano NON privatizzano i servizi ma appena possono li INTERNALIZZANO. E quando tagliano, lo fanno sui manager e per salvare le aziende pubbliche e i loro servizi, toccando il meno possibile i dipendenti. Ma naturalmente quando succedono queste cose, sui media cala un silenzio assordante, ed anche il web vedo che non si distingue in perspicacia ...

    4. Rosanna 28 settembre 2017

      Anche se la linea politica è stata calata dall'alto, io la condivido ... "Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere
      il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.
      • Abolizione delle province
      • Abolizione dei rimborsi elettorali
      • Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
      • Abolizione del Lodo Alfano
      • Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico
      • Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica
      • Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo
      • Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato
      • Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
      • Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
      • Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
      • Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato
      • Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action
      • Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum
      • Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare
      • Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria
      • Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.
      http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf

    5. DesEsseintes 28 settembre 2017

      Figurati se non mi davi la risposta preregistrata... :D

      Cito:

      "da quello che ricordo poi Bagnai si è schierato apertamente con la Lega, quindi non vedo come potrebbe diventare l'economista di riferimento del MoV"

      Sveglia...NON, ripeto NON, ho scritto che Bagnai deve diventare il vostro economista di riferimento.
      Magari se ogni tanto provi anche a leggere quello che un scrive prima di far partire il disco preregistrato, sì?

      Ricito:

      "e Fusaro è un filosofo indipendente da ogni istanza politica"

      Risveglia...NON ho detto che deve essere Fusaro, trovatene un altro.
      En passant ricordo che Fusaro ha criticato il movimento proprio perché non ha un filosofo di riferimento quindi vedi un po' tu.

      Siete come i rappresentanti sindacali dei confederali, piagnucolate per accattarvi la gente e poi vi domandate come hai appena fatto tu:

      "Oppure sarà costretto inevitabilmente ad abbandonare istanze essenziali delle proprie battaglie, soggiogato dalla potenza della restaurazione liberista ?"

      La "potenza della restaurazione liberista"!!!
      La "potenza propagandistica"!!!

      Sindacalisti di quelli vecchio stampo...uguali...

      E' un movimento con un buon vertice che però non si fida della base.
      Secondo me sbaglia ma evidentemente qualche motivo ce l'ha...

    6. Rosanna 28 settembre 2017

      SE io non leggo con attenzione, tu leggi ancora meno, e forse non ti sei accorto che ho fatto una premessa "Il MoV non è un partito come la Lega o il PD, o come tutti gli altri, è un movimento popolare flessibile (a proposito di società liquida), senza segreterie, senza strutture rigide, e questa è la sua forza, ma anche la sua debolezza" ... quindi ho parlato di "debolezza", e anch'io riconosco che ci sono delle fragilità nella de-strutturazione del MoV, che i vertici vogliono mantenere liquido, flessibile e a impostazione popolare. Ci vorrebbero certo intellettuali di riferimento, anche se nel tempo della postmodernità gli intellettuali seri e onesti sono in gran parte spariti ... ci resta Fusaro, che però mi sembra voglia mantenere intatta la propria indipendenza, Giorgio Cremaschi, che però è apertamente schierato con la sinistra, forse Pietrangelo Buttafuoco, che ha simpatie decisamente di destra ... quindi non è facile anche per il MoV pescare in un deserto privo di personalità di spicco.

    7. DesEsseintes 28 settembre 2017

      Niente...non leggi e impapocchi come i sindacalisti.
      Se hai qualche annetto ci scommetterei su sta cosa che stavi al sindacato...

      E Buttafuoco che diavolo c'entra non si sa...tanto per citare dei nomi come riempitivo che nel polpettone ci si mette di tutto...

      Hai scritto un post dicendo che la potenza (la POTENZA) della restaurazione (Metternich, gli Asburgo, lo Tzar e il re di Prussia) insieme alla POTENZA della propaganda (Goebbels, Starace e il KGB) potrebbero portare il movimento ad abbandonare le proprie istanze facendosi SOGGIOGARE?

      Ecco io ti dico che è un post stranissimo che può significare solamente una cosa: tu Rosanna hai molti dubbi.

      Quindi io ti ho detto cos manca al movimento e cioè delle figure di riferimento fra operativi (economisti, esperti di finanza, avvocati etc) e intellettuali (filosofi, artisti etc) e UNA LINEA PRECISA che quelle persone di riferimento dovranno divulgare IN CONTATTO DIRETTO CON LA GENTE.

      Tu sindacalisticamente dai un colpo al cerchio, uno alla botte e tiremm innanz...

      Mi fai venire in mente, spero di no, che qualcuno si stia augurando di non vincerle queste elezioni...

      Poi di incognite pronte a far saltare il tavolo ce ne stanno moltissime...speriamo in quelle...

    8. Holodoc 28 settembre 2017

      Tutte cose condivisibili, a parte l'accanimento contro i rimborsi elettorali (che preferiscono, il sistema lobbistico americano?).

      Fondamentale il primo punto: le preferenze sui candidati vanno reintrodotte, anche perché solo così si giustifica la non sindacabilità dell'operato dei parlamentari, compresa la scelta di lasciare il gruppo di appartenenza. E si eliminerebbe la buffonata delle primarie.

      Vista però la "democrazia" interna al movimento, ho seri dubbi che, al pari degli altri partiti, siano disposti a lottare seriamente per ripristinare le preferenze.

    9. feaniris 28 settembre 2017

      Non può esistere nulla in questa fase terminale nichilista dell'individualismo. Le radici di questo male partono nel Rinascimento italiano e muoiono oggi. L'uomo per la prima volta nella storia ha creato uno Stato non spirituale, quindi generato come aborto. E ora ci si lamenta se impazzisce nella follia. Si aprirà necessariamente una nuova epoca, quella della fede. Sono tempi interessanti i nostri.

    10. emanuele_valla 29 settembre 2017

      Non è che la gente sia sxema ed abbocchi. La propaganda compie operazioni efficaci perché invisibili a chi le suisce. E' come una malattia che avanza senza sintomi.

    11. DesEsseintes 29 settembre 2017

      Ecco ma se lo capisci tu come mai pensi che non lo capiscano gli altri?
      Quanti siamo qui su CdC?
      Ce n'è uno che ammette di cascarci in quei messaggi nascosti?
      No.
      E allora continuare a ripetere che c'è la invincibile "POTENZA" mediatica che ahimè ci sovrasta è una balla che ha pure rotto le scatole.

      Abbiamo tutti i mezzi per opporci e tutti i mezzi per essere altrettanto persuasivi basta che accettiamo di comprendere che dobbiamo valutare anche altre strategie.

      Scegliendo Di Maio come candidato premier secondo me si è stati troppo prudenti, Rosanna se ne è accorta e mette subito le mani avanti attribuendo l'eventuale fallimento alla "POTENZA della restaurazione" e alla "POTENZA propagandistica".

      Sciocchezze da quattro soldi.

    12. Rosanna 29 settembre 2017

      Il ritorno alle preferenze elettorali è implicito nella premessa, e tutto il programma è ispirato ad alcuni principi fondamentali, per salvare quello straccio di democrazia che ci resta:
      - moralizzazione della politica
      - cambio della classe dirigente corrotta con una nuova classe dirigente, non pregiudicata da interessi lobbistici
      - difesa della sacralità della Costituzione
      - eliminazione dei privilegi dei parlamentari, dato che la pratica politica deve tornare ad essere considerata un servizio fatto al cittadino
      - aumento del coinvolgimento dei cittadini attraverso trasparenza e partecipazione
      - coinvolgimento dei cittadini sulla discussione delle leggi e l'approvazione di leggi popolari
      - referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum ...
      Quindi non credo si possa dire che il programma vuole escludere i cittadini dalle scelte, se mai coinvolgerli maggiormente sulla conoscenza e l'approfondimento dei problemi del Paese, perché senza un'opinione pubblica informata direttamente sulle leggi, non ci si può illudere di cambiare il sistema, e nemmeno una casta politica collusa con interessi lobbistici ci riuscirebbe.

    13. fastidioso 29 settembre 2017

      "Tanto per dirne una: perché il M5S non ha un suo economista di riferimento?"
      Perchè non hanno le idee chiare neanche loro!

      Ad esempio, sull'euro sono ancora per il referendum come se decidere per il "si" o per il "no" sia come andare al mercato e comprare un "cibo" tanto per provare: se non mi piace non lo compro più !

    14. fastidioso 29 settembre 2017

      "pescare in un deserto privo di personalità di spicco."

      Ecco, "pescare" non mi piace...vuol dire che la "pastura" non è buona a sufficienza, perchè ?
      Come si potrebbe rendere migliore ?
      Qualcuno se l'è chiesto ?

      p.s.
      Perchè Menenna e non Galloni (visto che Bagnai ci definisce "ortotteri") ?

    15. fastidioso 29 settembre 2017

      Abbiamo...

      CHI, QUANTI SIAMO ?

    16. emanuele_valla 29 settembre 2017

      Credo che tu sottovaluti la potenza della comunicazione di massa, di cui non ci accorgiamo perché nessuno ne fa studiare le strategie. Io conosco alcuni meccanismi perché ho dato un esame di semiotica all'università. Alle scuole superiori si dovrebbe fare, ma i docenti di italiano non se la sentono mai...
      Con rispetto parlando, forse neanche tu riusciresti a capirne i meccanismi. Il più simpatico test che viene proposto è il seguente: è la festa della mamma, un ragazzino torna a casa e vuole farle un regalo. Nella vetrina della pasticceria c'è una torta con la scritta di glassa "Alla mia cara mamma". Il ragazzino tutto contento la compra e la regala.
      In questo raccontino si è verificata una drammatica ingiustizia, che spiega uno dei meccanismi della propaganda dei mass media.
      Pensateci, così capirete di cosa parliamo.
      Io non ce l'avevo fatta a rispondere.
      Spero di aver dato un contributo.

    17. emanuele_valla 29 settembre 2017

      Hai scritto un bellissimo articolo e poi riveli di sostenere il M5S?
      Mmm. Il M5S è il piano B di chi manovra il PD.

    18. DesEsseintes 29 settembre 2017

      Che io non capisca i meccanismi di un testo soprattutto di una pubblicità, con rispetto parlando, credo che sia un po' difficile.
      Se mi fai il quizzettino così non lo so, ci provo e poi vediamo ma alla lunga ci arrivo prima io degli altri.
      L'importante - e l'ho detto seimila volte - è che si stabilisca un "discorso" perché devi sapere che le domandine sono antipatiche.
      I discorsi invece sono sempre interessanti.
      Con tutti.

      Sempre con rispetto parlando, per carità.

      Intanto mi dici cosa succede di semplicemente folle qui dentro

      Ma qui non è difficile per quanto pazzesco

      Piuttosto, tu hai capito che significa "No Alpitour", vero?

      Ma anche questa è facile visto che è presente tale e quale anche se con parole diverse nella maggior parte della pubblicità.

      Perché tu avendo fatto ben "un" esame di semiotica (1) avrai capito che la pubblicità non ha come primo scopo propagandare il prodotto ma ne ha un altro molto più generale, sociologico e politico, giusto?

      E lasciamo da parte Packard che è a livelli elementari.

      Per quanto riguarda il quiz non ho capito se è un film, una scena senza una finalità precisa o una pubblicità.
      Se si trattava della pubblicità di una torta o di una promozione della festa della mamma c'è il fatto che il bambino compra che mi pare significativo.
      Non tanto l'ingiustizia economica che lui ha i soldi e altri no ma il fatto che per l'espressione del suo affetto viene imposto come necessario un intermediario che è il produttore della torta ossia il sistema economico nella fase di distribuzione diventa la via ineludibile ufficiale dell'espressione affettiva cioè SE NE APPROPRIA.
      Oltre naturalmente al fatto che il bambino paga e altri non possono ma quello è molto secondario.
      Quello che conta è il ruolo "invadente" del commerciale che si impone come status, mezzo di comunicazione, unico momento autorizzato di riconoscimento affettivo, stabilito quasi "per legge".

      Detto in due secondi poi fammi sapere che mi interessa.

      Ci sei arrivato alla questione dell'Alfa Romeo?
      E sul no Alpitour a che punto sei?

    19. emanuele_valla 29 settembre 2017

      Eh, che livore, non volevo assolutamente fare un quiz, era una riflessione...io non stavo parlando di te in particolare, che hai sicuramente ottime conoscenze, ma della massa (con rispetto parlando), che non è in grado di decifrare le strategie di comunicazione, semplicemente perchè sono occulte. Packard è tutt'altro che banale, sebbene vecchiotto.
      Comunque, non ti offendere, ma non hai azzeccato. L'esempio della torta (inventato, non è uno spot o altro) ci dice che la comunicazione di massa ti mette in bocca le parole e le idee che ha deciso il mittente (Il bambino per fare gli auguri alla mamma non può che dire "Alla mia cara mamma", frase decisa da altri). Per dirla con Barthes: ri fa diventare prigioniero di un linguaggio, imposto da altri, come bene si sono accorti in molti a proposito delle parole "populista", etc.
      Ora vado a vedere questo link di youtube, grazie.

    20. DesEsseintes 29 settembre 2017

      Il livore dove lo vedi scusa?
      Leggi tranquillo e non farti venire le traveggole

      Quanto al quiz a me sembra di aver detto una cosa molto simile sai?
      Solo che non te ne sei accorto... :D

      Fai un respiro, leggi meglio e vedi che ho scritto (copincollo):

      "che è il momento della vendita/acquisto della torta insieme allo stesso fatto di presentarla colorata e con la scritta (su quest'ultimo punto non mi dilungo per brevità)"

      Ho citato la scritta, come mai non te ne sei accorto?
      E' una cosa scritta in due secondi, erano accenni e personalmente non sono d'accordo con Barthes che è vecchiotto.
      Linguaggio non è solo le parole ma le modalità di relazione che secondo me contano, ci sei?

      Ma tu hai fatto un esame di semiotica... :D

      No, non c'è livore. E' che scrivi in una maniera un po' sciocchina e non te ne rendi conto quindi invogli.

      Tipo

      "Con rispetto parlando"

      "Comunque, non ti offendere"

      non so se è chiaro...temo di no... ;)

    21. Glock 29 settembre 2017

      Dietro alle pseudo "proposte" grilline c'è una sola logica: ridimensionare la democrazia rappresentativa e creare spazi di democrazia diretta. L'idea di spazzare via l'attuale classe politica non è sbagliatissima, ma poi il M5s mi cade sulla proposta alternativa: il Web. Quelli che criticano gli esponenti del M5s perché impreparati, ingenui e incompetenti non hanno capito una cippa di quel che c'è in ballo davvero. Quando Grillo ci fa vedere gli eletti del M5s e parte con la sua solita manfrina:"guardate che facce..." Intende mostrare il volto del Web, intende dirci che vogliono portare i livelli decisionali alla portata di chiunque utilizzi Internet. Diversamente dagli altri partiti (di destra, sinistra, centro), il M5s non ha una "linea politica" ma solo un principio: NOI FAREMO QUELLO CHE VOLETE VOI, QUELLO CHE CI CHIEDERETE VIA INTERNET. Per questo il M5s , per esempio, non ha una posizione sull'Euro: le ha tutte e due. Diversamente dagli altri partiti che vi chiedono voti per il loro progetto, il M5s vi chiede voti perché abbiano voce i VOSTRI progetti che, però, sono i progetti della Rete. Bagnai non potrà mai essere organico al M5s, ma non perché "sostiene la Lega" (cosa peraltro opinabile), ma perché è apertamente schierato contro l'Euro (in questo senso "sostiene la Lega". Viceversa il M5s non potrà mai essere contro l'Euro o pro l'Euro, se prima il web non si sarà espresso. Come? Io penso che Casaleggio un'idea l'avesse, chissà se l'ha rivelata al figlio, prima di morire.

    22. DesEsseintes 29 settembre 2017

      Sono abbastanza d'accordo.
      Quello che secondo me è un grave errore è che il M5S non ha coltivato il rapporto diretto con la base fornendosi di intellettuali all'altezza pronti a dialogare direttamente con il "popolo".

      Bisogna vedere: se fanno intorno al 25% è un risultato positivo, troppo sotto dovrebbero ripensare la strategia.

      Comunque metà lavoro lo hanno fatto in maniera splendida e certamente li voterò.

    23. DesEsseintes 29 settembre 2017

      Galloni è un ciambellano, forse un gran ciambellano.
      Ecco...di quello posso parlare come solo un paio qui possono o potrebbero fare...quindi ti dico che di Galloni puoi dire che ha scritto cose interessanti ma per quanto riguarda la sua reale posizione politica non puoi dire niente di niente. Di niente.
      Fidati.

    24. Deheb 29 settembre 2017

      Forte!!!
      Sillogismo: (l'ho imparato su wiki)...
      -Se il M5S fa quello che vogliono le persone della rete
      -(ma) le persone della rete sono state plasmate da decenni di propaganda (eufemismo)
      -allora il M5S segue il volere della propaganda (propagande è meglio, plurale)
      Oggi si, domani no, dopodomani forse ma senza esagerare, quanto basta.

    25. Fedeledellacroce 30 settembre 2017

      Finalmente un commento sobrio e senza insultare nessuno.
      Continua cosí e forse continueró a leggere i tuoi commenti.
      Ma, fattelo dire, a volte sembri una vecchia zitella acida che se non se la prende con qualcuno si sente inutile

    26. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Ma qui si viene proprio per fare le cose in maniera diversa da come le fai nella real life, non ti pare?
      Non solo siamo tutti in maschera ma per me che esagero consapevolmente ce n'è una grande maggioranza che nemmeno si rende conto della propria idiozia.

      E sí...io qui vedo tanta stupidità, ma tanta...un concentrato di quella attitudine vittimista e gaglioffa che ha caratterizzato in generale l'Italia e in particolare le organizzazioni sindacali.

      Comunque mi dispiace che tu mi legga e per invogliarti a smettere ti blocco

    27. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Questo non è un programma politico

    28. Primadellesabbie 30 settembre 2017

      - Divieto di prendere ordini ed istruzioni da ambasciate di Paesi stranieri, esteso ai partiti ed ai singoli esponenti di questi.

      Aggiungano questo, altrimenti tutto si risolve in una specie di grande attenzione, giustificata ma controproducente se si risolvesse in unica finalità, all'argent de poche.....E poi bisognerebbe pensare a qualcosa di "politico".

      (Casanova fu rinchiuso nei Piombi a pane ed acqua, da un governo che sapeva come fare politica, per i suoi rapporti, pur di carattere 'molto personale', con l'ambasciatore francese!)

    29. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Bagnai non si è mai schierato con la Lega, ha solo detto che è l'unico partito che sostiene con chiarezza che l'euro è un disastro. Argomento accuratamente evitato, ormai, dal M5S (e ti credo).

    30. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Ok, scriverò in maniera più diretta (ma "con rispetto parlando" l'hai scritto anche tu).
      No: con la tua precisazione dimostri che non avevi capito l'esempio della torta. Infatti non hai fatto mai riferimento al contenuto della scritta e alle politiche del discorso, mi hai rifilato la solita superc...sui consumi, pubblicità, esproprio...bla bla...
      E tu di esami di semiotica quanti ne hai dati?
      Quanto allo spot della Giulietta (ma perché sempre la pubblicità?) ciò che è percepibile (cioè che non conta un tubo) è una identificazione della vettura con la donna (che mi pare abbia figliato non poco) a partire dal nome del modello; tutto ciò con la voce maschile di sfondo, impositiva/elargitiva (cioè tutto ciò è possibile a partire dall'iniziativa del maschio, rispetto al quale la donna risulta quindi avere una indipendenza/libertà concessa e paradossalmente vincolata).
      Se invece mi colloco dal punto di vista della scienza, il messaggio dello spot è che si è NORMALI se si vive con status symbol di classe, ma moderni-aggressivi-politically correct (più o meno, siamo sempre al'lesempio della VW Golf).
      Ho scritto in stampatello "normali" perché la comunicazione di massa tende a creare una pseudo-natura, processo invisibile (è la grande legge dei media).
      Sull'Alpitour proprio non vedo niente di particolare, dimmelo tu (ma sei sicuro di cercare dove ha senso cercare?).

    31. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Ti invito a leggere con più attenzione.
      Ultima volta anche perché ho capito che quando non hai più argomenti ti incaponisci

      Copincollo quello che ho scritto:

      "ma il fatto che per l'espressione del suo affetto viene imposto come necessario un intermediario che è il momento della vendita/acquisto della torta insieme allo stesso fatto di presentarla colorata e con la scritta (su quest'ultimo punto non mi dilungo per brevità)"

      "necessario un intermediario", ok?

      L'intermediario come "ho scritto" opera anche a livello linguistico (la scritta) e iconografico (ho parlato dei colori) determinando l'immaginario (determinando l'immaginario).
      Capisci che è la stessa cosa solo che ovviamente io qui la devo dire in due parole e dal "mio" punto di vista che non è quello di Barthes (che hai citato).
      Barthes è noto (a te no, ma è noto) per le sue "bévue" ossia sciocchezze come in "Z", il saggio su "Sarrasine" di Balzac.
      Io non condivido il suo punto di vista e la vedo secondo il "mio" ma il punto di partenza è uguale (se leggi con attenzione e rifletti sulla parola "intermediario")

      Siccome avevo scritto prima:

      "se fosse una pubblicità"

      avevo sottolineato l'aspetto della mercificazione.

      Su Giulietta e Alpitour ti suggerisco di lasciar perdere.

    32. Rosanna 30 settembre 2017

      Beh certo, quelli del PD, FI, Lega, FdI, MdP ... sono meglio.

    33. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Non è la stessa cosa.
      Non è questione di intermediario. E' questione di imposizione.
      L'intermediario potrebbe svolgere una funzione neutra. Nei mass media non lo fa: esso PRESCRIVE senza dichiararlo. E' questo il punto.
      Allora, sono curioso: che c'è di interessante nello slogan "NO ALPITOUR". E per la Giulietta?
      E' inutile che sbnobbi gli autori di riferimento: LORO hanno svolto ricerche e studi sui mass-media. Se sbagliano, scrivi loro una mail. L'esempio della torta è di Caprettini, è ancora vivo.
      Caso mai digli poi quanti esami di semiotica hai dato, perché ancora non ce lo hai detto.

    34. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Oddio che palle quando fate così...

      Scrivi:

      "Potrebbe avere una funzione neutra"

      Il punto che ti ho scritto è che non ce l'ha neutra per costruzione.
      Ossia e questa è la differenza con un'analisi strutturalista tipo Barthes:

      la chiave del ruolo dell'intermediario, per capire se inevitabilmente diventa lui colui che determina l'immaginario e i termini dello scambio (comunicazione/commercio) è la posizione di potere dell'intermediario che opera la comunicazione rispetto a chi la recepisce o utilizza.

      Ho scritto (se hai letto):

      "ne espropria il bambino"

      PS: Più di uno tranquillo e non solo di quello.

    35. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Questa risposta non mi è chiara, forse per qualche errore ortografico.
      Che non l'abbia neutra per costruzione l'ho detto anch'io, ma i destinatari normalmente non lo sanno, perciò è scontato che cadano vittime del processo comunicativo.
      "Espropriare" significa togliere, il problema qui è un "mettere". Se intendevi altro, direi che c'è un problema di chiarezza espositiva
      La parola che infatti più spesso Caprettini utilizza per spiegare questo esempio è "attribuzione", che poi diventa "azione offensiva" mediante un discorso che sembra testo, ma non è testuale (ma non lo si dice).
      Lo strutturalismo è certamente uno dei possibili punti di vista, ma cakkio se ci hanno preso. Infatti Barthes con il suo sgangherato metodo fu tra i pochi a credere nell'innocenza di Dominici e a denunciare la follia del colonialismo francese. Non male.
      Allora parto con Alpitour o cosa? La compro 'sta Giulietta?

    36. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Stai facendo una confusione totale e non te ne rendi conto.
      Ultime notazioni ma non voglio troncare di punto in bianco.
      Se ti interessa apri un thread nel forum perché in home si è costretti a essere troppo sommari.
      Se vuoi sono a tua disposizione altrimenti va bene cosí.

      Esporpriare e mettere.

      Scusa, con tutto il rispetto (e non voglio offenderti...) come fai a uscirtene con una sciocchezza simile?
      Che significa "lo espropria" ossia "a che fine" lo espropria?
      Per impedirgli di diventare "produttore" e costringerlo a comprare/accettare i suoi prodotti (anche quelli puramente culturali che non sono tecnicamente in vendita).
      Quindi nei termini un po' arrangiati in cui ti esprimi, espropriandolo della possibilità di produrre, l' "intermediario" si conquista la possibilità di "mettere" (parola tua che io non avrei usato) i concetti, le idee, i desideri e le forme per esprimerli nel bambino/fruitore.
      Il che - attento - è esattamente "No Alpitour...ahi ahi" o anche (identico) "Gigante pensaci tu".

      Quindi quella "ingiustizia" di cui hai parlato si verifica solo quando chi comunica o chi si intermedia in una comunicazione riesce a stabilire un rapporto da superiore a inferiore con il "fruitore" (o anche a convincerlo di sue incapacità come nel caso di Alpitour e tantissimi altri che sono, come ti ho spiegato, la base e il primo obiettivo di qualsiasi comunicazione pubblicitaria. Ma anche culturale e lí andiamo su Bourdieu. E basta con le citazioni, parliamo io e te, ok?)

      Lo strutturalismo ha il limite (detto in breve) di considerare il testo più che il contesto.

      Quindi se vui continuiamo nel forum dove se ti interessa apri un thread e sono a tua disposizione
      Se non vuoi ti saluto e ti invito a giardare meglio lo spot della Giulietta che se non hai notato niente di molto insolito significa che, con tutto il rispetto, non hai molto spirito di osservazione.
      Ma senza voler offendere.

    37. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Andrò per punti:
      1) "termini un po' arrangiati" potrebbe essere offensivo, ma non mi offenderò. Semplicemente, non mi pare vero, anche perchè sono i termini di Caprettini, essenzialmente;
      2) sulla questione esproprio, per la spiegazione del quale nel tuo ultimo commento mi pare ci sia qualche deriva concettuale, siamo d'accordo che sussista e che sia il passo che precede l'imposizione del linguaggio, ci mancherebbe. Io però stavo sull'esempio della torta per mettere in evidenza questo secondo aspetto (l'esempio è pensato per questo);
      3) sul'esempio Alpitour, credevo mi chiedessi di cercare oltre l'aspetto del rapporto "superiore/inferiore";
      4) lo strutturalismo ha limiti come tutte le prospettive, ma ha funzionato e funziona bene, e ha il merito di svolgere un'analisi sull'aspetto più problematico della comunicazione, cioè quello dei suoi meccanismi invisibili;
      5) sulla Giulietta hai ragione soltanto se ciò che c'è di strano è percepibile e io non l'ho fatto, ma per i mass media il problema non è quello. Se qualcosa si vede, il problema sta di sicuro altrove. Comunque lo riguardo.
      Sul thread vediamo...

    38. pincopallo 30 settembre 2017

      Di Maio e Di BAttista si compensano vicendevolmente.
      Gratteri alla Giustizia sarebbe fantastico (i timpani a qualcuno scoppierebbero :-)) !
      E agli esteri ?

    39. WM 30 settembre 2017

      Vi avviso che questa sfilza di commenti fuori tema, da quello del "quiz" in poi, saranno cancellati a breve, quindi evitate di continuare su questa riga, per favore.
      Se volete discuterne aprite un thread nel forum.
      Vi avviso solo per darvi il tempo di salvarvi da qualche parte i vostri commenti, se ritenete di non volerli perdere.

    40. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Ecco, te lo avevo appena detto...
      Adesso ce lo dice pure il simpaticissimo webmaster.
      Io sono a tua disposizione se apri un thread nel forum.
      Se non vuoi non c'è problema.

      Nel caso rifletti un attimo sul motivo per il quale hai aperto parlando di "ingiustizia" e poi si è scoperto che l' "ingiustizia" non c'entra un piffero e hai cambiato parola.
      E non te ne sei nemmeno accorto...

      Fai confusione perché non hai ancora imparato a muoverti da solo sulle tue gambe.

      Se decidi continuiamo altrove.

      Stammi bene

    41. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Sí, devo copiare qualcosa perché sennò poi "qualcuno" nega di aver detto certe sciocchezzuole!!! (Sciocchezzuole giovanili e ampiamente perdonabili)

    42. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Si cominci pure questo thread, ma non so come si faccia.
      Sia chiaro però che non accetto atteggiamenti paternalistici. Io non li ho mai adottati. Se qualcuno li ha percepiti nell'esempio della torta, me ne scuso, ma non era mia intenzione.
      Fatemi sapere

    43. emanuele_valla 30 settembre 2017

      Che profondità...rinuncio

    44. DesEsseintes 30 settembre 2017

      Scrivi al WM e chiedi di iscriverti al forum (se non hai già l'accesso) poi apri il thread (in tema con la torta e con il linguaggio, ovviamente).
      C'è il pulsante "nuova discussione"

      Quanto agli atteggiamenti paternalistici evidentemente ti sfugge il significato di frasi (tue) come

      "Con il dovuto rispetto"

      "Comunque non ti offendere ma..."

      Quello però non lo studi all'università, te lo spiegano papà e mamma.

      Se sei interessato a creare insieme un discorso a me va benissimo, parlo con chiunque abbia qualcosa da dire che, per favore, non sia il fatto di ripetere lezioncine a memoria.

      PS: sei nuovo qui, ma è "da qualche tempo" che "ogni tanto" scrivo che il potere si esercita impadronendosi del monopolio dei codici linguistici.
      Cioè Alpitour.

      Leggo adesso che mi hai scritto:

      -"Con dovuto rispetto" lo hai scritto anche tu

      Esatto, l'ho scritto perché lo leggessi anche tu riferito a te, nell'inutile tentativo che ti rendessi conto che è un linguaggio irritante.

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