Perché siamo diventati un popolo di tennisti, mentre il calcio italiano perde la faccia

Perché siamo diventati un popolo di tennisti, mentre il calcio italiano perde la faccia

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

Mentre scrivo, non so ancora quale sarà l'esito del big match al Roland Garros.

Sto aspettando l'inizio della finale del doppio femminile, Paolini Errani, che Dio ce le preservi.

E non posso fare a meno di pensare quale sarà la risposta del pubblico italiano, alle 14:30 di oggi pomeriggio, ora che è stato reso noto che la partita sarà trasmessa anche in chiaro. Potenza di Sinner, che ha la forza mediatica del grandissimo campione, che raccoglie le folle davanti al video.

Io ricordo bene la potenza dell'evento sportivo in TV, specie quando l'evento in questione era un mondiale di calcio. O le Olimpiadi, sopra tutti.

E sono abbastanza anziana da avere ben chiara nelle mia memoria dell'esplosione incontenibile della folla per le strade ai mondiali dell'82 (ricordo ancora a memoria la formazione dell'Italia di Bearzot), come anche le facce dei passeggeri francesi quel 9 luglio 2006, su un volo intercontinentale, quando io e i pochi italiani a bordo abbiamo intonato un clamoroso

po-popopopo-pooo

alla notizia del rigore segnato da Grosso, di grandissima soddisfazione italica sovrana.

Si, io ricordo molte cose, del nostro calcio nostrano. A parte la fede milanista, ricordo le grandi squadre e grandi protagonisti del nostro sport nazionale.

Soprattutto, ricordo cortili, prati, campetti ridondanti di ragazzini che giocavano a pallone. Dai più bravi ai più scarsi (quasi sempre in porta), e anche qualche rara ragazzina (io ero tra queste), che provava a cimentarsi. Insomma, ricordo la poesia, non dico del pallone di pezza, ma sicuramente degli spazi che diventavano, con molta fantasia, San Siro.

I genitori non c'erano: i papà ai lavoro, molte mamme a casa impegnate nelle faccende domestiche. Il calcio era una faccenda nostra, di noi ragazzini, e ce n'erano di veramente bravi, tanto che anche a scuola qualche solerte professore di ginnastica si accorgeva dei talenti, e li indirizzava verso qualche società sportiva.

Non era uno sport per ricchi, il calcio. Era uno sport per TUTTI, che rompeva barriere sociali e creava spirito di squadra.

Nessuna ambizione sfrenata, nessun desiderio di arricchimento facile, solo una enorme passione.

I cosiddetti vivai, le giovani leve crescevano in questi ambienti: inutile che vi ricordi i nomi che hanno fatto la Storia del nostro calcio. Ancora oggi girano video dei nostri avversari che parlano stupefatti della nostra difesa, il famoso "catenaccio", o dei nostri campioni, da Totti a Baggio, da Del Piero a Maldini, fino agli "eroi" della partita del secolo, Italia - Germania del 1970, con i commenti del Nando Martellini, che con Niccolò Carosio e Bruno Pizzul hanno segnato la memoria dei grandi eventi calcistici italiani.

Ecco, io non ho guardato la partita della Nazionale contro la Norvegia. Ho preferito Jannik Sinner.

Sono cinque anni che non seguo più l'Italia, dopo che abbiamo vinto gli Europei con Mancini in panchina, abbiamo perso sempre di più la forza, e i talenti.

Fino ad arrivare a oggi, in una desolazione senza fine. Squadre piene di stranieri, che giocano per soldi e non per passione, come anche un bel po' di giocatori italiani, mi pare, un sistema di ingaggio dei giovani talenti andato completamente distrutto.

Oggi, se chiedi a un bambino che sport vuole praticare, ti risponde

"Voglio giocare a tennis"

Sinner ha già stravinto, comunque vada oggi. Gravina e Spalletti hanno perso. Le nostre giovani generazioni non hanno visto la squadra italiana ai mondiali. La perdita della fascinazione del gioco del calcio è evidente: meglio il nuoto, la pallavolo, l'atletica leggera che genera leggende, letteralmente, o molti altri sport nei quali gli italiani stanno eccellendo.

E anche se i campioni del tennis guadagnano milioni, gli si riconosce la passione e la competitività, la forza individuale, la capacità di affrontare la sconfitta.

Nei giocatori di calcio di oggi in Italia, nulla di tutto questo. E un campione sportivo, deve generare ammirazione e rispetto, e voglia di emulazione nei giovani. Ma come possiamo pretendere che i nostri ragazzi abbiano voglia di emulare dei perdenti non solo nei fatti, ma anche negli atteggiamenti?

Non è bello da dire, ma è così: per recuperare il calcio, come metafora dell'antica società italiana, è necessario recuperarne i valori. La dirigenza che non è stata in grado di farlo, a partire dalle società giovanili, e forse è arrivato il momento di farsi da parte.

Anche la politica sente il problema:

Il Senato ha messo nero su bianco le proposte per provare a risanare il grande malato dello sport italiano, il calcio. Impianti in molti casi fatiscenti e, soprattutto, non di proprietà dei club di serie A da ristrutturare, investimenti pubblici e misure di attrazione di capitali privati, introduzione di sgravi fiscali in relazione a investimenti in infrastrutture sportive dedicate, in particolare, al settore giovanile, dilettantistico, amatoriale e femminile. (ilsole24ore.com)

In attesa di un cambiamento che è necessario, per recuperare lo sport del calcio che ha da sempre fatto parte della nostra cultura nazionale, ci "accontentiamo" della finale del Roland Garros di Sinner contro Alcaraz, 49 anni dopo la vittoria di Adriano Panatta nel 1976.

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

08.06.2025

Commenti (10)

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    1. filcon 9 giugno 2025

      Siamo diventati tutti tennisti. Oggi si parla solo di dritti, rovesci e match point come se fossimo cresciuti a pane e Roland Garros. Trent’anni fa eravamo sciatori provetti: tutti in pista con Tomba, anche se l’unica discesa reale era quella verso il bar del rifugio. Oggi, il tennis: sarà forse che il campione del momento vive nel Principato, dove l’aria è fina... e le tasse ancora di più? Magari ci piace proprio perchè riesce a fare quello che noi non possiamo, e non sto parlando di un 6-0, 6-0!!!
      Ma tranquilli, passerà anche questa.
      Il calcio italiano ha perso la faccia? Forse.
      Ma gli italiani, alla fine, tornano sempre all’amore eterno: il calcio.
      Altro che religione: il vero oppio dei popoli è il pallone. Basta una vittoria mondiale e accetteremmo una patrimoniale feroce col sorriso, magari cantando l’inno sul balcone mentre ci svuotano il conto.
      Le mode cambiano, gli idoli anche. Ma il calcio? Quello resta. Sempre lì, a ricordarci che in fondo ci basta un gol per dimenticare tutto il resto.

    1. ric 9 giugno 2025

      io al posto di SINNER parlerei esclusivamente in TEDESCO., se vi piace e' cosi' e se non vi piace e' cosi lo stesso .

    1. maghi 8 giugno 2025

      tutta fuffa capitalista per annebbiare menti e coscienze. Mio nonno, da grande tifoso della Fiorentina, mi portava in quei campi polverosi, sperando che entrassi a far parte di una squadra Juniores del paese, ma per fortuna non mi piacque. I miei amici, che hanno giocato lì e poi, i più bravi in prima squadra, hanno il cervello di un quattordicenne e hanno fatto una vita da menomati mentali. Lo sport fa male al cervello, sia che si pratichi, sia che si segua o peggio che ci si appassioni.

    2. ric 9 giugno 2025

      lo sport attuale ha nulla a che vedere quello della Magna Grecia dove il piu' bravo riceveva una corona di alloro..Qualsiasi sport ora rappresenta la negativita' di una sana partecipazione agli eventi che lo caratterizzano . Il TUTTO e' solo un veicolo pubblicitario d immagine per prodotti con i prezzi triplicati...a favore di una imprenditoria bastarda.

    3. Brule 9 giugno 2025

      A me affascina chi spinge i figli a giocare a calcio agonisticamente, con i bambini che in macchina sembrano dei deportati.
      Sono circa, boh non ricordo, mi sembra dai primi anni 2000, che vennero pubblicate le statistiche sull'incidenza di Alzheimer e Parkinson precoci negli ex sportivi agonisti, e ta-dah, c'era il calcio al primo posto a pari merito con il pugilato.
      In generale lo sport agonistico sta alla salute come Attila all'empatia.
      Comunque sono gusti. Tutti i miei amici appassionati di calcio, calcetto, sono piuttosto sedentari.
      Tifo di qui, legamenti di là, fegato grasso in arrivo sul binario 1.
      "Eh, non posso più correre/camminare/fare piegamenti sulle gambe...".
      E i neurologi lo dicono sempre che per prevenire la demenza senile un buon viatico è prendere 2-300 pallonate in testa.

    1. Martin 8 giugno 2025

      Peccato che Sinner è un sudtirolese di madre lingua tedesca da parte paterna e materna. I genitori al tempo scelsero il nome Jannik, di origine danese e tedesca, più chiaro di così....
      Difficile far finta di niente, ma pazienza

    1. gix 8 giugno 2025

      Cominciamo dalla fine: la proprietà degli stadi da parte delle società è un falso problema. In Italia si tratta soprattutto di speculazioni edilizie, non portano nessun vantaggio, almeno a breve termine, alla gestione sportiva e anzi, avere un partner per esempio come il Coni nella gestione degli impianti, o come i comuni stessi, può solo aiutare le società, soprattutto quelle minori, a stare dentro con i costi. I vantaggi sono solo per i grandi club e le loro proprietà che nella maggior parte dei casi nulla hanno a che vedere con lo sport. Per il resto faccio i complimenti alla Katia Migliore per la discreta conoscenza, soprattutto in quanto donna, del quadro generale. Forse si può aggiungere qualche considerazione. E' vero che il calcio era un potente strumento identitario e di partecipazione, e forse proprio per questo è stato smantellato il vecchio sistema. Posso assicurare, avendo vissuto personalmente l'epoca del calcio per tutti, che per esempio Roma, (ma penso qualsiasi città italiana), era piena di campi di calcio, più o meno polverosi e precari, dove carrettate di ragazzini si impegnavano in partite senza fine; è in questi campetti che giravano osservatori e procacciatori vari, intenti alla ricerca del campioncino. Oggi non esistono più questi piccoli ritrovi identitari, sostituiti da campi di calcetto e peggio ancora di padel, che di sicuro poco hanno a che vedere con lo spirito agonistico proiettato nel tempo, almeno come sogno di una carriera sportiva. Una volta il calcio aveva anche una sua sacralità, le partite tutte alla domenica, alle 15, in contemporanea, non certo la confusione snervante di oggi, che di sicuro non aiuta il coinvolgimento. Infine la causa forse principale del decadimento: le tv a pagamento. Quanti saranno gli abbonati alle varie piattaforme di abbonamento? 1/2 milioni? Sono niente rispetto alle decine di milioni di spettatori di qualche tempo fa. Semplicemente, oggi, il calcio non esiste più come fenomeno di massa. Tutto questo lo sanno benissimo i vari addetti ai lavori, presidenti, ecc e anche se volessero cambiare le cose ci vorrebbero anni per riparare lo sfascio che hanno assecondato. Ora però va citata una tendenza curiosa: gli americani si stanno comprando il calcio italiano. Già circa il 60%, delle squadre italiane, è in mano a soggetti finanziari americani, non solo grandi società calcistiche, ma ora anche alcune minori. Pare che addirittura gli americani vogliano attaccare la proprietà della Juventus, relegando gli Elkan, in minoranza. Chissà, magari gli americani hanno puntato sull'Italia come partner in europa e, per ricreare una dignitosa identità nazionale intendono ripartire proprio dal calcio, senza ovviamente rinunciare all'aspetto puramente utilitaristico.

    2. Marco Fontana 8 giugno 2025

      Ottime riflessioni, che condivido.
      Su questa mi sento di aggiungere qualcosa:

      "E’ vero che il calcio era un potente strumento identitario e di partecipazione, e forse proprio per questo è stato smantellato il vecchio sistema."

      La scelta di sostituire un vincente come Conte con un incredibile perdente come Ventura, ebbe come conseguenza l'esclusione dal mondiale di Russia, disertato anche dal padrone Usa per la solita ritorsione politica.
      Peccato che dopo, exploit dell'europeo a parte, la Nazionale abbia imboccato un declino davvero preoccupante, paradigma dell'Italia di oggi.

    1. Balabiott 8 giugno 2025

      Sinner è un peccatore?

    2. ric 9 giugno 2025

      si ! ha dato la mano al mattarello...e merita una punizione .-

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