FONTE: GEFIRA.ORG
La lotta catalana per l'indipendenza non sta avvenendo nel modo giusto.
Alcuni movimenti indipendentisti hanno avuto successo nella storia, altri no. Al momento sembra che il tentativo catalano sia destinato a fallire. Forse in futuro i catalani cambieranno strategia e raggiungeranno il proprio obiettivo, ma ad oggi il movimento sembra tanto rumore per nulla.
Abbiamo quindi esaminato ciò che ha funzionato in passato e ciò che al momento chiaramente non sta funzionando.
1. Un piano sbagliato sin dall'inizio
L'indipendenza catalana vuole sovranità da Madrid, solo per poi darla sùbito a Bruxelles. Se fosse avvenuta decenni fa, prima del trattato di Maastricht del '92, forse non avrebbe avuto importanza. Adesso, soprattutto dopo la Brexit, l'Unione Europea ha deciso di avanzare col progetto federalista, partendo probabilmente da un ministro finanziario dell'Eurozona, come proposto da Macron. Il piano di quest'ultimo include anche un bilancio della zona euro, ed è proprio qui che il piano catalano ha ancora meno senso: i catalani ce l'hanno con Madrid anche perché non vogliono che le proprie tasse finiscano al resto della Spagna. Piacerebbe loro se invece fossero dirette ad altre regioni europee, tramite il suddetto bilancio? Molti catalani non sopportano le "austerità" imposte da Madrid, ignorando che ad ordinarle è Bruxelles. Eppure vogliono scaricare Madrid a causa delle austerità per poi unirsi a Bruxelles.
Perché lasciare un sistema politico a causa del suo inquietante centralismo solo per poi seguirne uno ancor peggiore in tal senso?
L'Unione non gradisce i referendum, soprattutto perché tende ad essere dal lato perdente. Ha perso quelli sulla "Costituzione Europea" nel 2004 nei Paesi Bassi e in Francia. La Costituzione venne poi pragmaticamente inserita nel "Trattato di Lisbona" con una serie di cambiamenti formali, ma anche quella venne respinta in un referendum, dagli irlandesi. La governance europea questa volta è riuscita ad imporre che il referendum venisse abrogato, finalmente con successo.
Gli esempi più recenti hanno visto il referendum greco sull'austerità nell'estate del 2015, dove il popolo rifiutò la "Troika", solo per poi esser costretto ad un'umiliante resa; il referendum olandese sul trattato di associazione con l'Ucraina, che anch'esso ha visto respingere l'accordo; e la già citata Brexit. I risultati dell'UE nei referendum nella migliore delle ipotesi sono scarsi, quindi non sorprende che i suoi leader disprezzino la democrazia diretta. La Commissione Europea, tramite l'operato del suo presidente Juncker, ha infatti rifiutato di appoggiare il tentativo catalano (El Pais 2017-10-13), temendo un'apertura del vaso di Pandora ed un'ulteriore frammentazione politica, che permetterebbe a chiunque di lasciare volontariamente i sistemi politici (compresa l'UE). La Brexit è servita da lezione.
Se lasciasse andare la Catalogna, l'UE potrebbe incorrere in rischi inutili; e così la Spagna. Come abbiamo spiegato in precedenza, l'indipendenza catalana potrebbe scatenare una seconda crisi del debito nella zona euro.
I nazionalisti catalani hanno scelto di trascurare la natura dell'attuale Unione Europea, centralista, pro-austerità ed anti-democrazia diretta. Un po' troppe cose ignorate.
2. Leadership inconcludente.
L'ora ex presidente catalano Puigdemont è un campione di opportunità mancate. Se mai ci fosse stata una chance di aver successo, quella era immediatamente dopo il referendum, indipendentemente dalla sua credibilità democratica, quando il morale era alto e c'era uno slancio di sostegno politico. Puigdemont si è tirato indietro. Il suo primo discorso dopo il referendum ha lasciato molti sostenitori confusi. Ha poi firmato una dichiarazione di indipendenza, per poi sospenderla poco dopo.
Immaginate i Padri Fondatori degli Stati Uniti fare lo stesso? O quelli greci dopo la guerra contro l'Impero Ottomano?
Quando Puigdemont ha finalmente deciso di andare avanti, era già troppo tardi. Aveva perso il suo appuntamento con la storia. Potrebbe non essercene un altro.
3. Società senza armi.
I sostenitori americani del Secondo Emendamento ameranno questa parte. Non è necessariamente un endorsement, ma un'osservazione storica. Questi dicono di voler combattere contro il centralismo, proprio come i loro antenati fecero contro il Re d'Inghilterra. I catalani vogliono combattere contro il centralismo castigliano ed il re di Spagna (la Catalogna indipendente diverrebbe una repubblica).
L'ironia è che una parte considerevole dei nazionalisti catalani, all'interno del parlamento catalano, sono progressisti di centro-sinistra. Ci chiediamo quindi se i progressisti catalani ora pensino che il Secondo Emendamento americano sia ancora una "reliquia del passato" ed allo stesso modo rifiutino la necessità di una "milizia ben regolata" contro un governo oppressivo, come fanno i progressisti americani.
Guardando ai precedenti storici, perché i francesi ancora festeggiano la "Giornata della Bastiglia" come simbolo della propria rivoluzione? La fortezza non era solo una prigione, ma anche un arsenale.
Alla Catalogna manca anche un proprio esercito, pur potendo contare su una propria forza di polizia, la "Mossos d'Esquadra". Non abbastanza però per impedire alle forze spagnole di riprendere con facilità il controllo della situazione.
4. Mancanza di riconoscimento internazionale e sostegno dall'estero.
Ancora una volta guardiamo agli esempi del passato: i francesi combatterono coi rivoluzionari americani contro gli inglesi; inglesi e russi coi greci nel 1821. Esempio più recente, gli USA sostennero Slovenia, Bosnia, Croazia, Kosovo e Montenegro nelle varie divisioni della Jugoslavia dominata dalla Serbia. Analogamente, gli Stati Uniti sostengono i curdi in Siria, mentre i russi hanno sostenuto i cittadini della Crimea nella loro secessione dall'Ucraina.
Nessuno ha sostenuto la Catalogna. Nessuno finora ha riconosciuto la sua indipendenza. Il sostegno straniero di solito viene da poteri interessati a destabilizzare il paese che si trova di fronte ad un movimento secessionista. Nessuno sembra interessato a destabilizzare la Spagna in questo momento.
Il sostegno estero spesso fornisce armi agli insorti per riuscire a rovesciare gli oppressori; dovesse iniziare una guerra civile in Catalogna e dovesse una potenza straniera cominciare a dare armamenti ai ribelli catalani, il governo spagnolo potrebbe essere costretto o a lasciar andare la regione o a combattere una guerra estremamente costosa. Non siamo tuttavia ancora giunti a questo punto.
I catalani hanno riposto la propria fede nell'UE, commettendo un grosso errore.
5. La generazione "snowflake".
Le manifestazioni di massa che agitano bandiere possono essere galvanizzanti. Possono anche essere difficili da controllare una volta in movimento. Non tutte le folle però sono uguali. Agitare bandiere non ti dà l'indipendenza. E neanche dichiararti unilateralmente indipendente. Una conditio sine qua non per un aspirante stato sovrano è la capacità di controllare e difendere il proprio territorio. La Catalogna non sembra essere in grado di farlo.
Quando si guarda alla folla dei nazionalisti catalani, ci sono parecchi giovani. Nessuno di loro ha tuttavia fatto alcun servizio militare. Questo è un problema comune nell'Europa occidentale. L'ultima generazione che ha combattuto una guerra, la Seconda Guerra Mondiale, è morta o vecchia. Da allora, il servizio militare è stato progressivamente abolito. Le nuove generazioni non sanno combattere.
Non sembrano neanche sapere cosa stiano facendo. La Costituzione spagnola vieta la secessione, per cui l'indipendenza catalana è una ribellione contro l'ordine costituzionale, e come tale viene trattata dal governo spagnolo: trattasi di rivoluzione. Quando la polizia spagnola ha reagito contro il referendum, i nazionalisti catalani hanno espresso il proprio sdegno sui social, contro una "Spagna fascista". Il disprezzo sembrava essere condiviso da molti occidentali. Tuttavia, in ogni altra parte del mondo, ed in qualsiasi altro momento della storia, eventi di questo tipo di solito lasciano dei màrtiri, indipendentemente dal "fascismo".
Dicendo questo non stiamo incitando alla violenza, facciamo semplicemente un'osservazione storica.
Sembra che il grande piano dei nazionalisti catalani per l'indipendenza sia "fatevi da parte mentre faccio la rivoluzione, altrimenti vi insulterò. Su Twitter. E forse farò un video su Youtube e lo condividerò coi miei amici su Facebook". Fine.
Mentre i curdi stanno combattendo i terroristi islamici e brandendo AK-47 in Siria, i catalani stanno brandendo i propri iPhone. I primi stanno combattendo per l'indipendenza, i secondi sembrano che stiano partecipando ad un concerto pop.
I catalani si sono affidati troppo allo sdegno sui social per sostenere la loro causa, solo per scoprire che dopo pochi giorni la gente torna alla propria vita e perde interesse. Nessuno ha alzato un dito in favore della Catalogna. Neanche i catalani stessi. Forse perché la regione, nonostante alcuni problemi, è ancora ricca, per cui una guerra civile causerebbe perdite materiali più di quanto i catalani siano pronti a sopportare per il premio dell'indipendenza. Non è così che si fanno le rivoluzioni.
Fonte: https://gefira.org
Link : https://gefira.org/en/2017/11/02/why-the-catalan-independence-movement-is-failing/
2.11.2017
Traduzione di HMG
Giulio Larosa 7 novembre 2017
l' articolo lo condivido in pieno, pero' secondo me si deve aggiungere questo: perche' rischiare tanto? Fare una rivoluzione, rischiare l'arresto, il posto di lavoro, una mano, un occhio.... per che cosa? Per fare una secessione che creerebbe una nazione uguale a quella che c'e' ora ma piu' piccola? Si, certo, si terrebbero le loro tasse ma non e' che sono alla fame o alla miseria per cui anche tenendosi quelle tasse cosa cambierebbe? In sostanza quasi niente, si vive gia' sin troppo bene in catalogna. Io sono un separatista (Duesicilie) ma non mi bastano nuovi/antichi confini e una bandiera da agitare e non mi interessa se mi rtitrovero' piu' ricco o piu' povero almeno in un primo tempo. La secessione deve avere un progetto di societa' diversa, deve essere un territorio dove esercitare una sovranita' forte per cambiare le cose in profondita' per realizzare almeno li' un mondo migliore e piu' giusto magari anche piu' povero ma piu' giusto. Allora si, si puo' fare, altrimenti, se dopo le marcette, la cagnara in piazza non ti danno niente, tanto vale tornare a casa o, come usano i GGGiovani specie catalani, tornare al pub a fracicarsi di alcool e spinelli.
Primadellesabbie 7 novembre 2017
Se tu ti prendessi la briga di sapere quello che la Catalogna ha subito da Madrid fino a dopo la morte di Franco, scopriresti che togliersi dalle palle i castigliani é e rimarrà un obbiettivo più che appagante.
Quanto ai catalani che si oppongono alla secessione...hanno i loro buoni motivi ('capito mi hai?').
Ste_Fano 7 novembre 2017
Scusa eh, ma non mi risulta che durante il periodo franchista la Catalogna abbia subito qualcosa che le altre parti della Spagna non abbiano subito :-)
Holodoc 7 novembre 2017
Secondo te i catalani dovrebbero ribellarsi ora ad una oppressione che non c'è più? E poi, Anche raggiunta l'indipendenza, come si libererebbero dei brutti cattivoni castigliani residenti da loro? Con la pulizia etnica?
Holodoc 7 novembre 2017
Esatto, anche per gli andalusi brucia il ricordo della dittatura, tanto che ancora dà loro fastidio vedere qualcuno con addosso un braccialetto o un cappellino coi colori giallo e rosso della bandiera spagnola.
Primadellesabbie 7 novembre 2017
Ti risulta male.
Primadellesabbie 7 novembre 2017
Ho fatto presente una ragione.
Venivano loro tolti i figli appena nati senza farglieli vedere con la complicità delle suore, dicendo loro che erano nati morti, per evitare che fossero educati dai comunisti. - http://news.bbc.co.uk/today/hi/today/newsid_9618000/9618245.stm
Non sono catalano e le tue domande rivolgile a chi credi spetti di rispondere.
giulio pelernei 7 novembre 2017
È il paradigma della ribellione contro l'oppressione che è sbagliato.
Più giusto dire è che la reazione pacifica alla frustrazione di dialogare per 5 anni con un sordo che dice di difendere l'impero della legge quando la sua organizzazione è investigata per 60 casi di corruzione e malversazione.
Anche la citazione sull'Ucraina è poco logica: se A ha fatto X, B farà X solo se A è quasi uguale a B.
Dunque, i catalani assomigliano agli ucraini.
Ma tutti sanno che è falso.
DesEsseintes 7 novembre 2017
Sono favorevole all'indipendenza se la vuole la maggioranza del popolo catalano, cosa di cui però non sono del tutto sicuro.
Comunque questa è la mappa delle fosse comuni della guerra civile spagnola.
Notare la concentrazione in Andalusia
https://es.m.wikipedia.org/wiki/Represi%C3%B3n_franquista#/media/Archivo%3AMapadefosas-mjusticia-es.jpg
Per quanto riguarda i bambini rapiti dal franquismo (ninos robados) da quello che so è stato un fenomeno che ha riguardato tutta la Spagna e non solo la Catalogna.
DesEsseintes 7 novembre 2017
Qui le cifre regione per regione dei desaparecidos del franquismo
https://es.m.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos_del_franquismo#Cifras_de_desaparecidos_del_franquismo
Ste_Fano 7 novembre 2017
Grazie per il link DesEsseintes, certo che Franco gli andalusi li aveva proprio in odio a giudicare dalle cifre...
Holodoc 7 novembre 2017
Capisco, ma insisto a dire quello che dico da quando è iniziata sta faccenda dell'indipendenza catalana: perché non l'hanno chiesta quando è caduto il regime di Franco???
Forse allora i fascisti e lo Stato di Madrid facevano ancora paura, mentre adesso i primi non ci sono più e il secondo è stato indebolito dall'austerità e dal liberismo della EU.
Quindi, insisto, probabilmente la battaglia per l'indipendenza adesso ha un costo troppo alto per i benefici (solo di principio) che ne scaturirebbero.
Holodoc 7 novembre 2017
Sei tu che sostieni che la maggior parte dei catalani abbiano un odio etnico verso i castigliani, non io.
Holodoc 7 novembre 2017
Ho amici in Andalusia e mi hanno raccontato della strenua resistenza opposta al franchismo nella loro terra.
Mi è stato anche raccontato che Cadice non si è mai arresa e che pur assediata non ha mai ceduto al governo franchista (non ho però trovato alcun riscontro di questo fatto su Internet).
Primadellesabbie 7 novembre 2017
Scusami ma quelli che fanno domande su domande non li capisco, o meglio li capisco.
Le cose anche maturano e succedono per apporti e congiunzioni che si possono spiegare in parte studiando, dopo.
Se si vuole che tutto rientri in certi schemi che si siamo costruiti, c'é qualcosa che non va nel nostro modo di pensare, e se uno rispondesse a queste domande, per me lo metterei tra gli ultra inaffidabili.
giulio pelernei 7 novembre 2017
Ma i catalani parlano una lingua diversa che è molto più simile all'italiano, al portoghese e al francese che al castellano-spagnolo.
Credimi, questo dettaglio fa una grande differenza.
Tant'è che uno dei fronti più caldi con Madrid è proprio quello dell'immersione linguistica. Sono anni, infatti, che il PP vorrebbe cambiare i programmi educativi in Catalunya per aumentare il numero di ore d'insegnamento di castellano negli istituti di primaria e secondaria.
giulio pelernei 7 novembre 2017
Il senno di poi è una scienza esatta.
Holodoc 7 novembre 2017
Beh, se la maggioranza dei catalani vuole che continui ad essere usato il catalano come lingua ufficiale non credo che sparirà dell'insegnamento.
La domanda semmai è: non è che per caso, a causa di migrazioni dalle altre regioni spagnole o da nazioni "spagnofone", l'uso del catalano da parte dei residenti in Catalogna stia diminuendo???
Perché se così fosse, allora sarebbe DEMOCRATICAMENTE giusto che il castigliano venga sempre più usato!
Io ho un'amica della provincia di Vicenza che mi racconta che lei non usa mai l'italiano nella vita quotidiana, neanche con le colleghe
insegnanti. Lo usa solamente quando deve fare lezione agli alunni.
Quindi i catalani si devono ritenere fortunati per la loro attuale autonomia, che la maggior parte degli italiani si sogna! Infatti nelle nostre scuole pubbliche, a parte casi particolarissimi, si insegna da 150 anni SOLO l'italiano anche in aree dove il dialetto è ancora molto usato.
P.S.: Hai ragione, non eri tu a dire che i catalani odiano i castigliani... con tutti i commenti intrecciati mi sa che ti ho confuso con qualcun altro ;)
Primadellesabbie 7 novembre 2017
Dai un'occhiata alla storia dell'italianizzazione della cosiddetta Provincia di Lubiana, e del divieto di parlare lo sloveno, la lingua locale, assieme al programma, ovvio, di farci andare ad abitare quanti più italiani possibile.
Democraticamente eh!
giulio pelernei 7 novembre 2017
Nei programmi settimanali le ore dedicate al castigliano sono 2 contro le 3 riservate al catalano.
Questi dati indicano che l'accusa di addottrinamento è un falso problema poiché un'ora in più alla settimana non può creare l'addottrinamento.
L'obiezione che il governo centrale muove ai responsabili all'educazione del governo catalano è che tutte le lezioni vengono però fatte in catalano.
Questo è vero, tuttavia esiste uno studio che dimostra che livello di conoscenza del castigliano degli alunni catalani è superiore a diverse comunità dove si studia solo il castigliano.
http://www.lavanguardia.com/politica/20110906/54211211077/el-nivel-de-castellano-de-los-alumnos-de-catalunya-esta-en-la-media-del-resto-de-las-comunidades.html
Dunque, o in quelle comunità i professori sono mediocri oppure il problema della conoscenza di una lingua dipende anche da altri parametri diversi dal numero di ore settimanali dedicati ad essa.