Alastair Crooke
strategic-culture.su
La storia, sia sull'Ucraina che sull'Iran, è che il Presidente Trump vuole un "accordo" - ed entrambi gli accordi sono fattibili - ma sembra comunque essersi intrappolato da solo. Trump presenta la sua amministrazione come qualcosa di più rude, più cattivo e molto meno sentimentale. A quanto pare, aspira a emergere anche come qualcosa di più centralizzato, coercitivo e radicale.
In politica interna, questa categorizzazione dell'ethos trumpiano può essere in parte vera. In politica estera, invece, Trump è tergiversante. Il motivo non è chiaro, ma il fatto che lo sia offusca le sue prospettive nelle tre aree vitali per la sua aspirazione "pacificatrice": Ucraina, Iran e Gaza.
Anche se è vero che il vero mandato di Trump deriva dal dilagante malcontento economico e sociale, piuttosto che dalle sue pretese di essere un pacificatore, i due obiettivi chiave della politica estera rimangono importanti per mantenere lo slancio in avanti.
Una possibile risposta è che nei negoziati esteri il Presidente ha bisogno di una squadra solida ed esperta che lo sostenga. E lui non ce l'ha.
Prima che Witkoff, il suo inviato, parlasse con il Presidente Putin, il Generale Kellogg, a quanto pare, aveva presentato a Trump una proposta di armistizio di tipo Versailles: una visione della Russia alle corde (il piano infatti era formulato in termini più adatti ad una capitolazione russa). La proposta di Kellogg implicava anche che Trump avrebbe fatto un "grande favore" a Putin, offrendo a quest'ultimo la possibilità di togliersi dai pasticci in Ucraina. E questa era stata esattamente la linea adottata da Trump a gennaio.
Dopo aver dichiarato che la Russia aveva perso un milione di uomini in guerra, Trump aveva poi affermato che "non facendo un accordo Putin sta distruggendo la Russia". Aveva inoltre affermato che l'economia russa era "in rovina" e, soprattutto, aveva detto che avrebbe preso in considerazione la possibilità di sanzionare o imporre tariffe alla Russia. In un successivo post su Truth Social aveva scritto:
"Farò un FAVORE molto grande alla Russia - la cui economia sta fallendo - e al Presidente Putin".
Il Presidente - debitamente informato dal suo team - potrebbe aver immaginato di offrire a Putin un cessate il fuoco unilaterale e che, detto fatto, avrebbe ottenuto un rapido accordo.
Tutte le premesse su cui si basava il piano Kellogg (vulnerabilità della Russia alle sanzioni, enormi perdite di uomini e una guerra in stallo) erano false. Nessuno del team di Trump aveva fatto una analisi accurata della strategia di Kellogg? Sembra che (pigramente) sia stato preso come modello la guerra di Corea, senza considerare se fosse appropriato o meno.
Nel caso della Corea, il cessate il fuoco lungo la linea di contatto aveva preceduto le considerazioni politiche, che erano arrivate solo in seguito. E che rimangono in discussione - e irrisolte - ancora oggi.
Formulando richieste premature di un cessate il fuoco immediato durante i colloqui con i funzionari russi a Riyad, Trump aveva invitato al rifiuto. In primo luogo, perché il Team Trump non aveva un piano concreto per l'attuazione di un cessate il fuoco, presumendo piuttosto che tutti i dettagli potessero essere risolti a posteriori. In breve, il piano era stato presentato a Trump come una "vittoria rapida".
Solo che non lo era.
L'esito era già deciso in anticipo: il cessate il fuoco era stato rifiutato. Questo non avrebbe dovuto succedere, se il personale avesse lavorato in modo competente. Nessuno della squadra di Trump aveva prestato attenzione il 14 giugno dello scorso anno, quando Putin aveva illustrato molto chiaramente al Ministero degli Affari Esteri la posizione russa su un cessate il fuoco? Posizione che da allora è stata ripetuta regolarmente. A quanto pare no.
Eppure, quando l'inviato di Trump, Witkoff, era tornato da un lungo incontro con il Presidente Putin per riferire la spiegazione personale e dettagliata di quest'ultimo sul perché un quadro politico deve precedere qualsiasi cessate il fuoco (a differenza della Corea), il resoconto di Witkoff era stato accolto dal generale Kellogg con una risposta secca: "gli ucraini non sarebbero mai d'accordo".
Fine della discussione, a quanto pare. Nessuna decisione presa.
Altri viaggi a Mosca non hanno modificato la situazione di base. Mosca attende la prova che Trump sia in grado di consolidare la sua posizione e di prendere in mano la situazione. In attesa di questo, Mosca rimane pronta a facilitare un "riavvicinamento delle posizioni" ma non approverà un cessate il fuoco unilaterale. (E nemmeno Zelensky).
L'enigma è perché Trump non taglia i flussi di armi e di intelligence degli Stati Uniti a Kiev e non dice agli europei di togliersi dai piedi? Kiev ha una qualche forma di potere di veto? Il Team Trump non capisce che gli europei sperano semplicemente di mettere i bastoni tra le ruote all'obiettivo di Trump di normalizzare le relazioni con la Russia? Sono obbligati farlo.
Sembra che il "dibattito" (se così si può chiamare) all'interno del Team Trump abbia in gran parte escluso i fattori della vita reale. Si svolge ad un livello normativo elevato, dove alcuni fatti e verità sono semplicemente assunti.
Forse ha pesato molto il fenomeno dei costi sommersi: più a lungo si continua con una linea d'azione (per quanto stupida), meno si è disposti a cambiarla. Cambiare verrebbe interpretato come il riconoscimento di un errore - e riconoscere un errore è il primo passo per perdere il potere.
E c'è un parallelo con i colloqui con l'Iran.
Trump ha un piano per negoziare con l'Iran un accordo che impedisca al Paese di avere armi nucleari – anche se questo obiettivo è praticamente una tautologia, dato che, secondo l'intelligence americana, l'Iran attualmente non possiede armi nucleari.
Come si fa a impedire qualcosa che non sta accadendo? Beh, un "intento" è un concetto estremamente difficile da circoscrivere. Il team torna alle basi, alla ferma dottrina originale dell'Organizzazione Rand, secondo cui non esistono differenze qualitative tra l'arricchimento dell'uranio per uso civile e quello legato alle armi. Quindi non dovrebbe essere permesso alcun arricchimento.
Solo che l'Iran arricchisce già l’uranio - grazie alla concessione di Obama nell'ambito del JCPOA, che lo aveva permesso, con delle limitazioni.
Sono molte le idee che circolano su come far quadrare il cerchio: il rifiuto dell'Iran di rinunciare all'arricchimento contro il diktat di Trump di "non sviluppare capacità belliche". Nessuna di queste idee è nuova: importare in Iran materie prime arricchite, esportare in Russia l'uranio iraniano altamente arricchito (cosa già fatta nell'ambito del JCPOA) e far sì che la Russia fornisca all’Iran la possibilità di utilizzare l’energia nucleare per alimentare la sua industria. Il problema è che la Russia lo sta già facendo. Ha un impianto funzionante e un altro in costruzione.
Naturalmente anche Israele ha le sue proposte: eliminare tutti i centri iraniani di arricchimento e le capacità missilistiche del Paese.
Solo che l'Iran non accetterà mai.
Quindi, la scelta è tra un sistema potenziato di ispezione e sorveglianza tecnica nel quadro di un accordo simile al JCPOA (che non renderà felice né Israele né la leadership istituzionale pro-Israele). Oppure un'azione militare.
Il che ci riporta alla squadra di Trump e alle divisioni interne al Pentagono.
Pete Hegseth ha inviato il seguente messaggio all'Iran, pubblicato sul suo account sui social media:
"Vediamo il vostro sostegno LETALE agli Houthi. Sappiamo esattamente cosa state facendo. Sapete bene di cosa è capace l'esercito americano - e siete stati avvertiti. Ne pagherete le CONSEGUENZE nel momento e nel luogo che sceglieremo".
Chiaramente, Hegseth è frustrato. Come ha fatto notare Larry Johnson:
"Il Team Trump ha lavorato sotto [un'altra] falsa ipotesi: la squadra di Biden non aveva fatto un serio sforzo per distruggere l'arsenale di missili e droni degli Houthi. I trumpiani credevano di poter bombardare gli Houthi fino a sottometterli. Invece, gli Stati Uniti stanno dimostrando a tutti i Paesi della regione i limiti della loro potenza navale e aerea... Nonostante le oltre 600 missioni di bombardamento, gli Houthi continuano a lanciare missili e droni contro le navi statunitensi nel Mar Rosso e contro obiettivi all'interno di Israele".
Quindi, il Team Trump si è tuffato prima in un conflitto (Yemen) e poi in un complesso negoziato con l'Iran, ancora una volta apparentemente senza aver fatto i compiti a casa sullo Yemen. Si tratta ancora una volta di conformismo di gruppo:
"In una situazione di incertezza come quella attuale, la solidarietà viene vista come fine a se stessa e nessuno vuole essere accusato di 'indebolire l'Occidente' o di 'rafforzare l'Iran'. Se si deve sbagliare, meglio farlo in compagnia del maggior numero di persone possibile".
Israele lascerà correre? Sta lavorando sodo con il generale Kurilla (il generale americano al comando del CENTCOM) nel bunker del Dipartimento della Difesa israeliano, preparando piani per un attacco congiunto all'Iran. Israele sembra molto interessato al suo lavoro.
Tuttavia, l'ostacolo fondamentale al raggiungimento di un accordo con l'Iran è molto più complesso - in quanto, come attualmente interpretato, l'approccio statunitense ai negoziati infrange tutte le regole su come dovrebbe essere avviato un trattato di limitazione delle armi.
Da un lato, c'è Israele con una triade di sistemi di armi nucleari e relativa capacità di consegna: sottomarini, aerei e missili. Israele ha anche minacciato l'uso di armi nucleari - recentemente a Gaza e, in precedenza, durante la Prima Guerra del Golfo, in Iraq, in risposta agli attacchi missilistici degli Scud di Saddam Hussein.
Il principio mancante in questo caso è un minimo di reciprocità. Sembra che sia l'Iran a minacciare Israele – ma è Israele che minaccia regolarmente l'Iran. E Israele, ovviamente, vuole che l'Iran sia neutralizzato e disarmato e insiste per non essere toccato (niente TNP, niente ispezioni AIEA, niente riconoscimento).
I trattati di limitazione degli armamenti avviati da JF Kennedy con Khruschev erano derivati dal successo del negoziato reciproco in base al quale gli Stati Uniti avevano ritirato i loro missili dalla Turchia prima che la Russia rimuovesse i propri missili da Cuba.
Deve essere chiaro a Trump e Witkoff che una proposta per l'Iran così sbilenca come la loro non ha alcuna relazione con le realtà geopolitiche - ed è quindi probabile che fallisca (prima o poi). Il Team Trump si sta infilando in un vicolo cieco e l’unica uscita sarà intraprendere un'azione militare contro l'Iran - che poi sarà tutta sulle loro spalle.
Trump non lo vuole; l'Iran non lo vuole. Quindi, si è riflettuto adeguatamente su tutto questo? L'esperienza dello Yemen è stata presa pienamente in considerazione? Il team di Trump ha ipotizzato una qualche via d'uscita?
Una via d'uscita creativa dal dilemma - e che potrebbe avere almeno la parvenza di un classico trattato di limitazione degli armamenti - sarebbe per Trump quella di far passare l'idea che sia giunto il momento per Israele di entrare nel TNP e di far ispezionare le sue armi dall'AIEA.
Trump lo farà? No.
E allora diventa ovvio il perché.
Questa trasformazione dell'America da parte di Trump doveva essere ricostruita come America First.
Alastair Crooke
Fonte: strategic-culture.su
Link: https://strategic-culture.su/news/2025/05/05/why-doesnt-deal-maker-close-deal/
05.05.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente. In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.
Akritis 7 maggio 2025
Meglio confidare in Dio....in Italia si dimentica che il "fattore " Papa vale o valeva in ambito "ferenghi " cioè Franco (europeo occidentale) fuori vale tanto quanto il Dalai Lama da noi...
Poi quale Papa ? La Cristianità riconosce due Sedi Papali..Alessandria in Egitto e Roma.
Battuta: quelli di Alessandria (greco e copto) non contano più nulla immersi come sono in un mare di mussulmani
maghi 7 maggio 2025
tra poco toccherà anche al papa di Roma essere immerso in un mare di musulmani.