Per una Scienza al servizio dell’uomo o sarà schiavitù

Il mito di Icaro e ciò che abbiamo da imparare per essere liberi.

Per una Scienza al servizio dell'uomo o sarà schiavitù
Il fondatore di Facebook Mark Zuckenberg

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

I progressi scientifici sono il motore dello sviluppo sociale ed economico. Per sviluppo non si intende però quello monetario, ma le aumentate capacità umane e quanto si può realizzare in termini di salute, standard di vita, accesso ai servizi, rispetto sociale e svago. Se si usano questo parametri per misurare lo sviluppo in varie parti del mondo, si vedono grosse differenze. Mentre nei paesi occidentali lo sviluppo umano è notevole, in oriente, nel Sud del mondo e in Africa, la situazione è a un significativo minor livello.

Quale sia la ragione è indicata da uno storico di Stanford, Ian Morris, che spiega che il diverso sviluppo sociale dipende fondamentalmente dall'uso dell'energia (o, come dice lui, dall'energia catturata). In effetti se si guardano i grafici si vede che l'energia catturata nel mondo occidentale è superiore di ben più del doppio di quella utilizzata nell’oriente del mondo.

In realtà, non è solo l'energia il motore allo sviluppo ma ci sono anche altri fattori: l'organizzazione, le capacità militari e le tecnologie dell'informazione. La mia formazione scientifica mi spinge ad affermare che subito dopo l'energia le discipline elettriche ed elettroniche sono quelle che fanno la differenza. Poi viene l'organizzazione e infine l'animosità guerriera. È comunque vero che, dato che l'energia è indispensabile per il suo egemonico dominio, ci sono guerre e conflitti in giro per il mondo. Solo dove c'è un'importante disponibilità di fonti energetiche ci sono ostilità. Le fonti alternative, sole e vento, non creano guerra dato che sono solo un costoso palliativo.

Le discipline elettriche ed elettroniche sono importanti, ma si deve precisare meglio. Ora si parla tanto di digitalizzazione; gli incapaci (ad essere gentili) dell'Unione Europea hanno programmato spese (e sprechi) enormi per la trasformazione digitale dell'Europa, senza pensare che la digitalizzazione comporta un uso enorme di energia, molto più di quello che si pensa di risparmiare. Invece, ci si dovrebbe impegnare nell'uso ottimale dell'energia con una ridotta enfasi sulle comunicazioni e sulle prestazioni "fantasmagoriche" di dispositivi e sistemi elettronici.

L'energia per l'Europa diventerà sempre più onerosa, anche perché l'est e il sud del mondo richiederanno e useranno una quantità crescente di energia per quello sviluppo che è stato per troppo tempo loro negato. La carenza di energia sarà, allora, a mio avviso, la causa principale (assieme alla sudditanza politica) del declino del vecchio continente.

Le discipline elettroniche e informatiche sono l'essenza della società della conoscenza, che è la trasformazione della società industriale dall'uso delle braccia all'uso del cervello. L'invenzione delle macchine, prima funzionanti a vapore, poi azionate da idrocarburi, ha diminuito l'importanza del lavoro delle braccia e, più recentemente, gli avanzamenti dell'era dell'informazione hanno fatto la differenza.

La società della conoscenza ha bisogno di lavoratori della conoscenza che, penso, si dividono in quattro categorie. Gli utilizzatori della conoscenza, i trasformatori della conoscenza da tacita a esplicita, i divulgatori della conoscenza e i creatori della conoscenza.

Queste quattro categorie sono essenziali per la produzione di idee, la loro diffusione e la loro efficace trasformazione in prodotti avanzati. Il tutto richiederebbe un diverso e più efficace sistema educativo che, purtroppo, si scontra con la "modernità". I nuovi prodotti di alta tecnologia (i telefonini in primis) sono troppe facili da usare. Ci sono manuali di istruzione ma non vengono nemmeno guardati.

Un giovane utilizzatore accende il dispositivo e dopo un po' "di prova e vedi cosa succede" lo usa quasi istantaneamente. Questo accade perché la facilità d'uso annulla la curiosità di saper perché e come l'oggetto funziona. Mentre una volta i giovani volevano sapere cosa c'era dentro, ora hanno solo la smania del risultato che arriva velocissimamente. La risposta immediata dei sistemi non lascia il tempo di chiedersi perché e, in definitiva, favorisce l'ignoranza tecnico-scientifica.

Diverso era l'inizio dell'era della conoscenza. Allora i calcolatori avevano interfacce lente, si usavano schede perforate per inserire i dati e i risultati erano stampati su fogli di carta continua. C'era allora il tempo per immaginare il risultato futuro e meditare sugli errori eventualmente commessi. La differenza la fa l'uso delle dita. All'inizio c'era un uso ridotto delle dita, oggi invece l'uso delle dita (in genere solo i due pollici per i giovani tecnologizzati) è frenetico.

Nel passato le persone danarose e i grandi manager facevano usare le dita alle dattilografe, che le usavano tutte dieci con estrema abilità e senza errori. Invece, fare un errore era, per i ricercatori di allora, una cosa comune. Sbagliare era fonte di frustrazione e, cosa strana, lo sbaglio e la frustrazione sono il carburante della creatività.

Gli psicologi dividono il processo creativo in cinque fasi: la prima è la preparazione, che vuol dire avere le conoscenze di base. Nella stessa fase c'è anche la formulazione del problema e il primo scontro con una sua "impossibile" soluzione. La seconda fase è la frustrazione per non essere in grado di trovare la risposta e, come conseguenza, c'è l'abbandono il quale, in realtà, è l'incubazione del problema. Lo si abbandona coscientemente ma questo rimane nel cervello e subisce un processo di "decantazione" e di elaborazione nascosta. La terza fase è l'ispirazione: quella lampadina che si accende in modo inaspettato e che mostra quello che non si vedeva prima. Si pensa: Ma è una stupidaggine: perché non l'ho mai pensata prima? Le due fasi che seguono sono ingegneristiche: verifica e realizzazione.

A monte di tutto c'è la curiosità, quella cosa che anticipa la creatività. La curiosità è tipica dei bambini che, come noto, creano cose reali e fantastiche nei loro giochi. Questa cosa era ben presente a Steve Jobs, fondatore di Apple. Qualche tempo prima di morire, fece un discorso alle lauree di Stanford e terminò con l'incoraggiamento "Stay hungry, stay foolish" (tradotto letteralmente "siate affamati, siate folli") ma, in pratica, "Siate curiosi, siate creativi".

Io, molto più banalmente, ho sempre incitato i miei studenti a usare il cervello e non le dita.

Le condizioni sopra descritte non ci sono più o quasi, dato che la velocità delle macchine è di gran lunga superiore a quella del cervello. Il cervello viene per questo eluso da una immediata soluzione, di certo ordinaria o anche banale.

Il cervello è invece immensamente superiore di qualsiasi macchina in "intelligenza". Purtroppo, anche per motivi di consueto business, si vuole attribuire alle macchine "intelligenza".

Si deve allora chiarire che per la quasi totalità delle applicazioni, l'uso della definizione "intelligenza artificiale" è uno specchietto per le allodole, dato che la vera "intelligenza" manca. Se si ascolta quello che dice, tra gli altri, IBM (una parte in causa del business), si sentono definizioni che arrivano a superare l'intelligenza umana.

Le definizioni partono da intelligenza debole, che è quella che fornisce risposte scontate o che svolge funzioni banali, per arrivare alla intelligenza forte o super-intelligenza che (ridete) ha come unico esempio il supereroe di Odissea nello Spazio 2001. L'intelligenza artificiale è, comunque, una nuova etichetta di qualcosa studiato da molti anni: le reti neuronali. Queste combinano molti segnali in ingresso che vengono pesati in modo opportuno. Dopo una serie di passaggi si produce una risposta. I vari pesi vengono raffinati in una fase di "apprendimento".

La potenza di calcolo dei nuovissimi microprocessori consente di moltiplicare per un numero grandissimo le operazioni di base per ottenere un risultato "ragionevole". Si deve però dire che il consumo di potenza per "istruire" i sistemi "intelligenti ", non è una bazzecola. Per il rinomato chatGTP-4, che è una specie di pappagallo "intelligente", si è calcolato che la potenza usata per istruirlo è tra i 51 e i 61 milioni di KWh (kilowattora). Si deve anche mettere in conto l'energia richiesta per le risposte, anche questa, non poco.

Inoltre, il costo economico di questo "pseudo" arricchimento dell'umanità è spaventoso. Le nuove tecnologie dei semiconduttori, che servono sostanzialmente per migliorare i surrogati di intelligenza, o per fornire servizi effimeri nei telefonini di nuova generazione, costano svariate decine di miliardi. Ci si chiede allora se usare tutte queste risorse energetiche e finanziarie sia buona cosa. Ci si chiede poi se questi "scienziati", che spingono questo settore, operino veramente per un progresso armonioso dell'umanità. Infine, il problema vero, assunto che si decida di spendere la quantità enorme di risorse necessarie, non è il rischio che tutti paventano di supposto dominio delle macchine, ma il fatto che, secondo il mio modesto parere, la somma dell'intelligenza naturale e quella presunta artificiale è una costante. Un aumento dell'intelligenza fittizia sopprime la frustrazione e l'incubazione e, come conseguenza, porta a una riduzione dell'intelligenza reale. Quanto sopra è il mio modesto contributo, che verrà senza dubbio contestato dai cosiddetti "digital enthusiast".

Passiamo oltre, ... e consideriamo ancora i prodotti della società della conoscenza. Ovviamente ci sono vantaggi, le applicazioni che controllano i robot eliminano la fatica fisica. Inoltre, con l'automatismo si riducono se non si eliminano le possibilità di errore; le esecuzioni sono rapide e, globalmente, si migliora la qualità della vita.

Esistono anche svantaggi. Già si è detto che i sistemi moderni limitano la fatica intellettuale. Le strade sono ben definite e non c'è alcun bisogno di fermarsi a pensare quale sia la migliore. La soluzione viene offerta in un baleno e, quasi sempre, è una soluzione ragionevole (anche se non ottimale). La mancata fatica intellettuale è, per il cervello, come la fatica fisica per i muscoli. Si intorpidiscono e non funzionano al meglio. Per i muscoli si va in palestra con dei risultati che sono, diciamo, così così. Lo stesso vale per il cervello. Non usarlo porta a ridotte capacità intellettuali.

Una seconda negatività riguarda l'incomprensione tra giovani e vecchi. Da sempre i giovani hanno considerano gli anziani con sufficienza. La esperienza (o anche la saggezza) era comunque tenuta in buona considerazione. Oggi, invece, una conoscenza, pur superficiale, della tecnologia, assorbita velocemente delle nuove generazioni, fa credere loro di essere sapienti, portando così ad una aumentata separazione generazionale.

Gli avanzamenti tecnologici danno anche l'impressione di protezione, superiore a quanto sia in realtà. Si rilassano le difese e si ha un conseguente minor coraggio e ardimento, quello che caratterizzava gli antichi. Un eccessivo senso di senso protezione e la sua assuefazione diventano, a un certo punto, anche una minaccia alla libertà.

Un ultimo punto, forse il più importante, è che gli impetuosi avanzamenti tecnologici fanno credere di essere invincibili, capaci di battere la natura.

Minosse era un mitico re di Creta. Chiese a Dedalo, un provetto costruttore e architetto, di erigere il labirinto per rinchiudervi il Minotauro.

A realizzazione conclusa Minosse, che voleva che i dettagli della costruzione rimanessero segreti, imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro. Per scappare dalla prigione Dedalo fece delle ali usando delle penne che applicò ai corpi con della cera. Icaro non ascoltò le raccomandazioni del padre e, preso dall'ebbrezza del volo, si avvicinò troppo al sole. Il calore fuse la cera e Icaro precipitò.

Il mito di Icaro trova una buona analogia con l'evoluzione della scienza.

Il mondo di ieri, così magistralmente descritto da Stefan Zweig nelle prime pagine del suo omonimo libro, era la Vienna dei caffè dove si discuteva amabilmente, con la musica, l'arte, l'architettura, la filosofia, il bel vestire, dove ci si occupava "di buon vino, di una birra frizzante, di ghiotti dolci e torte, ...". Ma c'era anche miseria, sofferenza e fatica. E la scienza ha combattuto la sofferenza e la fatica con efficaci medicine, macchine per l'indagine medica e apparati per alleviare la fatica delle braccia. Ha anche contribuito a cancellare la miseria, ma solo in una parte del mondo.

La scienza, come Dedalo che ha inventato le ali di cera e ha fornito strumenti di grande efficacia ma, sventuratamente, gli sciocchi, inclusi quelli che popolano Bruxelles, la usano in modo sconsiderato, distruggendo con deliberazioni dannose, fomentando guerre e imponendo assurde restrizioni quell'eccellenza di vita di cui ha goduto Stefan Zweig nei suoi primi anni.

Purtroppo, la mancanza di consapevolezza e di etica in una sostanziale frazione, malauguratamente crescente, di lavoratori della "scienza" peggiora la situazione. Non è il desiderio di trovare spiegazioni ai misteri della natura o fornire strumenti che migliorano la qualità di vita dell'umanità quello che motiva quei lavoratori della "scienza", ma la smania di volare fino al sole, sfidare la natura e pensare di essere più forte di lei.

Per questa effimera ebbrezza non si curano dello spreco di gigantesche risorse, come accade per l'intelligenza artificiale e per applicazioni militari. Non si curano del sostanziale impoverimento artistico, musicale, pittorico, filosofico e, molto più importante, etico. Serve un momento di riflessione. Serve una rigorosa etica della scienza.

Si deve evitare la presunzione fatale che porta alla schiavitù.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

02.01.2024

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.

Commenti (26)

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Mostra commenti 26 caricati
    1. Kroma 8 gennaio 2024

      Per uno come me, a cui hanno insegnato che Rs485 ed Ethernet sono della stessa natura, è un vero piacere leggere articoli come questo.

      Aristotele disse che è nella natura del desiderio il non poter essere soddisfatto...ergo abbiamo delle vulnerabilità intrinseche che non possiamo misconoscere e che sono corresponsabili della nostra attuale condizione mente&corpo, da cui tutto il resto.

      Il quadro di degrado educativo che emerge dalla totale assenza di modelli e risorse di connessione, condivisione e interazione nei campi della conoscenza è alquanto eclatante e visibile anche nell'assenza della gnoseologia e decisamente deprimente nell'uso (o nell'occultamento) di conoscenze specifiche per scopi commerciali, industriali e militari.
      L'assenza della gnoseologia nell'educazione è propedeutica all'ignoranza, intesa come attitudine ad ignorare, ed ha radici profonde così come occultamento e uso improprio delle conoscenze...
      Affinchè noi si possa fare le scelte necessarie ad affrontare i cambiamenti, è indispensabile che si conosca come funzionamo e come apprendiamo.
      Quanti di noi oggi sono emancipati nella gestione delle risorse vitali in casa? Intendo Acqua, Gas, Elettricità, Meccanica...
      In caso di guasto siamo in grado di capire:
      -sottosistema guasto
      -tipo di guasto
      -causa del guasto
      -soluzione
      -riparazione?
      Non parliamo poi di cibo e coltivazione...ignoriamo a tal punto che serve uno specialista per ogni cosa!

      Poichè la portata delle scoperte scientifiche non consente alla scimmia nuda di gestirle in sicurezza (di estinzione) e come disse il signor G, a guardarci di dentro siamo fermi all'ottocento...come fare?

      Molti anni fa, entrando nell'ufficio di un direttore tecnico, fui colpito dal cartello che accoglieva gli ospiti alla porta:
      "o entri con una soluzione o fai parte del problema"

      Penso che il degrado educativo possa essere invertito, nel medio termine, con un modello educativo del tipo Don Milani - scuola di Barbaiana, propedeutico al cambio di paradigma competizione/collaborazione da introdursi nel breve attraverso contenuti mirati nei conseueti canali...
      Si tratta di uno sforzo concertato per invertire il degrado educativo e ridare tempo e qualità all'educazione della e nella famiglia.

      Urge pensare in termini di cosa abbiamo ricevuto, in che tipo di mondo vogliamo vivere, come vivere la vita, cosa realizzare e cosa non realizzare...e cosa lasciare ai posteri...

      Grazie per lo stimolo!

    2. absitiniuriaverbis 9 gennaio 2024

      Scrivi, ed hai ragione da vendere, 'urge pensare'.
      Ovvero, esattamente quello che nessuna istituzione governativa o privata si preoccupa di insegnare.

      Nessuno Stato, nessuna Chiesa, ha mai voluto che le persone
      avessero un'anima forte perché ogni persona con una forte energia
      spirituale sarà inevitabilmente un ribelle.

    1. Luca VFR 6 gennaio 2024

      Va bene credere come l'illusissimo De Coubertain che "l'importante è partecipare, non vincere", quando in realtà è vero l'esatto contrario, ma ricordiamoci che la scienza è fondamentalmente al servizio di chi la finanzia.

    2. FrancoMaloberti 6 gennaio 2024

      Il ponto è che la scienza una volta non costava nulla (in una mia passata presentazione ho fatto l'esempio di Newton, la cui scoperta è costata una mela, o di Archimede, il cui principio è costato una tinozza d'acqua). Ora invece la ricerca ha costi spropositati, come quelli della fisica nucleare e molte altre discipline. Una volta chi finanziava la ricerca era un mecenate, a cui bastava il prestigio dei risultati. Ai giorni nostri invece, il livello di finanziamento raccolto è una medaglia ed è anche utile per la promozione; allora, sono i ricercatori che al posto di insegnare agli allievi li abbandonano e cercano spasmodicamente il denaro. Purtroppo, per un buon finanziamento, vendono la propria anima e accettano di fare ricerche per militari, industrie che mirano a lavoro a basso costo, industrie farmaceutiche e via discorrendo. Per quello dico: serve una rigorosa etica della scienza.

    3. Luca VFR 8 gennaio 2024

      I grandi scienziati del passato, se ci fate caso, per la maggior parte erano o aristocratici o benestanti, insomma persone che non dovevano preoccuparsi di lavorare per conciliare pranzo e cena. Adesso il ricercatore, come tutti quanti, ha l'impellente bisogno di guadagnar per vivere e quindi è molto, ma molto, meno libero di un Newton o di un Lord Rutherford.

    1. DrCaligari 6 gennaio 2024

      La prima cosa che mi viene in mente: in questi giorni di ferie e riposo mi sono letto L'inquilino del terzo piano di Roland Topor, quello da cui è tratto il noto cult di Polanski. La storia di Trelkowski è piuttosto lineare alla lettura, lui che prende in affitto una casa in cui gli capita una certa disavventura. Però mentre lo leggevo mi ha richiamato infinite altre cose, tipo lo strano tipo di rapporto che esiste tra condomini e su cui la letteratura e il cinema hanno giocato molto. Oppure una possibile interpretazione in chiave psicanalitica dei vari personaggi che in realtà in quest'ottica sarebbero tutti lati della personalità del protagonista e a sua volta questo mi è venuto in mente banalmente perché a Cash or trash avevano messo all'asta un gioco in scatola, creato dallo stesso Topor, che consiste in un paesaggio all'interno del quale il giocatore deve inserire vari personaggi e in base all'ordine in cui li dispone un apposito librino gli spiega la sua personalità. O ancora a leggere la trama in un'ottica gender/freudiana magari, come fosse un conflitto tra le sue due personalità latenti maschile/femminile. Tutte possibili interpretazioni e richiami di questo genere insomma. E mi domando ma quale intelligenza artificiale potrà mai essere pari a 50 anni di vita, di esperienze, di ricordi di cose anche all'apparenza diversissime tra loro ma che possiedono un qualche tratto d'unione che magari la stessa mente crea? Sarà invece egregia per controllarci l'AI, questo si.

    1. Sonia Milone 6 gennaio 2024

      Contenuto di spessore di cui ho apprezzato in particolare il richiamo al mito di Icaro e al rispetto dei limiti di cui la sapienza greca è maestra. Anche noi rischiamo di precipitare a causa della nostra arroganza, anche perchè se una volta gli eccessi della volontà di potenza erano tenuti a bada dai valori etici e religiosi, ora non c'è più nulla a frenarli se non la coscienza dei singoli scienzati....
      .

    1. GioCo 6 gennaio 2024

      "Intelligenza" questa sconosciuta. Oggi ci si riferisce per mandato scolastico (ubbidire-credere-combattere) a una descrizione posticcia che riguarda sommariamente velocità (misura) e calcolo, meramente quantitativo: la massa di informazione estratta conta, il resto no. Anticamente era il buon sapere legato alla lentezza e al silenzio del buon fare. Siamo quindi alla resa dei conti del modello "naturale" Vs "artificiale". Cioè dall'efficienza Vs efficacia. L'intelletto non è estraneo alla battaglia semantica. Quel che manca (sempre) all'equazione è il Cuore. Che rimane al centro (del Valore nel Principio) e non c'è niente da fare. Ciò non di meno, non verrà lasciato nulla di intentato per provare il contrario finché non giungerà la resa detinitiva, totale, senza appello...

    1. paulbressac 6 gennaio 2024

      ma cosa vuol dire "accezione latina"? in latino come in greco antico non esiste un concetto che possa essere comparato con il nostro concetto di scienza. anche il sapere per gli antichi era molto diverso dal nostro sapere. non è niente di personale con lei ma molte persone la pensano come lei e vorrei capire.

    2. paulbressac 7 gennaio 2024

      ma esiste una discontinuità irriducibile tra scientia e scienza.

    3. Violetto 7 gennaio 2024

      in grecia usavano la parola episteme

    1. Nestor Halak 6 gennaio 2024

      Personalmente mi trovo spesso in difficoltà nel far funzionare i dispositivi elettronici, tendo a non capirne la logica, i presupposti, le interconnessioni. Allora chiedo aiuto agli esperti, ma spesso le spiegazioni sono del tipo: pigia qui, così ti appare questo di la e poi arrivi quaggiù.
      Oppure usano termini rituali inglesi significativi in sé.
      Ricordo qualche anno fa, quando vennero fuori i tablet domandai cosa diavolo fossero ad un esperto ed alla fine della complicata ed entusiastica spiegazione mi sembrò che non fossero nulla di concettualmente nuovo e conclusi: insomma si tratta di un piccolo computer portatile.
      No, non proprio, un tablet è... un tablet è... una tavoletta...

    1. pippo123 6 gennaio 2024

      Sarà schiavitù...il green pass perenne controllato da remoto temo sia il nostro futuro...le masse saranno accontentate con una accesso privilegiato al blog della ferragni

    2. uomospeciale 6 gennaio 2024

      Non dimenticare il calcio, Netflix, Prime video, e youporn.
      Tutte cose a costo quasi zero.
      Mettiamoci anche una tessera sociale per la spesa dei soli generi almentari di prima necessità, e il quadretto "Panem et circenses" è bello che completo.
      Ma credo che andrà molto peggio.
      La storia è ricca di esempi sul destino delle "bocche inutili"

    3. pippo123 6 gennaio 2024

      all'uopo vedi Cagliari oggi in fila

    4. Nonso 6 gennaio 2024

      Non vogliamo conoscere il destino di quelle utili

    1. Violetto 6 gennaio 2024

      Era un certo Marx che parlava della "proletarizzazione" dei mezzi di produzione.
      Oggi questi mezzi sono prevalentemente tecnologico/informatici e sono tutti, e dico tutti, nelle mani di privati.

    2. pippo123 6 gennaio 2024

      la nota lobby? :-))

    3. paulbressac 6 gennaio 2024

      e dove Marx avrebbe scritto della “proletarizzazione” dei mezzi di produzione? in quale testo?

    4. Violetto 6 gennaio 2024

      ho messo la parola tra virgolette.
      Marx parla di collettivizzazione/statalizzazione

    5. paulbressac 7 gennaio 2024

      “collettivizzazione” non è vocabolario di Marx (in quale testo usa questa parola? e poi cosa centra con “proletarizzazione”?) che scrive di socializzazione dei mezzi di produzione (e è quello che succede oggi con le migliaia di azionisti) ma questa socializzazione non frena la crescente concentrazione dei mezzi di produzione e quindi delle risorse finanziarie. Lo stesso per “statalizzazione” dei mezzi di produzione. Dove Marx vede isso come tendenza del capitalismo? e poi cosa centra con “proletarizzazione”?
      Non concordare con la teoria di Marx è suo diritto ma deturparla!

    6. Violetto 7 gennaio 2024

      Mi sa che devi stare più attento!

      Collettivizzare i mezzi di produzione o socializzare (che io ho modificato con proletarizzare) o statalizzare è l'opposto di privatizzare.

      L'abolizione della proprietà privata, si riferisce a questo (non all''automobile o alla casa, come molti credono).

      Rendere di proprietà dello Stato, ovvero dei cittadini, ovvero della collettività non ha niente a che vedere con le azioni di una società che resta privata.

      Non ho deturpato niente, non ho affatto scritto una critica negativa alla visione di Marx.
      Tutt'altro

    7. paulbressac 7 gennaio 2024

      Tutto bene! Allora dimmi dove marx ha scritto queste cose. Dove Marx dice che lo Stato sono i cittadini? il libro e le pagine dove sviluppa questi concetti. per favore!

    8. Violetto 7 gennaio 2024

      ma perchè? Dubiti? e cosa diceva Marx? vuoi ti citi le pagine?
      se vuoi discutere di la tua altrimenti leggiti il capitale e il manifesto del partito comunista e poi mi chiami

    9. paulbressac 7 gennaio 2024

      non dubito affatto vorrei solo che tu mi aiutassi a capire meglio. Non riesco a trovare dove Marx dice che lo Stato sono i cittadini e questa parola "statalizzazione" non la trovo proprio nel Capitale. dev'essere un problema con il "search" del mio acrobat. aiutami! è così raro incontrare chi conosce bene le opere di Marx!

    10. Violetto 7 gennaio 2024

      eh prova a leggere invece di fare la ricerca sul pdf!

      Leggi il capitolo II del Manifesto

      "Per i paesi più progrediti potranno tuttavia essere applicate, in linea di massima, le seguenti misure:

      1. Espropriazione della proprietà terriera e impiego della rendita fondiaria per le spese dello Stato.

      2. Imposta fortemente progressiva.

      3. Abolizione del diritto di successione.

      4. Confisca della proprietà di tutti gli emigrati politici e ribelli.

      5. Accentramento del credito nelle mani dello Stato per mezzo di una banca nazionale a capitale di Stato e con monopolio esclusivo.

      6. Accentramento dei mezzi di trasporto nelle mani dello Stato.

      7. Aumento del numero delle fabbriche nazionalizzate e degli strumenti di produzione [nazionalizzati], dissodamento e miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo.

      8. Uguale obbligo di lavoro per tutti, istituzione di eserciti industriali, specialmente per l’agricoltura.

      9. Unificazione dell’attività dell’agricoltura e dell’industria, misure atte a eliminare gradualmente l’antagonismo tra città e campagna.

      10. Istruzione pubblica e gratuita per tutti i bambini. Abolizione del lavoro infantile nelle fabbriche nella sua forma attuale. Unificazione fra istruzione e produzione materiale ecc."
      ---------------

      "Il proletariato si servirà del suo potere politico per strappare alla borghesia a poco a poco tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, cioè del proletariato organizzato come classe dominante, e per accrescere, con la più grande rapidità possibile, la massa delle forze produttive."

      Nel Capitale la sua analisi è sulle problematiche nate dalla proprietà privata dei mezzi di produzione nelle mani della borghesia, ad esempio nel capitolo capitolo ventiquattresimo: "La cosiddetta accumulazione originaria".

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