Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
In data 4 giugno 2026, il Gip di Firenze Patrizia Martucci ha attuato l'archiviazione nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, in riferimento alle stragi mafiose del 1993.
Questa vicenda certifica due cose oggettive:
1) La Meloni, Marina Berlusconi e Nordio sono le persone meno indicate a parlare di giustizia. A pensarla così non è solamente il sottoscritto, ma anche altre quindici milioni di persone. Dato che la figlia del Cavaliere cita gli eventi del recente passato (referendum della giustizia del marzo 2026), è sempre importante rimembrare i numeri.
2) Improvvisamente, la magistratura non è più il cancro da estirpare dalla faccia della Terra.
Per quanto possa essere mistificata dai telegiornali e dalla monarca di Mediaset, la vicenda è alquanto complessa e non bastano semplicemente certe dichiarazioni di vergogna o qualche comunicato social per cancellare la storia.
Proprio perché si parla di storia, Berlusconi e Dell’Utri erano due mafiosi. I primi rapporti con la criminalità organizzata l’ex Presidente del Consiglio li instaurò nell’arco degli anni settanta (precisamente nel 1974), quando, per proteggersi da un eventuale attentato, il proprietario di Arcore invocò la protezione di Cosa Nostra palermitana (addirittura con Stefano Bontate in persona). Il suo mediatore siciliano (Dell’Utri) si accordò con Berlusconi per assumere con la mansione di stalliere un tale Vittorio Mangano. Quest’ultimo era affiliato alla famiglia di Porta Nuova e - a detta di Spatuzza - era il capo-mandamento per le stragi del 1992 e 1993.
In cambio della propria salvaguardia, il giovane Silvio Berlusconi, in tale contesto storico, iniziò ad elargire somme di denaro alla mafia. Si stima che il totale versato “dall’imprenditore” nelle casse di Cosa Nostra (mediante Fininvest, Dell’Utri e il suddetto Mangano) corrisponda a 200 miliardi di lire (anche quando Totò Riina salì al vertice dell’organizzazione), come dichiarato da Calogero Ganci e Salvatore Cancemi.
Nei ruggenti anni del consumismo (anni ‘80),la figura berlusconiana del “Self- made man” prevale e inizia a riscuotere fama e successo. Tra il 1980 e il 1982, Dell’Utri, come si suol dire, per non dare troppo nell’occhio, abbandona l’attività in Fininvest per lavorare insieme al finanziere Filippo Alberto Rapisarda. Indipendentemente dalle formalità burocratiche, l’ex latitante palermitano e braccio destro del berlusconismo era sempre l'incaricato ad allacciare gli accordi con la mafia all’interno del gruppo finanziario di Berlusconi.
Le remunerazioni avevano una frequenza semestrale e venivano versate dapprima a qualche esponente (come Gaetano Cinà), per poi essere trasferite nelle mani di Pippo Calò, il cassiere di Cosa Nostra.
È legittimo dire che Berlusconi sia stato allattato in fasce dalla mafia. Grazie all’espansione finanziaria delle reti Fininvest (Canale 5, Rete 4 e Italia 1), l’inquilino di Arcore, Dell’Utri e gli altri mafiosi siciliani si accordano per l’installazione degli impianti in grado di trasmettere i canali nell’isola. I vecchi boss della fazione di Palermo, quali Stefano Bontate e Girolamo Teresi, rassicurarono che le antenne del gruppo Fininvest non sarebbero state in alcun modo minacciate dalle manovre criminali.
Dopo la “vittoria” dei corleonesi nella seconda guerra di mafia, Riina, al fine di rinegoziare le cifre del patto economico, incaricò i fratelli Pullarà di esercitare alcune pressioni sul “milanese”. Tant’è che Dell’Utri, con il benestare di Berlusconi e del boss di Corleone, stipulò una nuova intesa come garanzia del proseguimento della celebre “messa a posto” degli impianti.
Lo sviluppo finanziario dei tre canali nazionali (legittimati dal "Decreto Berlusconi", approvato nel 1984 dal governo Craxi), di Publitalia e del Milan Calcio, portò ad alcune carenze di liquidità immediata. Per Cosa Nostra la puntualità nei pagamenti non rappresentava solo una questione economica, ma di rispetto e sottomissione.
Nella notte del 28 novembre 1986, nei pressi della residenza di Berlusconi in Via Rovani a Milano, esplose una bomba. L’ordigno è stato inquadrato come l’avvertimento mafioso per i mancati esborsi del Cavaliere. La minaccia era fondata sulla vulnerabilità e - quindi - sulla dipendenza di Fininvest nei confronti delle operazioni mafiose.
Nonostante la gravità dell’accaduto, Berlusconi perseguì sempre la linea del silenzio, senza mai denunciare il fatto.
Sul finire degli anni Ottanta, la Standa, una filiale del gruppo, subì in Sicilia numerosi attentati dinamitardi (in special modo a Catania), poiché l’organizzazione mafiosa aveva bisogno di fondi, essendo stata colpita duramente dal Maxiprocesso (avviato proprio nel 1986).
Malgrado l’archiviazione, le stragi mafiose di inizio anni Novanta in qualche modo sono correlate con Berlusconi, in quanto quest’ultimo non solo è stato uno dei principali sovvenzionatori di Cosa Nostra, ma la criminalità organizzata cercò anche di colpire uno dei volti più noti della televisione italiana, cioè Maurizio Costanzo (Attentato di Via Fauro, 1993), uno degli oppositori alla politica del neonato partito Forza Italia, nonché fratello massonico di Berlusconi; entrambi, infatti, erano iscritti alla P2.
Nel novembre del 1997, undici anni dopo i fatti di Via Rovani, il Tribunale di Palermo iniziò il processo giudiziario di primo grado a carico di Marcello Dell’Utri. Quest’ultimo, l’11 dicembre 2004, venne condannato a nove anni di reclusione dopo essere stato riconosciuto colpevole dei seguenti capi di imputazione: concorso esterno in associazione per delinquere e concorso esterno in associazione mafiosa, per un arco temporale che va dagli anni Settanta fino al 1990.
Il secondo grado di giudizio sancì la colpevolezza di Dell’Utri, abbassando la pena da nove a sette anni di reclusione. Dopo il rinvio a giudizio della Cassazione (I), l’Appello bis nel 2013 e infine la Cassazione nel 2014 condannarono definitivamente l’imputato, ribadendo il ruolo di mediatore tra Berlusconi e Cosa Nostra.
Per evitare l'arresto, il suddetto Dell’Utri si diede alla latitanza nell’aprile 2014. Tuttavia, la sua fuga durò poco: il giorno successivo venne rintracciato, arrestato a Beirut ed estradato in Italia il 13 giugno 2014.
Calvario o giustizia? Giudici corrotti oppure imputati mafiosi?
Le lezioni di moralismo da parte di un Presidente del Consiglio (Meloni), ex alleata di un mafioso e di una donna il cui padre teneva gli assassini in casa per protezione, sono degne solamente di un Paese come l’Italia… dove a parlare sono Marina Berlusconi e il suo botox, che le ha totalmente offuscato la ragione.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
10.06.2026

BrunoWald 11 giugno 2026
Ancora con questa ossessione per Berlusconi.
Come se fosse stato realmente rilevante. Come se fosse stato l'unico gaglioffo intortato con la mafia. Come se la mafia non fosse uno dei tre pilastri - insieme al Vaticano e alla massoneria - del dominio americano sull'Italia. Sono stati gli yankees a riportare in auge i mafiosi: l'onorata società è uno degli elementi costitutivi dell'Italia "liberata", "democratica" e antifascista: chi si riconosce in quest'ultima, se la tenga e ne vada fiero.