Di Alessandro Fanetti, ComeDonChisciotte.org
“Nessuno è più inferiore di quelli che insistono per essere uguali.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche
Le analisi sul periodo che stiamo vivendo, ma per estensione è possibile e corretto segnalare anche quelle delle varie fasi storiche già vissute, si dividono sostanzialmente e primariamente in due macro – insiemi decisivi: Omologazione – Diversità.
Due macro – insiemi che contengono, nella loro più intima essenza, anche la somma delle elaborazioni “individuali e sociali” complessive, in una perenne lotta interna da un lato ed esterna dall’altro:
- Interna nella misura in cui un individuo forma sé stesso nel connubio (pacifico e conflittuale) tra la propria personalità e gli input esterni.
- Esterna in quanto caratterizzata dallo scontro tra le pulsioni omologanti promosse da una certa élite (con qualche seguace ai piani più bassi) assetata di controllo e gestione della vita dei popoli e questi ultimi. Questi ultimi continuamente martellati da un “braccio omologatore” proveniente da ogni dove ma intimamente capaci di mantenere un certo grado di autonomia e capacità di resistenza (e risposta proattiva) nella difesa della propria stessa essenza dell’essere.
Due macro – insiemi esistiti da sempre (e che sempre esisteranno), i quali raggruppano dunque la totalità dell’essenza stessa del pensiero e dell’agire dell’essere vivente (nella sua forma individuale e collettiva).
Due macro – insiemi che coesistono e si scontrano senza tregua “nei secoli dei secoli”, in quanto perni di quella lotta fra il tentativo di controllo assoluto dall’alto del “mondo conosciuto” (nell’accezione più ampia possibile) da parte di una ristretta élite e quello invece per una piena sovranità, unità e indipendenza nel rispetto della diversità da parte dei popoli.
Rispetto della diversità che non significa assolutamente obbligo di staticità e/o assenza di cambiamenti o contaminazioni da una parte all’altra, ma che rifiuta categoricamente l’imposizione di modelli esterni: “[...] Il controllo dei popoli nasce dal controllo delle loro culture, dall’impedirne il contatto quanto dall’annichilirne le specifiche tradizioni, ovvero quei valori che li hanno contraddistinti nel tempo. Concentrazione e standardizzazione sono esattamente i pericoli e i cardini (di una) [...] omologazione silenziosa (che “da sempre” tenta di) [...] ri-educare i popoli in nome di una governance mondiale che per affermarsi come unica guida non ha altra strada che abbattere proprio le diversità culturali [...].”[1]
Omologazione vs. Diversità che, come ho accennato sopra, si scontrano da millenni continuativamente; con alcuni “esempi cardine” che la mostrano in tutta la sua forza.
Fra gli altri, la vita e le esperienze del condottiero Arminio (vissuto a cavallo della nascita di Cristo) non possono essere tralasciate. A tal proposito, durante la Conferenza Europea sul Multipolarismo del 2023 toccai proprio tale argomento sottolineando da un lato i tentativi omologanti dei romani e dell’altro la resistenza delle popolazioni germaniche: “[...] A tal proposito e come esempio di tale discorso, in questo mio intervento voglio riportare alla memoria collettiva la storia del Principe dei Cherusci Irmin e dei suoi valorosi compagni d’armi, prima “asservitisi” a Roma e poi, aspettato pazientemente il momento opportuno, ribellatisi alla Romanizzazione attuata dall’Impero. Ribellione paragonabile a un morso letale al collo dell’ignara vittima (fino a un’istante prima carnefice). Un morso tanto forte da far abbandonare ai romani i loro “sogni di gloria” aldilà del Reno orientale. Tutto ebbe inizio intorno al 12 A.C. quando il primo Imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, lanciò le sue armate nella zona abitata dalle varie tribù germaniche e nei Balcani. Campagne militari portentose, all’apparenza capaci da un lato di annettere territori significativi e dall’altro sottomettere le popolazioni ivi native. Sottomettere, in primo luogo, attraverso la Romanizzazione delle stesse. Come ben esplicato dallo studioso Massimo Pallottino, infatti: “[...] Con il concetto di romanizzazione si vuole intendere un processo [...] che cambia gradualmente (o meno), in primis, lingua, concezioni religiose e modi di vita [...].” E dalla studiosa Michela Mariotti: “[...] Per i romani, la Romanizzazione dell’Impero è sempre un processo di civilizzazione [...]. Per i romani, dominare il mondo è il destino di Roma [...].” Comunque sia, tale sorte toccò, per un breve periodo, anche alle varie tribù germaniche delle quali i Cherusci e il Principe Irmin facevano parte. Principe che venne fin da subito “romanamente civilizzato”, facendogli così apprendere pregi e difetti di questo mondo. Che poi gli tornarono utili per annientare l’esercito romano nella decisiva Battaglia di Teutoburgo del 9 D.C. Durante la sua prima parte di vita, infatti, egli servì anche nell’esercito romano e ottenne addirittura l’ammissione all’ordine equestre e la cittadinanza romana con il nome latinizzato di Gaio Giulio Arminio. Era stato considerato, dunque, pienamente civilizzato; senza comprendere invece che la “fiammella” identitaria e legata alle proprie profonde radici era sempre accesa nel suo IO interiore. Fiammella intrisa di “spirito germanico” che riprese pieno vigore, in Irmin e non solo, quando arrivò come Governatore romano di quelle terre il supponente e avido Publio Quintilio Varo. Governatore che iniziò ad accelerare la “romanizzazione” di quei popoli. E fu in questi momenti che Irmin decise di passare all’azione contro i romani, portando Publio Quintilio Varo, nel 9 D.C., ad addentrarsi nella Foresta di Teutoburgo dove ad aspettarlo c’erano migliaia di Germani pronti a distruggere l’intero suo esercito. Una devastazione con pochi eguali nella storia di Roma. La “Romanizzazione” imposta dall’alto, la “civilizzazione” forzata e non richiesta, era miseramente fallita [...].”[2]
Omologazione vs. Diversità che si ripropone in tutta la sua forza anche in questo momento storico, in questa fase geopolitica così significativa per tutti noi.
Una fase riassumibile nello slogan Unipolarismo (omologazione) vs. Multipolarismo (diversità):
Unipolarismo inteso come piena realizzazione del liberalismo pensato, voluto e gestito da un’élite capitalista sostanzialmente finanziaria e apolide, aspirante all’universalità e all’imposizione di (dis) – valori ai quattro angoli del globo. Un’élite interessata a mantenere e rafforzare il proprio potere e la propria ricchezza (ovviamente a scapito di quelli “sotto”), come ben sottolineato anche da uno dei “portavoce” di quest’ultima durante una Conferenza nel 2022, il filosofo – economista Jacques Attali: “Un giorno avremo un Governo mondiale [...] e l’umanità si dividerà in tre categorie: i nomadi di lusso con tutte le libertà [...]. Questi saranno circa 150 milioni [...]. Dall’altro lato avremo 5 o 6 miliardi di nomadi della miseria che migreranno tra città per trovare di che mangiare. E poi una categoria centrale, intermedia, che vivrà tra l’illusione di raggiungere i nomadi di lusso e il terrore di finire tra gli “afro – nomadi” [...].”
Un liberalismo che dunque non si accontenta di essere l’architrave del proprio “pezzo” di mondo, guida della parte di popolazione globale che in qualche modo lo apprezza e lo sostiene.
Esso invece opera con tutti i mezzi possibili per colpire le altre esperienze e imporsi al posto loro. E fra i tanti esempi possibili, come non citarne almeno due:
- L’impegno per la distruzione dell’URSS (l’ “Impero del Male”, cit. Presidente USA Ronald Reagan) e la conquista “tentacolare” di ciò che ne rimase (riuscita almeno in parte).
- L’impegno per l’ “esportazione della democrazia” nel mondo, entrato prepotentemente nel dibattito pubblico dopo l’11 settembre 2001 durante la Presidenza di George W. Bush.
Esperienze rimaste ben in mente alle popolazioni colpite dalle conseguenze nefaste di queste azioni, come ad esempio su chi ha vissuto gli anni della Russia guidata da Eltsin o su chi era in Iraq nel post – 2003.
“Teoria universale liberale” che non ha eguali nella storia del mondo.
Neanche rispetto al suo diretto antagonista, ossia il comunismo. Infatti quest’ultimo, accanto certamente ad un sistema di valori condiviso, ha sviluppato però tutta una serie di peculiarità (teoriche e pratiche) in base alle zone specifiche del globo. Ne sono esempi lampanti, solo per citarne alcuni:
- Quello russo instauratosi dopo la Rivoluzione d’Ottobre e guidato da Lenin. E dal 1993 il Partito Comunista della Federazione Russa è guidato da Gennadij Andreevič Zjuganov, il quale ha scritto il libro dal titolo “La mia Russia. Ideologia del patriottismo russo”, nel quale viene trattato proprio il comunismo russo e le sue specifiche peculiarità.
- Quello della Repubblica Popolare Democratica di Corea, la cui architrave è nel Juche.
- Quello cubano, intriso di Castrismo e forgiatosi sui movimenti di liberazione e unità latinoamericani e caraibici.
Élite liberale che, dunque, cerca di imporre ai popoli della terra uno stile di vita omologato e un sistema politico – economico – sociale senza differenze.
Meno differenze possibili nel popolo = maggiore facilità nel controllo (sia interno che esterno).[3]
Anche in questo caso un esempio lampante di queste “pulsioni omologanti”, fra i tanti possibili, viene dalla Russia dell’ “era Eltsin” – 1998 allorquando l’ex leader sovietico Mikhail Sergeyevich Gorbachev arrivò a prestarsi a fare da comparsa sulla Piazza Rossa di Mosca per una pubblicità della nota catena USA “Pizza Hut”.[4]
In ultima analisi, dunque, un azzeramento delle diversità volto alla distruzione dell’identità collettiva in favore di quella individuale e all’atomizzazione dell’essere umano così da renderlo più debole e controllabile. Più “comprabile”, gestibile e “da utilizzare” fintanto che sia utile al “disegno superiore”, poi scaricabile e “gettabile” al momento opportuno.
Multipolarismo inteso invece nella sostanza come possibilità, per ogni polo della Terra, di svilupparsi sulla base della scelta e delle volontà di chi ci abita.
Poli essenzialmente omogenei al proprio interno, in quanto caratterizzati da legami su vari livelli delle popolazioni che ci abitano. In primis di tipo storico e culturale.
Poli che dunque mantengono una propria specificità, delle proprie peculiarità forgiatesi in anni e anni di convivenza, di studio, di tradizioni e certamente anche di contaminazioni con l’esterno.
Senza dunque l’obbligo di chiudersi a riccio contro il mondo ma rapportandosi invece da pari a pari e sviluppandosi sovranamente, con i propri tempi e seguendo la propria via, senza indebite ingerenze esterne.
Per dirla con le parole del più importante esponente di tale proposta, il filosofo russo Aleksandr Gel'evič Dugin: “[...] Il mondo multipolare è un’alternativa radicale al mondo unipolare [...], in ragione del fatto che esso insiste sulla presenza di un numero limitato di centri indipendenti e sovrani di decisioni strategiche globali a livello mondiale. [...] Questi centri dovrebbero essere sufficientemente attrezzati e indipendenti finanziariamente e materialmente per essere in grado di difendere fisicamente la loro sovranità [...]. (E) non devono accettare (obbligatoriamente) l’universalismo di norme, valori e standard occidentali [...], (puntando invece ad) essere totalmente indipendenti dall’egemonia [...] dell’Occidente [...].”[5]
Dunque, la contrapposizione fra la “cancel culture” e la società liquida raccontata da Zygmunt Bauman[6] e la riscoperta delle radici dell’individuo inserito in una società forte e in una comunità solida.
Una contrapposizione inesorabilmente sanabile in un unico modo: la morte di una e la vittoria dell’altra.
Da una parte la “Fine della Storia” del politologo statunitense Francis Fukuyama (in sostanza il trionfo del liberalismo), mentre dall’altra la “Scienza delle Civiltà” del filosofo russo Aleksandr Gel'evič Dugin con la riscoperta della propria Storia (intesa nel suo complesso) e la scelta su come proseguire il proprio cammino.
Di Alessandro Fanetti, ComeDonChisciotte.org
16.03.2025
[1] https://www.rivieraweb.it/diversita-culturale-un-giorno-per-difendersi-dallomologazione/.
[2] Intervento completo, solo in inglese, a questo link: https://paideuma.tv/en/video/speech-alessandro-fanetti-european-conference-multipolarity-september-4th-2023. Per l’intera Conferenza: https://paideuma.tv/en/course/1-st-european-conference-multipolarity-04092023.
[3] Leggasi, a tal proposito e fra le altre cose, l’ampia letteratura sul transumanesimo e sull’alienazione.
[4] https://www.youtube.com/watch?v=SoMezCQcwFM.
[5] https://www.geopolitika.ru/it/article/il-multipolarismo-definizione-e-differenza-tra-i-suoi-significati.
[6] Espressione coniata dal filosofo polacco e divenuta quasi di “uso comune”, così spiegata in poche parole da Umberto Eco: “[...] Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui si deve guardare. [...] Mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità. [...] "Il cambiamento è l'unica cosa permanente e l'incertezza è l'unica certezza.""
DrCaligari 18 marzo 2025
Io da ignorante mi chiedo se questa contrapposizione non affondi la sua radice prima nello schema stesso della comunicazione come passaggio di informazioni tra un mittente e un destinatario attraverso un canale. L'aedo non andava forse omologando con i suoi canti formulari di paese in paese quattro pastori "resistenti" portando loro storie che arrivavano da lontano e non gli appartenevano? E nei tremila anni successivi non abbiamo assistito a un continuo potenziamento dei canali di scorrimento dell'informazione stessa a partire dalla nascita dell'agora fino a internet passando per i mass media del 900 ma a pensarci bene in uno schema sempre sostanzialmente ed eternamente uguale quale quello tra chi dice e chi sta a sentire? A ragion veduta quindi io dico bah. Da ignorante ribadisco e concludo meglio parlare poco e ascoltare ancor meno e soprattutto il piu possibile solo tra e con se stessi. Socratici (non a caso uno che scelse di non scrivere e anche a un certo punto di smetterla di parlare ed ascoltare).
danone 18 marzo 2025
Consigli il totalmente autistico?
Secondo il tuo ragionamento è quello che sta meglio di tutti, dato che non ha più problemi di comunicazione, non avendola proprio, e di omologazione con gli altri, vivendo in un suo mondo.
DrCaligari 18 marzo 2025
Un autistico dici? Interessante, secondo Ivan Illich ad esempio definire autistico qualcuno è una deliberata decisione della società che in questo modo prepara la platea di coloro che saranno considerati "aventi dei bisogni" con quello che ne implica di conseguenza, Foucault direbbe invece che si tratta di una persona che ha seguito un processo di soggettivazione particolare e irripetibile anche, in un certo senso. Ma parlando seriamente intendevo che l'omologazione stessa è in fondo uno degli infiniti significati che la comunicazione possiede, è omologante per sua stessa intima natura insomma. Una delle possibili conseguenze che ne potrebbero derivare è ad esempio che ci si deve anche proteggere dalla comunicazione (oltre al fatto della scarsa qualità dell'informazione oggi dico), che ne pensi?
Nonso 19 marzo 2025
A parte il tuo commento, che è arrivato dopo ben due ore, questa sera ho superato il record di silenzio realizzato, che in rapporto al numero di parole spese è un risultato davvero eccezionale.
Sono così contento che stapperò una bottiglia di quelle delle grandi occasioni.
Io sono autistico, voi i miei autisti.
danone 19 marzo 2025
Ha un senso ciò che scrivi.
Per comunicare bisogna necessariamente condividere il linguaggio-codice con gli interlocutori e se vogliamo definire questa condivisione come un processo omologante ci sta come osservazione.
Credo però che non tutto ciò che condividiamo crei per forza omologazione e credo anche che ciò che crea omologazione non sempre sia una dinamica negativa, come certe identità collettive, che siano amicali, familiari o di popolo.
Se l'individuo è ben maturo nella sua propria consapevolezza, può utilizzare la condivisione di una identità collettiva per sentirsi appartenere ad un qualcosa più grande di lui, ma che nello stesso tempo non lo cambia nella sua individualità o identità individuale.
D'altronde se abbracciamo la tesi che la comunicazione è omologazione, dobbiamo anche considerare l'amore come la forza più omologante dell'universo, mettendo in contatto profondo tutto ciò che esiste.
Il termine omologazione è già negativo in se, ma ci sono esperienze omologanti che al contrario sono positive, appunto come l'amore e la comunicazione in genere.
Argomento complesso.
DrCaligari 19 marzo 2025
Tu fai considerazioni giuste, poi ti porti in ambiti quali l'amore che per ampiezza e tematica meriterebbero di aprire sezioni a parte, come parlassimo di unicorni o chimere. Io rimango pancia a terra e in assetto di guerra invece, e rilancio sul concetto stesso di omologazione e omogeneizzazione: noi continuiamo a considerarli concettti statici mentre credo che dovremmo finalmente capire che si tratta di dinamiche, a pensarci bene si parte da quell'epoca di rapsodi in cui abbiamo il primo germoglio della creazione di un sistema culturale condiviso (4 secoli di oral composition, interessantissimo) e poi passando per l'agora quindi per le grida della dominazione spagnola e bla bla bla il senso è che più la comunicazione aumenta di potenza tecnologica e di conoscenza manipolativa più l'omologazione si fa opprimente. C'era anche il bellissimo articolo di Bona dell'altro giorno sulla matrix ad esempio o questo di Fanetti. Capisci che si tende a un momento in cui siamo destinati a diventare esclusivamente delle antenne riceventi tout court e basta? E allora io che sono un povero cristo ignorante ok, ma gli accademici dovrebbero impostarlo in questa maniera il discorso perchè il primo passo è sempre la teoria, finché non hai un impianto teorico forte e soggettivato non hai alcuna possibilità di provare a difenderti da quest'"antennizzazione" della masse in corso, ormai è chiaro.
DrCaligari 19 marzo 2025
Va bene nonso, allora quando è che devi sgranchirti o fare una minzione non devi parlare mi fai un cenno attraverso lo specchietto che io accosto al primo autogrill e siamo a posto va bene? E versa un calice fai girare che tanto fino a 2 l'alcoltest non ne da di problemi..
Nonso 19 marzo 2025
Nel senso che berresti le mie urine? Spero tu sia almeno una bella donna
DrCaligari 19 marzo 2025
Non perderlo il tuo proverbiale aplomb, mi raccomando.(Vediamo quanti livelli di lettura riesci a cogliere)
Nonso 19 marzo 2025
14!