Non vendicarsi, ma ricordare

In Russia demoliscono i monumenti ai fascisti italiani.

Non vendicarsi, ma ricordare

Di Vladimir Malyshev, stoletie.ru

Nella regione di Belgorod è stata smantellata una stele in memoria dei soldati italiani di Mussolini, morti durante la Grande Guerra Patriottica. Come comunicato dal canale telegram “Mash”[1], ciò è opera di “sconosciuti”, in quanto le autorità locali da tempo non davano risposta alle richieste dei residenti di rimuovere questo vergognoso monumento.

Le organizzazioni patriottiche hanno scritto appelli a tutte le autorità, ma nessuno ha mai toccato la stele di granito, anzi alcuni “volontari sconosciuti” si sono persino presi cura del monumento dedicato ai fascisti. Nell’agosto 2023, a dire il vero, dei “cittadini anonimi”, secondo quanto riportato dai media, vi hanno accostato un escavatore, hanno avvolto un cavo attorno alla stele e l’hanno portata via in direzione sconosciuta.

Il monumento, da tempo soprannominato dalla popolazione “monumento agli italiani, invasori fascisti”, fu costruito tra la fattoria Pokladov e il villaggio di Garbuzovo, dove le truppe sovietiche sconfissero tre divisioni italiane durante la Grande Guerra Patriottica. Tale monumento venne eretto dai discendenti di quegli italiani all’inizio degli anni Novanta.

Tuttavia quello non era l’unico monumento dedicato ai fascisti italiani sul suolo russo. L’anno scorso, nella città di Rossosh, nella regione di Voronezh, è stato smantellato un monumento ai “Bersaglieri e ai tiratori Alpini italiani”[2]. O, come lo chiamavano i locali, “un monumento al fascista sconosciuto”. Era un piedistallo in mattoni coronato da una struttura metallica che univa un elmo sovietico con la stella e un copricapo italiano da alpino con la piuma.

Il monumento è stato eretto nel 2003, ma, intorno alla questione ci sono sempre state aspre polemiche, come già riportato su “Stoletie”[3]. I residenti locali attivamente hanno chiesto di rimuovere questo monumento vergognoso, che insulta la memoria delle vittime del fascismo. Tuttavia, le autorità locali, proprio come nella regione di Belgorod, si sono ostinate a non volerlo fare.

Ricordiamo che il copricapo, nella forma rappresentata dal monumento, è il copricapo militare degli Alpini, che durante gli anni della guerra erano un’unità d’assalto dei fascisti italiani.

In totale, come parte del “Corpo di spedizione italiano in Russia” (CSIR inviato nell’estate del 1941 ndr.), dalla soleggiata Italia, 62.000 militari furono spediti sul fronte orientale. Nell’estate del 1942 l’Esercito Italiano in Russia contava già 7.000 ufficiali e 220.000 soldati (8ª Armata Italiana in Russia – ARMIR ndr.). Queste truppe, per tutta l’estate e l’autunno condussero scontri cruenti contro le unità sovietiche nell’Alto Don. Nel dicembre 1942 l’8ª Armata Italiana fu sconfitta: complessivamente 43.910 soldati e ufficiali italiani persero la vita, altri 48.957 furono catturati.

[caption id="attachment_186747" align="aligncenter" width="750"]Non vendicarsi, ma ricordare Alpino durante la guerra in posa a Rossosh, dove è stato costruito il monumento[/caption]

Dopo l’inizio dell’Operazione Speciale Militare, quando l’Italia, insieme ad altri paesi della NATO, in modo effettivo ha preso nuovamente parte alla guerra contro la Russia, con la fornitura di armi all’Ucraina, la gente non è riuscita a trattenersi. Nella primavera del 2022 il piedistallo è stato ritrovato rovesciato, la struttura metallica con il copricapo è sparita. Secondo alcune indiscrezioni, i residenti di Rossosh, furibondi, l’hanno gettata nel fiume.

[caption id="attachment_186748" align="aligncenter" width="720"]Non vendicarsi, ma ricordare Monumento agli Alpini a Rossosh abbattuto[/caption]

Questa storia vergognosa è finalmente giunta a termine. Tuttavia, rimangono delle domande. Come tali monumenti abbiano potuto apparire sulla nostra terra, intrisa dal sangue delle vittime delle orde di Hitler e dei suoi complici di paesi attualmente membri della NATO e dell’UE, che invasero l’URSS?

Dopotutto, questo è stato fatto a livello ufficiale, per decisione delle autorità locali. Ancora oggi alcuni media moscoviti reagiscono in modo strano alla demolizione del monumento nella regione di Belgorod. Così, ad esempio, “Moskovskij Komsomolets”[4], scrive che sarebbe stato “rubato”, come per condannare coloro che hanno demolito il monumento dedicato ai fascisti. Sì, il giornale non li chiama “fascisti”, ma scrive che “hanno rubato un monumento ai soldati italiani caduti”.

A Rossosh il monumento agli Alpini italiani è stato solennemente inaugurato nel 2003, quando nel nostro Paese si credeva ingenuamente nell’“amicizia e nella cooperazione” con l’Europa. I luoghi delle battaglie, a cui presero parte i soldati del Corpo di Spedizione Italiano in Russia, sono stati spesso visitati dai loro discendenti, così come dalle delegazioni ufficiali italiane, militari compresi. Il loro denaro è stato utilizzato per erigere monumenti, organizzare ogni sorta di eventi “all’amicizia”, ecc. I capi locali sono stati costantemente invitati in Italia per le “vacanze” e ricoperti di regali. Pertanto, si sospetta che sia questo il motivo per cui abbiano resistito così ostinatamente alle richieste del pubblico di rimuovere tali vergognosi monumenti.

[caption id="attachment_186749" align="aligncenter" width="768"]Non vendicarsi, ma ricordare Protesta davanti al monumento dedicato agli Alpini a Rossosh[/caption]

Eppure coloro a cui tali monumenti sono stati eretti non erano solo “soldati”, bensì spudorati invasori, fascisti che invasero il nostro Paese per saccheggiare e uccidere. I discendenti di coloro che vissero nei territori occupati dai soldati di Hitler e di Mussolini lo ricordano bene.

Anche i documenti di guerra ne parlano. Testimoniano in modo eloquente ciò che hanno commesso sulla nostra terra gli europei “civilizzati”, le cui granate e bombe stanno nuovamente esplodendo sulla nostra terra.

Ecco una cartella ingiallita. Sulla copertina c’è un’iscrizione a mano: “Comitato esecutivo del Consiglio distrettuale dei deputati dei lavoratori di Olkhovatka della regione di Voronezh, villaggio Olchovatka. Fascicolo di calcolo dei danni causati dagli invasori fascisti al distretto Olkhovatskij. Protocolli, atti, storie. Per il 1943”. Nella pagina successiva - “Elenco dei fucilati dai fascisti durante la ritirata”.

In questo triste elenco ci sono 12 cognomi di abitanti del pacifico villaggio di Olkhovatka: 1. Zhuk Ivan Sergeevich, kolchoziano (contadino del kolchoz ndr.). 2. Zhuk Vitalij Panteleevich, trattorista. 3. Pokujko Gerasim Obmeletovich, kolchoziano... Di seguito altre sette persone con lo stesso cognome - Savchenko, un’intera famiglia uccisa...

Furono brutalmente uccisi. Alla giovane Savchenko Anna, i fascisti tagliarono il seno e bruciarono i capelli. A Sashenka Savchenko, di due anni, i nemici spezzarono braccia e gambe, la sua testa venne sbattuta contro un palo e, dopo molte sevizie, fu ucciso con un colpo d’arma da fuoco. Dopo aver sterminato la famiglia Savchenko, i fascisti ammucchiarono i cadaveri, li cosparsero di cherosene e li bruciarono.. .

Il crimine fu commesso su ordine del comando del Corpo degli Alpini italiani. “La commissione ha accertato”, si legge nel documento sopra citato, “che le efferate fucilazioni di civili furono attuate su disposizione del comando gendarmeria del Corpo degli Alpini, colonnello Andilfo Bindo, del capo zona, colonnello Marconi, del capo del quartier generale, colonnello Volinari, del capo del presidio, tenente colonnello Anton Isalveti, del capo per gli affari civili, colonnello Francesco Bolleste”[5].

Ma questo non è affatto l’unico episodio di crimini dei fascisti italiani in terra russa. Ci sono prove documentali, in base alle quali furono proprio gli italiani a seppellire vive una giovane insegnante e sua figlia di cinque anni. Come raccontato da Lyubov Ivanovna Adonkina, figlia dell’infermiera di prima linea Evdokia Vasilevna Adonkina, sua madre fu colpita alla gamba da un cecchino italiano mentre usciva nell’orto a prendere le patate, mentre il padre si vide il braccio destro strappato via da una granata italiana. I fascisti deliberatamente le sparpagliarono come giocattoli sgargianti, molti bambini saltarono in aria su di esse, morirono o rimasero feriti.

I soldati italiani trattarono brutalmente i prigionieri di guerra sovietici. Ecco una testimonianza delle “avventure degli italiani in Russia” dall’Archivio Centrale del Ministero della Difesa della Federazione Russa (Fondo 334. Elenco 5259. Fascicolo 2. Foglio 150):

“Nel villaggio di Belij Kolodets, distretto di Bogucharskij, regione di Voronezh, dopo la battaglia del 15 dicembre 1942, fu catturato un gruppo di krasnoarmejtsy (soldati dell’Armata Rossa ndr.) feriti per un totale di 12 persone. Furono gettati dietro un recinto di filo spinato all’aria aperta, nella neve. Gli italiani tolsero loro i valenki (stivali invernali di feltro ndr.) e li lasciarono completamente senza calzature nel forte gelo, ai prigionieri non diedero nulla da mangiare, li percossero e, per umiliare ancora di più i militari feriti, di tanto in tanto gettavano loro ossa da rosicchiare. Il 17 dicembre, di giorno, gli italiani fecero uscire i prigionieri da dietro la recinzione per iniziare a picchiarli duramente coi bastoni e coi calci dei fucili. I fascisti percossero i krasnoarmejtsy disarmati e feriti, coi calci dei fucili e bastoni, su tutto il corpo, sulle gambe, sulle braccia e sul viso insanguinati. Poi i krasnoarmejtsy torturati e duramente picchiati furono portati via per essere fucilati. Gli italiani, rendendosi conto dell’avvicinarsi al villaggio di unità dell’Armata Rossa, avevano fretta di sistemare il più rapidamente possibile i krasnoarmejtsy prigionieri. Alle 18 del 17 dicembre, i krasnoarmejtsy furono fucilati a bruciapelo con mitragliatrici e fucili, quelli che davano ancora segni di vita furono finiti dai fascisti coi calci dei fucili”.

A questi mostri abbiamo poi eretto monumenti? Com’è potuto accadere? Per molto tempo dopo la fine della guerra in URSS, e soprattutto dopo il suo crollo, in un certo qual modo, non era ammesso menzionare le atrocità dei complici e degli alleati di Hitler, che, insieme alle sue orde, irruppero nel nostro Paese, derubando, uccidendo e stuprando.

In effetti, insieme ai tedeschi, anche: ungheresi, italiani, rumeni, francesi, finlandesi e altri partecipanti a questa “campagna europea nell’Est” agirono allo stesso modo. Ma dei crimini di questi complici di Hitler abbiamo cercato di non parlare per non oscurare “l’amicizia dei popoli”. Persino abbiamo cercato di non menzionare le atrocità di Bandera nell’Ucraina occidentale.

Negli anni Novanta, quando nel nostro Paese iniziò a fiorire la “tolleranza”, falsamente intesa, abbiamo cominciato a riscrivere la storia della guerra, trasformando l’Armata Rossa da liberatori in “occupanti”. Di conseguenza, oggi abbiamo ragazzi del tipo “Kolya di Urengoj”[6], o scrittori come Dmitrij Bykov, fuggiti negli Stati Uniti, che definiscono Hitler un “liberatore”.

Il poeta Mikhail Svetlov a quei tempi scrisse una poesia dedicata agli italiani mandati a combattere in Russia[7]:

Croce nera sul petto di un italiano,

Nessun intaglio, né rabesco, né lucentezza, -

Da una famiglia povera conservata

E dall’unico figlio portata...

Giovane nativo di Napoli!

Cos’hai lasciato in Russia in un campo?

Perché non potesti essere felice?

Sul celebre golfo nativo?

Io, che ti ho ucciso vicino a Mozdok,

Ho tanto sognato un vulcano lontano!

Come ho fantasticato la vastità del Volga

Almeno per una volta un giro in gondola!

Ma io non sono venuto con la pistola

A portar via l’estate italiana,

Ma i miei proiettili non hanno fischiato

Sulla sacra terra di Raffaello!

Qui ho sparato! Qui dove sono nato,

Dov’ero orgoglioso di me stesso e degli amici,

Dove le epopee della nostra gente

Non risuonano mai nelle traduzioni.

Forse l’ansa del medio Don

Lo studioso straniero ha mai studiato?

La nostra terra – la Russia, la Raseya -

Forse tu hai arato e seminato?

No! Ti hanno portato su una tradotta

Per la conquista di colonie lontane,

Affinché la croce dallo scrigno di famiglia

Crescesse fino alle dimensioni di tomba...

Non lascerò che la mia patria sia portata via

Oltre la distesa di mari stranieri!

Io sparo - e non c’è giustizia

Più giusta della mia pallottola!

Qui tu non hai mai vissuto né sei stato!..

Ma sparso in campi innevati

Il cielo azzurro italiano

È vitreo in occhi inanimati...

No, noi non chiediamo affatto vendetta per i mostruosi crimini commessi sulla nostra terra dagli europei. Ma non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo ricordare.

Quando dopo il crollo dell’URSS le frontiere si aprirono e i russi iniziarono a viaggiare liberamente all’estero, rimasero affascinati dall’Italia: i suoi monumenti storici, le sue antiche città e musei, le sue meravigliose canzoni. Ingenuamente credevano, così pacificamente e felicemente, che ora avremmo vissuto, in un’unica “famiglia europea di popoli”. Ahimè, dall’altra parte del confine la pensavano diversamente.

La NATO si è avvicinata a noi. Nella stessa Italia sono apparse bombe nucleari destinate ad attaccare il nostro Paese, che gli americani hanno collocato con il consenso dei discendenti degli Alpini. Ci siamo svegliati dal miraggio solo dopo che hanno iniziato a uccidere i russi nel Donbass, quando in Ucraina hanno iniziato a vietare la lingua russa, quando gli Stati Uniti e la NATO, accanto a noi, hanno creato e armato fino ai denti un malvagio stato nazista per distruggere la Russia, quando in Polonia e negli Stati baltici hanno iniziato a demolire i monumenti ai nostri soldati che liberarono l’Europa dal nazismo.

Il 18 agosto il quotidiano italiano “il Giornale”[8] ha pubblicato una nota di risentimento in cui definisce la demolizione in Russia dei monumenti ai propri “Alpini” (ma di fatto, semplicemente, fascisti), un atto “vandalico”.

“Quei monumenti”, cita indignandosi, “sono sempre stati un ricordo, ma anche un gesto di rispetto nei confronti di ragazzi morti a migliaia di chilometri dalle proprie case, in una campagna militare disperata. Un rispetto che, a ogni latitudine, viene oggi sommerso dalla guerra e dalla propaganda”.

Sì, è vero, i monumenti ai soldati caduti sono un “gesto di rispetto” verso i caduti. Ma così non può essere, quando si tratta di fascisti, che hanno derubato, torturato e martoriato persone innocenti, giunti in Russia come ladri e assassini.

Nei confronti dei nazisti non ci può essere alcuna “riconciliazione”. Come adesso non ci può essere pace coi nazisti banderisti (seguaci di Stepan Bandera ndr), che si sono impossessati dell’Ucraina.

Di Vladimir Malyshev, stoletie.ru

21.08.2023

Vladimir Malyshev. Filologo, scrittore, giornalista, esperto di Italia e Grecia. È direttore della "Casa degli Scrittori" di San Pietroburgo, membro dell'Unione degli Scrittori Russi (sezione di San Pietroburgo) e dell'Unione Scrittori di San Pietroburgo. Redattore capo del mensile letterario "Knizhnaya lavka pisatelej".

Eliseo Bertolasi. Dottore di ricerca in Antropologia culturale, russista, interprete di lingua russa, corrispondente stampa estera.

NOTE DEL REDATTORE

[1] https://bel.ru/news/2023-08-19/mash-pamyatnik-italyanskim-soldatam-ukrali-v-belgorodskoy-oblasti-3017159

[2] Nonostante si parli anche di Bersaglieri in effetti il monumento rappresenta solo gli Alpini. Con “tiratori Alpini” in questo contesto s’intendono semplicemente gli Alpini.

[3] http://www.stoletie.ru/obschestvo/kto_postavil_pamatnik_fashistam_v_rossii_583.htm

http://www.stoletie.ru/obschestvo/koshhunstvo_v_gorode_voinskoj_doblesti_113.htm

[4] https://www.mk.ru/social/2023/08/18/v-belgorodskoy-oblasti-ukrali-pamyatnik-pogibshim-italyanskim-soldatam.html

[5] In altra fonte russa alcuni nominativi degli ufficiali italiani appaiono diversi: Atdilvo Bindo, Volicari, Anton Sciulgo-Isalveti, tenente colonnello Francesco Bemeste Jacco, alcune variazioni si notano anche nei gradi https://www.kp.ru/daily/28368.5/4517698/ . L’incongruenza è dovuta alle difficoltà da parte degli scriventi russi di trascrivere in caratteri cirillici i nomi italiani.

[6] Il 19 novembre 2017 Nikolaj (Kolya) Desyatnichenko uno studente di Novij Urengoj al Bundestag ha detto che non tutti i soldati tedeschi volevano combattere. In Russia è stato accusato di giustificare il nazismo. https://meduza.io/feature/2017/11/20/shkolnik-iz-novogo-urengoya-rasskazal-v-bundestage-chto-ne-vse-nemetskie-soldaty-hoteli-voevat-v-rossii-ego-obvinili-v-opravdanii-natsizma

[7] La poesia s’intitola “Italiano” (Ital’yanets), versione di Eliseo Bertolasi.

[8] https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/guerra-non-risparmia-i-caduti-abbattuto-monumento-agli-2198367.html

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Fonte: https://www.stoletie.ru/zarubejie/ne_mstit_no_pomnit_824.htm

Traduzione e lavoro redazionale di Eliseo Bertolasi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (30)

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    1. Jocondor 1 settembre 2023

      Propongo una serie di considerazioni:
      Mio nonno ha combattuto la grande guerra in artiglieria, una guerra voluta dall'Italia e non dall'Austria-Ungheria. Mio padre ha fatto la seconda guerra in Jugoslavia, e, come sottotenente, ha trattato la resa del suo presidio all'Esercito di Liberazione Jugoslavo nei giorni dopo l'8 settembre, e poi riuscì a scampare, con coraggio e fortuna, alla prigionia dei tedeschi. Anche quella era una guerra di aggressione, voluta dall'Italia e non dalla Jugoslavia. La seconda guerra, vista dai russi (ed anche dai croati, fino al 1990) è sempre stata definita da loro come "la guerra contro il fascismo", e non contro la Germania o contro l'Italia.
      "L'armadio della vergogna" contenente i dossier sui crimini di guerra compiuti dai nostri (soprattutto in Jugoslavia) è stato tenuto nascosto per decenni, ed i criminali non sono mai stati consegnati ai tribunali, nè jugoslavi nè tantomeno italiani: il generale Roatta, quelle che «qui si ammazza troppo poco» dopo una condanna nel 1945, riottenne la libertà ed i gradi. Per troppo tempo ci hanno raccontato, e noi abbiamo creduto, la storia degli "italiani brava gente", dell'occupante misericordioso, che si è accompagnata alla balla, inventata di sana pianta nel dopoguerra, dei "complimenti" dei russi al Corpo d'armata Alpino. Certe storie vanno conosciute. E ciò che avviene oggi ne è il continuo.

    2. BrunoWald 1 settembre 2023

      Ciò che avviene oggi è la continuazione della propaganda, degli uni o degli altri, col solo risultato di impedire una vera presa di coscienza. Tutte le storie vanno conosciute, non solo "certe": invece la maggior parte ci viene celata dai padroni del discorso. Oggi sono cattivi i fascisti: avessimo vinto sarebbero cattivi gli altri, con una diversa narrativa.

      La grande guerra l'hanno scatenata la mafia apolide e la massoneria internazionale, con la complicità di parecchi governi. I russi fanno le vittime, ma hanno aggredito altre nazioni e nel 1941 si preparavano ad attaccare la Germania. La Jugoslavia era nostra alleata: la guerra è stata resa inevitabile dal colpo di stato organizzato dagli inglesi a Belgrado nel marzo del 1941. E così via...

      Gli italiani non sono brava gente, e hanno commesso atrocità in Jugoslavia e altrove. Come tutti gli altri. E di armadi della vergogna ne esistono a tonnellate: aprirli selettivamente per screditare la parte avversa, ci condannerà come specie a rivivere sempre gli stessi orrori.

      PS: la storia degli "italiani brava gente" è sempre stata funzionale alla narrativa antifascista che ha trasformato una disfatta in liberazione, a tutto vantaggio dell'occupante.

    1. BrunoWald 1 settembre 2023

      Un articolo del genere è comprensibile, visto che l'autore è russo.
      Sono cresciuti a pane e propaganda. Come anche noi, del resto. E siccome adesso sono in guerra anche con l'Italia a causa della banda di servi che occupa i palazzi romani, tutto fa brodo mentre piovono i droni.

      Ma è deprimente constatare che non impariamo mai, creando le condizioni per sempre nuovi scannamenti.

      L'Ottava Armata, e il Corpo d'Armata Alpino, erano composti in gran parte di coscritti. C'era si, un contingente di volontari fascisti, ma questo cosa significa? Si è malvagi per le proprie idee o per i propri atti?
      Vogliamo parlare delle atrocità sovietiche, su scala milionaria?
      Vogliamo parlare degli eroici partigiani? Secondo voi sventrare una ragazza incinta e appenderne il feto ai rami di un albero per il cordone ombelicale è un atto motivato dall'"antifascismo", o dall'essere degli psicopatici di merda? (Che fra l'altro, l'avessero fatto alla moglie di un mio camerata, e li beccavo, hai voglia su quanti rami avrei appeso i loro pezzi, un pò alla volta... Voi no? Siete tutti dei santi porgitori di guance?)

      E continuiamo a crederci buoni, mentre "loro" sono bestie da macellare, e il gioco continua, una generazione dopo l'altra. Sputiamo sulle tombe altrui mentre onoriamo le nostre. Facciamo le vittime per ottenere la patente di carnefici. E i padroni del vapore se la ridono.

    1. arkalia 1 settembre 2023

      Quando si compiono certe efferatezze, qualcuno le ha ordinate e qualcuno le ha eseguite, è molto difficile dimenticare. Meglio finire davanti a un plotone di esecuzione che eseguirle. Sempre che tali racconti siano veri. Il che può essere plausibile perché purtroppo la guerra porta troppo spesso alla metamorfosi dell'uomo in demone.

    1. Dante Bertello 1 settembre 2023

      Posso anche capirli i russi, che non vogliono monumenti in ricordo alle truppe che li ha occupati.

    1. Kajros 31 agosto 2023

      ti credo la romana rifornisce di logistica e armi gli holhol boys che puntualmnete sversano sui poveri civili del donbass ...i russi ne hanno presi di gente con le mostrine ss mercenari italiani solamente che nascondono tutto senno la gente a casa si sturba...soliti italiani pensano di fare i furbi coi furbi...

    1. Bertozzi 31 agosto 2023

      Ci mancava un "E adesso scatenate l'inferno!" alla fine dell'articolo.

    1. ndr60 31 agosto 2023

      Un esercito di occupazione commette normalmente atrocità, tutta la storia ce lo insegna. E la II guerra mondiale ebbe, in più, un "carico" ideologico che le favorì, giustificandole, visto che il Nemico era ridotto a un untermensch simile alle bestie. I reparti di élite, sovente formati da assassini criminali, erano incaricati di fornire un esempio di come si tratta il nemico: a colpi di baionetta sulle donne incinte. Siccome questi fatti sono rivoltanti, l'unica soluzione è stata di dimenticarli.

    1. JHON 31 agosto 2023

      Avevo già avuto modo di commentare in un post di qualche tempo fa qua su CDC, di storie simile al racconto di cui sopra. La mia testimonianza è senza filtri, in quanto mio padre era un reduce di quella tristissima guerra sul suolo Sovietico.
      Era del Genio Pontieri, mandato da Mussolini nell' anno 1941 (CSIR) dopo un breve addestramento a Verona.
      Dai suoi racconti, vissuti in prima persona negli episodi realmente accaduti, la violenza dei reparti fascisti era il motivo principale, che coinvolgeva indirettamente anche chi vedeva nella popolazione Russa, un nemico quasi uguale ai propri ideali.
      I soldati mandati al fronte sul Don erano perlopiù lavoratori e figli di operai e contadini, malnutriti e malvestiti, inerti nel terribile inverno del 1941/42.
      La mancanza di cibo era qualvolta sopperita proprio da coloro che erano i "nemici", con qualche patata o barbabietola e uova.
      Per chi volesse approfondire l' argomento consiglio la visione del bellissimo film: Italiani Brava Gente diretto da Giuseppe De Santis nel 1964, disponibile su You Tube gratis.
      Tornando ai giorni nostri e l' abbattimento del monumento dedicato agli Alpini, un motivo certamente ci sarà per tale comportamento, fino ad ora, nessuno aveva sollevato obiezioni, ora che i nostri governanti hanno sposato la causa dei guerrafondai satanisti, tutti i nodi vengono al pettine e anche il passato che era stato dimenticato, riappare con le figure più tragiche di quella triste pagina che si chiama: Fascismo!

    2. carla 31 agosto 2023

      Questo racconto è più vicino a quelli raccontati dai miei conoscenti, amici di famiglia.
      Persone partite per la Russia fasciste convinte con i polacchetti imbottiti di pelo fatti fare dalla famiglia benestante, e ritornati con i piedi intatti solo grazie a quelli, ma con un'idea sulla guerra diametralmente opposta.

    1. DrCaligari 31 agosto 2023

      Io ho amato tantissimo i libri sulla campagna di Russia e li ho letti tutti, da bedeschi a Rigoni Stern a Cenci, Moscioni Negri, Corradi e infiniti altri. Però è pur vero che gli alpini furono una forza d'invasione fascista, i coscritti veri furono i fanti che infatti non collaboravano granché. Poi è vero che gli alpini si ravvedettero ma queata fu una delle conseguenze della tragica ritirata. Inoltre credo che la celebrazione militare debba sempre riguardare i propri di soldati, non mi piacerebbe vedere in Italia monumenti al GI joe americano o al perfido milite inglese. Assurdo metterli, giusto toglierli. Con gli altri Paesi si condividono altre cose, non certo la guerra soprattutto poi se la si è combattuta contro. Ma ci rendiamo conto che con 27 milioni di morti è un miracolo che i Russi si siano fermati a Berlino? Gli Americani avrebbero tirato dritto su Roma dopo Berlino, oppure ci avrebbero seppelliti di atomiche. Altro che pure il monumento sul suolo russo vogliamo eddai siamo seri....

    2. JHON 31 agosto 2023

      Assurdo metterli, giusto toglierli. Concordo pienamente.

    3. uomospeciale 31 agosto 2023

      Discorso ineccepibile, nulla da dire.

    4. alessandroparenti 1 settembre 2023

      Meno male che c'è il tuo commento, avevo letto sopra solo miseri discorsi.

    5. BrunoWald 1 settembre 2023

      Miseri commenti e misere risposte.

    6. alessandroparenti 1 settembre 2023

      Si fa quel che si può...

    7. WarezSan 3 settembre 2023

      Tu sei quello che si prodiga nel dare del "coglione" a chi ritieni meritevole o sbaglio?

    8. alessandroparenti 7 settembre 2023

      Chiaro! Solo se uno se lo merita pienamente. Sono severo, io.

    9. alessandroparenti 7 settembre 2023

      Comunque non te la prendere se ti sei preso del coglione. Ammetto che a volte mi capita di dare del coglione a uno solo perchè dice una coglionata, senza sapere se è coglione veramente anche lui. :)

    1. warheit 31 agosto 2023

      accostare gli episodi dell'epoca alla situazione attuale del conflitto russo-ucraino, a mio modo di vedere, scredita soltanto la Russia nel suo intento, non credo a tutti gli episodi attribuiti ai soldati italiani, fossero tutti veri li condannerei certamente, ma forse fa male sapere che nella realtà dei fatti anche da questa parte si batterono valorosi uomini, sotto le insegne del Fascismo.

    1. Martin 31 agosto 2023

      Articolo vergognoso. Si sa, ed e' documentato da migliaia di documenti e testimonianze, che la WW2 in Russia e' stata una barbarie senza fine da entrambe le parti. Riportare alcuni aneddoti di crudelta' solo da una parte e' assolutamente meschino.

    2. warheit 31 agosto 2023

      chiaramente non fa mai cenno delle atrocità commesse dall'armata rossa sulle milioni di vittime tedesche, ungheresi, polacche e via dicendo, stupri e uccisioni ben documentate e quelle verso gli stessi cittadini russi, vomitevole.

    1. PietroGE 31 agosto 2023

      Scusate la franchezza ma io giudico un articolo del genere semplicemente vergognoso. Chi è andato in guerra contro i sovietici non erano i fascisti ma i coscritti così come i soldati sovietici che combattevano non erano i comunisti ma le reclute di tutte le opinioni politiche. Identificare i soldati italiani con i fascisti significa identificare i soldati sovietici con i comunisti e quindi giustificare coloro che smantellano i monumenti eretti dopo la guerra in tutta l'Europa dell'Est per celebrare la vittoria sovietica. Chi si è reso colpevole di un centinaio di milioni di morti a cominciare da quelli del proprio popolo non ha nessuna legittimità per condannare qualcun altro. Per non parlare dell'ipocrisia di chi, unica nazione al mondo, ha firmato con i nazisti un patto per la spartizione di un Paese e iniziato una guerra coloniale contro la Finlandia senza essere provocato.

    2. mago 31 agosto 2023

      Trattasi di Esperto di Italia e Grecia...e Direttore " per caso ".

    3. uomospeciale 31 agosto 2023

      Quoto, bisogna SEMPRE fare una netta distinzione tra le responsabilità del popolo che in ogni epoca e paese viene regolarmente tirato qua e là come uno stupido bove con l'anello al naso, e poi usato dai potenti come carne da macello....
      E quelle invece ben più gravi dei politici e dei potenti, che lo manovrano lo plasmano e lo manipolano mandandolo al massacro.
      Non sono stati "i russi" ad allearsi con i tedeschi come non sono stati gli italiani a firmare il "Patto d'acciao" con i tedeschi, sono state le èlite politico-militari e industriali dell'epoca a farlo, ben consapevoli sia delle conseguenze che del mostruoso costo in vite umane, sofferenze e distruzione che avrebbe comportato.
      Esattamente come sta succedendo oggi nella guerra russo-ucraina che vede due popoli in pratica fratelli massacrarsi per decisione altrui.
      Mio nonno che la guerra l'ha fatta, è morto ripetendomi fino alla nausea che non si era mai perdonato di non aver capito subito e fin dall'inizio che i primi da ammazzare all'istante e senza esitazione, erano i suoi superiori e i politici della locale sezione del fascio, seguiti dai giornalisti di propaganda dei vari giornali.

      "Luridi maiali schifosi" li definiva.

      E' l'eterna tragedia dell'essere umano e degli uomini, le eterne vittime di sè stessi e del proprio ruolo.
      Da sempre sfruttati e mandati a combattere in tutte le guerre per difendere gli interessi di chiunque, tranne i propri.

      Compreso il diritto alla vita.

    4. fiurdesoca 31 agosto 2023

      è un argomento "spinoso", tuo nonno aveva ragione ma la "responsabilità" di capire era anche sua.
      purtroppo noi esseri umani ci facciamo abbindolare facilmente per poi accorgerci di quanto siamo stati fiduciosi creduloni.
      la storia dei vaccini ha svegliato qualcuno e di solito perché ha pagato un prezzo altissimo.
      è lo stesso atteggiamento di chi è partito in guerra e poi ha cambiato modo di vedere per ciò che ha vissuto.

    5. uomospeciale 31 agosto 2023

      Purtroppo ben poco è cambiato dai tempi di mio nonno.
      Quando sei immerso nella propaganda sin dall'infanzia e cresci in una società che dà la tua vita sempre sacrificabile e spendibile per un fantomatico interesse superiore, non se ne uscirà mai.
      Però ho molta fiducia nelle generazioni attuali quelle cosiddette "NEET" e nel movimento MGTOW.
      Essi rappresentano la prima vera presa di coscienza maschile nella storia, dell'assoluta inutilità del sacrificio a favore di terzi soggetti siano essi lo stato, o chiunque altro.
      Gli uomini devono finalmente vivere per sè stessi invece di morire sempre per il re o per la regina.
      Tutto il resto verrà di logica conseguenza come una frana inarrestabile, fine delle guerre compresa.
      Lo vado ripetendo da decenni a tutti quanti, e in ogni sede possibile, che solo l'inutilità ci renderà finalmente liberi.

    6. emilyever 1 settembre 2023

      Ma non sarà che proprio perchè anche lo Stato ha capito che nessuno vuole morire per il re oggi, hanno convinto la persone a vaccinarsi proprio per "non ammalarsi e non morire , e non fare ammalare e uccidere quelli che abbiamo accanto, specie gli anziani? "

    7. alessandroparenti 1 settembre 2023

      Ci vedo ben poco di vergognoso, in questo pezzo.

    8. lilithdea 5 settembre 2023

      Potrebbe essere..e temo che al prox. giro, anzi alla prox. variante di questo virus, non potendo più contare nella narrazione del dio vaccino salvifico per anziani e fragili, punteranno sul senso di colpa di un non nuocere ai bambini che diventeranno l'alibi perfetto per forzare a nuove "vaccinazioni" coatte. Ovvio che nessuno vuole più morire per un futuro re(ttiliano) degli stolti.

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