Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org
Si parla molto di energie rinnovabili. Queste sarebbero fonti energetiche che non si esauriscono e si "riproducono" senza provocare i danni che altre forme di energia arrecherebbero. In realtà, queste energie non sono propriamente rinnovabili: sono quelle che il sole fornisce ogni giorno che vengono sottratte al sistema. Peraltro, anche le famigerate fonti "cattive" derivano dal Sole e sono, in realtà, energie risparmiate: la Terra, quando non utilizza tutta l'energia che riceve dal Sole, la combina con il carbonio, producendo idrocarburi, e la mette da parte. Quando l'uomo utilizza l'energia risparmiata, il carbonio viene rimesso in circolo ed è a disposizione per un nuovo processo di risparmio. Si dice che questo carbonio, sotto forma di CO2, sia un veleno, poiché influenzerebbe la temperatura della Terra. Effetto serra, si dice. Vero?
Non molto credibile, dato che l'affermazione deriva da iniziali studi che mostravano un'imprecisione e un'arrogante ingenuità incredibili, ed era probabilmente motivata dal desiderio di conservare l'egemonia energetica. Per dimostrare scientificamente l'effetto nefasto del CO2 servirebbero esperimenti e, a quanto pare, non è stata condotta alcuna sperimentazione per verificare l'ipotesi. Le uniche "dimostrazioni" sono dei giochini per bambini, tipo quello suggerito dalla Nasa ai ragazzi delle scuole dell'Illinois [1], che comincia dicendo: prendete due bottiglie e riempitele con 100 ml di acqua, mettete una compressa di Alka-Seltzer in una delle due e tappatele bene con un termometro dentro... Capito?
I ragazzi delle scuole dell'Illinois verificano in questo modo l'effetto serra. In Italia, in assenza di Alka-Seltzer, si consiglia il bicarbonato. In compenso, la Nasa spende 467,7 milioni di dollari per misure [1] (sottolineo: misure, non un esperimento che verifichi il fenomeno in modo sperimentale galileiano), lanciando in orbita un laboratorio che effettua centomila misurazioni della concentrazione di CO2 [2] in tutto il globo terracqueo.
Le energie rinnovabili? Come detto, sono quelle che la natura mette a disposizione e che vengono subito catturate (o sottratte). Il sole e il vento vengono intercettati immediatamente e convertiti in energia elettrica. Si ritiene che questa sottrazione sia indolore, dato che in poche ore la Terra riceve più energia dal sole di quanta ne consumi l'intera razza umana in un anno.
Poi, l'energia che si usa non scompare: diventa calore, come la legna che si brucia, oppure l'elettricità, quella che si utilizza per le moderne esigenze. È senza dubbio vero, ma bisogna ricordare che il sistema Terra è molto più complesso di quanto raccontano i climatologi, novelli stregoni dell'apocalisse. Il sistema è governato da leggi non lineari che vengono "domate" dal feedback. Se c'è una perturbazione, questa viene compensata da una reazione opposta che mantiene il sistema in una condizione di stabilità a lungo termine.
Sulla stabilità del sistema non ci sono dubbi, dato che la Terra sopravvive, anche con variazioni che noi riteniamo significative, da milioni di anni. Il fattore di smorzamento (margine di fase in elettronica) non è sufficiente a garantire variazioni ordinate; si osservano spesso oscillazioni, cicli limite e guizzi improvvisi, tutti di difficile spiegazione. Per questo le previsioni degli eventi atmosferici dei meteorologi sono più o meno accurate a pochi giorni e, dopo, falliscono anche perché è difficile descrivere gli effetti delle non linearità. Questo, tra l'altro, indica l'impossibilità di fare previsioni climatiche a lungo termine, che risultano manifestamente truffaldine.
I danni causati dall'uso dei combustibili fossili sono molto ben pubblicizzati, ma non scientificamente dimostrati. Un tempo, per spaventare la gente, si parlava di buchi nell'ozono. Ora, anche se il buco, che sembra essere un fenomeno naturale, c'è ed è come prima, non è più alla ribalta, come le polveri sottili (PM10), essendo stati surclassati dal CO2. Si parla tanto di questo povero gas, ma al contrario non si parla dei danni causati dall'energia sottratta, anche se esiste una discreta letteratura scientifica che affronta l'argomento generale e documenta le criticità del fotovoltaico e dell'eolico.
Si parla (un po' sottovoce) di impatti negativi quali la distruzione dell'habitat dovuta all'uso del suolo su larga scala, ai rifiuti pericolosi derivanti dalla produzione e alla produzione ad alta intensità di materiali, e anche alle piccole variazioni del microclima. Non sembra però che ci siano studi sull'effetto della sottrazione localizzata di energia dall'ambiente, che è certamente trascurabile per impianti di piccole dimensioni, ma da considerare per installazioni gigantesche come quelle attuali, perché concentrata il poco spazio. Si presume infatti che se l'impianto solare o eolico è molto grande, la perturbazione causata potrebbe, assieme ad altre condizioni concorrenti, provocare sconvolgimenti climatici localizzati.
Consideriamo, ad esempio, il parco solare a 50 km da Dubai. Ha un'estensione di 77 km² e una potenza installata ben superiore a 1 GW. Se si considera l'energia asportata dai sistemi di raffreddamento dei pannelli solari, si ottiene una sottrazione energetica diurna molto elevata, di gran lunga maggiore di quella che assorbirebbe un'area equivalente di sabbia del deserto. Parte di questa energia viene poi rilasciata a circa 50 km e trasformata in calore dalle apparecchiature elettriche di Dubai, creando un flusso circolare di energia.
Nessuno ha considerato questa variabile della circolazione dell'energia, che avviene goccia a goccia, nella ricerca delle cause dell'inondazione del 16 aprile 2024. È pur vero che eventi simili sono avvenuti con certa frequenza nella penisola arabica (l'effetto è chiamato Mesoscale Convective System - MCS), ma pensare a un significativo concorso causato dal parco solare sarebbe forse opportuno.
L'effetto dell'elevata densità di parchi eolici è un altro aspetto da considerare. Le dimensioni delle pale delle turbine sono sempre più grandi e l'avere un buon numero di esse nella stessa località determina un'alterazione climatica locale importante. Esistono studi sulle variazioni della temperatura del terreno sotto le turbine che, secondo uno studio cinese, varia da -0,11 °C a +0,2 °C tra giorno e notte. Inoltre, l'indice NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), che misura lo stato di salute della vegetazione, è fortemente negativo nella quasi totalità delle installazioni.
Quello che manca nelle analisi è l'effetto sul clima dovuto al rallentamento del vento dietro la turbina. Il fenomeno, chiamato effetto scia, si estende per lunghe distanze, circa 30 km, ma può arrivare fino a 100 km per parchi eolici di grandi dimensioni. Il problema è ben noto a seguito delle controversie tra parchi eolici, poiché la scia di un parco può ridurre l'efficienza di un altro a valle fino al 10% anche se è situato a grande distanza, casomai in un'altra nazione. In questo caso si parla di "furto del vento".
L'effetto della scia prodotta da un parco eolico non è solo quello di danneggiare altri parchi, ma è anche quello di generare in modo permanente una componente di vento anomalo su vaste estensioni. Quale sia l'effetto di una tale condizione climatica modificata su un sistema non lineare è difficile da prevedere, ma quell'entità, minima ma continua nel tempo, potrebbe essere il seme di eventi anche disastrosi, come il ciclone Harry che ha devastato il Sud d'Italia. In particolare, può essere la causa dei danni in Sicilia, che, come noto, annovera un'elevata densità di parchi eolici. La supposizione del seme è giustificata anche dal cosiddetto effetto farfalla, che prevede conseguenze di grande portata a partire da piccoli stimoli.
Se si esamina lo stato attuale, come illustrato dal diagramma a barre, la potenza eolica installata in Italia si concentra nel Sud, con la Sicilia che nel 2023 aveva 2,3 GW corrispondenti a 1660 torri eoliche. L'effetto cumulativo delle scie generate è allora non trascurabile. Un inesperto del settore può allora immaginare che, come succede in una grotta carsica, dove una goccia satura di calcite crea lentamente una stalattite, una scia carica di umidità possa essere "arrotolata" dalla forza di Coriolis e, in casi sfortunati, diventare il seme di altri fattori che causano forti piogge o l'effetto dirompente di un ciclone.
L'ipotesi formulata è abbastanza fantasiosa, come peraltro lo è attribuire al CO2 responsabilità non dimostrate. Verificarla, però, non è troppo difficile, dato che il sistema da studiare è molto meno complesso di quello di Terra.
Se quanto sopra fosse corretto, diverse regioni del Sud d'Italia sarebbero in pericolo di eventi climatici dirompenti. Non è allora prudente programmare e costruire grandiosi impianti eolici, con il rischio di stimolare tempeste dovute a effetti collaterali, che causano danni notevoli, come quelli che hanno sconvolto le coste della Sicilia, e le forti piogge che hanno favorito la frana di scorrimento che ha colpito Niscemi.
Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org
29.01.2026
Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.
NOTE
[2] https://www.media.inaf.it/2014/06/30/la-nasa-mette-il-naso-nel-gas-serra/



afrances 30 gennaio 2026
Anche gli alberi rallentano il vento. Una parte dell'energia cineteca drl vento viene infatti trasferita ai rami e alle foglie, che si muovono di qua e di là, come è noto fin dall'antichità. Quindi per prevenire cicloni e uragani sarebbe opportuno abbattere il maggior numero possibile di alberi. D'altronde in Scozia non ci sono uragani. Perché? Semplice, perché in Scozia ci sono pochissimi alberi.
FrancoMaloberti 31 gennaio 2026
Divertente commento. Il movimento qua e la non crea una scia ma turbolenza che si esaurisce in poche decine di metri.