DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
Io ero giornalista quando potevo fare quello che vedete in foto. Era un altro universo, secolo, epoca, oggi scomparsi per me.
C’è un mio video che è circolato molto e in cui lascio una specie di "testamento", indicato nel mio recente articolo sui metodi ‘fai-da-te’ di procurarsi eutanasia quando il morire ci riduce il fine-vita a un insulto alla dignità e ad un’agonia per nulla, mentre né medici né familiari sanno o possono aiutarci a spegnerci degnamente. Il video si conclude con un addio ai lettori, nel mio rammarico di non aver potuto fare molto di più come giornalista.
Per coloro che non si danno pace su come sia possibile che un Paolo Barnard getti la spugna del giornalismo, a prescindere da ciò che mi accade nella vita privata, è mio dovere ripetere, molto più in sintesi, ciò che già scrissi mesi fa. Eccovelo e un abbraccio a tutti.
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Non mi è più possibile essere giornalista. In primo luogo il mio lavoro è stato devastato dal Facebook-journalism e dal Twitter-journalism, due tumori del mestiere che ricadono sotto l’ombrello del Google-journalism.
Oggi chiunque dal pc può infarcirsi di Google search, poi sparare ‘giornalismo’ nel web, Social o persino sui quotidiani online e reclamare competenza e celebrità. Il risultato è un’iperinflazione da Weimar di grotteschi personaggi auto proclamatisi ‘esperti’ o commentatori, esaltati semi-giornalisti, con al seguito decine di migliaia di ‘factoids’ sparati ogni ora e 24/7, in un impazzimento fuori controllo. Tragicamente, hanno masse crescenti di pubblico stolto al seguito, che proclama “ecco la verità!”. Questo non sarà mai giornalismo.
Io nacqui come giornalista e reporter negli anni’80, mi consolidai negli anni ’90 a Report, e nella mia vita ho prodotto vero giornalismo. Cos’è il giornalismo?
Necessita di un editore in primo luogo, radio Tv o stampa; il giornalista deve essere pagato; il giornalista deve avere i mezzi finanziari per viaggiare, indagare, e attendere se necessario. Queste sono le tre basi elementari e indispensabili per qualsiasi tipo di giornalismo. Il resto è una truffa. Il mio maggior libro, che fu il Longest-Seller e il Best-Seller della collana Rizzoli che lo pubblicò (in foto), richiese 4 mesi di viaggi, quasi 25.000 euro di spese vive, e quasi un anno per la pubblicazione. Quello era il giornalismo di Paolo Barnard, per un vero pubblico.
Da anni ormai quelle tre condizioni indispensabili mi sono pervicacemente negate, e l’ostracismo degli editori contro di me ha raggiunto una tale pervicacia che non ho più speranza di lavorare. Esprimermi su un Social (demenziale come tutti i Social), o su un sito che è divenuto un Cult per una setta minimale di miei fans, non è fare giornalismo. Ripeto: senza i sopraccitati fondamentali mezzi, anch’io finirei col truffare i lettori con fattoidi da Google-journalism, e sono sincero: negli ultimi tempi ci stavo cascando. Stop.
Ridursi al crowdfunding è inaccettabile. Il giornalista non può essere una ‘one man band’ dove con una mano suoni la chitarra, con l’altra la batteria, col piede sinistro stai in piedi e col destro tieni in bilico il cappello per l’elemosina. In quelle stupide condizioni è impossibile produrre nulla di valido, e infatti un’analisi profonda persino dei maggiori esempi internazionali (Democracy Now!, The Intercept…) mostra lavori instabili e fallati, ma peggio: costretti alla partigianeria per compiacere i donatori, che se no se ne vanno. Di nuovo: questo non sarà mai giornalismo.
Quindi basta. Così come sono fautore dell’eutanasia, anche fatta in casa, quando la vita diventa indegna di essere vissuta, allo stesso modo sono fautore dell’eutanasia della professione quando diventa indegna di essere praticata. Quindi mi ritiro.
Paolo Barnard
Fonte: https://paolobarnard.info
Link: https://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=2154
25,05.2019
Matteo Bonanni 20 settembre 2019
Libro fondamentale per il quale ringrazio Barnard. Tuttavia, essendo lui cosciente del fatto che oggi il "giornalismo" si fa in modo un po' diverso, perché Barnard non ha saputo adattarsi? Mi sembra un po' un nostalgico che, per orgoglio, non ha voluto aggiornarsi ai nuovi linguaggi.
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Siamo d'accordo che l'affare Report sia stata una porcata e tutto, ma se uno desidera fare il suo lavoro, trova il modo di farlo nonostante tutto e tutti.
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Io continuo ad odorare del vittimismo che non gli fa bene.
Ad ogni modo, uno di più lucidi della nostra era, peccato sia (voluto) finire così.
Pace e bene.