NON CHIAMATELO POPULISTA! NIGEL FARAGE VA PRESO SUL SERIO

NON CHIAMATELO POPULISTA! NIGEL FARAGE VA PRESO SUL SERIO

DI MARCELLO FOA

Il Cuore del Mondo


Sarà perché sono cresciuto alla scuola di Indro Montanelli, ma a me quelli che parlano chiaro e hanno il coraggio di esporsi in persona piacciono; li ammiro anche quando non sono del tutto d’accordo con loro o lo sono solo in parte. Nigel Farage, il leader del Independence party (Ukip) che ha appena vinto alle elezioni britanniche, appartiene a questa stirpe. Lo seguo da tempo ammirandone l’eloquio, straordinario, e l’audacia dei suoi interventi all’Europarlamento contro le lobby e la nomenklatura che domina l’Europa. Ogni volta che l’ho ascoltato, ho pensato: questo ha una marcia in più.

Non mi sono però meravigliato nel vedere come i grandi media nazionali hanno dato la notizia del suo trionfo alle elezioni britanniche. Quasi nessuno l’ha data in prima pagina, ma solo all’interno con titoli nei quali è apparsa subito la parola magica: “populista”. L’aggettivo che da un paio di decenni serve a marchiare chiunque esca dall’ortodossia di destra o di sinistra. E’ un riflesso condizionato che ha un certa efficacia, in quanto riduce il pericolo di un contagio e di un effetto emulativo negli altri Paesi.

Ma Nigel Farage non è un populista. Non lo è nell’aspetto, inappuntabile, rassicurante, da uomo d’affari quale è stato in passato; non lo è nelle argomentazioni sempre puntuali, motivate, competenti e non lo è neppure nelle origini politiche considerato che si richiama e legittimamente può proporsi come l’erede della Thatcher. Con idee forti e non sempre condivisibli, ma sempre motivate.

Non è un Beppe Grillo inglese: è molto più solido, strutturato, preciso nella visione politica (vedi al riguardo la lucida analisi di Stefano Magni)

Claudio Messora, autore del blog Byoblu, lo aveva intervistato un anno fa. (vedi video qui sotto)

Ecco alcuni passaggi chiave:

La mia visione dell’evoluzione della societá umana é che se vogliamo avere scuole, ospedali e stato sociale, per avere tutte queste cose devi creare profitto! Perché é grazie al profitto che la gente paga le tasse. E ció che abbiamo adesso in questa unione europea é qualcosa che si definisce libero mercato ma che in realtá è totalmente controllato dagli stati, completamente nelle mani di grandi banche e multinazionali, che sta bloccando la genuina libera impresa e le piccole, medie imprese dal nascere e svilupparsi, e stiamo assistendo alla bassa crescita, a un disastroso indebitamento, un vero brutto affare per coloro per i quali, io credo, queste cose sono state pensate e realizzate: la parte debole della societá. Dobbiamo fare soldi, realizzare profitti, dobbiamo competere con il Brasile, con l’India, con la Cina e con tutto il mondo intero in via di sviluppo. Ma tutto ció che stiamo facendo é avvolgerci in un mantello che dice: “Oh, si puó lavorare meno, si deve guadagnare di piú,” “si puó andare in pensione prima.” Non funziona. Non paga. Una volta pensato attentamente a tutto questo, il mercato é ció che dà profitto, il profitto ci dá le tasse, le tasse ci danno il buono stato sociale in ogni stato libero.

E ancora:

Il mio partito non é anti-europeo affatto. Vogliamo un’Europa con cui fare affari, collaborare, saremo perfino ottimi vicini di casa. Personalmente ho un grande affetto per l’Italia e gli Italiani, e per 7 anni, quando facevo un lavoro diverso quando ero nel business, ho avuto un’agenzia a Milano ed ho speso un sacco di tempo a girare l’Italia, in affari con aziende italiane. E, come ho detto in precedenza, noi non siamo meglio, non siamo peggio, siamo certamente, peró, molto differenti da voi. Rimaniamo con le nostre proprie forme di governo, monete, lingue, culture. Saremo uniti, faremo affari, saremo amici e buoni vicini e ci siederemo attorno a un buon piatto di spaghetti con il vostro delizioso vino, e saremo amici. Ma non dovremmo essere forzati insieme nella stessa unione politica, e il mio partito continuerá a portare avanti questa politica, per un Regno Unito libero, indipendente e democratico, non governato da Herman Van Rompuy, Barroso o altri orribili insignificanti burocrati che adesso stanno comandando le vite di 500 milioni di persone, nei fusi orari europei.

Vi chiedo: queste sono parole di un pericoloso estremista o di un intellettuale coraggioso, di un liberale moderato, di un vero democratico?

Merita davvero di essere liquidato come “populista”? O forse sono le sue idee, così semplici eppure rivoluzionare, a far paura? E’ così scandaloso informarsi, riflettere, discutere?

Non su questo blog, che apre il dibattito su Farage. E che di Farage tornerà ad occuparsi, statene certi.



Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/05/05/non-chiamatelo-populista-nigel-farage-va-preso-sul-serio/

6.5.2013

Commenti (36)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. nuvolenelcielo 8 maggio 2013

      Farage ha un lato positivo deflagrante. Chi altro sa e ha l'abilità e il coraggio di andare a dire, efficacemente, in faccia alla UE la verità sull'euro e sull'unione europea? Quindi usiamo le cose positive delle persone, Farage ha ormai fama internazionale su queste cose, quindi non buttiamo tutto nel cesso per favore. Le politiche economiche vengono DOPO LA DEMOCRAZIA.

    1. mincuo 7 maggio 2013

      Dio non esiste è una proposizione indecidibile signor Fedeledellacroce. E la sua esistenza però ha un'argomentazione logica inattaccabile, se è per quello.

    1. siciliano 7 maggio 2013

      Speriamo che sia sincero, e non un'altra mossa subcutanea del sistema

    1. Jor-el 7 maggio 2013

      Un altro genio che vuole "competere" con la Cina. E magari con l'India, il Bangladesh, il Vietnam...

    1. eresiarca 7 maggio 2013

      Infatti, Foa è più insidioso di altri, perché inserisce cose condivisibili su uno sfondo in cui nessun caposaldo della visione liberista è messo in discussione.

    1. braveheart 7 maggio 2013

      Giusto mincuo.
      Quindi la verità sta nell'equilibrio fra queste visioni.
      Noi dobbiamo essere lo stato, con gli strumenti per esercitare il controllo diretto.
      Punto.

    1. Cornelia 7 maggio 2013

      A me uno che mette nella stessa frase le perole "ospedale" e "profitto", già nun me piace.

    1. geopardy 6 maggio 2013

      Ribadisco una mia convinzione, niente di buono uscirà da questo sistema , i suoi aggiustamenti , come ha ben osservato Tonguessy, non funzionano e non funzioneranno.

      Millenni di lotte per tornare alle Piramidi, questo e solo questo può uscire dalla testa malata di un anglosassone di oggi, in barba a tutti i progressi del passato.

      Gente che vive di scommesse, ma sono gli altri a pagare quelle perse e loro a prendere i proventi di quelle riuscite.

      Mi facciano il piacere di tornare ai cavalieri della Tavola Rotonda, erano più simpatici a quel tempo.

      Ragionano come fossero soli al mondo, come gli israeliani e come gli statunitensi (lo stesso ceppo ideologico li accomuna), si comportano da alieni e sono alienati. Un sistema che è all'opposto delle leggi dell'ecosistema non può durare in eterno su questo pianeta, tant'è che, con i loro compari di oltre oceano, pensano a trasferirsi nello spazio.

      Ci vadano pure, nessuno li piangerà.

      Geo

    1. Giovina 6 maggio 2013

      Noi gia' andiamo "dopo" in pensione e non "prima". Si lavora fino a settanta anni. Se non si riferisce a questo allora forse vuole innalzare a 80......e chi ci arriva. Io sono cosi' stanca che manco lo posso applaudire 'sto simpaticone...........

      Ve lo ricordate il Gabbiano Livingston? Non voleva vivere solo per mangiare. Siamo arrivati al punto che ci sembra retorica la filosofia di Jonathan.....che ci vergogniamo di dire che bisogna lavorare di meno, semplicemente perche' si lavora troppo, mentre da altra parte non si lavora per nulla.
      Siamo arrivati al punto che addirittura vorremmo obbligare con delle leggi il lavorare stesso...
      Farage difende l'astrazione nazione, ossia la sua sovranita' o diritto di autodeterminazione perche' si dimentica degli uomini che compongono proprio quella nazione che idealizza.
      Lui sta sulle nuvole, nella terra e nel fango stanno invece i nostri piedi.

    1. mincuo 6 maggio 2013

      Lo Stato siamo noi. E se non siamo noi allora si parla di un'altra cosa, una lobby di Stato. Lo stesso vale per il liberismo, e la sua truffa odierna. Il liberismo non esiste se non dentro regole precise. Che le fa lo Stato, che siamo noi, e se non siamo noi non è lo Stato, ma una lobby di Stato. Che può essere, anzi è, in combutta benissimo con una lobby privata. E' tutto lì. Per l'indottrinato liberista fasullo lo Stato è un alieno parassita, per l'indottrinato statalista lo Stato è una specie di papà estraneo, non siamo noi, e l'alieno profittatore cattivo è il privato. Questo è il livello, inculcato come si voleva e questo livello fa sì che tu sia pro o contro, come si voleva, in modo che sempre a stessa minestra tu abbia, in qualunque caso. Amen.

    1. consulfin 6 maggio 2013

      premesso che, come dice anche Giovanni prima di me

      "populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. –

      1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

      2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra." www.treccani.it/vocabolario/populismo/ [www.treccani.it]

      Premesso quanto sopra, a me questo Nigel non sembra affatto un populista. Sembra anzi un alto borghese che pretende di estrarre, come tutti i capitalisti, sempre più ricchezze dalla classe lavoratrice. E, per farlo, tira in ballo concetti edulcorati e indorati al punto che ormai la classe lavoratrice li ha o li sta per fare proprii: uno di questi è la competizione. Bisogna competere con Cina e Brasile. Certo! Che poi dalla competizione, da ogni competizione, esca un vincitore a scapito di tanti sconfitti non ha importanza. Tanto lui sta e da per scontato di stare tra i vincitori.

    1. No_Fear87 6 maggio 2013

      mah...se ultimamente mi erano nati dei dubbi ora ho le conferme.
      Farage sta scadendo sempre di più dopo l'attentato dell'aereo nel 2010 (o era 2011 boh?) molto probabilmente ha preso paura,

      E' dal 2008 che lo sento, e non ha mai fatto nulla...

    1. bardo 6 maggio 2013

      Nulla di che 'sto Farage. Fa parte del giochino. E ci siamo rotti di 'sto giochino, signor presidente e cari colleghi... Oramai c'è una popolazione di esseri umani, qua in giro, che non si fa più prendere in giro, da nessuno. I giornalai poi.... Io prendo sul serio solo me stesso, chiaro?

    1. FreeDo 6 maggio 2013

      Farage e' abbastanza lontano da noi, ci riguarda poco. Invece e' da Marcello Foa che dobbiamo guardarci: strisciando, si insinua, cercando di inoculare il batterio neoliberista facendosi scudo di Claudio Messora. No, quelle dell'intervista non sono "parole di un pericoloso estremista", ma di un degno successore della Thatcher. Appunto.

    1. nuvolenelcielo 6 maggio 2013

      peccato quando si parla di Farage vedere introdurre discussioni sterili sul liberismo contro non-liberismo, mentre qui la dicotomia a cui siamo di fronte è DEMOCRAZIA contro non-democrazia. Forse bisognerebbe capire che bisogna prima avere la democrazia e non l'oligarchia, e poi una volta ottenuta, IN UNA FASE SUCCESSIVA, tramite il voto, si decidono le politiche sociali più gradite e attuali. E' inutile buttare il sugo sulla pasta cruda, non si fa una figura intelligente (è quasi ora di cena, mi è venuta questa metafora). End of Conversation.

    1. Merio 6 maggio 2013

      Anche io personalmente faccio fatico a trovare basi scientifiche solide su cui basare la mia opinione anti-OGM(non ho tempo per fare ricerche approfondite)... però vedo la storia della Monsanto... non è che mi fidi molto... anzi non mi fido proprio per niente...

    1. nuvolenelcielo 6 maggio 2013

      carisma, energia, lucidità e intelligenza molto fuori dal comune. sarà un personaggio chiave se il mondo riuscirà a prenderere la strada dei popoli e non dei burocrati.

    1. Georgejefferson 6 maggio 2013

      cosa deve il parassita renditiero capitalista alla comunita?Nulla,infatti tutto da solo si e' fatto.E che centra la comunita?Al massimo la riconoscero quando arriveranno le spranghe..intanto me la godo "perche merito",giusto le patatine e entrate/uscite

    1. Fedeledellacroce 6 maggio 2013

      Dio non esiste e di conseguenza non sa un bel niente.
      Il buon senso non é esclusiva degli economisti.
      John Kleeves, pseudonimo usato da Stefano Anelli, ha scritto libri interessanti rivelando veritá scomode.
      Ha fatto una brutta fine.

    1. braveheart 6 maggio 2013

      @ mincuo.
      Mi pare abbastanza chiaro kleeves.
      Liberisti/liberali alla Smith , ma anche altri, propugnano l'evanescenza dello stato, e kleeves, attraverso paradossi e estremizzazioni mette a nudo la pochezza dei loro argomenti.
      Cioè, poche regole e precise ; detto così sembra bello e giusto, poi vai a vedere la realtà , e ti chiedi : poche quanto ? In che ambiti di più e in quali di meno ?
      Per non parlare dei vari Bruno Leoni o degli austriaci, magari pensando addirittura ad un moneta emessa dai privati.
      Insomma, che si debba notevolmente sforbiciare le "mansioni" di uno stato, lo ritengo doveroso, ma come al solito c'è chi vorrebbe buttare il bambino con l'acqua sporca.
      Ricordo un confronto in un altro forum, co STI liberisti, in cui, discutendo con uno che ha seminato a Pordenone il mais ogm, poi bloccato da Zaia, mi dava dell'oscurantista statalista antiliberale, solo perché mi appellavo al principio di prudenza scientifica nel caso degli ogm.
      Ma lui si appellava al fatto che in molti paesi sono permessi e quindi lui ne ha il diritto, e che non essendoci evidenze scientifiche, riconosciute dall'Europa o dall'Italia, lui ha il diritto di seminare.
      Cioè, la volontà di una comunità su cosa può rappresentare un pericolo, su cosa vale la pena seminare ( in Italia e' inutile combattere sulla quantità produttiva data dagli ogm, vista l'estensione), e sopratutto non abbiamo estensioni che giustifichino le distanze di sicurezza contro l'impollinazione eterogena.
      Insomma, loro rifuggono la dittatura delle maggioranze, non tenendo conto che la forzA di una comunità sta nella condivisione.

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