NO KINGS, SAME THRONE – NESSUN RE, STESSO TRONO

NO KINGS, SAME THRONE – NESSUN RE, STESSO TRONO

di Tom Joad, lantidiplomatico.it

Mentre decine di migliaia di persone attraversavano sabato le strade di Roma sotto lo slogan “No Kings - Contro i Re e le loro guerre”, con la determinazione festosa e plurale di settecento sigle che dalla CGIL ad Amnesty International convergono da Piazza della Repubblica a San Giovanni, conviene fermarsi un istante prima della retorica partecipativa e porre la domanda che non si osa formulare con nettezza: e se il problema non fossero i Re?

La domanda non è retorica, né provocatoria nel senso deteriore del termine. È una domanda che un attore-pensatore italiano, Carmelo Bene, aveva posto con rigore concettuale implacabile decenni prima che il lessico della “mobilitazione globale” divenisse il gergo corrente di ogni piazza occidentale. L’operazione di Bene - condensata nel celebre “Riccardo III” e nella sua lunga elaborazione teorica con Gilles Deleuze - consisteva nel sottrarre il protagonista dalla scena, nel togliere il Re dal dramma, per mostrare non il caos o il vuoto, ma l’esatto contrario: la macchina del potere che continua a funzionare perfettamente anche senza il Soggetto che la incarnava, il dispositivo che si rivela tanto più visibile quanto più si è rimosso l’alibi della volontà individuale che lo mascherava.

L’intuizione di Bene era precisamente questa: finché c’è un Re sulla scena, il pubblico può credere che il potere sia il prodotto di una volontà, di un’azione individuale e dunque può credere che basti cambiare il Re per cambiare il potere, che basti sostituire Trump con Mamdani per interrompere la macchina bellica. Il Soggetto non è l’agente del potere ma il suo alibi e quest’ultimo è tanto più efficace quanto più il pubblico lo odia, perché l’odio verso il Re è il modo più sicuro per non vedere il trono.

Applicata alla guerra contemporanea, questa sottrazione produce un’illuminazione politica di portata immensa: se si toglie il Presidente, il Primo Ministro, il Generale dalla scena della guerra, ciò che resta non è il caos, né l’assenza di guerra, ma la guerra nella sua nudità strutturale, come processo automatico di accumulazione capitalistica e distruzione coloniale che non ha bisogno di nessuna volontà individuale per perpetuarsi, che si riproduce indipendentemente da chi occupa la Casa Bianca o il Pentagono e che risiede nella logica stessa del sistema continuando a funzionare finché quel sistema esiste.


Ora, il corteo che oggi percorre Roma e le piazze delle metropoli occidentali è attraversato da una contraddizione che il suo stesso nome denuncia involontariamente. “No Kings”: niente Re. Ma dire “niente Re” è ancora pensare dentro la logica del Re, è ancora credere che il potere risieda nel corpo del sovrano e che la sua rimozione equivalga alla rimozione del potere. La piattaforma della manifestazione - con la sua denuncia della svolta oligarchica, autoritaria e repressiva del governo Meloni sotto la potestas di Trump, con il suo appello a fermare le politiche belliciste come se queste fossero l’arbitrio di un esecutivo anziché la condizione strutturale di un'economia che senza la spesa militare non riesce più a generare domanda aggregata sufficiente - riproduce esattamente l’illusione che Bene aveva smascherato: l’illusione che basti togliere il Re dalla scena perché il dramma si interrompa.

Si chiede la fine delle guerre di Meloni, come domani si chiederà la fine delle guerre di chiunque siederà a Palazzo Chigi e intanto la spesa militare italiana cresce sotto ogni governo, i contratti con Leonardo e Fincantieri si moltiplicano indipendentemente dal colore dell'esecutivo, il controllo NATO sul territorio nazionale si espande con il consenso bipartisan di centrodestra e centrosinistra e l'export militare italiano è progressivamente cresciuto nel corso degli anni fino all’impennata attuale senza che nessuno dei governi guidati dal centrosinistra o affidati a tecnici e banchieri dal centrosinistra sostenuti - né Prodi, né D'Alema, né Amato, né Monti, né Letta, né Renzi, né Gentiloni, né Conte, né Draghi - abbia fatto alcunché per invertire questa traiettoria. Anzi, l'ha consolidata perché quella traiettoria non dipende da loro: il Re non guida la macchina, la macchina guida il Re.

La denuncia che questa piazza ancora elude - con tutta la sua generosa indignazione, la sua sincera compassione per le vittime e la spinta legittima di un esito referendario che ha offerto un segnale importante - è che la guerra contro l’Iran in corso in queste settimane non è “la guerra di Trump”, non è “la guerra di Netanyahu”: è la guerra del capitale finanziario che ha bisogno della distruzione periodica di asset per rigenerare cicli di accumulazione, dell’industria estrattiva che necessita di nuove zone di saccheggio, dell’apparato militar-industriale che deve giustificare una spesa che in Europa è raddoppiata in tre anni e che non si ridurrà di un centesimo neppure se domani al posto di Meloni sedesse Schlein o Conte o Landini o Salis o qualcun’altra o altro della compagnia bella cantante. Questo perché la struttura è più forte di qualunque soggetto e il soggetto che pretende di governarla ne è già governato nel momento stesso in cui ne occupa la posizione.

A Minab, il 28 febbraio, un’aviazione congiunta americano-israeliana ha colpito una scuola elementare con 170 bambine dilaniate dalle bombe. Non l’ha colpita un Re: l’ha colpita una catena logistica che parte dalla produzione di componenti in stabilimenti del Michigan, passa attraverso contratti secretati del Pentagono, transita per basi nel Golfo e arriva – mediata dal dio algoritmo di Intelligenza Artificiale - su una scuola iraniana con la precisione chirurgica di un sistema che non ha bisogno di nessuna decisione sovrana per funzionare, perché ogni decisione è già inscritta nei protocolli, nei codici d'ingaggio, nelle catene di comando di un apparato di distruzione che non ha bisogno della volontà del Presidente per attivarsi, ma la esibisce come propria rappresentazione scenica, come ratifica a posteriori di un processo che la precede e la eccede.


Ecco la denuncia cruda che una piazza realmente antagonista dovrebbe formulare e che non si ha il coraggio o la lucidità di rendere effettiva: basta con i Kings, è il Throne che va abbattuto e cioè la posizione stessa, non il soggetto che la occupa.

Carmelo Bene lo sapeva: la sottrazione del protagonista dalla scena non è un gesto di resa, è il gesto politico più radicale concepibile, perché costringe lo spettatore a vedere ciò che il protagonista nascondeva - la macchina, il dispositivo, la struttura. Ma la sottrazione deve essere reale, non nominale. Gridare “No Kings” non è sottrarre il Re dalla scena: è chiedere un altro attore per lo stesso ruolo, in una replica della pièce, con la stessa regia. E così la macchina ringrazia e continua a funzionare.

di Tom Joad, lantidiplomatico.it

30.03.2026

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-no_kings_same_throne/45289_66075/


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Commenti (10)

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    1. nicolcass 31 marzo 2026

      Gli italiani , una maggioranza di imbecilli manifestano contro il re, e poi salvano al 55% una corte da basso impero di parassiti cortigiani negrieri che riempie le strade di stupratori e delinquenti...contro chi manifestano?

    2. Dario Lampa 31 marzo 2026

      👎👎👎👎

    3. nicolcass 4 aprile 2026

      povero pirla fai il rivoluzionario e poi difendi i borboni e l'andazzo borbonico

    1. Dario Lampa 31 marzo 2026

      E-S-A-T-T-O.
      Cito: "...A Minab, il 28 febbraio, un’aviazione congiunta americano-israeliana ha colpito una scuola elementare con 170 bambine dilaniate dalle bombe. Non l’ha colpita un Re: l’ha colpita una catena logistica che parte dalla produzione di componenti in stabilimenti del Michigan, passa attraverso contratti secretati del Pentagono, transita per basi nel Golfo e arriva – mediata dal dio algoritmo di Intelligenza Artificiale...".
      Se l'Intelligenza Artificiale è stata creata da "Idioti paranoici" per rendere Idiote le inconsapevoli masse, non sarebbe meglio chiamarla Idiozia Artificiale? Domanda retorica ovviamente.
      La conoscenza e la sua applicazione (la tecnologia) se non usata con discernimento per il Bene Supremo, ovvero il " Bene Comune", non solo è inutile e dannosa ma addirittura può risultare fatale per l'umanità. Infatti siamo in pieno disastro ambientale con il rischio di una guerra nucleare (e relativo "inverno nucleare").

    1. clausneghe 31 marzo 2026

      Beh, se assieme ai RE destituisci tutta la classe dei cortigiani, degli adulatori e dei collaboratori, se , in una parola, fai una rivoluzione popolare e cruenta con un finale alla Parigina 1789 vedi che il sistema comincia a sfarfallare e perdere colpi. Il problema viene all'indomani della rivoluzione, quando da sotto le ceneri rispunta come un Terminator il Bue d'oro e siamo di nuovo punto e a capo. Ma stiamo sereni, qui da noi non ci sarà nessuna rivoluzione, al massimo qualche disordine subito politicamente corretto.

    2. ric 31 marzo 2026

      mi sa che non conosci gli itaglioti.... Prova a privarli del calcio domenicale con tutte le puntate settimanali in tv a tutte le ore... Prova a privarli del festival di San Remo....Poi la rivoluzione francese al confronto apparirebbe come un bisticcio fra due ubriachi malfermi sulle gambe ....

    3. nicolcass 31 marzo 2026

      ma tu vuoi san remo o il condizionatore?

    4. oliver 31 marzo 2026

      In generale sono per me inaffidabili

    5. ric 31 marzo 2026

      Ne uno tantomeno l' altro ..iI condizionatore l' ho mai attaccato in auto , so neanche se ce l'ho , in una punto del 2010...
      In casa mai avuto ne voluto . Ho sempre pensato che il corpo deve adattarsi alle varianti del clima per rinforzare le sue difese. mi erano gia' bastati gli shok termici che quando saltuariamente dovevo lavorare nei CED , delle grandi aziente , stanzoni ermetici di 500 mq...con temperatura rigorosamente sotto i 18 gradi.. ( da congelare immediatamente la sudorazione eventuale) poi l' uscita in piena estate a 38 gradi all ombra...

      Ora se salgo in macchina d' estate con qualcuno con che ha acceso quello strumento infernale immediatamente mi si tappa il naso , e fatico a respirare...

    6. maghi 31 marzo 2026

      corretto e teleguidato, sennò tutti quei cioioni di sopra a libro paga, che ci stanno a fa?

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