NIENTE SESSO, SIAMO GIOVANI

Testimoniato dalle statistiche di mezzo mondo, un nuovo ascetismo fa scivolare il corpo al di fuori dell’esperienza di sé di molti giovani. Perché, e con quali conseguenze?

NIENTE SESSO, SIAMO GIOVANI

Di Alessia Vignali per ComeDonChisciotte.org

Un tempo, il corpo dell’adolescenza era meta temutissima e agognata: sanciva il confine tra il bambino e l’adulto. “La prima goccia bianca, che spavento! E che dolore strano… Un innamoramento senza senso, per legge naturale a quell’età”…

La voce corrusca, quasi antica del maestro Battiato narra a perfezione i tormenti dell’epoca.

Era un confine fisico, sofferto e goduto nella profondità della carne, sino alle ossa. Era il corpo del desiderio, racconta lo psicoanalista Vittorio Lingiardi nel saggio “Corpo, umano” di recente pubblicazione (Einaudi, 2024).

Oggi potremmo a ragione definire il corpo un mistero troppo conosciuto, mai però compreso né integrato. Del corpo, di cui sappiamo troppo, in realtà non conosciamo granché. Non si dà infatti vera conoscenza che non sia esperita da dentro, poi tenuta nella mente, con la sua grazia e con la sua problematicità.

Aveva ragione Jaspers, quando criticando l’estensione ad ogni ambito dell’umano delle prassi scientifiche diceva che si può spiegare un fenomeno (erklaeren), senza comprenderlo (verstehen). Si può, cioè, indagare una realtà seguendo una metodica causalistica, senza però ottenere poco più che una descrizione, inutile a consegnarci qualcosa di significativo per la vita.

Il corpo da sempre sconvolge e terrorizza, per via delle emozioni e dei nessi causali che evoca attraverso le porte dei sensi. Ogni suo movimento mette a contatto con le radici stesse della vita e con la scabrosa possibilità della morte. Si può dunque capire quanto spesso preferiamo non sentirlo, non indagarlo, snobbarlo, schernirlo.

Ogni cultura ha elaborato le sue metodiche per inattivare le micce accese del corpo: vuoi con la demonizzazione, vuoi con la svalutazione. Per quanto riguarda noi occidentali, esse invalsero a partire almeno da Platone:

“Fino a quando noi possediamo il

corpo e la nostra anima resta

invischiata in un male siffatto, noi

non raggiungeremo mai in modo

adeguato ciò che ardentemente

desideriamo, vale a dire la verità (…).

Pertanto, nel tempo in cui siamo

in vita, come sembra, noi ci avvicineremo

tanto più al sapere quanto meno

avremo relazioni col corpo e

comunione con esso. (…)

E così, liberati

dalla follia del corpo, come è verosimile,

ci troveremo con esseri puri come noi

e conosceremo, nella purezza della nostra

anima, tutto ciò che è puro:

questo io penso è la verità”.

Platone, Fedone

Dal sommo filosofo che scinde il mondo delle idee da quello della realtà, preparando il terreno alla scissione tra corpo e anima della successiva cultura cristiana, a Cartesio, che divide il mondo in “res cogitans” e “res extensa” e che per convincersi di esistere egli stesso deve fare appello al pensiero, sino ad arrivare a una scienza che per guarire la vita deve studiare l’anatomia sul cadavere, è evidente la difficoltà a confrontarsi con un corpo vivo, non oggettivato, un corpo in cui la mente sia ovunque, stranamente mescolata al sentire che si fa pensare, all’amore che si fa sconvolgimento d’ogni parametro vitale.

La medicina, che ancor oggi oggettiva il corpo (e per fortuna, è nel suo stesso statuto) e si estranea da esso dissolvendolo in una pletora di specializzazioni (perdendone di vista l’unità e l’interdipendenza tra le parti), si accorge d’aver smarrito qualche verità per strada e decide di voler essere anche psico-somatica, o psico-neuro-endocrino-immunologica. L’intento è lodevole, i contenuti degli studi sono affascinanti. Tuttavia, l’uso di questi termini dicotomici o addirittura quadricotomici denuncia l’impossibilità anche per le scienze biomediche di oggi a immaginare mente e corpo, psiche, anima e cervello come davvero tutt’uno. Semplicemente, la sua metodologia non lo consente e nemmeno la mentalità. Come indagare l’anima o i sentimenti con un bisturi?

La scissione tra mente e corpo che ancora pervade il modo in cui l’uomo intende se stesso attraverso la scienza contemporanea tracima nel vissuto di ognuno di noi. Perché quando la scienza ci dipinge da un lato come “solo corpo” attraverso le neuroscienze, che pretendono di spiegare l’uomo a se stesso attraverso i circuiti neurali del suo cervello, dall’altro come sola cultura, intendendo per esempio i generi come soltanto culturalmente dati, l’incapacità di pensarci come entità spirituale integrata appare evidente. Non abbiamo nemmeno il linguaggio, per rappresentarci in quest’ultimo modo.

Dalle sante anoressiche medioevali arriviamo alle anoressiche o bulimiche di oggi; dai flagellanti cristiani giungiamo agli adolescenti contemporanei, che si tagliano mediante la pratica del “self cutting”; dopo i lottatori di sumo incontriamo body builders in odore di vigoressia (la “mania per la muscolarità”) , o eserciti di obesi che affrontano le loro difficoltà con la chirurgia bariatrica e un nuovo farmaco miracoloso, l’Ozeimpic. Pochi sono, tra quest’ultimi, coloro che si rivolgono a una psicoterapia, nella consapevolezza che il tormento che affligge il corpo può nascere dalle sofferenze di una tormentata biografia. Ultima nata è la dermorexia, la mania per la pelle perfetta che sembra coinvolgere tante adolescenti, affascinate dalla pulizia del viso alla coreana.

Questa breve galleria testimonia come il continuum nell’oscillazione tra l’ascesi, denominabile nelle gergalità di oggi “hypoembodiment”, e l’ipermaterializzazione, o “hyperembodiment”, sia una costante nella storia e ricorra nelle diverse culture.

Tra la “caduta nel corpo” e l’“ascesi mistica oltre la corporeità” sembra esserci un nesso, anzi, i due fenomeni sembrano due facce della stessa medaglia, così come lo sono l’anoressia e il “binge eating”: l’impossibilità per la mente di “tener dentro” ed elaborare i messaggi dolorosi, allarmanti, vitali, euforizzanti provenienti dal corpo. O viceversa, l’inabilità ad uscire dalla dimensione della pura datità materiale del corpo per accedere a un pensiero, che traendo spunto proprio dalle sensazioni corporee si faccia idea del mondo, di se stessi, filosofia di vita.

Il corpo sembra essere un “grande rimosso”, un “impensabile” anche per gran parte degli abitanti della cultura contemporanea. Anzi, oggi più di ieri assistiamo a una rivincita delle prassi di scotomizzazione del corpo che tocca, in modo specifico, la sfera del sessuale.

Per i boomers di cui parlavamo a inizio articolo, quello dell’adolescenza all’epoca era ancora, tornando a Lingiardi, “…un corpo che, svestendosi, si vestiva di fragilità e di paura, di fragilità e forza, di mistero. Era il corpo del piacere, delle cavità e degli umori. Il corpo che si innamora: degli uomini e delle donne. Il mio corpo con il corpo dell’altro. Un corpo paesaggio che imparavi dalla vita e dalla poesia”. La poesia che l’Autore cita per esemplificare l’esperienza è densa di evocazioni proprio a partire dall’anatomia:

E finiamo cullandoci l’un l’altro

tra le labbra

di un terrapieno.

Mentre esamino

per diletto

la pavimentazione

delle sue nocche,

i tornelli

dei suoi gomiti.

(S. Heaney, Sogni d’osso, 1975)

L’incontro con i due misteri, il corpo proprio e quello dell’altro, sembra essere un appuntamento cui troppi giovani di oggi preferiscono, invece, non presentarsi. Paradossalmente, ora che si è tanto liberi sembra che non si voglia proprio scoprire cosa comporti l’uso di questa nuova libertà. Giunge sempre più tardi “la prima volta”, molte sono le giovani coppie che non hanno fatto sesso nell’ultimo mese.

Uno psicoanalista specializzato in adolescenza, Matteo Lancini, sembra in rete giustificare il fenomeno: a quanto afferma su un “reel” su Tik Tok (si tratta di uno spezzone “tagliato”, forse il discorso ascoltato per esteso andrebbe a completarsi e a chiarirsi), ”i ragazzi semplicemente non sono molto interessati all’atto sessuale perché conta compenetrare la mente dell’altro, non il corpo. Oggi ci sono molti altri aspetti che gratificano di più della sessualità. È il vivere nella mente degli altri, e in questo abbiamo costruito una società legata al follower, alla popolarità, al successo, alla gratificazione che ti dà l’essere pensato e non compenetrare il corpo dell’altro. Il sesso, insieme alle canne, era un tempo un modo per crescere e opporsi agli adulti. Oggi le canne sono anestetiche e il sesso qualcosa di fastidioso. Meglio farsi un selfie e un sexting, molto meno impegnativi”.

Credo di cogliere, dietro l’apparente “giustificazione”, una descrizione del fenomeno attuata attraverso la scelta retorica dell’identificazione: Lancini si identifica nel ragazzo di oggi e ne espone il modo di ragionare, senza giudicarlo. Ne emergono i malintesi, veri e propri “bias cognitivi”, in cui incorre quello stesso giovane: anzitutto, l’idea che si possa essere davvero “pensati” dall’altro quando si posta qualcosa in rete.

In realtà, quanto accade non è un vero ingresso nella mente dell’altro. Non entriamo nel suo pensiero, quando ci esprimiamo online: siamo, piuttosto, stimoli sensoriali complessi che colpiscono i suoi sensi e la sua emotività, che poi elabora e fantasmizza a modo suo, senza il peso ed il freno della nostra reale presenza.

L’altro utilizza cioè i nostri pensieri, fruisce della nostra immagine, ci trasforma in ciò che gli serve e che combacia con il suo immaginario, coi suoi bisogni immediati, anche intellettuali, se è ciò che in quel momento persegue. Tra i bisogni immediati può esserci persino quello di innamorarsi di noi, perché no! Ma è veramente di NOI, che egli si innamora? Perché ci si innamora assai facilmente di un’immagine bidimensionale, anche composta di frasi e parole, idealizzabile ad libitum.

Siamo, in rete, la tela bianca su cui l’altro dipinge il suo dipinto. Ovvero: l’espediente per permettergli di esperire se stesso.

Affrontare uno sguardo, il repentino cambiamento di colorito, di odore, dell’altro; fare esperienza di lui assieme a noi nel mondo; questo è quanto si sta perdendo.

Online si possono avere, nel migliore delle ipotesi, relazioni, non rapporti. La relazione, dal latino “referre” (riferire), significa “racconto” (cerebrale) di sé. Mentre il “rapporto” è vivere l’altro, vivere con l’altro, sentire l’esperienza fatta assieme sulla pelle e leggerla assieme a lui. Solo al “rapporto” appartiene la possibilità di quella conoscenza profonda dell’altro che ci rende possibile il “tenerlo nei nostri pensieri” ed “essere tenuto nei suoi”. Sarebbe questa, forse, l’esperienza desiderata dai ragazzi alla ricerca di “likes”, cioè conferme, online. I like, anche quando sono migliaia, lasciano i ragazzi vuoti come prima, perché una semplice conferma non vuol dire che son tenuti nella mente o tra le braccia di nessuno.

La verità è che il sesso ha sempre fatto paura, poiché implica prima di tutto un incontro con il proprio corpo, che oggi sta diventando, proprio a causa della virtualizzazione progressiva dalla nostra esperienza, ancora più temuto di prima: abituato e quasi anestetizzato dalle migliaia di video su Porn Hub di cui ho fruito online sin da bambino, come reagirà il mio corpo a un corpo vero? L’imprevisto di quelle parti del corpo che non controllo a quali angosce mi sottoporrà? I timori ipocondriaci prendono poi, sempre più spesso, il sopravvento.

Oggi l’incontro con esperienze forti che implichino il corpo è difficile più che in passato, perché i nostri figli non hanno, spesso, avuto nel genitore una guida alla mentalizzazione del loro corpo, vero compito da conseguire nella prima fase dello sviluppo.

L’identità, non i vari alias o avatar fittizi che ci diamo, nasce nei primi anni di vita, quando una madre traduce in parola le prime sensazioni corporee, i primi piaceri, le prime sofferenze. Avviene allora quel “miracolo” che fa di un “animaletto” un uomo, di una mente immatura abitata da “pensieri selvaggi senza pensatore” una mente capace di tradurre la sensazione in emozione, l’emozione in parola, volendo in sentimento, poi in pensiero.

Mattina

M’illumino d’immenso.

In questo celebre verso di Ungaretti cogliamo cosa sia un pensiero umano nato dalla sensorialità. Arriva lo stimolo sensoriale che ci avverte di qualcosa che accade nel mondo: è mattina. Il corpo risponde, la sensazione mobilita l’emozione, che recupera poi tutte le esperienze mnestiche precoci, i desideri, le nostalgie, le visioni di futuro del soggetto, e genera un sentimento complesso, ancora pregno di corporeità: il poeta s’illumina d’immenso.

Sarebbe poeta, il poeta, senza questo sentire ancora grondante di corpo, di sensorialità? Sarebbe uomo, l’uomo?

Prima ancora che sentirsi maschi o femmine, i nostri ragazzi fanno fatica ad avvertire e a decodificare il significato dei messaggi del loro corpo, che a loro appare alieno e inquietante proprio perché non sono mai stati abbastanza assistiti nel conoscerlo nella prima infanzia, poi vengono educati a vivere come se non esistesse.

L’incontro con il corpo dell’altro genera turbamento perché riconnette a memorie sepolte d’intimità primarie, i primi abbracci, i baci, la commistione di pelle e di carezze con il corpo materno… “Madonna con bambino”. I ragazzi di oggi son stati presso la madre sempre troppo poco, per troppo poco tempo. Per lavorare la donna deve presto collocare i figli al nido, farli assistere da altre, far loro perdere troppo presto il paradiso e renderli, in qualche modo, orfani di lei, di sé, di corpo. Vero femminismo sarebbe lottare affinché una madre possa stare con il suo bambino i primi tre anni della sua vita, con uno stipendio!

E poi… poi c’è, ancora e di sottecchi, l’Edipo. La scienza cosiddetta “evidence based” (basterebbe parlare con un epistemologo per capire il reale significato di questa espressione) già si difende, sostenendo che non c’è. Come affrontare l’Edipo, sguarniti come siamo rispetto alla sfera del corporeo? Quanti desideri sono non già rimossi, ma forclusi in molti di noi.

Il fatto è che il corpo della donna per l’uomo, dell’uomo per la donna, generano ancora, da sempre e per sempre, ricordi e desideri antichi e inconfessabili.

I ragazzi vengono poi catapultati in queste nostre vite false, in cui gli incontri sono garantiti dai colossi del web, che fanno soldi sui loro volti e sulle loro speranze. Senza una base di sensorialità ben acquisita, senza una vera “terra” sotto i piedi, è difficile riprendersi.

Incontrare il corpo dell’altro intristisce perché ci ricorda l’abbandono del nostro, di corpo, e della nostra anima, da sempre abbandonata.

A terrorizzare è il rapporto profondo, metaforizzato dall’intimità dei corpi. Rapporto che ben pochi di noi sanno cosa sia. Nel rapporto con il ragazzo, con la ragazza, temiamo di scoprire che per l’altro, e per una nostra inconscia opinione di noi stessi (erronea, poiché legata a un antichissimo sentimento di noi, ma pur sempre vigente) forse non valiamo niente… così come poco abbiamo pensato di contare per genitori sempre distratti, presi dal lavoro… e ancora meno contiamo per questa società intenta solo a sfruttarci.

Le madri di oggi vivono dello stereotipo del figlio che si son fatte di lui, quando il loro figlio non è cresciuto da loro. Troppo spesso mettono in campo la loro idealizzazione di lui, non la conoscenza del figlio reale. Lui va bene perché è perfetto, griffato, popolare. Finché non presenta i problemi di cui sopra: self-cutting, anoressia, ecc. ecc.

Difficile, con questo vuoto nella conoscenza di sé, abbandonarsi con fiducia tra le braccia di un altro.

Di Alessia Vignali per ComeDonChisciotte.org

21.04.2025

Commenti (22)

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Mostra commenti 22 caricati
    1. GioCo 23 aprile 2025

      Carissima Potentissima Alessia,
      tutto quello che scrivi è sacrosanto... Solo che non centra nulla con ciò che accade.
      Il motivo per cui molti (non tutti per fortuna) giovani perdono interesse per la loro sessualità è voluto, cercato, pianificato e realizzato... Militarmente. Perché ? E' banale, perché è il sogno bagnato da sempre di chi sta al vertice: toglierci l'autonomia procreativa ESATTAMENTE come noi facciamo con i nostri animali da allevamento. Siamo proprietà esclusiva del nostro padrone e questo deve renderci felici... Di esprimere financo la nostra sessualità a (suo) comando.
      La tecnologia per farlo oggi esiste e la ricerca sia per massimizzare che per inibire l'impulso sessuale è ben conosciuta e sperimentata. Il resto è un nodo mentale, cioè il bisogno di intendere tutto questo come "casuale" per poterlo accettare. Tuttavia riflettiamo: se la mattanza etnica globalizzata è apertamente sostenuta dove non esaltata, senza freni inibitori di sorta, qual'è il limite ?

    2. BrunoWald 24 aprile 2025

      Chi crede ancora che quanto accade intorno a noi sia casuale, è come la Bella Addormentata, ma senza il Principe.

    1. lazarovici 23 aprile 2025

      Ma chi era costei che sorgeva davanti a me come l'aurora? Bella come la luna, fulgida come il sole e terribile come un esercito spiegato in battaglia?” Alzi la mano il maschietto che la prima volta non ha tremato nel cuore dinanzi alla nudità di una donna e alle sue braccia aperte...e poi l'abisso che chiamava l'abisso...

    2. oriundo2006 23 aprile 2025

      Quell'abisso è dovuto solo all' 'inganno dei sensi'.
      Già se la vedevi il giorno dopo ti pareva diversa.
      Dopo tre giorni ne avevi basta e guardavi le sue amiche.
      E dopo la 'favola bella' ricominciava...

    1. Balabiott 22 aprile 2025

      Mi pare strano che i 'bella zio' di oggi non ciulino più, a me pare che appena fuori ci sono 14/15 gradi le giovani ninfette fanno a gara una con l' altra a chi si sbiotta di più...da ragazzino, nei mitici anni 90, mi ricordo che le bimbe erano mediamente più esitanti ad esporre la mercanzia..troppo aggressività forse non aiuta, boh...cmnq, io, da gggiovane, stavo con un indonesiana, Federika Manoamika, caspio, non me la dava mai....

    2. Nonso 22 aprile 2025

      Balis, ma perché è cambiato qlcs?

    1. Nonso 22 aprile 2025

      Il giorno in cui Alessi aVignali insegna a Nonso come si fa l'amore deve ancora venire

    1. Teomondo Scrofalo 22 aprile 2025

      Oggi dovremmo chiederci, principalmente, cosa sia un essere umano, è questa la domanda smarrita.
      è solo un animale evoluto?
      è un insieme costituito da un veicolo materiale (corpo) usato da un auriga (mente, anima, spirito...)?
      è un essere spirituale che fa esperienze materiali o un essere materiale con (possibile) accesso ad esperienze spirituali?
      è un insieme di aggregati fisici, psichici e mentali?
      Chiarito ciò dovremmo chiederci quale sia il fine di tale esperienza, sia essa fisica, psichica, mentale o spirituale.
      Il sesso non è altro che una delle esperienze che l'essere umano, comunque venga definito, può fare.
      Pare strano ma servirebbe soprattutto per riprodursi (Ohhh!!!) ma, al di là delle varie morali, non si esclude anche una funzione relazionale e, perché no, anche puramente ricreativa (ma valà!); anticamente l'atto sessuale veniva velato dall'espressione "conoscere in senso biblico" che implicitamente lo riconosce come utile strumento di conoscenza di sé.
      Dal momento che la voglia di riprodursi sta andando a picco e le relazioni sono viste con diffidenza se non proprio temute, mi chiedo se ultime generazioni abbiano almeno ancora voglia di conoscere e di conoscersi.

    1. oriundo2006 22 aprile 2025

      E' tutto voluto e preparato per imporre alle femmine italiche, già di loro decerebrate non poco tanto quanto 'liberate' da riferimenti 'paternalistici' ( che valgono specie per gli ita ), in prospettiva degli aitanti maschi 'extra', meglio se muslim.
      Andate in giro e ve ne accorgerete: cominciano ad apparire coppie miste.
      I maschi ita che cazzeggiano fra loro come cretini, timorosi di tutto, cercando consensi fra i pari per qualche improponibile approccio, censurato in anticipo da un super-ego ipertrofico e onanista.
      Le femmine scosciatissime che voglio apparire e basta mentre parlano solo fra loro di argomenti noti solo a loro senza interessarsi ad altri che solo a loro. Totale ed irrimediabile autoreferenzialità tipo selfie-culo-di-gallina ( e testa idem come optional ).
      Gli 'altri' si preparano al festino che verrà.
      Perchè prima o poi verrà.
      Le avvisaglie come vi ho detto ci sono.

    2. ric 22 aprile 2025

      descrizione perfetta !!

    3. BrunoWald 22 aprile 2025

      "Gli ‘altri’ si preparano al festino che verrà."

      Ben venga! Sarà come il temporale che purifica l'aria mefitica della palude europea.

      E non darei troppo per scontato l'esito finale. Ancora ottant'anni or sono c'erano autentici guerrieri tra la nostra gente, personaggi che avrebbero ben figurato in una saga omerica o germanica. Nascosti in mezzo alle masse spettrali degli attuali visi pallidi potrebbero essercene ancora, più di quanti immaginiamo.

    4. uomospeciale 22 aprile 2025

      Soluzioni?
      "Difendiamo le nostre donne" non credo funzionerebbe, anche perché non sono mica nostre, era solo il nostro turno.
      Al massimo i muslim stanno saltando la fila.
      Eppoi le donne occidentali non ci ripetono da decenni che:
      "io sono mia! " ??
      Beh, se lei è sua, allora che si difenda da sola, non vedo perché dovremmo difendere noi la roba sua o quella d'altri..😂😎

    5. BrunoWald 24 aprile 2025

      Le femministe saranno le prime a mettersi il burka.

      Ma, a parte le degenerazioni (pilotate dalla regia) degli ultimi decenni, la natura e i comportamenti della donna sono determinati biologicamente, come anche quelli degli uomini, e dunque non si possono valutare in termini etici o morali.

      L'amore romantico è un'invenzione di uomini (maschi) che, avendo risolto i problemi materiali, si concedevano velleità artistiche ed estetiche.

      Andare a letto col vincitore è un programma biologico impresso nelle femmine di quasi tutte le specie, a cominciare dalla nostra. Per millenni, ne è dipesa la sopravvivenza della donna stessa e della sua prole.

      Inoltre, la maggior parte delle donne non sa con chiarezza ciò che vuole (in una relazione), si fa guidare dalle emozioni, ed è ovvio che si sentirà attratta dall'alfa arrogante che si prende ciò che vuole o, ancor meglio, dall'uomo inaccessibile che se ne frega di tutto, non certo dallo zerbino che china la testa e vive solo per la famiglia.

      Esiste una minoranza di donne capaci di riconoscere un uomo di valore (anch'esso una minoranza), perché possiedono una prospettiva spirituale. Senza una tensione spirituale che ci sollevi dal fango quotidiano, siamo soltanto bestie in lotta per la sopravvivenza.

    1. gix 22 aprile 2025

      Per provare a comprendere cosa rappresenta il corpo umano, il rapporto tra la materialità del movimento o anche la spiritualità dell'immagine, vale la pena soffermarsi sulla contemplazione della rappresentazione che ne è stata data nel corso dei secoli. Le opere classiche non disdegnano certo il nudo, che evidentemente era di accezione comune, ma il sesso è spesso e volentieri rimpicciolito o nascosto in un contesto complessivo poco erotizzante. Per osservare meglio, occorre andare in certe tombe etrusche, in alcune stanze nascoste a Pompei, o osservare alcuni vasi non si sa quanto effettivamente di uso comune. Di certo l'ammirazione del corpo umano, a prescindere dal desiderio sessuale, era comunque un fatto riconosciuto e presumibilmente gradito. Se si pensa che oggi l'ostentazione punta maggiormente sull'evidenza di un tatuaggio (che magari nasconde o distrae), piuttosto che sulla naturale armonia e bellezza del corpo in se, ci deve essere evidentemente qualcosa che non va. Il desiderio distratto, evidentemente, fa sempre più fatica ad individuare l'oggetto delle proprie attenzioni, anche erotiche.

    2. Brule 22 aprile 2025

      Ormai da anni l'erotizzazione si è estesa ad ogni immagine e narrazione (per business, l'eccitazione vende), ma in un certo senso ha perso "densità", come fosse qualcosa di solido che venendo schiacciato e allungato si è appiattito.

      Se i ragazzi di oggi hanno le coetanee agghindate da guerra, fin dall'alba, arrivati a sera l'arousal si è arenato, sfinito.
      Una generazione fa, la stessa compagna che in classe si metteva la salopette di velluto a coste grosse, magari la sera la trovavi affilata come un rasoio. C'era una sorta di limes, una soglia.
      Sottrarsi tra l'altro sarebbe stata un'offesa, una scortesia.

    1. Brule 22 aprile 2025

      Scherzi a parte, può darsi che recuperino in futuro.
      Ci sono delle competenza fisiche, come lo spostarsi sul territorio, nelle quali li vedo meno decisi delle generazioni precedenti.
      Abbiamo rifilato loro lo smartphone per non farci rompere le scatole, li abbiamo tenuti in casa, cerchiamo di proteggerli fino a quando la zona di comfort coincide con il pianerottolo, e poi ci stupiamo se oltre lo zerbino c'è il grande fuori, il bush australiano, il deserto, il giungla, la terra di nessuno tra due linee di trincee.
      Luoghi di minaccia.
      Il problema è che questo ripiegamento lo abbiamo soprattutto sui potenziali clienti di psicoterapia, ovvero giovani europei.
      A Milano ho amiche psicoterapeute che mi confermano lo scenario sopra descritto, ormai hanno in terapia le madri che si chiedono da dove arrivi la paura delle figlie, quando loro per incontrarsi dovevano ricorrere ad astuzie ed acrobazie più pericolose dell'incontro stesso.
      Gli italiani di seconda generazione, che vagano in branchi, li vedo molto meno incerti, con tutto che passano lo stesso tempo su web degli altri.

    1. nicolcass 22 aprile 2025

      "Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell'anno del Signore 1975. Che Dio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto allora avvenne in un luogo remoto a nord della penisola italiana, in una spiaggia romagnola piena di tedesche di cui e saggio tacere il nome."

      Il nome di Rosa, Helga.Ingrid
      .
      Sono un uomo all'antica, preferisco le donne
      astenersi brutte gay e lgtb

    1. uomospeciale 22 aprile 2025

      È probabile che giovani d'oggi facciano meno sesso semplicemente perché stufi di giudizi, accuse, rifiuti, complicazioni e aspettative irrealistiche da soddisfare.
      Questo vale soprattutto per gli uomini, da sempre e mai come oggi sul banco degli imputati dato che ormai qualsiasi approccio considerato normale dai loro padri e nonni oggi sarebbe visto come molestia o cat-calling, se non addirittura violenza.
      ( E se aspetti l'iniziativa femminile, stai fresco )
      I giovani maschi di oggi sanno bene che ogni loro azione viene sempre interpretata e giudicata, non per quello che volevano, credevano o cercavano di fare:
      Ma solo per ciò che questa/quella ragazza in questione credeva che loro volessero o tentassero di fare:
      (ovviamente dopo che l'hanno fatto..) Insomma i giovani uomini sanno bene di stare sempre sotto esame (e sempre con un piede in galera ) quindi non mi stupisce affatto se moltissimi di loro rinunciano in partenza al sesso preferendo altri svaghi meno costosi, impegnativi e sopratutto, meno rischiosi.
      E se le relazioni e la natalità crollano pazienza, il pianeta ringrazia.

    2. Brule 22 aprile 2025

      Avevo delle giovani colleghe che sentivo parlare dell'argomento (ho sempre avuto questa capacità di non essere notato come fossi un vaso di gerani o una scatole di scarpe).
      Forse era così anche per noi, ma dopo averle sentite disprezzare e deridere, avessi incontrato un loro pretendente gli avrei dettato una lista di occupazioni ed interessi meno umilianti ("scrivi scrivi.... arte figurativa, potare le siepi, restaurare vespe e lambrette, pesca con la mosca, letteratura novecentesca, cucina regionale eroica, riparare telai da tessitura, collezionare trattori, alpinismo, caccia alle folaghe, allevare montoni. Hai scritto figliolo? Bravo. Cosa fai se ti trovi in ascensore e non sei riuscito a scendere al volo? Testa bassa, sguardo sui piedi, mani in tasca. Se ti domandano qualcosa, rispondi in russo, o in olandese. Funziona sempre!").

    3. BrunoWald 22 aprile 2025

      Non hai torto, ma secondo me sopravvaluti il livello coscienziale dei giovani maschi, la loro presunta capacità di capire lucidamente la situazione e le sue implicazioni.

      Più semplicemente, il sesso presuppone una robusta forza vitale, in mancanza della quale non rimangono che i videogiochi e fantasmatiche relazioni virtuali. Scommetto che molti di loro preferirebbero farsi un selfie con qualche famoso, per poi pubblicare la foto nel loro "profilo", piuttosto che togliere le mutandine a una ragazza che ci sta.

    4. uomospeciale 22 aprile 2025

      Eh lo so bene come ragionano le principessine si danno una calmata solo dopo i 35/40 anni, quando moltissime tra loro si rendono conto di essere rimaste sole con il cerino in mano e che è ormai troppo tardi per trovarsi e tenersi un uomo con cui invecchiare insieme nella complice intimità della propria casa curandosi gli acciacchi e scambiandosi le dentiere.😘💕

      Una volta diventate solo un mucchio di adipe, estrogeni invecchiati e cattive abitudini, resesi conto che a un uomo possono procurare solo problemi complicazioni e costi, vanno letteralmente nel panico*, moltissime tentano il tutto per tutto e pur di non buttare via i 3 ovuli che gli sono rimasti, si mettono alla triste e affannosa ricerca di un poveraccio a cui cercare di appioppare i costi di una vita intera di scelte sbagliate.
      Ho visto scene imbarazzanti sul serio in certi ambienti.😟

      No, grazie preferisco vivere!

      *io vengono approcciato spesso e volentieri da donne mature ( alcune ancora giovani e piacenti ) anche se non do mai confidenza a nessuna, da un bel pezzo....
      Crisi economica?...
      Forse puntano alla mia cospicua eredità...? Non lo so...
      Ma ricordo bene che quando ero giovane pur essendo abbastanza un bel figo dovevo comunque sempre sbattermi e farmi avanti io per rimorchiare, mentre adesso tra un po mi cascano nel carrello del supermercato..
      Ma io non glielo do!..
      Non sono un uomo-oggetto.😔

    5. uomospeciale 22 aprile 2025

      Quindi secondo te è proprio una mancanza di interesse:
      ( in un certo senso di forza vitale) il problema?
      Potrebbe anche essere.. In fondo anche la libido è una forza vitale molto potente e non mi meraviglierebbe se stesse calando nelle popolazioni giunte al capolinea come la nostra.
      Riguarda tutto l'occidente sviluppato ma non solo... Per dire credo che in Giappone ci siano decine di milioni di 40enni che non hanno mai fatto sesso con nessuno per cui qualche problema grosso devono averlo pure da quelle parti.
      Certo è che i giovani li vedo molto più distaccati e meno accaniti di quanto eravamo noi delle vecchie generazioni.
      Io fino ai 35/40 anni ero praticamente sempre pronto a scopare in qualsiasi momento, e non ti dico le cazzate, i costi e i problemi che ho sempre dovuto affrontare e risolvere per questo.
      Meglio la pace dei sensi.

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