Naturale o artificiale?

Naturale o artificiale?

Nestor Halak per Comedonchisciotte org.

Ci viene facile dividere le cose tra naturali e artificiali. La divisione è sicuramente utile, ci permette ad esempio di distinguere una piramide rovinata da una collinetta. Se guardiamo bene, la differenza sta nell’origine: se qualcosa è stata costruita dall’uomo o è comunque conseguenza dell’attività umana è artificiale, altrimenti è naturale. La piramide è stata costruita dagli operai del faraone, la collinetta da forze geologiche.

Ma anche un paesaggio può essere artificiale, anzi, nel nostro mondo, quasi sempre lo è, per non parlare della maggior parte delle cose che ci circondano. Tuttavia l’uomo non è l’unico animale a modificare la natura per il proprio tornaconto, i castori costruiscono le dighe, le termiti i termitai, sono moltissimi gli animali che costruiscono artefatti e nessun animale, nessuna pianta, nessun essere vivente lascia il mondo esattamente com’era prima della sua apparizione, tutti modificano qualcosa, per quanto piccola.

Tuttavia noi chiamiamo artificiali solo le modifiche fatte dall’uomo. Le vespe che costruiscono un nido di mirabile simmetria rientrano nel naturale. Se però immaginiamo una razza di extraterrestri che arrivino sulla terra a bordo di un’astronave, anche se li immaginiamo fatti esattamente come una vespa, quell’astronave sarà qualcosa di artificiale, di costruito, qualcosa che esula dalla natura. Perché? Cos’è che differenzia in questo ambito un favo di vespe da un’astronave costruita da vespe spaziali?

La risposta più comune a questa domanda è che gli oggetti artificiali sono costruiti con intelligenza e consapevolezza per raggiungere uno scopo, mentre quelli naturali sono frutto di una catena di cause cieche e automatiche che non hanno una mente retrostante che concepisce uno scopo. Naturalmente attribuiamo intelligenza e consapevolezza pressoché esclusivamente alla specie umana, di qui la distinzione tra tutto ciò che è umano (artificiale) e tutto ciò che non lo è (naturale). Siamo, è vero, disposti ha concedere consapevolezza e intelligenza ad una razza di vespe spaziali, ma queste non esistono davvero e appaiono più come una proiezioni dell’umanità in una veste un poco bizzarra, ma in fondo non molto aliena: roba da scrittori di fantascienza non dotati di grande immaginazione.

Naturalmente c’è anche chi va più in la e ricollega l’artificialità degli oggetti costruiti dall’uomo a qualcosa di più di mente, intelligenza e consapevolezza e tira in ballo questioni davvero metafisiche: l’uomo è diverso da tutte le altre creature in quanto dotato di “anima” che si ricollega ad una entità trascendente il mondo fisico: questa differenziazione di fondo porta l’umanità a staccarsi decisamente dalla natura e a farne qualcosa d’altro trasmettendo questa alterità anche ai prodotti della propria attività cui ancora più facilmente, in questa concezione, possiamo dare il nome di artificiali. Questo modo di pensare compie un passo ulteriore rispetto a intelligenza e consapevolezza nel distaccare l’uomo dalla natura, ma sempre nella stessa direzione. Tipicamente le religioni percorrono questa via.

Resta comunque il fatto che definire concetti come mente, intelligenza e consapevolezza in maniera precisa e operativamente valida non è affatto semplice. Se siamo quasi sempre disposti ad attribuire una certa intelligenza e una certa consapevolezza al nostro cane, difficilmente saremmo disposti ad ammettere che il fatto che abbia nascosto un osso in una buchetta faccia dell’insieme osso/buca un oggetto artificiale, una sorta di magazzino, mentre attribuiremmo senz’altro la qualifica di artificiale ad un tesoro sepolto che certo non sta li per cause naturali. Quindi possiamo concludere che nei casi estremi e facile distinguere: quasi tutti sono d’accordo nell’attribuire consapevolezza e intelligenza ad un uomo, ma non ad una pietra. Tuttavia esistono infiniti casi intermedi nei quali, se ci pensiamo attentamente, risulta molto più difficile prendere una decisione sicura. In altre parole la consapevolezza e l’intelligenza funziona più come un continuum con molti livelli che come un sistema tutto o nulla.

Affrontando il problema da un’angolazione leggermente diversa, dobbiamo infine ammettere che le pur straordinarie consapevolezza e intelligenza umane sono comunque frutto di un’evoluzione naturale. In altre parole, anche l’uomo è un animale che si è evoluto su questo pianeta esattamente come tutti gli altri animali. Perché dunque dovremmo considerare naturale la capacità che ha acquisito la vespa di costruire favi a celle esagonali mentre sarebbe artificiale la capacità umana di costruire un coltello scheggiando un’ossidiana? In fondo sono capacità acquisite con un’analoga catena evolutiva, per di più a partire da un origine comune e un antenato comune rintracciabile andando abbastanza indietro nel tempo.

Semplicemente approfondendo un poco, alla buona, senza laurea in filosofia, vediamo che le distinzioni che a prima vista appaiono così nette, tendono ad attenuarsi. D’altra parte, coloro che percorrono la strada metafisica, devono postulare l’intervento di un’entità divina che avrebbe ad un certo punto interrotto la semplice catena dell’ evoluzione naturale facendo della specie umana qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri abitanti del pianeta: la Bibbia, per esempio, nella genesi attribuisce apertamente alla specie umana, dotata dal creatore di libero arbitrio a differenza di ogni altra creatura, il possesso e la signoria su tutte le specie. Certamente ciò solletica l’orgoglio di specie, ma resta un articolo di pura fede, mancando qualsiasi indizio dell’esistenza di una tale interruzione evolutiva che rimane un’ipotesi ad hoc creata apposta per salvare la tesi.

In conclusione, in un senso più profondo, non possiamo che considerarci parte della natura assieme a tutti i nostri prodotti anche se, ovviamente la distinzione tra naturale e artificiale è utile per tutti i fini pratici.

Il fatto che anche noi siamo “naturali” non significa in nessun modo che non abbiamo il potere o la volontà di distruggere le altre specie o anche la nostra stessa specie , di essere insomma dannosi o perfino esiziali a noi stessi o agli altri in base alla nostra natura o alle scelte che facciamo. L’ideologia “verde” che era partita come un movimento di controcultura, ha finito negli ultimi anni per essere addomesticata e presa in prestito da settori molto potenti della società ed è stata trasformata attraverso anni di propaganda nell’ideologia ortodossa dominante (e direi anche prepotente) che conosciamo oggi. Le rivendicazioni perfettamente condivisibili degli inizi hanno finito per essere trasformate in uno strumento di potere sempre più estremista che, invece di indirizzarci verso uno sviluppo più sano e sostenibile dell’umanità, ha finito per considerare l’uomo stesso come il “problema” del pianeta e il fine verso il quale sono indirizzati i nostri sforzi è diventato la “salvezza” del pianeta piuttosto che la salvezza dell’umanità sul pianeta, quasi avessimo dimenticato che noi non siamo “il pianeta” e tantomeno “Dio”, ma l’umanità. Se l’umanità non si prende cura di sé stessa, certamente nessun altro lo farà.

In un contesto dove la scienza è sempre più strettamente controllata dal potere attraverso i finanziamenti ed il controllo totale dei mezzi di informazione, meraviglia poco che le indagini scientifiche possano essere volontariamente distorte al fine di giungere ai risultati desiderati dall’ideologia medesima. Un esempio potrebbe essere la demonizzazione della produzione antropica di anidride carbonica attraverso la combustione di combustibili fossili indicata incessantemente dai media (nei telegiornali, nei dibattiti, nei documentari, perfino nell’intrattenimento e nella pubblicità di prodotti), come la causa prima di un riscaldamento globale che dovrebbe portare in pochi anni alla “distruzione” del pianeta.

Contrariamente a quanto comunemente si è indotti a pensare, questa conclusione non è affatto “scientificamente provata”, come piace dire ai “giornalisti” main stream, infatti fior di scienziati la negano risolutamente, per esempio il dottor William Happer, professore di fisica a Priceton secondo il quale l’anidride carbonica è effettivamente un gas serra, ma la sua incidenza sul riscaldamento globale è molto modesta rispetto ai fattori naturali quali quelli astronomici derivanti dalla variabilità della radiazione solare (1). Happer esprime dubbi sull’uso tendenzioso di modelli computerizzati (i cui risultati sarebbero quasi sempre inattendibili), a fini di propaganda con grande vantaggio di quei settori economici che producono tecnologie “verdi” che vengono propagandate come credibili sostitute di quelle attualmente in azione anche se ciò è tutt’altro che dimostrato.

Eppure nessuno di questi dubbi viene mai mostrato al grande pubblico anche se è esattamente sulla loro pelle che viene pensata la “rivoluzione verde”. In realtà il clima della Terra è stato variabile nel corso della sua intera esistenza e nelle ultime decine di migliaia di anni ha sempre subito mutamenti più o meno veloci. I periodi di riscaldamento sono in realtà quelli più favorevoli alla vita delle piante e degli animali e allo sviluppo della civiltà umana. L’anidride carbonica, le cui concentrazioni nell’atmosfera si sono sempre dimostrate oscillanti, non è solo un gas serra, è anche l’ingrediente di base della fotosintesi che è il meccanismo sul quale si fonda tutta la vita del pianeta. Più è alta la concentrazione di anidride carbonica, più la situazione è favorevole per lo sviluppo delle piante, ma questa è una verità molto difficile da sentire in televisione.

I sostenitori dell’ideologia verde, che in alcuni casi è diventata una specie di religione con tanto di adepti fanatici e auto flagellanti, sono costretti ad ammettere la variabilità del clima e delle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera (che sono state nel corso del tempo anche molto superiori alle attuali), ma ribattono che a preoccupare non è tanto l’entità, quanto la velocità del cambiamento che sarebbe insostenibile dall’ecosistema. Naturalmente la velocità è importante, ma storicamente ci sono state variazioni anche molto repentine e veloci del clima: basti pensare alla cosiddetta mini era glaciale del 600 che ha svolto il suo intero ciclo in tempi che dal punto di vista geologico sono praticamente istantanei.

Saltare alle conclusioni senza aver prima esaminato attentamente tutti i fattori, tutti i pro e i contro, può essere estremamente pericoloso. Eppure si prendono a livello mondiale decisioni che, se effettivamente realizzate, avrebbero conseguenze di portata enorme. Per esempio l’azzeramento di emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Allo stato attuale della tecnologia e dell’economia mondiale, sembra molto dubbio che otto miliardi di abitanti possano essere sostentati ad emissioni zero. La maggioranza dell’umanità potrebbe non essere compatibile. Il dubbio non è di piccola portata. Chi sostiene questa politica, potrebbe in realtà sostenere che alcuni miliardi di persone sono di troppo, perché un’economia verde ad emissioni zero entro il 2050 non potrebbe in realtà sostenerli. Come possibile effetto collaterale, mi pare qualcosa di piuttosto serio da considerare.

Difficile pensare che l’attuale produzione di energia attraverso l’uso di combustibili fossili, possa essere sostituita in tempi così brevi per mezzo delle “tecnologie sostenibili” la cui messa in opera e mantenimento, occorre ricordarlo, presuppongono in realtà l’esistenza data per scontata della attuale capacità produttiva. Soprattutto mantenendo l’attuale livello di vita e l’attuale popolazione. Qualsiasi decisione in merito, per essere sensata, non può essere ideologica o votata agli interessi di ristrettissime elite di potere, ma deve tener conto del bilancio costi benefici di tutta l’umanità. Attualmente tale bilancio appare tutt’altro che favorevole.

L’ideologia sadomaso che viene incessantemente propagandata sui media dai nostri geniali giornalisti non ha alcun senso. L’ambiente deve essere salvaguardato in funzione dell’umanità, non a prescindere da essa, gli animali e le piante sono importanti per noi, non per l’universo. Quale sia il sistema ecologico su un granello di sabbia tra miliardi di miliardi di altri granelli è per l’universo perfettamente indifferente: che noi siamo o non siamo, che la Terra stessa sia o non sia è lo stesso, il pianeta e l’umanità sono importante esclusivamente per noi, eppure non riusciamo a eliminare il vecchio arrogante vizio di crederci Dio, come mostra chiaramente la nostra credenza di essere fatti a sua immagine e somiglianza.

(1) William Happer, interview on global warming

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. gianB 15 dicembre 2022

      Non so, a volte rimango perplesso e, vi assicuro, mi chiedo se sia una mia forma di arroganza, ma a me sembra che sia la consapevolezza della nostra origine a dare risposte chiare, semplici comprensibili e "armoniche" ai quesiti posti da te Nestor. Una consapevolezza per cui non serve neanche una gran ricerca, ma bensì un'essere intellettualmente e psicologicamente aperti al nuovo che oramai "deborda" sull'argomento. Penso più che altro sia una specie di "scintilla", la famosa "illuminazione sulla via di Damasco" che serve, un qualcosa di irrazionale che deve succedere in ciascuno. Una consapevolezza che nasce dall'avere il coraggio di ammettere il nostro essere "bastardi" (uso a ragione un termine così duro nella speranza di rendere il livello di accettazione necessario), ma allo stesso tempo essere consapevoli che ciò che siamo, ciò che esprimiamo é frutto di quel divino che é in noi.

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      L'articolo ha due temi. il primo è che si può distinguere utilmente il naturale dall'artificiale a fini pratici, ma la divisione ha dei limiti sia perché anche le altre specie, in varia misura, modificano l'ambiente, sia perché l'umanità stessa, che produce l'artificiale, è un prodotto della natura.
      Il secondo è che l'attuale tanto propagandata ideologia "verde", a parte tutti gli inganni e le distorsioni che produce per fini legati al potere, continua a considerare l'umanità altro rispetto alla natura e non più fonte di civiltà come accadeva un tempo, ma al contrario esiziale per il mondo. Posizione arrogante come sempre, e adesso pure autodistruttiva.
      In relazione a ciò, davvero non so cosa significhi che quel che siamo è frutto del divino che c'è in noi.

    3. Fantine 15 dicembre 2022

      allo stesso tempo essere consapevoli che ciò che siamo, ciò che esprimiamo é frutto di quel divino che é in noi.

      
      Complimenti, gianB.

    4. gianB 15 dicembre 2022

      "la Bibbia, per esempio, nella genesi attribuisce apertamente alla specie umana, dotata dal creatore di libero arbitrio a differenza di ogni altra creatura, il possesso e la signoria su tutte le specie. Certamente ciò solletica l’orgoglio di specie, ma resta un articolo di pura fede, mancando qualsiasi indizio dell’esistenza di una tale interruzione evolutiva che rimane un’ipotesi ad hoc creata apposta per salvare la tesi"
      Qui fai una serie di errori:
      1-non solo in quella circostanza la Bibbia (testo storico, non sacro) testimonia di un'"upgrade" attribuito all'Uomo;
      2-non solo la Bibbia parla di questo "upgrade" ma anche testi storici precedenti (assiro-sumerici);
      3-dai punti 1 e 2 deriva che il problema non é "un articolo di pura fede";
      4-non é assolutamente che non vi sono indizi "dell’esistenza di una tale interruzione evolutiva" ("upgrade" evolutivo direi), per cui io addirittura dicevo che vi é un "nuovo che oramai “deborda” sull’argomento".
      Ma da qui in poi, credimi, senza arroganza, penso non mi rimanga che richiamare quanto ho detto successivamente.

    1. berlioz 15 dicembre 2022

      la distinzione naturale/artificiale è evidentemente... artificiale! l'uomo artifex fa del suo meglio quando non dimentica di essere la propaggine cosciente di una volontà che lo precede e lo crea nella catena evolutiva antientropica (k. lorenz ne l'altra faccia dello specchio lo chiarisce come meglio non si può)
      oggi vediamo che la distinzione naturale/artificiale può diventare artificiosa ed essere messa al servizio di ideologie malate e completamente all'oscuro di quanto l'uomo ha prodotto sulla natura che lo precede e lo istruisce, certo per suo interesse, ma sulla base di quanto dai metodi della natura stessa l'uomo artifex ha appreso (la tradizione).
      insomma, l'uomo ha impiegato millenni per creare biodiversità conveniente, ma basta un ogm pretenzioso a cancellare tutto... l'uomo ha impiegato ancora millenni per produrre, selezionandole, etnie adattate a condizioni estreme e diversificate, poi arriva un decreto di liberalizzazione del commercio e la globalizzazione e distrugge tutti questi bei popoli diversi, e bellissimi nella loro diversità, in un battibaleno di due o tre generazioni...
      benvenuta modernità, complimenti...

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      la distinzione naturale/artificiale è evidentemente… artificiale!
      Su questo sono d'accordo, un concetto è sempre un artificio della mente.
      La distinzione è valida per gli oggetti e nei limiti in cui è valida: nulla di assoluto.

    1. Verdiana Siddi 15 dicembre 2022

      Naturalmente c’è anche chi va più in la e ricollega l’artificialità degli oggetti costruiti dall’uomo a qualcosa di più di mente, intelligenza e consapevolezza e tira in ballo questioni davvero metafisiche: l’uomo è diverso da tutte le altre creature in quanto dotato di “anima” che si ricollega ad una entità trascendente il mondo fisico: questa differenziazione di fondo porta l’umanità a staccarsi decisamente dalla natura e a farne qualcosa d’altro trasmettendo questa alterità anche ai prodotti della propria attività cui ancora più facilmente, in questa concezione, possiamo dare il nome di artificiali. Questo modo di pensare compie un passo ulteriore rispetto a intelligenza e consapevolezza nel distaccare l’uomo dalla natura, ma sempre nella stessa direzione. Tipicamente le religioni percorrono questa via.

      Nestor, artificiale non è “fatto dall’uomo”, ma è semplicemente è il contrario di naturale. Ci sono molte cose “fatte dall’uomo” che sono naturali. Artificio o natura, la differenza? Forse è la logica vitale, che nel naturale è l’energia di base imprescindibile, nell’artificiale è spesso assente, fino a diventare logica mortale, come hai ben esposto nel testo.

      D’altra parte, coloro che percorrono la strada metafisica, devono postulare l’intervento di un’entità divina che avrebbe ad un certo punto interrotto la semplice catena dell’ evoluzione naturale facendo della specie umana qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri abitanti del pianeta: la Bibbia, per esempio, nella genesi attribuisce apertamente alla specie umana, dotata dal creatore di libero arbitrio a differenza di ogni altra creatura, il possesso e la signoria su tutte le specie.

      Le piante hanno eccome una loro esistenza immateriale, gli animali addirittura li chiamiamo proprio anima-li. Trovo che anche le montagne, il vento, il mare, abbiano una loro dimensione metafisica, forse non sempre percepibile, che li accomunano agli esseri umani. Forse è proprio ciò che ci lega a questa Terra, la nostra anima (e il suono è centrale in tutto ciò). Salvo trovare esseri disumani o inumani. Forse, noi umani, siamo semplicemnte i meno abili, i meno evoluti, i più giovani, negli ambiti spirituali e animici, a differenza del resto della vita terrestre, così mi viene personalmente da dedurre. Il più antichi sono il fuoco, la luce, il vuoto?

      Che noi siamo o non siamo, che la Terra stessa sia o non sia è lo stesso, il pianeta e l’umanità sono importante esclusivamente per noi, eppure non riusciamo a eliminare il vecchio arrogante vizio di crederci Dio, come mostra chiaramente la nostra credenza di essere fatti a sua immagine e somiglianza.

      E il cerchio si chiude.

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      Purtroppo non riesco a dare un senso a nessuno dei tuoi commenti e quindi neppure a rispondere.
      Quello più funzionale mi pare questo: artificiale non è “fatto dall’uomo”, ma è semplicemente è il contrario di naturale...la differenza? Forse è la logica vitale, che nel naturale è l’energia di base imprescindibile, nell’artificiale è spesso assente, fino a diventare logica mortale,
      ma, lo stesso, usando questo criterio, non saprei mai distinguere un oggetto naturale da uno artificiale poiché non ho la minima idea di cosa siano "l'energia di base" o la "logica vitale".
      L'unica interpretazione che sarei capace di dargli,è qualcosa del tipo: naturale è bello artificiale è brutto.

    3. Verdiana Siddi 15 dicembre 2022

      "Purtroppo non riesco a dare un senso a nessuno dei tuoi commenti e quindi neppure a rispondere" non è vero. E' vero forse che non riesci a dargli una connotazione univoca. Ma naturale è uno, non univoco, è artificiale che può creare dei problemi di univocità, purtroppo.

    1. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      Artificiale è tutto quello che non può essete reintegrato (almeno nel breve termine) nel ciclo alterando così l’equilibrio naturale.

      Con questo criterio un fossile di dinosauro è sicuramente un oggetto artificiale: sta li da oltre sessanta milioni di anni senza essere riciclato,

    1. mago 15 dicembre 2022

      A tal proposito suggerirei la serie 1899 su Netflix forse le prime sembreranno pallose, da riflettere.

    2. IlContadino 15 dicembre 2022

      Se non sbaglio quella serie è degli stessi autori di Dark, altra opera che fa riflettere

    3. mago 15 dicembre 2022

      Ciao sei sul pezzo..mi fa piacere.

    1. Cataldo 15 dicembre 2022

      Moltissimi anni fa, durante una accesa conversazione conviviale, al prodromo di una incipiente intossicazione alcoolica mi venne alla mente questa massima:
      " La cicuta è naturale, ma Socrate è morto uguale"
      Da allora la utilizzo nei contesti in cui si esalta la "naturalità" intrinsecamente benigna di qualcosa.

    1. ignorans 15 dicembre 2022

      E la morte? La morte è artificiale?

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      Perché mai dovrebbe esserlo? Direi naturalissima.
      Il fatto è che la distinzione naturale/artificiale è applicabile agli oggetti, non ai concetti che, a quante ne sappiamo, sono tutti prodotti dalla mente umana.

    1. danone 15 dicembre 2022

      L'uomo è l'animale più evoluto della catena degli animali domestici, addomesticati.
      E' per questo che l'opera dell'uomo viene definita dall'uomo stesso, come un opera artificiale, perchè l'uomo stesso così come è oggi, è un'opera artificiale, e lui lo avverte inconsciamente.
      L'umanità inconsciamente avverte che così com'è non è frutto di natura, troppe le difficoltà che incontrerebbe nel vivere allo stato naturale negli ambienti naturali del pianeta, senza ricorrere alle tecnologie artificiali che nel tempo ha creato, appunto per meglio sopravvivere.
      Tutti gli altri animali presenti sul pianeta dispongono di capacità naturali innate, che li aiutano a sopravvivere in determinati habitat, i loro habitat naturali, e le proteggono da ogni tipo di minaccia naturale che incontrano nel loro ambiente naturale.
      Per esempio i cuccioli di scimpanzè per diverso tempo sono più intelligenti dei cuccioli di uomo, e uno scimpanzè adulto possiede la forza di 8 uomini.
      L'uomo, non possedendo naturalmente nessuna funzione specifica o capacità correlata alle caratteristiche di un certo ambiente-habitat naturale, al fine di sopravviverci dentro (infatti per sopravvivere ha dovuto sviluppare l'abilità di modificarli gli ambienti), non è a sua volta collocabile in nessun ambiente specifico, dalle caratteristiche precise, che possano giustificare la sua comparsa e la sua evoluzione naturale su questo pianeta.
      Alcuni ricercatori quindi, a causa di questa constatazione, ipotizzano che la Terra non sia nemmeno il luogo di origine della specie umana, ma che si debba collocare altrove la sua genesi.
      E allora se fosse vero tutto ciò, bisognerebbe re-imparare praticamente tutto quanto quello che ci riguarda, perchè avremo scoperto che tutto quello che sappiamo su di noi è una narrazione artificiale, non naturale e con buona probabilità se è artificiale, è anche una narrazione ufficiale.

    2. logos 15 dicembre 2022

      Pollice su firmato Danone. Invito tutti, su queste ottime basi di ragionamento, a compiere una profonda riflessione. l.

    3. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      Gli animali domestici, sono stati addomesticati dall'umanità-
      Chi ha addomesticato l'umanità?

    4. Fantine 15 dicembre 2022

      Resto sempre ammirata da ciò che scrivi, Danone. Tuttavia, non condivido che la terra non sia l'ambiente naturale dell'uomo. Io non sopravviverei nel deserto, ma pensa ai tuareg o agli aborigeni australiani. L'uomo "evoluto" e "civile" (cittadino) - sapiens sapiens? - non sa compiere piú (non del tutto, ma semplifico) attività di sopravvivenza che in passato possedeva in una misura impressionante ai nostri occhi. Noi stessi, rispetto alle generazioni passate più recenti possediamo abilità nel "nostro" mondo, ma non dureremmo molto in ambienti più "naturali".
      Se hai mai visto alcune realtà molto distanti da noi, quasi nel tempo, mi verrebbe da dire, vedresti una durezza, almeno tale ai nostri occhi, "funzionale" alla sopravvivenza, come per tutti gli esseri viventi sulla terra. Dal bruco all'uomo.
      La natura è davvero mirabile, tuttavia, se ci rifletti, la sopravvivenza di un essere vivente è sempre a discapito di un altro. Guarda il cibo: possiamo mangiare carne o broccoli. Certo, l'essere senziente non è un broccolo. Ma anche il broccolo, come un albero, non è privo di vita.
      Mi fermo qui, sebbene mi farebbe piacere continuare, ma il tempo è tiranno!
      Intanto resto in attesa di leggerti in merito, Dan one.

    5. triny 15 dicembre 2022

      libro di enoch
      ibridati .... al servizio si altre entità ... poi qualcosa è cambiato

    6. danone 15 dicembre 2022

      Se lo sapessi secondo te sarei ancora qui a commentare da dentro la stalla? :-))
      Battute a parte, ci sono diverse ipotesi percorribili.

      1 siamo stati addomesticati da una umanità più evoluta di noi abitante su di un altro pianeta di classe M della nostra galassia, come esperimento.

      2 siamo stati addomesticati da un'altra specie di homo, presente sulla Terra, prima di noi, come quelli dei crani allungati che si trovano in diversi continenti del pianeta, come animali da compagnia o da lavoro

      3 siamo stati addomesticati da extra-terrestri, non umanoidi, o da forme di intelligenza extra-dimensionale, come i Voladores di Castaneda, per fini indicibili ed inconffessabili :-))

      4 varie ed eventuali

    7. danone 15 dicembre 2022

      Quello che scrivi è vero, ma secondo me non aiuta molto a risponde alla domanda che ho cercato di proporre col mio commento.
      Che l'uomo abbia incredibili capacità di adattamento è vero, come è vero che sa modificare praticamente tutti gli ambienti naturali, per adattarli alla sua presenza e alle sue esigenze.
      Ma se l'uomo è un animale naturale, da qualche ambiente preciso viene fuori, e allora qual'è l'habitat naturale che lo ha generato?

    8. Fantine 16 dicembre 2022

      La tua domanda da' per scontato un presupposto che scontato non è, Dan one ;)
      Invero più d'uno.

    9. logos 16 dicembre 2022

      Sono certo che qualcuno ti risponderebbe: dai giardini di Eden. Cosicché sono altrettanto certo (ed io non lo sono mai) che ad uomo come te (nessuna accezione negativa) questo non può bastare. Aihmè in questo siamo uguali. Dunque continuiamo a ricercare la verità. Con la consapevolezza nel cuore che non troveremo MAI la risposta finché non smettiamo di cercarla. Il bimbo in classe alza la mano e chiede alla maestra: "ma allora perché non smetti"? La maestra non è capace di rispondere. Come un vecchio pianista maledetto che si scervella continuando a suonare una composizione dissonante impressa su uno spartito incompleto. Convinto che alla prossima esecuzione troverà l'ispirazione al completamento della stessa. l.

    1. IlContadino 15 dicembre 2022

      Niente come il Covid!
      Di Covid ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno.
      Dopo il Covid il deserto.
      Immagino un orfanello cresciuto per strada, abbandonato dai genitori appena nato, tirato su a pezzi di pane in avanzo nei vicoli della città, mai una carezza, a 10 anni di età la vita gli ha già insegnato tutto, da lì in poi niente lo potrà stupire, solo discesa.
      Ecco, dopo il Covid siamo l'orfanello, abbiamo la pellaccia dura, abbiamo guardato nel fondo dell'abisso, il mostro negli occhi; ora niente più turbamenti!
      Infatti siamo qui ad interrogarci di questioni marginali, sempre interessanti per carità, anche di una certa importanza, ma cose di superficie, che quando sei stato in fondo all'abisso la superficie quasi non riesce a catturare la tua attenzione.
      Inconscia nostalgia dell'abisso, là dove tutto è naturale, là dove risiede la natura stessa, la natura umana

    2. triny 15 dicembre 2022

      speriamo che non inventino qualcosa di peggio ..... ne sono capaci e a quello che percepisco lo faranno

    3. IlContadino 15 dicembre 2022

      Chissà, tutto può essere. Magari la prossima volta che organizzano la festicciola del quartiere, invece di chiedermi il greenpass, i vicini mi pregheranno di portare mio figlio cotto al forno, il piccolo, ha la carne più tenera.
      Hai visto mai?!

    4. triny 15 dicembre 2022

      scherzaci !
      ho letto che il wef chiederà una "massacro" (parole loro) di pet .. per la salvaguardia del CLIMA !

    5. Fantine 15 dicembre 2022

      Complimenti, Conta.
      Sull'ultima parte, però, mi sento di parlare non di abisso, ma di "essenziale" e di ciò che conta. In uno con la natura umana più autentica.

    1. alessandroparenti 15 dicembre 2022

      "L'ambiente va salvaguardati(solo)in funzione dell'umanità. Le piante e gli animali non sono importanti per l'universo, ma(solo)per l'umanità." Critichiamo il volersi sentire Dio ma è quello che facciamo

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      Penso ci sia un fraintendimento. Il concetto di "importanza" è prettamente umano e possiamo attribuirlo addirittura ad entità immaginarie. Non esiste di per sé la fuori.
      Secondo me arrogante è considerare universale il nostro concetto di importanza (la nostra scala di valori), anche se (forse soprattutto se), ci sacrifichiamo per esso.
      In questo modo ci attribuiamo la sapienza del bene e del male non umani,ma universali.
      Umile è invece salvaguardare i nostri interessi relativi (sapendo che sono relativi), come fanno tutte le altre specie.

    3. alessandroparenti 15 dicembre 2022

      Il problema è che non salvaguardiamo i nostri interessi perchè perseguiamo solo quelli individuali,come fanno tutte le specie. Ma se negli animali questo meccanismo rafforza e migliora la specie rimanendo comunque in equilibrio con l'ecosistema, nell'uomo porta,grazie a mezzi troppo superiori,ad annientare le altre specie sviluppandosi in maniera abnorme. L'uomo è il cancro dell'organismo pianeta, ma non lo ucciderà. Il pianeta sopravviverà all'uomo. Noi ci estingueremo.

    1. emilyever 14 dicembre 2022

      Perché dunque dovremmo considerare naturale la capacità che ha acquisito la vespa di costruire favi a celle esagonali mentre sarebbe artificiale la capacità umana di costruire un coltello scheggiando un’ossidiana?

      Forse perchè noi abbiamo bisogno della tecnica per creare mentre le api sono già programmate per costruire favi?

    2. Nestor Halak 15 dicembre 2022

      E cos'è la tecnica se non la capacità di fare qualcosa? Le api padroneggiano la tecnica di costruzione delle cellette esagonali.

    3. emilyever 18 dicembre 2022

      Ma non hanno bisogno di strumentazione

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