Multipolarismo nucleare

Il riassetto mondiale alla prova dell'attacco Israele - USA all'Iran.

Multipolarismo nucleare

Di Alessandro Fanetti per ComeDonChisciotte.org

La fase finale della seconda guerra mondiale ha portato il mondo, fra le altre cose, a conoscere la più terribile e temibile arma finora concepita dall'essere umano: la bomba atomica.

Un'arma da armageddon, come dimostrato dalla scellerata decisione statunitense di utilizzarla per polverizzare due città (e tutto ciò che esse contenevano) del Giappone imperiale già sostanzialmente distrutto dal conflitto. Il tutto per impedire che l'URSS arrivasse prima anche lì, dopo aver già liberato il cuore dell'Europa ripulendo la Berlino nazista nel maggio dello stesso anno.

Un'arma dunque da sempre temuta sia dalle Potenze che la possedevano che da quelle che non l'avevano nei propri arsenali (ed oggi decisamente più letale di allora).

Un'arma da "fine del mondo", "utilizzata" dall'inizio della guerra fredda solamente come deterrente. Una deterrenza che scoraggiava qualsiasi idea di provocare uno scontro tra Potenze nucleari, così come da allargamenti di conflitti oltre la "soglia critica" per una delle potenze che la possedevano.

Un utilizzo dunque "intelligente" (se si può utilizzare questo termine per armi di sterminio), il quale per certi versi dava anche una certa dose di "stabilità globale" incentivando (e sostanzialmente obbligando) le grandi Potenze a dialogare e trovare un accordo prima della catastrofe.

La fine della guerra fredda e l'inizio del momento unipolare, però, hanno cambiato radicalmente la situazione.

E certamente in peggio.

In questo periodo, infatti, l'unica potenza nucleare capace di "dettare legge" ai quattro angoli del mondo è stata quella con capitale Washington. Un dominio sostanzialmente incontrastato dovuto alla dissoluzione della sua principale antagonista e all' "annichilimento" che questo fatto portò a tutto il movimento socialista (e dei "non allineati") globale.

Un momento unipolare che ha visto dunque gli USA impegnati nel rimodellare a proprio piacimento l'architettura geopolitica globale, con interventi più o meno decisi in varie parti del mondo. Iraq, Afghanistan, Libia, Serbia sono solo alcuni di essi. Interventi che hanno visto la resistenza degli stati aggrediti ma la sostanziale mancanza di sostegno da parte delle altre Potenze almeno in teoria in grado di supportarle adeguatamente.

Un "momento magico" che ha portato analisti, strateghi e politici esaltati da tale situazione ad iniziare a dare anche una base teorica e ideologica a tale dominio. Una "fine della storia" dove il liberalismo, con al vertice politico la borghesia finanziaria e apolide (e sfruttando le capacità militari USA e NATO), aveva trionfato "senza" possibilità di regresso.

E con l'idea che qualsiasi tentativo di modificare il nuovo status quo (o contrastare i disegni espansionistici di esso) sarebbe inesorabilmente caduto sotto i colpi del garante liberale globale.

Una visione, alla prova dei fatti, miope e foriera di pericoli apicali per l'umanità.

Infatti, mentre il "gioco unipolare" muoveva le sue carte, una parte di mondo sempre più consistente iniziava a risvegliarsi e a provare ad uscire dal torpore post bipolarismo.

Ed è così che vari paesi del c.d. "sud del mondo" hanno iniziato a contrastare tali disegni e a cercare nuove vie sovrane e unitarie, nonché a promuovere modelli di sviluppo alternativi.

Potenze anche nucleari o con accordi strategici con Potenze detentrici di quest'arma.

Dunque, il mondo si è trovato (e si trova) nel mezzo di una "guerra mondiale a pezzi" (cit. Papa Francesco) dove il rischio di deflagrazione totale si fa sempre più concreto.

Infatti, se la debolezza di varie Potenze regionali e globali post guerra fredda aveva garantito agli USA (e in generale all'occidente collettivo) la capacità di intervenire in giro per il mondo a difesa dei suoi esclusivi interessi e senza sostanziale opposizione, la situazione è ora radicalmente diversa.

Il colonialismo e il neo-colonialismo vengono ora e sempre più visti con disprezzo dalla grande maggioranza della popolazione mondiale. Nazioni e popoli che hanno creato (e stanno creando) capacità di resistenza e risposta sempre più adeguate. CELAC e ALBA-TCP in America Latina e i BRICS+ nel mondo, così come gli accordi di partenariato strategico fra la Russia e la Cina (con vari altri attori globali) sono solo alcuni degli esempi più significativi.

Uno scontro fra unipolarismo e multipolarismo, dunque, che modella e modellerà l'intero globo.

Uno scontro che comprende decisamente anche la questione nucleare, sempre più evocata non solamente come "idea di deterrenza" ma anche come una delle possibili armi da utilizzare qualora non si riesca a raggiungere i propri obiettivi.

Uno sconsiderato tentativo di "banalizzazione del male" che riesce a spostare sempre più in là l'asticella degli "azzardi geopolitici", in quanto anche l'utilizzo del nucleare ormai rientra nel novero delle possibilità.

Il recente attacco di Israele all'Iran e il soccorso USA all'aggressione rientra proprio in tale nuovo contesto. A tal proposito, infatti, vari analisti occidentali si domandano con leggiadria, fra le altre cose, come Washington e Tel Aviv potrebbero distruggere le centrali nucleari iraniane. Se dunque un'aggressione deliberata contro un Paese sovrano membro delle Nazioni Unite dovrebbe essere fatta utilizzando "solamente" armi convenzionali oppure ricorrendo anche al nucleare.

Di seguito alcuni esempi di tale narrazione, ma se ne potrebbero indicare a decine:

https://www.ilgiornale.it/news/politica/nucleare-tattico-ai-corpi-speciali-piano-b-israele-2497810.html

https://truthout.org/articles/us-reportedly-assesses-only-a-nuclear-bomb-could-destroy-iran-nuclear-facility/

Nucleare magari tattico, in quanto quella parolina magica non dovrebbe allarmare poi troppo l'opinione pubblica. Opinione pubblica bombardata da fake news di ogni tipo e spesso provenienti proprio da quel main stream che si erge a paladino della verità (per cercare di annichilire anche solo chi si fa qualche domanda "scomoda" e senza mai chiedere scusa quando le narrazioni fasulle certificate a distanza di anni, come quella della provetta di Powell per giustificare la distruzione dell'Iraq, hanno contributo al massacro di qualche migliaio di persone innocenti).

Come ho accennato sopra, però, stavolta la situazione è ben diversa rispetto al pieno momento unipolare e i paesi del sud del mondo sono certamente più attrezzati.

In particolar modo, se l'invasione occidentale dell'Iraq nel 2003 o la distruzione della Libia nel 2011 non ha trovato grande resistenza dalle Potenze che da esse avevano certamente da perdere (in primis quelle "sud del mondo"), con la "questione iraniana" la situazione è certamente diversa.

Un paese che ha un'industria missilistica di altissimo profilo e alleanze decisive, a partire da Russia e Cina. Tutti paesi che fanno parte anche dei BRICS+, organizzazione senza profili squisitamente militari ma che ha tutto l'interesse a non avere membri schiacciati da interessi esterni. La guerra contro l'Iran di questi giorni è infatti prima di tutto contro il mondo nascente (e di stampo in primis economico), con tentativi di danni sostanziali anche e soprattutto alla Cina (il "boccone" per eccellenza).

Un contesto dunque completamente diverso rispetto al passato, dove lo scontro unipolarismo - multipolarismo è pienamente in atto. Con il secondo che si sta sviluppando e il primo che vede erodersi la terra sotto i piedi e cerca di intervenire per invertire la rotta.

E tornando al caso specifico Iran, dunque, se l'utilizzo del nucleare per distruggere parti del Paese non è più considerato un tabù, anche gli alleati di quest'ultimo hanno fatto presente che in casi estremi esistono "contromisure".

A tal proposito, se infatti il Pakistan ha dichiarato pubblicamente che un attacco nucleare di qualsiasi genere contro il paese con capitale Teheran provocherebbe una risposta dello stesso tenore di Islamabad in sua solidarietà e contro l'aggressore, si sa che anche la Russia e la Corea del Nord hanno dato una loro certa "disponibilità atomica" (oltre alla cooperazione militare che va avanti da anni) qualora capitasse che accadessero determinati tipi di attacco tali da superare tutte le linee rosse.

Se dunque le possibilità di colpi di stato sviluppati in vari modi e ampiamente conosciuti da decenni (vedesi quelli in America Latina, tipo il "golpe bianco" del 2016 in Brasile contro l'allora Presidente Dilma Rousseff, solo per citarne uno), così come atti terroristici e sabotaggi di vario genere, sono e saranno sempre una temibile arma, appare certamente più complicata una vittoria militare diretta contro Teheran.

In conclusione, dunque, una situazione esplosiva (aldilà dei raffreddamenti momentanei delle ostilità) che dovrebbe portare a più miti consigli, partendo dal rispetto delle volontà e dei legittimi diritti dei popoli. Senza imposizioni dall'esterno ma rispettando pienamente il diritto di "scegliersi" il proprio destino.

Di Alessandro Fanetti per ComeDonChisciotte.org

23.06.2025

Commenti (9)

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    1. PietroGE 25 giugno 2025

      Come ben evidenziato dal caso Corea del Nord, oggi gli unici Paesi veramente sovrani che non devono temere un attacco sono quelli con le armi nucleari. Questa realistica presa d'atto è tanto più vera se si considera che le alleanze tradizionali centrate su gli USA: NATO ad esempio ma anche alleanze asiatiche, sono in fase di ridefinizione o forse di smembramento. La conseguenza primaria sarà, o forse già è, la corsa al riarmo atomico e il tramonto del Trattato di non proliferazione. In Europa questo comporterà il riarmo nucleare tedesco (e polacco) con un ombrello nucleare possibilmente esteso a coprire i confini della UE, in Asia i candidati a diventare potenze nucleari sono Giappone e Corea del Sud. Impossibile non vedere la pericolosità di un cambiamento del genere, non solo per la possibilità che una guerra regionale qualsiasi diventi atomica, ma soprattutto per la possibilità di lanci per errore. Il multipolarismo visto come Sud contro Occidente in realtà non esiste, è molto più articolato, con interessi contrastanti tra Paesi che vengono superficialmente etichettati come alleati.

    1. Dario Lampa 25 giugno 2025

      Fare una guerra nucleare è come giocare a un gioco (il "Tris" di un famoso film) nel quale nessuno può vincere almeno che non si sia imbecilli o paranoici!
      Detto questo e considerato la situazione mondiale, con incipienti catastrofi ambientali all'orizzonte, non resterebbe ai popoli che riunirsi intorno ad un tavolo e , per prima cosa, discutere la messa al bando di tutte le armi nucleari e poi come risolvere tutti gli altri problemi per creare un nuovo modello di sviluppo valido per tutto i popoli nel rispetto delle loro culture e sostenibile sotto tutti gli aspetti: cioè vivere in armonia con tutto quello che ci circonda.
      Armonia: questa parola non ci dice niente?

    2. maghi 25 giugno 2025

      a me dice smettere di consumare come non ci fosse un domani. Forse al mondo saremo qualche mln, forse qualche decina di mln.

    3. sbregaverse 25 giugno 2025

      AI.
      AMORE INCONDIZIONATO.
      Sì anche Armonia ne è sinonimo.

    1. Shax 25 giugno 2025

      La cosa più divertente in questi giorni è stato sentire che Russia e Cina hanno abbandonato l'Iran.
      Non mi risulta che l'Iran abbia perso la guerra, anzi ne esce rafforzato e con maggiore deterrenza di prima.
      Fatto non secondario è che ora potranno davvero, se vogliono, sviluppare l'arma atomica perché mi pare chiaro che nessuno al mondo dopo questi fatti potrà credere ai cialtroni della Aiea, trovati con le tasche piene di shekel israeliani....

    2. pippo123 25 giugno 2025

      Scusa.chi ha vinto la guerra?
      La guerra è ancora lunga..ma chi ha vinto questo scontro iniziale?..

    3. maghi 25 giugno 2025

      per incenerire Israele basterebbero solo 4 o 5 atomiche, tanto è piccolo, e Bibi lo sa benissimo. I fuochi d'artificio sono solo rimandati.

    4. Shax 25 giugno 2025

      Le atomiche non si usano, perché tutti finirebbero inceneriti.
      Se c'è un grande insegnamento però è che servono come deterrenza per non essere attaccati come ha fatto a suo tempo la Corea del Nord.
      Fatto non di poco conto è che israele si è sempre sottratto ai controlli e al rispetto del trattato di non proliferazione nucleare: è su questo punto che il mondo intero deve mettere in forte pressione i sionisti. Se tutti hanno un controllo sull'arsenale nucleare non vedo perché loro invece possono fare quello che vogliono.

    5. XYZ 25 giugno 2025

      La guerra prosegue come nel classico delle serie TV. la prima puntata noi l'abbiamo persa in Ucraina: ci è costata un'occhio della testa ma nei fatti ha incassato e incasserà Mr Vladimir (è pure scomparsa l propaganda dai giornali oramai). la secondo puntata in medio oriente sembra finita, al momento, in parità...ma ai punti osservo l'IRAN in vantaggio e i kipputi si sono presi notevole sberle a Tel Aviv in particolare (per inciso la gente sta fuggendo da Israele ora prendere un traghetto per Cipro ti costa 5000 $ a persona...un po' come i clandestini che partono dalla Libia...).... ovviamente ai nani europei non resto che pagare il conto: tradotto spese per la difesa al 5%ormai acclarato...80/90 miliardi che saranno distolti dal bilancio statale...tradotto li prendono dalle ns tasche.... la seconda puntato non so chi la vinta ma di certo non noi

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