Moneta e debito come rapporto sociale

Monete
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di Aldo Scorrano (CSEPI)

A volte, quando si affronta il tema legato alla moneta si rischia di cadere in una vera e propria fallacia nel ragionamento, anche a causa di una parziale o completamente ignorata conoscenza delle origini storiche di una delle più importanti istituzioni sociali dell’umanità.

Per affrontare questa breve analisi, partiamo da un esempio tipico 'generale' al fine di comprendere l'architettura del sistema monetario in cui considereremo, per semplificazione di ragionamento, un “sistema chiuso” (cioè escludendo il Settore Estero poiché al momento, per l'oggetto della nostra analisi, non è indispensabile) e uno Stato che gestisce "normalmente" la propria politica monetaria.

Si precisa che il ragionamento seguente vale per tutte le economie monetarie moderne, indipendentemente dal tipo di valuta utilizzata (ad esempio Euro, Dollaro, Sterlina, Yuan e così via) perché riguarda i “rapporti contabili” (emissioni, trasmissioni, flussi finanziari) tra i bilanci, nelle voci degli stati patrimoniali, di “particolari soggetti economici”, rispondenti rispettivamente a due macro settori, quello pubblico e quello privato. L’analisi poi proseguirà effettuando una puntuale disamina dei rapporti (come vedremo, sociali) sottostanti.

1 - Premessa concettuale

Prima di procedere è di fondamentale importanza capire che, da un punto di vista macroeconomico, bisogna considerare lo Stato in maniera differente rispetto a come lo consideriamo, ad esempio, da un punto di vista del diritto. Per essere più chiari, spesso si sente dire che “lo Stato siamo noi" il che è corretto solo se si fa ricondurre tale affermazione nell’alveo dei dettami costituzionali relativi al concetto di sovranità popolare. Tuttavia la questione cambia quando dobbiamo riferirci ad aspetti riguardanti la macroeconomia. Questa visione dello Stato, che vede fondere insieme due profili differenti ai fini di questa analisi (quello giuridico e quello economico), è purtroppo fonte di molti fraintendimenti proprio per la stessa analisi economica. Per cui, da un punto di vista macro-contabile, dire che “lo Stato siamo noi” è un po’ un ossimoro, per tale ragione è necessario fare delle puntualizzazioni per spiegare meglio perché invece, appunto macro-contabilmente, “lo Stato NON siamo noi!”

2 - Lo Stato nella macro-contabilità nazionale

Nel campo della macroeconomia, e nella contabilità nazionale, quel “noi” rappresenta in aggregato un insieme formato da famiglie, imprese e banche (commerciali) e “lo Stato”, in realtà, è un settore ben definito che include le amministrazioni pubbliche, la cui composizione ultima è costituita principalmente dal Tesoro (Ministero dell’Economia e delle Finanze/Dipartimento del Tesoro) e dalla Banca Centrale.
Capiti questi concetti, si può procedere oltre.

All’interno della contabilità nazionale consideriamo dunque i due settori d’interesse, quello pubblico e quello privato. Consolidandoli troviamo:

  • nel pubblico il Tesoro (cioè il braccio economico e finanziario del Governo; in Italia il Ministero dell'Economia e delle Finanze/Dipartimento del Tesoro) e la Banca Centrale (l'ente a cui il Governo delega le operazioni monetarie);
  • nel privato il Sistema Bancario (l'insieme delle banche commerciali) e il Settore Privato Non Bancario (l'insieme delle famiglie e delle imprese residenti).

Escludendo per questa analisi, come abbiamo anticipato, il settore estero lo schema che abbiamo è noto ed è il seguente:

[caption id="attachment_90078" align="aligncenter" width="1024"]Saldi settoriali Saldi settoriali[/caption]

Rinviando, per ora, il significato di moneta andiamo a vedere come è contabilizzata settorialmente nei bilanci dei soggetti economici cui abbiamo fatto cenno precedentemente.

3 - La moneta nella macro-contabilità nazionale

Al generico concetto di moneta introduciamo gli altri tipici strumenti di un'economia monetaria che possono essere considerati come principale mezzo di pagamento: il contante, la liquidità bancaria, i depositi bancari a cui diamo delle veloci definizioni

  • il contante è quella parte di moneta della Banca Centrale che esiste e circola come documento fisico e comprende le banconote e le monete metalliche. E’ una passività della Banca Centrale.
  • la liquidità bancaria: è quella parte di moneta della Banca Centrale (chiamata anche riserva bancaria) che esiste nella forma di saldo a credito su un conto presso la banca Centrale. E’ una passività della Banca Centrale e corrispettivamente un'attività delle banche che ne hanno la disponibilità.
  • i depositi bancari: sono i saldi complessivamente a disposizione dei clienti delle banche. Sono passività delle banche Commerciali e contemporaneamente attività per i clienti che ne hanno la disponibilità.

A questo punto riportiamo il tutto ad una dimensione contabile con le seguenti scritture, tenendo a mente che sia il contante sia la liquidità bancaria (riserve) sono passività della Banca Centrale:

[caption id="attachment_90081" align="aligncenter" width="912"]Scritture contabili Scritture contabili tra settore pubblico e privato[/caption]

Da come si può facilmente notare dalle scritture contabili il contante e la liquidità bancaria (riserve), in quanto moneta della Banca Centrale, sono registrati nella voce delle passività dello stato patrimoniale della stessa Banca Centrale, con segno negativo (-).
I tre mezzi di pagamento descritti sopra, in un quadro istituzionale, consentono di estinguere, attraverso un trasferimento al beneficiario, un obbligo di pagamento.

4 - Il rapporto sociale tra debitore e creditore

Ora, se vogliamo esprimere tutto in termini di obbligazioni, possiamo definire cosa siano un debito e un credito. Nel campo del diritto il debito è un obbligo giuridico di eseguire, da parte di un soggetto detto debitore, una determinata prestazione, suscettibile di valutazione economica, a favore di un altro soggetto determinato detto creditore. Ed è proprio in forza di questo vincolo giuridico, creatosi tra due soggetti, che permette alla “parte attiva” (creditore) di poter esigere dalla “parte passiva” la prestazione. La relazione instauratasi tra debitore e creditore è detta rapporto obbligatorio.

Qui emerge un fatto importante nella nostra analisi: tra debitore e creditore si crea, come abbiamo visto, una relazione che in definitiva è un rapporto sociale tra individui o gruppi di individui (classi) nella forma di debito-credito.

Un rapporto che è alla base dello stesso concetto di moneta, poiché “le proprietà della moneta e il modo in cui essa è capace di svolgere le sue funzioni sono costituite dalle relazioni sociali del sistema monetario”.

“Essa rappresenta una relazione di debito, una promessa o un’obbligazione, esistente tra due esseri umani, e non può essere identificata prescindendo dal suo uso istituzionale. Essa esprime una re- lazione sociale (Foley 1987; Ingham 1996), e sarà considerata, seguendo Keynes (1930), Minsky (1986) e Wray (1990), come un’operazione contabile a due lati.” (S.B. Kelton, 2001)

Una caratteristica ben nota allo stesso Marx:

> (K. Marx, F. Engels, Il manifesto del partito comunista, 1848)

In questo senso la moneta ed il suo ruolo all'interno di una società capitalistica rappresenta un indicatore di come si evolve la struttura dei rapporti di potere (di forza) e della gerarchia sociale.

Da un punto di vista teorico, ed in valore assoluto, perché quando ci riferiamo alla moneta ci risulta difficile concepirla come un debito?
Una spiegazione storica la da, nel suo libro “La natura della moneta”, Geoffrey Ingham (si veda il cap. 5 “Le origini storiche della moneta e le sue forme precapitalistiche”) in cui scrive, introducendo l'istituzione del guidrigildo:

>

e ancora

>

infine

>

5 - Un passo in più...

Siamo arrivati fin qui e ora, ma solo apparentemente, complichiamoci un po’ la vita. In realtà la moneta può essere contemporaneamente considerata un’attività ed una passività proprio per la sua caratteristica “intrinseca” che risiede nella particolare e peculiare funzione sociale che riveste. A tal proposito si può fare riferimento alla teoria cartalista della moneta ed in particolare all’economista Alfred Mitchell-Innes (“What is Money”, The Banking Law Journal, May 1913), per comprendere meglio ciò che, a prima vista, sembrerebbe una contraddizione.

Innes, infatti, definisce la moneta come un “credito”, un tipo particolare di credito “riscattato dalla tassazione” (Innes, 1914) e lo argomenta in questo modo:

La moneta è credito e nient’altro che credito.>> (A.M. Innes, 1913).

Da un punto di vista contabile, quindi, questo avviene poiché la moneta è allo stesso tempo un’atti- vo (un credito) e un passivo (un debito). Un approccio seguito anche dall’economista inglese John Maynard Keynes che scriveva:

> (J.M. Keynes, 1930)

Alla luce di ciò la moneta, indipendentemente dal fatto che sia un credito e un debito, è creata nel momento in cui un compratore (debitore) e un venditore (creditore) entrano in un contratto a termine, “La moneta rappresenta una promessa o un pagherò detenuto come attivo dal creditore e come passività dal debitore. La creazione di moneta, quindi, è semplicemente quell’operazione di bilancio che registra questa relazione sociale”. (S.B. Kelton, 2001)

Seguendo lo stesso percorso cartalista (che fa derivare il valore della moneta statale dal suo utilizzo per i pagamenti di certe passività verso lo Stato stesso), un altro grande economista, Hyman Philip Minsky, ha affermato:

l fatto di dover pagare le tasse è ciò che da valore alla moneta di quell’economia (...) La necessità di pagare le tasse significa che le persone lavorano e producono allo scopo di acquisire ciò con cui poter pagare le tasse>> (H.P. Minsky 1986).

Sempre su questo concetto leggiamo ancora la Kelton:

> (S.B. Kelton, 2001)

6 - Conclusioni

A questo punto - e concludendo - il requisito mancante nelle varie e molte argomentazioni che si trovano attorno al dibattito sulla moneta è proprio l’aspetto storico-sociale, elemento imprescindibile per una seria e accurata analisi circa il concetto e la natura di questa fondamentale istituzione sociale.

Non solo. Poiché, appunto, la moneta è in primis un rapporto sociale non la si può relegare alla mera considerazione “tecnica”. E’ del tutto evidente, alla luce di quanto scritto in maniera certamente non esaustiva, che la moneta, dunque, proprio in ragione di quella “particolare” relazione sociale che sottintende è di fatto espressione politica ed è alla politica che bisogna volgere lo sguardo ogni volta che intendiamo approcciarci a questioni come emissione monetaria, sovranità monetaria e risorse finanziarie.


Fonti bibliografiche:

1) Ingham, G., La natura della moneta (Fazi Ed., 2016)
2) Innes, A. M., What is Money? (1913)
3) Kelton,S.B., “The role of the state and the hierarchy of money” (2001)
4) Keynes, J. M., A Treatise on Money, New York, Harcourt Brace (1930)
5) Knapp, G. F., The State Theory of Money (1924)
6) Lerner, A. P., Money as a creature of the state, American Economic Review, vol. 37, no. 2 (1947)
7) Marx, K., Engels,F., Il manifesto del partito comunista (1848)
8) Minsky, H. P., Stabilizing An Unstable Economy (1986)
9) Terzi, A, Economia monetaria (EDUCatt, 2012)
10) Wray, L. R., ‘The Origins of Money and the Development of the Modern Financial System’, Levy WP No. 86 (1993)

Commenti (30)

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    1. misc3 24 febbraio 2021

      Evidentemente i cittadini dell’Arabia Saudita, che pagano zero tasse ma usano senza problemi il rial per comprare la kabsa, non hanno letto Minsky.

    2. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      Mi permetto di suggerire alcune letture (a caso) sul sistema monetario saudita. Forse si capirà che Minsky effettivamente è meglio farlo riposare in pace... ;-)

      https://www.global-rates.com/it/tassi-di-interesse/banche-centrali/banca-centrale-arabia-saudita/interesse-sama.aspx

      https://ojs.uniroma1.it/index.php/monetaecredito/article/view/11327

    1. VincenzoS1955 24 febbraio 2021

      «La moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare.» Almeno così dovrebbe essere...

    1. ITALIA ENSEÑA 24 febbraio 2021

      Scusate, un´aggiunta: dovrebbe l´autore spiegare cosa intende con "pieno impiego", che e´dichiarato come il proposito del suo centro studi: pieno impiego a che stipendio e per quanta gente?

    2. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      Magari se digita l'indirizzo del sito, lo scopre da solo/a senza dover scomodare l'autore, Lei che ne pensa? Non tutte le risposte peraltro sono dovute, soprattutto quando le domande sono approssimative e superficiali.

    3. Gattonerosso 24 febbraio 2021

      Per gli USA si parte da un salario di 15 dollari netti l’ora per tutti i cittadini che vogliono aderire a tale programma. Nel caso italiano, un programma del genere dovrebbe partire con un salario netto mensile compreso tra un 800-1000 euro minimo per un numero di aderenti tra i tre e i sei milioni (l’idea di base è comunque che ogni cittadino che voglia aderire a tale programma possa farlo). Non è che ci sia un vero "limite" minimo, il "limite"/"soglia" è solo di tipo "politico", tenendo presente che più il livello minimo di salario si alza e più aumenta la "pressione" messo sul settore privato. Quindi, almeno in una prima fase, è meglio partire "bassi" ed eventualmente aggiustare più avanti.
      PS
      Se può interessare, qui tre articoli in proposito:

      https://www.lanazione.it/economia/tcherneva-economista-1.4267579

      https://comedonchisciotte.org/e-arrivato-il-tempo-del-lavoro-garantito/

      https://comedonchisciotte.org/ce-una-pandemia-si-chiama-disoccupazione-e-si-puo-eradicare-una-volta-per-tutte/

    4. Cittadino Me 24 febbraio 2021

      Con 800€ si fa la fame, la pensione di mio padre era circa 950€ e per pagar l'affitto sono dovuto restare a casa io col mio integrando col mio stipendio precario.

      Ma oltre questo, fra le varie altre cose che verrebbe da dire a queste presunte miracolose proposte di lavoro garantito spicca sempre quella di come, dove ed in quali termini contrattuali i disoccupati vengono allocati. Perché "il solo limite è la nostra immaginazione" (sta in uno degli articoli citati) è uno slogan suggestivo ed entusiasmante che però non dice nulla e sembra creato da qualche esperto in comunicazione. Per non dire che puntualmente, dopo tanto parlar di stato, fra le possibili collocazioni ci tirano dentro il famigerato terzo settore.

      Di moneta se ne parla da che la crisi è iniziata. Di come, dove ed in quali termini contrattuale i disoccupati vengono allocati si parla molto meno, ed è un punto questo che non può più restare celato dietro la nube della non conoscenza. Altrimenti diventa legittimo far peccato e pensar male.

    5. WM 24 febbraio 2021

      Scusate, ma la piena occupazione non è argomento dell'articolo, per cui vi esorto a tornare in tema.
      Per argomenti non in tema di sono altri articoli e c'è il forum.
      Grazie.

    6. Gattonerosso 24 febbraio 2021

      Lo fai in modo da garantire di avere accesso a un impiego entro tot chilometri dal luogo di residenza (poniamo entro tre chilometri).
      PS
      NOTA: le retribuzioni vanno costruite su tre livelli retributivi, sulla base delle competenze. Tra un livello retributivo e un altro c'è uno "scalino" per cui hai 15-18-21 (paga base:15 dollari all'ora; paga media: 18 dollari all'ora, paga alta: 21 dollari all'ora). Riferito all'Italia sarebbe una cosa tipo 800-1000-1200 euro mensili... oppure 1000-1250-1500euro mensili... cioè, prima di vedere i vari dettagli di come funziona il sistema del Lavoro Garantito, io prima cercherei di capire il funzionamento di tale sistema.

    7. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      Riporto dalla nostra presentazione:

      "CSEPI si propone di comprendere le dinamiche che intercorrono tra i finanziamenti dello Stato ed il settore privato al fine di raggiungere il pieno impiego sia dei fattori produttivi sia della forza lavoro, cercando inoltre di analizzare il ruolo della moneta e del sistema bancario, per verificare come anche tali fattori incidano in maniera organica sul processo: in tal senso l’associazione promuove la diffusione di teorie eterodosse, post-keynesiane, come la Modern Money Theory (MMT; Teoria della Moneta Moderna) e la Teoria del Circuito Monetario (c.d. circuitismo)."

      Il fine è, come dire, socialista! :-)
      Certo, poi, che la piena occupazione è praticamente avversata da quasi tutti, all'interno dell'odierno sistema di produzione capitalistico poichè, come suggerì Kalecki nel 1943, è un ostacolo al potere disciplinare dei "padroni".

    1. ITALIA ENSEÑA 24 febbraio 2021

      Inizia dicendo che sara´ breve, e come sempre tutti quelli che esordiscono cosi´si perdono in labirinti gia´ letti e riletti mille volte. Persino Che Guevara aveva affrontato il tema monetario, come se si potesse separare un principio ideologico dalla gestione finanziaria, e qui va il punto: se si lasciasse che il sistema economico si autoregolamentasse, la moneta ne sarebbe solo una conseguenza, ma finche´ in uno stato permane il dominio di una filosofia politica (=ideologia) la finanza verra´ utilizzata come strumento di gestione, appunto, del credito che la moneta rappresenta, e allora credito verso chi? La misura di un sistema economico deve essere un equilibrato rapporto fra demografia, risorse (queste ultime necessariamente espressione di un´armonica relazione con l´ambiente) e rispetto di un paniere minimo per tutti, ma quando lo stile di vita si basa sul consumismo (che e' un´ideologia) e´evidente che entriamo nel circolo interminabile del prestito. Quindi la colpa non e´ della moneta in se´ e nemmeno del fatto che non le si da´ una funzione di misura del valore economico invece che considerare essa stessa il valore economico, smettiamola di cercare colpe fuori, qui la colpa e´ che pretendiamo di aspirare al consumo senza pagare interessi, la moneta e´un oggetto e nulla piu´, e´come pretendere che un computer risolva problemi dei quali non abbiamo fornito dati perche´ il computer li elabori. Ho studiato economia politica all´universita´ e gli stessi autori (personaggi come Cozzi e Zamagni) concludono che la loro stessa scienza non e´ esatta, ergo non e´una scienza, sono scienze l´economia e la politica se permangono separate, ma insieme producono solo spreco di inchiostro.

    2. AlbertoConti 24 febbraio 2021

      Il solo dire che l'economia politica è una scienza significa non aver capito nulla ne della scienza ne della politica. E non serve l'accademia, basta un minimo di autonomia di pensiero critico.

      P.S. e non esiste l'economia, da sola, esiste solo l'economia politica. Questo lo dicono tutti gli studiosi onesti.

    3. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      Mi permetta di farle notare che il "senso" dell'articolo è altro e, credo, sia ben esplicitato soprattutto nelle conclusioni.

      Quando ci approcciamo al concetto di moneta non bisognerebbe SOLO guardare all'aspetto tecnico ma, in ragione della natura sociale della moneta stessa, come estrinsecazione di rapporti sociali e (quindi) di potere o forza: concetto da tenere bene a mente quando si ragione entro la visione (neoclassica ed errata) della "scarsità delle risorse". Come lo stesso Mario Draghi affermò in una nota risposta, la moneta tecnicamente non è mai scarsa! La si rende tale per "scelte politiche", proprio perchè esprime quei rapporti di potere che lo stesso Karl Marx, parlando del Capitale, definì in questo modo: "il Capitale non è cosa ma rapporto sociale".

    1. danone 24 febbraio 2021

      Articolo complesso che non porta a nulla.
      La moneta è la misura del valore economico, non è il valore economico.
      A differenza del passato, quando la moneta era essa stessa un bene che possedeva valore economico intrinseco, quindi poteva essere considerata giustamente sia la misura del valore, che fondo di valore, insieme, oggi, le diverse forme di moneta, tutte fiat, non possiedono più la proprietà intrinseca del valore, per cui rappresentano la grandezza "valore economico" solo a livello simbolico, numerico. Questo impone di considerare le monete fiat di oggi, solo come informazioni-rappresentazioni contabili (documento-promessa di pagamento), riguardanti la circolazione di valore, e non più come valore economico in sè. Finchè una teoria economica non tiene conto di questa separazione concettuale fra valore e misura, non si potrà costruire un sistema monetario equilibrato, perchè veritiero e veramente neutrale, nel classificare separatamente i valori reali dei beni/servizi scambiati, dalle misure contabili di bilancio ad essi corrispondenti.

    2. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      E mi potrebbe specificare in quale passaggio Lei evince che l'autore intende conferire alla moneta un valore economico? Chi dice che la moneta non sia oggi la misura (variabile per molteplici fattori) del valore economico? Dovrebbe rileggere meglio l'articolo, perchè sono stati riportati anche le diverse definizioni:

      "La moneta è credito e nient’altro che credito" (A.M. Innes, 1913).
      "il fatto di dover pagare le tasse è ciò che da valore alla moneta di quell’economia" (H.P. Minsky 1986)

      Ed infine nelle conclusioni di Scorrano:
      "Poiché, appunto, la moneta è in primis un rapporto sociale non la si può relegare alla mera considerazione “tecnica”. E’ del tutto evidente, alla luce di quanto scritto in maniera certamente non esaustiva, che la moneta, dunque, proprio in ragione di quella “particolare” relazione sociale che sottintende è di fatto espressione politica ed è alla politica che bisogna volgere lo sguardo ogni volta che intendiamo approcciarci a questioni come emissione monetaria, sovranità monetaria e risorse finanziarie."

      Se non è chiaro così

    3. danone 24 febbraio 2021

      Se mi dice che la moneta, essendo una convenzione sociale, è un fatto politico, sono d'accordo, ma con lei e me, su questo postulato sono d'accordo anche i banchieri. Io dico che serve una convenzione specifica, dove la moneta rimane solo come misura standard comune del valore economico, mentre come mezzi di scambio si usano solo unità di conto (informazioni numeriche contabili).
      Se non si fa così è oggettivo che si falsifica il giochino. Se lei concorda su questo, siamo già in due.

    4. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      Mi spiace ma non posso essere d'accordo su quanto propone, sempre per motivi politici
      La moneta regola anche il rapporto sociale di produzione, per cui me ne guarderei bene dal volerla ridurre a "semplice misura standard del valore economico".
      Oggi il problema non è cos'è la moneta, perchè è abbastanza chiaro non solo a noi due e ai banchieri, ma soprattutto chi e come gestisce il ciclo monetario, unitamente a quello fiscale.
      Bisogna recuperare la politica, non svilire gli strumenti, altrimenti è un po' il discorso che fanno i neoliberisti quando pretendono "l'indipendenza" delle banche centrali (da chi???) per agevolare meglio il capitale: occorre riappropriarsi del combinato disposto "Ministero del Tesoro - Banca Centrale" e presidiarlo politicamente a favore di scelte sociali popolari, come la lotta alla disoccupazione

    5. AlbertoConti 24 febbraio 2021

      Dici poco: revocare il divorzio celebrato dalla coppietta Ciampi-Andreatta!
      Ma se non si vuole riprodurre la lite delle comari occorre guardar fuori, oltre i confini, nel vasto mondo dei caimani anglofoni.

      Dio è morto, la politica è morta, e anche noi non ci sentiamo molto bene.
      Ma se ci curiamo secondo Madre Natura, rifiutando i "protocolli", possiamo uscirne alla grande. Molti segnali già si vedono.

    6. danone 24 febbraio 2021

      Certo concordo sugli obiettivi politici e popolari che propone, ma lasci da parte momentaneamente l'aspetto istituzionale e di lotta politica. Sto parlando degli aspetti tecnici dei sistemi di misura. Un sistema di misura deve essere oggettivo, per cui per definizione è indipendente da qualunque volontà politica arbitraria.
      Se si stabilisce che il cm è lungo 1 tot, questo è un fatto politico ed è inizialmente arbitrario l'aver stabilito che la misura del cm è 1 tot invece di 2 tot. Ma una volta stabilito che il cm vale 1 tot, deve valere per tutti e sempre, fino a nuova rivalutazione politica, che ovviamente più democratica e rappresentativa dell'interesse comune è, e meglio è.
      Dobbiamo portare verità, logica e metodo scientifico in un sistema monetario che attualmente non ne ha, poggiando interamente sulla teoria del valore convenzionale della moneta, che permette ogni arbitrio possibile, da parte dei gestori monopolisti del sistema stesso e che, dal nulla, hanno il potere di creare valore economico convenzionale.

    7. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      Ma Lei è abituato a commentare sempre senza capire quello che dice il suo interlocutore? Andiamo male eh ;-)

      Innanzitutto, mi può fornire una copia scritta di questo presunto "divorzio"? Perchè vede, a me risulta che sia stata una decisione presa al telefono tra Ciampi e Andreatta.
      Le dirò di più: se va a controllare gli stock di titoli di stato acquistati dalla BCI sono sempre congruenti sino alla fine degli anni 80.
      Il problema non è stato quel presunto divorzio dell'81, ma l'ingresso della Lira nello SME: difatti, come spiega egregiamente Augusto Graziani in questo audio

      questa scelta ha fatto impennare i tassi d'interesse sui TDS, poichè bisognava attrarre i famosi investimenti esteri per poter rimanere nella banda di fluttuazione.

      Come vede, sempre una scelta POLITICA è, ragion per cui si parla di economia come "scienza" nella misura in cui essa studia l'interdipendenza con altre scienze sociali: politica, diritto, filosofia, sociologia, psicologia, storia, antropologia...etc etc

    8. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      "Articolo complesso che non porta a nulla."
      Beh, direi che porta qui:

      Poiché, appunto, la moneta è in primis un rapporto sociale non la si può relegare alla mera considerazione “tecnica”. E’ del tutto evidente, alla luce di quanto scritto in maniera certamente non esaustiva, che la moneta, dunque, proprio in ragione di quella “particolare” relazione sociale che sottintende è di fatto espressione politica ed è alla politica che bisogna volgere lo sguardo ogni volta che intendiamo approcciarci a questioni come emissione monetaria, sovranità monetaria e risorse finanziarie.

      E non è poco, direi... ;-)

    9. danone 24 febbraio 2021

      Purtroppo è difficile capirsi perchè la moneta è un ente multi-level e a seconda del piano di trattazione, sono diversi i significati che esprime e riveste. La moneta è un sistema per regolare i rapporti sociali, quindi, a seconda del suo governo, si può produrre armonia o conflittualità nei rapporti sociali stessi. Come sistema di misura, la moneta rappresenta un insieme di regole, alle quali devono sottostare tutti in egual modo, ma non per motivi etici o politici, ma proprio perchè deve essere un sistema di misura logico-oggettivo per definizione, non arbitrario, per cui nessuno può guadagnarci dalla sua gestione diretta. Se succede, vuol dire che il sistema è già manipolato nella sua logica di funzionamento, e il baco è il valore convenzionale creato dal nulla e relativo debito. E' solo così che possono utilizzare il sistema moneta per schiavizzare. Senza la possibilità di creare valore convenzionale, non possono creare debito, senza debito, niente schiavitù. Se, come oggi, ci raccontiamo che la moneta è un sistema di misura uguale per tutti, mentre in realtà è un sistema occulto di governo, la prima cosa da fare è dimostrare che la moneta così come viene intesa oggi è falsa.
      Quello che sento proporre da voi è solamente il cambio di governance di una moneta falsa, dalla governance privata a quella pubblica, ma non c'è la minima osservazione-critica sulle illogicità del creare valore convenzionale dal nulla.

    10. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      "Quello che sento proporre da voi è solamente il cambio di governance di una moneta falsa, dalla governance privata a quella pubblica..."

      La moneta come "istituzione sociale" è così grosso midi da sempre. Non capisco il Suo riferimento alla falsità.
      Se intende la sua (cioè della moneta) contabilizzazione nel passivo anche qui, quel "debito" è una scrittura contabile il cui corrispettivo speculare genera un "credito" ma come afferma Innes "che venga usata la parola credito o la parola debito, la cosa di cui si parla è esattamente la stessa in entrambi i casi, e verrà adoperata l’una o l’altra parola a seconda del fatto che si stia guardando la situazione dal punto di vista del creditore o di quello del debitore (…) La moneta è credito e nient’altro che credito.

      "ma non c'è la minima osservazione-critica sulle illogicità del creare valore convenzionale dal nulla."

      La nostra critica è verso il sistema capitalistico non sulla moneta in sè.
      Poi, se è vero che la moneta (fiat) è creata ex nihilo dalle Banche Centrali e se il valore è istituzionalmente dato dal suo "potere liberatorio" verso lo Stato, è pur vero anche che, riprendendo Marx, lo da il lavoro.

    1. AlbertoConti 24 febbraio 2021

      Qui sono sbagliati addirittura i presupposti che descrivono lo status quo della moneta.
      L'autore mette nel settore pubblico le Banche Centrali e nel settore privato le Banche Commerciali (private, cioè ormai quasi tutte).
      Già questo è un ossimoro, dal momento che le banche commerciali private sono contemporaneamente controllate e partecipanti della Banca Centrale. Quindi non si capisce come la Banca Centrale possa essere considerata pubblica se i suoi "azionisti" sono le banche private.
      E' un po' come se le società di calcio fossero proprietarie della società degli arbitri. A parte il legittimo sospetto che l'arbitraggio non sia affatto neutrale, risulta poco plausibile affermare che le società di calcio e la societa degli arbitri appartengano rispettivamente ai soli due settori contrapposti del mondo del calcio (e i tifosi paganti dove li mettiamo, nella stessa categoria della società degli arbitri pagata dalle società di calcio che stanno nella categoria opposta?). E' il solito endemico conflitto d'interessi che rende tale classificazione non plausibile.

      La realtà elementare è che l'aver trasformato le banche commerciali in enti privati a scopo di lucro (S.p.A.) è il vulnus fondamentale della moneta moderna, che cessa così di essere semplicemente un contratto sociale, per diventare strumento di prevaricazione di classe (pochi ricchi contro molti poveri). La foglia di fico della Banca Centrale "indipendente" ma anche ente pubblico è chiarissimo che non sta in piedi, è una truffa prima ideologica che economica, ma tant'è.

      Sappiamo infatti che la stragrande maggioranza del circolante è moneta di banca commerciale (emessa all'atto della concessione di credito), e questo non può che inficiare il concetto di economia-politica, cioè gestione dell'economia da parte dell'autorità pubblica. A meno d'intendere l'economia-politica come politica privata di una minoranza elitaria sulle masse dei governati, come in effetti è pur non essendo formalmente ammissibile, in quanto negazione del principio democratico, o anche solo di un oligarchia illuminata a favore del Popolo.
      Chi gestisce la politica monetaria finisce per determinare le politiche economiche, è inevitabile in qualsiasi sistema economico a base monetaria.

      Abbiamo un presidente del consiglio dei ministri che è l'incarnazione in Terra di questa aberrazione ideologica e di questa truffa politica. E' chiaro che così lo Stato non possiamo più essere "noi". Ma allora crolla la fondazione stessa della moneta come rapporto sociale interpretato da una istituzione pubblica (essendo strumento obbligato per assolvere il dovere fiscale).

      Il recovery fund è fatto da soldi pubblici, andrà ripagato con le nostre tasse, ma il come questi soldi verranno spesi ce lo ordina la finanza privata. Più chiaro di così si muore. E infatti.

    2. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      "Già questo è un ossimoro, dal momento che le banche commerciali private sono contemporaneamente controllate e partecipanti della Banca Centrale. Quindi non si capisce come la Banca Centrale possa essere considerata pubblica se i suoi "azionisti" sono le banche private."

      La Banca Centrale Italiana è un Istituto di diritto pubblico e, come riscontrabile da sito ufficiale, è teoricamente controllato dalle attività parlamentare e governativa, tramite la nomina del board direttivo.
      Lei confonde proprietà della BCI con partecipazione di capitale.

    3. AlbertoConti 24 febbraio 2021

      Lei confonde la forma con la sostanza.

    4. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      La sostanza è la rappresentanza politica, che effettua scelte sbagliate e insegue logiche mercatiste.
      Non se la prenda con la forma, per questo...

    5. AlbertoConti 24 febbraio 2021

      La "rappresentanza politica" è fatta da camerieri dei banchieri. Non è una novità, ma oggi è completamente alla luce del sole.

      Non me la prendo con la forma, ma con l'ipocrisia che la giustifica quando la forma è agli antipodi dalla sostanza.

    6. Francisco La Manna 24 febbraio 2021

      Non credo che possa trovare nessun "mortale" sulla faccia della Terra che possa giustificare l'ipocrisia che dimora nelle stanze dei bottoni.
      Quello che volevo farle notare è che l'unica strada da percorrere è quella di entrare in quella stanza, non demolirla.

    7. Aldo Scorrano 24 febbraio 2021

      In aggregato le banche commerciali fanno parte del Sistema Bancario (SB) del settore privato, come da definizione del prof. Andrea Terzi in "Economia monetaria"). D'altronde non si potrebbero analizzare i flussi (nella contabilità) se così non fosse.

      Sulla Banca Centrale (d'Italia nello specifico) è corretto il commento di Francisco e non rileva, ai fini di questa analisi, la partecipazione visto che si sta trattando un aspetto tecnico (in quella parte dell'articolo).

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