Riceviamo e pubblichiamo l’analisi e le riflessioni dello storico e saggista Michele Rallo, ex parlamentare della Repubblica Italiana.
Di Michele Rallo
Carissimi,
da quando ha cessato le pubblicazioni il benemerito settimanale "Social" (e con esso le mie "Opinioni Eretiche") molti amici mi hanno invitato a continuare i miei articoli su una diversa testata, o anche privatamente, come semplici comunicazioni ad amici e corrispondenti.
Ho ringraziato per l'attenzione, ma ho sempre resistito alla tentazione di ritornare sui miei passi. Giunto sulla soglia degli 80, devo per forza fare delle scelte; e ho scelto di dedicare il tempo che mi resta agli studi storici e non alla attualità politica.
Oggi, tuttavia, ho deciso di fare un'eccezione e di comunicare agli amici le ragioni della mia scelta referendaria.
Dunque, voterò per il SI, con tutto il cuore. Ma, soprattutto, con il cervello.
Vi spiego perché. Per due motivi di logica elementare e, soprattutto, per un motivo di ordine politico.
Incominciamo dal primo motivo. Giudice è chi giudica, e la sua figura deve necessariamente essere posta su un piano completamente diverso rispetto alle parti in lite. E queste parti sono - semplificando - la accusa (i pubblici ministeri) e la difesa (gli avvocati). Tenere insieme chi giudica e chi accusa è una contraddizione in termini. D'altro canto le due figure (e le due carriere) sono tenute rigidamente separate negli ordinamenti giudiziari della generalità dei paesi occidentali: dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dall'Inghilterra alla Svizzera, alla Svezia, alla Norvegia, al Belgio, eccetera, eccetera. Non capisco perché in Italia dobbiamo continuare a tenerli insieme, solo per fare un favore al PD.
Il secondo motivo per cui voto "si": per riaffermare gli equilibri dello Stato-di-diritto, con il potere legislativo che fa le leggi, con il potere esecutivo che dà loro attuazione, e con il potere giudiziario che le applica. La magistratura deve far rispettare le leggi che promanano dalla politica, non atteggiarsi a contro-potere che si arroga il diritto di opporre alla volontà di governo e parlamento una propria (e diversa) volontà. Non può - per esempio - opporre alla volontà del potere politico di limitare l'immigrazione illegale, una propria (ed opposta) visione sul come gestire - per restare all'esempio - il fenomeno migratorio. Così come può "interpretare" le leggi solamente per ricondurle a ciò che il legislatore aveva voluto effettivamente disporre, e non "interpretarle" (si fa per dire) per cercare il cavillo che consenta di disattendere la volontà del legislatore: per esempio, trovando un escamotage che consenta di lasciare in libertà uno stupratore seriale o un sospetto terrorista.
Altra parentesi: i responsabili di comportamenti del genere non sono "i magistrati" né tantomeno "la magistratura", ma solamente una ristretta aliquota di magistrati "militanti". Che però, guarda caso, si trova spesso a ricoprire incarichi importanti in sedi importanti. Come mai? Sono andato a rileggermi alcune pagine de "Il Sistema" di Palamara, e ho trovato la risposta.
Chiusa anche quest'altra parentesi. E vengo al motivo più importante, quello di carattere politico. Se dovesse passare il "no" (cosa che non mi sembra possibile, checché ne dicano Elly e compagni), ciò significherebbe lasciare nello stato attuale la problematica dell'invasione migratoria. In altre parole: se domani un qualunque governo dovesse cercare di arginare l'invasione e di colpire più duramente gli immigrati che dovessero macchiarsi di reati, basterebbe un magistrato d'assalto per vanificare tutto e rendere impossibile al legislatore di attuare la linea politica per la cui realizzazione è stato votato dal popolo sovrano. In altre parole: per sovvertire ogni parvenza di democrazia.
Questo referendum, quindi, non riguarda soltanto la separazione delle carriere dei magistrati, ma anche - di fatto - un problema assai più importante: quello della immigrazione. E sull'immigrazione - ma anche sull'ordine pubblico, sulla criminalità, sul terrorismo, eccetera - vorrei che potesse decidere il popolo sovrano. Oggi, ma soprattutto domani. Un domani che non mi appare del tutto calmo e tranquillo.
Di Michele Rallo
19.03.2026
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Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.
Cangrande1965 20 marzo 2026
Chi va a votare, referendum, elezioni, etc., non ha capito proprio un caXXo.
Dario Lampa 20 marzo 2026
L'astensione posso anche capirla ma se non accompagnata da una mobilitazione popolare nelle piazze favorisce solo la casta, la solita casta la quale potrebbe governare anche con un solo 10% degli elettori che si recassero alle urne.
omega 21 marzo 2026
L'astensionismo secondo me è moralmente e politicamente legittimo più del No, che è del tutto pretestuoso.
Io voterò Si perchè non ravviso pericoli per una democrazia che non c'è e per dare un segnale contro l'oligarchia al potere.