Martin Heidegger, l’oblio dell’Essere ed il dominio planetario della Tecnologia: “Ormai solo un Dio ci può salvare”

Martin Heidegger, l’oblio dell’Essere ed il dominio planetario della Tecnologia: “Ormai solo un Dio ci può salvare”
Martin Heidegger

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

Sono trascorsi 47 anni dalla morte di Martin Heidegger (26 maggio 1976), uno dei maggiori filosofi dell’intera storia della filosofia, e nessuno è fino ad ora, purtroppo, riuscito a continuare il suo pensiero. Pensiero costantemente incompreso, sminuito, o intenzionalmente diffamato, grazie anche alla sua notevole complessità e difficoltà, che ne ha enormemente limitato l’ autentica comprensione e diffusione. Urge aiutare Heidegger - ed al tempo stesso coloro che non lo conoscono – rendendo il suo pensiero, per quanto possibile, comprensibile.

L’Europa dello scorso secolo ha originato due eventi che hanno profondamente alterato la sia conoscenza e la percezione del mondo, sia il pensiero e la storia del pensiero filosofico occidentale: la fisica quantistica di Werner Heisenberg e la filosofia di Martin Heidegger. I due eventi o fenomeni hanno in comune diversi aspetti, tra i quali un tratto che non appare nè causale e nè secondario, quello della loro notevole difficoltà di comprensione per il cd “uomo comune”.

La conoscenza e diffusione del pensiero di Martin Heidegger - al quale questo saggio è dedicato - ha sofferto enormemente a causa di tale difficoltà. Heidegger, oltre a dare per scontato che il lettore abbia una rilevante conoscenza della storia della filosofia occidentale, è infatti molto difficile da comprendere, al punto che perfino parecchi studiosi e saggisti che gli hanno dedicato analisi e monografie - specie provenienti dalla tradizione della filosofia della scienza Anglo Sassone - ne hanno, in alcuni casi incredibilmente, capito molto poco. Ma non è solo la difficoltà ad ostare: l’altro problema è la notevole problematicità del suo pensiero, e sotto svariati profili, non ultimi di natura storica e politica.

I nemici - filosofici e non - di Heidegger sono molteplici ed agguerriti, primariamente – ma non solo - provenienti dalla tradizione positivista della filosofia della scienza, predominante nel mondo Anglo Sassone. I citati – per esempio i seguaci di Karl Popper - non hanno mai avuto interesse alcuno alla diffusione del suo pensiero, sistematicamente incompreso, frainteso, sminuito, vilipeso o condannato.

Cosa quindi si può fare per aiutare il pensiero di Martin Heidegger? E per aiutare al tempo stesso coloro che non lo conoscono o non lo hanno compreso?

Il miglior servizio che gli si potrebbe fare è continuare a pensare nel suo solco, ma francamente lo scrivente non è in grado, ed in ottima compagnia: fino ad oggi nessuno è stato in grado. Dibattere ulteriormente con i cd filosofi della scienza - quelli che “se il pensiero non è falsificabile, allora non è verificabile, e allora non è scientifico e quindi non ha senso“ - è ormai una completa perdita di tempo.

Ecco che il miglior servizio che gli si possa fare appare, allora, quello di renderlo comprensibile all’ “uomo comune”, dotato almeno di una buona formazione logica e filosofica. E’ l’intento del presente saggio: solo renderlo comprensibile: basta e avanza.

Essere e Tempo

Nella sua opera principale “Essere e Tempo”, pubblicata nel 1927 (1), Heidegger parte dal concetto di Essere, o dal “problema del senso dell’Essere in generale”, che ha un suo senso ed autonomia, e non si esaurisce nel senso dell’essere degli enti (cose, vegetali, animali, uomini).

In ogni problema, è possibile distinguere: a) ciò che si domanda; b) ciò a cui si domanda; c) ciò che si trova domandando.

Gli enti sono tanti e diversi: cose, vegetali, animali, uomini, ma l’unico ente che può vantare un rango primario, che può fungere da interrogato, è l’Uomo, in quanto unico ente originariamente aperto alla comprensione dell’Essere.

Ora, nell’ intera storia del pensiero metafisico, per alcune migliaia di anni, da Parmenide e Platone fino a Hegel e Nietzsche, l’ Essere è stato concepito come mera o semplice presenza. L’Essere è, e basta.

Ma l’Essere non è la mera o semplice presenza: è, invece, e si rivela o “esiste” nel Tempo, e deve conseguentemente essere discusso e compreso nel Tempo. Qui assistiamo ad uno dei primi rovesciamenti heideggeriani rispetto alla storia della metafisica, ossia al capovolgimento del rapporto Tempo-Storia. L’Essere non “diventa” temporale perchè “sta” nella Storia, e quindi “si storicizzerebbe”, ma esiste storicamente perchè è temporale. Non è la storiografia a collocare la storicità dell’Essere e dell’esserci umano, ma la storicità costitutiva dell’Essere e dell’esserci umano a fondare la storiografia.

Perchè per qualche millennio l’Essere è stato concepito come semplice o mera presenza, e non come essere nel Tempo? Cosa ha precluso il pensiero dell’ Essere, o cosa ha causato l’oblio dell’Essere?

Come vedremo più avanti – e si tratta di un passaggio fondamentale del pensiero heideggeriano - sia il secolare oblio dell’Essere che il tardivo pensiero dell’Essere, ossia il fatto che l’Essere sia finalmente giunto a pensarsi, non sono casualità accidentali – eventi che sarebbero potuti accadere prima, per mera chance - ma attengono all’ Essere stesso, come un destino: eventi che ineriscono all’Essere stesso, ed attraverso i quali si rivela.

L’essere dell’ Uomo è l’esistenza umana, o l’essere-nel-mondo (Dasein). L’Uomo è un poter essere, un progetto o una possibilità vivente che si rapporta al mondo.

Ma come l’Essere non è mera presenza, così il mondo non è la mera somma delle cose o enti. Il mondo viene prima delle singole cose o enti, perchè è la condizione affinchè le singole cose siano. Senza il mondo - e la sua mondità - le cose non potrebbero esistere o darsi come tali. Secondo il famoso esempio, una brocca, ossia un oggetto che raccoglie e versa l’acqua, tale è in un mondo in cui esistono acqua, laghi e fiumi; diversamente, non potrebbe essere “una brocca”.

E le cose, o gli enti, sono innanzitutto strumenti, ai quali l’Uomo si rapporta e che l’Uomo utilizza.

Senonchè per alcuni secoli, la filosofia ed il cd senso comune hanno ritenuto che la realtà autentica delle cose o enti fosse quella che si coglie obiettivamente, ossia in una logica obiettiva, quella propria della scienza e della matematica.

In realtà, l’analisi obiettiva degli enti è solo un modo di manifestarsi della strumentalità, ossia una condizione per la loro utilizzabilità come strumenti. Esempio: l’analisi obiettiva di un principio chimico attivo ne consentirà la strumentale trasformazione in un farmaco.

Ma l’essere-nel-mondo dell’Uomo non è un fatto solo intellettuale, non attiene solo al mero “cogito ergo sum” cartesiano o alla presunta “ragion pura” kantiana. L’essere-nel-mondo dell’Uomo è sempre, al tempo stesso, una dimensione affettiva. La dimensione affettiva non è un “incidente” che attenta al cd intelletto “puro”. Entrambe le dimensioni, affettiva ed intellettuale, dell’esistenza o dell’essere-nel-mondo risentono della condizione primaria della deiezione, o dell’essere-gettati-nel mondo. Nasciamo, ossia siamo tutti gettati-nel-mondo, da una determinata famiglia, in un determinato punto dello spazio e del tempo. Le condizioni di tale deiezione concretano quella che Heidegger denomina “tonalità affettiva”. La nostra comprensione del mondo si colloca sempre all’interno di una determinata situazione affettiva (gioia, dolore, noia, rabbia, angoscia, e indifferenza – tonalità affettiva tanto quanto le altre, etc). Il cd “soggetto o intelletto puro” non può esistere, l’Uomo è sempre un soggetto deietto o “tirato” nel mondo - nessuno ci ha chiesto se volevamo nascere - ed un progetto che si proietta in un punto fisico, nel mondo che il Tempo gli ha aperto.

Nel suo essere-nel-mondo, con la sua propria tonalità affettiva, l’Uomo interagisce con il mondo innanzitutto per come il mondo stesso si offre, ossia secondo l’opinione comune: pensa innanzitutto quello che si-pensa, in conformità al “si dice” del senso comune. Le opinioni del senso comune non si condividono tanto perchè verificate, ma principalmente in quanto comuni. Il senso comune, infatti, varia notevolmente secondo le epoche storiche e secondo le culture nazionali: basta osservare gli ultimi 30 anni in Occidente.

In quanto innanzitutto gettata nel mondo del “si dice”, l’essere-nel-mondo o l’esistenza umana si presenta originariamente come inautentica. L’ esistenza inautentica è costantemente esposta al dominio della chiacchiera, della curiosità e dell’equivoco. Ma l’esistenza inautentica - attenzione - non deve essere disprezzata come “inferiore”, perchè è la condizione di partenza, necessaria, affinchè a partire da essa possa svilupparsi l’esistenza autentica, segnata invece da una vera o autentica apertura agli enti, oltre il “si dice”, e dalla capacità dell’Uomo di appropriarsi di sè , di pensare gli enti e di progettarsi in base alla sua più propria possibilità.

Il progettarsi dell’esistenza autentica secondo Heidegger suppone, necessariamente ed al tempo stesso, l’accettazione e l’anticipazione della morte. Il progetto dell’esistenza umana tale è in quanto temporalmente limitato dalla morte. Solo la piena, profonda accettazione della temporalità dell’esistenza, e ipso facto la coscienza, accettazione e anticipazione della morte, renderebbe l’esistenza autentica, e quindi libera di realizzarsi. E’ questo un concetto o un passaggio molto delicato sotto diversi profili del pensiero di Heidegger. La dimensione dell’esistenza autentica appare originalmente minoritaria.

Come l’esistenza autentica parte dall’esistenza inautentica, così la verità nasce dalla non verità, o dal nascondimento originario che precede il disvelamento di ogni ente.

Heidegger contesta il concetto di verità come mera conformità o esattezza (come in una misurazione o in un calcolo): come l’Essere non è mera presenza, ma è nel Tempo, la verità non è l’esattezza: è tutt’altra cosa, ossia un processo, il superamento dell’ originario nascondimento, è il non nascondimento o il disvelamento che rivela ogni ente nella sua realtà. Come quando dopo le prime impressioni si inizia a conoscere una persona, o le proprietà di un oggetto…..Similmente alla luce che illumina le cose, e le libera dall’oscurità , o dal nascondimento o mistero originario.

Le opere successive

“Essere e Tempo” è un’opera interrotta o incompleta, priva della terza parte, che avrebbe dovuto intitolarsi Tempo ed Essere. La ragione dell’interruzione è stata, secondo Heidegger, addirittura l’insufficienza del linguaggio filosofico ereditato dalla tradizione metafisica occidentale.

Che l’Essere finalmente, e dopo millenni ci parli e si riveli – attraverso Heidegger!- e che Heidegger non sia riuscito a proseguire non per sua carenza o colpa ma, addirittura, a causa dell’ insufficienza del linguaggio filosofico formatosi in alcuni millenni, sono affermazioni apparse a molti come essenzialmente megalomani, e come tali da molti trattate. L’accusa di megalomania, messa in questi termini crudi, apparirebbe credibile. Senonchè, chi ha studiato ed ha almeno parzialmente compreso Heidegger, ha invece percepito il suo sforzo continuo per elaborare un nuovo linguaggio filosofico (la mondità del mondo, etc), fino a percepire autenticamente la mancanza di nuove forme e categorie concettuali e linguistiche atte ad esprimere il suo pensiero.

Nelle sue diverse opere successive, Heidegger si è quindi concentrato sul linguaggio e sulla poesia.

L’analisi del linguaggio parte dal concetto di strumento, o degli enti come strumenti. In quanto costituito in funzione di qualcos’altro, lo strumento ha il carattere del rimando o del rinvio: al materiale di cui è composto, alle persone che lo usano, alle sue sembianze, al suo uso specifico. Ma lo strumento resta primariamente fatto per un determinato uso, e solo secondariamente per manifestare rimandi o rinvii.

Nel segno, e nel linguaggio, il carattere del rinvio non è accidentale ma costitutivo: il segno non ha infatti altro uso se non quello del rinvio. Heidegger si sofferma molto sulla natura e sul senso del linguaggio, ed ugualmente sul pensare poetico, come un sentiero utile per cercare di superare l’insufficienza del linguaggio filosofico formatosi in alcuni millenni di pensiero metafisico.

Ma è alla storia della metafisica occidentale ed all’avvento del dominio della Tecnica planetaria che Heidegger dedica il maggior sforzo, in una visione di una profondità sconvolgente, ancora oggi non solo incompresa, ma anche, se non soprattutto, intenzionalmente occultata e rifiutata.

La fine della metafisica

Nella “Introduzione alla metafisica” del 1935 (2), secondo Heidegger il pensiero metafisico occidentale, per due millenni, da Parmenide e Platone a Hegel e Nietzsche, nel limitarsi a concepire l’Essere come mera presenza atemporale, ha sempre risposto alla seguente, apparente, domanda: perchè l’Essere, e non il Niente? Domanda apparente, perchè la domanda reale non è stata “perchè l’Essere e non il Niente”, ma “perché l’ ente o gli enti e non il Niente”.

Il Niente, nell’apparente domanda originaria, non viene pensato o elaborato, ma trattato come una mera condizione antitetica al presunto Essere, inteso come mera presenza.

Ma in realtà il Niente (no-ente) attiene all’ente, ed a tutti gli enti, che hanno un inizio ed una fine, ma non attiene all’Essere, che nella domanda così formulata, ipso facto viene nascosto o si nasconde.

L’Essere trascende il Niente (“niente di ente”) come assenza dell’ente; l’ Essere permette invece agli enti di apparire.

Espresso in termini più chiari e semplici, la dialettica Essere e Niente, così erroneamente formulata, attiene agli enti, che hanno tutti un inizio ed una fine, ma non attiene all’ Essere, perchè l’Essere è proprio ciò che permette agli enti di apparire e perire.

La storia del pensiero metafisico occidentale avrebbe scambiato l’Essere per un ente (infatti contrapposto al Ni-ente), e si sarebbe quindi dedicata a trovare l’Ente Supremo o Massimo, al quale ricondurre tutti gli altri: il Dio ebraico, il Logos di Eraclito, l’Idea di Platone, l’Energia di Aristotele, il concetto assoluto e/o lo Spirito Assoluto di Hegel, la Volontà di Potenza di Nietzsche…. ma sempre di enti si tratta, con la conseguenza del nascondimento o oblio dell’Essere.

Ma – attenzione - questo nascondimento o oblio dell’Essere verificatosi in due millenni di storia del pensiero metafisico NON è qualcosa di accidentale, ma la sua Storia e/o Destino. E sopratutto - passaggio fondamentale dell’ontologia heideggeriana - non è qualcosa che si è svolto obiettivamente, davanti a noi: la storia dell’Essere e del suo oblio è la nostra storia, la storia dell’Uomo quale UNICO ente aperto alla comprensione dell’Essere.

Non c’è alcun modo di scindere la storia dell’Essere dalla storia dell’Uomo quale unico ente aperto all’Essere, e/o tra un soggetto ed un oggetto: le due storie non sono separabili.

La storia della metafisica occidentale e dell’ oblio dell’Essere, da Parmenide e Platone, passando per Cartesio, Leibniz, Kant e Hegel, si compie e finisce con il nichilismo di Nietzsche. Nietzsche concepisce l’essere dell’ente come mera “volontà di potenza”, ossia un qualcosa che vuole null’altro che sè stessa, un puro volere senza un autentico “voluto”. L’Essere, erroneamente concepito come mera presenza, in un certo senso morirebbe, non a caso insieme all’idea di Dio, erroneamente concepito quale Ente Supremo, e quindi insieme alla morte di Dio.

Con la fine della metafisica, la fine della ricerca dell’ Ente Supremo e la morte di Dio, si è definitivamente smarrito il senso dell’Essere, e l’Uomo si troverebbe “errante tra gli enti”.

Ma è proprio questo “errare tra gli enti” che paradossalmente, rivelerebbe l’assenza dell’Essere……..

L’Essere si rivelerebbe da e nella sua assenza, lasciandoci una via di scampo per finalmente riconoscerlo.

Il dominio della Scienza, e della Tecnica planetaria, è in realtà un destino?

Morta la metafisica ed occultato in modo estremo, attraverso il nichilismo, il senso dell’ Essere, l’errare tra gli enti è, e rappresenta, il dominio della Scienza. L’essere dell’ errare tra gli enti è ridotto alla cd obiettività, al “risultato” o al “prodotto” che si raggiunge nel laboratorio scientifico. Il dominio della Scienza sta diventando il dominio della Tecnica, o Tecnologia, come organizzazione totale.

I sistemi metafisici dell’Ottocento (Kant, Hegel, Marx, etc) erano una organizzazione totale a livello solo teorico, e sopratutto ancora distinguevano tra una realtà apparente o empirica ed una cd realtà “vera”, quale illustrata nei loro sistemi. Lo scarto, ancora esistente in quei sistemi, tra realtà apparente o percepita e realtà “vera”, in ultima istanza rifletteva almeno il ricordo di quella che Heidegger chiama la “differenza ontologica”, la differenza tra l’Essere e gli enti.

Ma l’organizzazione totale della Scienza nella Tecnica non è più un mero fatto teorico, e si è concretata come ordine materiale del mondo. La metafisica è morta, ma al tempo stesso si è compiuta nella Tecnica e nella strumentalizzazione generale del mondo. La metafisica è morta perchè non ha più alcun “oltre” (meta in Greco), ed il pensiero è diventato tecnico.

Le domande sono: perche’ l’ oblio dell’ Essere? Qual’ è il suo senso? In base a quale principio la Tecnica non avrebbe un senso nella storia dell’Essere e dell’Uomo? Qual’ è il senso della Tecnica?

Secondo Heidegger, la Tecnica o Tecnologia– nel lungo percorso dal primo, rudimentale coltello scolpito da una roccia dall’Uomo primitivo, fino all’ Internet dell’ Uomo contemporaneo - ha un senso o è un destino per l’Uomo, senso o destino che non sarebbe ancora stato pensato, e che non può non essere legato all’oblio dell’Essere.

L’ obiettività del mondo della Scienza e della Tecnica…..ma siamo così sicuri che la Natura che cerchiamo attraverso la Scienza e la Tecnica, si esaurisca in ciò che troviamo? Il fatto che il corpo umano risponda alle leggi della biologia e della medicina, ridurrebbe ed esaurirebbe l’ essenza dell’Uomo alla biologia?

Come, e perchè continuare a far finta di dimenticare che la stessa Scienza ha da tempo dissolto l’oggettività scientifica, a partire dal principio di indeterminazione di Heisenberg?

Secondo il noto esperimento, per osservare una particella subatomica occorre illuminarla. Ma poichè l’illuminazione, sbattendo contro la particella, la devia, quello che vediamo non è la posizione della particella, ma la collisione, con la conseguenza dell’impossibilità di stabilire la posizione della particella, prima della sua collisione con il raggio di luce necessario per osservarla.

La posizione della particella prima del raggio di luce è quindi un inosservabile, perchè ciò che è osservabile è, letteralmente, solo la collisione della particella con le condizioni dell’osservabilità.

Quindi a livello microfisico l’osservazione altera la realtà osservata (senza il raggio di luce, la particella non avrebbe deviato dalla sua traiettoria)……………

E come se non bastasse, abbiamo quindi una natura osservabile ed una natura non osservabile.

E chi o cosa ci garantirebbe che le leggi scientifiche fissate da e per gli osservabili valgano anche per gli inosservabili? E chi o cosa ci garantirebbe, quindi, che la natura che si osserva sia la stessa che non si osserva, o che si nasconde nell’inosservabilità?

Proprio niente e nessuno, ma casomai proprio il contrario: infatti la fisica quantistica, nata dalla microfisica, è ben diversa e sotto infiniti profili inconciliabile - fa letteralmente a pugni - con la fisica newtoniana dell’universo come il grande orologio. E senza gli strumenti che hanno consentito l’osservazione microfisica, non avremmo mai scoperto la fisica quantistica, ai tempi di Galileo e Newton inosservabile.

La Tecnica ed il dominio planetario della Tecnica sarebbero un destino ancora non chiarito, di fronte al quale Heidegger appare inquieto, preoccupato e perfino spaventato, al punto da riparare, in un certo senso, nell’analisi del linguaggio e della poesia.

L’inquietudine e lo spavento di Heidegger di fronte al dominio planetario della Tecnica – da lui letteralmente profetizzato negli anni 30, con diversi decenni di anticipo - è ciò che lo ha portato ad alcune note dichiarazioni, che lo hanno esposto alla pubblica condanna e censura. Dichiarazioni e formulazioni che richiedono necessariamente l’inquadramento storico e politico della sua vita, o del suo “essere-nel mondo”.

Heidegger ed il Nazismo

Molti, se non la maggioranza, dei lettori del presente saggio, ignoravano l’opera di Heidegger, ma già sapevano -il si dice -che si trattava di un filosofo ritenuto tanto importante quanto incomprensibile, sul quale, secondo molti, grava l’accusa di aver sostenuto il Nazismo.

L’accusa non è peregrina. Heidegger aderì esplicitamente al Nazismo, a partire dal famoso discorso del maggio 1933 su “L’autoaffermazione dell’Università tedesca” (3) e da altri discorsi e documenti come Rettore dell’Università di Friburgo. Alle dimissioni dal Rettorato presentate nell’aprile 1934 non seguì da parte di Heidegger alcun distanziamento, nemmeno indiretto, dal Nazismo. Nè gli attacchi nei suoi confronti provenienti da Walter Gross, direttore dell’Ufficio Razziale del Partito Nazista o, nel 1937, dalla rivista culturale settimanale delle SS, “Das Schwarze Korps”, nell’articolo intitolato “Gli Ebrei Bianchi nella Scienza” (4), valgono ad accreditarlo come non Nazista. Il Nazismo, come il Fascismo, fu un movimento politico nel quale diverse anime e componenti si disputavano il predominio anche ideologico. Lo stesso antisemitismo era oggetto di dibattito, accuse ed insulti - tra i quali quello, frequente, di “Ebreo onorario” - tra coloro che lo fondavano biologicamente e coloro che lo ritenevano primariamente spirituale, culturale o comportamentale. Le frange naziste più estreme o integraliste, riconducibili alle SS, attaccarono ripetutamente non solo Heidegger, ma anche Heisenberg (per i riferimenti alla fisica ebraica dell’ebreo Einstein), Carl Schmitt e tanti altri esponenti del periodo, come noto poi storicamente accusati di aver aderito al Nazismo. In termini italiani o fascisti, c’erano da una parte i Farinacci e i Preziosi, e dall’altra i Gentile ed i Bottai, ed un attacco violento da parte dei Farinacci o Preziosi non era certo sufficiente ad accreditare il bersaglio come non fascista, specie analizzato ex post. Himmler, Heydrich e le SS erano una componente estrema molto rilevante, ma non avevano il monopolio assoluto della visione nazista.

Dopo le dimissioni dal Rettorato, Heidegger continuò l’attività accademica, con opere e lezioni. Terminata la guerra, nell’ambito della capillare opera di denazificazione, Heidegger (tralaltro vittima per alcuni mesi di un esaurimento nervoso) fu interdetto dall’insegnamento, al quale fu riammesso solo nel 1951. Nella famosa intervista (5) al settimanale tedesco Der Spiegel nel 1966 (intitolata “Ormai solo un Dio ci può salvare”), pubblicata solo dopo la sua morte nel 1976, Heidegger fornisce una spiegazione per nulla convincente, ed anzi elusiva ed ambigua, della sua adesione al Nazismo, ambiguità che aveva agevolato la prosecuzione del dibattito tra gli studiosi: tra coloro che - forse anche al fine di salvare il suo pensiero – avevano scelto di considerare l’adesione al Nazismo come un compromesso essenzialmente opportunistico e carrieristico, e coloro che invece avevano sempre reputato Heidegger un Nazista.

I Quaderni Neri

La pubblicazione dei Quaderni Neri, nel 2014 (6), ha chiuso seccamente il dibattito, almeno per l’onesto giudizio. Nei Quaderni, una collezione di note e riflessioni personali, Heidegger si rivela non solo Nazista, ma anche chiaramente antisemita. Le varie formulazioni non lasciano scampo. In un passo, si legge che: “vivendo in accordo al principio della razza, gli Ebrei hanno promosso il ragionamento in base al quale sono stati attaccati, e così non hanno il diritto di lamentarsi quando quel ragionamento è stato usato contro di loro dai Tedeschi che hanno promosso la loro propria purezza razziale” .

L’Olocausto sarebbe stato “autoprovocato” dalla mentalità manipolatoria, calcolante e speculativa degli Ebrei, che in termini metafisici, si sarebbero “autoannientati” – si legge in altri passi, che sorvolano in modo assoluto e totale su qualunque remota sembianza di responsabilità morale.

I tanti che – marxisti in prima fila, anche in Italia - già odiavano Heidegger per ragioni filosofiche o politiche, hanno quindi cercato di liquidare interamente la sua filosofia alla luce del suo evidente, innegabile antisemitismo metafisico, giungendo ad affermare che secondo Heidegger “l’oblio dell’Essere è imputabile agli Ebrei”, affermazione ed accusa integralmente falsa, che cerca di ridurre e svilire l’intera filosofia di Heidegger al suo antisemitismo.

Ma Heidegger aveva letteralmente previsto tutto questo…..La pubblicazione dei Quaderni Neri, ossia della prova incontestabile ed evidente del suo Nazismo ed antisemitismo, per disposizione di Heidegger, avrebbe dovuto accadere solo alla fine della pubblicazione di tutte le sue opere, e si è infatti verificata solo nel 2014. Heidegger sapeva perfettamente che, ove fosse stato etichettato come Nazista ed antisemita già dal 1945, la sua opera filosofica sarebbe stata immediatamente espulsa dai programmi liceali ed universitari occidentali, e conseguentemente ridimensionata come “minore” e/o messa all’indice. E’ anche in tale ottica che si può collocare l’evidente ambiguità della sua intervista del 1966 (pubblicata postuma nel 1976).

Arrivati al 2014, dopo 69 anni dal 1945 di inclusione della sua filosofia nei programmi liceali ed universitari occidentali, nonchè del notorio uso e soprattutto abuso della sua opera da parte di pensatori accettati o “politicamente corretti” quali Sartre, Derrida, Foucault, etc, la retromarcia in questione è diventata praticamente impossibile: non lo si può spacciare per un filosofo minore.

In sostanza, Heidegger con i Quaderni Neri ha voluto dirci chiaro e tondo, 87 anni dopo Essere e Tempo, 69 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e 38 anni dopo la sua morte, di essere stato Nazista e antisemita. Ci ha lasciato un brutto conto, e ci tocca affrontarlo.

Il “conto” di Heidegger

Il “conto” lasciatoci da Heidegger è difficile e delicato da affrontare. Nessuno o quasi – e certo non lo scrivente - si azzarda infatti a negare l’essenza criminale dell’Olocausto. Come non finire costretti a gettare il pupo insieme all’acqua sporca? Nell’opinione dello scrivente, andando dritti incontro alla riflessione ed all’analisi di uno dei passi più contestati del suo pensiero, la famosa dichiarazione resa in una conferenza a Brema nel 1949, che provocò una serie tale di condanne ed insulti da indurre Heidegger a richiudersi in un silenzio extra accademico durato fino all’intervista al Der Spiegel del 1966. Secondo quella dichiarazione (7):

L’agricoltura è oggi industria alimentare meccanizzata, che nella sua essenza è lo stesso della fabbricazione di cadaveri nelle camere a gas e nei campi di sterminio, lo stesso del blocco e dell’affamamento di intere nazioni, lo stesso della fabbricazione di bombe all’idrogeno”.

Cosa ha voluto dire, Heidegger? Bisogna innanzitutto risalire alla visione dell’alterazione del rapporto con la Natura determinato secondo Heidegger dalla Tecnica, o Tecnologia.

L’antico “sapere” o Techne preindustriale si sarebbe limitato all’armonico dispiegamento delle energie della Natura: il mulino o la navigazione a vela che usano il vento, l’irrigazione e la diga che imita il fiume ed il lago. La Tecnica o Tecnologia moderna, specie a partire dalla rivoluzione industriale, avrebbe invece trasformato la Natura in un fondo a disposizione, dal quale accumulare ed estrarre risorse ad infinitum. Il dispiegamento delle forze della Natura, in armonia e sotto la guida della stessa Natura, sarebbe stato sostituito dall’accumulazione e disposizione delle risorse della Natura.

In tale visione, Heidegger appare riconnettersi chiaramente allo storico movimento Blut und Boden (Sangue e Terra), sorto in Germania nel 1800 e poi ripreso – non inventato, come falsamente argomentato – dal Nazismo: la visione della relazione vitale tra popolo e terra, nel rispetto della Natura, alterata e corrotta da industrializzazione e urbanizzazione.

La critica di questo nuovo rapporto abusivo nei confronti della Natura da parte di Heidegger – un uomo che negli ultimi decenni della sua vita trascorse svariati periodi di mesi in uno chalet di montagna intenzionalmente privo di energia elettrica e con cucina a legna – sembra a tutti gli effetti una critica - prima che della Tecnica o Tecnologia – della stessa industrializzazione, a partire dall’ agricoltura industrializzata.

E’ difficile, almeno per lo scrivente, seguire integralmente Heidegger in tale logica tanto romantica quanto manichea ed in tale impianto ideologico – parzialmente visibile nell’odierna ideologia Verde. Per esempio, l’elettrificazione – una conquista dell’industrializzazione – nasce infatti dalla produzione, accumulazione e distribuzione dell’energia elettrica - che non appena lasciata “libera” si scaricherebbe nella Terra – e dalla sua accumulazione come fondo a disposizione…..appare impensabile condannare tout court l’accumulazione e disposizione, e la stessa industrializzazione, come è impensabile rinunciare all’energia elettrica.

Ma non fu sotto il sopraesposto profilo che l’affermazione di Heidegger fu condannata - al punto da indurlo ad un silenzio extra accademico durato fino all’intervista del 1966 - ma bensì l’asserita, oscena equiparazione tra industrializzazione dell’agricoltura e l’Olocausto. E qui la condanna risulta quanto meno sommaria: infatti, Heidegger non aveva menzionato solo l’Olocausto, ma anche il “blocco e affamamento di intere nazioni” e ”la fabbricazione di bombe all’idrogeno”. A ben riflettere, letteralmente mancano i bombardamenti a tappeto sulle popolazioni civili, ma possiamo tranquillamente considerarli come implicitamente inclusi, insieme alle tre citate categorie.

Di cosa stiamo parlando, quindi? Della morte come procedimento di massa, industriale e tecnologico.

Sul piano propriamente agricolo e alimentare, per secoli i contadini hanno ucciso il pollo, il maiale o il vitello, per alimentare la famiglia, la comunità, il villaggio. L’organizzazione si è evoluta nei mattatoi, ma sempre in una ottica artigianale, che non eliminava l’esperienza diretta e personale del dare la morte. Quando nell’antichità o nel Medio Evo – pre industrializzazione - l’esercito vincitore decideva di sopprimere interamente l’esercito perdente, doveva procedere a dare la morte con mezzi artigianali, necessariamente lunghi e penosi.

Poi un bel giorno è arrivata la catena di montaggio, e l’organizzazione industriale e meccanizzata della produzione di cibo: esempio, la Tyson Foods americana, in cui migliaia di polli sfilano sul tapis roulant che li decapita, squarta ed impacchetta - automaticamente. Il passaggio dalle uccisioni artigianali dei polli da parte dei contadini al tapis roulant della Tyson Foods attiene ovviamente alla produzione alimentare, nello specifico di proteine di carne di pollo.

Ma non si tratta, al tempo stesso, di uno strumento, o di un modello? E a cosa rinvia tale modello?

Se la meccanizzazione e industrializzazione vengono utilizzate per uccidere polli e produrre carne di pollo, non resta ipso facto aperta la possibilità di “esportare” il modello ad altri ambiti?

I polli della Tyson Foods, grazie alla Tecnologia, sono ridotti ad una “commodity” o merce, prodotto, o derrata. Ed il modello si è certamente affermato in altri ambiti.

Come uccidere più nemici possibile? Ecco la mitragliatrice (Prima Guerra Mondiale), e i soldati cadono a file, proprio come birilli. I Tedeschi non danno adeguate garanzie post novembre 1918? Blocco navale ed embargo alimentare, e farli morire di fame (circa mezzo milione di morti, 1918-1919). Gli Ebrei tramano contro la razza ariana? Campi di concentramento e camere a gas: l’Olocausto (1943-45). Tedeschi e giapponesi non si arrendono? Bombardamenti al napalm ed al fosforo (Amburgo, Dresda, Tokyo, etc, 1943-45), con un totale di 2 milioni di civili morti (Hiroshima e Nagasaki incluse). I Russi stanno per dichiarare guerra ed invadere il Giappone (7 agosto 1945)? Bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945), così’ il Giappone si arrenderà immediatamente e non sarà diviso dagli USA con l’URSS, come l’Europa. I comunisti Nord Coreani non si arrendono? Si bombardano sia le centrali elettriche che le dighe (1950-53), generando una catastrofe ambientale e umanitaria esponenziale, con oltre un milione di civili morti.

I Vietnamiti non si arrendono? Bombe al napalm sulla popolazione, con oltre un milione di civili morti. L’Iraq di Saddam non si piega? Embargo alimentare e sanitario dichiarato dal Presidente Clinton e dall’ONU, con mezzo milione di bambini morti per mancanza di antibiotici, anestetici e perfino di aghi chirurgici. Gli Iracheni non si arrendono nella seconda invasione dell’Iraq (2003-2006)? Bombardamenti a grappolo ed anche al fosforo (Falluyah), con oltre 700.000 civili morti.

C’è proprio una profonda differenza tra i polli della Tyson Foods e le vittime di cui sopra? Ovvio, si tratta di esseri umani, ma sono tutti ridotti a commodities, prodotti o merci da sopprimere agevolmente ed in massa, grazie al “provvidenziale” intervento della Tecnologia.

Heidegger afferma che la ratio tecnologica che considera qualsiasi ente — e quindi anche l’Uomo — alla luce della sua mera disponibilità, inevitabilmente porta al lager, all’embargo o al bombardamento, in cui alla fine anche l’Uomo viene ridotto a niente altro che una commodity da distruggere: dai bimbi gasati ad Auschwitz a quelli bruciati vivi o dilaniati a Amburgo, Dresda, Tokyo, Hiroshima, ed in Vietnam e in Iraq, tutte vittime ugualmente innocenti.

Dove stiamo andando?

Giunti alla fine di questo saggio, risulta agevolissimo comprendere perchè un genio come Martin Heidegger - che già negli anni 30 dello scorso secolo aveva previsto il dominio planetario della Tecnica o Tecnologia – è accuratamente evitato dalla mainstream culture, o dal “si dice” del senso comune, specie Anglo Sassone: “E’ difficile e astruso, ed anche nazista ed antisemita”……
Eppure il dominio planetario della Tecnologia – che negli anni 30 dello scorso secolo sembrava una ipotesi paranoica ed apocalittica – oggi è un fatto assolutamente banale e scontato, un classico della chiacchiera, al bar o dal parrucchiere. La triplice globalizzazione: economica, tecnica e scientifica….

Pensiamo ad Internet: cos’è, la Tecnologia che si autorganizza in un sistema neuronale planetario? Il trionfo dello spirito oggettivo hegeliano? Quando siamo connessi - wired - con pc e cellulari, siamo soggetti connessi ad un oggetto, Internet? O è Internet che si connette con noi, meri terminali viventi?

Facilissimo rispondere che come individui, siamo soggetti connessi ad un oggetto, anche perchè tutti decidiamo se e quando connetterci o no: it is a free choice, American style!
Ma il piccolo problemino è che – guarda caso – almeno in Occidente, non è più possibile disconnettere Internet in quanto tale: verrebbe giù tutto o quasi, dai servizi basici alla borsa dei “valori” (azionari).

Oops… but, but…. ma allora l’Uomo è obbligato a ricevere la chiamata di Internet, o della Tecnologia….. “Ma l’abbiamo deciso noi umani….” “Ma ne siamo proprio sicuri?” O la distinzione tra soggetto ed oggetto è alla fine secondaria, se non apparente?

Ed in ogni caso verso dove? Un futuro alla Terminator?
Ma senza guardare al futuro distopico – ci sono già Hollywood e Netflix per banalizzarlo nel nuovo si dice del senso comune, con pop corn e Coca Cola – pensiamo solo il presente.

Fino a 30 anni fa – pre Internet e cellulari – in Occidente, per gestire ed elaborare la propria insoddisfazione e volontà di cambiamento, era necessario incontrarsi e discutere, ed eventualmente agire e protestare: anche nelle piazze! Adesso, dal pc di casa o dal cellulare, perlopiù ci sfoghiamo su Internet, e la nostra insoddisfazione e rabbia si compie e resta lì, “diventa virtuale”….. ci si sfoga su Internet, e poi a nanna!

Così su Internet può sembrare che la maggioranza sia virtualmente arrabbiata, ma poi le urne elettorali non dicono lo stesso e nelle piazze a protestare realmente non si vede tanta gente……come si spiega il gap?...Forse un nuovo, reale movimento di opposizione potrebbe partire bandendo o limitando esponenzialmente la comunicazione elettronica: o ci si incontra e ci si parla, o niente….potrebbe essere un esperimento interessante……

Ma tornando sul punto: siamo coscienti di questo nuovo rapporto tra reale e virtuale, dettato dalla Tecnologia? La cd intelligenza artificiale è appena all’inizio, in uno stato embrionale.

I mutamenti virtuali stanno sostituendo i mutamenti reali? Ed i mutamenti virtuali, sono effettivamente mutamenti quanto i reali? O sono il mero spettacolo o la parodia o l’antidoto del mutamento reale, mediato dai mass media? Senza i mutamenti virtuali, i mutamenti reali sarebbero stati o sarebbero gli stessi? Ecco un altro inosservabile…..

La Tecnica o Tecnologia, nel lungo viaggio dal coltello scolpito da una roccia dall’Uomo primitivo fino ad Internet, è un Destino? Se è un Destino dell’ Essere e dell’essere-al-mondo dell’Uomo, l’abbiamo veramente scelto? Siamo in grado di pensarlo? O si sta affermando indipendentemente dal nostro pensiero, perchè non riusciamo nemmeno a pensarlo?

Martin Heidegger è morto il 26 maggio 1976 – purtroppo molto prima del regno di Internet. Siamo nel 2023, sono trascorsi 47 anni e nessuno – nessuno - è ancora riuscito a continuare il suo pensiero.

Forse aveva ragione: “Ormai solo un Dio ci può salvare…………...

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

11.06.2023

[caption id="attachment_180110" align="aligncenter" width="591"]Martin Heidegger, l’oblio dell’Essere ed il dominio planetario della Tecnologia: “Ormai solo un Dio ci può salvare” Martin Heidegger[/caption]

NOTE E BIBLIOGRAFIA

(1) Essere e Tempo, Martin Heidegger, traduzione dell’originale tedesco Sein und Zeit del 1927 di Pietro Chiodi, Longanesi 1970. Si sconsiglia il lettore privo di basi filosofiche dall’avventurarsi nella lettura diretta dell’opera senza una previa, adeguata introduzione al pensiero dell’ autore, quali, in lingua italiana, Introduzione a Heidegger di Gianni Vattimo, Laterza 2008, o Invito al pensiero di Heidegger di Umberto Galimberti, Mursia 1986, o Heidegger e il nuovo inizio di Umberto Galimberti, Feltrinelli 2020.

(2) Introduzione alla metafisica (1935), Martin Heidegger, traduzione italiana, Mursia 2014

(3) L’autoaffermazione dell’università tedesca (1933), Martin Heidegger, traduzione italiana, Il Nuovo Melangolo 1988

(4) Per un approfondimento in materia, vedasi “Il Terzo Reich e la fisica tedesca” https://sito01.seieditrice.com/chiaroscuro-nuova-edizione/files/2012/04/V3_U6_ipertesto-C.pdf

(5) “Ormai solo un Dio ci può salvare”, Martin Heidegger, intervista del 23 settembre 1966, pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel dopo la morte di Heidegger, il 31 maggio 1976, traduzione italiana, Ugo Guanda Editore, 1976

(6) Quaderni neri, Martin Heidegger, a cura di Peter Trawney, traduzione italiana, pubblicati in diversi volumi dal 2018, Bompiani

(7) Conferenze di Brema e Friburgo, Martin Heidegger, 1949 e 1957, traduzione italiana, Biblioteca Filosofica, Adelphi 2002

Commenti (40)

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    1. WarezSan 12 giugno 2023

      Esatto, è una contraddizione senza senso.

      Tu, senza "tecnologia", non saresti nemmeno nato.

      Hai figli?
      Non nati nemmeno loro.
      Genitori?
      Non nati.

      La Clava è tecnologia.

      Affermare che "tecnologia ed essere non sono compatibili" è pura demagogia, non fosse che ci credi davvero e cerchi di far passare questo "messaggio".

      Stai giocando al rialzo con teorie sempre più estreme raddoppiando di volta in volta.

      Nemmeno Greta è arrivata a tanto.

    1. BrunoWald 12 giugno 2023

      Orrore!
      Qualcuno che non può essere spacciato come un "filosofo minore" era nazionalsocialista!!! (Ma vi costa uno sforzo eccessivo scrivere la parola completa? E dire che alla tastiera risulta meno faticoso che con la penna...) Non solo, ma avversava metafisicamente la metafisica ebraica, e la prassi che ne deriva: colpa inespiabile! eresia suprema!

      Battute a parte, il nucleo della filosofia di Heidegger riguarda IL problema che ci sovrasta tutti in quanto umani. Mi riferisco ovviamente alla parabola della tecnica, dal coltello di selce alle armi nucleari, che egli individuò come un destino della nostra specie, che non sarebbe esagerato definire la quintessenza della tragicità:

      "Se è un Destino dell’ Essere e dell’essere-al-mondo dell’Uomo, l’abbiamo veramente scelto? Siamo in grado di pensarlo? O si sta affermando indipendentemente dal nostro pensiero, perchè non riusciamo nemmeno a pensarlo?"

      Se la risposta all'ultima domanda fosse affermativa, siamo davvero in acque tempestose, e il galleggiamento è tutt'altro che scontato.

    2. Hospiton 13 giugno 2023

      Il mito di Atlantide e Mu, le due superpotenze che si sarebbero annichilite a vicenda in un passato antidiluviano, poteva costituire -se "coltivato" adeguatamente, così come è stato fatto per altri miti molto meno utili e istruttivi- un buon monito circa i pericoli insiti nel progresso tecnologico privo di freni. Oggi possiamo solo confidare che il contraccolpo dell'impatto (che a mio parere è da considerarsi come già avvenuto, rappresentato dal trionfo dell'industria, del progresso a tutti i costi, delle idee positiviste nel corso del XIX e XX secolo, un treno in corsa da cui NON si scende senza traumi come sapevano i vari Nietzsche, Spengler, Heidegger) venga diluito il più possibile nel tempo, in una sorta di effetto matrix che consenta di limitare i danni. In fondo parte dell'agenda 2030 sembra focalizzata su questo obiettivo, diluire, contenere, smorzare, anche se naturalmente i simpaticoni che la stanno implementando hanno inserito varie clausole che tutelano gli interessi dei padroni del vapore (il classico socializzare le perdite e privatizzare i profitti, più abbondanti dosi di propaganda di vario tipo, atta a disgregare la società per riplasmarla secondo le loro nuove esigenze). Riusciranno i nostri eroi a "salvare la civiltà" e contemporaneamente mantenere i loro deretani saldamente sul trono? Ma per noi la domanda davvero essenziale è un'altra: varrà la pena esistere nel mondo laido e preconfezionato che sembra stiano preparando? Perché se per sopravvivere l'umanità deve ridursi a una melma insignificante, ipocritamente ipercontrollata in nome della propria salute e sicurezza, forse più addomesticata di quanto lo sia mai stata perfino in secoli di analfabetismo al 90%, bè forse è meglio chiuderla qui, dignitosamente, e che i resettiani si godano pure quel che rimarrà, non invidierò neppure un micro-secondo delle loro viscide vite basate sulla menzogna.

    3. oriundo2006 13 giugno 2023

      Se un ‘dio’ ci potrà ‘salvare' non potrà di sicuro quello dedotto dalla mitologia biblica: questi ha già vinto oggi, in un mondo fondato su valori antiumani, sulla guerra, sullo sterminio, sulla sopraffazione anche mentale di chi ‘eletto’ non è, sull’ odio verso chi non si adegua sottomettendosi…dunque fondato sul rifiuto degli ‘enti’ partecipati da una ‘materia’ costitutivamente a questi estranea, perchè è ‘entità che non partecipa all’ Essere ma è ‘ente’ senza Essere: una ‘cosalità’ assente dalla Vita su questo Pianeta.

      Del resto, tutto nell’ebraismo come anche nel successivo islam è volto a separare l’ uomo dal ‘Deus Sive Natura', espressione veritiera del vero ‘Dio’, imponendo regole rigide di ’separatezza’ utili a restringere la coscienza alla sola evocazione scodinzolante di detta entità: estranea e malevola per i non adepti quanto misericordiosa verso i ’subjecti’. Dunque falso ‘dio’ buono insieme a ‘dio’ malefico nella stessa odiosa persona … cosa che i cristiani hanno fatto propria nella teologia del ‘dio padre’ a cui si chiede appunto di essere ‘buono’ e non ‘cattivo’.

      Un lettore si stupiva nel post su Berlusconi che a detto soggetto fossero riservati duecento e più commenti e qui su Heidegger solo un decimo.

      Far mostra di comprendere è già una offesa imperdonabile per detta entità.

    4. Hospiton 13 giugno 2023

      Non ho le tue competenze in materia caro Oriundo, quindi non mi avventurerò in ardite analisi teologiche...quel che mi domando, nella mia ignoranza in materia, è come sia possibile che innumerevoli uomini che si son votati alla spiritualità, grandi rabbi ebraici, mistici, insigni mullah, insomma le varie autorità delle principali religioni diffuse in Occidente e Medio Oriente (ma non solo) possano partecipare a un qualcosa di negativo, quasi un flusso che prevede due sole possibilità: sottomissione o annichilimento. Uomini sapienti, con una tradizione millenaria alle spalle che dovrebbe conferir loro saggezza, come possono ragionare in termini di popolo "eletto" e goyim? È una domanda tanto banale quanto essenziale, eppure sembra tabù. Devo dire che trovo la questione ebraica un vero rebus

    5. oriundo2006 13 giugno 2023

      Salve Hospiton…! L’ebraismo attraverso la Quabbalah e altri libri sapienziali da’ un potere immenso e l’orgoglio, personale e di ‘razza’ fa il resto. Anche il sommo Avraham Abulafia non ne fu immune, qualificando gli ebrei come davvero portatori di un sapere superiore e superiori anch’essi alla restante massa umana: hanno ricevuto ‘benedizioni’ speciali e poteri raffinatissimi da parte del Sommo ( e purtroppo non solo da Lui ) in vista del raggiungimento di uno scopo preciso, oggi ben lontano dai loro interessi. L’uso che ne fanno demolisce ogni idea di vera superiorità spirituale: lo stesso Abulafia ne sarebbe sconvolto, per quanto avesse gettato uno sguardo tremendo sul futuro dell’ umanità. In ogni caso sono loro e non altri ad essere attualmente al comando nelle vicende umane e basta poco per accorgersene.
      Ma non perdiamo fiducia nelle facoltà dell’ Ente Supremo.

    6. Hospiton 13 giugno 2023

      Ma credi che rispetto alla mistica ebraica del medioevo e dell'età moderna (analizzata da Scholem in un suo celebre saggio) oggi si assista a una degenerazione della stessa, e più in generale a una degenerazione dell'ebraismo tour court? O ritieni che si sia davanti alla logica prosecuzione di un Disegno?

    7. oriundo2006 14 giugno 2023

      Scholem ben si è guardato di entrare nel dettaglio: ci teneva a rimanere studioso citato e riverito e non subitaneo cadavere dopo adeguate maledizioni. La distinzione, fraudolenta perchè pone sullo stesso piano indirizzi teologici assai differenti, è tra Q. ‘estatica’ e Q ‘operativa’.
      Quest’ultima, compartecipata anche dalla massoneria, è quella che oggi regola le nostre vicende ‘chiamando’ gli avvenimenti a compiersi, imponendo ad essi il sigillo divino ( ovvero la ripetizione del Nome Sacro nella volizione umana ) e così proiettando le volizioni nel regno del fenomeno.
      Volizioni mentali ed extramentali umane…ma non solo.
      Su questa teurgia, largamente ed ovviamente segreta, non ci sono evidenze testuali che ti posso suggerire di approfondire, tranne qualche spunto in certi autori ad esempio il grande Moshe Idel.
      Posso solo dirti che questa Grande Mistificazione oggi sta arrivando alla fine: oramai il desiderio antichissimo di replicare l’essere umano ha completamente ‘assorbito’ la valenza dell’ operazione teurgica ‘politica’, rendendo quest’ ultima solo co-determinata dalla volizione umana. Di qui la ricerca di avere il più largo seguito umano possibile utile alla sua realizzazione per via indiretta. So che sono concetti difficili ma di più non mi sento adesso di dirti, specie pubblicamente.

    8. Hospiton 14 giugno 2023

      Forse mi avevi già parlato di Idel in passato, cercherò qualche sua opera. Non ti chiedo di più, solo una domanda circa le forze in gioco: pensi ci siano circoli in grado di opporre resistenza a questo progetto anti-umano, all'interno dell'Ebraismo o al dì fuori di esso? Per esempio in Oriente...

    9. oriundo2006 14 giugno 2023

      In Oriente gli unici che possono fare la differenza sono le teosofie e le teurgie di matrice Indù shivaita, nonché certa parte del buddismo specie tibetano nonchè in quello esoterico ( pochi testi sono stati tradotti e molto è all’ ‘orecchio del gran Maestro’ ). Tieni conto che nel campo delle ‘essenze sottili’, del ‘mundus imaginalis’, del mondo segreto oltre i fenomeni visibili, attinenenti il ‘noumeno’ dell’ iperuranio, operano in parecchi. Tutte le religioni hanno avuto ed hanno poteri ultrasensibili, di cui fanno generalmente un uso segreto, anche perchè dimostrarne l’efficacia è semplice ( specie agli sprovveduti ) ma determinarne con esattezza le modalità efficienti non lo è affatto. Qui si può parlare di ‘magia’ in un senso lato, esteso, ed è un tema che è stato pregiudicato molto, troppo da ciarlataneria vana di adepti privi di scrupoli e desiderosi di pubblicità anche se latori di un messaggio che per quanto deformato è tuttavia di vitale importanza. Guarda che quando Schwab parla di cristianesimo ‘non pervenuto’, alludendo al fatto che il cristianesimo è fondato su di un fraintendimento enorme, oppure parla di ‘riscrivere’ i testi sacri delle religioni ufficiali ebbene parla in quanto Gran Sacerdote tenutario di questo ed altri segreti, e come tale è invitato nei più prestigiosi consessi internazionali. Questo è un fatto che nessuno può negare ed è un fatto enorme di cui nessuno ne spiega la ragione, che è occulta. Questo ‘ponte’ tra mondo umano e mondo dell’ Oltre, il cui ‘Pontifex’ attualmente è appunto l’apostolo del NWO Schwab, è l’origine del potere politico e sociale di detto soggetto nonchè della pubblicità che si fa delle sue teorie politiche, criticabili e dubitabili ma originate dalla fine delle religioni tradizionali nel veicolare messaggi nuovi capaci di risolvere i problemi terribili del nostro mondo. E’ inutile che ti dica che Schwab ed altri desumono il loro potere dai cabalisti di Gerusalemme ed è inutile che ti dica che parte delle teorie sono completamente bizzarre ma d’ altra parte costringono a porsi alcune domande fondamentali sulla nostra epoca e su quanto la storia ci ha tramandato. Questo è un tema immenso: il tema dell’ influsso negativo o positivo delle forze extrapsichiche sull’evoluzione umana.
      Del resto ‘apocalupto’ significa proprio questo: il disvelamento dell’ Occulto, ovvero questo influsso. E noi siamo a questo punto.

    10. Hospiton 14 giugno 2023

      Davvero molto interessante Oriundo, ti ringrazio, tenterò di approfondire. Un peccato che tali tematiche, di straordinaria rilevanza, siano poco trattate anche all'interno della Controinformazione, d'altronde servono conoscenze non comuni per affrontare argomenti del genere in modo rigoroso. Se trovi il tempo potresti scrivere qualche articolo in merito, secondo me sono tasselli fondamentali per comprendere quel che sta succedendo e invece, come detto, non se ne discute affatto, per vari motivi.

    11. BrunoWald 16 giugno 2023

      Mi associo alla richiesta ad oriundo di mettere per iscritto, nei limiti del possibile, il suo pensiero su temi di così grande rilievo, dei quali è chiaramente competente.

      Segnalo che di queste tematiche si occupa sistematicamente un personaggio che usa lo pseudonimo di Aurum, e conduce la serie "Rivelazioni di un Iniziato" su Border Nights.
      Probabilmente lo sapevate già, ma una segnalazione non guasta mai.

      Non concordo con molte delle posizioni di Aurum, per diverse ragioni, ma le sue trasmissioni sono senza dubbio interessanti. Per farla breve, egli sostiene che il vertice occulto di questo mondo è costituito da una setta eretica aschenazita guidata da entità demoniache. Poi il discorso si fa più complesso, ma il succo è questo.
      Siccome però la suddetta setta è vecchia di alcuni secoli, e le radici del male sono chiaramente molto più antiche, il problema rimane aperto.

    12. Hospiton 16 giugno 2023

      Grazie per la segnalazione Bruno, mi capitava di seguire Border Nights ma sinceramente non ricordavo Aurum quindi vedrò di recuperare qualche suo intervento. Argomenti in cui è difficile orientarsi, ma quando noti che nel famigerato mainstream la parola d'ordine è "ridicolizzare" (nel migliore dei casi) se non addirittura censurare, significa che val la pena approfondire e confrontarsi con altre menti aperte.

    1. ignorans 11 giugno 2023

      Così, a occhio, mi sembra parecchio tedesco

    2. CptHook 11 giugno 2023

      Grande sintesi...

    1. TorreNera 11 giugno 2023

      Un altro ottimo articolo, non è una battuta né una provocazione, che rinforza la mia scelta di aver sempre mandato cordialmente al diavolo filosofi ed i loro galoppini.

    1. oriundo2006 11 giugno 2023

      Articolo più che interessante...un bravo e un grazie all'autore Belisario.

      Se posso aggiungere qualcosa, Heidegger mi ha sempre fatto pensare a Bruckner, con il suo continuo rimando musicale alle medesime forme ripetute infinte volte ed infinite volte variate, forme che sono 'concetti', che sono 'engrammi' di verità nascoste che si ripropongono incessantemente alla Coscienza, verità che non si possono enunciare direttamente ma vengono chiamate ad essere, che vengono evocate proprio dalla circolarità continua ( e se vogliamo anche Mahler non ne era digiuno ).

      E' una applicazione della Legge dell' Eterno Ritorno di Nietzsche stesso, fatta propria e sviluppata in ambiti diversi ma connessi in modo impercettibile dalla Coscienza collettiva di quell'epoca oramai lontana da noi.

      Nietzsche si dimostra precursore 'apocalittico' di tanto pensiero successivo, intravisto nei suoi ultimi barlumi coscienziali.

      Possibile possibile, anche se, per rimanere nell' ambito filosofico, H. non si discosta dal tragitto occidentale della metafisica che interpreta il 'vuoto' dell'essere come nulla nullificante, con le conseguenze indicate dell'annullamento per via della Techne dell' Uomo.

      Questi si autoannienta volontariamente nelle 'tempeste d'acciaio' come nello scatenarsi della tecnica come anche nella sua nullificazione quotidiana perchè sazio di sè come essere finito, nella percezione tremenda della finitezza sua temporale intesa come nullificante il suo 'essere', la sua coscienza d'essere.

      In verità, seguendo le metafisiche orientali, il 'vuoto' dell' Essere non è il 'nulla', la sua negazione ma la sua realizzazione oltre l' oggetto, oltre il 'dasein', oltre in definitiva la sua oggettualità: è il 'vuoto' che permette l'essere dell' uomo nel Tempo e dunque è Coscienza Infinita, bene supremo cui allude il nostro tragitto umano.

      Quando verrà dimostrata la legge della reincarnazione, la metafisica occidentale cesserà la sua deriva nichilista e diventerà la legge della realizzazione dell'Essere oltre il Tempo finito: e la tecnica annullerà sè stessa come forma alienata di coscienza oggettivante.

      Penso che questa dimostrazione appartenga al campo del possibile già nella nostra epoca.

    2. Martin 11 giugno 2023

      Un chiarimento all'articolo puo' essere che il Nulla, come alternativa all' Essere o al mondo, non puo' esistere. Il Nulla non e' un concetto o un ente come gli altri. Non puo' esserci il Nulla al posto dell' Essere o del mondo, perche' mancherebbe anche cosa e chi lo identifica come Nulla. Rispetto a cosa sarebbe il Nulla? E chi lo identificherebbe come tale?

    3. oriundo2006 13 giugno 2023

      Certo: l’Essere ‘ che E’ ' non può ‘capire’ il non-essere che 'non è’: ma probabilmente lo può ricomprendere al suo interno come LIMITE al suo divenire, alla sua ‘espressione’ d’essere futura, ed in tal modo consente l’esserci delle cose ‘hic et nunc’.
      Probabilmente qui gioca una commistione moderna dell’ ‘Essere' come potenzialità che prepara l’esserci, lo chiama ad ‘essere’ ( l’Essere fondante il ‘Big Bang’ ) con l’ Essere della metafisica classica come 'Ens Causa Sui', cioè ‘teologico’ e non relato alla sua dimensione ‘vitale’: estraneo perchè OLTRE L’ESSERE-DELLE-COSE perchè precedente le stesse in quanto fondantele a partire da Sè stesso, dalla Sua dimensionalità di Ente Supremo: il Divino dunque come ‘profondità d’ Essere compartecipata dagli Enti concreti di cui ( aggungo io ) dobbiamo essere ricnoscenti come Amore e non come ‘alterità’.
      Dunque ‘essere' come processo ed ‘essere' come inizio e fine: hic Rhodus hic Salta, verrebbe da dire agli ‘ultimi’ della Terra...
      Ritengo sotto altri piani, invece parzialmente corretta la critica di Adorno a H., accusato di sviluppare un linguaggio ‘inautentico’ proprio a partire dalla asserita ‘profondità’ concettuale del tema.
      Senonchè Adorno a sua volta ben si è maxisticamente guardato dall’entrare in merito ( anzi: giudaicamente: me lo consentite ? ) nel tema, respingendolo e basta.
      E’ a sua volta così sempre rimasto alla superficie del ‘mondo’ e delle ‘cose’, interpretandole sulla base di Marx, Freud e Nietzsche ma mai depotenziando davvero le basi giudaico-cristiane su cui si ergono, mai vedendole inscritte insieme nella nostra società ‘capitalistica’ come loro origine ’teologica’ reale, e dunque come destino immanente di cui la Storia ne è l’epitome riflessa, cosa che invece Heidegger ha tentato di fare entrando nell’abisso nietzschiano.
      Abisso che si è rifratto nella tragica vita collettiva della Germania dell’epoca, in cui vittime e carnefici erano entrambi legati da un atroce destino compartecipato metafisicamente.
      Heidegger dunque come ultimo Mistico incompreso, tanto quanto Bruckner in musica. Un gigante che si staglia come una Montagna Sacra nella palude moderna.

    4. Martin 27 luglio 2024

      Il Nulla non esiste

    5. casalvento 15 agosto 2024

      Il Nulla mi pare pensabile solo come un particolare ente che non c è, assente nella lista degli enti. La stessa confusione tra essere e ente. Non essere e non esistente. Quindi il nulla come un non esistente. Invece è sempre stato pensato come l altra faccia dell essere.

    6. Martin 15 agosto 2024

      Il nulla attiene all'assenza degli enti, non all'Essere

    7. casalvento 15 agosto 2024

      Quello che intendevo dire.

    8. Martin 15 agosto 2024

      Ho ben capito, e d'altronde il saggio lo spiega bene

    1. uparishutrachoal 11 giugno 2023

      "vivendo in accordo al principio della razza, gli Ebrei hanno promosso il ragionamento in base al quale sono stati attaccati, e così non hanno il diritto di lamentarsi quando quel ragionamento è stato usato contro di loro dai Tedeschi che hanno promosso la loro propria purezza razziale” .

      Anche Heidegger alla fine dice qualcosa di sensato assieme a "l'insufficienza del linguaggio filosofico ereditato dalla tradizione metafisica occidentale".

      Diciamo che tutto il suo pensiero è "una valigia senza manico", tanti concetti veri in sé, ma privi di una struttura esperienziale che li rende sono esercizio cervellotico e alla fine difficile e molesto, in quanto è l'apoteosi della mente indagatrice priva del suo collegamento all'Essere e pure al Non Essere di orientale percezione, e il limite dell'Occidente a voler conoscere cose per loro natura eminentemente sintetiche e non analitiche.
      Diciamo che solo Guénon è stato capace di usare il linguaggio occidentale per tradurre verità metafisiche universali, ma essendo fuori dalle accademie, non viene considerato, e ci dobbiamo sorbire Heidegger o Severino per far naufragare il bisogno intimo di verità nel mare caotico degli enti indigeribili.
      Eppure sarebbe tutto molto più semplice, se uscissimo dall'analisi mentale indefinita, per arrivare a una sintesi intuitiva ma non emotiva come la percezione dell'Essere che si rivela quando ci ritraiamo dagli oggetti dei sensi per arrivare all'Io Sono che poi equivale al Sé.
      La perdita del Sé porta a privilegiare il mondo, a trovarne le leggi di sviluppo e a dimenticarsi nella tecnica posta al servizio dell'ego che sarebbe il Sé incarnato nel "desiderio" e non nell'Essere Puro, con tutto quello che ne consegue.
      In realtà le cose sono semplici, ma è la mente che le rende difficili.

    2. sbregaverse 11 giugno 2023

      Da sempre le cose coseggiano e la mente mente.

    3. Martin 27 luglio 2024

      Il tuo punto di vista ha dei meriti, ma da quello che scrivi emerge il dubbio che anche tu non hai capito Heidegger

    1. Jimbo 11 giugno 2023

      Dio, Uomo.
      Bello leggere questi due termini desueti.
      L'Uomo è scomparso, non solo il maschio, termine troppo deciso, divisivo in epoca fluid, ma inteso come essere umano. Sostituito da altri termini moderni, come IA, ambiente, sostenibilitá, greenqualcosa.
      Dio invece è stato nascosto dai cattolici trent'anni fa. Non dagli altri.
      Dai cattolici: troppo deciso, divisivo.
      In qualche seminterrato polveroso, in compagnia dei sorci.
      Ho frequentato ambienti cattolici per una decina di anni (10 anni fa) per il catechismo dei figli, ho letto anche un pò di cose cattoliche in quel periodo.
      Nessuno parlava o scriveva di Dio.
      Organizzare le pizzate, il burraco per gli anziani, i soldi per la parrocchia, la caritá, i diritti, i poveri, gli immigrati, la pace. "Ma scusate, e Dio?", "Ma me mi ... Bisogna voler bene".
      Mai più, perdio.

    2. Astronauta 11 giugno 2023

      """" Dio invece è stato nascosto dai cattolici trent’anni fa. Non dagli altri. """

      sbagli, tutti i religiosi di ogni religione hanno nascosto Dio e si sono nascosti dietro la religione per trarne benefici. E hanno insegnato male agli uomini per cui hanno perso la fede.
      Daltra parte ci sono stati secoli in Italia in cui o diventavi soldato quindi magnavi o andavi prete e magnavi di piu. Non era fede ma fame.

    1. gianB 11 giugno 2023

      " "Non vi sono tesi somme", ossia "principi","verità eterne" che sovrastino la storia, il tempo, il divenire. A esprimere questo rifiuto, oramai, non sono soltanto le forme filosofiche del nostro tempo, ma anche la scienza:non soltanto la filosofia-che riferisce tale rifiuto ad ogni pensiero e azione dell'uomo, dunque anche a se stessa-, ma anche, e da tempo, la scienza, nella misura in cui essa si libera dalla illusione di essere, oltre che potente, assolutamente vera.
      La frase riportata all'inizio è contenuta nei Contributi alla filosofia, composti da Heidegger .. " . Da E.Severino-La potenza dell'errare.
      Mi è sembrato importante riportare quanto sopra al fine di non fraintendere la frase ad effetto “Ormai solo un Dio ci può salvare……………”

    1. Jimbo 11 giugno 2023

      Tralascio la prima succosa parte su Heidegger troppo difficile per il sottoscritto (lo rileggerò con calma per capirne un pò del contenuto) e ringrazio per l'elenco (anche se minimo) delle stragi uccidentali.
      Fa sempre bene leggere elenchi di questo genere.
      Chissà se a scuolahahaha o nelle universitahahahhhaha....
      L'Uomo sta per essere sostituito dalla macchina, non solo lavorativamente.
      E non si ribella, perchè adora la macchina, è comoda.
      Così si è divanizzato divinizzando la macchina.
      Una via di uscita sarebbe la strada (citando Gaber), ma poi piove. Ci si sporca.
      Piove? Ma se c'è siccitá!

    2. Martin 27 luglio 2024

      "Chi scappa, deve avere delle ottime ragioni per essere inseguito" (Giorgio Gaber, in versione heideggeriana).

    1. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      Dio non ti salva di certo..!
      quello che ti salverà è l' arrivo del Dittatore
      che ci riporterà dal mondo al contrario in cui siamo immersi nel MONDO Corretto sulla giusta via nel giusto binario..!

    1. Arian Van Heisen 11 giugno 2023

      “vivendo in accordo al principio della razza, gli Ebrei hanno promosso il ragionamento in base al quale sono stati attaccati, e così non hanno il diritto di lamentarsi quando quel ragionamento è stato usato contro di loro dai Tedeschi che hanno promosso la loro propria purezza razziale” .

      Ma siete cosi sicuri voi tutti che essere etichettato Nazional Socialista sia stato un insulto per Martin Heidegger ma in realtà era un vanto..!
      solo un Tedesco o Cittadino del Reich puo comprendere il Nazional Socialismo.

    1. gianB 11 giugno 2023

      Belisario mi dovresti spiegare una cosa: com'è che Cacciari, che anch'esso si fa chiamare ed è chiamato filosofo, ritiene che Severino sia stato l'unico vero erede di Heidegger (non prosecutore del pensiero, che è un assurdo).
      D'altro canto il problema della Tecnica è in effetti centrale nel pensiero di Severino, cosa che non fai presente per niente. Ho il sospetto che o soffriamo un po' di esterofilia o Heidegger lo tiriamo in ballo non tanto per la sua concezione filosofica sulla Tecnica quanto per il suo antisemitismo, reale o supposto che sia.
      Ovviamente quanto sopra detto non intende minimamente mettere in dubbio il valore dei ragionamenti di Heidegger.

    2. Martin 27 luglio 2024

      Scusa se mi intrometto, ma c'e' veramente un abisso tra Heidegger e Severino, con tutto il mio rispetto per Severino.

      E quanto a Cacciari, e' da prendere con triple pinze.
      Cacciari, ben cosciente delle sabbie mobili del pensiero marxista, ha cercato per decenni di conciiare con il pensiero e la tradizione marxista pensatori assolutamente inconciliabili, quali appunto Nietsche e Heidegger.
      Il suo tentativo, francamente strumentale e patetico, ha avuto qualche fortuna solo in Italia e in parte in Francia, ossia in Paesi a forte tradizione marxista. Nel resto del mondo e' stato correttamente ignorato.

      Il filosofo o teorico marxista italiano che piu' ha avuto successo nel mondo post 1968 e' stato Tony Negri, tradotto in 8 lingue, specie nelle opere insieme a Guattari.

    1. indipendente 11 giugno 2023

      Heidegger... un'altro essere alla pari di Frode che purtroppo ha lasciato il segno. La pulsione dell'uomo verso la Scimmia che scagazza dappertutto, non concede tregua.
      H. ha confermato l'idea che l'uomo contemporaneo è tale in quanto si sente come spazio inserito nel tempo. Al pascolo dentro il suo bel recinto.
      Quando il tempo si sentirà circoscritto dentro uno spazio, allora lì le cose cominceranno a farsi interessanti, e a quel punto con la pozione H. ci ammazzi le cimici.

    1. danone 11 giugno 2023

      Considero filosofi tutti coloro che sviluppano e portano avanti il loro proprio pensiero e non si angosciano o alambiccano nel portare avanti il pensiero altrui.
      Belisario evidentemente non è un filosofo e ce lo dimostra proprio nel momento in cui si rammarica che nessuno è più riuscito a portare avanti il pensiero di Heidegger,.
      e grazie al cazzen caro belisario, solo Heidegger se medesimo ha senso che porti avanti il suo proprio pensiero, non altri, che devono portare avanti e sviluppare il loro di pensiero, se ne sono capaci ovviamente.
      Questa mia non è una polemica o una buccia, tutt'altro credetemi, è l'essenza stessa della filosofia, pensare in proprio e comprendere il reale autonomamente è filosofia, non leggere ed erudirsi sul pensiero degli altri.
      In quanto alla vera natura dell'essere, prima di masturbarvi compulsivamente sull'argomento, vi consiglio di imparare la distinzione che intercorre fra osservare ed analizzare, solo dopo questo discrimine ha senso porsi domande sull'essere, non prima, poichè la vita è reale solo quando io sono (mi osservo essere, non mi analizzo essere).

    2. gianB 11 giugno 2023

      È che molti confondono la filosofia con la storia della filosofia.

    3. CptHook 11 giugno 2023

      pensare in proprio e comprendere il reale autonomamente è filosofia, non leggere ed erudirsi sul pensiero degli altri.

      Pensiero che ho fatto mio già dai tempi in cui studiavo (si fa per dire) storia della filosofia..., io mi sono fermato a "so di non sapere"..

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