Martin Heidegger, l’oblio dell’Essere ed il dominio planetario della Tecnologia: “Ormai solo un Dio ci può salvare”

Martin Heidegger, l’oblio dell’Essere ed il dominio planetario della Tecnologia: “Ormai solo un Dio ci può salvare”
Martin Heidegger (1889-1976)

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

Sono trascorsi 48 anni dalla morte di Martin Heidegger (1889-1976), uno dei maggiori filosofi dell’intera storia della filosofia, e nessuno è fino ad ora, purtroppo, riuscito a continuare il suo pensiero. Pensiero costantemente incompreso o sminuito, e intenzionalmente diffamato, grazie anche alla sua notevole complessità e difficoltà, che ne ha enormemente limitato l’ autentica comprensione e diffusione. Urge aiutare Martin Heidegger - ed al tempo stesso coloro che non lo conoscono – rendendo il suo pensiero, per quanto possibile, comprensibile.

L’Europa dello scorso secolo ha originato due eventi che hanno profondamente alterato sia conoscenza e la percezione della realtà del mondo, sia il pensiero e la storia del pensiero filosofico occidentale: la fisica quantistica di Werner Heisenberg (1901 – 1976) e la filosofia di Martin Heidegger (1889 – 1976). I due eventi o fenomeni hanno in comune diversi aspetti, tra i quali la notevole difficoltà di comprensione per il cd “uomo comune”.

La conoscenza e diffusione del pensiero di Martin Heidegger – alla cui memoria questo contributo è modestamente dedicato - ha sofferto enormemente a causa di tale difficoltà.

Heidegger, oltre a dare per scontato che il lettore abbia una rilevante conoscenza della storia della filosofia occidentale, è infatti molto difficile da comprendere, al punto che perfino parecchi studiosi e parecchi saggi, analisi e monografie - specie provenienti dalla tradizione della filosofia della scienza Anglo Sassone - ne hanno, in alcuni casi incredibilmente, capito molto poco. Ma non è solo la difficoltà ad ostare, quanto anche la notevole problematicità del suo pensiero, e sotto svariati profili, non ultimi di natura storica e politica.

I nemici - filosofici e non - di Heidegger sono molteplici ed agguerriti, primariamente – ma non solo - provenienti dalla tradizione positivista della filosofia della scienza, predominante specialmente nel mondo Anglo Sassone. I citati – per esempio i seguaci di Karl Popper o Rudolf Carnap - non hanno mai avuto interesse alcuno alla diffusione del suo pensiero, infatti sistematicamente incompreso, sminuito, frainteso, vilipeso o condannato.

Cosa quindi si può fare per aiutare il pensiero di Martin Heidegger? E per aiutare al tempo stesso coloro che non lo conoscono o non lo hanno compreso?

Il miglior servizio che gli si potrebbe fare è continuare a pensare validamente nel suo solco, ma francamente lo scrivente non è in grado. Fino ad oggi nessuno è stato in grado. Dibattere ulteriormente con i cd filosofi della scienza - quelli che “se il pensiero non è falsificabile, allora non è verificabile, e allora non è scientifico e quindi non ha senso“ - è una completa e totale perdita di tempo.

Ecco che il miglior servizio che gli si possa fare appare, allora, quello di renderlo comprensibile all’ “uomo comune”, dotato almeno di una buona formazione logica e filosofica. E’ l’intento del presente saggio: solo renderlo comprensibile: basta e avanza.

Essere e Tempo

Nella sua opera principale “Essere e Tempo”, pubblicata nel 1927 (1), Heidegger parte dal concetto di Essere, o dal “problema del senso dell’Essere in generale”, che ha un suo senso ed autonomia, e non si esaurisce nel senso dell’essere degli enti (cose, vegetali, animali, uomini).

In ogni problema, è possibile distinguere: a) ciò che si domanda; b) ciò a cui si domanda; c) ciò che si trova domandando.

Gli enti sono tanti e diversi: cose, vegetali, animali, uomini, ma l’unico ente che può vantare un rango primario, che può fungere da interrogante e da interrogato, è l’Uomo, in quanto unico ente originariamente aperto alla comprensione dell’Essere.

Ora, nell’ intera storia del pensiero metafisico, per alcune migliaia di anni, da Parmenide e Platone fino a Hegel e Nietzsche, l’ Essere è stato concepito come mera presenza atemporale. L’Essere è, e basta.

Ma l’Essere non è la mera o semplice presenza: l’Essere è, e si rivela o “esiste” nel Tempo, e deve conseguentemente essere compreso nel Tempo. Qui assistiamo ad uno dei primi rovesciamenti heideggeriani rispetto alla storia della metafisica, ossia al capovolgimento del rapporto Tempo-Storia. L’Essere non “diventa” temporale perchè “sta” nella Storia, e quindi “si storicizzerebbe”, ma esiste storicamente perchè è temporale. Non è la storiografia a collocare la storicità dell’Essere e dell’esserci umano, ma la storicità costitutiva dell’Essere e dell’esserci umano a fondare la storiografia.

Perchè per qualche millennio l’Essere è stato concepito come semplice o mera presenza, e non come essere nel Tempo? Cosa ha precluso il pensiero dell’ Essere, o cosa ha causato l’ oblio dell’ Essere?

Come vedremo più avanti – e si tratta di un passaggio fondamentale del pensiero heideggeriano - sia il secolare oblio dell’Essere che il tardivo pensiero dell’Essere, ossia il fatto che l’Essere sia finalmente giunto a pensarsi attraverso l’Uomo, non sono casualità accidentali – eventi che sarebbero potuti accadere prima o diversamente, per mera chance - ma attengono all’ Essere stesso, proprio come un Destino: sono eventi che ineriscono all’Essere stesso, ed attraverso i quali esiste, e quindi si rivela.

L’essere dell’ Uomo è l’esistenza umana, o l’essere-nel-mondo (Dasein). L’Uomo è un poter essere, un progetto o una possibilità vivente che si rapporta al mondo.

Ma come l’Essere non è mera presenza, così il mondo non è la mera somma delle cose o enti. Il mondo viene prima delle singole cose o enti, perchè è la condizione affinchè le singole cose siano. Senza il mondo - e la sua mondità - le cose non potrebbero esistere o darsi come tali. Secondo il famoso esempio, una brocca, ossia un oggetto che raccoglie e versa l’acqua, tale è in un mondo in cui esistono acqua, laghi e fiumi; diversamente, non potrebbe essere “una brocca”.

E le cose, o gli enti, più che mere presenze sono innanzitutto strumenti o mezzi utilizzabili, ai quali l’Uomo si rapporta e che l’Uomo utilizza: l’esserci comprende sè stesso a partire dagli enti che incontra e utilizza nel mondo.

Senonchè per alcuni secoli, la filosofia ed il cd senso comune hanno ritenuto che la realtà autentica delle cose o enti fosse quella che si coglie obiettivamente, ossia in una logica obiettiva, quella propria della Scienza e della Matematica.

In realtà, l’analisi obiettiva degli enti è solo un modo di manifestarsi della strumentalità, ossia una mera condizione per la loro utilizzabilità come strumenti. Esempio: l’analisi obiettiva di un principio chimico attivo ne consentirà la strumentale trasformazione in un farmaco.

Ma l’essere-nel-mondo dell’Uomo non è un fatto solo intellettuale, non attiene solo al mero “cogito ergo sum” cartesiano o alla presunta “ragion pura” kantiana.

L’essere-nel-mondo dell’Uomo è sempre, al tempo stesso, una dimensione affettiva. La dimensione affettiva non è un “incidente” che attenta al cd intelletto “puro”.

Entrambe le dimensioni, affettiva ed intellettuale, dell’esistenza o dell’essere-nel-mondo risentono della condizione primaria della deiezione, o dell’essere-gettati-nel mondo. Nasciamo, ossia siamo tutti gettati-nel-mondo, da una determinata famiglia, in un determinato punto dello spazio e del tempo. Le condizioni di tale deiezione e l’interazione con il mondo concretano quella che Heidegger denomina “tonalità affettiva”.

La nostra comprensione del mondo si colloca sempre all’interno di una determinata situazione affettiva (gioia, dolore, noia, rabbia, angoscia, e indifferenza – tonalità affettiva tanto quanto le altre, etc) (2). Il cd “soggetto o intelletto puro” non può esistere, l’Uomo è sempre un soggetto deietto o “tirato” nel mondo – non ci è stato chiesto se volevamo nascere - ed un progetto o una possibilità esistenziale che si proietta in un punto fisico, nel mondo che il Tempo gli ha aperto: “Ogni uomo nasce come molti uomini e muore come uno solo”.

Nel suo essere-nel-mondo, con la sua propria tonalità affettiva, l’Uomo interagisce con il mondo innanzitutto per come il mondo stesso si offre, ossia secondo l’opinione comune: pensa innanzitutto quello che si pensa, in conformità al “si dice” del senso comune. Le opinioni del senso comune non si condividono tanto perchè verificate, ma principalmente in quanto comuni. Il senso comune, infatti, varia notevolmente secondo le epoche storiche e secondo le culture nazionali: basta osservare gli ultimi 30 anni in Occidente.

In quanto innanzitutto gettata nel mondo del “si dice”, l’essere-nel-mondo o l’esistenza umana si presenta originariamente come inautentica.

L’ esistenza inautentica del “si dice” è costantemente esposta al dominio della chiacchiera, della curiosità e dell’equivoco: “Giudichiamo il mondo come si giudica, ci teniamo lontani dalla massa come ci si tiene lontani dalla massa, troviamo scandaloso ciò che si trova scandaloso….”

“Ognuno è l’altro, e nessuno è sè stesso”.

Ma l’esistenza inautentica - attenzione - non deve essere disprezzata come “inferiore”, perchè è la condizione di partenza, necessaria, affinchè a partire da essa possa svilupparsi l’esistenza autentica, segnata invece da una vera o autentica apertura agli enti, oltre il “si dice”, e dalla capacità dell’Uomo di appropriarsi di sè , di pensare gli enti e di progettarsi in base alla sua più propria possibilità.

Il progettarsi dell’esistenza autentica secondo Heidegger suppone, necessariamente ed al tempo stesso, l’accettazione e l’anticipazione della morte. Il progetto dell’esistenza umana tale è in quanto temporalmente limitato dalla morte. “Morire non è un evento, ma un fenomeno da comprendere in senso esistenziale” . Solo la piena, profonda accettazione della temporalità dell’esistenza, e ipso facto la coscienza, accettazione e anticipazione della morte, renderebbe l’esistenza autentica, e quindi libera di realizzarsi. E’ questo un concetto o un passaggio molto delicato sotto diversi profili del pensiero di Heidegger. La dimensione dell’esistenza autentica appare infatti minoritaria ab origine.

Come l’esistenza autentica parte necessariamente dall’esistenza inautentica, così la verità nasce necessariamente dalla non verità, o dal nascondimento originario che precede il disvelamento di ogni ente.

Heidegger attacca e demolisce radicalmente il concetto di verità come mera conformità o esattezza (come in una misurazione o in un calcolo): come l’Essere non è mera presenza, ma è nel Tempo, la verità non è l’esattezza: è tutt’altra cosa, ossia un processo, il superamento dell’ originario nascondimento, è il non nascondimento o il disvelamento che rivela ogni ente nella sua realtà. Come quando dopo le prime impressioni si inizia a conoscere una persona, o le proprietà di un oggetto…..

Similmente alla luce che illumina le cose, e le libera dall’oscurità , o dal nascondimento del mistero originario.

Le opere successive

“Essere e Tempo” è un’opera interrotta o incompleta, priva della terza parte, che avrebbe dovuto intitolarsi Tempo ed Essere. La ragione dell’interruzione e dell’incompletezza sarebbe stata, secondo Heidegger, addirittura l’insufficienza del linguaggio filosofico ereditato dalla tradizione metafisica occidentale.

Che l’Essere finalmente, e dopo millenni ci parli e si riveli – attraverso Heidegger- e che Heidegger non sia riuscito a proseguire non per sua carenza o colpa ma, addirittura, a causa dell’ insufficienza del linguaggio filosofico formatosi in alcuni millenni, sono affermazioni apparse a molti come essenzialmente megalomani, e come tali da molti trattate. L’accusa di megalomania, messa in questi termini crudi e semplicistici, apparirebbe credibile.

Senonchè, chi ha studiato ed ha almeno parzialmente compreso Heidegger, ha invece percepito il suo sforzo continuo per elaborare un nuovo linguaggio filosofico, fino a percepire autenticamente la mancanza di nuove forme e categorie concettuali e linguistiche atte ad esprimere il suo pensiero.

Nelle sue diverse, successive opere Heidegger si è quindi concentrato sul linguaggio e sulla poesia.

L’analisi del linguaggio parte dal concetto di strumento, o degli enti come strumenti.

In quanto costituito in funzione di qualcos’altro, lo strumento ha il carattere del rimando o del rinvio: al materiale di cui è composto, alle persone che lo usano, alle sue sembianze, al suo uso specifico. Ma lo strumento resta primariamente fatto per un determinato uso, e solo secondariamente per manifestare rimandi o rinvii. Un martello rinvia al legno della foresta ed al metallo, ma resta uno strumento per piantare chiodi, ossia per costruire.

Nel segno, e nel linguaggio, il carattere del rinvio non è accidentale ma costitutivo: il segno non ha infatti altro uso se non quello del rinvio. Heidegger si sofferma molto sulla natura e sul senso del linguaggio, ed ugualmente sul pensare poetico, come un sentiero utile per cercare di superare l’insufficienza del linguaggio filosofico formatosi in alcuni millenni di pensiero metafisico.

Ma è alla storia della metafisica occidentale ed all’avvento del dominio della Tecnica planetaria che Heidegger dedica il maggior sforzo, in una visione di una profondità sconvolgente, ancora oggi non solo incompresa, ma anche, se non soprattutto, intenzionalmente occultata e rifiutata.

La fine della metafisica

Nella “Introduzione alla metafisica” del 1935 (3), secondo Heidegger il pensiero metafisico occidentale, per due millenni, da Parmenide e Platone a Hegel e Nietzsche, nel limitarsi a concepire l’Essere come mera presenza atemporale, ha sempre risposto alla seguente, apparente, domanda: perchè l’Essere, e non il Niente? Domanda apparente, perchè la domanda reale non è stata “perchè l’Essere e non il Niente”, ma “perché l’ ente o gli enti e non il Niente”.

Il Niente, nell’apparente domanda originaria, non viene pensato o elaborato, ma trattato come una mera condizione antitetica all’Essere, a sua volta frainteso come mera presenza.

Ma in realtà il Niente (no-ente) attiene all’ente, ed a tutti gli enti, che hanno un inizio ed una fine, ma non attiene all’Essere, che nella domanda così formulata, ipso facto viene nascosto o si nasconde.

L’Essere trascende il Niente (“niente di ente”) come assenza dell’ente; l’ Essere permette invece agli enti di apparire e perire.

Espresso in termini più chiari e semplici, la dialettica Essere e Niente, così erroneamente formulata, attiene agli enti, che hanno tutti un inizio ed una fine, ma non attiene all’ Essere, perchè l’Essere è proprio ciò che permette agli enti di apparire e perire.

La storia del pensiero metafisico occidentale avrebbe scambiato l’Essere per un ente (infatti contrapposto al Ni-ente), e si sarebbe quindi dedicata a trovare l’Ente Supremo o Massimo, al quale ricondurre tutti gli altri: il Dio ebraico, il Logos di Eraclito, l’Idea di Platone, l’Energia di Aristotele, il Dio cristiano, il concetto assoluto e/o lo Spirito Assoluto di Hegel, la Volontà di Potenza di Nietzsche…. ma sempre di enti si tratta, con la conseguenza del nascondimento o oblio dell’Essere.

Ma – attenzione - questo nascondimento o oblio dell’Essere verificatosi in oltre due millenni di storia del pensiero metafisico NON è qualcosa di accidentale, ossia una delle sue tante possibilità, ma la sua Storia e/o Destino. E sopratutto - passaggio fondamentale dell’ontologia heideggeriana - non è qualcosa che si è svolto obiettivamente, davanti a noi: la storia dell’Essere e del suo oblio è la nostra storia, la storia dell’Uomo quale UNICO ente aperto alla comprensione dell’Essere.

Non c’è alcun modo di scindere la storia dell’Essere dalla storia dell’Uomo quale unico ente aperto all’Essere, e/o tra un soggetto ed un oggetto: le due storie non sono separabili.

La storia della metafisica occidentale e dell’ oblio dell’Essere, da Parmenide e Platone, passando per Cartesio, Leibniz, Kant, Hegel e Marx, si compie e finisce con il nichilismo di Nietzsche.

Nietzsche concepisce l’essere dell’ente come mera “volontà di potenza”, ossia un qualcosa che vuole null’altro che sè stessa, un puro volere senza un autentico “voluto”: il nichilismo dei valori.

L’Essere, erroneamente concepito come mera presenza, morirebbe, non a caso insieme all’idea di Dio, erroneamente concepito quale Ente Supremo, e quindi insieme alla morte di Dio.

Con la fine della metafisica, la fine della ricerca dell’ Ente Supremo e la morte dell’idea di Dio, si è definitivamente smarrito il senso dell’Essere, e l’Uomo si troverebbe “errante tra gli enti”.

Ma è proprio questo “errare tra gli enti” che paradossalmente, rivelerebbe l’assenza dell’Essere……..

L’Essere si rivelerebbe da e nella sua assenza, lasciandoci una via di scampo per finalmente riconoscerlo.

Il dominio della Scienza, e della Tecnica planetaria, è in realtà un Destino?

Morta la metafisica ed occultato in modo estremo, attraverso il nichilismo, il senso dell’ Essere, l’errare tra gli enti è, e rappresenta, il dominio della Scienza. L’essere dell’ errare tra gli enti è ridotto alla cd obiettività, al “risultato” o al “prodotto” che si raggiunge nel laboratorio scientifico. Il dominio della Scienza sta diventando il dominio della Tecnica, o Tecnologia, come organizzazione totale.

I sistemi metafisici dell’Ottocento (Kant, Hegel, Marx, etc) erano una organizzazione totale a livello solo teorico, e sopratutto ancora distinguevano tra una realtà apparente o empirica ed una cd realtà “vera”, quale illustrata nei loro sistemi. Lo scarto, ancora esistente in quei sistemi, tra realtà apparente o percepita e realtà “vera”, in ultima istanza rifletteva almeno il ricordo di quella che Heidegger chiama la “differenza ontologica”, la differenza tra l’Essere e gli enti.

Ma l’organizzazione totale della Scienza nella Tecnica non è più un mero fatto teorico o filosofico, e si è concretata come ordine materiale del mondo.

La metafisica è morta, ma al tempo stesso si è compiuta nella Tecnica e nella strumentalizzazione generale del mondo. La metafisica è morta perchè non ha più alcun “oltre” (meta in Greco), ed il pensiero è diventato tecnico.

Le domande sono: perche’ l’ oblio dell’ Essere? Qual’ è il suo senso? In base a quale principio la Tecnica non avrebbe un senso nella storia dell’Essere e dell’Uomo? Qual’ è il senso della Tecnica?

Secondo Heidegger, la Tecnica o Tecnologia– nel lungo percorso dal primo, rudimentale coltello scolpito da una roccia dall’Uomo primitivo, fino all’ Internet dell’ Uomo contemporaneo - ha un senso o è un Destino per l’Uomo, un Destino che non sarebbe ancora stato pensato, e che non può non essere legato all’oblio dell’Essere.

La tanto decantata obiettività del mondo della Scienza e della Tecnica…..ma come possiamo essere sicuri che la Natura che cerchiamo attraverso la Scienza e la Tecnica, si esaurisca in ciò che troviamo?

Il fatto che il corpo umano risponda alle leggi della biologia e della medicina, ridurrebbe ed esaurirebbe l’ essenza dell’Uomo alla biologia?

Come, e perchè continuare a far finta di dimenticare - che la stessa Scienza ha da tempo dissolto l’oggettività scientifica, a partire dal principio di indeterminazione di Werner Heisenberg (1901-1976)?

Secondo il noto esperimento degli anni Trenta dello scorso secolo, per osservare una particella subatomica occorre illuminarla. Ma poichè l’illuminazione, sbattendo contro la particella, la devia, quello che vediamo non è la posizione della particella, ma il risultato della collisione, con la conseguenza dell’impossibilità di stabilire la posizione della particella, prima della sua collisione con il raggio di luce necessario per osservarla.

La posizione della particella prima del raggio di luce è quindi un inosservabile, perchè ciò che è osservabile è, letteralmente, solo la collisione della particella con le condizioni dell’osservabilità. Quindi a livello microfisico l’osservazione altera la realtà osservata (senza il raggio di luce, la particella non avrebbe deviato dalla sua traiettoria).

E lo stesso messaggio proviene dal noto double slit experiment (4): i fotoni si proiettano come un’ onda (wave), ma una volta aggiunto un apparato di osservazione appaiono come particelle (particle), come se appunto reagissero all’osservazione. Donde il principio di complementarietà del fisico danese Niels Bohr, per cui il dualismo wave - particle (5) non può essere osservato contemporaneamente: se l’osservi come particle si nasconde come onda, e viceversa.

Come se non bastasse, abbiamo quindi una natura osservabile ed una natura non osservabile. E chi o cosa ci garantirebbe che le leggi scientifiche fissate da e per gli osservabili valgano anche per gli inosservabili? E chi o cosa ci garantirebbe, quindi, che la Natura che si osserva sia la stessa che non si osserva, o che si nasconde nell’inosservabilità?

Niente e nessuno, ma proprio il contrario: infatti la fisica quantistica, nata dalla microfisica, e grazie alla quale abbiamo il laser, la risonanza magnetica e l’elettronica moderna, etc, è ben diversa e sotto infiniti profili inconciliabile - fa letteralmente a pugni - con la fisica newtoniana dell’universo come il grande orologio. E senza gli strumenti che hanno consentito l’osservazione microfisica, non avremmo mai scoperto la fisica quantistica: ai tempi di Galileo e Newton, era semplicemente inosservabile.

La Tecnica ed il dominio planetario della Tecnica sarebbero un destino ancora non chiarito, di fronte al quale Heidegger appare inquieto, preoccupato e perfino spaventato, al punto da riparare, in un certo senso, nell’analisi del linguaggio e della poesia.

“Non è più la Terra quella su cui oggi l’Uomo vive” – dichiarò commentando le foto del pianeta Terra scattate dalla Luna (6).

L’inquietudine e lo spavento di Heidegger di fronte al dominio planetario della Tecnica – da lui letteralmente profetizzato negli anni 30, con diversi decenni di anticipo - è ciò che lo ha portato ad alcune note dichiarazioni, che lo hanno esposto alla pubblica condanna e censura.

Dichiarazioni e formulazioni che richiedono necessariamente l’inquadramento storico e politico della vita di Martin Heidegger, o del suo Dasein o “essere-nel mondo”.

Heidegger ed il Nazismo

Molti, se non la maggioranza, dei lettori del presente saggio, ignoravano l’opera di Heidegger, ma già sapevano -il si dice -che si trattava di un filosofo ritenuto tanto importante quanto incomprensibile, e sul quale, secondo molti, grava l’accusa di aver sostenuto il Nazismo.

L’accusa non è peregrina. Heidegger aderì esplicitamente al Nazismo, a partire dal famoso discorso del maggio 1933 su “L’autoaffermazione dell’Università tedesca” (7) e da altri discorsi e documenti come Rettore dell’Università di Friburgo.

Alle dimissioni dal Rettorato presentate nell’aprile 1934 non seguì da parte di Heidegger alcun distanziamento, nemmeno indiretto, dal Nazismo. Nè gli attacchi nei suoi confronti provenienti da Walter Gross, direttore dell’Ufficio Razziale del Partito Nazista o, nel 1937, dalla rivista culturale settimanale delle SS, “Das Schwarze Korps”, nel lungo articolo intitolato “Gli Ebrei Bianchi nella Scienza” (8), valgono ad accreditarlo come non Nazista.

Il Nazismo, come il Fascismo, fu un movimento politico nel quale diverse anime e componenti si disputavano il predominio anche ideologico. Lo stesso antisemitismo era oggetto di dibattito, accuse ed insulti - tra i quali quello, frequente, di “Ebreo onorario” - tra coloro che lo fondavano biologicamente e coloro che lo ritenevano primariamente spirituale, culturale o comportamentale. Le frange naziste più estreme o integraliste, riconducibili alle SS, attaccarono ripetutamente non solo Heidegger, ma anche Werner Heisenberg (per i riferimenti alla fisica ebraica dell’ebreo Einstein), Carl Schmitt e tanti altri esponenti del periodo, come noto poi storicamente accusati di aver aderito al Nazismo.

In termini italiani o fascisti, c’erano da una parte i Farinacci e i Preziosi, e dall’altra i Gentile ed i Bottai. Himmler, Heydrich e le SS erano una componente ideologica estrema molto rilevante, ma non avevano il monopolio assoluto della visione nazista.

Dopo le dimissioni dal Rettorato, Heidegger continuò l’attività accademica, con opere e lezioni. Terminata la guerra, nell’ambito della capillare opera di denazificazione da parte delle potenze di occupazione della Germania, Heidegger (tralaltro vittima per alcuni mesi di un esaurimento nervoso) fu interdetto dall’insegnamento, al quale fu riammesso solo nel 1951.

Nella famosa intervista (9) al settimanale tedesco Der Spiegel nel 1966 (intitolata “Ormai solo un Dio ci può salvare”), pubblicata solo dopo la sua morte nel 1976, Heidegger fornisce una spiegazione poco convincente, ed anzi elusiva ed ambigua, della sua adesione al Nazismo, ambiguità che aveva agevolato la prosecuzione del dibattito tra gli studiosi: tra coloro che - forse anche al fine di salvare il suo pensiero – avevano scelto di considerare l’adesione al Nazismo come un compromesso essenzialmente opportunistico e carrieristico, e coloro che invece avevano sempre reputato Heidegger quanto meno un simpatizzante nazista.

I Quaderni Neri

La pubblicazione dei Quaderni Neri, nel 2014 (10) ha chiuso seccamente il dibattito, almeno per l’onesto giudizio.

Nei Quaderni, una collezione di note e riflessioni personali, Heidegger si rivela non solo quanto meno un simpatizzante nazista, ma anche chiaramente antisemita. Le varie formulazioni non lasciano scampo. In un passo, si legge che: “Vivendo in accordo al principio della razza, gli Ebrei hanno promosso il ragionamento in base al quale sono stati attaccati, e così hanno perso il diritto di lamentarsi quando quel ragionamento è stato usato contro di loro dai Tedeschi che hanno promosso la loro propria purezza razziale” .

In termini metafisici, l’Olocausto sarebbe stato “autoprovocato” dalla mentalità manipolatoria, calcolante e speculativa degli Ebrei che, sempre in termini metafisici, si sarebbero “autoannientati” – si legge in altri passi, che sorvolano in modo assoluto e totale su qualunque sembianza di responsabilità morale.

I tanti che – marxisti in prima fila, anche in Italia - già odiavano Heidegger per ragioni filosofiche o politiche, hanno quindi cercato di liquidare interamente la sua filosofia alla luce del suo evidente, innegabile antisemitismo metafisico, giungendo ad affermare che secondo Heidegger “l’oblio dell’Essere è imputabile agli Ebrei”: affermazione ed accusa integralmente falsa, gratuita ed altamente diffamatoria, che cerca di ridurre e svilire l’intera filosofia di Heidegger al suo antisemitismo metafisico.

Ma Heidegger aveva letteralmente previsto tutto questo…..

Infatti, la pubblicazione dei Quaderni Neri, per disposizione di Heidegger, avrebbe dovuto accadere solo alla fine della pubblicazione di tutte le sue opere, e si è verificata solo…. nel 2014!

Ad ennesima conferma della sua grandezza, Martin Heidegger sapeva perfettamente che, ove fosse stato etichettato come un simpatizzante nazista ed un antisemita già dal 1945, la sua opera filosofica sarebbe stata immediatamente espulsa dai programmi liceali ed universitari occidentali, e conseguentemente o messa all’indice o ridimensionata come “minore” .

E’ anche in tale ottica che si può collocare l’evidente ambiguità della sua intervista del 1966 “Ormai solo un Dio ci può salvare” - pubblicata postuma nel 1976.

Arrivati al 2014, ossia dopo quasi 70 anni dal 1945 di inclusione della sua filosofia nei programmi liceali ed universitari occidentali, nonchè del notorio uso e soprattutto abuso della sua opera da parte di pensatori accettati o “politicamente corretti” quali Sartre, Derrida, Foucault, etc, la retromarcia in questione è diventata praticamente impossibile: non lo si può spacciare per un filosofo minore.

In sostanza, Heidegger con i Quaderni Neri ha voluto dirci chiaro e tondo, 88 anni dopo Essere e Tempo, 70 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e 39 anni dopo la sua morte, di essere stato quanto meno un simpatizzante nazista, ed un antisemita. Ci ha lasciato un brutto conto, e ci tocca affrontarlo.

Il “conto” di Heidegger

Il “conto” lasciatoci da Heidegger è difficile e delicato da affrontare. Nessuno o quasi – e certo non lo scrivente - si azzarda infatti a negare l’essenza criminale dell’Olocausto.

Come non finire costretti a gettare il pupo insieme all’acqua sporca? Nell’opinione dello scrivente, andando dritti incontro alla riflessione ed all’analisi di uno dei passi più contestati del suo pensiero, la famosa dichiarazione resa in una conferenza a Brema nel 1949, che provocò una serie tale di condanne ed insulti da indurre Heidegger a richiudersi in un silenzio extra accademico. durato per ben 17 anni, ossia fino alla già citata intervista al Der Spiegel del 1966. Secondo quella dichiarazione (11):

“L’agricoltura è oggi industria alimentare meccanizzata, che nella sua essenza è lo stesso della fabbricazione di cadaveri nelle camere a gas e nei campi di sterminio, lo stesso del blocco e dell’affamamento di intere nazioni, lo stesso della fabbricazione di bombe all’idrogeno”.

Cosa ha voluto dire, Heidegger? Bisogna innanzitutto risalire alla visione dell’alterazione del rapporto con la Natura determinato secondo Heidegger dalla Tecnica, o Tecnologia.

L’antico “sapere” o Technè preindustriale si sarebbe limitato all’armonico dispiegamento delle energie della Natura: il mulino o la navigazione a vela che usano il vento, l’irrigazione e la diga che imita il fiume ed il lago.

La Tecnica o Tecnologia moderna, a partire dalla rivoluzione industriale, avrebbe invece trasformato la Natura in un fondo a disposizione, dal quale accumulare ed estrarre risorse ad infinitum. Il dispiegamento delle forze della Natura, in armonia e sotto la guida della stessa Natura, sarebbe stato sostituito dall’accumulazione e disposizione delle sue risorse.

In tale visione, Heidegger appare riconnettersi allo storico movimento Blut und Boden (Sangue e Terra), sorto in Germania nel 1800 come reazione alla Rivoluzione Francese e poi ripreso – non inventato, come falsamente argomentato – dal Nazismo: la visione della relazione vitale tra popolo e terra nel rispetto della Natura, relazione invece alterata e corrotta da industrializzazione e urbanizzazione.

La descrizione di questo nuovo rapporto con la Natura da parte di Heidegger – un uomo che negli ultimi decenni della sua vita trascorse svariati periodi di mesi in uno chalet di montagna intenzionalmente privo di energia elettrica e con cucina a legna – sembra a tutti gli effetti una critica - prima che della Tecnica o Tecnologia – della stessa industrializzazione, a partire dall’ agricoltura industrializzata.

E’ difficile, almeno per lo scrivente, seguire integralmente Heidegger in tale logica ed in tale impianto ideologico – parzialmente visibile nell’odierna ideologia Verde. Per esempio, l’elettrificazione – una conquista dell’industrializzazione – nasce infatti dalla produzione, accumulazione e distribuzione dell’energia elettrica - che non appena lasciata “libera” tornerebbe alla Terra scaricandosi – e dalla sua accumulazione proprio come un fondo a disposizione…..appare impensabile criticare tout court l’accumulazione e disposizione dell’energia elettrica, come sarebbe impensabile rinunciare all’energia elettrica.

Ma non fu sotto il sopraesposto profilo che l’affermazione di Heidegger fu seguita da condanne ed insulti - al punto da indurlo ad un silenzio extra accademico durato fino all’intervista del 1966 - ma bensì l’asserita, oscena equiparazione tra industrializzazione dell’agricoltura e l’Olocausto. E qui la condanna risulta quanto meno sommaria: infatti, Heidegger non aveva menzionato solo l’Olocausto, ma anche il “blocco e affamamento di intere nazioni” e ”la fabbricazione di bombe all’idrogeno”. A ben riflettere, letteralmente mancano solo i bombardamenti di sterminio sulle popolazioni civili, ma possiamo molto tranquillamente considerarli come implicitamente inclusi, insieme alle tre citate categorie.

Di cosa stiamo parlando, quindi? Della Morte, ma non come fenomeno da comprendere nella sua dimensione esistenziale: come procedimento di massa, industriale e tecnologico.

Sul piano propriamente agricolo e alimentare, per secoli i contadini hanno ucciso il pollo, il maiale o il vitello, per alimentare la famiglia, la comunità, il villaggio. L’organizzazione si è evoluta nei mattatoi, ma sempre in una ottica artigianale, che non eliminava l’esperienza diretta e personale del dare la morte.

Similmente, quando nell’antichità o nel Medio Evo fino all’età moderna – pre industrializzazione - l’esercito vincitore decideva di sopprimere interamente l’esercito perdente, doveva procedere a dare la morte con mezzi artigianali, necessariamente lunghi e penosi. Poi un bel giorno grazie alla rivoluzione industriale è arrivata l’organizzazione industriale e meccanizzata della produzione, e la catena di montaggio : esempio, la Tyson Foods americana, in cui migliaia di polli sfilano innocentemente sul tapis roulant che li decapita, spenna, squarta ed impacchetta - automaticamente.

Il passaggio dalle uccisioni artigianali dei polli da parte dei contadini al tapis roulant della Tyson Foods attiene ovviamente alla produzione alimentare, nello specifico di proteine di carne di pollo.Ma non si tratta, inevitabilmente ed al tempo stesso, di uno strumento, o di un modello? E a cosa rinvia tale modello?

Se la meccanizzazione e industrializzazione vengono utilizzate per uccidere migliaia di polli e produrre carne di pollo, non resta ipso facto aperta la possibilità di “esportare” il modello ad altri ambiti? I polli della Tyson Foods, grazie alla Tecnologia, sono ridotti ad una “commodity” o merce, prodotto, o derrata. Ed il modello si è certamente affermato in altri ambiti.

Come uccidere più nemici possibile? Ecco la mitragliatrice (Prima Guerra Mondiale), e i soldati cadono a file, proprio come birilli. I Tedeschi non danno adeguate garanzie post novembre 1918? Blocco navale ed embargo alimentare, e farli morire di fame (circa mezzo milione di morti, 1918-1919). Gli Ebrei tramano contro la razza ariana? Campi di concentramento e camere a gas: l’Olocausto (1943-45). Tedeschi e giapponesi non si arrendono? Bombardamenti al napalm ed al fosforo (Amburgo, Dresda, Tokyo, etc, 1943-45), con un totale di 2 milioni di civili morti - Hiroshima e Nagasaki incluse). I Russi stanno per dichiarare guerra ed invadere il Giappone (7 agosto 1945)? Bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945), così’ il Giappone si arrenderà immediatamente e non sarà diviso dagli USA con l’URSS, come l’Europa.

I comunisti Nord Coreani non si arrendono? Si bombardano a tappeto sia tutte le città che le centrali elettriche e le dighe (1950-53), generando una catastrofe umanitaria e ambientale esponenziale, con oltre un milione di civili morti.

I Vietnamiti non si arrendono? Bombe al napalm sulla popolazione, con oltre un milione di civili morti. L’Iraq di Saddam non si piega? Embargo alimentare e sanitario dichiarato – attenzione - dal Presidente USA Bill Clinton e dall’ONU, con mezzo milione di bambini morti per mancanza di antibiotici, e perfino di anestetici e di aghi chirurgici. Gli Iracheni non si arrendono nella seconda invasione dell’Iraq (2003-2006)? Bombardamenti a grappolo ed anche al fosforo (Falluyah), con oltre 700.000 civili morti. La serie non è chiusa, anzi è chiaramente in corso……………..

C’è proprio una profonda differenza tra i polli della Tyson Foods e le vittime di cui sopra? Ovvio, si tratta di esseri umani, ma sono tutti ridotti a enti disponibili, ossia a commodities, prodotti o merci da sopprimere agevolmente ed in massa, grazie al “provvidenziale” intervento della Tecnologia.

Heidegger afferma che la ratio tecnologica che considera qualsiasi ente — e quindi anche l’Uomo — alla luce della sua mera disponibilità, inevitabilmente conduce anche al lager, all’embargo o al bombardamento, in cui alla fine anche l’Uomo viene ridotto a niente altro che una commodity da distruggere: dai bimbi gasati ad Auschwitz a quelli bruciati vivi o dilaniati a Amburgo, Dresda, Tokyo, Hiroshima, ed in Vietnam e in Iraq, tutte vittime ugualmente innocenti, nonostante i notori tentativi di stabilire una gerarchia delle vittime.

Dove stiamo andando?

Giunti alla fine di questo saggio, risulta agevolissimo comprendere perchè un genio come Martin Heidegger è accuratamente evitato dalla mainstream culture, o dal “si dice” del senso comune, specie Anglo Sassone: “E’ difficile e astruso, ed anche nazista ed antisemita”……

D’altronde, anche in Germania, la cultura neoglobalista dominante, modello scuola di Francoforte, nel migliore dei casi se ne vergogna!

Eppure il dominio planetario della Tecnologia – che negli anni 30 dello scorso secolo sembrava una ipotesi paranoica ed apocalittica – oggi è un fatto assolutamente banale e scontato, un classico della chiacchiera. La triplice globalizzazione: economica, tecnica e… scientifica!

Ormai basta invocare la Scienza, a sproposito! Vedasi la polemica senza fine sui vaccini antiCovid o la religione del global warming indotto dall’uomo, teoria priva di verifica scientifica e apertamente disputata da migliaia di scienziati (in Italia, Carlo Rubbia e Antonio Zichichi).

Pensiamo ad Internet: cos’è, la Tecnologia che si autorganizza in un sistema neuronale planetario? Il trionfo dello spirito oggettivo hegeliano?

Quando siamo connessi - wired - con pc e cellulari, siamo soggetti connessi ad un oggetto, la rete Internet?

Ma può Internet essere assimilato o ridotto ad un mero oggetto? Non è, più opportunamente, una dimensione, appunto virtuale?

O è anche Internet che si connette con noi, terminali viventi? Facilissimo rispondere, letteralmente con le mani in tasca, che come individui, siamo soggetti connessi ad un “oggetto”, anche perchè tutti decidiamo se e quando connetterci o no: it is a free choice, American style! Ma il piccolo problemino è che – guarda che caso – almeno in Occidente, non è più possibile disconnettere Internet in quanto tale: verrebbe giù tutto o quasi, dai servizi basici alle borse dei valori azionari.

Oopsbut, but…. ma allora l’Uomo è obbligato a ricevere la chiamata di Internet, o della Tecnologia…..

“Ma l’abbiamo decisa noi umani” …..

“Ma ne siamo proprio sicuri?”

O la distinzione tra soggetto ed oggetto è solo apparente?

Ed in ogni caso verso dove? Un futuro stile Terminator?

Ma senza guardare al futuro distopico – ci sono già Hollywood e Netflix per banalizzarlo nel nuovo si dice del senso comune, con pop corn e Coca Cola – pensiamo solo il presente: siamo coscienti di questo nuovo rapporto tra reale e virtuale, dettato dalla Tecnologia? La cd intelligenza artificiale è appena all’inizio, in uno stato embrionale. Siamo convinti di riuscire a controllarne l’impatto?

QuaI’è l’impatto della dimensione virtuale e dei messaggi e mutamenti virtuali sulla realtà e sui mutamenti reali?

Ed i mutamenti virtuali, sono effettivamente mutamenti quanto i reali?

O sono spesso un mero spettacolo, versione, parodia o antidoto del mutamento reale, sempre più frequentemente mediati dai mass media? Chi controlla i mass media in Occidente oggi controlla il senso comune, l’odierno “si dice” , ed ormai conta almeno quanto chi ci governa…….

Ma soprattutto: senza il mondo virtuale e i mutamenti virtuali, il mondo e i mutamenti reali sarebbero stati o sarebbero gli stessi? Ovvio che no, ma come? Eccoci servito un altro inosservabile…..

La Tecnica o Tecnologia, nel lungo viaggio dal coltello scolpito da una roccia dall’Uomo primitivo fino ad Internet, è un Destino? Se è un Destino dell’ Essere e dell’essere-al-mondo dell’Uomo, l’abbiamo veramente scelto? Siamo in grado di pensarlo? O si sta affermando indipendentemente dal nostro pensiero, perchè non riusciamo nemmeno a pensarlo?

Martin Heidegger è morto il 26 maggio 1976 – purtroppo molto prima del Regno di Internet. Siamo nel 2024, sono trascorsi 48 anni e nessuno – nessuno - è ancora riuscito a continuare il suo pensiero.

Forse aveva ragione: “Ormai solo un Dio ci può salvare…………...”

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

09.09.2024

NOTE E BIBLIOGRAFIA

(1) Essere e Tempo, Martin Heidegger, traduzione dell’originale tedesco Sein und Zeit del 1927 di Pietro Chiodi, Longanesi 1970. Si sconsiglia il lettore privo di solide basi filosofiche dall’avventurarsi nella lettura diretta dell’opera senza una previa, adeguata introduzione al pensiero dell’ autore, quali, in lingua italiana, Introduzione a Heidegger di Gianni Vattimo, Laterza 2008, o Invito al pensiero di Heidegger di Umberto Galimberti, Mursia 1986, o Heidegger e il nuovo inizio di Umberto Galimberti, Feltrinelli 2020.

(2) L’indifferenza non è né il punto centrale né un riflesso della neutralità, ma una attitudine o sentimento a pieno titolo parte della tonalità affettiva, in positivo e in negativo.

(3) Introduzione alla metafisica (1935), Martin Heidegger, traduzione italiana, Mursia 2014

(4) Esperimento della doppia fenditura - Wikipedia

(5) Wave–particle duality - Wikipedia

(6) “Ormai solo un Dio ci può salvare”, Martin Heidegger, intervista del 23 settembre 1966, pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel dopo la morte di Heidegger, il 31 maggio 1976, traduzione italiana, Ugo Guanda Editore, 1976

(7) L’autoaffermazione dell’università tedesca (1933), Martin Heidegger, traduzione italiana, Il Nuovo Melangolo 1988

(8) Per un approfondimento in materia, vedasi “Il Terzo Reich e la fisica tedesca” https://sito01.seieditrice.com/chiaroscuro-nuova-edizione/files/2012/04/V3_U6_ipertesto-C.pdf

(9) “Ormai solo un Dio ci può salvare”, Martin Heidegger, intervista del 23 settembre 1966, pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel dopo la morte di Heidegger, il 31 maggio 1976, traduzione italiana, Ugo Guanda Editore, 1976

(10) Quaderni neri, Martin Heidegger, a cura di Peter Trawney, traduzione italiana, pubblicati in diversi volumi dal 2018, Bompiani

(11) Conferenze di Brema e Friburgo, Martin Heidegger, 1949 e 1957, traduzione italiana, Biblioteca Filosofica, Adelphi 2000

Commenti (29)

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    1. oriundo2006 17 settembre 2024

      Qui ( https://www.controinformazione.info/pulviscolo-e-macigni/ ) Lorenzo Merlo, pur non intervenendo direttamente in questo dibattito politico-teologico, perchè tale è davvero, indica anche un'altra dimensionalità: quella emozionale, partecipante il 'campo' dell' osservazione della dimensionalità delle 'cose' nella loro 'multidimensionalità'.
      Insomma, la datità delle 'cose' solo per un limite nostro, storicamente dato, ci impedisce di coglierle nella loro multiforme vera ed intera identità.
      Un ulteriore indizio che molto, tanto davvero, sta emergendo nella coscienza di questi nostri tempi per mutarne davvero sin nei fondamenti la struttura categoriale.
      Siamo o no nel tempo dell'Acquario ?
      Tanto, tantissimo sta covando davvero sotto la cenere di dibattiti che certuni potrebbero indendere come leziosi passatempi di pensatori dominati da uno spirito antiquario e 'passatista'.
      No davvero, non è così.
      E' in atto un cambiamento delle categorie del pensiero stesso.

    2. fiurdesoca 17 settembre 2024

      da ciò che capisco ha ragione il costruttivismo.
      ci costruiamo la realtà che emotivamente ci piace escludendo così la realtà.
      o no?

    3. Nonso 17 settembre 2024

      Costruiamo molte cose, tranne la realtà.

    1. fiurdesoca 16 settembre 2024

      Chiedo aiuto all’autore dell’articolo data la mia ignoranza crassa.
      Di tutto l’articolo ho capito che Martin Heidegger afferma che tutta la filosofia occidentale da 2500 anni fa ad ora, è una cagata pazzesca perché la dimensione tempo non è stata considerata.
      Ciò ha portato alla morte di dio e alla liberazione del delirio umano lasciando che solo la tecnica diventasse il metro di ogni cosa e rendendo l’uomo solo oggetto.
      Grazie anche al connubio tra pensiero ebraico e filosofia greca compiuto dal cristianesimo in cui da una visione greca dove l’uomo è in relazione e sottoposto alla natura si è passati alla visione ebraica di dominio sulla natura. Si può aggiungere il passaggio da una visione ciclica del tempo a una lineare con l’affanno di una salvezza continua che permea tutto il pensiero occidentale. Questo porta a usare la tecnica perché si può e non perché è opportuno dato che il limite di dio è solo un relativo.
      Ecco perché secondo Heidegger solo un dio ci può salvare da questo delirio.
      Ho capito qualcosa o meno di niente?

    2. oriundo2006 17 settembre 2024

      Si, è parzialmente corretto a mio avviso.
      Profitto solo per indicare che nella Coscienza Assoluta, ovvero l' ' Essere' heideggeriano, il fattore 'tempo' NON esiste di per sè considerato: è una modalità della Coscienza stessa.
      Heidegger svaluta la techne forse non volendo attrarla' anch'essa nel campo del cammino degli enti in quanto 'partecipati' dall' essere Primo. Ne è invero solo una modalità riflessa, che dunque non può pretendere, come avviene e come fa, di essere l' 'assoluto', l'ultima parola insomma, in quanto assoluto dominio sugli enti naturali ( tra cui noi ).
      Ne dipende, ne è intessuta anch'essa ma proprio perchè relativa agli 'enti', alla loro 'cosificazione' è 'vuota' di significato suo specifico: 'appartiene' agli enti e ne segue il destino che è il nostro destino attuale, ne rappresenta la loro storia materiale...la storia della coscienza alienata dal suo Fondamento Primo.
      Non occorre dunque un 'dio' che liberi da questa maledizione e da questa tragica coazione perchè ne siamo già 'liberi' nel momento in cui non la consideriamo un 'assoluto': questo è già qui...
      Heidegger non è il profeta dell' 'inautenticità degli enti, e di conseguenza cultore di un gergo dell'autenticità che condanna il 'non-identico' all'irrilevanza ( Adorno ).
      Semplicemente ci mette in guardia dal 'feticismo' della 'forma merce' astratta, se vogliamo riprendendo Marx censurare Adorno, liberando il 'cammino interrotto' della storia umana dopo le immense tragedie passate, verso l'Assoluto. Questo NON dipende dalle sorti orribili degli enti ma ne è libero perchè li fonda, ne fonda la loro 'entità', la loro 'cosalità'. Credere il contrario è rappresentarsi l'assolto nella 'datità' della forma cosalizzata: è cristianesimo.
      Ma come ho tentato di dire, Heidegger è 'orientale', non 'occidentale'...

    3. omega 20 settembre 2024

      Si, hai capito qualcosa.

    4. Martin 26 settembre 2024

      La sua sintesi mi sembra molto grossolana sotto diversi aspetti, ma non e' una critica. Le potrei anche io segnalare decine di saggi e monografie di illustri pensatori che di Heidegger non hanno proprio capito nulla o quasi, a livelli esilaranti.

      Il fulcro del pensiero di Heidegger e' nel senso e nel ruolo della Tecnica/Tecnologia. Non si tratta di una "libera scelta umana", ma di un Destino dell' Essere e dell' Uomo.
      Ritenere la Tecnica o Tecnologia una mera "libera scelta umana" è un errore che nasconde e al tempo stesso compie ciò che è in realtà un Destino. Un errore appunto destinato ad affermare un Destino, quello della sottrazione della Tecnica al controllo dell'Uomo.

      Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

      Quando ricordi di aver dimenticato, il Dimenticare o l'Oblio sparisce o muore.
      Quando dimentichi di aver dimenticato, il Dimenticare o l'Oblio finalmente si compie - ma non viene chiamato. Esiste, ma non si vede. Ti ci trovi dentro, non lo vedi e non lo chiami.

      Il Nulla o Niente (ni-ente) e' solo la non presenza o l'assenza di un qualunque ente, ma non può esistere come concetto assoluto, perche' il Nulla non può essere pensato. Non può esserci il Nulla se c'e' qualcuno che lo pensa....è contradditorio o impossibile, ossia ridicolo in partenza.

      Il Nulla come concetto assoluto o come Nulla siderale non e' mai esistito, e' solo un artifizio di un linguaggio - quello della metafisica degli ultimi duemila anni ed oltre - appunto carente o figlio dell' Oblio dell' Essere.

      Lo scientismo odierno alla Margherita Hack, per fare un esempio italiano dei più patetici, si bea della liberazione dalla religione (Galileo, etc) e del conforto della Scienza, arrivando a postulare un Nulla siderale primigenio, dal quale via Big Bang sarebbe sorto l'universo. Gli scientisti più audaci (= più stupidi) sono anche arrivati al calcolo del Big Bang, in termini di milioni di anni fa, come se milioni di anni potessero avere un qualunque remoto senso per noi Umani... e come se dal Nulla potesse nascere non solo qualcosa, ma addirittura l'Universo.

      Come dire, all'origine dell'Universo o di tutto, improvvisamente arriva la bacchetta magica, quella appunto che gli scientisti hanno sempre imputato alle religioni. L'Universo e l'Essere sono sempre esistiti, il problema e' il senso dell'Essere e dell'esistenza umana,

    1. BrunoWald 16 settembre 2024

      "Nessuno o quasi – e certo non lo scrivente – si azzarda infatti a negare l’essenza criminale dell’Olocausto."

      E d'altra parte: "Le opinioni del senso comune non si condividono tanto perchè verificate, ma principalmente in quanto comuni."

      Per poter affermare o negare qualsiasi cosa, caro il mio Scrivente, bisognerebbe prima sapere esattamente di che cosa stiamo parlando. Ovvero, l'opposto del "si dice": un processo conoscitivo attraverso cui si perviene al "superamento dell’originario nascondimento", in modo da rendere possibile il disvelamento della realtà. In questo caso, della verità storica.

      Va ricordato che tale processo viene attivamente ostacolato da una legislazione penale ad hoc, esplicitamente pensata allo scopo di interdire la ricerca indipendente e garantire la conformità, per continuare a "giudicare il mondo come si giudica" e "trovare scandaloso ciò che si trova scandaloso"...

      Direi che una situazione del genere dovrebbe indurre a riflettere chiunque si ponga il problema dell'esistenza autentica.

    1. oriundo2006 15 settembre 2024

      Grazie, un lungo saggio particolarmente interessante: ci libera da tante inutili 'cure' che diamo attualità.
      Attualità inessenziale perchè inautentica ed inautentica perchè dominata dalla tecnica alienata, dal mondo delle 'cose', degli 'oggetti', degli 'avvenimenti' che tuttavia hanno una loro provvisoria 'realtà' 'speculativa', ovvero riflessa.
      Questo è un elemento di sutura importante a mio avviso.
      Cito questo passo: ''..Essere, o dal “problema del senso dell’Essere in generale”, che ha un suo senso ed autonomia, e non si esaurisce nel senso dell’essere degli enti..''.
      Qui l' Essere, termine di origine greca, tò Eon o meglio l' Assoluto Infinito 'Einai' ( che è il Punto di Luce primordiale che dà 'causa' ed essenza veritiera agli 'enti') è più propriamente ed estesamente nel mondo induista, la Coscienza Universale di Shiva che 'comprende' tutto il reale ma se ne distacca perchè incondizionata ed 'Assoluta'.
      E' 'differente' dagli 'enti' 'reali' solo di grado, è la loro causa prima ma non è da essi 'ricompresa', pur assegnandovi parte delle sue prerogative, in un 'gioco' di riflessi sia ontici che apparenti, causati dalla coscienza umana in quanto coscienza 'riflessa' all' interno del nostro sacello spazio-temporale
      Questa 'riflessione' vi dà esistenza apparente e chiaramente privvisoria agli 'enti', ma al suo interno è solo 'vuota' di realtà ultima ( così il buddismo ): è provvisoria, inessenziale ma 'reale' per la coscienza riflessa sdimentica di sè come relazione ( come non pensare alla Caverna ? Heidegger l' ultimo dei 'platonici' ! ) e come origine 'seconda'.
      La Coscienza così definita in termini 'Assoluti' è il 'destino' delle Anime giunte alla fine del loro percorso sapienziale: vengono 'ricomprese' nella Coscienza che si manifesta come Luce Infinita ed 'attratte' da Essa vi si fondono, non esistendo altro da Questa.
      Qui lo scivaismo, ma questo esito è presente anche nel buddismo, come anche nel platonismo, mutati i termini.
      E qui vi avviene la fusione del 'non-dualismo' tra 'coscienza umana', ovvero 'essere' concreto degli 'enti' e 'Coscienza Assoluta', ovvero l' Essere in maiuscolo di Heidegger: tra le due ipostasi vi è una sottile differenza di 'stato' ma non di 'essenza' 'prima' secondo la metafisica scivaita non-duale.
      Sono identiche nel momento in cui la seconda pervenga all'autocoscienza di sè non come particola separata ma come proiezione nel campo di forze spazio-temporali della prima.
      La 'caduta di potenza' con le estasi ed i poteri ed i saperi che intervengono, è sempre di origine e compito della Superiore e non certo della subordinata, che è tale solo parzialmente, ovvero nel disvelamento 'ontico' della sua vera origine, percorso iniziatico complesso e tormentato, si compie la 'metabasis eis allo genos' che è solo il riconoscimento pieno dell' Unità Divina all' interno del Cosmo, ovvero all' interno dell' ' Uomo'.
      L' Uomo diviene Divina relazione del Tutto esistente proprio attraverso la Coscienza Assoluta.
      Se 'pensato' attraverso le categorie scivaite, Heidegger rifulge di una luce nuova in Occidente ma ampiamente presente nell' India upanisadica e certe parti di questo complesso discorso possono addirittura rinvenirsi anche nell' Islam.
      Il cristianesimo, qui come altrove, irretito nei suoi dogmi, non esce dalla 'fissità' delle sue categorie 'gerarchiche' e finisce per darsi completamente al mondo moderno: ne è la sua origine storica, partecipata biblicamente, come la sua fine: nel mondo occidentale è il trionfo degli oggetti contro tutto il resto, contro ogni discorso sapienziale: è il trionfo della materia-oggetto 'disponibile', fatto che si estende al mondo umano, reso 'disponibile' ad ogni avventura politica e militare, insensata costitutivamente.

    1. AlbertoConti 15 settembre 2024

      Fin dall'inizio la filosofia si è intrecciata con la fisica, e quelle che oggi chiamiamo scienze più in generale, e la politica, cioè la necessità di governare i comportamenti e il sistema sociale. Cosa questa che nel regno animale è invece affidata agli istinti, acquisiti e geneticamente trasmessi.

      Avendo come oggetto di studio la conoscenza stessa, e soprattutto le sue radici, è naturale che la filosofia nei secoli abbia posto al centro la questione dell'essere, o questione ontologica. Infatti cosa si intende conoscere se non gli enti e la loro essenza, come interpretazioni cosmiche della realtà unica che ci circonda? Da qui la necessità di definire l'essere come categoria e come realtà autentica.

      Siamo così giunti ad una svolta storica epocale dell'umanità nel suo insieme, al tempo del cambiamento radicale contrapposto all'estinzione.

      In tal senso la critica rivoluzionaria ai precedenti concetti di essere fa parte di questa necessaria trasformazione, anche se quella di Heidegger potrebbe sembrare ordinaria amministrazione, cioè la critica di una concezione precedente per rifondarla su nuove basi, come han sempre fatto i filosofi nelle varie epoche seguendo le loro peculiari ricerche, in una sorta di sperimentazione del pensiero.

      La difficoltà, anche linguistica, di Heidegger riflette in campo filosofico la difficoltà di tutti noi ad adattarci a questa svolta storica, imposta dai progressi tecnologici e scientifici, che rischia palesemente di infilarsi nel vicolo cieco e suicidario del nichilismo materialista.

      Basti pensare al risvolto politico, ove l'esempio obbligato è la questione sionista. Se esiste l'antisemitismo vuol dire che prima esiste il semitismo, che nell'esempio corrente del genocidio a scopo di conquista territoriale dimostra inequivocabilmente il carattere razzista di questa cultura millenaria, autoisolatasi dal mondo per convinta superiorità razziale. Tuttavia esiste anche una cultura identitaria ebrea che merita pari rispetto di ogni altra cultura identitaria, tutte minacciate da un unica volontà globalista totalitaria.
      Facile quindi etichettare anzichè ragionare nei contenuti, svilendo personaggi e idee gettati come il bambino con l'acqua sporca. E' la scorciatoia dell'ignoranza, che a braccetto del nichilismo dominante svilisce le masse in cerca d'autore.

    2. casalvento 15 settembre 2024

      La sconfitta bellica ha fissato il rapporto tra i due grandi razzismi, tedesco ed ebraico, nei termini di mostro e grande vittima. Heidegger ci aiuta a capire che dopo quasi un secolo il tabù dovrebbe cessare e si dovrebbe cominciare a rivedere le cose con più realismo ed equità, nell interesse di tutti, per recuperare libertà di pensiero e di azione.

    3. BrunoWald 15 settembre 2024

      Ma è proprio questa evoluzione ad essere ferocemente osteggiata, in quanto l'ordine postbellico è costretto ad afferrarsi con le unghie e coi denti alla grande narrazione mistificatoria sulla quale ha costruito la propria legittimità.

      È il destino di tutti i bugiardi, grandi e piccoli: prigionieri delle proprie menzogne, sono costretti a difendere l'indifendibile perché non esistono margini di negoziato con la realtà: è tutto o nulla.

      E l'attuale regime, a est come a ovest, dipende a tal punto dalla propria narrazione fondativa che sono costretti a sottrarla per decreto all'analisi razionale, per collocarla sul piano teologico dei dogmi religiosi, indiscutibili per definizione, a costo di sconfessare la loro ideologia razionalistica e positivista, il famoso "dubbio" e la "libertà di coscienza" di cui si riempiono la bocca.

      Nel caso dei "due grandi razzismi", il principio di causa ed effetto non è più in vigore.

    4. Nonso 15 settembre 2024

      Esistono regimi non dogmatici?

    5. BrunoWald 15 settembre 2024

      No.

      Ma quelli d'un tempo usavano la religione per legittimarsi. L'attuale afferma di fondarsi sulla ragione e la libertà di coscienza, dunque la contraddizione è insostenibile.

    1. sbregaverse 15 settembre 2024

      Il mondo mondeggia e le cose coseggiano.

    2. Nonso 15 settembre 2024

      Soprattutto, visto anche il dì di festa, la prima primeggia.

    1. mago 15 settembre 2024

      I filosofi per quanto grandi da piccoli hanno fatto colazione di pane e latte e ideologia del tempo e giudicarli tanto per..qualche libro o convegno e poca roba. Per il Dio si è forse preso un qualche congedo parentale o altro e non è più pervenuto dal 1917 a Fatima è vero che ci ha lasciato un buon manuale d’uso
      Ma ogni tanto un upgrade andrebbe fatto.

    1. IlContadino 15 settembre 2024

      Una riflessione.
      "In internet trovi tutto", così si diceva, così ci siamo approcciati ad internet.
      In internet trovi tutto, quindi ad aver voglia, a scavare un po', in internet hai a disposizione la conoscenza.
      Vuoi studiare, vuoi crescere, vuoi ampliare le tue conoscenze: internet.
      Forse era davvero così.
      In internet trovavi tutto: conoscenza.
      Ci siamo fatti trascinare in internet, fonte di conoscenza.
      Poi la conoscenza da internet è sparita, è stata tolta, tagliata fuori, oggi non c'è più. Noi siamo rimasti in internet, convinti che ci sia ancora di che abbeverarsi, ma la fonte è asciutta, nemmeno una goccia.
      Mainstream a tutta randa.
      Ci siamo fatti fregare.

    2. mago 15 settembre 2024

      E come andare con il navigatore satellitare per città e paesi tu sai che fai ti fa fare a volte…

    3. danone 15 settembre 2024

      Mettere le mani al sito per peggiorare regolarmente la fruibilità e chiamarle migliorie..anche questo è l'internet di oggi, la normalizzazione dei siti che davano fastidio come CDC,

    4. Bertozzi 15 settembre 2024

      Una vera merd@. E ad ogni aggiornamento peggiora, bisogna mettercisi di impegno, non credo sia facile peggiorare così palesemente, rendere così difficile la fruizione e la partecipazione; lo scopo ormai è abbastanza palese, si punta allo zero lettori e ai zero commenti, così che il disinnesco del sito, a piccoli passi, aggiornamento dopo aggiornamento, si compia in silenzio indisturbato.
      Negli ultimi anni si è virato prepotentemente in tal direzione, non credo nessuno possa negarlo.

    5. Luca VFR 15 settembre 2024

      E' una tecnica molto consolidata: si complica il tutto all'inverosimile, ovviamente con la scusa del "potenziamento infrastrutturale" o chiamatela come vi pare, cosicché la maggior parte dei fruitori ci rinunci perché, ovviamente, il fruitore medio ha anche altre tante cose da fare oltre a "fruire". E' un altro aspetto del nichilismo imperante. Amen.

    6. Redazione CDC 15 settembre 2024

      NOTA IMPORTANTE - Questo portale web necessita di continua manutenzione. E la manutenzione comporta costi, tempo e persone che ci lavorano. Il tema grafico precedente era scaduto da tempo e abbiamo dovuto provvedere praticamente d'urgenza, non appena è stato possibile. E' stato ripristinato graficamente un ambiente web simile al precedente, ma in realtà quello di cui stiamo fruendo adesso è un portale NUOVO DI ZECCA che avrà altri aggiornamenti e modifiche strada facendo.

      Al momento stiamo monitorando e correggendo le risultanze del cambio del tema fatto durante questo fine settimana; non è uno scherzo o una cosa da poco, a livello tecnico è una cosa seria, ed è stata fatta con una sospensione online minima del portale web nelle ore notturne tra venerdì e sabato: due tecnici specializzati hanno lavorato e seguito il processo e stanno tuttora lavorando agli assestamenti, per ridurre al minimo i disservizi. Altre chiacchere o speculazioni varie qui lette stanno a zero e non rispettano, in primo luogo, il lavoro di cui sopra che viene portato avanti per tutta la comunità di CDC.

      Per segnalare disfunzionalità che state riscontrando e/o proporre cambiamenti e migliorie: [email protected]

    7. Redazione CDC 15 settembre 2024

      NOTA IMPORTANTE - Questo portale web necessita di continua manutenzione. E la manutenzione comporta costi, tempo e persone che ci lavorano. Il tema grafico precedente era scaduto da tempo e abbiamo dovuto provvedere praticamente d'urgenza, non appena è stato possibile. E' stato ripristinato graficamente un ambiente web simile al precedente, ma in realtà quello di cui stiamo fruendo adesso è un portale NUOVO DI ZECCA che avrà altri aggiornamenti e modifiche strada facendo.

      Al momento stiamo monitorando e correggendo le risultanze del cambio del tema fatto durante questo fine settimana; non è uno scherzo o una cosa da poco, a livello tecnico è una cosa seria, ed è stata fatta con una sospensione online minima del portale web nelle ore notturne tra venerdì e sabato: due tecnici specializzati hanno lavorato e seguito il processo e stanno tuttora lavorando agli assestamenti, per ridurre al minimo i disservizi. Altre chiacchere o speculazioni varie qui lette stanno a zero e non rispettano, in primo luogo, il lavoro di cui sopra che viene portato avanti per tutta la comunità di CDC.

      Per segnalare disfunzionalità che state riscontrando e/o proporre cambiamenti e migliorie: [email protected]

    8. Redazione CDC 15 settembre 2024

      NOTA IMPORTANTE - Questo portale web necessita di continua manutenzione. E la manutenzione comporta costi, tempo e persone che ci lavorano. Il tema grafico precedente era scaduto da tempo e abbiamo dovuto provvedere praticamente d'urgenza, non appena è stato possibile. E' stato ripristinato graficamente un ambiente web simile al precedente, ma in realtà quello di cui stiamo fruendo adesso è un portale NUOVO DI ZECCA che avrà altri aggiornamenti e modifiche strada facendo.

      Al momento stiamo monitorando e correggendo le risultanze del cambio del tema fatto durante questo fine settimana; non è uno scherzo o una cosa da poco, a livello tecnico è una cosa seria, ed è stata fatta con una sospensione online minima del portale web nelle ore notturne tra venerdì e sabato: due tecnici specializzati hanno lavorato e seguito il processo e stanno tuttora lavorando agli assestamenti, per ridurre al minimo i disservizi. Altre chiacchere o speculazioni varie qui lette stanno a zero e non rispettano, in primo luogo, il lavoro di cui sopra che viene portato avanti per tutta la comunità di CDC.

      Per segnalare disfunzionalità che state riscontrando e/o proporre cambiamenti e migliorie: [email protected]

    9. Teopratico 16 settembre 2024

      Mah? A me questo articolo è piaciuto e, pur non avendo il tempo oggi nemmeno per cucinarmi, ho voluto commentarlo: ho accettato le obbligatorie condizioni che neppure ho letto e ho scritto un commento mai pubblicato...

    10. BrunoWald 16 settembre 2024

      "Altre chiacchere o speculazioni varie qui lette stanno a zero e non rispettano, in primo luogo, il lavoro di cui sopra"

      Complicare inutilmente l'accesso ai commenti e alle risposte, o richiedere ad ogni nuova sessione di accettare condizioni già note e sottoscritte dagli utenti, molti dei quali sono iscritti da anni, non mi sembra un atteggiamento particolarmente amichevole.

      Sa com'è: ci si sente tollerati, più che benvenuti... Per non parlare di quando un commento viene eliminato arbitrariamente, pur non violando alcuna netiquette, mentre altri esplicitamente offensivi, maleducati o provocatori non ricevono neppure un richiamo.

      Del resto, ognuno ha i suoi criteri.

    11. Moderatore 17 settembre 2024

      In tema di moderazione, le ricordo che nelle regole per i commenti si trova il seguente: commenti segnalati da più utenti come inappropriati.

      Quindi se dovesse ritenere che taluni commenti appartengano a categorie quali quelle che cita, potrebbe segnalarli.
      Grazie in anticipo.

    12. BrunoWald 17 settembre 2024

      Vede, a me non interessa fare il delatore di altri utenti, preferirei che non venissero soppressi i miei, di commenti.

      È utopistico, nonché sbagliato, voler sterilizzare un dibattito mantenendolo sul piano delle astrazioni impersonali: perché la polemica è inevitabile, nonché salutare, purché non diventi becera e, soprattutto, sia argomentata.

      Le segnalo infine che l'autrice di un articolo, approfittando del fatto di appartenere alla redazione, ha soppresso un mio commento benché criticasse i contenuti dell'articolo senza riferirsi in alcun modo alla sua persona.

      Questo non ha nulla a che vedere con presunte regole: è un comportamento scorretto che può far male a CDC, molto più delle polemiche tra utenti.

      Cordiali saluti.

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