di Glauco Benigni
"Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un'immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione", comincia così una delle Bibbie del Situazionismo: "La società dello spettacolo", un libro scritto da Guy Debord e pubblicato da Champ Libre ben 54 anni fa.
Pertanto è abbastanza inevitabile che alcuni ben pagati e incravattati ospiti dei talk show di regime, da qualche tempo, a seguito degli interventi spettacolari e paradossali della Casa Bianca durante la vicenda "Israele contro Iran", ammicchino alla macchina da presa beotamente, come se fossero colti da improvvisa illuminazione e dicano garruli: "Trump è un situazionista".
Inconsapevoli della banalità, dovuta all'abuso del termine negli ultimi 20 anni, questi Signori assumono poi un'espressione soddisfatta, come di Chi finalmente ha preso il pesce all'amo o ha raggiunto la meta: Big Donald - secondo loro - è stato finalmente "definito" con un parolone che lo descrive per quello che è. Tutto qui.
Ne deriva che in quanto descritto e definito - come giustamente dicevano i Situazionisti stessi - "ha assunto un ruolo" che lo colloca nell'ampio teatro dello Spettacolo e si comporterà di conseguenza.
Ma poi il commentatore medio viene assalito da un dubbio: questo ruolo si confà al ruolo di Presidente USA? Il Capo della nazione più potente del mondo può essere un Situazionista?
Ovviamente no!
E quindi, in ossequio alla logica occidentale di "non contraddizione": Trump è "cattivo", sbaglia, gioca a mosca cieca e produrrà solo guai.
Sui guai solleviamo il giudizio e attendiamo gli eventi. Come è noto "il situazionista si vede dai frutti". A proposito dell'assunzione di Ruolo però, ci tengo a dire che è vero esattamente il contrario. L'obiettivo del Situazionismo, come spiegavano nel 1968 i Padri fondatori del Movimento, è raggiunto quando si sfugge alla ruolizzazione; cioè quando, invece di essere costretto all'interno di una gabbia di norme, valori e comportamenti logici e precotti, di volta in volta l'individuo esprime la sua "soggettività radicale", preferibilmente in maniera scanzonata, a cavallo tra ironia e paradosso, in modo che agli Altri risulti difficile predire, se non addirittura commentare a posteriori il suo agire, soprattutto se questi Altri usano linguaggi e schemi di riferimento che oggi definiamo "politically correct", ovvero conformisti integralisti, ovvero ossequiosi delle gerarchie. "Lo spirito ludico è l’unica garanzia contro la sclerosi autoritaria" , scriveva Vaneigem, a sostegno di queste tesi, in "La rivoluzione della vita quotidiana".
I giornalisti e gli opinionisti citati invece, piuttosto che rendersi ben conto di che si tratta, usano il termine "situazionista" come se fosse la sintesi di "opportunista, paraculo, cialtrone e disturbato mentale"; o, quando va bene, descrivono l'uomo Trump e i suoi modi e tempi come tipici di "Chi fa affari invece dell'Alta Politica". In tal modo mescolano quanto espresso dai testi sacri del Situazionismo con l'"Elogio della pazzia". In sostanza questi Osservatori da salottino di Prima Classe non distinguono tra concetti cardine. Per esempio intendono la seguente frase scritta da Guy Debord: “Le persone ammirabili in cui il sistema si personifica sono ben conosciute per non essere quel che sono; esse sono divenute grandi uomini scendendo al di sotto della realtà della più infima vita individuale, e tutti lo sanno” e la sovrappongono alle frasi scritte da Erasmo da Rotterdam: "La vita umana, nel suo insieme, non è che un gioco, il gioco della pazzia", "Tra i mortali che cosa mai si fa che non trabocchi di follia, e che non sia opera di folli in un mondo di folli?".
Ben venga comunque questa contaminazione di echi letterari che sintetizza in modo appropriato le vere linee guida che orientano le scelte delle Elites Planetarie.
Quindi: Trump è un situazionista? Ni! Perchè il Situazionismo delle origini - a differenza di Trump - critica l'alienazione del lavoro e della vita quotidiana sotto il capitalismo mentre dalla sua poltrona Big Donald incita "Make America Great Again" sostenendo i consumi superflui e la spettacolarizzazione, che sono considerati demoniaci dal Situazionismo.
In ogni caso, le gesta di Mr. President 47 sono riconducibili ad una forma deviata della "Soggettività radicale" menzionato dai Situazionisti, ovvero all'Anarchia del Potere così come viene descritta da Pier Paolo Pasolini e da Giorgio Agamben: l'anarchia del potere non è una forma alternativa al potere, ma una sua componente strutturale che ne rivela limiti e contraddizioni. Essa si manifesta come una forza degradata che rende paradossale la pretesa del potere di governare completamente la vita a modo suo.
02.07.2025
Glauco Benigni. Giornalista professionista e saggista.
Autore del saggio “WEBCRACY – La verità sorvegliata“
pippo123 2 luglio 2025
Si trump e situazionista,solo che anche lui non sa cosa significa