Di Maurizio Moscone
L’unità di Italia è certamente un valore e forse pochi o nessuno rimpiange l’Italia pre-unitaria, divisa in tanti stati dominati da potenze straniere.
Ciò non giustifica, tuttavia, il modo retorico ed ideologico con cui ancora oggi il Risorgimento viene presentato dai mass media e dalle autorità statuali. Secondo Gramsci il Risorgimento può essere compreso, nella sua complessità, all’interno di alcune idee-guida che ne evidenziano gli aspetti essenziali:
1) l’unità d’Italia è stata realizzata tramite “l’allargamento dello Stato piemontese e del patrimonio della dinastia” (1) e tale operazione è avvenuta manu militari, con una “conquista regia” (2).
2) L’intera epopea risorgimentale non è stata “un movimento nazionale dal basso” (3), essendo stata ideata e gestita da un’élite di liberal-massoni, che faceva parte della ricca borghesia e ha agito contro gli interessi del popolo italiano.
3) La Massoneria è stata l’ispiratrice e l’animatrice del Risorgimento, “l’unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo” (4).
Queste tesi di Gramsci sono suffragate da molti studi documentatissimi (5) e si resta perplessi di fronte alla falsificazione continua della storia da parte di coloro che hanno il dovere di informare correttamente i cittadini, senza mistificare la realtà per finalità ideologiche.
Perché si tace sul fatto che i maggiori protagonisti di questo periodo storico (Cavour, D’Azeglio, Crispi, Nigra, Garibaldi) erano massoni e che la Massoneria si considera l’artefice del Risorgimento e dell’istituzione del nuovo stato italiano anticlericale, che avrebbe dovuto sconfiggere il Papato?
Hiram, la rivista del Grande Oriente d’Italia, scrive in proposito: “Molti patrioti furono iniziati in logge estere (come Federico Confalonieri, iniziato in Inghilterra, e lo stesso Garibaldi, iniziato in America latina); molti Fratelli, infine, furono esuli politici in molte parti del mondo (Europa, America latina, Malta, ecc.) dove continuarono la loro attività massonica. […] Nel programma formulato nel 1861 dal risorto Grande Oriente di Torino venne inserito, tra i primi obiettivi da perseguire, il , mancando ancora ad essa l'acquisizione di Roma, del Veneto e della Venezia Giulia.
Fu soprattutto Garibaldi a cercare di utilizzare tutti i canali massonici, nazionali e internazionali, per giungere il più presto possibile all'unificazione della penisola; anzi, egli sostenne con forza la necessità dell’unificazione dei vari corpi massonici italiani, quale premessa indispensabile per l’unificazione della nazione. In Italia operarono infatti, per vari anni dopo la creazione del Regno, dei Grandi Orienti a Torino, a Napoli e a Palermo, conseguenza della frantumazione esistente a livello politico. La lunga lotta contro il Papato e contro lo Stato temporale della Chiesa cattolica fece della presa di Roma del 1870 un episodio di grande significato e la Massoneria inglese fu la prima nel mondo ad inviare le sue felicitazioni alla Giunta del Grande Oriente che aveva allora sede a Firenze, tanto che questa apprese la notizia prima dello stesso Governo italiano. Il 20 settembre è stato considerato dalla Massoneria una data emblematica della vittoria della libertà sull’oppressione. Conseguenza diretta delle ripetute condanne papali contro i reggitori del nuovo Stato, gran parte dei quali erano Massoni, fu la grande estensione di sentimenti anticlericali all’interno della Massoneria italiana” (6).
Garibaldi fu iniziato alla Massoneria nel 1844 (7). Fu poi nominato “maestro” a Palermo nel 1860, “primo libero muratore d’Italia” nel 1861, “gran maestro del Supremo Consiglio Scozzese di Palermo” nel 1862, “gran maestro del Grande Oriente” a Firenze nel 1864 (8).
Secondo l’eroe dei due mondi la Massoneria avrebbe dovuto creare le premesse morali per realizzare l’unità politica degli Italiani. Così scriveva Garibaldi: “Io sono di parere che l’unità massonica trarrà a sé l’unità politica d’Italia […]. Io reputo i massoni eletta porzione del popolo italiano. Essi […] creino l’unità morale della Nazione. Noi non abbiamo ancora l’unità morale; che la Massoneria faccia questa, e quella sarà subito fatta” (9).
Queste idee di Garibaldi erano condivise da tutta la Massoneria, la quale voleva “liberare” l’Italia dal cattolicesimo e sostituirsi ad esso, come risulta chiaramente dalla lettura di riviste massoniche, pubblicate durante il periodo risorgimentale. È scritto nel Bollettino del Grande Oriente del 1865: “Le nazioni riconoscevano nell'Italia il diritto di esistere come nazione in quanto le affidavano l'altissimo ufficio di liberarle dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo; non si tratta di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la massoneria si propone; al quale da secoli lavora, attraverso ogni genere di ostacoli e di pericoli” (10).
Quattro anni dopo lo stesso Bollettino proclama: “La massoneria avrà la gioia di debellare l'idea terribile del papato, piantandovi sulla fossa il suo vessillo secolare - verità, amore” (11).
L’Italia, scrive Ernesto Galli della Loggia, “è l’unico Paese d’Europa (e non solo dell’area cattolica) la cui unità nazionale e la cui liberazione dal dominio straniero siano avvenute in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa nazionale.
L’incompatibilità fra patria e religione, fra Stato e cristianesimo, è in un certo senso un elemento fondativo della nostra identità collettiva come Stato nazionale” (12).
Di Maurizio Moscone
NOTE
(1) A.Gramsci, Il Risorgimento, Einaudi, Torino 1954, pp. 44-45.
(2) Ibidem.
(3) Ibidem.
(4) A. Gramsci, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, XXVII legislatura, vol. IV, Discussioni, p.365.
(5) Cfr. P. Mieli, Storia e politica. Risorgimento, fascismo, comunismo, Rizzoli, Milano 2001. N. Zitara, L’unità d’Italia, nascita di una colonia, Jaca Book, Milano 1976, p.51. A. Socci, La dittatura anticattolica. Il caso di Don Bosco e l’altra faccia del Risorgimento, Sugcarco, Milano 2004. A. Tornielli, Pio IX. L’ultimo Papa Re, Il Giornale, Milano 2004. R. De Mattei, Pio IX, Piemme, Casale Monferrato 2000. R. De Mattei, L’identità culturale come progetto di ricerca, Liberal Edizioni, Roma 2004, M. Viglione (a cura di) La Rivoluzione italiana. Storia critica del Risorgimento, Il Minotauro, Roma 2001. K.O. Clery, La Rivoluzione Italiana, Ares, Milano 2000. G. Spadolini, Il papato socialista, Longanesi, Milano 1969. F. Pappalardo, Il mito di Garibaldi. Vita, morte e miracoli dell’uomo che conquistò l’Italia, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2002. A. Pellicciari, L’altro Risorgimento. Una guerra di religione dimenticata, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2000. A. Pellicciari, I panni sporchi dei mille, Liberal edizioni, Roma 2003. C. Aianello, La conquista del Sud, Rusconi, Milano 1972. A. Pellicciari, Risorgimento da riscrivere. Liberali & Massoni contro la Chiesa, Ares, Milano 1998. C.Gatto Trocchi, Il Risorgimento esoterico, Mondatori, Milano 1999. D.M.Smith, Garibaldi, San Paolo, Milano 1995. G. Orlandi, A. Achille, Un popolo diviso, La Parola, Roma 1988. O. Calabrese (a cura di), Italia moderna. Immagini e storia di un’identità nazionale, vol. I, Electa, Milano 1982. R. Romano, Paese Italia. Venti secoli di identità, Donzelli, Roma 2004. A. M. Banti, La nazione del Risorgimento, Einaudi, Torino 2000.
Maurizio Moscone (a cura di), Il Risorgimento. Una lettura critica, Anicia, Roma 2006.
(6) “Hiram”, 2 (1999). Il corsivo è mio.
(7) Cfr. F. Pappalardo, op. cit., p.32.
(8) Cfr. ibidem.
(9) G. Garibaldi, Scritti e discorsi politici e militari (1862-1867), vol. II, Cappelli, Bologna 1935, pp. 385-386.
(10) "Bollettino del Grande Oriente della Massoneria in Italia", 1865.
(11) "Bollettino del Grande Oriente della Massoneria in Italia", 1869.
(12) E. Galli della Loggia, Liberali che non hanno saputo dirsi cristiani, “Il Mulino”, 349 (1993), pp. 855.
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Titolo originale -
L’unità di Italia e la Massoneria. Il Risorgimento è stato frutto di élite laiciste che puntavano a estirpare la fede cattolica dal comune sentimento
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Fonte: http://segnideitempi.blogspot.com/2010/05/lunita-di-italia-e-la-massoneria-il.html
Ciaparat 28 aprile 2025
Mah.... veramente di gente che "rimpiange l'Italia pre-unitaria divisa in tanti stati dominati da potenze straniere" ce n'è tantissima, a Nord e a Sud (e io ovviamente sono tra questi).
E poi quali erano queste cattive "potenze straniere"?A parte il Lombardo-Veneto (dopo il Congresso di Vienna) si trattava di stati indipendenti, più o meno prosperi, più o meno liberi.
Certo che se questa è la "contro-informazione" di CdC andiamo bene...
Nonso 28 aprile 2025
E questa è la dimostrazione che lo slancio liberare di lasciare i commenti aperti a tutti è una grandissima cazzata da oltre vent'anni, ma almeno cdc può fare statistica e calcolare quanti lettori sanno un sacco di cose eppure continuano a capire solo il nulla su letto di nulla.
Ciaparat, è passata la disinfestazione?
maghi 29 aprile 2025
il compositore di corte imperiale di Vienna al tempo di Mozart non era lui, era un veneto. Per non parlare di quante opere pubbliche portano ancora la firma dei Lorena nella mia regione. Gli austriaci hanno sempre amato l'Italia e se non ci fossero stati loro il nord est e i vari ducati e granducati dove erano, sarebbero stati una landa di miseria arretrata come lo era il resto d'Italia, ma hanno sbagliato a rispettarci, perchè alla fine l'impero austro ungarico non esiste più da tempo. Dovevano favorire il meticciato e l'immigrazione, magari dall'Africa e dall'Asia e sarebbero ancora stati i dominatori. Così come fecero i romani coi daci. Ancora la lingua rumena è considerata di origine latina, anche se i romani se ne sono andati da quasi due millenni. Se si vuole sostituire un popolo, è così che si fa: genocidio non significa solo ammazzarli tutti in un colpo; basta anche ammazzarli tutti nel giro di qualche secolo coi sistemi che vediamo sotto i nostri occhi con la nostra, ma anche le altre popolazioni europee occidentali, che abbiano vinto o no la WWII.
maghi 29 aprile 2025
non ti preoccupare. Ci siamo vicini e per tutti. Comunque non ci sopprimeranno con bestialità, ma con l'amorevolezza del covid, con la parvenza che lo faranno per il nostro bene. E i più ne saranno pure contenti.
Ciaparat 29 aprile 2025
Quando uno fa una domanda precisa e puntuale (quali erano le "potenze straniere" in Italia) gli eroi di qusto forum rispondono solo a battute o insulti, non possono fare altro... Carenza di logica, immagino...
Martin 2 maggio 2025
Viene solo da sbellicarsi ad immaginare come sarebbero stati trattati gli staterelli italiani, più o meno come quelli dell' Est Europa
Martin 2 maggio 2025
Ma infatti l' Impero Austro Ungarico era solo una astrazione, ed abbiamo preso Roma mentre Parigi era in mano a Bismarck solo per coincidenza...
Ciaparat 2 maggio 2025
Vedi, gli staterelli italiani sarebbero stati trattati molto male, o forse ignorati. Come sono ignorati il Principato di Monaco, Andorra o il Lichtenstein. Quando è l'ultima volta che ne hai sentito parlare?
E... chi se ne frega?
Perché i bipedi che vivono in quegli staterelli vivono in genere molto, molto bene. Credimi.
Infatti, gli interessi delle persone sono esattamente contrari a quelli degli stati che gli succhiano il sangue (il perché te lo spiego un'altra volta se interessa, con argomentazioni storiche ed economiche). E più uno stato è debole più la gente sta bene.
Alla faccia dei popoli, delle patrie, delle nazioni, delle bandiere, e bla bla...
Ciaparat 2 maggio 2025
Tu non hai preso un cazzo, Martin, e neanch'io. Non eravamo neanche nati. E a quanto ne so, neanche nessuno dei miei antenati ha preso Roma. E se l'avesse fatto non me ne potrebbe fregar di meno...
Nonso 2 maggio 2025
Non eravamo né anche né NATO, ma Ciappy. Ciappy da inciappettare alla puttanesca
Martin 3 maggio 2025
Monaco, Andorra e Liechtenstein sono esistiti solo perche' minuscoli e perche' non contavano niente.
L'Italia dal 1550 fino a quasi il 1850 e' stata letteralmente un campo di battaglia e un bordello per eserciti stranieri.
Sei un perfetto rappresentante della corrente "Francia o Spagna purchè se magna", purtroppo siete ancora in molti. Perche' non sei emigrato in Francia, mi domando.
Martin 3 maggio 2025
Austria e Francia, lo insegnano in terza elementare
Martin 3 maggio 2025
Austria e Francia, lo insegnano in terza elementare
Ciaparat 3 maggio 2025
L'Italia non esisteva. Fino al '700 inoltrato la Repubblica di Venezia, di Genova, la Toscana erano potenze internazionali. Napoli era una delle maggiori città europee. In Piemonte e Lombardia la rivoluzione industriale inizia già nel '700.
(e vorresti averlo il reddito pro-capite di Monaco, Lichtenstein o San Marino, povero italiano...).