L’oca di Mundell e l’eurozona

Robert Mundell
Robert Mundell

Robert A. Mundell, recentemente scomparso in Italia presso la sua villa in provincia di Siena, è stato un economista canadese noto soprattutto per i suoi studi teorici sulle aree valutarie ottimali, esposti in un celebre articolo pubblicato nel 1961 “A Theory of Optimum Currency Areas”.[1]

Fu anche l’ispiratore ideologico, insieme all’economista Arthur Laffer, della cosiddetta supply-side economics, una teoria macroeconomica che ha come postulato la riduzione della pressione fiscale, la deregulation ed i tagli alla spesa pubblica, alleggerendo in questo modo il “peso” economico dei governi al fine di perseguire e promuovere una prosperità basata in definitiva sull’efficienza dei meccanismi di mercato. Una teoria, dunque, in netta opposizione all’economia della domanda (aggregata) di matrice keynesiana.

Tuttavia sono proprio i suoi studi sulle aree valutarie ottimali (AVO) che interessano la nostra analisi riguardo alla moneta unica (Euro).

Alcune premesse d’autore saranno utili per meglio inquadrare e contestualizzare il tutto, riguardo l’unione monetaria europea:

“Sarebbe un errore pericoloso credere che l’unione economica e monetaria possa venire prima dell’unione politica, perché se la creazione dell’unione monetaria e il controllo della Comunità sulle finanze nazionali provocano tensioni che portano al crollo del sistema, l’unione monetaria avrà impedito lo sviluppo di una unione politica, invece di favorirlo” (Nicholas Kaldor, 1971)[2]

In tempi più recenti anche gli economisti Rudiger Dornbusch (1996)[3] e Paul Krugman (1998)[4] hanno rispettivamente sostenuto pesanti critiche sull’unione monetaria in quanto avevano intuito che abbandonare il tasso di cambio flessibile avrebbe trasferito al mercato del lavoro il compito di regolare la competitività e i prezzi relativi e che le perdite di produzione e di lavoro avrebbero finito col prevalere; inoltre, che il rischio di scivolare nella deflazione sarebbe stato davvero concreto.

In effetti ciò che poi è accaduto in Europa ha praticamente trasformato in profezie quanto alcuni economisti avevano scritto:

“gli aggiustamenti agli shock esterni (come la crisi dei subprime) si sono trasferiti sul mercato del lavoro (e quindi sui salari, attraverso l’aumento della disoccupazione), cosa che ha messo sotto pressione le economie nazionali e ha allontanato le prospettive fondate di una unione politica.” (A. Bagnai, 2016)

Ritornando a Mundell, egli fin dal 1965 aveva previsto un’area monetaria europea parallela a quella del dollaro e della sterlina e nel dicembre 1969 presentò un documento a favore della creazione di una moneta europea che, rinnovato, divenne il suo “Piano per una moneta europea”, che lanciò nel marzo 1970 alla Conferenza di Madrid sulle aree valutarie ottimali.

Nel processo storico di unificazione monetaria europea, che va dal Piano Werner al Trattato di Maastricht, c’è sempre stato un tipo di conflitto interno tra “economisti” e “monetaristi” ed in questo scenario Mundell si schierò fermamente dalla parte dei “monetaristi”, i quali credevano che la fissazione dei tassi di cambio e l'adozione di una moneta comune avrebbe assicurato una sufficiente convergenza delle economie intente ad unirsi in una “unione”, soprattutto riferita ai (loro) tassi di inflazione e di interesse. Come emerse nel dibattito accademico, l'importante era capire che “si doveva rinunciare credibilmente all'idea di avere una politica monetaria nazionale autonoma e creare le istituzioni necessarie alla gestione di una politica monetaria comune”. D’altro canto gli “economisti” ritenevano che solo attraverso un lungo processo di convergenza delle economie si poteva approdare, come coronamento, all’adozione di una moneta unica. Tra questi ultimi i tedeschi, che imposero le condizioni più rigorose possibili per la creazione della moneta comune, così come poi si evinse dai criteri di Maastricht e dal Patto di stabilità.

Oggi l’Eurozona, un’area che dal 2015 comprende 19 paesi membri dell’Unione Europea che hanno adottato l’Euro come propria valuta ufficiale, per la sua peculiare struttura giuridico-monetaria è soggetta a crisi continue che da molti economisti sono interpretate come una mancata o pessima realizzazione di un’area valutaria ottimale (AVO, in inglese OCA, Optimum Currency Area). In realtà un'attenta analisi delle crisi (o meglio degli shock) porta a ritenere che la teoria delle aree valutarie ottimali (AVO) non fornisce valide spiegazioni in merito, anzi.

Vediamo brevemente in cosa consiste dunque tale teoria. Elaborata dall’economista canadese R.A. Mundell (1961), si definisce come area valutaria ottimale quella che sia caratterizzata da una perfetta flessibilità e mobilità dei fattori della produzione.

In tal modo gli shock asimmetrici, che colpiscono uno o più Stati membri, possono essere assorbiti mediante la perfetta mobilità dei fattori della produzione, soprattutto del fattore lavoro e dei capitali, che consentono, conseguentemente, una automatica capacità di aggiustamento del mercato. Pertanto per un gruppo di paesi, per i quali vi sia una stretta integrazione riguardante scambi internazionali e facilità nel movimento dei fattori produttivi, converrebbe creare un’area di cambi fissi o un’unione monetaria.

La teoria delle aree valutarie ottimali sostiene che l’unione monetaria favorisce la mobilità dei fattori produttivi (capitale e lavoro) ed anche una maggiore integrazione finanziaria tra i paesi appartenenti all’area stessa. La mobilità del lavoro consente, nell’idea dell’economista canadese, di poter fronteggiare uno shock asimmetrico da parte di una regione che ne subisse il colpo. La mobilità del capitale, da intendersi praticamente in maniera identica all’integrazione finanziaria, permette la convergenza tra i tassi d’interesse nei paesi appartenenti all’area grazie all’assenza del rischio di cambio (nell’area Euro la convergenza nei tassi d’interesse sui titoli pubblici è stata permessa grazie alla politica monetaria della BCE).

Tuttavia, andando per ordine, riguardo alla mobilità del lavoro (un concetto peraltro di diretta derivazione dell’economia neoclassica, per cui nei paesi dove vigono salari reali più elevati si dovrebbe assistere ad una sostenuta migrazione in entrata, non sembra affatto che esso sia stato un fattore verificatosi in maniera decisiva nell’Euro, anzi; non si ritiene che esso sia stato un fattore determinante nel riequilibrare gli shock asimmetrici, proprio perché la sua stessa base concettuale si fonda su un impianto teorico ampiamente criticato e confutato. Facciamo un esempio per chiarire meglio la questione. Per quale motivo i disoccupati italiani dovrebbero trasferirsi in altri paesi europei per trovare lavoro? Il presupposto è che in quei paesi vi sia tutto il lavoro che non c’è in Italia (tutta la disoccupazione europea sia mera disoccupazione frizionale). Basterebbe migrare per trovare nel mercato unico del lavoro europeo infinite opportunità di lavoro. La realtà è che si tratta di una visione distorta di come funzione l’economia e le ragioni di fondo sono le seguenti: questa visione viene portata avanti poiché la mobilità del lavoro è estremamente funzionale al capitale. Questo modello di Europa è strutturalmente disegnato in modo tale da rendere di fatto impossibile perseguire politiche occupazionali funzionali. Nel progetto europeo la disoccupazione è la norma (si pensi ad esempio all’Output-gap e al NAIRU).
“L’opportunità di garantire la piena occupazione sparisce dall’orizzonte programmatico di qualsiasi governo: per questo l’Europa non si pone neppure il problema di come creare lavoro in Italia, ma si pone invece il problema di come spostare i disoccupati italiani fuori dal loro Paese. Si ritiene che il disoccupato debba partire, dando per scontato che lo Stato non si preoccuperà mai di creare il lavoro lì dove non c’è, non agirà mai per combattere povertà e sottosviluppo.

Infatti le masse di disoccupati in movimento agirebbero come una forza che spinge al ribasso i salari nelle aree più sviluppate, dove quei disoccupati fanno concorrenza agli occupati da una condizione di svantaggio: perché senza lavoro, perché stranieri, perché sradicati, perché ultimi. L’ideale europeo di mobilità del lavoro calza perfettamente con la categoria analitica inventata da Marx di “esercito industriale di riserva”[5].

Sulla libertà di movimento dei capitali l’opinione è che non sia un fattore così positivo come viene spesso descritto. Infatti, il fatto che alcune imprese private possano liberamente decidere di delocalizzare la produzione al di fuori dei confini nazionali, può acuire il conflitto distributivo tra le classi sociali all’interno del paese, indirizzandolo in favore della classe imprenditoriale. Non sembra dunque che alla lunga la libertà di movimento dei capitali produca quegli effetti sperati sulla crescita del prodotto. Un minor potere contrattuale della classe lavoratrice può comportare, prima o poi, minori salari reali e quindi un minor livello di domanda aggregata e di produzione.

C’è poi l’aspetto riguardante la politica fiscale. I teorici delle AVO sottolineano che affinché un’area valutaria possa essere definita ottimale è necessaria l’esistenza di un’unione monetaria e fiscale, ossia di un bilancio pubblico comune a tutta l’area, di modo che eventuali shock asimmetrici possano essere affrontati con opportuni stabilizzatori automatici, ossia tramite trasferimenti fiscali in favore delle regioni che mostrano una perdita di produzione e occupazione.

Questo è un punto delicato della questione, in quanto nell’Eurozona, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti, non è presente un’unione fiscale. Con l’Euro la politica monetaria è diventata comune, ma le decisioni di politica fiscale vengono prese singolarmente dai singoli paesi (sebbene vincolati dal Trattato di Maastricht). Manca un sistema di trasferimenti centralizzato, in grado di “sostenere” la capacità di spesa dei paesi in difficoltà.

Se osserviamo il contesto europeo, in particolare al mercato unico, ci rendiamo perfettamente conto che queste capacità di “aggiustamento” non sono presenti, come non lo sono anche quegli automatismi di natura fiscale e/o finanziaria che permetterebbero di assorbire gli shock, al fine di determinare una “ordinaria” riallocazione delle risorse.

Shock che si sono, purtroppo, manifestati con una potenza tale da far emergere le gravi falle di sistema dell’architettura monetaria, tali da far cadere l’Eurozona intera in una situazione in cui le crisi economiche - di volta in volta perpetrate per fattori sia endogeni sia esogeni (dalla crisi finanziaria del 2007-2008 a quella recente sanitaria) – siano la normalità, potremmo dire quasi “endemiche”.

Abbiamo visto, sommariamente, come i paesi aderenti alla moneta unica, dando vita all’Eurozona, non abbiano di fatto costituito un’area valutaria ottimale, anche alla luce dei continui shock che hanno fatto emergere, come detto, le criticità del sistema monetario europeo e dello stesso framework dell’Unione Europea, con le sue istituzioni.

Detto ciò, e concludendo, oltre le mere speculazioni tecniche, Mundell nel teorizzare l’Optimum Currency Area aveva presumibilmente idealizzato di collocare la moneta unica europea anche in una prospettiva più ampia rispetto al progetto “locale”, intendendo con questo proiettarsi verso un sistema monetario internazionale, da lui stesso ampiamente analizzato. L’economista canadese era fortemente convinto che l’esistenza di “un’ancora monetaria stabile” fosse essenziale.

Le sue teorie, però, hanno causato non pochi problemi e danni. L’Euro non ha fatto altro che portare in Europa le deregolamentazioni di Reagan e Thatcher.
Come scrisse Jude Wanniski nel Wall Street Journal: “Senza l’influenza di Mundell, Ronald Reagan non sarebbe mai stato eletto”. L’economia dell’offerta (la supply-side economics), teorizzata dallo stesso Mundell , fu il modello economico della cosiddetta “Reaganomic” (o, secondo la definizione datane da George Bush padre, “l’economia voodoo”): “una credenza magica nei rimedi da ciarlatano dell’economia di mercato che ha ispirato anche la politica della signora Thatcher”.

Come ebbe a dire Mundell stesso sia l’Euro sia la Reaganomic si ispirano alla medesima “filosofia”: “La disciplina monetaria impone ai politici anche una disciplina fiscale”.

Ed ancora “L’euro adempierà pienamente alla sua funzione solo quando arriveranno situazioni di crisi. La soppressione del controllo esercitato dai governi sulla loro moneta impedirà agli sfigati eletti dal popolo di utilizzare il carburante keynesiano, fiscale o monetario, per fare uscire il loro paese dalla recessione.”

E’ del tutto evidente che sulla base di tali premesse, all’insorgere di una crisi, le nazioni aderenti all’Euro, depotenziate sul piano finanziario ed economico, non hanno altre scelte se non quelle di attuare politiche volte alla deregolamentazione, alla privatizzazione dei servizi pubblici, alla deflazione salariale, abbandonando l’idea di perseguire politiche di sostegno alla produzione, all’occupazione, con gravi ripercussioni sul welfare state e sulla crescita economica.

Di Aldo Scorrano - CSEPI

Fonti:

“The euro: beware of what you wish for”, Paul Krugman
“Unione monetaria: un punto di vista italiano”, Alberto Bagnai
“L’ideale europeo di mobilità del lavoro è una guerra tra poveri su scala europea”, Coniare Rivolta (2018)
“Robert Mundell and the Theoretical Foundation for the European Monetary Union”, IMF (1999)
“Robert Mundell, il genio malefico dell’euro”, Greg Palast (The Guardian, 2012)

Note:

[1] Robert A. Mundell, “A Theory of Optimum Currency Areas”, American Economic Review (1961).
[2] Nicholas Kaldor, “The Dynamic Effects of The Common Market”, The New Statesman, (1971).
[3] Rudiger Dornbusch, “Euro fantasies”, Foreign Affairs, vol. 75 n. 5 (1996).
[4] Paul Krugman, “The euro: beware of what you wish for”, Fortune (1998).
[5] http://noirestiamo.org/2018/09/05/lideale-europeo-mobilita-del-lavoro-guerra-poveri-scala-europea/

Commenti (19)

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    1. Luca VFR 24 aprile 2021

      Il problema dell'economia, intesa come scienza, è che vuole regolare, o trovare principi regolativi, in una cosa che essendo dominata dalle passioni umane, anzi dalla passione preminente: l'avere, è come un castello che si va a costruire sulle sabbie mobili. Difatti, immancabilmente, tutte le volte che succede una crisi economica o uno shock qualsiasi gli economisti esordiscono con un: "contrariamente a quanto si poteva supporre...." D'altronde, se ci fate caso, l'economista è lo specialista dell'ex post ma mai dell'ex ante che significa, in parole povere, che ha la stessa capacità di previsione di una chiromante.

      L'esempio più eclatante è stato l'FMI che ha ammesso candidamente d'aver completamente cannato la stima dell'effetto recessivo nella crisi del 2011. Ma, naturalmente, al posto di concludere, con l'evidenza dei fatti, che gli economisti sono una manica di buontemponi e, conseguentemente, non dargli retta, li si segue come fossero oracoli di una non meglio specificata divinità. Sarò malfatto io ma quando sento parlare sti economisti io ho la sensazione, a pelle, di essere davanti ad un venditore di pignatte.

    1. XL 7 aprile 2021

      Giusto.
      Ma alla fine quello che bisogna dire, perché è sia la premessa del discorso, sia la sua conclusione, è che chi fa tecnocrazia, ovvero chi dà la priorità ai mezzi e assolutizza gli strumenti invece che guardare ai fini, non è uno scienziato, ma un cretino scientifico.

      In economia il denaro è uno strumento organizzativo per il benessere, quindi tutte le pippe valutarie non servono a nulla se non sono rapportate al risultato: questo sistema monetario sta funzionando? sta portando benessere?
      Gli antichi (quando l'intelligenza e il buon senso contavano qualcosa) dicevano contra factum non valet argomentum quindi mi frega altamente delle aree ottimali o non ottimali, mi interessa che l'euro fa cagare e ha peggiorato notevolmente le nostre vite.
      Ergo va messo in pattumiera il più in fretta possibile e sostituito con qualcosa di più ragionevole.

    1. Cangrande65 7 aprile 2021

      Boh...
      Io so solo che nel tanto vituperato medioevo, quel figuro lo avrebbero dissepolto, processato e impiccato da cadavere. Poi il corpo, portato a cavalcioni, girato dall'altra parte, su una mula , per dileggio e gettato il cadavere nel fiume.
      Come occorrerebbe, qui, fare per Ciampi, Andreatta, Spinelli e tutta le genìa dei traditori defunti.
      Per quelli, purtroppo, ancora vivi, abbiamo l'imbarazzo della scelta.

      P.s.: articolo troppo ridondante e auto-referenziale, che sicuramente non va a vantaggio della comprensibilità media e quindi non a favore della diffusione degli articoli del sito, oso permettermi.

      Che fine ha fatto, il ben più chiaro, diretto e preparato Fabio Conditi ?
      Inoltre sono spariti Leopoldo Salmaso, Zory Petzova e Raffaele Varvara. A mio parere, delle vere colonne.
      C'è un motivo ?

    1. danone 7 aprile 2021

      Finalmente un analisi del CSEPI con cui mi sento di concordare.
      La sintesi è che l'area monetaria-valutaria comune è stata voluta, in barba ad ogni obiettivo che migliorasse le performance dei paesi aderenti, per renderli schiavi di un'autorità tecnica centrale-unica, non democratica, non politica, non eleggibile e non rappresentativa dei popoli, ma delle elite finanziarie-bancarie usuraie. Si vede da lontano anni luce che è così.
      C'è anche una semplice soluzione alla stabilità della moneta, ma nessuno la vuole prendere in considerazione, perchè tutti sono cresciuti con la didattica economica neo-liberista, quindi sebbene riescano a liberarsi da certi dogmi, palesemente predatori dei modelli economici e monetari vigenti, non si accorgono che le loro stesse categorie mentali, usate per pensare alla moneta e all' economia, sono già loro in sè stesse neo-liberiste, quindi dovrebbero prima rendersene conto e poi liberarsene, prima di riflettere sulle soluzioni efficaci da introdurre, per ristabilire parametri logici e giusti in ambito economico.
      Faccio una domanda idiota, ma che sotto-sotto..
      perchè il cm è stabile e l'euro no? eppure sono due unità di misura..
      Chi sa rispondere a questa domanda scopre e capisce la vera truffa insita nel sistema monetario neo-liberista della moneta-fiat.
      Buona riflessione.

    2. AlbertoConti 7 aprile 2021

      Ci provo. Perchè la lunghezza è stabile mentre la donna è mobile. (l'euro come ogni moneta è anche misura del valore, e si sa che la donna è più valorosa dell'uomo, perciò è un buon esempio)

    3. danone 7 aprile 2021

      Apprezzo il tentativo anche se non è la risposta esatta :-))
      Aggiungo un elemento..la moneta come il cm, il kg, il litro, etc, devono essere in sè dei valori fissi e stabili, presi come campioni standard, se no non possono essere utilizzati come misura del valore delle grandezze che misurano.

    4. danone 7 aprile 2021

      Apprezzo il tentativo anche se non è la risposta esatta :-))
      Aggiungo un elemento..la moneta come il cm, il kg, il litro, etc, devono essere in sè dei valori fissi e stabili, presi come campioni standard, se no non possono essere utilizzati come misura del valore delle grandezze che misurano.

    5. AlbertoConti 7 aprile 2021

      Cedo, troppo difficile ....

      Scherzi a parte penso che la concezione più autentica della moneta sia quella FIAT, indipendentemente dal sistema ideologico che la governa. Se poi questo è il neoliberismo è un problema aggiunto a quello di un'area valutaria non ottimale, per di più priva di politiche fiscali uniche.

    6. AlbertoConti 7 aprile 2021

      Cedo, troppo difficile ....

      Scherzi a parte penso che la concezione più autentica della moneta sia quella FIAT, indipendentemente dal sistema ideologico che la governa. Se poi questo è il neoliberismo è un problema aggiunto a quello di un'area valutaria non ottimale, per di più priva di politiche fiscali uniformi, o meglio ancora identiche.

    7. Cangrande65 7 aprile 2021

      Come era il ducato, moneta solamente di conto, nella Repubblica Veneta.

    8. danone 7 aprile 2021

      moneta solamente di conto

      Fuoco.
      Non chiamiamola moneta, ma unità di conto.
      Il mezzo di scambio creato dal nulla bisogna considerarlo solamente una unità di conto senza valore, come la fish di un casinò, un numero su un supporto. Se si distrugge non si perde valore, perchè la possiamo sostituire, essendo solo un rappresentante del vero valore che è depositato altrove, allora perchè se la scambiamo ha valore?
      Infatti non ha valore, ma funziona (viene accettata) perchè è un'informazione numerica contabile precisa e riconoscibile, il cui passaggio di mano indica che si sta trasferendo la proprietà di un tot di valore economico, indicato dal numero sul supporto, da un venditore ad un compratore, e nel casinò da un giocatore ad un altro, ma il vero valore rimane altrove, in deposito.
      Se noi adottassimo come mezzi di scambio delle vere unità di conto, potremmo definire come "moneta", solo la "quantità campione" di valore economico, che stabiliremo essere il nostro standard di riferimento, per fissare la misura del valore economico, che resterebbe così fissa e stabile, come il cm, perchè decisa per convenzione. Oggi, facendoci credere e considerando la moneta fiat come un valore in sè, seppur convenzionale (ma non cambia il concetto), ovvero considerando il mezzo di scambio come misura del valore, e non solo come unità di conto, è chiaro che più ne emetto, più perderà di valore la singola unità di misura monetaria.
      Quindi la moneta diventa una misura del valore variabile, solo e unicamente perchè è usata innaturalmente come mezzo di scambio fiat, mentre un agire corretto vorrebbe la moneta, da quando siamo entrati in un regime di creazione fiat del mezzo di scambio, solo come misura stabile del valore economico, quindi un riferimento comune standard, e come mezzi di scambio fiat, utilizzare delle unità di conto (fish) create al bisogno, non considerandole più come merce di valore, ma solo come riferimenti contabili, come bisognerebbe considerare, già dal 71, la moneta fiat.
      Ciò implica che la moneta debito fiat, così come viene creata oggi e contabilizzata a debito, sia un falso logico-scientifico ed una truffa in sè, non solo perchè ci usurano nel prestarcela.

    9. Guido Bulgarelli 8 aprile 2021

      voglio Danone al MEF!

    10. Cangrande65 8 aprile 2021

      Grazie per l'ottima spiegazione.
      Sì: "unità di conto", volevo dire.
      E questo è uno dei motivi per i quali la Repubblica Veneta doveva scomparire.
      Teniamo conto che, col Congresso di Vienna, l'UNICO Stato che non è stato "riesumato" è stata proprio la Repubblica Veneta.
      Chissà perché...

    11. AlbertoConti 8 aprile 2021

      Non so se ho capito bene, ma intravedo dei problemi non di poco conto in questa interpretazione.
      Intanto la "misura stabile del valore economico" non può esistere. Il valore delle merci lo attribuiscono gli individui che interagiscono tra loro all'interno di una società composita e numerosa. Le dinamiche sociali stesse inducono i soggetti ad attribuire valori variabili nel tempo alle stesse merci, vedi ad es. il fenomeno della moda. Da qui la famosa legge della domanda e dell'offerta, che trova nel suo punto di equilibrio il valore istantaneo di una merce, che cambia in continuazione. Non esiste quindi una merce di riferimento che faccia da campione di un valore stabilizzato. Si è provato con l'oro, la più incorruttibile delle merci rare, ma neppure quello funziona a quanto pare.
      Forse chiamando la moneta un "diritto di prelievo" le cose si capirebbero meglio. La moneta ha infatti una caratteristica insopprimibile che è la conservabilità, che ne consente l'accumulo. Altrimenti nessuno potrebbe fare acquisti con pagamento "cash", il più diffuso, se prima non avesse accumulato una sufficiente quantità di moneta, che gli conferisce un diritto di prelievo limitato ma universale su qualsiasi merce in vendita. La moneta diventa così la quintessenza del valore, non può perdere questa caratteristica, che non è separabile dalle altre funzioni. Ed è proprio da qui che nascono le peggiori contraddizioni e aberrazioni nell'uso reale della moneta.
      In quanto appartenente alla sfera del diritto, la moneta è un concetto astratto che concorre a determinare le regole di convivenza civile all'interno della società. La contabilizzazione della moneta per un verso ne rappresenta l'essenza; la moneta fiat se non la contabilizzi non esiste. Dall'altro si presta ad interpretazioni di parte che, in quanto arbitrarie, possono facilmente essere improprie. Come l'esempio che fai del debito associato all'emissione di moneta: vero per il singolo individuo (chiunque può creare moneta fiat prestando il proprio denaro a qualcun altro, cioè creando un debito al beneficiario del prestito, che è anche un credito per il prestatore, cioè una forma di diritto di prelievo acquisita, conservabile o cedibile a terzi, coesistente col denaro prestato, ora nelle mani del beneficiario del prestito; una contemporaneità di due quantità uguali di moneta appartenenti a due diversi soggetti, che dura fino all'estinzione del corrispondente debito stesso, magari dopo anni - es.: presto 100 euri per 2 mesi, ho creato altri 100 euri per 2 mesi, che prima non esistevano nel sistema), falso per uno Stato monopolista della moneta e responsabile unico della sua gestione, che potrebbe emettere moneta senza debito per nessuno (che sia per questo che hanno tolto queste prerogative "naturali" agli Stati? Per nascondere la falsificazione di cui stiamo parlando?).

      Ricordo anche che la partita doppia, interpretata da molti come metodo "scientifico", consente di attribuire il dare e l'avere ai vari attori economici, o meglio a loro particolari funzioni, in modo assolutamente arbitrario. E questo può diventare fonte di aberrazioni se l'arbitrio è usato a sproposito. Le banche sono specialiste in questi casini nei loro bilanci contabili, basati più sulla "consuetudine" che sul buon senso.

      Quanto alla scientificità nella dimensione del diritto sarei molto cauto. Meglio parlare di principi, sempre discutibili, e di logica nell'applicazione degli stessi. Ha poco a che fare col metodo scientifico sviluppato per meglio comprendere i fenomeni naturali. Non c'è niente di più artificiale della moneta, e non potrebbe essere altrimenti.

    12. danone 8 aprile 2021

      "Intanto la "misura stabile del valore economico" non può esistere. Il valore delle merci lo attribuiscono gli individui che interagiscono tra loro all'interno di una società composita e numerosa. Le dinamiche sociali stesse inducono i soggetti ad attribuire valori variabili nel tempo alle stesse merci, vedi ad es. il fenomeno della moda. Da qui la famosa legge della domanda e dell'offerta, che trova nel suo punto di equilibrio il valore istantaneo di una merce, che cambia in continuazione."

      Non confondere la valutazione di un bene, attività certamente collegata alla logica della domanda/offerta, tra un compratore ed un venditore, che dovranno necessariamente accordarsi su un valore-prezzo comune da attribuire al bene, per realizzare la vendita-scambio, con il metro di misura che usano per valutarlo (in euro, in dollari, in yuan; etc).
      Per valutare che un bene vale 10 euro, noi usiamo l'euro come unità di misura del valore. Se quell'euro fosse un riferimento comune standard stabile, riferibile ad una quantità di valore precisa, stabilita in convenzione (lascia perdere adesso chi la fa, chi decide, andremo lunghi), non cambierebbe nulla alla contrattazione fra privati per stabilire il valore di un bene che si vuole scambiare, anzi sarebbe più facile, non dovresti verificare in continuazione a quanto corrisponde oggi il valore del cm che usi per misurare la lunghezza della strada.
      Avere un metro di misura del valore economico stabile, non esclude, in ambito economico, la contrattazione necessaria per attribuire un valore ad un bene, che dipenderà da molte altre variabili "ambientali-irrazionali-indeterminabili" in gioco, con cui però il metro monetario e la sua logica di funzionamento non centrano nulla.

      "Forse chiamando la moneta un "diritto di prelievo" le cose si capirebbero meglio. La moneta ha infatti una caratteristica insopprimibile che è la conservabilità, che ne consente l'accumulo."

      Questo è proprio il punto che contesto al neo-liberismo e che secondo me bisogna scrollarsi di dosso come concezione ormai interiorizzata.
      La moneta mezzo di scambio fiat non può più essere considerata una riserva di valore.
      Io contesto alla radice, considerandola come la causa del male neo-liberista, la teoria del valore convenzionale, attribuito ad un mezzo di scambio emesso fiat, scollegato da ogni riserva a copertura dell'emissione.
      Ovviamente se il mezzo fiat non è più una riserva di valore, non può più avere la funzione di contro-valore del bene scambiato, quindi cambia proprio la natura stessa del mezzo, che non è più un mezzo di pagamento con valore, ma diventa un documento-informazione contabile, necessario per certificare il passaggio di tot valore economico, presente-contenuto nel bene scambiato. Il numero monetario, nel mezzo fiat, non dovrebbe corrispondere più nella percezione della gente, al valore del mezzo stesso, ma dovrebbe corrispondere, come è in realtà, alle unità di conto riferibili alle unità di misura del valore (gli euro), individuate nel bene oggetto dello scambio. In questo modo noi possiamo riconoscere il valore economico reale posseduto solo dai beni/servizi reali, eliminando la necessità di riconoscere o introdurre il finto valore convenzionale, inesistente, e che continuiamo ad attribuire ai mezzi di scambio fiat, che così ci vengono indebitati collettivamente all'atto della creazione, prima che individualmente nel prestito.

      "La moneta diventa così la quintessenza del valore, non può perdere questa caratteristica, che non è separabile dalle altre funzioni."

      Tu confondi il valore-prezzo di un bene che ne è anche misura, dal metro di misura che usi per valutare-misurare il valore economico dei beni.
      La moneta come quintessenza del valore non è sbagliato, ma nel senso che la moneta è la misura del valore e basta, il mezzo di scambio fiat è solo un numero su un supporto, quindi non ha più senso il suo accumulo, ma il suo utilizzo. Si crea al bisogno. E' corretto anche la definizione di "diritto di prelievo", ma sapendo che se ce l'hai in mano è perchè hai già ceduto un tuo bene dal valore economico reale.

      "In quanto appartenente alla sfera del diritto, la moneta è un concetto astratto che concorre a determinare le regole di convivenza civile all'interno della società."

      La moneta come precisa misura del valore, stabilita in convenzione, appartiene certamente alla sfera del diritto, con tutte le implicazioni che ciò comporta, come la titolarità di realizzare un cambio di proprietà, ma come metro di misura, e questo aspetto viene prima, appartiene alla sfera dei principi-concetti logici-fisico-matematici, come il litro, il kg e il cm e ogni altro metro di misura di grandezze fisiche reali.

      La contabilizzazione della moneta per un verso ne rappresenta l'essenza; la moneta fiat se non la contabilizzi non esiste

      Certo, perchè il mezzo fiat-unità di conto ha esclusivamente funzione contabile, registrando nei bilanci il valore del bene scambiato, null'altro deve fare, è una semplice informazione contabile nella sua essenza.

      Scusami per la lunga e non molto chiara risposta.
      L'argomento come sai è più ostico a spiegarlo che a capirlo, al di là poi del condividerlo o meno.
      L'unico punto che è ancora discutibile e critico anche per me tutt'ora, è come si fa a stabilire il valore campione che diverrà la misura adottata per misurare-valutare gli altri beni. Sebbene una volta stabilita, qualunque essa sia, essa diventi oggettiva-comune a tutti, ciò non toglie che, come parametro che cerca di interpretare il reale, deve ricercare il più possibile correlazione anche con un'oggettività il più assoluta possibile nel mondo reale, al di là che sia già comune a tutti quelli che la adottano e la usano. E quì le cose si complicano, ma è una della frontiere della ricerca, per cui ci sta che sia un discorso tutto da esplorare.

    13. AlbertoConti 9 aprile 2021

      Grazie per l'attenzione e l'analisi.

      Mi limito a risponderti su un solo punto:

      "La moneta mezzo di scambio fiat non può più essere considerata una riserva di valore.
      Io contesto alla radice, considerandola come la causa del male neo-liberista, la teoria del valore convenzionale, attribuito ad un mezzo di scambio emesso fiat, scollegato da ogni riserva a copertura
      dell'emissione."

      Temo che qui l'ideologia, neoliberista o altro, c'entri poco o nulla.
      Fino a che si resta ancorati alla logica economica dello scambio, ogni forma che volessimo dare alla moneta è riconducibile al baratto: io ti do un bene reale, tu mi dai l'equivalente di qualsiasi altro bene reale. La misura del valore serve proprio ad evitare contestazioni future sullo scambio effettuato, basate sull'opinione di parte che lo scambio non sia stato equo, poichè il valore percepito dell'oggetto ceduto è superiore a quello dell'oggetto ricevuto in cambio. Do ut des, in pari misura (detta valore), questa è la logica. Non è certo l'unica logica possibile per fondare una comunità civile, ma è quella che abbiamo ereditato nei millenni, e non è ragionevolmente sensato pensare che cambi nell'arco della nostra generazione o della successiva. Quindi non si tratta di assumere questo stato di cose come assoluto, ma più banalmente di accettarlo come dato storico, che ha attraversato tempi di egemonia delle più disparate ideologie.
      La moneta, come istituzione sociale, è il "superamento" del baratto ai soli fini pratici, non ideologici.
      La fonte della moneta, FIAT o garantita all'emissione da un controvalore tesaurizzato, è indifferente, slegata dall'uso che se ne fa quotidianamente e diffusamente, che è l'unica cosa che ne determina l'essenza, la definizione, l'esistenza stessa, che riguarda il mondo delle convenzioni sociali astratte.

      Per questo sostengo che la moneta è sempre stata FIAT da quando la si è inventata. La riserva di valore all'emissione è sempre stata, quando ci si credeva, un falso ideologico, giustificato dall'esigenza di contenere l'inflazione monetaria. Oggi, semplicemente, a questo scopo si usano altri metodi, e quella truffa ideologica non serve più (si adottano ben altre truffe, e qui sì che il neoliberismo c'entra eccome). Che fosse una truffa è ulteriormente provato dal fatto che la "riserva di valore", oro o altre valute, si è progressivamente sempre ridotta rispetto alle masse monetarie emesse in quel regime di gestione monetaria, fino a diventare una percentuale risibile.

      Il fatto di accettare che la moneta sia intrinsecamente FIAT aiuta a capirne la "natura", al 100% artificiale e astratta, o "virtuale" come si usa dire oggi.

      A questo punto che problema c'è ad attribuire alla moneta anche la proprietà di riserva di valore? Se non lo si fa come la spieghi la sottostante logica del baratto nelle relazioni sociali, anche tra sconosciuti, però legati dal rispetto di leggi e convenzioni locali comuni?

    14. Luca VFR 24 aprile 2021

      In realtà anche la Repubblica di Genova.

    1. RUteo 7 aprile 2021

      Complimenti per l'articolo

      Berlusconi è diventato ricco con l'intelligenza , slogan dei dotti del tempo , che essendo meno intelligenti rimasero poveri e sempre poco intelligenti e tutt'ora lavorano perché sia più ricco e più intelligente , mentre di Mario Draghi so poco o nulla , se non che ci salverà dal disastro di Mario Draghi l'altro , quello che Cossiga indicava come Vile Affarista .

    2. Luca VFR 24 aprile 2021

      San Mario Draghi, uno e trino?

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