Lo zoccolo marcio del covidismo

le parole sono pietre

A tutti coloro che esultano chiassosamente e stappano crodini allo champagne perché la demolizione dell'assetto narrativo pandemico sarebbe ormai in atto anche da noi, vanno ricordate due cose. La prima è che, ben lungi dall'innestare la retromarcia, il Drago va avanti con l'agenda, e da domani entra in vigore l'obbligo di possesso di Super Green Pass per tutti i lavoratori, compresi gli autonomi e i microimprenditori, che abbiano compiuto i cinquant'anni. La disposizione viene corredata dalle solite minacce di controlli a tappeto e multe da migliaia di euro: come al solito, sanno che basterà lo spauracchio di una divisa per rimettere in riga diversi riottosi. Altri si ritroveranno, loro malgrado, a lavorare in nero non avendo la carta verde. Un'ulteriore stretta al cappio che ci hanno messo intorno al collo: tutto va a meraviglia sul fronte dell'annientamento socioeconomico dell'Italia. La seconda cosa da ricordare ai festaioli precoci è che si è venuto a creare dall'altra parte uno zoccolo marcio di covidisti oltranzisti capaci di arrivare, in un eccesso di devozione sanitarista, a non fidarsi neanche più del governo che fino a ieri avevano idolatrato; sono quelli che continuano a mascherinarsi all'aperto, trascinando in un gorgo di conformismo e paranoia i loro simili più pavidi; sono quelli che ci resterebbero male se il lasciapassare venisse revocato; sono quelli che si sono creati, intorno a questa immonda impostura, un'identità che è un po' uniforme e un po' camicia di forza. Nelle scuole, per citare uno dei templi della "cultura" covidista, serpeggerebbe il malcontento fra docenti e genitori, ma non per le chiusure arbitrarie con il consueto calvario di tamponi e quarantene a catena, bensì perché, avendo il governo reso meno rigide le norme in materia, nei plessi si metterebbe quotidianamente a rischio la vita propria e di tutti i famigerati familiari "fragili". Particolarmente delicato sarebbe il fronte delle scuole dell'infanzia, dove nugoli di maestre piangono e fottono, lamentando l'impossibilità di tenere a distanza un bambino di cinque anni, l'insufficienza della dotazione governativa di ffp2 e la necessità di tamponarsi comunque una volta alla settimana, a prescindere, nonostante le tre dosi del vaccinoide e l'aver inevitabilmente contratto la fatale malattia fra una siringa e l'altra. Altro che stappar bottiglie: il covidismo è più vivo che mai e può contare sulla fede di milioni di individui che giammai prima avevano creduto a qualcosa. Lo zoccolo marcio del covidismo è del tutto irrecuperabile.

Commenti (1)

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    1. Brule 14 febbraio 2022

      Che poi, andare in giro mascherati sarebbe anche vietato.
      Come spiegheremo ai posteri questa pazzia, non lo so.
      Il primo giorno di obbligo, era il 2020, eravamo al supermercato con il fazzolettone - non c'erano mascherine, tipo assalto al treno nei film western.
      Il personale alla cassa era sbigottito.
      Due anni e chissà quanti altri così.
      E in autunno comincia la sarabanda per la quarta dose, solo per i più fragili (che scommetto coinciderà con gli over50).

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