L'ITALIA E' SOTT'ACQUA, MENTRE L'URAGANO AMERICANO HA DELUSO I CLIMATOLOGI

L'ITALIA E' SOTT'ACQUA, MENTRE L' URAGANO AMERICANO HA DELUSO I CLIMATOLOGI
Emilia Romagna, ottobre 2024
In questo ennesimo fine settimana di catastrofi ambientali vediamo l'Italia flagellata da frane, alluvioni, crolli, esondazioni. Da quanto tempo nel vostro comune non si fa manutenzione seria e profonda a strade, rete fognaria, ponti, fossi e canali? Da quanto tempo la tanto sbandierata "cura e salvaguardia" del territorio è lasciata a se stessa? "E' colpa del cambiamento climatico". Non di trenta anni di tagli e politiche di austerità anti sociali e anti popolari. E via alle drammatiche situazioni che vediamo nei vari territori, dove si userà l'emergenza per riconfigurare vita civile, economia e assetto del territorio. Che non è lasciato affatto alla deriva, nel senso che al momento giusto sarà curato alla grande: assicurazioni obbligatorie anticatastrofe, accentramento della popolazione rimanente verso le metropoli, e tutto quello che volete, inclusa la speculazione edilizia e la legittimazione totale delle politiche green di deindustrializzazione e disoccupazione in corso. E' con l'emergenza che si fanno le politiche shock. Da dove viene l'idea, l'ideologia del catastrofismo per il reset generale? Buona lettura.

POVERO MILTON, UN URAGANO CHE HA DELUSO I CLIMATOLOGI
Di Franco Maloberti

Per un po' di giorni siamo stati bombardati dalle previsioni catastrofiche riguardanti l'uragano Milton. Le televisioni nostrane hanno fatto vedere grandiosi preparativi, con pannelli di legno avvitati a protezione delle case di pseudo-cartone degli americani. Poi, grandi serpenti di macchine che fuggivano dalle zone del possibile "landfall". Tutto questo non è così ingiustificato, dato che un uragano non è una pioggerellina da niente. Gli uragani sono cattivi, ma gli uragani nella zona del golfo del Messico non sono una rarità. Viene allora il dubbio che l'enfasi sia stata per far credere che questo disastro annunciato sia colpa dei "cambiamenti climatici", quelli che una volta erano "riscaldamento globale".

Infatti, se c'è siccità è colpa dei "cambiamenti climatici". Se c'è la pioggia è colpa dei "cambiamenti climatici". Se fa caldo d'estate è colpa dei "cambiamenti climatici". Se fa freddo d'inverno è colpa dei "cambiamenti climatici". Il tutto declamato da impaurite bellocce dei telegiornali. Figuriamoci allora se c'è un uragano!

Ci sono sempre dei baldi climatologi che spiegano al volgo che i "cambiamenti climatici" sono quelli che hanno peggiorato la situazione negli ultimi vent'anni o giù di lì. Poverini, non sanno che l'asse dei tempi del clima è di centinaia o anche di migliaia di anni e usare un periodo di qualche decina è da stupidi o in malafede. Poi, che ora la situazione sia peggiore è tutto da dimostrare.

Torniamo a Milton. È un uragano che è cresciuto di categoria nel golfo del Messico per arrivare, al largo, a categoria cinque, il massimo della scala Saffir-Simpson. Vicino alla costa, come sempre avviene, ha ridotto di intensità ed ha effettuato il "landfall" in categoria tre. Dopo aver attraversato la Florida, facendo uno sconquasso relativo, è diventato tempesta tropicale.

Questo Milton è un bell'uragano, ma non così anomalo. Se si va sul sito https://www.weather.gov/mob/tropical_events si trova la storia degli uragani del passato e si può verificare che come questo Milton ce ne sono stati parecchi, e anche di molto peggio. Tra i peggiori, quelli di categoria cinque, abbiamo il San Felipe del 1928, il Labor Day del 1935, Camille del 1969, Andrew del 1992, Michael del 2018, e, il più noto, Katrina del 2005 che distrusse New Orleans. Poi, ce ne sono molti di categoria quattro distribuiti a caso negli anni.

Si trova anche un sito, il geopop.it, che fornisce la statistica degli uragani più forti e distruttivi della storia. Milton è nelle liste ma questo è per prestazioni prima del "landfall". Comunque, per la velocità dei venti, vince Allen del 1980 con 305 km/h, seguito da Labor Day (1935) con 295 km/h. Per la pressione minima al vertice c'è Wilma (2005) con 882 mbar seguito da Gilbert (1988) con 888 mbar. Milton è sempre in media classifica.

In realtà, da un punto di vista della frequenza, c'è un leggero incremento nel numero di tempeste tropicali, ma questo è, presumibilmente, dovuto all'aumentata raffinatezza degli strumenti di osservazione. Ora si usano satelliti e misure remote dei parametri fisici, tipo pressione e velocità del vento. Decine di anni fa questo non era possibile e molte tempeste tropicali, inclusi gli uragani che si esaurivano nell'oceano, non erano registrati.

Come nascano gli uragani non è molto capito. Una spiegazione semplice è che si formano nelle zone tropicali e subtropicali dove la temperatura del mare è alta e per l'umidità si formando delle perturbazioni che portano in alto l'aria calda e umida. Questa, arrivata in quota, si condensa e attira altra aria calda provocando così un processo a reazione positiva. Perché, e come venga innescata la reazione positiva, non è chiaro e non si capisce quale sia il legame tra tempeste tropicali e gli irregolari cicli El Niño-La Niña. Ora c'è El Niño (fase calda) e nonostante questo il NOAA (Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory-AOML) non lancia allarmi. Quanto prevede è, grosso modo, la norma.

La novità dei nostri tempi è che, come sembra, ci siano tecnologie atte a creare, controllare e dirigere gli uragani. È ormai consolidata la tecnica di inseminazione delle nuvole per provocare la pioggia. Invece, per gli uragani il problema non ha soluzioni ben definite. Seminare le nubi con particelle di ioduro d'argento, per incoraggiare la formazione di precipitazioni nelle altitudini più elevate dell'uragano, non ha avuto successo, come è stato verificato negli anni '60. Agire attorno o sul mare dove passa l'uragano sembra ora una strada da seguire (o seguita). Sui social media, dopo le distruzioni degli uragani Helene e Milton, si sono diffuse voci secondo le quali qualcuno aveva causato o alterato le tempeste tramite qualche tecnica di modifica del meteo. Le affermazioni sono state immediatamente classificate come assolutamente false, anche se ci sono stare curiose deviazione di uragani, come quello di Helene che ha colpito aree del Nord Carolina dove, dicono gli abitanti, il governo vorrebbe sequestrare i terreni per estrarre il litio.

Comunque, tecniche di modifica del clima sono di antica data. Il progetto americano Cirrus, iniziato il 28 Febbraio 1947 e condotto da General Electrics, doveva studiare le particelle di nuvole e la loro modifica. Il progetto è andato avanti fino al 1952. Il progetto americano Stormfury del 1962 era per ridurre l'intensità degli uragani. Il governo degli Stati Uniti con l'operazione Popeye aveva usato l'inseminazione delle nuvole per creare precipitazioni extra e interrompere le catene di approvvigionamento nemiche durante la guerra del Vietnam, 1967-72. Le recenti anomale e disastrose piogge a Dubai non sembrano certo un fenomeno molto naturale.

I climatologi nostrani strillano che la colpa è del "cambiamento climatico", la bestia nera dei nostri tempi. Per questa operazione, che serve a impaurire la gente comune, sono aiutati dalle televisioni. Ad esempio, in un telegiornale di giorni fa è stato "intervistato" Luca Mercalli, presidente della Società Metereologica Italiana e catastrofista. Ovviamente per Luca, adornato da uno sgargiante papillon, Milton è uno degli uragani più potenti degli ultimi decenni e deve la sua forza ai cambiamenti climatici. Questi hanno causato, pensate, l'aumento di due gradi della temperatura media superficiale degli oceani. La prima osservazione è traballante, di uragani anche più potenti ce ne sono a bizzeffe; per la seconda affermazione, il nostro ha dimenticato di dire che l'aumento di due gradi è in Fahrenheit che sono circa il doppio dei gradi Celsius. Poi, l'aumento sarebbe quello dal 1920 a oggi. C'è stata dopo il 1920 una diminuzione e poi una risalita; dal 1940 l'aumento è di soli 0,5 gradi Celsius. Ancora una volta si deve dire che la misura delle temperature (o le sue stime) di decine di anni fa era molto imprecisa. Pensare che la misura della temperatura media degli oceani del 1920 abbia una precisione di una frazione di grado è da falsificatori incalliti.

Negli USA la situazione è simile. Una bionda fanciulla, Gloria Dickie, giornalista che scrive di cambiamenti climatici (ma non si sa dove abbia conseguito le competenze scientifiche), dice anche lei che Milton è stato rinforzato dai "cambiamenti climatici". Questo perché la tempesta si è intensificata a uragano di categoria cinque in meno di 24 ore. Altri catastrofisti, come il World Weather Attribution, dicono che Milton abbia impiegato due giorni per intensificarsi, ma 24 ore van bene lo stesso. Poi, sempre secondo Gloria, il vento è stato, udite udite, maggiore del 10% e le piogge del 20% (ma di cosa?).

Ci sono poi altri catastrofisti (Wehner e Kossin) che vogliono aggiungere una sesta categoria alla scala Saffir-Simpson, quella degli uragani, dato che dall'altra parte del mondo ci sono stati tifoni (il nome diverso che è dato alle tempeste tropicali nell'Asia) con venti che erano entro limite della quinta categoria (che è per venti maggiori a 252 km/h) ma in fascia alta. Quattro tifoni hanno raggiunto venti di circa 310 km/h. Inventare una nuova categoria per quei pochi casi non è così necessario, a meno che questi Wehner e Kossin non vogliano sottolineare una pericolosità (e attribuirla, ovviamente, ai "cambiamenti climatici") che è sempre esistita.

C'è da dire che per i climatologi, avere sconvolgimenti atmosferici, tempeste, e meglio ancora, uragani è di vitale importanza. Come gli stregoni della pioggia, la loro pagnotta dipende da questi fenomeni "estremi", e da una loro esasperata presentazione. Avere eventi che la gente ritiene normali (cioè quanto la natura decide con la sua variabilità e imponderabilità), renderebbe disoccupati tutti i climatologi. In questo frangente, Milton non ha fatto il suo dovere. Ha deluso le previsioni e provocando danni così limitati che è stato rapidamente archiviato.

Di Franco Maloberti

19.10.2024

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.

Commenti (17)

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Mostra commenti 17 caricati
    1. alessandroparenti 20 ottobre 2024

      Certamente sarà una montatura il cambiamento climatico, ma se penso che dopo giorni di maltempo il 20 di ottobre, oggi, ero in maniche corte alle 8 di sera perchè ci sono 17 gradi non so cosa credere. E le massime di 25 gradi quando c'è il sole per quasi tutto il mese di ottobre negli ultimi anni passati mi danno da pensare. Da bambino e per tutti gli anni in cui ero a scuola(1974/1987) ricordo che spesso ottobre inoltrato era il mese delle prime nevicate.

    2. pieros 21 ottobre 2024

      Boh.io mi ricordo che più o meno 40 anni fa ero in spiaggia a Milano marittima il 20 dicembre a giocare a beach volley x il compleanno di un amico. con più di 25 gradi . Si vede che non ci sono più le mezze stagioni,come raccontavano le vecchie zie.
      A titolo di cronaca vi è un sito su attività solare che mi pare poco studiato x eventuali relazioni col clima.

    3. alessandroparenti 21 ottobre 2024

      Non voglio dubitare della tua memoria. Ma 40 anni fa 25 gradi a dicembre non li ho mai visti. Mi è rimasto impresso un giorno poco prima di Natale nel92 o 93 quando mi sono svegliato un sabato a mezzogiorno, ai tempi dormivo a piacimento. C'erano 18 gradi per via di uno scirocco durato comunque poche ore. Ricordo la circonvallazione piena di motociclisti che non volevano perdere l'occasione unica. E comunque poche ore ed episodio isolatissimo. I bagni ai laghi per tutto ottobre con 25 gradi nel pomeriggio sono cose degli ultimi 10 anni. Ed è la norma.

    4. IlContadino 21 ottobre 2024

      Qua in valle sono arrivati i gechi, ne ho visto uno l'altro giorno a casa dei miei genitori, io abito un po' più in su, ancora da me non ci sono, li aspetto nei prossimi anni.
      Il primo geco lo incontrai in Messico da ragazzo, mai avuti gechi in casa, li vedevo nei documentari.
      Meglio che ci siano, mangiano le zanzare.
      Del resto, ora abbiamo le zanzare anche in ottobre, prima non ce n'erano nemmeno a luglio.
      Ancora un po' e avrò il problema delle iguane nell'orto;-))

    5. CptHook 21 ottobre 2024

      Ne ho uno a casa a Bracciano che uso come coccodrillo da guardia...

    1. sbregaverse 20 ottobre 2024

      Vox populi vox dei:
      "PIOVE GOVERNO LADRO"

    2. sbregaverse 20 ottobre 2024

      Certo è che un povero cristo non può, da ogni circostanza,
      cavar fuori qualcosa che meriti :
      il PRIZE.

    1. Kajros 20 ottobre 2024

      Solita geoingegneria / haarp di metà anno o giu' di li' per creare disconessioni energetiche mentali , destabilizzare i focus dei governi , ri -settare l'agenda setting...storie che vediamo da anni.. chi lo nega è solo un Fanpagino o un butacchino di m.

    1. clausneghe 20 ottobre 2024

      Quello che mi colpisce di più nel vedere i vari video delle varie esondazioni in atto in queste ore è l'ammasso anomalo di tronchi e legname che va ad ostruire i sottoponti creando dighe effimere che poi cedendo spazzano via tutto. Chi ha lasciato tutti questi tronchi in giro senza sicurezza? Tanti sono i colpevoli per questo scempio idrogeologico e si trovano nelle istituzioni, non nel fantomatico "cambiamento climatico" che pure esiste, sì, ma provocato dai soliti noti..

    1. Jocondor 20 ottobre 2024

      Per favore, non confondiamo, non confondete il meteo con il clima. Le analisi climatiche si basano su medie trentennali dei dati: piovosità temperature etc. L'inseminazione delle nuvole con ioduro d'argento è storia vecchia, ma, a parte il fatto che le nuvole devono esserci per essere inseminate e provocare la pioggia, il che esclude che si possa fare in condizioni di alta pressione, si tratta di un metodo che produce risultati non controllabili e comunque assolutamente LOCALI, cioè meteorologici e non climatici. Non facciamo confusione.

    2. FrancoMaloberti 20 ottobre 2024

      Ha ragione, non bisogna confondere climatologia e meteorologia, anche se il meteo è chiamato in causa dai climatologi. Ad esempio, al COP28 di Dubai, Gennaio 24, si è discusso di mitigazione dei cambiamenti climatici per mezzo di modifiche meteo ottenute con l'inseminazione delle nuvole.

      https://wmo.int/events/cop-event-science-climate-action-pavilion/climate-change-mitigation-through-weather-modification-cloud-seeding-global-case-study#:~:text=Rain%20Enhancement%2C%20also%20known%20as,to%2025%25%20under%20optimal%20conditions.

    3. sarah 20 ottobre 2024

      Grazie per il link. Una fonte "ufficiale" che menziona ciò che, normalmente, non può nemmeno essere nominato. "weather modification" è complottismo puro...

    4. RixGa 21 ottobre 2024

      l'inseminazione delle nuvole è anche su Wikipedia, per cui nessun complottismo.
      In Italia parrebbe dagli anni 60.

    1. ducadiGrumello 20 ottobre 2024

      che si voglia modificare il clima mi pare inconfutabile, certo altra cosa è che ci si riesca. Qui come altrove il cielo negli ultimi anni è, a giorni alterni, una tavolozza riempita di ricami di condensazione; e qualche pensiero affiora. Comunque in premessa al pezzo si parla della volontà, chiarissima, di spingere la gente nelle città (anche la finta transizione all'auto elettrica serve in realtà a privare le persone, per i costi eccessivi, di un mezzo di spostamento autonomo e quindi ad accelerarne la transumanza verso i centri urbani), obiettivo perfettamente coerente con le logiche concentrazionarie e di controllo che ispirano le elite. Per quel che vale, lorsignori sappiano che io dalla campagna non mi muovo, a costo di mangiare patate e castagne per il resto dei miei giorni. Stufa in efficienza - ogni tanto la regione minaccia di inviare funzionari (?) addetti al controllo, c'è da sbellicarsi - e legna non mancano, la roncola è sempre affilata

    2. BrunoWald 21 ottobre 2024

      Ben detto.

      Io sono in processo di trasferimento dalla città alla campagna, ci sono stati contrattempi che mi hanno fatto perdere del tempo, ma indietro non si torna. Così, la prossima volta che metteranno in atto qualche altra macchinazione, col ca**o che farò la fila fuori dai supermercati. Ancora ricordo i militari in mimetica, con mascherina e fucile d'assalto, che ci facevano compagnia... La prossima volta, li ricorderò con affetto dal mio eremo andino.

      Un dato interessante: quando gli spagnoli si impossessarono del Perú, obbligarono l'intera popolazione ad abbandonare i loro luoghi ancestrali e il loro modello di insediamento disperso per concentrarsi invece in "pueblos de indios", ovvero centri urbani prossimi alle città spagnole, facilmente controllabili, dove venivano indottrinati e sfruttati come manodopera servile.

      Nulla di nuovo sotto il sole: le tecniche degli oppressori si somigliano, e noi dobbiamo essere flessibili, creativi, e determinati a difendere il nostro spazio vitale a qualsiasi costo. Anche quello della vita, nostra e loro. Se insistono.

    3. ducadiGrumello 21 ottobre 2024

      ben fatto, caro Bruno. Diciamo che, pur preferendo comunque la campagna, in un mondo "normale" io non vedrei particolari problemi per chi scegliesse di vivere in città. Basta però leggere uno qualunque dei progetti "città da 15 minuti" (davvero uno qualsiasi, tanto son tutte fotocopie, come le veline dei tg durante il covis) per far scappare a gambe levate chiunque abbia come valore supremo quello della libertà. Io sono fra questi e credo che anche tu lo sia

    1. SOD 20 ottobre 2024

      Lasciano che tutto vada in malora per poi fare i cambiamenti generali che vogliono, dando la colpa al clima. E la gente ci cade anche mentre spala il fango dal bagno di casa

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