LISA, TRIBUNALI E REFERENDUM - IL TRAUMA DELLA MACCHINA DELLA GIUSTIZIA

LISA, TRIBUNALI E REFERENDUM - IL TRAUMA DELLA MACCHINA DELLA GIUSTIZIA
Lisa Federico, scomparsa prematuramente a 17 anni
Abbiamo trattato a più riprese la tragica storia di Lisa Federico, deceduta a 17 anni al Bambino Gesù di Roma in seguito a un trapianto di midollo osseo segnato, secondo quanto testimoniato dai genitori, da una serie di scelte mediche che si sono rivelate fatali per la loro figlia. La vicenda processuale che ne è scaturita è tutta nelle parole dei genitori in questa lettera a CDC, che ci rivela anche come funziona sul concreto un certo sistema giudiziario a pochi giorni dal referendum.

Di Maurizio Federico

Cosa ci ha insegnato la frequentazione di Tribunali, processi e carte bollate nel guidarci al referendum sulla riforma della giustizia che ci aspetta?

Elisabetta (Lisa) Federico morì a soli 17 anni il 3 novembre 2020 all'ospedale pediatrico Bambino Gesù (OPBG) all'esito di un trapianto di midollo osseo né necessario né urgente per combattere un disordine ematologico, e praticato in maniera così avventata da portarla alla morte dopo 17 giorni di urla, dolori e svenimenti tutti iniziati già pochi minuti dopo l'inizio dell'infusione mortale. Morte sopraggiunta per il combinato disposto di una emolisi massiva dovuta all'infusione di 350 mL di globuli rossi AB0 incompatibili e di una polmonite evidente già la mattina dopo l'infusione, per la quale però, contravvenendo alle linee guida dell'OPBG stesso, nessuna analisi microbiologica fu effettuata se non in punto di morte.

Io, padre di Lisa, e mia moglie riuscimmo a presentare la denuncia solo a un anno dalla morte, dopo una Via Crucis surreale quanto dolorosa per convincere qualche medico e qualche avvocato a supportarci in contrasto ai potentissimi medici dell'OPBG i quali, a loro volta, mai si degnarono non di scusarsi, ma nemmeno di darci una qualsiasi spiegazione sull'accaduto. All'arrivo della cartella clinica abbiamo capito tutto ciò che avevamo già intuito.

Iniziò quindi un iter giudiziario per noi non meno avvilente di ciò che avevamo già vissuto ai piedi del letto di nostra figlia agonizzante. L'esito è tuttora in sospeso tra colpi di scena, rinvii infiniti, avvocati arroganti e perizie fantasiose. Ma ora il tema non è quello che sarà il giudizio di merito conclusivo. Il tema è il temendo deficit di diritti che le parti offese si trovano a sopportare nei procedimenti penali. Tutto questo al di là di due macigni che gravano sulle spalle di chiunque voglia affidarsi alla giustizia per avere risposte: i tempi e le spese. Al giorno d'oggi per affrontare la giustizia penale sono necessarie (ma non sufficienti) due condizioni: avere una aspettativa di vita lunga, e disporre di molti risparmi. Sfortunatamente però, nessuno dei due aspetti sono considerati nella riforma della Giustizia così come ci viene proposta.

Oltre questi due macigni, destinati a rimanere tali qualunque sarà l'esito del referendum, esistono altri aspetti del processo penale che resteranno immutati in termini di negazione di diritti. Abbiamo avuto il "privilegio" di viverli sulla nostra pelle e possiamo testimoniare quanto siano in grado di contribuire al quadro di frustrazione che il cittadino è chiamato a sopportare ben prima di conoscere l'esito della propria richiesta di giustizia.

Ci riferiamo all'evidenza che si può arrivare a una sentenza penale di primo grado senza che le parti offese, ma nemmeno i loro consulenti, possano mai rivolgere una sola parola al giudice. E quando, come nel caso del processo per la morte di nostra figlia Lisa, si è certi (anche grazie alla mia formazione da biologo ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità) di avere argomenti irrefutabili dal punto di vista tecnico da offrire al giudice per smentire le menzogne recitate sia dalla controparte che dai periti del Tribunale in enorme conflitti d'interesse, il silenzio imposto diventa frustrante quanto parlare in un'assemblea a microfono spento. E non bastano pur valorosi avvocati che ti sostengono. Per quanto preventivamente istruiti nella materia, poco possono nel contrastare le bugie di un perito menzognero al cospetto di un Giudice che mai, in nessuna udienza, pur ascoltando argomenti palesemente a lui misteriosi, ha interloquito sul merito chiedendo una spiegazione o un chiarimento. Evidentemente per il Giudice valeva la regola aurea secondo cui è meglio tacere lasciando il sospetto di non capire nulla della materia, che non formulare una sola domanda fornendone la certezza.

Indimenticabili in proposito alcuni episodi vissuti durante la audizione dei medici scelti dal Giudice per produrre la perizia, talmente schierati dalla parte dei medici dell'OPBG ("la paziente Elisabetta Federico ha ricevuto tutte le cure del caso", concludeva) da costringerci a denunciare i periti per falso, e costringere il PM a chiederne il rinvio al giudizio.

"Professore, quello che sta sostenendo è smentito da questo grafico pubblicato su una rivista internazionale" osservò il nostro avvocato rivolgendosi al perito. "No, guardi, non ho gli occhiali, non ci vedo, non posso commentare...e poi..ma che rivista è questa?..io mica leggo questa roba qua.." facendo finta di non vedere il grafico messo sotto il suo naso, che però rappresentava la sintesi di 20 anni ricerche pubblicate da svariate riviste scientifiche internazionali di primo piano. Ma questo fondamentale dettaglio lo sapevo ben io, che avevo scovato il grafico, non potevano saperlo i nostri avvocati, già da me investiti da miriadi di concetti medico-scientifici a loro naturalmente estranei. E lì ho cominciato ad agitarmi, andavo e venivo dal banco dei nostri avvocati cercando di spiegare loro ciò che mai avrebbero potuto riferire immediatamente al giudice.

"Ma quale sorpresa che Lisa abbia iniziato a soffrire subito dopo l'apertura del deflussore? Tutti i pazienti che ricevono il midollo osseo avvertono molto dolore, tutti vengono trattati con la morfina" . A questa altra menzogna recitata dal perito davanti a tutti noi e davanti al Giudice ho iniziato a inveire sui miei avvocati come un allenatore di calcio inveisce contro un giocatore della propria squadra che non segue le sue indicazioni. Fui persuaso a una condotta più consona a fatica. Contestualmente mia moglie Margherita osò mormorare "Dovrebbe toccare a voi di assistere a questa tortura, di vedere tutto il dolore che voi definite come normale". E a quelle parole si mosse contro di lei con il dito puntato il medico legale dell'OPBG minacciandola: "Non provi nemmeno a dirlo!".

"Signor Perito, perché i medici dell'OPBG non fecero le analisi microbiologiche per caratterizzare l'infezione che colpì Lisa già il giorno dopo il trapianto?" chiese un nostro avvocato. "Caro Avvocato, che domanda mi fa? L'unica cosa che conta per combattere le infezioni ospedaliere è lavarsi bene le mani". A questa risposta, la mia agitazione divenne rabbia incontrollata. Rabbia nel sentire falsità e omissioni a carico della povera Lisa. Rabbia per la consapevolezza che il Giudice si stava bevendo tutte queste menzogne senza nessuno che potesse efficacemente contrastarle. Rabbia perché i miei mille argomenti utili per evitare che Lisa venisse uccisa là, in quell'aula di Tribunale per un'ennesima volta dovevo tenermeli dentro, non potevo metterli sul tavolo della discussione se non nell'ennesima memoria da depositare che il Giudice non avrebbe mai letto, e se anche lo avesse fatto, non avrebbe mai capito. Rabbia perché allora sarebbe stato meglio non sapere né conoscere nulla della materia. Sarebbe stato meglio per me non capire nulla di come è morta Lisa. Sarebbe stato tutto meno penoso.

E lo stesso fu per tutte le restanti udienze. Al termine il Giudice sentenziò che "il fatto non sussiste". Le nostre erano solo fantasie di genitori frustrati.

Al di là del risultato finale di questa battaglia giudiziaria, resta l'incredulità di come, attraverso l'istituto del rito abbreviato a cui hanno avuto accesso i medici imputati dell'OPBG una volta ottenuta la perizia "amica", si sia arrivati a un giudizio di merito pronunciato da un Giudice manifestatamente ignaro della materia senza che noi, parti offese, e ai nostri consulenti, venisse mai data la possibilità di pronunciare una sola parola in aula. Certamente le nostre argomentazioni sono state depositate in atti scritti. Ma che valore ed efficacia possono avere se lette da un Giudice perfettamente digiuno della materia? Zero. Il Giudice, come ha anche dimostrato nella stesura delle motivazioni, si affida completamente ai periti del Tribunale. E quando questi nascondono il proprio enorme conflitto di interessi (il perito ematologo faceva e fa parte del consiglio direttivo di GITMO, la più importante società scientifica italiana in tema di trapianti di midollo osseo, insieme a ben tre periti di parte dell'OPBG) la frittata è fatta.

Non so quanto la nostra traumatizzante esperienza vissuta nei Tribunali sia unica. Probabilmente no. So per certo però che la procedura penale così come è concepita oggi non riconosce alle parti offese il diritto di parola. E so altrettanto per certo che tutti questi diritti negati resteranno tali qualunque sarà esito dell'ormai imminente referendum sulla riforma della Giustizia. Perché la netta impressione è che questa riforma, al di là di qualsiasi tecnicismo, non tenga in alcuna considerazione le tante vessazioni che i cittadini si trovano a dover affrontare una volta costretti dentro le aule della giustizia penale.

Di Maurizio Federico

15.03.2026


Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.

Commenti (7)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 7 caricati
    1. BrunoWald 17 marzo 2026

      Ci hanno raccontato che siamo "cittadini" di uno "stato di diritto". Ci siamo cascati. Ma a questo punto è ora di svegliarsi.

      Le storture e le assurdità descritte dal sig. Federico non sono una degenerazione del sistema, sono volute e strutturali. Sono strumenti concepiti per dominare il bestiame, perché così ci considerano le mafie che governano il mondo.

      Al loro servizio hanno caste di gaglioffi e parassiti con licenza di uccidere e rubare: politici, tecnocrati, imprenditori, patriziato accademico, baroni della medicina, ecc., che mai dovranno rispondere delle loro azioni davanti a un tribunale di massoni come loro, tantomeno per rendere giustizia alla plebe da essi vessata. Perché loro sono loro, e noi non contiamo un piffero.

      Nell'Ancien Régime, per lo meno, la situazione era chiara. Oggi, invece, oltre a calpestarci ci prendono pure per il culo. La chiamano "democrazia".

    1. stefi66 17 marzo 2026

      Nel chiassoso dibattito sul SI o sul NO riguardo all'imminente referendum, con pareri sbandierati spesso per finalità politiche, si dovrebbe dare spazio al racconto di vicende allucinanti come questa... e allora molti capirebbero che l'astensionismo dovrebbe essere l'unica forma di intelligente e legittima protesta.

      Nel 2022 mia zia è morta abbandonata in un ospedale, ricoverata per "tirarla su", a casa faceva la flebo ogni giorno e pur malata terminale camminava e si muoveva, in ospedale neppure questo hanno fatto, letteralmente abbandonata e inchiodata nel letto... chiedere la cartella clinica aveva un costo e ho lasciato perdere, tanto era perfettamente chiaro che i miei sospetti senza prove sarebbero andati a cozzare contro un muro di omertà e di coperture... so di aver fatto la cosa più saggia, pur penosa.

      Mi sono "consolata" pensando a tutte le persone che uno o due anni prima avevano vissuto il profondo dolore di perdere i propri cari presumibilmente a causa del covid, senza poter rivedere un’ultima volta il proprio caro, e poi è emersa una scomoda verità riguardo ai protocolli di cura imposti. A mia zia in fondo è andata bene, perlomeno non ha subito l'accanimento di cure inadeguate.

      Oggi faccio parte di un gruppo di pazienti che hanno subito un danno irreversibile da un intervento dentistico errato, senza entrare nel merito della questione anche qui la cosa più saggia alla fine è lasciar perdere se hai a che fare con situazioni di disonestà, come ha detto giustamente un altro utente "Là fuori il mondo è pieno di malvagi guidati dal demonio, che non aspettano altro di farti perdere la pace e la spiritualità della vita per farti vivere l’inferno in terra". E non è l’unica vicenda a causa della quale ho conosciuto il mafioso sistema giudiziario italiano. Ma ho sentito altre storie o commenti che vanno nella stessa direzione...

    2. Arian Van Heisen 17 marzo 2026

      Le finalità politiche stanno dove ci sono i magistrati che passano dalla politica alla magistratura come Emiliano nelle puglie e altri cosa che non succede in nessun paese avanzato dove non si puo farlo.

    1. simonlester 17 marzo 2026

      Hanno ucciso una figlia, hanno minacciato, mentito, insabbiato. Io avrei già ritirato tutto i miei averi in contanti e cercato un paese senza estradizione. Avrei mandato mia moglie e l' avrei raggiunta a lavoro finito.

    1. omega 17 marzo 2026

      Mi sembra un articolo pro astensione.
      Posizione più che legittima.
      Invece secondo me, vittima della mala giustizia, un segnale va dato.
      Non mi illudo che cambi granchè ed è più probabile la vittoria del no.
      Un Paese in decomposizione non lo salvi con una riforma minimale.
      Però un segnale va dato.

    1. maghi 17 marzo 2026

      ho dovuto fare diverse cause nella mia vita, per lo più vinte e alcune chiuse in via extragiudiziale, ma la vera vittoria mi sono reso conto, è non farle. Anni e mucchi di soldi persi per non parlare dei mal di stomaco. Da allora seguo il principio filosofico cinese e greco: lascia perdere ciò che non serve. Là fuori il mondo è pieno di malvagi guidati dal demonio, che non aspettano altro di farti perdere la pace e la spiritualità della vita per farti vivere l'inferno in terra. A 73 anni non posso imbarcarmi in avventure giudiziarie che superano la mia aspettativa di vita. Preferisco la prudenza alla giustizia: magari si fosse in una nazione dove quest'ultima è dignitosamente amministrata, ma, vedendo in che stato sono i tribunali, gli unici che possono avere giustizia celermente, sono i criminali. Domenica andate a votare chi volete: la musica non cambierà.

    2. Arian Van Heisen 17 marzo 2026

      La musica no cambierà se vince il no , tentar non nuoce , dice il saggio
      noi non andiamo da tempo alle politiche e amministrative , ma per i referendum si, specialmemte per questo , solo perchè tutti rispondono per i loro errori tranne la Casta dei magistrati..!

Visualizzati 7 di 7 commenti approvati.