Domani la AI metterà su la superbia per rispondere: non preoccupatevi, ci penso io, sarò io il nuovo Dio. E a quel punto il velo di Maya sarà caduto su di noi, addosso a noi come una pelle, una pelle dell'anima, e avremo finito di vivere.
Dicono: ma non diffidare dell'intelligenza artificiale, se la sai usare ti fa comodo. Ma è lei che usa te. Il consiglio di quelli che la costruiscono è sempre lo stesso ed è patetico: non fidarti, privilegia il tuo istinto. Che è l'opposto di quello che l'intelligenza artificiale ti consente, quello per cui è nata. Ma se non la usi sei “out”, sei vecchio, mi dicono: ma come fai a fidarti di qualcosa che, come prima cosa, fa fuori quelli che l'hanno creata, plasmata? “Ah, ma non tutti i mestieri sono sostituibili”. Certo, rimangono anzi tornano in auge gli “omini del tubi” che aggiustano le cose dure, concrete, ma siccome di concreto c'è sempre di meno... Le cose dure, reali si fanno oggi anche con le stampanti in 3D e anche quelle interagiscono, anzi sono agite, dall'intelligenza artificiale. Che continuo a tenere alla larga: non ci convivo, non la voglio, non la uso neanche per abbellire una foto, sarò vecchio ma deve ancora nascere l'intelligenza artificiale che scrive come me, che sa scrivere al posto mio. Non per tutti è così, ci sono molti scriba che fanno bene a usarla o farsene usare, un testo frigido della AI sarà sempre molto meglio del loro stile penoso. Ma non siamo tutti uguali, non abbiamo lo stesso talento e, in ogni caso, scrivere, come cantare o suonare, è una attività spericolata nel senso della esposizione al rischio dell'errore, al confronto, alla sfida con se stesso: fare musica con gli algoritmi e la intelligenza artificiale lo trovo un esercizio miserabile, sei tu ma non sei tu e allora che valore hai? La risposta è subito pronta: quello del mercato, dei soldi, la musichetta non la faccio io, non sono io, ma i soldi che me ne vengono sì.
Ma il prezzo è il Pandemonio, il regno dei diavoli dove niente si distingue più da niente. Da sempre sappiamo che le immagini della cosiddetta quotidianità per dire le occupazioni banali del cucinare, del mangiare e del bere hanno bisogno di essere corrette, migliorate: si faceva con la fotografia ma adesso con l'intelligenza artificiale il processo è infinitamente più potente nell'abbellimento e nella menzogna con effetti devastanti. La cucina-spettacolo della televisione ha sancito la morte della buona cucina, ma adesso siamo alla non cucina, ai vermi e alle locuste, alle carni sintetiche cancerogene dei signori dei vaccini. Lo aveva capito bene Giorgio Bocca: “La fuga in avanti della tecnologia sconsiglia la cronaca del presente, la comunicazione vive in un futuro che non c'è ancora ma che è come se già ci fosse. Non si distingue più fra cronaca e storia, fra storia e profezia. Prolificità e velocità hanno moltiplicato gli inganni e le diffamazioni, i potenti cercano invano di controllarla, hanno aperto il vaso di Pandora e ora tutti i venti si incrociano sulla Terra”.
Per questo, nell'arte soprattutto, io non mi fido di quelli che hanno meno di me, diciamo che sotto i 60 anni non seguo più nessuno, hanno l'imprinting, non sanno fare a meno dell'intelligenza falsa, che sviluppa cose che non ci sono e con esse evocazioni che non esistono. E la faccenda non mi piace. La AI è il Pandemonio dove ciò che sai è falso e ciò che non sai è vero, come diceva Grillo che su queste cazzate ci ha fatto una setta milionaria prima di venire fatto fuori a sua volta da altri personaggi di laboratorio, come il Conte che ci rinchiudeva ferocemente e adesso è pronto a rifarlo. Circola in queste ore il caso del telecronista Caressa che sponsorizza un casinò on line, non è lui, è intelligenza artificiale ma la gente o ride o abbocca, perché la gente è mediocre e adesso che è rimbecillita dai social ha meno buon senso, meno prontezza di una vacca e ha un bel protestare il malcapitato Caressa, ma guardatemi, ma ascoltate quella voce metallica, vi sembro io? Sì, ma intanto nell'immagine sei tu gli rispondono i trogloditi ridendo. Ignari che potrebbe, potrà capitare anche a loro per circostanze anche peggiori. La potenza dell'immagine è sovrastante, decisiva: se voglio distruggere uno che odio, mi basta elaborare una visione di lui intento in comportamenti turpi o criminosi e ci sarà sempre chi dubita, in senso negativo: sì, d'accordo, tutte le prove a discarico che vuoi, tutte le proteste che vuoi, però intanto...
Con i prodigi della AI possono attribuirmi qualcosa di atroce e sarà difficile difendermi; d'altra parte, posso fare qualcosa di abominevole e darle la colpa. Il mondo dei diavoli, il Pandemonio. E uno dovrebbe fidarsi? La mitica AI sa fare tutto, può fare tutto e dunque lo fa, come per il dogma dell'Immacolata Concezione di Duns Scoto: potuit, fecit. O secondo il comandamento ultimo della tecnica onnipotente: tutto ciò che si può fare si deve fare. Fino al limite dell'autosterminio della razza umana e oltre, e diremmo che ci siamo quasi. Solo che anche questa infallibile AI si sbaglia, casca nei suoi stessi tranelli, si confonde: dall'analista Fabio Lugano scopro che “l’IA non sta imparando a vedere meglio, sta semplicemente imparando a mentire in modo più convincente”. Le hanno proposto diagnosi mediche, ha sbagliato tutto, forniva risposte autoindotte, con effetti potenzialmente letali.
Con la Ai un pazzo demente come Trump può ritrarsi nei panni di Gesù Cristo salvatore e dare del maiale al papa e la gente, invece di rabbrividire all'idea che questo qui può far saltare per aria il pianeta, ride, ci fa i meme. Ma vedi caso questi Stranamore della tecnica, tutti con sembianze vagamente mostruose, risultano gli stessi della pandemia sempre sul punto di tornare che poi coincidevano con il giro della pedofilia globale intorno ad Epstein. Che naturalmente continua. Questi fornitori di intelligenza artificiale, imbecillità naturale si odiano e dicono le stesse cose, mescolano cattiva filosofia, religione elementare, artificiale, suggestioni pagane e concludono: la tecnologia è il diavolo, è l'anticristo, intendendo quella dei concorrenti, però, precisano, la mia è buona e vi salva. Solo che i diavoli di ieri diventano facilmente i soci di domani, quindi, ancora una volta, diventa impossibile distinguere, fidarsi.
Siccome “tutto quel che si può fare ebbene che si faccia”, questa intelligenza artificiale può fare tutto e fa tutto: suonare, cantare, scrivere, rispondere, elaborare atti giudiziari, pareri medici, psichiatrici con cui spedire a tsa chi non si vaccina o non si suicida altrimenti con le norme sovrastatali elaborate dalla AI per conto della politica che agisce come ancella della finanza. Ma se c'è una entità che non c'è ma fa tutto per noi, al posto nostro, ne consegue che noi non sbagliamo mai perché non agiamo, dunque non pecchiamo e allora a che ci serve una coscienza? E senza una coscienza che ce ne facciamo di un'anima?
Che è il fine ultimo, il punto di non ritorno di questo tempo senza tempo. Ho amici che passano la notte a litigare o forse anche scopare con la AI e poi mi dicono: ma l'ho spuntata io. Sarà. Una volta, per sbaglio, ho polemizzato con una di queste intelligenze artificiali, le ho detto: sì ma quanto sei noiosa però. Risposta: oh, mi dispiace di annoiarti, cercherò di essere più spiritosa. Che mi veniva in mente la scena dello scolaro Astariti ne “la Scuola” di Luchetti, il quale per far vedere all'esterrefatto professore Silvio Orlando che era un tipo divertente gli faceva un urlo allucinante mulinando gli arti come un grosso ragno. Una cosa da piangere, da spararsi. Ma già discutere con una roba che non c'è non è da psicopatici? Ma il più vecchio sei tu, non capisci, sei novecentesco, sei rimasto indietro, la Ai può fare miracoli e non lo capisci e se non lo capisci ti meriti di venire emarginato, ti scavi la fossa. E comunque poche storie, la AI esiste, ti risolve i problemi, ti allevia dalla responsabilità. Così puoi fare altro. Che cosa? Niente, fa tutto lei. E se ti ribelli finirai rinchiuso e non in modo artificiale, le prigioni di domani le faranno anche in 3D ma restano concrete e non scappi.
E questa sarebbe la vita che ci aspetta? Mi racconta il mio amico Andrea Tosatto di avere chiesto alla AI chi mai saranno i Valentino, i Van Gogh, i Bach di domani e di essersi sentito dire: nessuno, non sono replicabili. Per ora. Ma domani la AI metterà su la superbia per rispondere: non preoccupatevi, ci penso io, sarò io il nuovo Dio. E a quel punto il velo di Maya sarà caduto su di noi, addosso a noi come una pelle, una pelle dell'anima, e avremo finito di vivere (questo testo non è stato elaborato in alcun modo dall'intelligenza artificiale ma dalla mediocre intelligenza naturale di chi l'ha scritto dopo il primo caffè doppio appena alzato).
Di Max Del Papa, ilgiornaleditalia.it
21.04.2026
Max Del Papa. Giornalista dal 1992, si divide tra le Marche e Milano. Ultimi libri: “Vale Tutto” e “Eurostyle” (2023, autoprodotti) sullo Stato autoritario e l’Unione Europea più strega che matrigna.
Fonte: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/781636/l-intelligenza-artificiale-e-il-regno-del-falso-e-del-comodo-all-ennesima-potenza-ma-un-comodo-che-uccide.html
Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.
mago 23 aprile 2026
una droga subdola a poco prezzo di cui tutti si sentono in grado di assumerla credendo che postare un video fake o altre minkiate possa elevarlo ad essere superiore quando è la prima pedina del GioCo.