L’insostenibilità della svolta green

L’insostenibilità della svolta green
Ursula Von Der Leyen, Presidente Commissione Ue

Di Massimiliano Bonavoglia per ComeDonChisciotte.org

Tenteremo di rispondere alle seguenti domande:

  • Quanto è sostenibile la Transizione Green?
  • La produzione dell’energia pulita rispetta l’ambiente?
  • Rispetta i diritti umani, quelli dei lavoratori e quelli dei minori?
  • Lo stoccaggio e lo smaltimento delle batterie in aumento iperbolico, costituisce un problema?
  • La svolta ecologica aiuta l’agricoltura, l’allevamento e l’occupazione nell’eurozona?
  • Trasformare la dieta tradizionale in insettivora, è sano ed è a qualche impatto occupazionale?
  • Quali Paesi avvantaggia la transizione ecologica per il settore auto?
  • Il decreto green migliora il mercato immobiliare nazionale, o lo mortifica?

Lanceremo poi alcuni brevissimi spunti di riflessione.

La transizione verso un futuro energetico più verde è presentata dall’establishment come una necessità ineludibile, per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Tuttavia, mentre ci impegniamo in questa trasformazione, è cruciale che esaminiamo attentamente le conseguenze ambientali, sociali etiche e morali legate alla produzione e allo smaltimento delle tecnologie verdi.

Per di più, dovremmo riflettere non solo sull’impatto ambientale e sociale di queste, ma anche su come le regolamentazioni green stiano trasformando radicalmente l’agricoltura tradizionale, gli allevamenti e l'uso delle terre fertili in Europa. Il progetto di cui parliamo, coinvolge al massimo 450 milioni di persone, su un pianeta di più di otto miliardi di abitanti. Quindi una soluzione per tutti, adottata da una esigua minoranza.

La produzione di batterie e materiali per l’energia rinnovabile, sarebbe essenziale per ridurre le emissioni di carbonio, ma sta generando gravi conseguenze ambientali nei Paesi dove avviene l’estrazione delle materie prime.

Appare come un paradosso: per inquinare meno nelle aree metropolitane del mondo più ricco, si deteriora l’ambiente di quello più povero, che in una logica globalista e in un’ottica olistica, risulta in ultima istanza controproducente.

Altro paradosso. Per produrre batterie elettriche e la loro componentistica, si usano i combustibili fossili: nella grande maggioranza dei casi le imprese che estraggono sono alimentate a carbone[1], in una prima contraddizione, che fa solo da capofila ad una lunga serie. In secondo luogo, si disboscano irreparabilmente territori grandi quanto interi Stati. Nelle Filippine e in Indonesia, l'estrazione del nickel sta causando deforestazione, erosione del suolo e inquinamento delle risorse idriche, emissioni di CO2[2] in enormi quantità per i metodi estrattivi adottati, nonché sterilizzazione del suolo fertile, disboscamento, distruzione della biodiversità[3] e inquinamento delle coste[4] come è denunciato da anni invano da CRI e l'AI Research Climate Initiative presso l'Università della California, Berkeley[5]. Allo stesso modo, in Cile e Argentina, la produzione mediante l’estrazione del litio è non solo inquinante, ma necessita di ingenti risorse idriche: “La produzione di litio tramite bacini di evaporazione utilizza molta acqua, circa 21 milioni di litri al giorno. Per produrre una tonnellata di litio sono necessari circa 2,2 milioni di litri d'acqua”[6].

Il tutto in regioni spesso aride, compromettendo ecosistemi fragili e la sopravvivenza delle comunità locali, le cui proteste non fanno notizia nel mondo, perché mettono in dubbio la “nuova religione” della transizione ecologica occidentale[7].

Questi aspetti tutt’altro che green, non sono limitati ai territori di estrazione.

L’inquinamento delle acque e del suolo causato dall’estrazione di metalli pesanti come il cobalto in Congo e la grafite in Cina, hanno conseguenze a lungo termine per la salute umana e per l’ambiente, contribuendo alla contaminazione delle catene alimentari e alla perdita di biodiversità globale[8].

Non possiamo ignorare il costo ambientale e umano nascosto dietro le tecnologie verdi. In Paesi come la Repubblica Democratica del Congo il cobalto, essenziale per le batterie al litio, è spesso estratto attraverso il lavoro minorile:

Lo ha ripetutamente denunciato anche Amnesty International che, dopo un primo rapporto nel 2016, ne ha pubblicato un secondo l’anno scorso, lanciando anche un appello internazionale per mettere fine allo sfruttamento del lavoro minorile. “Questi bambini – vi si legge – lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame. Si ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro, a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte per i frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza –”[9].

Minori persino nell’età della prima infanzia, che dovrebbero essere a scuola o giocare in ambienti protetti, sono costretti a lavorare in condizioni pericolose e altamente logoranti, con rischi altissimi per la loro salute e il loro futuro, senza alcuna tutela.

Questo scempio è eticamente inaccettabile e contraddice i valori di equità e giustizia che dovrebbero guidare la nostra transizione energetica, oltre che rivelare un controsenso generale se l’obiettivo è ridurre l’inquinamento planetario:

“Quando si visita questa zona della Repubblica Democratica del Congo – ha dichiarato Mark Dummett, direttore del programma Imprese, sicurezza e diritti umani di Amnesty International – si è immediatamente colpiti dal forte inquinamento e dalla mancanza di azione da parte del governo e delle aziende dell’industria estrattiva per evitarlo e per proteggere le persone che lì vivono e lavorano e che non hanno alcun modo di sfuggire alle polveri. Le preoccupanti scoperte di questo rapporto – ha aggiunto – indicano che il danno fatto, potrebbe avere effetti a lungo termine -”[10].

L'estrazione di altri materiali, come la mica in Madagascar[11], segue un percorso simile, con minori anche molto piccoli, impiegati in condizioni precarie e pericolose ed esposti a intossicazioni frequenti. Questa realtà dovrebbe farci riflettere sul vero costo umano delle nostre scelte tecnologiche.

Oltre alla produzione, la fine vita delle batterie e dei pannelli solari rappresenta un altro problema urgente. Questi prodotti contengono materiali tossici che, se non gestiti correttamente, possono contaminare il suolo e le acque, ponendo rischi significativi per l’ambiente e la salute pubblica. Le attuali tecnologie di riciclo sono insufficienti[12], con una bassa efficienza nel recupero dei materiali e processi che spesso generano ulteriori rifiuti pericolosi.

In molti Paesi, le infrastrutture per gestire questi rifiuti sono carenti, portando a un accumulo di materiali pericolosi o alla loro esportazione verso nazioni con regolamentazioni ambientali meno stringenti, che molto spesso sono i medesimi in cui viene estratto, con una moltiplicazione dei danneggiamenti al territorio e suoi abitanti. Questo trasferimento del problema non risolve la questione, ma semplicemente la sposta, creando nuove aree di crisi ambientale e sociale. I Paesi ricchi impongono ai loro cittadini l’uso di batterie elettriche, che vengono prodotte con grave danno per i Paesi poveri, che poi devono anche stoccarne le scorie da smaltimento.

Le politiche green stanno creando pressioni immense su settori chiave dell'economia europea come l'agricoltura e l'allevamento, al punto che c’è da chiedersi se il legislatore sia in buona fede.

Regolamentazioni sempre più stringenti sui metodi di coltivazione e sulle emissioni provenienti dagli allevamenti, stanno mettendo in ginocchio decine di migliaia di imprese agricole europee. Molti agricoltori e allevatori, non potendo sostenere i costi associati alle nuove normative, sono costretti a chiudere o a ridurre drasticamente la loro produzione, quando non subiscono un esproprio in piena regola dei propri terreni, per far posto alla installazione di impianti fotovoltaici o gigantesche pale eoliche[13].

Ennesimo paradosso, leggiamo da ricerche come quelle di:

“(…) due studiosi di Harvard, Lee Miller e David Keith, che nel 2018 hanno cercato di capire quale sarebbe l’impatto sul clima se un terzo degli Stati Uniti fosse coperto da pale eoliche. Secondo i loro modelli scientifici, è emerso che la temperatura locale aumenterebbe di circa 0,24° C”[14].

Meno terreni agricoli, meno cibo prodotto. Dunque in una prima fase, il reperimento degli elementi necessari per produrre batterie elettriche, motori elettrici e impianti di accumulo di energia solare richiedono deforestazione, disboscamento e distruzione della flora e della fauna di territori sempre più ampi, causando la riduzione di ossigeno e l’assorbimento dell’anidride carbonica. In una seconda, più realizzativa, la destinazione di altri territori agli impianti green solari o eolici, sottrae altra terra alla produzione di cibo e alla occupazione.

Questa crisi non si limita a una riduzione della produzione alimentare. Secondo alcune stime, le nuove regolamentazioni potrebbero portare a una perdita di posti di lavoro a 4 o 5 zeri in tutta Europa, aggravando il problema della disoccupazione e creando un esercito di nuovi disoccupati. Un esempio significativo è l'impatto delle direttive europee sugli allevamenti, che potrebbero ridurre il numero di occupati nel settore almeno del 30% nei prossimi anni.

Dunque, la conseguenza non secondaria è l’inevitabile diminuzione della disponibilità di cibo tradizionale, minacciando la sicurezza alimentare e la biodiversità agricola dell'Europa. Il fenomeno non si estende solamente alle terre fertili, ma assistiamo alla confisca di lagune destinate all'allevamento di molluschi e frutti di mare, per installare impianti fotovoltaici galleggianti, con un ulteriore attacco alla capacità di produzione alimentare[15].

Una delle conseguenze più inquietanti di queste politiche è la promozione del consumo di farine di insetti come alternativa alle proteine tradizionali. Sebbene presentata come una soluzione sostenibile, ci sono preoccupazioni crescenti sulla sicurezza[16] di questi alimenti. Alcuni studi suggeriscono che i componenti di molti insetti potrebbero essere tossici[17] per l’organismo umano, causando reazioni allergiche o accumuli di sostanze nocive nel tempo, con effetti sulla salute del tutto sconosciuti.

Questa tendenza, se non valutata attentamente, potrebbe portarci a una situazione in cui le nostre diete vengono radicalmente trasformate, senza un'adeguata comprensione delle conseguenze a lungo termine, di cui noi consumatori saremmo gli assuntori sperimentali, per non dire cavie.

Il problema della distribuzione delle risorse

Nel PNRR non v’è traccia alcuna di tutto quanto detto sin qui, tantomeno se ne fa menzione nell’Agenda 2030 tanto declamata dall’ex-presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, alfiere dei piani europei dai tempi in cui era governatore della BCE. In campo ci sono appunto la svolta green, con tutte le sue nefaste ricadute sui popoli europei e mondiali, e la digitalizzazione, ossia il passaggio ad una moneta digitale centralizzata che coinvolga l’identità digitale di ogni cittadino. Tanta elettricità in più, insomma, che inquina come abbiamo visto, anziché tutelare l’ambiente.

Investigando presso lo U.S. Geological Survey (USGS), dell'International Energy Agency (IEA), si scopre che i componenti delle batterie elettriche per l’automotive del futuro non sono presenti in Europa:

Elemento Paesi Produttori
Nichel Indonesia, Filippine, Russia, Nuova Caledonia, Australia, Canada, Brasile
Litio Australia, Cile, Cina, Argentina, Zimbabwe, Portogallo, Brasile
Cobalto Repubblica Democratica del Congo, Russia, Australia, Filippine, Cuba, Madagascar, Canada
Grafite Cina, Mozambico, Brasile, India, Canada, Madagascar, Ucraina
Terre Rare Cina, Stati Uniti, Myanmar, Australia, Thailandia, India, Brasile
Manganese Sudafrica, Australia, Gabon, Brasile, Cina, Ghana, India
Rame Cile, Perù, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Stati Uniti, Australia, Zambia

O meglio, geograficamente in verità sì, l’unico Paese menzionabile è la Russia, che inspiegabilmente l’Europa ha deciso spingere politicamente, socialmente, economicamente, militarmente e, non ultimo, dal punto di vista dell’energia, sempre più verso l’Asia.

Anche ad un primo sguardo sull’Automotive continentale e intercontinentale spicca l’inarrestabile ascesa della Cina nel settore automobilistico elettrico con implicazioni pesanti per l’industria automobilistica europea. La Cina sta diventando rapidamente il leader globale nella produzione di veicoli elettrici, grazie a una combinazione di politiche di sostegno, investimenti massicci e una strategia industriale ben pianificata.

I numeri parlano chiaro[18]: nel 2023, la Cina ha prodotto oltre 7 milioni di veicoli elettrici, pari a circa il 60% della produzione mondiale totale. Questa cifra è di gran lunga superiore alla produzione combinata di veicoli elettrici in Europa e Stati Uniti. Le case automobilistiche cinesi, come BYD e NIO, stanno conquistando quote di mercato globali con tassi di crescita esponenziali. BYD, ad esempio, ha visto le sue vendite di veicoli elettrici crescere del 150% nel 2023, superando i principali produttori europei e americani.

La Cina è leader mondiale nella produzione di batterie per veicoli elettrici. Il 70% delle batterie al litio-ionico globali proviene da produttori cinesi come CATL e BYD. Questo conferisce alla Cina un vantaggio significativo nel controllo della catena di approvvigionamento delle materie prime e nella tecnologia delle batterie.

Per contro, il settore automobilistico europeo, storicamente un faro di innovazione e qualità, sta affrontando sfide senza precedenti a causa della crescente competitività cinese: le case automobilistiche cinesi riescono a produrre veicoli elettrici a costi significativamente più bassi rispetto ai concorrenti europei. Ad esempio, il prezzo medio di un veicolo elettrico cinese è circa il 30% inferiore rispetto a un veicolo elettrico europeo equivalente, rendendo questi ultimi meno competitivi nei mercati globali.

I marchi automobilistici europei, come Fiat e Opel, sono stati acquisiti da aziende cinesi negli ultimi anni. La Fiat, ad esempio, è ora controllata dal gruppo Stellantis, di cui un’importante partecipazione è detenuta da aziende cinesi. Questi eventi riflettono un trend preoccupante, per cui l’industria automobilistica europea perde il controllo sui suoi marchi storici e sulla sua produzione. Geely, un grande conglomerato cinese nel settore automobilistico, ha acquisito una partecipazione significativa in Daimler AG, il gruppo che possiede il marchio Mercedes-Benz. Nel 2018, Geely, attraverso la sua controllata Zhejiang Geely Holding Group, ha acquisito una partecipazione del 9,69% in Daimler AG, diventando uno dei principali azionisti dell’azienda. BMW ha stretto accordi con il gigante cinese delle batterie CATL (Contemporary Amperex Technology Co. Limited) per fornire batterie agli ioni di litio per i suoi veicoli elettrici.

Questo accordo è parte della strategia di BMW per garantire un approvvigionamento stabile di batterie per i suoi modelli elettrici, inclusi quelli della serie i.

Alcuni analisti e osservatori del mercato hanno sollevato preoccupazioni riguardo alla crescente influenza cinese sui marchi automobilistici europei, suggerendo che la cessione di quote significative possa influenzare le decisioni strategiche e operative delle aziende europee. La concorrenza dei produttori cinesi potrebbe portare alla chiusura di impianti di produzione europei e alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Le previsioni suggeriscono che l'industria automobilistica europea potrebbe perdere fino a 100.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni se non si trova una risposta competitiva.

Imporre la riqualificazione energetica, implica una svalutazione immobiliare?

In meno di dieci anni, il comparto immobiliare continentale dovrà diventare ecosostenibile. Impianti fotovoltaici sul tetto, pompa di calore al posto della caldaia a condensazione, che costa il triplo e occupa gran parte del terrazzo (per chi ce l’ha), cappotto isolante che avvolge le quattro facciate esterne (di polistirolo, ovvero un derivato del petrolio) che un giorno andrà smaltito con inevitabili problemi di inquinamento per stoccaggio e smaltimento. Gli immobili in classe F e G, le ultime due classi energetiche, con alto grado di dispersione termica secondo i parametri fissati, se entro sei e nove anni non verranno efficientati con costi paragonabili all’acquisto dell’immobile stesso, non potranno più essere venduti o affittati in locazione abitativa. In Italia abbiamo due problemi: mancano i soldi e mancano le imprese edili per efficientare 7 – 8 milioni di edifici sul territorio nazionale, che necessitano di incrementare la propria classe energetica se non si vuol vederne azzerato il valore.

Fino a marzo 2024, il Superbonus ha permesso di riqualificare energeticamente 494.406 edifici. Questo risultato è stato ottenuto grazie all'impegno di molteplici imprese, il cui numero è cresciuto significativamente proprio grazie all'introduzione di questa agevolazione. Infatti, tra il 2019 e il 2021, si è registrato un aumento di circa 30.000 imprese edili nel settore, attribuito principalmente agli incentivi fiscali come il Superbonus. Secondo le stime, l'effetto cumulato del Superbonus sul debito pubblico italiano ha raggiunto oltre 122 miliardi di euro[19] in termini di detrazioni fiscali riconosciute fino a marzo 2024​. Questa cifra rappresenta una spesa diretta per lo Stato, che ha incrementato il debito pubblico in modo sostanziale, in particolare considerando che queste detrazioni devono essere finanziate attraverso il bilancio pubblico. Contando che dovrebbero esistere circa 500.000 imprese nel 2024, diventa evidente che è impossibile raggiungere gli obiettivi fissati dal decreto nei tempi fissati (in media da sei mesi a due anni per edificio). Quindi sono stati presi impegni irrealizzabili dai vari capi di governo che si sono susseguiti, per obbedire alle imposizioni europee. I mercati lo sanno, soprattutto le banche.

La prima conseguenza è l’incremento degli interessi che le banche chiedono ai mutuatari che desiderano acquistare casa in classi energetiche non più di moda. I prestiti per mutuo bancario mediamente prevedono vent’anni di rate, la banca si trova a fronteggiare un rischio insolvenza che potrebbe non esser recuperabile nella seconda metà della durata. Quindi interessi più alti. Se il denaro costa di più, l’oggetto per cui viene prestato, il mattone, perde valore. A ciò si aggiunga l’aumento dell’offerta di immobili in classi energetiche basse, a causa dei costi di trasformazione che ultimamente sono saliti anche per effetto dell’inflazione oltre che per la pessima normazione del superbonus, e la contemporanea diminuzione della domanda per quella categoria immobiliare, perché l’aumento degli interessi bancari riduce l’accesso al credito e dunque, circolarmente, la domanda.

Ma la domanda di chi? E’ importante porsi questa domanda, perché l’investitore di medie o grandi dimensioni, acquisterà con interessi bancari relativamente bassi abitazioni di piccole dimensioni, in classi energetiche alte, affittabili ad alti o altissimi prezzi di locazione, cui difficilmente le classi meno abbienti, e le giovani coppie che progettano di avere figli potranno raggiungere.

Queste categorie sociali, che fino a pochi anni fa acquistavano in periferia immobili meno termo-isolati e coibentati ma con ampiezze sufficienti per una famiglia, oggi sono esclusi da questo mercato e fanno impennare la domanda nelle locazioni abitative, con un effetto turbo sui prezzi. Quindi dobbiamo chiederci anche che tipo di tessuto demografico si stia incentivando negli agglomerati urbani: affitti brevi per massimizzare i ricavi e pagarsi le riqualificazioni, carissimi e inarrivabili per le famiglie, quando da decenni si parla (e solo quello) della insufficiente natalità in Italia.

Attraverso queste dinamiche interconnesse, le regolamentazioni green causano un abbattimento del valore degli immobili soprattutto in classi energetiche basse, distribuite numericamente maggiormente nel sud dell’Europa, quindi Portogallo, Italia, Grecia, Spagna. Paesi in cui il clima richiede meno efficienza energetica piuttosto che alle latitudini tipicamente più rigide dei Paesi del nord Europa.

Effettivamente i PIIGS (con l’Irlanda) erano proprio i Paesi messi nel mirino delle direttive della BCE e del MES per la ristrutturazione del proprio debito. Si diceva che vivessero al di sopra delle proprie possibilità. L’Irlanda ne è uscita come sappiamo. Gli altri hanno scontato dmuping fiscale ([concorrenza fiscale] proprio da Irlanda e Olanda) ed hanno provato a evitare il MES [Meccanismo Europeo di Stabilità, costituito da un fondo privato che specula sul debito dei Paesi che vi si rivolgono].

Oggi soprattutto quelli del sud devono affrontare ristrutturazioni immobiliari, in Italia impossibili anche solo sulla carta: lo ripetiamo, mancano le imprese (e i soldi) per efficientare circa 7 – 8 milioni di edifici residenziali (senza contare quelli con altra destinazione urbanistica) ovvero circa il 60% del comparto immobiliare residenziale nazionale[20].

Interessante è notare che l’Italia, è ritenuta tra i più indebitati e fragili degli Stati europei. A ben guardare tuttavia, si posiziona tra quelli che contano il maggior numero di proprietari immobiliari, a differenza di Francia, Paesi Bassi, Germania, dove la tendenza è rimanere in affitto per i privati cittadini, e lasciare la proprietà nelle mani di grandi fondi, come Vonovia in Germania che ne conta centinaia di migliaia, o Landsec nel Regno Unito (che pure non è più in Unione Europea).

L’abbattimento dei valori immobiliari nazionali, l’eccessiva onerosità per la loro riqualificazione, combinati con altri fattori quali il rialzo dei tassi di interesse delle politiche monetarie della BCE nello scorso anno, il conseguente aumento delle rate dei mutui variabili contratti negli ultimi 5 o 10 anni, e la crescente offerta in presenza di una contrazione della domanda, potrebbero rappresentare l’occasione ideale per grandi fondi speculativi, che approfittano esattamente di queste condizioni di mercato per fare shopping su grandi numeri a prezzi frazionati.

Questa catena di conseguenze e vantaggi per alcuni è frutto delle politiche europee tutt’altro che rivolte ai benefici dei popoli europei.

…e la guerra in Ucraina?

Colpisce che le stesse personalità politiche, istituzionali e massmediatiche che fano propaganda alla agognata svolta green europea, siano iperbelliciste sul fronte guerra in Ucraina. Un Paese non europeo e non appartenente alla NATO che è in conflitto contro il Paese che ha più armi atomiche al mondo, la Russia, deve assolutamente ricevere armamenti molto costosi per volontà americana (continente oltreoceano), nonché elargizioni finanziarie in misura di centinaia di miliardi di dollari, con danni ambientali che nessuno vuole calcolare. Se non fosse per un desiderio di pace, che poi è stato il fondamento numero uno della costruzione dell’UE, almeno per coerenza verso la tutela dell’ambiente, per la quale abbiamo appena richiamato quanti sacrifici e rinunce devono fare i popoli europei, perché nessuno parla di pace green?

E’ forse ambientalista la guerra? E’ assodato che le esplosioni in corso, con armi sempre più potenti, da entrambi i fronti, siano tutt’altro che ecosostenibili. Per il versante ucraino, come sappiamo, siamo noi occidentali i responsabili. Per non pensare alle movimentazioni di veicoli bellici ed armamenti, dall’elmetto della prima ora agli F-16 appena inviati, sicuramente non con motori elettrici. Per non calcolare le esercitazioni della NATO, in corso da decenni in tutta Europa ma ultimamente molto più attive in grande stile, come quelle nei Paesi Baltici, in Norvegia (per segnalare alla Russia le proprie attività), ma anche in Polonia, in Germania, nel Regno Unito, in Portogallo e naturalmente in Italia.

Pensiamo anche solamente alla sindrome di Quirra,[21] Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Queste attività hanno portato a procedimenti penali[22] per danni gravissimi e decessi non solo tra i militari interessati, ma anche le popolazioni circostanti per accertati casi di leucemia, linfoma e altri disturbi, collegati all'esposizione a sostanze tossiche, compresi metalli pesanti e sostanze chimiche usate nelle munizioni.

L’ambiente e la salute vanno preservati a costo di cambiare tipo di abitazione, auto, lavoro, persino ridursi a ingerire insetti, ma la guerra per confini che non sono europei, va finanziata senza indugi e le spese per inviare armi all’Ucraina, non devono essere centellinate. Pochi possono permettersi un’auto elettrica, quindi dobbiamo imparare a usare i mezzi pubblici e rispolverare i velocipedi tradizionali (bicicletta et similia) e moderni (monopattini elettrici) rinunciando all’automobile di proprietà. Ecco perché si prevedono le città a 15 minuti, ossia ghetti nelle metropoli, con tornelli per varcare la soglia del proprio quartiere, solo a certe condizioni. Cosa sono queste, se non limitazioni nella libertà di movimento individuale, o più semplicemente della libertà personale (articolo 13 della Costituzione italiana)?

Quello che viene considerato in occidente un terribile dittatore, il presidente della Bielorussia Aleksander Lukashenko, allorché l’OMS gli offrì 92 milioni di dollari per adottare il lockdown nel 2020, si rifiutò di accettare misure che avrebbero ristretto la libertà dei propri cittadini e danneggiato l’economia del proprio Paese[23]. L’Oms allora rilanciò a 940 milioni di dollari con la garanzia del FMI (Fondo monetario internazionale) e Lukashenko non solo rifiutò, ma denunciò pubblicamente la cosa, lasciando intendere che gli altri Paesi che vi si erano allineati, come l’Italia, fossero invece stati corrotti. Stiamo parlando di un Paese ex-sovietico, povero rispetto per esempio al nostro, che difende l’economia locale e la libertà dei propri cittadini, dinnanzi alle sperimentazioni della tecnologia della sorveglianza auspicata da Klaus Schwab nel suo libro Il grande Reset, e la negazione di libertà individuali di massa con pretesti sanitari tutti da dimostrare. Per inciso, 940 milioni di dollari hanno un potere d’acquisto ben maggiore in Bielorussia, che in un qualsiasi Paese del G7. “Dopo questa coraggiosa presa di posizione – scrive Nicola Bizzi [storico e scrittore] – Lukashenko è stato demonizzato dalla comunità internazionale ed accusato di brogli elettorali: l’operazione rivoluzione colorata, tesa a rovesciare Lukashenko, sarebbe stata finanziata dal Fondo monetario internazionale”[24].

Abbiamo detto delle abitazioni: cosa farà chi non avrà la disponibilità economica per efficientare la propria casa, di cui magari sta pagando le rate del mutuo, se non cederne la proprietà?

Senza auto, senza abitazione di proprietà, il cittadino europeo del futuro sarà come lo descrisse un video di propaganda del WEF (World Economic Forum) del 2016[25] intitolato “8 previsioni per il mondo nel 2030” il cui incipit è rimasto paradigmatico ed oggi viene attribuita ad una visione complottista di ciò che ci aspetta: “Non possiederai nulla e sarai felice”. Il fatto che si parli all’utente senza usare la prima persona plurale, lascia il dubbio che non ci si riferisca alla totalità dell’umanità, ma ad una larga parte di cui fa parte appunto l’ascoltatore, evidentemente però non chi l’ha formulata, altrimenti avrebbe inserito se stesso nella forma verbale dicendo “non possiederemo”. Anche il prosieguo è molto significativo, ne vediamo alcune:

“Qualsiasi cosa tu voglia, la noleggerai e sarà consegnata da un drone [quindi non un postino in bicicletta, ovvero un essere umano che lavora e non emette CO2, ma un oggetto che costa quattrini, toglie lavoro agli esseri umani e necessita di energia per funzionare]”;

“Gli Stati Uniti non saranno la prima potenza mondiale, una manciata di Paesi saranno al comando [quali Paesi? Con quale criterio verranno selezionati, e, soprattutto, da chi?]”;

“Non morirai aspettando un donatore di organi, non trapianteremo organi, ne stamperemo invece [quindi dovremo trovare il modo di stampare organi biocompatibili, o trasformare il nostro organismo in modo tale da poter ricevere e integrare organi stampati?]”;

“Mangerai molta meno carne, un piacere occasionale, non un’abitudine, per il bene dell’ambiente e della nostra salute [quindi la carne diventerà un lusso per pochi?]”;

“Un miliardo di persone sarà sfollato a causa del cambiamento climatico [quindi non parliamo nemmeno di migranti che volontariamente si avventurano verso nuove terre correndo enormi rischi, ma di evacuazioni forzate?]”; si parla persino di alieni: “Gli scienziati avranno capito come mantenervi in salute nello spazio. L’inizio di un viaggio alla ricerca della vita aliena? [quindi di nuovo, rivolto all’ascoltatore, non si parla in prima persona plurale… dobbiamo supporre che saremo spediti nel cosmo?]”. Che futuro hanno disegnato per noi i più ricchi del mondo?

Come produrre energia senza inquinare?

Siccome è sempre più semplice indicare le criticità di certe politiche, piuttosto che trovare soluzioni percorribili, osserviamo che Paesi come la Russia, hanno deciso di fronteggiare il problema dell’energia a basso impatto ambientale con Reattori Autofertilizzanti: Questi reattori, come i BN-600 e BN-800, sono progettati per utilizzare neutroni veloci e possono produrre più materiale fissile (come il plutonio) di quanto ne consumino. Sono in grado di riciclare parte del loro combustibile, riducendo la necessità di nuovo combustibile e producendo meno rifiuti a lunga vita. La Russia è leader mondiale nella tecnologia dei reattori autofertilizzanti. La centrale di Belojarsk ospita sia il BN-600 (in funzione dal 1980) che il BN-800 (in funzione dal 2016), e sono reattori veloci raffreddati a sodio.

La Russia sta sviluppando il reattore BN-1200, che mira a essere un passo avanti verso la commercializzazione su larga scala di questa tecnologia. Adottare reattori nucleari autofertilizzanti, come i reattori di Belojarsk, offre diversi vantaggi significativi rispetto ai reattori nucleari convenzionali. I reattori autofertilizzanti sono progettati per produrre più combustibile di quanto ne consumino, attraverso un processo in cui i neutroni in eccesso prodotti durante la reazione nucleare convertono il materiale fertile (come l'uranio-238 o il torio) in materiale fissile (come il plutonio-239). Questo significa che il combustibile può essere riciclato e riutilizzato, riducendo la necessità di estrarre nuovo uranio. Con il riciclo del combustibile e l'efficienza nel consumo di uranio, i reattori autofertilizzanti possono ridurre la domanda di uranio naturale, preservando le riserve esistenti e limitando l'impatto ambientale dell'estrazione mineraria. Non solo, ma i reattori veloci autofertilizzanti sono in grado di bruciare alcuni dei rifiuti radioattivi a lunga vita prodotti dai reattori convenzionali, come gli attinidi minori (americio, curio, nettunio). Questo aspetto non secondario riduce sia la quantità totale di rifiuti prodotti, sia la pericolosità e la durata della radioattività dei rifiuti stessi. Grazie alla capacità di riciclare il combustibile e utilizzare il plutonio generato in situ, i reattori autofertilizzanti possono estendere significativamente la durata delle riserve di uranio e torio, rendendo l'energia nucleare una risorsa più sostenibile a lungo termine. I reattori autofertilizzanti possono utilizzare plutonio proveniente da rifiuti nucleari esistenti o da arsenali militari smantellati, contribuendo alla riduzione del plutonio disponibile per la produzione di armi nucleari e aumentando la sicurezza globale. Cina e India sono interessate ad acquistare e adottare questa tecnologia. Ha senso tagliare i ponti con la Russia? Domande che dovrebbe porsi il legislatore europeo, se fosse libero nel momento decisionale, e soprattutto, non corrotto. Per fare un solo esempio sulla poca credibilità di equilibrio, disinteresse personale e fedeltà al perseguimento di interessi nazionali ed europei, che il legislatore merita, pensiamo alla assoluta sottomissione a politiche atlantiste del tutto dannose per l’economia, la fornitura di energia, la tutela della pace nel continente, durante la guerra in corso in Ucraina.

Le posizioni iperbelliciste assunte dall’Unione Europea, espongono gli Stati che la compongono a diverse ripercussioni riguardanti l’energia e l’economia, ma ciò non ha scalfito la politica estera nemmeno con le nuove elezioni, che per altro, hanno visto mantenere la stessa carica della presidente della Commissione. La medesima persona che per i quattro anni precedenti aveva sventolato i cambi al vertice imposti dalle elezioni democratiche, come la dimostrazione della superiorità rispetto alle autocrazie perenni del resto del mondo, nella sua chiamata ai sacrifici dei popoli per sostenere l’Ucraina contro la Russia.

Il parlamento europeo si è allineato alla posizione del presidente della commissione ed ha votato non per la negoziazione della pace, bensì per il finanziamento della guerra, sino alla riconquista della Crimea da parte Ucraina, ancora nel 2024[26], quando oramai è evidente che pur con 200 miliardi di dollari ricevuti per lo più in armamenti, l’Ucraina non è in grado di riprendersi le quattro regioni perse nei due anni trascorsi, figuriamoci la Crimea diventata russa nel 2014.

Questi esseri, non privi di ipocrisia, impongono svolte epocali, senza porsi troppe domande. Ma il cittadino consapevole, mentre acceleriamo verso una transizione energetica verde, dovrebbe chiedersi: a quale costo? La velocità con cui stiamo cercando di trasformare il mondo occidentale, potrebbe portare a conseguenze infauste, che sono in netto contrasto con gli obiettivi di sostenibilità ed equità. Possiamo permettere che la corsa verso un futuro più verde si traduca in devastazione ambientale, sfruttamento umano, impoverimento delle risorse alimentari tradizionali e rischi per la salute pubblica? È essenziale che la transizione sia bilanciata, considerando non solo i benefici ambientali a breve termine, ma anche le conseguenze ambientali, sociali etiche e morali a lungo termine.

Urgono riflessioni critiche

La soluzione potrebbe non consistere nel tuffarsi nella transizione verde, ma riflettere su come possiamo realizzare un qualsiasi progetto in modo responsabile, tale che il piano europeo Fit for 55, ovvero la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in Europa del 55% per il 2030, non si trasformi in una maledizione sia per i Paesi che ne devono pagare le spese produttive in termini ambientali, sia per le economie e il tessuto sociale dei popoli europei che le devono adottare. È possibile investire in tecnologie di riciclo avanzate, promuovere pratiche di estrazione mineraria etica e sostenibile, e garantire che i diritti umani siano rispettati in tutta la catena di approvvigionamento? Sembra che nessuno se lo sia ancora chiesto tra i fanatici del green. Allo stesso tempo, è possibile proteggere la nostra agricoltura tradizionale, i nostri allevamenti e la nostra sicurezza alimentare, evitando soluzioni rapide potenzialmente pericolose come il consumo di insetti? Solo adottando un approccio olistico e responsabile, possiamo costruire un futuro veramente sostenibile, che protegga il pianeta garantendo dignità e giustizia per tutte le persone coinvolte. Forse, in questo modo si può fare della sostenibilità non solo un obiettivo tecnologico, ma un imperativo etico e di responsabilità, che guidi ogni nostra decisione.

Questo approccio, come abbiamo cercato di mostrare, manca totalmente ai vertici dell’UE. Nonostante le rumorose proteste di alcune categorie quali gli agricoltori, i pescatori, i balneari, i tassisti nel continente, e le popolazioni del cosiddetto terzo mondo, non risulta adottata alcuna modifica alla direzione delle politiche sull’energia e quella della politica estera, che genererà un quadriennio in cui i nodi verranno al pettine e i popoli europei dovranno affrontarne le conseguenze. Forse perché ancora oggi, troppi cittadini credono che il nemico sia al di fuori dei confini europei…

Di Massimiliano Bonavoglia per ComeDonChisciotte.org

18.08.2024

Massimiliano Bonavoglia. Docente universitario di Filosofia del diritto.

NOTE

[1] https://kr-asia.com/the-hidden-environmental-costs-of-indonesias-clean-battery-production

[2] Cfr.: “(…) 40/90 tonnellate di CO2 per tonnellata di Nickel” https://blog.ui.torino.it/2021/08/04/nickel-un-protagonista-della-transizione-elettrica/

[3] https://www.salviamolaforesta.org/petizione/1182/le-auto-elettriche-sacrificano-le-foreste

[4] “A settembre 2023 l’area delle operazioni del nichel in Indonesia ha raggiunto quasi un milione di ettari – dice Arie Rompas, di Greenpeace Indonesia -, con ben 362 licenze. Per le riserve di nichel ancora da esplorare. Abbiamo scoperto che verranno disboscati altri 600mila ettari di foresta vergine, una cifra spaventosa. Significa che la lavorazione del nichel, oltre a produrre emissioni molto elevate, distruggerà anche la biodiversità della regione” cfr.: https://www.startmag.it/energia/estrazione-nichel-economia-indonesia/

[5] Cfr.: https://news.mongabay.com/2024/02/indonesian-nickel-project-harms-environment-and-human-rights-report-says/

[6] https://www.euronews.com/green/2022/02/01/south-america-s-lithium-fields-reveal-the-dark-side-of-our-electric-future

[7] https://www.wired.it/article/litio-miniere-argentina-manifestanti/; si veda anche https://www.nationalgeographic.it/batterie-al-litio-quanto-ne-sappiamo-davvero; e https://www.geopop.it/laltro-lato-dei-veicoli-elettrici-le-conseguenze-ambientali-dellestrazione-del-litio/ e https://lavialibera.it/it-schede-334-batterie_al_litio_i_danni_ambientali_dietro_al_simbolo_green

[8] https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/terra_poli/2024/04/04/dal-litio-al-rame-le-miniere-in-africa-minacciano-lambiente_a577a70a-4359-4075-94fe-4ea7ba7b0005.html

[9] https://ilmanifesto.it/la-febbre-del-litio-corrompe-lafrica; si veda anche sul lavoro minorile nelle miniere di cobalto: https://www.mondoemissione.it/aprile-2021/la-maledizione-del-cobalto/

[10] Ibidem.

[11] https://ilmanifesto.it/la-luce-sinistra-delle-miche-sui-bambini-minatori

[12] “Per estrarre una tonnellata di litio, ad esempio, sono necessari circa 500.000 litri d'acqua e una serie di passaggi che determinano un grande consumo di CO2: si stima che, per ogni chilo di idrossido di litio, vengano emessi dai 5 ai 16 chili di anidride carbonica. C’è poi la fase dello smaltimento: alla fine del loro ciclo di vita, le batterie al litio devono seguire una procedura precisa per evitare danni all’uomo e all’ambiente.” https://www.alternativasostenibile.it/articolo/auto-elettriche-perch%C3%A8-le-batterie-restano-un-serio-problema-ambientale

[13]https://www.carteinregola.it/index.php/pnrr-via-libera-agli-espropri-per-gli-impianti-su-aree-agricole-per-impianti-di-produzione-energetica/; si veda anche: https://alleanzacattolica.org/esproprio-green/; e: https://www.carteinregola.it/index.php/pnrr-via-libera-agli-espropri-per-gli-impianti-su-aree-agricole-per-impianti-di-produzione-energetica/

[14] https://www.thesocialpost.it/2024/08/16/pale-eoliche-causano-riscaldamento-lo-studio/

[15] https://ledicoladelsud.it/news/taranto-un-impianto-fotovoltaico-offshore-i-mitilicoltori-giu-le-mani-dal-mar-piccolo/

[16] https://www.affaritaliani.it/cronache/farine-di-insetti-non-sicure-dal-punto-di-vista-nutrizionale-ecco-i-rischi-840393.html

[17]https://www.repubblica.it/il-gusto/2023/03/25/news/farine_di_insetti_allergie_e_disturbi_ecco_chi_non_puo_mangiarle-393616550/ , “ (…) tra questi vi sono ad esempio alcuni scarafaggi che contengono testosterone, e il cui consumo prolungato nel tempo può provocare, tra gli altri, problemi di fertilità e cancro al fegato”, https://www.focus.it/scienza/salute/insetti-nel-piatto-ci-sono-rischi-per-la-salute

[18] https://insideevs.it/news/707510/auto-plug-in-cina-previsioni/

[19] https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-post-mortem-per-il-superbonus-extra-deficit-extra-debito-e-rallentamento-in-atto

[20] https://ance.it/wp-content/uploads/allegati/20230725_Il_futuro_del_superbonus.pdf

[21] https://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/sindrome-del-salto-di-quirra

[22] https://ilgiornaledellambiente.it/veleni-di-quirra-le-fasi-finali-del-processo-contro-la-base-militare/

[23] https://opinione.it/economia/2020/09/15/ruggiero-capone_oms-fmi-onu-lockdown-autora-bizza-francia-italia-germania-nigeria-brasile-marx-l-opinione-bielorussia-operazione-corona/

[24] Ibidem.

[25] https://www.youtube.com/watch?v=B-48pRqwmBw.

[26] https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/29/il-parlamento-ue-non-vota-per-i-negoziati-ma-per-riconquistare-anche-la-crimea-allucraina-missili-a-lungo-raggio-e-caccia-fino-alla-vittoria/7463634/#:~:text=Zonaeuro-,Il%20Parlamento%20Ue%20non%20vota%20per%20i%20negoziati%2C%20ma%20per,e%20caccia%20fino%20alla%20vittoria%E2%80%9D&text=Il%20Parlamento%20europeo%20sposa%20la,territori%20occupati%2C%20compresa%20la%20Crimea.

Commenti (27)

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    1. Luca Panseri 22 agosto 2024

      Grazie Massimiliano, articolo capace di collegare vari ambiti e di avvicinare a una visione "olistica". La miopia della "svolta green" consiste infatti, a mio parere, nell'incapacità - o meglio nella mancanza di volontà - di considerare in modo complesso e interconnesso un tema che si crede di "risolvere" con le politichette EU, gestite da personaggi ormai innominabili. Ma dalle nostre parti, con una macchinetta elettrica e il giusto riciclo della pattumiera ci si sente con l'anima a posto. Grazie anche per altri post a commento dell'articolo che mi hanno aiutato ad approfondire altri aspetti del problema.

    1. dana74 21 agosto 2024

      green come i dollari... "Espropriare terreni agricoli per coprirli con pannelli solari o pale eoliche. Secondo un report di McKinsey il giro di affari per il raggiungimento degli obiettivi di emissioni zero entro il 2050 è di 276 trilioni di dollari (9.200 miliardi l'anno). Si tratta di più del doppio del PIL mondiale (104 trilioni). Attualmente il giro di affari è già di 5.700 miliardi l’anno. A spingere sulla.follia verde (che con la tutela dell'ambiente non ha nulla a che vedere) è la lobby del complesso climatico-industriale. https://t.me/guerrieriperlaliberta/32595

    1. LuxIgnis 21 agosto 2024

      Il problema non è nella rivoluzione green, il problema è di fondo.
      Perché quello che giustamente dice questo articolo può essere applicato a moltissime cose che non sono green e di cui ci siamo "abituati" ma che hanno altissimi impatti ambientali, economici, etici. Tantissimi.
      L'esempio dei bambini nelle miniere di litio e coltan vale per tutte le batterie e apparati elettronici che si usano da decenni. Quindi telefonini, computer, persino aspirapolveri.
      E non è che quello che abbiamo ora, cioè i motori a combustione, producano aria fresca. Si è riversato per 70 anni, tramite di esso, il piombo nell'atmosfera senza che nessuno o quasi abbia aperto bocca e ora ci lamentiamo del green? Meglio il piombo?
      O il nucleare, le quali scorie si deve sigillarle, mandare in posti isolati relativamente sicuri e controllarle costantemente per secoli. Per secoli. Sperando che non succeda mai niente.
      E qui si potrebbe fare una lista di tante cose non green che avvengono attualmente e che sono molto peggio ma non fanno parte di agende politiche, ma sarebbe lunga.

      Il fatto è che se si vuole veramente migliorare le cose, bisognerebbe cambiare radicalmente paradigma. Ma questo l'umanità non lo vuol fare. Molte di queste cose hanno portato la comodità, e alla comodità non si rinuncia.
      Allora si preferisce, da una parte portare avanti agende discutibili che in realtà non sono altro che aprire un ulteriore mercato visto che i precedenti ormai sono esauriti. Il capitalismo vive di mercati. E dall'altra parte, quelli che si oppongono lo fanno spesso per partito preso, in una sorta di luddismo fuori tempo massimo.
      E tutti e due non hanno nessuna intenzione di voler risolvere il problema di fondo. Ci si accanisce su dei particolari, che sono anche importanti, ma sono solo una goccia dell'oceano, tanto per dire che si è fatto qualcosa.

      Finché non si avrà una vera visione ecologica sarà sempre e solo un balletto di ipocrisie.

    1. Phantom 21 agosto 2024

      Non è tanto l'insostenibilità al green,ai vaccini e ai lgbt e frociaggine varia,ma a chi li propone e a chi li accetta.Bisogna iniziare a far piazza pulita.

    2. Cleon XIII 22 agosto 2024

      Ecco. Non ho niente contro la svolta green. Sono quelli che la sostengono che mi stanno sui cosiddetti.

    3. mago 23 agosto 2024

      la gente ha imparato a cavalcare l`onda cosa che generalmente fanno i surfisti ed in altri luoghi e scopi,brutta gente questa.

    1. mago 21 agosto 2024

      Vado in Posta e mi trovo davanti un bellissimo schermo che mi dice che le bistecche vegetali producono xx CO2 mentre quelle animali xx CO2 quasi a farmi passare la voglia di un filetto al pepe verde.
      Poi sullo schermo accanto vedo le notizie che girano e mi informano che dalle parti di Gaza hanno buttato tonnellate di bombe come non mai e non riuscendo a fare il calcolo a spanne vorrei che qualche matematico mi dica in modo quasi esatto quanti kg di tritolo pro capite calcolando i kmq e la popolazione in percentuale i cattivi Palestinesi si sono beccati in testa.
      Questo penso che non faccia parte della svolta Green suppongo vero Signora Ursula ?

    2. ric 23 agosto 2024

      quelle sono tutte bombe "ecologiche" inventate dagli " esperti " ebrei....

      senza glutine, senza coloranti, vanno benissimo per i diabetici...

    1. Deimos 21 agosto 2024

      A sensazione la politica "green" della UE ricalca la politica "green" della Cina, entrambe non possono permettersi di dipendere troppo dall'importazione di energia. La Cina ha ancora carbone economico sul suo suolo ma relativamente poco e molto lontano da dove l'energia è usata mentre la UE ha ancora riserve minimali ma di bassa qualità o "difficili": la Germania ha la Lignite che è il grado più infimo di carbone (poco energetico) mentre le riserve di carboni di alta qualità sono ormai troppo profonde per essere convenienti (in Sudafrica anche le miniere d'oro si fermano a una certa profondità perchè economicamente insostenibili).
      L'idea di "salvare il pianeta" è un operazione di marketing comoda e partita dai Verdi tedeschi (la loro DC della Germania Est), sarebbe forse servito il coraggio di parlare dicendo la verità:

      "Cari cittadini UE, oggi la nostra energia viene da paesi stranieri che oggi sono amici ma domani potrebbero avere interessi contrari ai nostri, subire rovesci politici, invasioni o quant'altro. Noi siamo stati i primi ad avere le industrie quindi tutto ciò che era facile da estrarre lo abbiamo estratto, il petrolio se lo sono andati a cercare i Nazisti in Romania e in Russia, senza dimenticare una puntatina in Nord Africa e hanno preso la guerra perchè non ci sono riusciti!
      Siccome siamo in questa situazione dobbiamo cercare di trovare una fonte energetica nel nostro continente, gli USA hanno puntato sul fracking ma noi non abbiamo neanche quello perchè di formazioni adeguate non se ne vedono, potremmo sperare nei fondali marini ma siamo come nel Mar Nero quindi gas ce ne sarebbe anche ma, salvo pochi casi in acque altrui, sono piccoli giacimenti antieconomici da trivellare. Ci rimangono solo due possibilità e bisogna perseguirle in parallelo: da una parte ridurre gli sprechi dove possibile (cappotti termici, efficienza energetica e quant'altro), dall'altro abbiamo come uniche disponibilità le cosiddette "rinnovabili", scomode e problematiche ma almeno sicure fintanto che il sole splende, la pioggia cade e il vento fischia.
      Il petrolio è un problema abissale, o lo importi o non trasporti, almeno per il trasporto privato ci rimangono le auto a batterie, navi, camion e macchine industriali stiamo cercando soluzioni.
      Sarà dura ma memori del passato è consigliabile non affidarsi troppo agli "amici" che sai mai che domani te li trovi in casa a far da padroni come dopo la WW2.."

      Un discorso così sarebbe stato meglio a mio modesto parere ma i politici sono talmente abituati a mentire vendendo favole per farsi eleggere che manco se hanno ragione riescono a dire le cose dritte!

    2. doutdes 23 agosto 2024

      I padroni del dopo WW2 sono gli stessi da 80 anni e direi molto più esigenti oggi che nell'immediato dopoguerra.
      Quanto alle menzogne dei politici esse sono funzionali al dovere-piacere dell'ubbidienza verso i padroni.
      Del resto i politici italiani hanno anche il vantaggio di poter oscillare fra il servilismo a Washington e quello a Bruxelles. Non fa molta differenza, ma è pur sempre un modo per sembrare sovrani nel scegliere a chi ubbidire.

    1. esca 21 agosto 2024

      L'ipocrisia green non e' mai nata con l'obiettivo di essere sostenibile (qualunque cosa la parola significhi). L'etichetta green ha lo stesso significato, ed il medesimo obiettivo, di quello del qrcode che i nazisti hanno obbligato ad esibire per poter vivere durante l'esperimento sanitario.
      Oltre il velo della sicurezza ostentata che la rappresentazione televisiva si affanna ad attribuire quotidianamente alla tale in cima all'articolo, implicata in entrambe le faccende, di cui e' simbolo, completini colorati e sorrisetti da megera ammiccanti non possono coprire il fango nel quale si dimena. La sua fama e' direttamente proporzionale alle porcherie che ha combinato.

    1. Teopratico 20 agosto 2024

      Bell'articolo, ci voleva. Anche se ha aumentato i miei sensi di colpa: sapevo che l' estrazione della mica era un problema, tanto da non trovarsene più, né a buon mercato, né a pagarla e purtroppo è diventato essenziale per me. Parlo di un pigmento, una polvere micacea dorata portentosa per il mio mestiere, la soluzione ideale per un antico doratore come me, che mi permette di confezionare delle tempere e degli smalti oro ineguagliabili, altro che polveri di ottone, una brillantezza, un calore davvero simile all' oro, e non ossidabilie nel tempo, essendo minerale. Gergalmente queste vernici a oro vengono dette porporine.

    2. LuxIgnis 21 agosto 2024

      Usavo molto dei pigmenti alla mica che davano effetti iridescenti, perlescenti e altro.
      Io li mischiavo insieme alle resine poliestere e le applicavo come decorazioni sugli oggetti di legno che facevo. Effetto meraviglioso.

    3. Teopratico 21 agosto 2024

      Solitamente, per replicare l'effetto delle tecniche antiche, uso esclusivamente resine, olii e gomme vegetali. Il poliestere asciuga velocemente come facevi ad applicarlo? Certo creavi delle decorazioni molto materiche... Scusate l' Ot. ..

    4. LuxIgnis 21 agosto 2024

      Io facevo oggetti di legno al tornio principalmente. Credo di essere stato tra i primi, oltre 20 anni fa, a resuscitare la tecnica della tornitura artistica qui in Italia.
      Allora non se ne sapeva molto e non si trovava quasi nulla in Italia. Compravo attrezzatura e anche questi pigmenti all'estero.
      E sperimentavo molto. E in uno di questi esperimenti ho scoperto l'uso di questi pigmenti che comprai per curiosità in un sito inglese. E ho usato anch'io oli, resine, gomme tutte rigorosamente naturali. Anche la gommalacca a volte la scioglievo in alcool alimentare (perfetto). Costoso ma la usavo poco, e quindi me ne serviva poco.
      Comunque.
      Miscelavo la resina con il pigmento senza mettere l'induritore. Questo lo mettevo all'ultimo con la pasta già pronta. Mettevo anche meno induritore del solito per dilatare un po' i tempi. Fatto questo almeno 5 minuti di tempo di malleabilità ce li avevo.
      Considera che sul legno era tutto pronto. Con l'intarsio già fatto. Mi bastava riempire le cavità e aspettare 10 minuti. Dopo di ché lavoravo di abrasivi per rendere la superficie omogenea e lucida. È durissima la resina poliestere una volta che ha tirato.
      I risultati erano molto belli. L'intarsio quasi non si vedeva che era fatto di sintetico. Sembrava, per fare un esempio, una madre perla incastonata, o una striscia di metallo.

    5. Teopratico 21 agosto 2024

      Ti sei sperticato nel gestire quella resina e hai trovato per farlo a modo tuo: ottimo. Con i sistemi epossidici ti troveresti molto meglio, oggi che se ne trovano per tutte le densità, e hanno il vantaggio di asciugare molto lentamente ( a seconda del calore ambientale o indotto con infrarossi) e possono sempre diluirsi e pulirsi con semplice alcool, a differenza dei vecchi poliesteri.

    6. LuxIgnis 22 agosto 2024

      In realtà per quello che serviva a me l'epossidico non andava bene proprio perché asciuga molto ma molto lentamente. Ed è meno densa di solito. Per lo meno allora. Si possono usare acceleranti e addensanti, ma perché complicarsi la vita se c'è già una resina adatta e che costa anche molto meno? Se non ricordo male.
      Con l'epossidico devo aspettare 24 ore per ritornare sul pezzo. Col poliestere 10 minuti.
      E non ho mai avuto problemi di tempo. Giusto quando la superficie da riempire è un po' estesa che bisogna fare più porzioni, non mettendo l'induritore tutto insieme.
      Una volta presa la mano sai anche quanta effettivamente te ne serve e quindi da preparare.

      In più l'epossidico è duro ma rimane elastico, mentre il poliestere diventa proprio roccia. Ottimo per emulare marmi, madre perle, pietre varie.
      Lo mescoli con della polvere di lapislazzulo e diventa un lapislazzulo. Ho fatto anche questo!

      L'epossidico va bene per altro ma per intarsi, stucchi meglio il poliestere.

    7. Teopratico 22 agosto 2024

      Ci sono sistemi epossidici per ogni materiale, anche la pietra e il legno ( l' araldite è fenomenale, si può modellare con calma, piallare, intagliare e lisciare come il legno) e hanno un forte potere adesivo utile per le ricostruzioni di parti mancanti, certo costano molto di più.

    8. LuxIgnis 23 agosto 2024

      Ritengo che a ognuno la sua applicazione.
      L'epossidico è adatto ad alcune cose e il poliestere ad altre.
      Considera anche che più di 20 anni fa tante cose non si trovavano. Avevo difficoltà anche a trovare il poliestere trasparente e non bianco come spesso si trova, perché è l'unico che non altera i colori.
      E poi a me serviva un prodotto che asciugasse in fretta, in modo da poter finire il pezzo al volo. Cosa che l'epossidico non permette.

    1. carla 20 agosto 2024

      L'unica CO2 da eliminare sei TU

    1. carla 20 agosto 2024

      Sono passati anni da quando ho visto il video sul tubo di quel proprietario di auto elettrica che con il preventivo in mano per la sostituzione delle batterie con quelle nuove, decise di dar fuoco alla sua auto elettrica in quanto gli sarebbe costato meno acquistarne una nuova.
      Da qualche tempo girano video di tetti che prendono fuoco grazie ai pannelli solari disposti sopra, questa settimana è toccato a famoso marchio di moda italiano.
      Non parliamo delle auto elettriche che bruciano improvvisamente, tanto che sui traghetti o non le fanno salire come da e per le Canarie o le devi segnalare quando acquisti il biglietto (Dalmazia e Croazia), non so cosa succede dopo la segnalazione.
      Spero di aver vita che mi permetta di sorridere di questa follia orwelliana del III millennio.

      P.s. Mi preoccupano solo le case, ville e villette con cui confino dove hanno installato pannelli sul tetto e hanno acquistato tutte auto nuove rigorosamente elettriche o al max ibride.
      Sono tutti rigorosamente tridosati se ancora in vita. Quelli morti hanno lasciato agli eredi la follia green, si sono liberati almeno di quella e chissà se là, dove sono, hanno capito alla fine l'inganno subito.

    2. mago 21 agosto 2024

      Sono combattuto fra una resistenza soft installando anche io i pannelli e una buona batteria con ancora un buon generatore e qualche tanica di benzina e relativa auto ibrida che mi faccia percorrere almeno 100 km questo per avere un minimo di autonomia e indipendenza e pararmi dai rincari selvaggi o dai futuri black out.o ritirarmi in qualche landa sperduta ma anche li non cambierebbe poi di tanto visto come oggi siamo interconnessi e dipendenti.
      Ci devi convivere con quello che ti passano trovando il giusto equilibrio purtroppo.

    1. alessandroparenti 20 agosto 2024

      Ma sì, andiamo avanti a petrolio e carbone. E magari costruiamo centrali nucleari. Tanto ci penseranno i nostri discendenti, cazzi loro. Per secoli se le terranno lì, tanto a noi che c'è frega? Saremo già morti. Poi se finiscono le fonti fossili non riusciremo a sopravvivere perchè completamente dipendenti. E qualcuno dirà:"bisognava pensarci prima e cercare alternative rinnovabili!" Ma la politica non guarda avanti. Arriva al massimo fino al prossimo mandato.

    2. mago 21 agosto 2024

      eh si qualcuno farfugliava ultimamente una frase presa a prestito che un politico guarda alle prossime elezioni ma un statista pensa alle prossime generazioni...AAA Cercasi Statista..

    3. ric 21 agosto 2024

      non si tratta di andare avanti a petrolio o carbone..si tratta di evitare consumi inutili e assurdi che nessuno osa contestare. Un treno pesa mediamente 300/600 tonnellate , circa 40 ton per vagone , il peso di eventuali 40 passeggeri per vagone diventa ininfluente ai fini del costo in termini di energia per far viaggiare una simile massa a 130 km/h ...circa 10 mila HP di potenza necessaria , e mi fermo li.... crederai mica che il freccia rossa , ( FIAT , treno a gestione privata paghi la corrente , o tutto l'esercizio inerente al tipo di traffico ? caselli , binari , stazioni ecc.... ?
      sai che ogni automobile ai 100 km/h mediamente perde 5hp di potenza per via della persa aerodinamicità a causa degli specchietti retrovisori , che costano un casino di soldi , una volta piu' voluminosi, mentre con un decimo della spesa con due piccole telecamere esterne grandi come una pasticca eviterebbero il 5% dei consumi ? ci sono sprechi assurdi che nessuno mette mano allo studio per eliminarli.....

    1. Shax 20 agosto 2024

      L'ue e l'occidente vogliono sì le risorse naturali e le terre rare ma le vogliono alle loro condizioni, ossia a prezzi da sfruttamento oppure direttamente rubate e sottratte ai legittimi paesi estrattori.
      Dal momento in cui non ne dispongono e il colonialismo mostra i suoi miasmi finali, l'unica possibilità è conquistare e/o muovere guerra verso chi quelle risorse le ha.

    1. ric 20 agosto 2024

      non si tratta di eventuale sostenibilita' , che bisogna ancora spigare cosa significhi. Si tratta di enormi stronzate che si inventano solo per far circolare moneta fra imprenditori da strapazzo per accontentare i responsabili di ogni forma di degenerazione .Cappotti , valvole termostatiche ,,,pannelli ..

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