Irina Slav
irinaslav.substack.com
Gli operatori scozzesi di turbine eoliche sono stati pagati per ridurre del 37% la loro produzione nella prima metà dell'anno. La BP sta riaprendo un giacimento di petrolio nel Mare del Nord perché l'estrazione è tornata economicamente conveniente grazie ai progressi tecnologici. La Norvegia si appresta a indire la sua prima gara d'appalto per il petrolio e il gas dal 2021. La Germania ha ricevuto zero offerte nella sua ultima gara d'appalto per l'eolico offshore senza sussidi. E la cinese CATL ha sospeso le attività di una delle più grandi miniere di litio del mondo. Benvenuti nell'inferno degli idrocarburi, miei cari fagiolini verdi.
Per anni, uno degli argomenti principali dei crociati del clima è stato che l'abbandono degli idrocarburi avrebbe reso i vari Paesi più resistenti alle oscillazioni dei prezzi globali di queste materie prime, spesso guidate da tutto tranne che dal mercato fisico. È un'argomentazione valida. Ma c'è un dettaglio. I sostenitori di questo argomento hanno dimenticato di dire che tutte le alternative al petrolio e al gas dipendono da essi. Il gatto aveva iniziato a fare capolino dal sacco qualche tempo fa e ora è già a metà strada, visto che questa dipendenza diventa sempre più difficile da nascondere.
"Le aspettative per una rapida transizione energetica si sono moderate negli ultimi anni, poiché l'inflazione e i tassi di interesse elevati hanno fatto lievitare i costi e rallentato lo sviluppo delle energie rinnovabili", ha dichiarato oggi il FT con la consueta autorevolezza, aggiungendo che "l'instabilità geopolitica ha portato i governi a dare priorità alla sicurezza energetica rispetto alla decarbonizzazione".
Si tratta di un'ammissione non molto sottile del fatto che la sicurezza energetica e la decarbonizzazione si escludono a vicenda, nonostante l'argomentazione di cui sopra e quella sull'"energia prodotta in casa", anch'essa valida a prima vista ma non ad una seconda. Perché "l'energia prodotta in casa" non è esattamente "prodotta in casa". Il più delle volte è di origine cinese. E la Cina sta per rendere tutto più costoso per tutti. Soprattutto se l'India cede agli Stati Uniti e smette di comprare il petrolio russo. Perché in ogni angolo di transizione in cui si guarda, si vede il petrolio. O gas. O carbone. O tutti e tre.
A proposito della miniera cinese. Come ho accennato in un precedente Substack, la Cina sta scoprendo di aver commesso un errore con la massiccia spinta ai sussidi per la transizione energetica. L'industria dei veicoli elettrici sta affondando in un eccesso di capacità. Il suo settore solare sta affondando in un eccesso di capacità. La Cina sta dominando i mercati globali, ma gli operatori del settore stanno pagando un costo molto alto, questo perchè i prezzi dei loro prodotti non sono neanche lontanamente sufficienti a sostenere le industrie nelle loro dimensioni attuali.
Quindi, Pechino sta ordinando la chiusura, per cominciare, della miniera di CATL. La sospensione è di tre mesi e potrebbero seguirne altre, secondo il rapporto di Bloomberg che ha dato la notizia. Il motivo: l'adozione dei veicoli elettrici non sta crescendo abbastanza velocemente, quindi i prezzi del litio sono crollati del 90% dal 2022 e i minatori di litio non stanno vivendo un momento felice.
Al contrario, l'espansione dell'eolico nel Regno Unito sta andando più o meno secondo i piani, anche se più lentamente di quanto sperato, il che ha portato a un aumento dei contributi pagati agli operatori delle turbine eoliche per spegnerle, perché non c'è né abbastanza domanda per l'elettricità né abbastanza linee di trasmissione per portare l'elettricità dove c'è domanda. Stiamo parlando di miliardi all'anno. Più precisamente, si parla di 2,7 miliardi di sterline per l'ultimo anno fiscale, che, a sua volta, è stato un aumento del 10% rispetto all'anno fiscale precedente. Tuttavia, la costruzione di nuove turbine eoliche continua, mentre BP riavvia la produzione del giacimento di Murlach.
"Si prevede che Murlach produrrà circa 20.000 barili di petrolio e 17 milioni di piedi cubi di gas al giorno", ha dichiarato la società citata dal Telegraph, e il governo britannico non l'ha punita con una tassa del 100% su quel petrolio e quel gas, anche se quest'ultimo, come sappiamo, è l'unica ragione per i costi esorbitanti dell'elettricità nel Paese, per cui il ministro verde del Regno Unito ha promesso di costruire abbastanza turbine eoliche e simili per eliminare la domanda di gas. Il fatto che gli operatori delle turbine eoliche vengano pagati più o meno allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che producano o meno elettricità, non è un problema, come non lo è la questione della provenienza del denaro. Forse dall'esportazione di petrolio e gas?
A proposito di eolico, "un'asta per l'eolico offshore in Germania si è conclusa senza neanche un’offerta, a dimostrazione che i contratti a zero sovvenzioni non sono richiesti dagli investitori". Bloomberg ha riportato questa notizia, per poi ricordare che qualche anno fa gli investitori erano disposti a fare offerte per l'eolico offshore anche in assenza di sussidi, anche se qualcosa mi dice che avevano la promessa di sussidi come motivazione. Questo era allora.
Ora, con la Germania in ristrettezze economiche, ovviamente senza colpa, nessuno vuole costruire turbine senza sovvenzioni. Ma la stessa Germania vuole iniziare a estrarre gas dal Mare del Nord. Questo potrebbe contribuire a creare un po' di denaro extra da offrire come sussidi agli sviluppatori di turbine eoliche, e non sto facendo dell'ironia.
C’è poi la Norvegia, la grande imbrogliona, che, mentre viene elogiata come il Paese con il maggior numero di veicoli elettrici pro capite, pianifica un'espansione della produzione di petrolio e gas con una nuova tornata di licenze, tirando in ballo la responsabilità di dover fornire energia all'Europa.
"La Norvegia sarà un fornitore a lungo termine di petrolio e gas per l'Europa, mentre la piattaforma continentale norvegese continuerà a creare valore e posti di lavoro per il nostro Paese", ha detto la scorsa settimana il ministro dell'Energia Terje Aaslund, invece di dichiarare la fine di ogni incremento nella produzione di petrolio e gas in sintonia con i piani di transizione dell'Europa e anche in sintonia con la promessa dell'Europa di acquistare molto e molto petrolio e gas statunitensi. Fatto curioso: il petrolio e il gas rappresentano il 60% dei ricavi delle esportazioni della Norvegia verde. Vichinghi egoisti.
Vi lascio con un'ultima citazione del FT che descrive il paesaggio infernale degli idrocarburi con tratti netti e brutali.
"Wood Mackenzie stima che una transizione più lenta potrebbe far sì che il mondo abbia bisogno di circa il 5% di petrolio in più all'anno rispetto a quanto previsto in precedenza a partire dalla metà degli anni 2030. La società di consulenza energetica prevede che il mondo avrà bisogno di oltre 100 miliardi di barili in più di petrolio e gas da esplorazione entro il 2050 per contribuire a colmare questo divario".
Irina Slav
Fonte: irinaslav.substack.com
Link: https://irinaslav.substack.com/p/hydrocarbon-hell?utm_campaign=email-post&r=5yb9or&utm_source=substack&utm_medium=email
11.08.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
lazarovici 15 agosto 2025
Ho letto sul tubo la profezie di un mio mezzo compatriota polacco, certo Krzysztof Jackowski. Lui dice che tempo 10 anni l'80% dell'umanità sarà cancellato. Per favore, non piangiamo per le capre, per chi vive "vida de pollos" come disse il generale de santa Ana. Per me il 20% di 8 miliardi è già troppo.