L'IMMINENTE CROLLO DELL'IMPERO AMERICANO

Il mondo come lo conosciamo è gestito da una classe esclusiva di gangsters americani che hanno a loro disposizione armi e denaro virtualmente illimitati.

L'IMMINENTE CROLLO DELL'IMPERO AMERICANO

Chris Hedges
declassifieduk.org

La percezione pubblica dell'Impero Americano, almeno per coloro che negli Stati Uniti non hanno mai visto l'impero dominare e sfruttare i "miserabili della terra", è radicalmente diversa dalla realtà.

Queste illusioni artificiali, di cui Joseph Conrad aveva scritto in modo così preveggente, presuppongono che l'impero sia una forza per il bene. L'impero, ci viene detto, promuove la democrazia e la libertà. Diffonde i benefici della "civiltà occidentale".

Si tratta di inganni ripetuti ad nauseam da media compiacenti e sciorinati da politici, accademici e potenti. Ma sono bugie, come sanno tutti coloro che hanno trascorso anni a fare reportage all'estero.

Matt Kennard nel suo libro The Racket - in cui racconta di Haiti, Bolivia, Turchia, Palestina, Egitto, Tunisia, Messico, Colombia e molti altri Paesi - squarcia il velo. Espone i meccanismi nascosti dell'impero. Ne descrive la brutalità, la mendacità, la crudeltà e le pericolose auto-illusioni.

Nell'ultima fase dell'impero, l'immagine venduta ad un pubblico credulone inizia ad incantare gli stessi mandarini dell'impero. Essi prendono decisioni basate non sulla realtà, ma sulle loro visioni distorte della realtà, colorate dalla loro stessa propaganda.

Matt lo definisce "il racket". Accecati dall'arroganza e dal potere, arrivano a credere ai loro stessi inganni, spingendo l'impero verso il suicidio collettivo. Si ritirano in una fantasia in cui i fatti, duri e spiacevoli, non si intromettono più.

Sostituiscono la diplomazia, il pluralismo e la politica con minacce unilaterali e con lo strumento contundente della guerra. Diventano i ciechi architetti della loro stessa distruzione.

Matt scrive: "Un paio di anni dopo la mia iniziazione al Financial Times alcune cose avevano iniziato a diventare più chiare. Mi ero reso conto della differenza tra me e il resto delle persone che lavoravano nel racket: gli operatori dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), gli economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e così via."

E continua: "Man mano che capivo come funzionava davvero il racket, iniziavo a vederli come dei volenterosi imbroglioni. Non c'è dubbio che sembrassero credere nella virtù della missione; erano imbevuti di tutte le teorie che avevano lo scopo di mascherare lo sfruttamento globale con il linguaggio dello 'sviluppo' e del 'progresso'. L’ho visto con gli ambasciatori americani in Bolivia e ad Haiti, e con innumerevoli altri funzionari che ho intervistato".

"Credono davvero a questi miti", conclude, "e, naturalmente, sono pagati profumatamente per farlo. Per aiutare questi agenti del racket ad alzarsi la mattina [con la coscienza a posto] esiste, in tutto l'Occidente, un nutrito esercito di intellettuali il cui unico scopo è quello di rendere il furto e la brutalità accettabili per la popolazione generale degli Stati Uniti e dei suoi alleati nel racket".

Gli Stati Uniti avevano compiuto uno dei più grandi errori strategici della loro storia, che aveva suonato la campana a morto dell'impero, quando avevano invaso e occupato per vent’anni l'Afghanistan e l'Iraq.

I pianificatori bellici alla Casa Bianca di George W. Bush, e la schiera di utili idioti della stampa e del mondo accademico che avevano fatto da cheerleader, sapevano molto poco dei Paesi invasi. Credevano che la superiorità tecnologica rendesse invincibili gli americani.

Erano stati colti alla sprovvista dal feroce ritorno di fiamma e dalla resistenza armata che li aveva portati alla sconfitta. Chi di noi conosce il Medio Oriente - sono stato capo ufficio del New York Times per il Medio Oriente, parlo arabo e ho lavorato nella regione per sette anni - lo aveva previsto.

Ma chi era intenzionato a fare la guerra preferiva una fantasia confortante. Avevano affermato, e probabilmente creduto, che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa, anche se non esistevano prove valide a sostegno di questa affermazione.

Avevano insistito sul fatto che la democrazia si sarebbe radicata a Baghdad e poi diffusa in tutto il Medio Oriente. Avevano assicurato il pubblico che le truppe statunitensi sarebbero state accolte come liberatori da iracheni e afghani riconoscenti. Avevano promesso che i proventi del petrolio avrebbero coperto i costi della ricostruzione.

Avevano insistito sul fatto che l'audace e rapido attacco militare - "shock and awe" - avrebbe ripristinato l'egemonia americana nella regione e il dominio sul mondo. Invece era successo il contrario. Come aveva fatto notare Zbigniew Brzeziński, questa "particolare guerra unilaterale contro l'Iraq ha catalizzato una generale delegittimazione della politica estera degli Stati Uniti".

Lo Stato in guerra

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'America è diventata una stratocrazia - un governo dominato dai militari. Ci si prepara costantemente alla guerra. Gli enormi bilanci della macchina bellica sono sacrosanti. Gli sprechi e le frodi da miliardi di dollari vengono ignorati.

I fallimenti militari nel Sud-Est asiatico, in Asia centrale e in Medio Oriente scompaiono nel vasto buco nero dell'amnesia storica. Questa amnesia, che significa che non c'è mai responsabilità, autorizza la macchina da guerra a passare da una disfatta militare all'altra mentre distrugge economicamente il Paese.

I militaristi vincono tutte le elezioni. Non possono perdere. È impossibile votare contro di loro. Lo Stato di guerra è un Götterdämmerung, come scrive Dwight Macdonald, "senza gli dei".

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il governo federale ha speso più della metà dei soldi delle tasse per le operazioni militari passate, presenti e future. È la più grande attività di sostegno del governo.

I sistemi militari vengono venduti prima di essere prodotti, con la garanzia che gli enormi sforamenti dei costi saranno coperti.

Gli aiuti esteri sono condizionati all'acquisto di armi statunitensi. L'Egitto, che riceve circa 1,3 miliardi di dollari di finanziamenti militari esteri, deve destinarli all'acquisto e alla manutenzione di sistemi d'arma statunitensi.

Israele, invece, dal 1949 ha ricevuto 158 miliardi di dollari in assistenza bilaterale dagli Stati Uniti, quasi tutti dal 1971 sotto forma di aiuti militari, la maggior parte dei quali destinati all'acquisto di armi dai produttori americani.

Gli Stati Uniti finanziano la ricerca, lo sviluppo e la costruzione di sistemi d'arma e poi acquistano questi stessi sistemi d'arma per conto di governi stranieri. È un sistema circolare di welfare aziendale.

Fino a settembre 2022, gli Stati Uniti avevano speso 877 miliardi di dollari per il settore militare. Una cifra superiore a quella dei 10 Paesi che li seguono in classifica, tra cui Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito, messi insieme.

Queste enormi spese militari, insieme ai costi crescenti di un sistema sanitario a scopo di lucro, hanno portato il debito nazionale degli Stati Uniti ad oltre 31.000 miliardi di dollari, quasi 5.000 miliardi in più dell'intero Prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti.

Questo squilibrio non è sostenibile, soprattutto quando il dollaro non sarà più la valuta di riserva mondiale. A gennaio 2023, gli Stati Uniti avevano speso la cifra record di 213 miliardi di dollari per pagare gli interessi sul debito nazionale.

L'impero in casa

La macchina militare, dirottando fondi e risorse verso una guerra senza fine, sventra e impoverisce la sua stessa patria, come illustrano i reportage di Matt da Washington, Baltimora e New York.

Il costo per il pubblico - socialmente, economicamente, politicamente e culturalmente - è catastrofico. I lavoratori sono ridotti al livello di sussistenza e sono sfruttati dalle multinazionali che hanno privatizzato ogni aspetto della società, dall'assistenza sanitaria all'istruzione, fino al complesso carcerario-industriale.

I militaristi distolgono fondi dai programmi sociali e infrastrutturali. Versano denaro nella ricerca e nello sviluppo di sistemi d'arma e trascurano le tecnologie per le energie rinnovabili. Ponti, strade, reti elettriche e argini vanno in rovina. Le scuole decadono. Il settore manifatturiero nazionale è in declino. Il nostro sistema di trasporto pubblico è un disastro.

La polizia militarizzata spara a persone di colore, per lo più disarmate e povere, e affolla un sistema carcerario che detiene uno sconcertante 25% dei prigionieri di tutto il mondo, sebbene gli americani rappresentino solo il 5% della popolazione globale.

Le città, deindustrializzate, sono in rovina. Dipendenza da oppioidi, suicidi, sparatorie di massa, depressione e obesità patologica affliggono una popolazione caduta in uno stato di profonda disperazione.

Le società militarizzate sono terreno fertile per i demagoghi. I militaristi, come i demagoghi, vedono le altre nazioni e le diverse culture a loro immagine e somiglianza - minacciose e aggressive. Cercano solo il dominio. Spacciano l'illusione di un ritorno ad una mitica età dell'oro di potere totale e prosperità illimitata.

La profonda disillusione e la rabbia che hanno portato all'elezione di Donald Trump - una reazione al colpo di Stato corporativo e alla povertà che affligge almeno metà del Paese - hanno distrutto il mito di una democrazia funzionante.

Come osserva Matt: "L'élite americana, che si è ingrassata grazie ai saccheggi all'estero, sta combattendo anche una guerra in casa. Dagli anni '70 in poi, gli stessi mafiosi dai colletti bianchi hanno vinto una guerra contro il popolo statunitense, sotto forma di una massiccia e subdola truffa. Sono riusciti, lentamente ma inesorabilmente, a svendere gran parte di ciò che il popolo americano possedeva con la scusa di varie ideologie fraudolente come il ‘libero mercato’. Questa è la 'via americana', una gigantesca truffa, un grande imbroglio".

E continua: "In questo senso, le vittime del racket non sono solo a Port-au-Prince e Baghdad, ma anche a Chicago e New York City. Le stesse persone che elaborano i miti su ciò che facciamo all'estero hanno costruito un sistema ideologico simile che legittima il furto in patria; il furto ai più poveri, da parte dei più ricchi. I poveri e i lavoratori di Harlem hanno più cose in comune con i poveri e i lavoratori di Haiti che con le loro élite, ma questo deve essere tenuto nascosto perché il racket funzioni".

"Molte azioni intraprese dal governo statunitense, infatti, danneggiano abitualmente i cittadini più poveri e indigenti", conclude. "L'accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) è un buon esempio. Entrato in vigore nel gennaio 1994, aveva rappresentato una fantastica opportunità per gli interessi commerciali statunitensi, in quanto i mercati si erano aperti ad una manna di investimenti ed esportazioni. Contemporaneamente, migliaia di operai statunitensi avevano perso il posto a favore dei lavoratori in Messico, disponibili ad accettare salari ancora più bassi".

Autoimmolazione

Il pubblico, bombardato dalla propaganda di guerra, esulta per la sua autoimmolazione. Si rallegra della spregevole bellezza delle prodezze militari statunitensi. Parla con i luoghi comuni che distruggono il pensiero, vomitati dalla cultura di massa e dai mass media. Si imbeve dell'illusione di onnipotenza e si crogiola nell'autoadulazione.

Il mantra dello Stato militarizzato è la sicurezza nazionale. Se ogni discussione inizia con una domanda sulla sicurezza nazionale, ogni risposta include la forza o la minaccia della forza. La preoccupazione per le minacce interne ed esterne divide il mondo in amici e nemici, in buoni e cattivi.

Coloro che, come Julian Assange, denunciano i crimini e la follia suicida dell'impero sono perseguitati senza pietà. La verità, una verità che Matt scopre, è amara e dura.

"Mentre gli imperi in ascesa sono spesso accorti, persino razionali, nell'applicazione della forza armata per la conquista e il controllo dei domini d'oltremare, gli imperi in declino sono inclini ad esibizioni di potere sconsiderate e sognano audaci capolavori militari che possano, in qualche modo, far recuperare il prestigio e il potere perduti", scrive lo storico Alfred McCoy. "Spesso irrazionali anche dal punto di vista imperiale, queste micro-operazioni militari possono comportare spese ingenti o sconfitte umilianti che non fanno altro che accelerare il processo già in atto".

È fondamentale che ci rendiamo conto di ciò che abbiamo davanti. Se continueremo a lasciarci incantare dalle immagini sulle pareti della caverna di Platone, immagini che ci bombardano sugli schermi giorno e notte, se non riusciremo a capire come funziona l'impero e la sua autodistruttività, tutti noi, soprattutto con l'incombente crisi climatica, scenderemo in un incubo hobbesiano in cui gli strumenti di repressione, così familiari alla periferia dell'impero, porteranno a terrificanti Stati totalitari governati dalle multinazionali.

Chris Hedges

Fonte: declassifieduk.org
Link: https://www.declassifieduk.org/the-impending-collapse-of-the-american-empire/
18.06.2024
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per 15 anni per il New York Times, periodo in cui è stato capo ufficio per il Medio Oriente e capo ufficio per i Balcani. In precedenza aveva lavorato all’estero per il Dallas Morning News, il Christian Science Monitor e la NPR. È il conduttore del programma “The Chris Hedges Report.

Commenti (51)

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    1. Ummon 25 giugno 2024

      Il dollaro è ancora la valuta più usata nel commercio mondiale e più usata come riserva di valore. La marina e l'aeronautica americana hanno ancora potere di interdizione su (quasi) ogni angolo di questo pianeta. Le elites mondiali mandano ancora i loro figli a formarsi nelle università americane, le stesse da cui viene il grosso della ricerca scientifica mondiale. E anche, dalle facoltà umanistiche, l'ideologia e la propaganda che in un attimo ricadono come pioggia su tanti altri Paesi. Gli USA hanno ancora la superiorità tecnologica e soprattutto hanno raggiunto l'indipendenza energetica.

      Tutto questo per dire che bisognerebbe distinguere bene fra ciò che si auspica e ciò che appare verosimile.

    1. DrCaligari 25 giugno 2024

      Questi comandano la tecnologia delle armi a energia diretta e chissà cos'altro, altrimenti non avrebbero mai industrializzato la Cina.

    2. Martin 25 giugno 2024

      No, le multinazionali USA volevano solo spostare la catena produttiva in Cina, e ci sono riuscite con gli accordi di Marrakesh del 1994 (Clinton). Delle possibili conseguenze strategiche e politiche non gliene fregava meno di nulla. E l'UE come sempre, dietro.

    3. Luca VFR 25 giugno 2024

      Credo che sia solo quello: pura avidità.

    4. Martin 26 giugno 2024

      Il punto e' che delocalizzando si aumentano solo i profitti per minore costo di lavoro, ma la società civile del delocalizzato perde il reddito originato proprio dal lavoro, ossia la massa di salariati che spende.
      Ci si era arrivati a capirlo gia' negli anni 20 dello scorso secolo.

    1. pippo123 25 giugno 2024

      è difficile dare per spacciato uno stato che spende in armi quello che tutti gli altri spendono assieme nel mondo...

    2. pieros 25 giugno 2024

      Spende a debito. Finché dura il dollaro.

    3. Luca VFR 25 giugno 2024

      E durerà finché ci saranno i polli che prendono i dollari sul serio ed non come coadiuvante per accendere la stufa.

    1. XaMAS 25 giugno 2024

      CHE cosa?

    2. ric 25 giugno 2024

      Che Guevara... almeno uno per ogni citta' sopra i 100 abitanti

    1. Bertozzi 25 giugno 2024

      Crolla o non crolla?
      È sul ciglio, sull'orlo, a un passo.
      (Madonna quanto son lunghi sti cigli).

      Menzione d'onore per questa frase finale "soprattutto con l’incombente crisi climatica,"
      New entry per "incombente!" Anche lei è lì a un passo, sull'orlo, sul ciglio, incombe.
      Tanto che c'eri caro Chris potevi scrivere che la crisi climatica incombe appena dopo una crisi pandemica così facevi contenti tutti i tuoi lettori e soprattutto chi ti paga.

    2. ducadiGrumello 25 giugno 2024

      haha grande Bertoz. E che dire delle minacce dal mondo animale? Il vermocane, i ragni Joro, la zecca marginata - che, attenzione, a differenza dell'accidiosa zecca comune che attende la vittima spaparanzata nell'erba, addirittura "insegue la preda" (sic)...via, io mi sparo direttamente un colpo, inutile andare avanti così

    1. Bertozzi 25 giugno 2024

      Sì, ma se poi piove?

    1. Shax 25 giugno 2024

      Non c'è alcun conto alla rovescia, l'america sta già crollando e lo possiamo notare dalla quantità di paesi che ha abbandonato il dominio anglo per schierarsi col sud del mondo e l'imponente processo di dedollarizzazione in atto.
      Chi ancora parla di crollo che viene annunciato da anni senza risultati forse dovrebbe togliersi il prosciutto dagli occhi.
      Cos'altro deve succedere per notare l'ovvio??

    1. sarah 25 giugno 2024

      Crolla o non crolla... La fine di un impero, in senso storico, è un processo lungo e complesso e generalmente non si manifesta con un'esplosione improvvisa e spettacolare, a meno di non voler seguire interpretazioni millenaristiche. A loro modo, legittime pure quelle ma azzardate sul piano pratico. Ha poco senso, secondo me, dibattere sul "se" e scommettere sull'esito del processo puntando su un'evidente sconfitta o vittoria. Perché il declino del cd impero usa è già in atto: l'economia occidentale non ha più le caratteristiche di assoluto primato nel mondo, il proprio modello non esercita più la stessa attrazione, vi è la perdita progressiva e costante dei valori e dei significati di riferimento che hanno plasmato il modello americano, quasi sempre vittime di una demolizione dall'interno. Anche la contrazione demografica, prima fatta coincidere con l'auspicabile emancipazione individuale, oggi invece non è più in grado di garantire la necessaria vitalità sociale. Quali passaggi futuri? Occorrerebbe la sfera di cristallo, fermo restando che ciò che si osserva in modo diretto è vero. A mio modestissimo avviso, il compimento definitivo di questo declino non è ancora un fatto scontato, ma l'unica via di scampo dovrebbe essere tracciata dall'occidente stesso che dovrebbe smentire chi oggi abusa così brutalmente della sua identità e riaffermare con forza un'idea radicalmente diversa visto che, nel bene e nel male, questo occidente ha anche saputo, a volte, esprimere di meglio di questo schifo. Se no non ci sono alternative: inutile dibattere, il declino c'è già.

    2. sarah 25 giugno 2024

      Non tutti i suoi frutti sono stati pessimi. Sono pessimi i biden, le follie woke, il nichilismo distruttivo che oggi impera negli ambiti padronali e intellettuali e dissimula, dietro un falso volto filantropico, intenti ben più malevoli. Direi di dover riconoscere questo, prima di pronunciare sentenze di condanna collettive.

    3. sarah 25 giugno 2024

      Non è pessimo lei, non sono pessima io, spero. Non erano pessimi i nostri genitori e nonni che ci hanno preceduti. Non è pessimo chi ha dimostrato pietà, comprensione e nemmeno chi ha costruito un ponte, una strada o bonificato una palude. Questa oscena classe dirigente non rappresenta il tutto, ma ne abusa.

    4. ws 25 giugno 2024

      nel bene e nel male, questo occidente ha anche saputo, a volte, esprimere di meglio

      Direi anche "il meglio" tout-court

      Quindi è evidente che per portarlo così rapidamente a questo "schifo" morale ed umano ci sia stato un qualche "ackeraggio".

    1. gianB 25 giugno 2024

      Ma l'amnistia per Assange non era un'idea di Trump?

      Che sia questo un altro messaggio che chi comanda manda a Trump ed i trumpisti?
      Un tentativo di recuperare consensi dei dem? Mi sembrerebbe di poca utilità alla luce della poca accettabilità da parte "della macchina". Se invece fosse "la macchina" che si sta muovendo, altro sarebbe il discorso.(Peraltro coerente con la liberatoria di Trump, tramite Johnson, al finanziamento all'Ucraina)

    2. gianB 25 giugno 2024

      Lo so che altri sono i problemi, ma chi non si può parlare direttamente usa questi mezzi per comunicare.

    1. pieros 25 giugno 2024

      Ci auguriamo tutti, mi pare, la caduta dell'impero. Ma non è che quello che potrebbe arrivare dopo sarà migliore a fortiori ( mi si conceda il latinismo.mi sembra di essere perfino erudito)
      Nella storia, non solo italiana ed europea, ma in qualunque posto e tempo,ad un crollo è seguito un periodo di caos più o meno lungo.
      E non è stato meglio.

    2. pieros 25 giugno 2024

      Dipende quanto dopo. E se quelli che vivono quel periodo di intermezzo non maledicono i loro padri e avi per aver contribuito a creare quella situazione

    3. ric 25 giugno 2024

      se non si stabiliscono regole , quello che arriva dopo e' esattamente come quello di prima.

    4. ric 25 giugno 2024

      si..ma solo se si elimina il capitalismo privato.

    5. Cachafaz 25 giugno 2024

      Se si elimina il grande capitalismo provato.-

    6. ws 25 giugno 2024

      i SOPRAVVISSUTI ( forse)

    1. Seik Eloth 25 giugno 2024

      Il nostro settore del piano è gestito da umani? 😱😄😄

    1. Arthur 25 giugno 2024

      Atto I.
      Crollo della Russia.
      La Russia ha abboccato all'amo.
      Si chiuderà il sipario aperto nel 1917.
      E sospetto fortemente che saranno Cina e India a tradirla.
      Vedremo.

      Atto II.
      Subito dopo l'implosione russa, ecco la guerra civile negli USA.
      Paese lacerato e violento.
      Non ha scampo.
      La seconda guerra civile americana non scoppierà se prima non implode la Russia.

      Atto III.
      Una volta tolti di mezzo questi due paesi (retti da balordi e pagliacci) si procederà con gli utili idioti che hanno fatto il lavoro sporco, cioè quelli col grembiulino e gli innominabili.
      E naturalmente, a ruota, anche quelli del livello ancora più in basso, liberali e marxisti (e i vari gruppi annessi).

      * * *

      E brava la perfida Albione...

    2. ric 25 giugno 2024

      cacchio ..ti salvi solo tu , Nostradamus ?

    3. lazarovici 25 giugno 2024

      certamente, non a caso si chiama Arthur. Si scopron le tombe si levano i morti.,.,lui sa tutto sugli angli perché lui è anglo. L'unico problema è che, secondo irlmaier, dopo il crollo della Russia quest'ultima avrà un colpo di coda, getterà sulla Manica un ordigno infernale che provocherà un mega tsunami che affogherà tutta l'Inghilterra. Solo la Scozia si salverà. Il papa del "non possumus" avrà la sua vendetta. Ma Arthur si salverà: preavvisato da Lazarovici, si trasferirà per tempo sul lago dove sguazza Nessie. La quale però, odiando i figli della perfida Albione, mollerà un mega ruttino che travolgerà il tetto della casa di Arthur, con suo lieve disappunto perché costretto a ricomprare i pannelli solari,,,

    4. ailavioni 25 giugno 2024

      Io, speriamo che me la cavo

    5. ric 25 giugno 2024

      caccio ma Arthur ..sara' mica questo qua che non ne azzecca una sotto falso nome ?

      https://www.udinetoday.it/~media/horizontal-hi/28810895277785/foto-antonio-caprarica-1.jpg

    6. Brule 25 giugno 2024

      Io però non sono così sicuro della prossima guerra civile americana.
      Chi sa e può combattere, si è trasferito o è in via di farlo in stati rossi, conservatori, meno woke, in particolare in zone semirurali.
      Si fa meno fatica a convincere i familiari (in genere la moglie perchè i figli grandi non stanno a casa come in Europa) a trasferirsi e a stare attenti alle spese, che entrare in qualche circolo di rivoltosi che verrebbe spazzato dalla Guardia Nazionale.
      Basta vedere che cosa è successo il 6 gennaio 2021.
      Se ne vanno a caccia e a pesca, gironzolano con il pick up, la moto da cross o il quad, e a posto.
      La sera cervo stufato.
      Chi vive in città con molta violenza sta lì perchè gli piace, (la famosa boheme di Detroit o di Philadelphia), e si offre come preda alla fauna locare.

    7. pippo123 25 giugno 2024

      questo è un mega king size idiota

    8. Bertozzi 25 giugno 2024

      Prima di tutto questo naturalmente aspettiamo che "voi" votanti destra facciate piazza pulita nel parlamento europeo dopo aver vinto e come dichiarato apertis verbis poche settimane fa, quella profezia e dichiarazione senza mezzi termini l' hai già dimenticata? Perché non era mica roba da poco, siamo in attesa che li apriate come una scatoletta - le parole esatte non le ricordo ma si ritrovano facilmente ed erano di questo tipo- e li facciate saltare, per cui prima di profetizzare la caduta di tutti gli dei e degli stati più grandi e potenti del mondo direi che ci accontenteremo di qualche testa a Bruxelles, insomma, come sta andando il repulisti?

      (O abbiamo già dimenticato questa super profezia - e dichiarazione d'intenti! - per fare spazio ad altre? )

    9. Bertozzi 25 giugno 2024

      È tre anni che la profetizza, un' altra permanenza dell'imminenza, come dice giustamente il @ducadigrumello

    10. ws 25 giugno 2024

      E brava la perfida Albione…

      è solo uno shabbat

      https://www.gettyimages.it/detail/fotografie-di-cronaca/prince-charles-prince-of-wales-speaks-with-with-fotografie-di-cronaca/467631086?adppopup=true

    11. Eugiorso 25 giugno 2024

      O anche un grand test de kazz?

    1. Nonso 25 giugno 2024

      Sta cadendo. Manca poco. Crollo imminente. Datemi un mese, anzi due. Un anno al massimo. Ok. Dai. Due anni. Facciamo tre e non se ne parli più.

    2. ducadiGrumello 25 giugno 2024

      Che dire di una cosa che è imminente da anni? si è cronicizzata l'imminenza

    3. Nonso 25 giugno 2024

      Si è concrezionata l'eminenza

    4. ducadiGrumello 25 giugno 2024

      però si è anche cristallizzata l'impotenza

    5. Nonso 25 giugno 2024

      Tra poco si caratterizzerà la veemenza

      Non temere

    6. ws 25 giugno 2024

      Non è il problema di QUANDO "casca" , ma di QUANTO mondo porterà con se

    7. mingo 26 giugno 2024

      Più che un crollo un ridimensionamento con annessa impotenza di influire e venir ascoltato egemonicamente .
      Questo potrebbe portare in futuro anche a fare i conti con problemi interni diventati enormi .

    8. Nonso 26 giugno 2024

      Non so

    1. Martin 25 giugno 2024

      Ah, addirittura la caverna di Platone e "l'imminente crisi climatica"- LOL!
      La guerra di Bush, senza le guerre di Obama/Clinton....
      Tralaltro anche i muri sanno che dalla guerra all'Iraq di Bush, negli USA i civili sono molto piu' guerrafondai dei militari.....molti dei generali erano tenenti e capitani in Vietnam, e non hanno dimenticato.

      Arrivederci a novembre, Chris Hedges, con tanti saluti al tuo caro Joe Biden

    2. pieros 25 giugno 2024

      Ma secondo lei,uno che scrive per il nit ( tipo unità dei bei tempi andati ), cosa si aspetta che dica?

    3. Martin 25 giugno 2024

      Si ma si cammuffa da anti sistema, il furbacchione

    1. Balabiott 25 giugno 2024

      Sì, ma che crolli in fretta..

    2. ws 25 giugno 2024

      EhEh accompagnare al cimitero della storia un impero guidato da maligni suprematisti cocainomani comporta grossi rischi per tutti.

      Non sarà facile come con l' URSS la cui elite "andava a vodka". La droga porta ad "esaltazione " ed è molto peggio de l' alcol che porta solo a "malinconia".

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