L'IMBROGLIO DELLA «PIOGGIA DI MILIARDI» DEL PNRR EUROPEO

L'IMBROGLIO DELLA «PIOGGIA DI MILIARDI» DEL PNRR EUROPEO

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«Solo per l'anno finanziario del 2026 l’Italia dovrà versare 2,8 miliardi di interessi sui prestiti ottenuti nell’ambito del Pnrr» (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza made by UE) dai governi Conte e Draghi. Il tutto per progetti non decisi in ultima istanza dal governo, per i tanti pali e paletti posti da Bruxelles e Francoforte, dagli effetti molto limitati, se non nulli in relazione alle esigenze economico-sociali dell'Italia e al prezzo, per giunta, del varo di riforme deleterie per il Paese. Milano Finanza (25 febbraio 2025) precisa che quello di cui sopra è «un valore che quasi equipara quanto già versato negli ultimi due anni (2,85 miliardi) e che diventerà 3,4 miliardi l’anno dal 2027, una volta ottenuti tutti i fondi concordati con Bruxelles».

Se l'Italia si fosse indebitata sui mercati internazionali, tutt'altro che una 'passeggiata di salute' peraltro, si sarebbero potuti fissare tassi d'interesse e scadenze più convenienti, il che è tutto dire. Insomma, la storiella della «pioggia di miliardi» elargiti dal 'buon cuore' delle istituzioni europee ha disvelato in pochi anni il suo volto devastante.

Del resto, ricorda Milano Finanza, «il 64% dei 194,4 miliardi del Recovery Plan che spettano a Roma, ossia 122,6 miliardi, sono prestiti e quindi costituiscono debito da restituire con gli interessi». I numeri sono tratti dal Bilancio di previsione del ministero dell’Economia per l’anno finanziario 2026 e per il triennio 2026-28, collegato alla manovra, pubblicato dalla Ragioneria di Stato. Anche sulla vantaggiosità dei tassi d'interesse, di cui si parlò al tempo, si è palesato ciò che, come Indipendenza, andavamo dicendo all'epoca, quando si cominciò a cianciare (2020) di una «pioggia di miliardi»: la commissione UE si impegnava ad 'offrire' prestiti al costo con cui si procurava i fondi sul mercato ma, come invece lasciava intendere, non poteva garantire, prendendo man mano a prestito le risorse, di potersi sottrarre alle condizioni variabili di mercato.

Il tutto ha penalizzato l'Italia: bisognerà restituire i prestiti, c'è il pagamento salato degli interessi e pure un «piccolo» contributo spese (3,5 milioni nel 2026) che la Commissione Europea ha posto per la sua attività di intermediazione. Pur di evitare che la crisi economico-sociale italiana, innescata negli anni precedenti dalle politiche monetariste europee ed acuitasi con la cosiddetta 'pandemia', facesse andare a gambe all'aria il Paese, mettendo a rischio la stessa 'tenuta' della UE, si è lasciato credere –e Palazzo Chigi ha voluto credere– che si trattasse di una grande opportunità 'europea', nonostante pressoché tutti gli altri Stati europei ben si guardassero dal vincolarsi a quel meccanismo debitorio.

Quanto ai tassi d'interesse si è passato dall'essere pari a zero nell'agosto del 2021, al 4,5%, rientrato poi al 2%, per le decisioni della Banca Centrale Europea di aumentare progressivamente il costo del denaro. Milano Finanza riporta i previsionali di spesa del Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano «dal 2023 ad oggi: l'asticella dei costi per gli interessi sul Pnrr è salita da 500 milioni a 850 miloni per il 2024 e da 710 milioni a 2 mliardi per il 2025, nonché da 2,5 miliardi a 2,8 miliardi per il 2026. Una revisione al rialzo di quasi 2 miliardi in soli due anni».

Insomma l'Italia, defraudata della facoltà di accedere autonomamente ai mercati finanziari, continua a subire l'arbitrarietà delle decisioni della Commissione Europea, con la compiacenza di governi italofoni servili e con costi scaricati sul contribuente italiano (la situazione relativa al periodo 2028-2034, solo per gli interessi, prospetta pagamenti annuali molto più salati).

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28.02.2026

Indipendenza. Rivista e associazione di area patriottica e sovranista impegnate in una battaglia di liberazione sociale dall’egemonia euroatlantica.

Fonte: https://t.me/rivistaindipendenza/1081

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