Di Giovanni Amicarella
Volendo fare una piccola nota che si riagganci a quella del caro Falco, il problema dell’area “antisistema” (o presunta tale) è spesso anche l’attesa eterna del “messia”, sotto forma di singolo o organizzazione, che scuota magicamente dal torpore gli elementi dell’area caduti nella quiescenza e/o nella delusione. Ovviamente ognuno, o quasi, degli appartenenti all’area si reputa tale, dettaglio non certo trascurabile vista la quantità di persone di cui parliamo.
Un esercito di generali a cui mancano i soldati semplici.
Per farla breve, “non è mai la fase adatta per fare nulla”, “sono tutti gatekeeper al soldo del sistema”, o “sono troppo vecchi” o “sono troppo giovani” per fare qualcosa (mi fischiano le orecchie), ecc. a meno che non sia il “mio” (sia essa azione, dichiarazione, organizzazione è indifferente). In Italia abbiamo più attivisti che attività e più opinionisti che opinioni, aggiungerei anche più segretari che segreterie, tutti in una magica attesa che prima o poi le masse si sollevino dal nulla, caricandoseli in spalla come capi indiscussi. Nonostante il loro bacino, se tale si possa definire, sia estremamente contenuto e autoreferenziale.
Ci sono ormai organizzazioni che a livello di composizione (prettamente amici e parenti) e distribuzioni di incarichi, ricordano strutture feudali più che partiti. Altre, che sono la tipologia che mi diverte di più, sono le organizzazioni che stanno ferme per mesi e mesi per poi riattivarsi dal nulla volendo dare una parvenza di vita. Quando le due categorie trovano il punto d’incontro nella medesima organizzazione, si raggiunge davvero l’apoteosi: l’atto politico che potrebbe essere sublimato e consumato una volta l’anno e fra parenti. Praticamente la cena di Natale.
Tornando al titolo, non c’è più il lusso dello sperare, ammesso vi sia mai stato. Sperare in cosa poi? Che se fino ad adesso avete arrancato, domani cambierà qualcosa? È una forma di logoramento che non soltanto continua a rendervi ridicoli, ma danneggia chi veramente fa, che inevitabilmente viene associato a chi non fa: non è un caso se i progetti “antisistema” e del “dissenso” vengono tutti buttati nello stesso calderone, da fuori è una massa indistinguibile di gente che sgomita nella speranza di emergere (dove non lo sanno nemmeno loro). Al pari di tanti granchi in un secchiello, proverbiale esempio, quello che fa bene si trova tirato nuovamente in fondo proprio da altri, che come lui cercano lo stesso, facendo apparire tutto ancora più confuso agli occhi di chi non si sente rappresentato dalla politica istituzionale. Immaginate che bella pubblicità.
Il feticcio per il proprio orticello, anche se magari formato da tre persone, che porta a tutti i costi con una determinazione veramente da samurai al suicidio (politico) piuttosto che alla resa. Opzione che viene non ironicamente scelta dalla stragrande maggioranza di coloro che finalmente si arrendono all’evidenza, senza però fare dichiarazioni, scomparendo in silenzio. O imputando la colpa a improbabili “complottoni” ai propri danni.
L’ho resa troppo romantica sulla parentesi nipponica, mea culpa che poi qualcuno se ne gasa conoscendo i miei polli, non lo è. Al posto di una romantica katana lo state provando a fare con un realistico scopettone del cesso.
Di Giovanni Amicarella
08.07.2025
mago 11 luglio 2025
https://www.tio.ch/svizzera/attualita/1852774/boom-di-bambini-con-problemi-motori-emotivi-e-comportamentali
dove eravamo rimasti ?