L’estinzione dei figli

L’estinzione dei figli

Di Roberto Pecchioli

La nostra società è in estinzione ma non lo sa, o meglio non lo vuole sapere. Come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere. Un esempio è l’Agenda 2030 dell’ONU che dietro le belle parole e la confezione accattivante, è profondamente antinatalista e antiumana. A partire da un’espressione terribile della neolingua, le parole invertite del mondo senza verità: salute riproduttiva, sinonimo di aborto. Bugia pura: la gravidanza non è una malattia e la sua interruzione non ha nulla di riproduttivo.

L’Occidente si suicida gaiamente tentando di imporre le sue follie di malato terminale al resto del mondo. Nel cielo plumbeo di fine civiltà – l’immigrazione massiccia non salverà l’infermo ma ne affretterà il trapasso – c’è bisogno di oasi, di ritrovare speranza, fiducia, per non soccombere o rinchiudersi in se stessi. Peregrinando in rete da assetati in cerca di una fontana, accogliamo con piacere l’uscita di alcuni libri controcorrente, due negli Stati Uniti, epicentro del terremoto esistenziale, l’altro in Spagna, ex bastione della famiglia. Richiamano la speranza, l’ardua scommessa di sposarsi, avere figli, lottare per il futuro. Analizzano il problema più grave del presente, che racchiude in sé tutti gli altri, il crollo della natalità, l’inverno demografico con tutti i disastri che ne derivano, insieme al basso tasso di matrimoni e all’instabilità familiare.

Quando si installa il nulla, si preferisce il non essere all’essere. Questa è tesi de La extinciòn de los hijos, l’estinzione dei figli, di José Ignacio Leániz, un titolo che è un pugno nello stomaco. Il sottotitolo, richiamato dall’ immagine di copertina, è Il ritorno del pifferaio di Hamelin. La fiaba dei fratelli Grimm narra di un uomo che, al suono del piffero, libera una città infestata dai topi. Poiché il borgomastro non lo paga, per vendetta riesce a farsi seguire dai bambini della città, incantati dalla musica, a cui fa fare la stessa fine dei ratti. Una metafora assai chiara.

Per millenni la nascita dei bambini è stata accolta con gioia e feste. È stato il XX secolo a cambiare tutto. Quando si preferisce l’assenza all’essere, subentra il nichilismo: padroni del nostro destino con vista sul nulla. La maggioranza dei giovani non solo non ha intenzione di sposarsi e costruire un progetto di coppia, ma rigetta con orrore la possibilità di avere figli. Troppe responsabilità, la perdita del tipo di libertà proposto dal pensiero dominante, il timore verso qualsiasi relazione definitiva: si è genitori per sempre. Esiste una tendenza femminile detta child-free, ovvero la vita “libera” dai bambini. I potenziali padri non proferiscono verbo: irresponsabilità più indifferenza. Non importa più la continuità della stirpe, simboleggiata dall’orgoglio per la trasmissione del cognome. Che cosa è successo per aver smesso di pensare che ogni vita umana è un dono sino a preferire cani e gatti ai bambini? Che cosa spinge i giovani a non desiderare più di sposarsi? Che cosa fa considerare i figli un peso, oltreché un pericolo per l’ambiente? L’aborto diventa un diritto universale con l’applauso maschile. È un sinistro segnale della fine. Eppure, ci conviviamo, ci siamo abituati senza opposizione. Il dibattito è chiuso nel silenzio. A ciò si accompagna la visione dell’essere umano come nemico di Gaia, il nome animista della Terra: le persone umane sono una minaccia per il pianeta. All’armamentario antinatalista si affianca l’apocalisse climatica. Meglio astenersi dalla procreazione, come i Catari medievali per i quali il sesso era la trappola dello spirito tesa da un Dio malvagio.

Sostituiamo i bambini con gli animali domestici, evitiamo il volto degli altri umani. Un elemento significativo su cui poco si riflette è che generalmente gli animali trattati come figli sostituitivi, umanizzati e coccolati, non ci sopravvivono. Un altro elemento innaturale. La maggior parte dei giovani non ha fratelli. Come possiamo sorprenderci che non vi sia solidarietà, condivisione, comunità, se non l’hanno mai sperimentata? Chissà se una Rivoluzione Francese contemporanea proclamerebbe la fraternità in un orizzonte di figli unici, di nemici reciproci in competizione permanente. Stiamo anche diventando una società senza nonni. Domani chi vive senza figli perderà anche questa esperienza. Il numero dei componenti dei nuclei familiari crolla mentre la statistica considera “nucleo” anche l’esercito crescente dei solitari. Nessuno ci chiuderà gli occhi, o semplicemente si interesserà della nostra esistenza. Basta un giro tra i banchi del supermercato per verificare il cambiamento: sempre più monoporzioni per gente sola con animali al guinzaglio. Si estendono i corridoi dei prodotti per animali, si restringe lo spazio degli alimenti per l’infanzia.

Quest’arsura dell’anima è ancorata a una vita senza fede – non solo religiosa – senza speranza, senza scommessa sul futuro, di cui abbiamo una visione cupa, angosciante. La crisi della figura del padre è legata alla perdita dell’idea del Dio cristiano. Le chiavi della ripresa della natalità si trovano nelle convinzioni esistenziali perdute. I figli sono proiezione nel domani, fiducia. Senza il recupero di un senso della vita orientato al futuro, alla trasmissione, all’ottimismo – tanto potente nei popoli mediterranei sino a pochi decenni fa – non si hanno eredi. Non rinasce la società se non cambiano le idee di fondo. Il messaggio si rafforza nei due libri americani, di taglio sociologico. I bambini di Hanna, le donne sfidano la denatalità di Catherine R. Pakaluk è la storia di madri con molti figli. La normalità nelle società tradizionali, un’eccezione derisa e ignorata oggi. L’approccio di Palakuk è innovativo: non si concentra sulle misure economiche di contrasto alla natalità, ma sui motivi profondi che inducono alcuni ad avere una prole numerosa. La questione è: come sono visti oggi la vita umana e i bambini? Il testo contiene interviste approfondite a decine di donne con almeno cinque figli, un segmento residuale di popolazione (negli Usa meno del 5 per cento) L’obiettivo è scoprire che cosa anima la testa e il cuore di queste donne in controtendenza. I denominatori comuni di persone delle più diverse origini, classi sociali e confessioni religiose sono: credere che un figlio sia sempre un dono; che i figli diano senso e scopo alla vita molto più di ogni altra cosa (lavoro, carriera, denaro); fede e pratica religiosa. Il quarto elemento è la fiducia nel coniuge: non c’è paura dell’abbandono o del divorzio, ci si fida del marito a prescindere dalla distribuzione dei compiti o da chi porta i soldi a casa. Un inno alla solidarietà, alla maternità (e alla paternità) paradossalmente condiviso dalle ultime idee di una femminista atea e lesbica, Camille Paglia, autrice del famoso Sexual Personae. La Paglia ha di recente rivalutato la scelta della maternità e preso atto che per moltissime donne – specie delle classi popolari – il lavoro inteso come realizzazione non è una priorità.

Get married (Sposarsi); perché gli americani devono sfidare le élite; formare nuove famiglie e salvare la civiltà di Brad Wilcox analizza i matrimoni stabili, una rarità negli Usa dove oltre un matrimonio su due finisce con il divorzio. La stabilità coniugale è l’elemento che influenza in maniera decisiva il percorso dei figli. Wilcox identifica quattro profili tra coloro che mantengono matrimoni stabili: le persone che hanno valori politici e sociali conservatori; i religiosi praticanti; quelli che chiama tosti, combattivi (strivers), con un’istruzione superiore e buone risorse economiche ; infine gli americani di origine asiatica poiché riuniscono una solida coesione ed etica familiare (grande solidarietà intergenerazionale con cura reciproca e presenza dei nonni), dedizione alle nuove generazioni, nonché una forte attenzione ai figli nello studio e nei valori esistenziali. Wilcox esamina il cambiamento di mentalità avvenuto dagli anni Settanta agli anni Ottanta; il passaggio dal noi all’io; il sabotaggio dell’istituzione chiave di ogni società che cerca di sopravvivere, il matrimonio; la diffusione di una serie di idee – in gran parte alto borghesi – dimostratesi false e perniciose. Il primo mito negativo era che il matrimonio non fosse affatto vantaggioso per la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini. Da soli si vive meglio: si è più ricchi, si ha una migliore proiezione professionale e una maggiore soddisfazione di vita. I fatti ne hanno dimostrato la falsità. L’ avversione al matrimonio e l’idealizzazione del single si spiega anche con la paura del divorzio di molti uomini, timorosi di rimanere senza nulla, nonché con l’assioma femminista “noi donne possiamo cavarcela perfettamente”. Gli uomini sono il nemico e la vita professionale (le carriere, il successo che alla fine riguarda piccole minoranze, uomini o donne) è ciò che veramente “realizza”, non la relazione con chi amiamo e ci ama.

La stessa conclusione – nonostante la distanza ideale – della Paglia e di Nancy Fraser, altra femminista parzialmente tornata sui suoi passi. Il secondo mito è costituito dai modelli familiari in cui la passione e il denaro sono gli elementi costitutivi del rapporto e non la stabilità di un matrimonio fondato sull’ impegno reciproco tendenzialmente definitivo. Il terzo si riferisce all’idea di un’anima gemella e di un amore il cui percorso è determinato dal sentimentalismo (“purché tu mi renda felice”). Un armamentario di storie immaginarie e reali per insegnare che si ama autenticamente “sentendo farfalle nello stomaco”, un’adolescenza interminabile a cui non segue la maturità. Il risultato sono aspettative eccessive, incapacità di affrontare le difficoltà, il disincanto che rende il divorzio e l’abbandono le sole vie d’uscita, seguiti dall’amarezza e dalla sfiducia in nuovi rapporti. Su quelle fragili basi è ovvia la crisi del matrimonio, la scelta di non avere figli e, quando ci sono, il rischio di farli diventare la posta di guerre infinite. I pilastri su cui ricostruire sono anteporre noi a “io”, ciò che è condiviso al sé, assai difficile in un’epoca di egolatria, narcisismo, conti separati, pignola contabilità del dare e dell’avere. Riconoscere che la paternità e la maternità non sono trappole per la felicità, ma aggiungono significato e scopo alla vita (come dichiarano le donne interrogate dalla Pakaluk), senza la pretesa di essere genitori ideali o di avere figli perfetti. Un ulteriore pilastro è impegnarsi nel rapporto, trasformando la fedeltà e la lealtà in valori vissuti concretamente. Un altro è restituire agli uomini il ruolo di protezione, responsabilità e indirizzo familiare. Infine, anche per Wilcox la fede e la pratica religiosa aiutano la stabilità coniugale e familiare.

Buon senso comune: la storia dei nostri genitori e dei nostri nonni. Il problema è che occorre una rivoluzione, o meglio una controrivoluzione. Di valori, principi, prospettive. Assai improbabile, nel deserto illuminato da luci che accecano e poi lasciano al buio. Però non c’è altra soluzione. Non si risolvono i problemi con le mentalità che li hanno prodotti. La crisi della famiglia, il crollo dell’istituto familiare non potevano che determinare denatalità e disagio esistenziale per i pochi che vengono al mondo. L’estinzione dei figli non si cura con le provvidenze economiche, pur necessarie. O rivoltiamo come un calzino questa società – il Titanic che naufraga mentre l’orchestra suona e i passeggeri danzano – o l’estinzione dei figli sarà la logica conseguenza del male di vivere. Ricominciare daccapo: madre, padre, figli, famiglia, comunità. La vita.

Di Roberto Pecchioli

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

27.06.2024

Fonte: https://www.ereticamente.net/lestinzione-dei-figli-roberto-pecchioli/

Commenti (51)

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    1. maghi 29 giugno 2024

      mi ricordo che mio padre non voleva assolutamente interessarsi al mio futuro, perchè, diceva, uno si deve costruire la vita colle sue capacità e, se non le ha, peggio per lui. Avesse avuto 10 figli, avrei potuto anche comprenderlo, ma ne aveva uno solo. Per fortuna sono cresciuto nella famiglia di mia mamma coi nonni, che hanno preso il posto di mio padre per quello che riguarda i doveri paterni. Le mie due figlie, anche se sono cresciute con me e mia moglie hanno avuto un padre ed una madre, più un'unica nonna superstite, perchè sono nate postume a mia madre. Inutile dire che sono entrambe imprenditrici, difatti una è medico e fa la libera professione, non avendo voluto raccomandazioni, l'altra manda avanti il podere di famiglia, insieme a due figli piccoli. Purtroppo la prima non ha avuto figli, pur desiderandoli. Probabilmente rientro nelle prime tre categorie, ossia quelli con valori politici, sociali, religiosi, istruzione superiore e indipendenza economica. Non sono di origine asiatica, perchè sono di origine toscana, avendo trovato notizie di un mio antenato vissuto a Firenze nel 1350, tra l'altro il vicolo intestato alla nostra famiglia è ancora lì, adiacente al palazzo dei Medici, coi quali avrà sicuramente condiviso la buona vicinanza e sono convinto, anche l'amicizia, almeno da quanto riportato dalle cronache medioevali, che parlano di lui, come di "civilissima persona, discendente dal nobile sangue dei Ghirigori di Careggi". Già il suo cognome era divenuto Gori, come il mio, per aferesi. Il solo pensare che, almeno il mio ramo di questa famiglia quasi millenaria sparirà, mi rende molto triste, ma mi rincuora il detto biblico, che Dio si ricorda del bene fatto per mille generazioni e del male per sole 3 o 4. Cosa intenda, lo lascio all'interpretazione personale, ma il fatto che dopo mille generazioni Lui se ne ricordi sempre, significa che i figli del benefattore ci saranno per mille generazioni, quelli dei malfattori solo per 3 o 4.

    1. gix 29 giugno 2024

      Più o meno, tra 20/30 anni, l'Italia, come gran parte dell'occidente, potrebbe avere dalla metà ai due terzi della popolazione attuale. Questo senza calcolare aiutini come malori improvvisi e infertilità da terapie geniche. La cosa interessante è che il percorso occidentale di estinzione inconsapevole pare attecchisca (più o meno velocemente) anche altrove, per ora con la sola eccezione dell'Africa. Di fronte a questi discorsi, ogni altra questione all'ordine del giorno, per ogni giorno che Dio manda su questa terra, dovrebbe essere prioritaria su tutto. Ma, c'è una parte del problema che normalmente non viene affrontata, anche perchè scomoda e impegnativa per la stessa coscienza: è come guardare l'orlo dell'abisso, nessuno lo vorrebbe veramente fare. Prima cosa: l'umanità ha affrontato varie estinzioni nel corso delle epoche, anche in tempi recenti si è usciti, con fatica, da estinzioni dovute a malattie mortali e crisi politico economiche di vario genere. Ci viene detto che si tratta di prove che l'uomo ha dovuto e saputo affrontare per il progresso, ma non c'è la controprova di come sarebbe stata l'umanità se questo non fosse accaduto, ovvero se tutto fosse filato liscio. Seconda cosa: per quanto un piccolo gruppo di potenti possa riuscire a condizionare e di fatto imporre idee e comportamenti favorevoli all'estinzione, non c'è la prova definitiva che questo sia sufficiente a mettere a rischio la sopravvivenza stessa dell'umanità, che peraltro oggi è molto più numerosa di quanto non lo sia mai stata. Tanto per dire, una volta, quando l'umanità era molto meno numerosa di oggi, la vita umana aveva molto meno valore di quanto lo abbia oggi, persino in quelle parti del mondo dove la vita è più difficile. Terza cosa: nulla esclude che esistano dei meccanismi autoregolatori, in realtà creati e previsti appositamente da qualcuno, attraverso i quali le linee di pensiero che privilegiano l'estinzione inconsapevole, portino appunto coloro che ne sono vittime o fautori per scelta, a togliersi di mezzo spontaneamente, lasciando il campo libero a coloro che sono in grado di perpetuare la specie.
      Che dire, potrebbe essere questo il grande reset, forse dobbiamo prenderne atto.

    1. absitiniuriaverbis 29 giugno 2024

      Gli immigrati sono una risorsa.
      I figli una spesa.

      Serve altro?

    2. Roberto Rey 29 giugno 2024

      Si. Meno egoismo.

    3. absitiniuriaverbis 29 giugno 2024

      Si fa sempre bene.
      Con il mio intendevo solo sottolineare i due opposti del problema.

    1. robertocasiraghi 29 giugno 2024

      In uno dei nostri rari incontri (abitiamo in nazioni diverse e lontane l'una dall'altra) una mia cugina avvocato specializzata in diritto di famiglia prendeva in giro la moglie di mio zio che aveva avuto cinque figli incolpandola di eccesso di fertilità. Ma lei stessa era nipote di nostra nonna che aveva avuto ben 11 figli! Se io e lei eravamo al mondo era dunque grazie ad un altro, per me benedetto eccesso di fertilità. Io me ne rendevo conto, la cugina avvocato no e la cosa mi sembrava semplicemente mostruosa. Avrei avuto voglia di dirle: sii coerente con te stessa e abortisciti! Ma questo è il potere strabiliante delle costruzioni ideologiche fabbricate nei think tank mondiali, poi diffuse nel mondo da schiere di attivisti debitamente sponsorizzate e dall'esercito dei media compattamente allineato mentre il mondo accademico e delle professioni viene silenziosamente espugnato e la legislazione si accoda ai nuovi disvalori legittimandoli e sanzionando chi non è d'accordo. Ormai sappiamo che si tratta di una tecnica infallibile e sono sicuro che chiunque di noi che siamo su questo sito, potendo disporre di mezzi e alleanze adeguate, sarebbe in grado di operare gli stessi miracoli. Quello che voglio dire è che se si volesse sarebbe facile, per esempio, ritornare ad avere un'Italia piena di italiani che vogliono sposarsi, avere tanti figli, che odiano l'aborto, le madri surrogate e le banche del seme e che mandano in soffitta l'inverno riproduttivo restituendo a cani, gatti e pesciolini il loro più modesto ruolo di un tempo. In fondo basterebbe fare le stesse cose che sono state fatte per arrivare alla situazione di oggi ma in senso contrario. Per esempio, dando aiuti economici esclusivamente a media, associazioni ed enti privati che supportino il ritorno a quella che potremmo definire una nuova primavera riproduttiva. Oppure ricreando le prerogative del matrimonio smantellate nei decenni scorsi così che non sia più possibile dire che tra sposarsi o convivere non c'è più nessuna differenza. In questo piano di ritorno al passato bisognerebbe ovviamente creare una moltitudine di incentivi e trattamenti premiali per incoraggiare i giovani ad un matrimonio precoce senza dimenticare di portare nelle scuole anziché il wokismo e la sessualità allargata la primavera riproduttiva, il battito del cuore del nascituro che si ascolta nell'ecografia, la visita alle cliniche dove si nasce, gli incontri con mamme e papà felici che parlano delle loro esperienze. Ma tutto questo sforzo sarebbe inutile se non si procedesse anche a vietare per legge l'oltraggio transumanista alla vita umana, e ancorare nella Costituzione il concetto di una vita che esiste nove mesi prima della nascita, una vita che va risacralizzata in senso anche non religioso. In fondo l'umanità è ancora maggioritariamente legata al concetto di famiglia tradizionale ed è solo la totale sottomissione delle élites nostrane alle funeste ideologie dei nostri padroni americani che permette a delle microscopiche minoranze numeriche di imporre alla maggioranza praticamente qualunque assurdità.

    2. mingo 29 giugno 2024

      Grazie per la risposta ma sei andato fuori tema di fatto non mi hai risposto.
      Io chiedo "il perché " di tanto terreno fertile in più rispetto a tante nazioni ( ed intendo quelle in calo )?

    1. mingo 28 giugno 2024

      Tutto giusto ma bisognerebbe farsi una domanda che riguarda l'Italia .
      Come mai da noi (Giappone e metterei pure Korea) questa roba del non volere figli e non farli ha attecchito cosi bene?
      Relegandoci ai gradini più bassi dei paesi con natalità bassa da decenni

    1. Stefanovic 28 giugno 2024

      L'Italia non ha bisogno dell'Agenda 2030, è in declino demografico dal '93, ben 37 anni prima. Il motivo è semplice: il monopolio della riproduzione ce l'hanno le donne, le quali tra cani e bambini hanno scelto i primi. Cosa che andrebbe bene, se non fosse che quando conviene allo Stato ginecocratico i diritti individuali non contano più e siamo costretti a pagare la metà dei nostri guadagni in imposte e contributi per sostenere il Leviatano (anzi, la Leviatana)

    1. BrunoWald 28 giugno 2024

      Gli organismi malati "sabotano" se stessi. Le civiltà in decadenza si consegnano alla morte, senza opporre resistenza.

      Il nemico è dentro le mura. Non solo il Parassita che ci avvelena da secoli, ma anche quelli che sputano nel piatto in cui mangiano e si danno da fare ad accelerare la metastasi. Alcuni di essi frequentano pure questi paraggi, offrendoci le loro perle di saggezza:

      «A me che l’Europa venga distrutta non può che farmi piacere, visto che se lo merita e visto la distruzione che ha portato in giro per il mondo per secoli. Di sicuro vado a rischiare di più per i popoli del terzo mondo che a te fanno tanto schifo che per degli assassini come gli europei.
      Di sicuro mi sta più simpatico un immigrato che cerca di svoltare la propria vita che un panzone bianco che vive facendo finta di non sapere che quello che mangia a buon prezzo glielo porta quel negro là e per due soldi.
      Non sto certo a difendere come fai te dei colonialisti, imperialisti e fascisti di qualunque colore siano.»

      Anime deformi, rancorose, tetre, cui solo un rabbioso cupio dissolvi conferisce un simulacro di vita. Poi ci sorprendiamo se non nascono più i bambini.

    2. Roberto Rey 28 giugno 2024

      Hanno provato con il coviddo ma nonj ne sono morti abbastanza. Adesso ci provano con la droga e quando gli zombi saranno il larga maggioranza ci penseranno i seguaci di Allah a completare l'opera.

    1. Papaconscio 28 giugno 2024

      Riassunto: Dio, Patria, Famiglia

    1. Roberto Rey 28 giugno 2024

      Ottimo lo scritto di Pecchioli, ma è fatica inutile. Dopo aver letto tutti i commenti penso sia buona cosa l'estinzione dell'umanità. Ma attenzione, solo di quella cosiddetta occidentale.
      Resteranno arabi e orientali. I primi per la loro religione che sono costretti a rispettare e i secondi perchè al momento da loro i cretini sono percentualmente assai meno che da noi.

    2. Brule 28 giugno 2024

      Sì, ottimo (e doloroso pezzo).
      Non sono però severo sui commenti perchè è un argomento... tosto.
      A me capita di accennarne, discutendo con amici e parenti, e alla fine prevale una sensazione di rimozione, una specie di elefante nascosto sotto il tappeto.

    3. Jimbo 28 giugno 2024

      Mi sembrano parecchi gli elefanti sotto i tappetini.
      Ogni tanto si intravede mezz'orecchia.

    1. REmaggiore 28 giugno 2024

      Evviva la lotta di classe.

    1. XYZ 28 giugno 2024

      non è estinzione è semplicemente un altro capitolo della storia umana... questa ha esaurito il suo compito: permesso accumulo di capitale, che ha permesso lo sviluppo tecnico, ora lo sviluppo tecnico non necessita di una popolazione "educata" secondo vecchi schemi, costosa, che consuma a sproposito, riottosa ect ect... ci si sta dirigendo verso una una società che sociologicamente si chiama "a schema alveare"...(analfabetismo culturale)... gli insetti dal punto di vista evolutivo ci sono da oltre 300 milioni di anni.... un motivo ci sarà.... noi viviamo gli ultimi anni di un mondo che non ci sarà più!

    1. pippo123 28 giugno 2024

      in tutta franchezza i bambini degli africani mi vanno benissimo se restano a casa loro...le eccedenze scaricate a casa d'altri non portano nulla di buono.

    1. Jimbo 28 giugno 2024

      Ma poi in fin dei conti son problemi?
      Tutta 'sta depressione che monta.
      Stiamo magari bene.
      Oggi splende il sole, racchettoni, nuotatina, sagra del pesce fritto.
      Ma si dai.
      Chemmefregammé.
      E via cosí.

    2. uomospeciale 28 giugno 2024

      Il fatto è che preoccuparsi non serve né è mai servito e niente, tanto vale godersi la vita.
      Ogni cambiamento avviene solo quanto è inevitabile condannando chi resta a rimediare sempre ai disastri iniziati molti decenni prima di lui.
      La generazione del primo dopoguerra dovette scontare colpe non sue come le generazioni del futuro, ( se ci saranno ) dovranno scontare le nostre.
      L'umanità vive in cicli quasi perfetti ripetendo e rimediando sempre agli stessi errori....."Cogli l'attimo" è l'unica filosofia di vita.
      Infatti io adesso colgo l'attimo e vado in gelateria con gli amici.😋

    3. mingo 28 giugno 2024

      Questo si chiama "vivere in un eterno presente" e no non è una buona cosa ed è pure pericolosa perché subiamo gli eventi e basta .

    4. Cleon XIII 6 luglio 2024

      Un figlio dei fiori non pensa al domani...

    1. Dico no 28 giugno 2024

      Il diritto all'aborto è una conseguenza di tantissimi altri problemi che vengono prima, molto difficili da risolvere e - inspiegabilmente - di scarso interesse. Se l'alternativa sono gli aborti casalinghi, come le nostre nonne, allora che sia un diritto riconosciuto per le donne e per i medici che se la sentano, dandosi un criterio. Nel frattempo lavoriamo alla radice dei problemi.
      Ciò che mi preoccupa, piuttosto, è che stia diventando una sorta di dovere sociale, non più un diritto. Dovere morale o comunque dovere motivato da considerazioni psicologicamente convincenti per la mentalità di questo tempo.

    2. uomospeciale 28 giugno 2024

      Ci vorrebbe qualcuno che inventasse la pillola contraccettiva..
      Ooops!...L'hanno già inventata!...... Ma forse non la trovano... 🤔
      Che strano, eppure l'alcool e ogni tipo di droga li trovano dovunque..🤔
      O forse servirebbe una legge che permettesse alle donne di partorire in assoluto anonimato in ospedale per poi andarsene senza nessuna conseguenza...
      No aspetta, c'è anche quella!..

    3. Heidrek 28 giugno 2024

      Almeno la metà delle ivg praticate in Italia sono c.d. "terapeutiche", ovvero quelle praticate oltre i 90 giorni dal concepimento per gravi patologie psicofisiche della madre o del feto: il che significa che l'altra metà sono... contraccezione d'emergenza? Ripensamento?
      Si parla di oltre trentamila aborti l'anno (su un totale di c.a. 65.000). Ora, io sono contrario all'obiezione di coscienza dei medici, perché quando hanno scelto quella specializzazione sapevano perfettamente che l'interruzione di gravidanza rientrava nelle loro prerogative.
      Però è una cosa brutta, sgradevole: di fronte a numeri del genere, e con la facilità di accesso a ogni forma di contraccezione, mi spiace dirlo, ma incomincio a capire anche gli obiettori. E la rivendicazione dei movimenti per la parità di genere della libertà di scelta in questo senso mi pare una scemenzache serve solo ad arroccare su posizioni antitetiche sia loro che i movimenti per la vita.

    4. BrunoWald 28 giugno 2024

      L'aborto è l'uccisione di un essere umano nel ventre della madre.

      Questo è un fatto, scevro di qualsiasi fumisteria religiosa, o anche solo morale. Un nudo fatto. Una constatazione.

      E non si tratta del "corpo della donna": il feto è un altro corpo, che la natura ha posto nel suo utero per nove mesi affinché sia protetto, ma che è un altro essere.

      Per cui siamo onesti e chiamiamo le cose col loro nome: il "diritto all'aborto" è il diritto di uccidere. Ci si arroga il diritto di uccidere i propri figli? Perfetto. Ma chiamatelo col suo nome: omicidio. Lasciamo da parte la fumosa ipocrisia marxistoide dei "diritti", che sono sempre a scapito di qualcun altro. In questo caso, i bambini uccisi.

      Anche gli aborti casalinghi delle nostre nonne erano omicidi. Che, come tali, prevedevano il libero arbitrio. Ossia la volontà omicida. Ma mentre loro avevano una debole giustificazione nelle condizioni di vita e la difficoltà di reperire contraccettivi, oggi questa giustificazione non esiste.

    5. uomospeciale 28 giugno 2024

      Che vuoi farci?
      Ormai in occidente i figli sono di proprietà della madre fin quando si trovano dentro il suo corpo, dopodiché diventano anche del padre, il cui volere è del tutto ininfluente.
      i diritti del nascituro non sono neppure contemplati e quanto al padre, ci si ricorda che esiste solo perché è l'obbligato in solido perpetuo.
      Per la sopravvivenza di qualsiasi specie sulla terra non esiste nulla di più importante e vitale della riproduzione ma nonostante ciò, ogni tentativo di limitare l'arbitrio assoluto delle donne nel decidere chi nasce e chi muore, chi si riproduce e chi no, chi diventa padre, ( magari senza volerlo ) e chi invece non può proprio diventarlo, ( anche volendolo ) è considerato un'inaccettabile violenza contro le donne..
      Quasi 35 anni fa, nei primi forum di coscienza maschile, descrivevo nei dettagli e con prove inconfutabili il penoso ruolo di totale asservimento e sottomissione in cui versano i maschi occidentali nei confronti delle femmine, guarda un po se ti riesce di ritrovare " il padrone che piange" su internet, o anche "obbligati a morire, & libere di uccidere" se vuoi farti 4 risate amare.. ( molto amare ..)
      E in 35 anni le cose non sono migliorate eh? Semmai sono peggiorate ancora di più...
      E nonostante tutto, dicono che sono discriminate e oppresse, pensa te...😄😄

    6. BrunoWald 28 giugno 2024

      Si, ma nessuno gli ha puntato addosso un fucile, perciò se si lasciano asservire e sottomettere è solo colpa loro. Il rispetto si impone da sé, questi perlopiù sono dei pigliainculo, e le donne ste cose le capiscono al volo.

      Ma poi, cosa si sposano a fare?

      Un tempo il matrimonio era un contratto duraturo tra due famiglie, per garantire il futuro della prole, in cui "l'amore" era secondario rispetto all'affidabilità. Oggi è un accordo tra due singoli, di cui uno per legge ha il coltello dalla parte del manico, e può venir meno per capriccio in qualsiasi momento perché di fatto basato su umori mutevoli

      In queste condizioni, ciascuno a casa propria, a meno di essere molto sicuri della propria compagna...

      Non possiamo cambiare la società, ma a livello individuale ognuno è pienamente responsabile della propria vita, e non ci sono scuse. Tantomeno per un uomo.

    7. uomospeciale 28 giugno 2024

      CIT:

      " Non possiamo cambiare la società, ma a livello individuale ognuno è pienamente responsabile della propria vita, e non ci sono scuse. Tantomeno per un uomo "

      Infatti quello è l'unico modo per uscirne:

      Essere con le nostre scelte personali, parte attiva del cambiamento che, una volta raggiunta una massa critica avverrà per forza di cose nella società.
      Non esistono altre strade.

    8. Dico no 29 giugno 2024

      Non era mia intenzione giustificare nulla. Non so nemmeno come si possa esserne in grado.

      Stavo solo dicendo che i problemi legati ad un'eventuale scelta di abortire (mancanza di informazione, difficoltà economiche, senso di inettitudine al ruolo, paura, mancanza di visione del futuro, ... mettici quello che vuoi) sono problemi politici e socio-antropologici, mentre gli aborti casalinghi sono un problema sanitario. Visto che non se ne parla di riformare la società, continuando ad assecondarne la deriva etica e spirituale, allora mi sta bene che esista la possibilità di compiere questo orribile atto in un luogo che già prevede molti orribili atti legalmente legittimi: l'ospedale.

      Le nostre "condizioni di vita " non sono affatto migliori di quelle delle nostre nonne. Abbiamo più contraccettivi, ma sempre meno il senso del rispetto per la vita.

      Certo, diverso è sfoggiarlo in Costituzione...

    9. BrunoWald 29 giugno 2024

      Il mio intervento non era rivolto a te in modo specifico, ho solo approfittato del termine che hai usato, "diritto all'aborto", per esprimere qualcosa a cui tengo particolarmente: ovvero, che la realtà delle cose dovrebbe sempre prevalere sulla teoria.

      Nella nostra società si tende a discutere su concetti astratti, per esempio i "diritti", perdendo di vista l'essenziale: in questo caso, l'uccisione di un essere umano inerme, trattato come un rifiuto biologico.

      Pur ritenendolo anch'io un atto orribile, non condanno le donne che lo commettono: alcune sono senz'altro colpevoli, come anche gli uomini che lo incoraggiano o se ne fregano, ma tante sono vittima di se stesse e delle circostanze, non dei mostri. C'è una pressione sociale molto forte verso il Male (o, nelle tue parole, la deriva etica e spirituale), di cui purtroppo i più sono inconsapevoli, e dunque senza difese.

    10. Cleon XIII 6 luglio 2024

      Sì, dovremmo sforzarci di chiamare le cose col loro nome. La manipolazione delle masse comincia con la manipolazione del linguaggio.

    1. Heidrek 28 giugno 2024

      Allegria!

    1. Nonso 28 giugno 2024

      Roberto, stai minestronando.
      Cosa c'entri la religione con un istinto naturale quale quello di proteggere la propria prole (vedasi "essere umani"), nessuno può dirlo. Confondiamo troppo spesso religione e spiritualità.

    2. Niloleum 28 giugno 2024

      Quetos arcitolo mi riprota al truama di mise fa.
      La religonie: uncia ideolgoia, da riaspettre

    3. Nonso 28 giugno 2024

      No, Nilo, no.
      Dobbiamo anche noi fondare una religione, così giustifichiamo ogni capriccio col fatto che siamo religiosi e i deficienti ci danno pureretta

    4. Niloleum 28 giugno 2024

      Non inslutare, i deficeinti osn tail a truni altreni

    5. Nonso 28 giugno 2024

      Il cat-to-li-ce-si-mo, una grandissima vittoria del potere

    1. Jimbo 28 giugno 2024

      Roberto, hai centrato vari punti, dal macigno aborto alle monoporzioni, ma è un problema che esiste almeno da vent'anni e del quale alla gente frega meno di un trapano (il problema, sempre che lo sia, é la gente non le elite).
      Controrivoluzione (si perchè la rivoluzione é stata giá fatta da Loro, producendo l'attuale deserto uccidentale ed accettata)? Assai improbabile? No no proprio impossibile.
      Possibilitá? Zero su un miliardo.
      Se ci sará un cambiamento sará solo per merito degli Altri.
      Popoli diversi, non consapevoli di essere stati anestetizzati, non felici di essere stati soggiogati.
      In soldoni.. non fieri di essere filo-yankee.

    2. Hospiton 28 giugno 2024

      "il problema, sempre che lo sia, è la gente non le elite"
      l'opinione pubblica è plasmata e condizionata dalle elites attraverso istruzione scolastica, mass media, intrattenimento, divulgazione mainstream, in un modo a volte così sottile da non potercene neppure render conto, non penseremo che programmi scolastici, palinsesti e propaganda vengano pianificati democraticamente?
      Nel corso della vita alcuni si smarcano dalle narrazioni, o almeno lo fanno in maniera parziale, in numero comunque insufficiente per formare massa critica e destabilizzare.
      Basti un noto fatto storico, per ricordare quanto la "gente" conti poco e nulla nell'indirizzare il percorso di una civiltà o una società: in Italia la prima votazione degna di questo nome, ovvero a suffragio universale, fu quella del 1946, gentilmente concessa -nel XIX secolo si sarebbe definita "ottriata"- dai nuovi padroni d'Oltreoceano (secondo Nicola Bizzi gli inglesi avevano in mente ben altro...).
      Tanto per rammentare come la partecipazione delle masse e la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, chiamiamoli così, costituisca un fatto recentissimo nella modernità e, ripeto, concesso dall'alto, all'interno di un processo peraltro costellato di elezioni o referendum dagli esiti farseschi...
      in quanto agli Altri, bè bisognerebbe scandagliare la storia del Giappone feudale, della Cina degli Stati Combattenti, dell'India Moghul, del regno Ashanti o quello Zulu, un elenco sterminato, analizzarne le vicissitudini calandosi nei loro panni, per quanto possibile.
      Si scoprirebbe che anch'essi son stati soggiogati da nemici di vario genere, o che pure loro han tentato di soggiogare imperi, regni, tribù confinanti, il tutto ben prima che le rapaci mani occidentali si interessassero ai loro destini...
      si eviterebbe inoltre di attribuire una forma mentis redentrice o salvifica in stile occidentale, teorizzando magari qualche improbabile "fardello dell'uomo orientale o africano" (oltretutto sarebbe un ambiguo biglietto da visita, dati i precedenti...), interessanti alcuni interventi di Dario Fabbri sulla percezione che l'Occidente ha del resto del pianeta e viceversa, consiglio non le bolse comparsate tv ma le conferenze disponibili su youtube.

      Insomma non esito a criticare l'imperialismo occidentale ma ciò non può portarmi a riscrivere la storia fingendo che popoli asiatici o africani siano stati invariabilmente mansueti, libertari, giusti, incorrotti, passare da un estremo all'altro è quanto di più deleterio possa immaginare.
      Se gli Altri si batteranno sarà per loro stessi, com'è giusto che sia, dubito intendano redimere il mondo o nutrano chissà quali utopistiche velleità. Ergo, lascerei perdere i riferimenti a un presunto merito.
      E, in ogni caso, sarà sempre un discorso d'elites anche a quelle latitudini, con le masse acefale che seguiranno i pifferai del momento. In un recente convegno, a un'ingenua affermazione del moderatore lo storico Franco Cardini -tra i più preparati e obiettivi in cui mi sia mai imbattuto, uno che ha scritto libri come "L'ipocrisia dell'occidente" o "Astrea e i titani" sulle lobbies americane, tanto per intenderci- ha replicato laconicamente: "le masse non hanno mai deciso nulla". Così è anche stavolta, almeno io non scorgo eccezioni. Semplicemente vari attori -che già in passato han interpretato ruoli fondamentali- stan tornando in scena, lavorando per stabilire nuovi equilibri...qualunque cosa accadrà sempre di inevitabili decisioni elitarie si tratterà, questo dev'esser chiaro, nessuna rivolta popolare in atto, neppure tra gli "altri".

    1. Jimbo 28 giugno 2024

      L'Uccidente ha deciso per l'eutanasia.
      Da tanto tempo.
      Un'eutanasia graduale, pian pianino.
      Trattasi di suicidio gayo e soft.
      Una civiltá, la nostra, decadente, stanca, assuefatta, anestetizzata, declinante. Proprio morta.
      Morta nel senso che non ha più niente da dire, niente di creativo, nè da dare.
      E vorrebbe che anche gli altri popoli si suicidassero.
      Kolkaz, la risposta.
      Gli altri vanno col turbo alla facciazza dell'Uccidente.
      Ottimo spunto egregio Roberto: unico appunto è che la societá tutta lo sa.
      Nè è consapevole, e ne è responsabile.
      Non le elite, i sionisti, i pidioti, tutta la societá.

    2. uomospeciale 28 giugno 2024

      Eutanasia in compagnia, per non sentirsi soli.
      Tutti felici e contenti verso la fossa, compresi i giovani che se una volta ristrutturavano e poi abitavano le vecchie case di campagna dei padri o dei nonni per andarci a vivere mettendo su famiglia, oggi le vendono in massa per andare alla "movida" in città e pagarsi la bamba, la macchina, e i bei vestiti con cui fare le orge fino alle 5 del mattino.

    3. Jimbo 28 giugno 2024

      Esatto, preciso, chirurgico.

    4. Hospiton 28 giugno 2024

      Mio nonno costruì con le sue mani una casetta al mare, in una zona della Sardegna che fino a 70 anni fa era ancora deserta, tuttora tra le meno frequentate dell'isola...negli anni 50-60-70 ci si poteva fare di tutto, burocrazia semi-inesistente, abuso edilizio? Ma non scherziamo, neanche ci si pensava, non faceva parte della mentalità dell'uomo comune, costi di manutenzione e bollette ampiamente sostenibili, il villaggio di cui faceva parte la costruzione nacque e prosperò così a partire dagli anni 50, sotto la direzione di un colonnello dell'Esercito, possidente/boss della situazione cui tutto era permesso. Questa era l'Italia dei "giovani di una volta", condizioni ben diverse dalle attuali. Oggi, per mantenere una casa pur modesta come quella, dovrei vendere un rene e affrontare la burocrazia più ostile e kafkiana che società abbia mai conosciuto -creata da tutti meno che i giovani attuali- oltre a sborsare soldi a palate per bollette astronomiche e (dis)servizi vari. Un Paese-colonia del genere non ha senso, o lo si rivolta come un calzino (ma poi i soliti noti strillano alla violenza e ai giovani turbolenti e irresponsabili, "dove andremo a finire!" ecc ecc) o ci si lancia nel festoso declino con bagordi fin alle 5 del mattino, come fecero Casanova e i carnascialeschi veneziani nel XVIII secolo. Essendo impossibile una rivoluzione per motivi militari, strategici, politici, culturali, demografici, anagrafici, ovvio che molti -neanche così tanti, in realtà- optino per il modello "Tramonto Serenissima", poiché ci si è stancati di sfacchinare per poi esser derubati da una macchina burocratica nemica del cittadino e eterodiretta da poteri esteri (che esistono, hanno enormi capacità di strangolamento socio-economico e giocano pesante, anche se qualche utente finge il contrario per malafede o ignoranza, naturalmente non mi riferisco a te) con ragguardevoli complicità interne. A mio avviso, se avessero vissuto nell'Italia del 2024, molti giovani di una volta avrebbero fatto lo stesso di quelli attuali, se non peggio...per esempio la Milano da bere è roba dei giovani e meno giovani rampanti anni 80, tra loro numerosi ex-pseudo-rivoluzionari convertiti al culto edonista, e avendo letto parecchi libri di Massimo Fini so bene che combinavano i personaggi che ne facevano parte.

    5. R66 28 giugno 2024

      "[...]molti giovani di una volta avrebbero fatto lo stesso di quelli attuali, se non peggio…"
      Quando scoprirò la macchina del tempo, la convertirò in un van e andrò nel miracolo economico a caricare una decina di lavoratori.
      Al ritorno, aprirò il portellone e... vai, andate, fatemi vedere come funziona oggi la vostra volontà.
      Chissà, magari mi faranno cambiare idea...

    1. uomospeciale 28 giugno 2024

      i figli sono un investimento non performante.
      Eppoi non li leggete i giornali?
      Ultimamente stanno pure prendendo il brutto vizio di far fuori i genitori che gli tagliano la paghetta.🤣
      Su tutti gli altri discorsi è fiato sprecato.

    1. R66 28 giugno 2024

      Vorrei vedere quanti nonnetti giochicchiano in borsa, imputando irresponsabilità a destra e a manca, mentre i figli e i nipoti si arrabattano con contratti di 6 mesi, quando va bene.

    2. uomospeciale 28 giugno 2024

      il fatto che nella mentalità imperante sia passato il concetto che i figli debbano essere una responsabilità perpetua dei genitori, ha contribuito non poco al crollo della natalità.
      I figli sono una delle cose che fai nella tua vita non l'unica, e non sono neppure la più importante.
      Non è ammissibile che lo svezzamento e l'assistenza debbano protrarsi spesso fino alla morte dei genitori e alla menopausa dei pargoli, come non è ammissibile che i figli abbiano solo e soltanto diritti e basta.
      In queste condizioni ben consapevoli che la nascita dei figli coincide quasi sempre con la perdita pressoché totale di ogni autonomia, libertà di scelta e ambizione personale dei genitori, è ovvio che non li fa più nessuno.
      Come dissi a suo tempo a una tipa:

      " Se metà della mia vita appartiene allo stato, e l'altra metà è di mia moglie e dei miei figli, per me cosa resta? "

      Risposta:

      -Niente-

      E niente è troppo poco.

    3. R66 28 giugno 2024

      Beh, quando si arraffa l'arraffabile soltanto per esser nati in un periodo, sotto certi aspetti, più favorevole, fregandosene di perpetuare o perlomeno equilibrare il flusso, forse qualche magagna la si può trovare, la quale, non si limita soltanto a 2 generazioni.

    4. Nonso 28 giugno 2024

      Ops

    5. uomospeciale 28 giugno 2024

      Tutto si risolverà..

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