L’Era della Geopolitica

Oggi il termine Geopolitica pare essere ovunque e non è un caso: mai prima d'ora Politica, Geografia, Economia, Cultura e le mille sfaccettature dell'agire umano sono state così collegate tra loro. Ma cos'è veramente la Geopolitica? Una disciplina, una Scienza o una modalità di ragionamento? Quello che segue è il primo

L’Era della Geopolitica

Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org

Con il termine Geopolitica definiamo una disciplina che è stata originariamente fondata per fornire una conoscenza scientifica, quella geografica, ai decision-maker dei primi anni del '900, ma oggi è molto di più. Il Generale Carlo Jean definisce la Geopolitica :

[...] una forma di ragionamento olistico che mira a individuare i futuri possibili, generati dalle dinamiche delle forze in gioco” (1).

Essa è quindi una modalità di interpretazione di scenari complessi in cui le logiche sono interdisciplinari: non solo geografia e politica, ma anche economia, cultura, potenziale militare e persino il fattore religioso, concorrono alla creazione e all'interpretazione di un'ottica geopolitca.
Si può ampiamente concordare con Raymond Aron quando afferma che:

“[...] se ci si aspetta, sotto il nome di teoria Geopolitica, l'equivalente di ciò che offre ai costruttori di ponti la conoscenza dei materiali, una cosa del genere non si ha, e non si avrà mai”.

Non esiste alcuna “Teoria Generale della Geopolitica”. Tra tutte, solamente le teorie che si fondano su evidenze geografiche possono dirsi, in linea di massima, generali proprio perché fondate sulla morfologia del pianeta mentre le altre risentono dello “Zeitgeist” (lo spirito del tempo) e dei limiti imposti dallo sviluppo tecnologico dell'epoca.
Il termine nasce all'inizio del '900 e attraversa tutto il secolo: nato in ambito Positivista, diviene dottrina delle dittature tra gli anni Venti e Quaranta, per poi cadere in disgrazia e rinascere progressivamente a metà degli anni '70.
Nella prima metà del secolo scorso, le caratteristiche fisiche delle Nazioni, interpretate in maniera politica, fornivano la base della maggior parte dei ragionamenti geopolitici. L'economia era limitata da frontiere fisiche (mari, montagne, deserti e steppe) e dai confini politici tra le Nazioni. Erano allora anche presenti grandi imperi che creavano spazi economici (oltre che politici, va da sé) chiusi, con organizzazioni differenziate e tecnologie esclusive. La guerra era perciò l'unico mezzo per espandere l'area economico-politica nazionale e solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, nasce un abbozzo di Sistema Internazionale di relazioni codificate, con la Lega delle Nazioni, ad affiancare le relazioni diplomatiche bilaterali in uso dal XVI Secolo.
Dopo la seconda Guerra Mondiale la Geopolitica diviene parte delle opposte dottrine politiche applicate nei due campi avversi, quello sovietico e quello occidentale; sono i massimi esponenti dei due blocchi ad enunciare, in maniera più o meno esplicita, la visione geopolitica della Nazione che rappresentano e sono organi e agenzie dello stato a fornire analisi e teorie per supportare le affermazioni dei due presidenti.
Si potrebbe però affermare che le teorie fondate sulle caratteristiche fisiche dei territori, come quelle che danno maggiore importanza alla massa terrestre piuttosto che a quella marittima (Tellurocrazie versus Talassocrazie), siano state esse stesse influenzate dal pensiero e dalle necessità strategiche del tempo. E' vero infatti che nell'ultimo secolo l'area mediorientale, il sudest asiatico e l'area dell'Europa dell'est sono state al centro delle strategie delle principali potenze e che quelle aree siano oggi ancora terreno di scontro militare o economico. Se però nei prossimi anni lo sviluppo tecnologico del mondo si orienterà sempre più verso l'uso di energie alternative, le aree ricche di idrocarburi potrebbero forse perdere la loro centralità a scapito di altre aree, e i presupposti geografici delle teorie geopolitiche che su esse insistono potrebbero dover essere ridefiniti.
La cornice storica è infatti fondamentale nell'enunciazione di tutte le teorie geopolitiche. Inoltre non esistono teorie geopolitiche sempre valide per un dato sistema di potere in quanto tale, sia esso socialista, democratico o dittatoriale. Esistono poi paesi che non hanno sviluppato dottrine geopolitiche proprie né hanno importato quelle di altri. L'applicazione della teoria Geopolitica di Hausofer, con la sua sfrenata tendenza espansionista potrebbe, oggi, trovare più estimatori tra le file di Al Qaeda o dell'ISIS che non tra i membri del Partito Comunista Cinese per il quale non è semplicemente un'opzione percorribile.
La Cina ha importato il pensiero comunista da un tedesco come Marx ma non ha fatto proprie, nè potrebbe importare nessuna delle dottrine geopolitiche di scuola tedesca poiché il sostrato culturale su cui si fondano le due civiltà è completamente differente e diverse sono le caratteristiche psicologiche che le relative geografie hanno plasmato nei loro abitanti. Ciò non vuol dire che Pechino non abbia una sua ottica geopolitica, ma l'espansione fisica è sostituita da quella economica.
Le teorie geopolitiche hanno attraversato almeno tre fasi dalla fondazione della disciplina ad oggi:

  1. -Nel periodo, che possiamo definire ambito del canone storico, che va dal 1900 fino al 1945, l'obiettivo politico degli Stati è stata la conquista fisica, materiale dello spazio. E' questa una fase che ricade nella tradizionale definizione della politica di potenza di cui la guerra è uno dei tradizionali strumenti.
  2. -Nel secondo dopoguerra e fino alla fine della guerra fredda la conquista materiale lascia lo spazio a quella ideologica. La guerra tra i due opponenti è un'eventualità negata dalla deterrenza nucleare e dalla dottrina MAD (Mutua Distruzione Assicurata), marxismo e capitalismo si combattono alle periferie e si rafforzano al centro. Anche la Geopolitica viene influenzata dalla contrapposizione manichea e la politica prende il sopravvento sulla Geografia nell'interpretazione della realtà.
  3. -Dal 1989 ad oggi l'obiettivo politico degli stati è di partecipare alla competizione nel commercio globale. La Geopolitica diviene geo-economia. Il concetto di frontiera fisica, fondamento dell'autorità dello Stato, è stato rimpiazzato da quello di interconnessione e di integrazione. Le merci e i capitali devono poter fluire dentro e fuori gli stati per permettere al sistema di funzionare. Oggi il soft power affianca, e in certi casi sostituisce, l'hard power nella gestione della politica estera.

Ogni periodo storico ispira le sue teorie geopolitiche. Le teorie passate e presenti fondano i loro obiettivi nella conquista di territori fisici e oggi anche immateriali, ma sono limitate dal quadro politico più ampio e dalle possibilità tecnologiche del tempo. Inoltre sono differenti i “fatti geopolitici” generabili e interpretabili: le sanzioni imposte dal congresso USA negli ultimi 30 anni alla Libia, all'Iraq, all'Iran, alla Corea del Nord o alla Russia, ad esempio, non erano strumenti utilizzati nelle Relazioni Internazionali nella prima metà del Secolo scorso (tranne nel caso delle sanzioni all'Italia del '35) e quindi valutabili tra le opzioni utili nella definizione e nella interpretazione della Geopolitica di una determinata Nazione, così come il ruolo delle fluttuazioni finanziarie sulle piazze borsistiche mondiali hanno oggi un peso geopolitico che non avevano 50 anni fa.
Non tutti i paesi inoltre hanno la possibilità di essere soggetti attivi nel campo della Geopolitica, molti ne sono esclusivamente soggetto passivo ed altri non hanno mai sviluppato una propria dottrina Geopolitica. Durante l'ultimo mezzo secolo alcuni paesi sono transitati dallo stato passivo a quello attivo; il passaggio da un'ottica all'altra è necessariamente legato ad una politica di potenza, sia essa politica, militare o economica.
Negli ultimi trent'anni, la mutata architettura internazionale ha prodotto un aumento di consessi internazionali in cui i paesi una volta detti in via di sviluppo partecipano come interlocutori allo stesso livello delle Grandi Potenze donando ai primi un peso che non avevano in precedenza, permettendo loro addirittura di sfidare le seconde. Il pensiero geopolitico è perciò mutevole quanto lo è l'architettura del potere nel mondo. La configurazione delle Relazioni Internazionali impone le linee più ampie e prioritarie in termini di autorità e la Geopolitica vi si conforma, in qualità di braccio operativo, nei teatri e nelle situazioni di scontro.
Tutti gli esponenti delle varie scuole geopolitiche hanno infatti sostenuto tesi, enunciato teorie, pubblicato articoli, o agito direttamente, come Kissinger o Brzezinski, all'interno delle relazioni internazionali e dei rapporti di forza del tempo e la loro opera è stata influenzata da quel determinato, irripetibile, periodo storico.
Per dirla con Max Weber:

“[...] Sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l'agire dell'uomo. Ma le "concezioni del mondo", create dalle "idee", hanno spesso determinato, come chi aziona uno scambio ferroviario, i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività“.

Una volta caduto il muro, e terminata la contrapposizione tra blocchi, è ripresa la guerra economico-finanziaria interrotta nel 1914 tra le grandi economie del pianeta dislocate in ogni emisfero e a ogni latitudine. Le guerre pertanto non cessano ma cambiano forma e motivazione. Yves Lacoste scriveva nel 1994 su Limes, la rivista italiana di Geopolitica :

Contrariamente a coloro che proclamano che il mondo si de-geopoliticizza (sic) perché la guerra fredda è finita, si può pensare che il mondo entri progressivamente nell'era della geopolitica. E si tratta di fenomeni geopolitici sempre più complessi e interdipendenti“ (2).

Gli ultimi 30 anni hanno visto la realizzazione di un sistema finanziario-industriale altamente integrato che permette ai grandi capitali finanziari di fluttuare da un circuito economico ad un altro, dalle obbligazioni statali alle borse valori, dai futures sulle merci a quelli sul petrolio in maniera pressoché immediata. Tutto ciò crea un ambiente nuovo su cui agire e permette a quei capitali di divenire una leva per influenzare nelle loro decisioni le nazioni in cui quei capitali si riversano. Quei capitali finanziano, ad esempio, la costruzione di condutture per il petrolio o per il gas che corrono attraverso diverse Nazioni dal luogo di estrazione al mercato di utilizzo finale. Inutile dire che queste infrastrutture creano legami geopolitici e sono oggetto di geopolitica dalla fase della loro ideazione fino alla loro realizzazione e messa in opera.
Consideriamo poi i traffici commerciali su terra e via mare, che sono sviluppati come mai lo erano stati in precedenza. Le rotte commerciali che si dispiegano su tutti i mari hanno bisogno di una rete di sicurezza che impedisca loro di essere interrotte da guerre o pirateria. Questo viene garantito da un controllo internazionale sui punti nodali dei traffici come Suez, Malacca, Aden e il Mar Rosso o le coste sud dello Sri Lanka. Anche qui il controllo delle linee commerciali è oggetto di Geopolitica, prova ne è ad esempio, la fitta attività cinese per dotarsi di punti attracco e attraversamento alternativi al controllo americano come il porto di Gwadar in Pakistan, la base militare di Djibuti, l'acquisto di parte del porto del Pireo in Grecia o le trattative con la Thailandia per la realizzazione di un canale artificiale presso Kra che permetta di aggirare completamente Singapore e Malacca.
Che dire poi del sistema di produzione globalizzato che permette ad un prodotto ideato negli Stati Uniti di essere realizzato in Cina o in Vietnam per essere poi recapitato via mare ad un acquirente europeo? Quanto la Geopolitica entra nelle considerazioni degli investitori internazionali per determinare la locazione di uno stabilimento o l'apertura di un nuovo mercato per loro prodotti?
Andrew Hurrel, nel suo On global Order (2007), attribuisce alla presenza di attori economici sovranazionali come la Comunità Europea, ASEAN, il Gulf Cooperation Council, l'Unione Africana o il Mercosur, un'azione non solo sempre più orientata in senso geoeconomico ma anche portatrice di nuove normative e regolamentazioni che modificano l'ambiente politico più ampio.
E' quindi necessario chiarire che l'ambito geografico del termine “Geo-Politica” è attualmente solo in parte connotato da caratteristiche fisiche e lo è sempre più per via di fattori come gli scambi finanziari o il commercio elettronico, che travalicano lo spazio materiale. Inoltre a questo si sommano altri elementi, che spesso rientrano nel concetto di “Soft Power” (termine coniato da Joseph Nye nell'omonimo libro del 2005), ovvero la capacità di una Nazione di influenzare gli altri attori sulla base di elementi immateriali, siano essi di natura culturale (l'immagine di sé proiettata attraverso il cinema e i media in generale, per esempio), etnica, valoriale o religiosa.
Si moltiplicano perciò gli ambiti in cui possono verificarsi “fatti geopolitici” per cui si amplia la base sulla quale le teorie geopolitiche possono svilupparsi e mutare nei loro mezzi, se non nei loro fini. Sebbene la conflittualità internazionale sia stata fino a 30 anni fa governata da considerazioni politiche e ideologiche le guerre attuali e del futuro, saranno prevalentemente combattute per il possesso e il controllo di beni economici vitali, di risorse necessarie per il funzionamento delle moderne società industriali e per la conquista di mercati di sbocco stabili e regolamentati. Non necessariamente il conflitto si espliciterà in forma armata ma sarà implicito nella stipula di trattati commerciali internazionali che vincoleranno le nazioni all'appartenenza a sistemi economici esclusivi, anche se potrebbero altresì essere oggetto di scontro i territori soggetti al transito delle linee energetiche e logistiche con conseguenti ripercussioni in termini politici, sociali ed economici.
La dissoluzione dell'Unione Sovietica ed il conseguente superamento del conflitto bipolare hanno avviato un processo di progressiva trasformazione dell'assetto e dell'ordine geopolitico, geoeconomico e geostrategico globale in cui la progressiva integrazione dei mercati economici crea nuovi attori e nuovi contesti geopolitici. Tre decenni dopo la caduta del Muro di Berlino la competizione geopolitica si svolge sempre più attraverso la stipula di accordi commerciali transnazionali, che divengono pilastri del sistema di relazioni internazionali, in un mondo dominato dall'organizzazione reticolare dei rapporti economici.
Pensiamo ad esempio al tentativo, abortito, di realizzare il Trattato di Partnership Commerciale Transatlantica (TTIP), tra Stati Uniti ed Unione Europea. Esso puntava a realizzare un mercato privo di dazi e barriere doganali tra le due sponde dell'Atlantico, definendo un'armonizzazione degli standard produttivi e legislativi su diverse materie che potenzialmente avrebbero creato uno spazio chiuso o con alte barriere all'ingresso di nuovi paesi e contemporaneamente un forte disincentivo nel non farne parte.
Quell'accordo, parallelo a quello tentato sulla sponda Pacifica, detto TPP e poi annullato da Trump, era parte di un presunto disegno di “pivoting” messo in atto da parte degli Stati Uniti per continuare a garantirsi una centralità in un mondo sempre più multipolare e contemporaneamente accerchiare Russia e Cina tramite il controllo commerciale, militare e politico di quell'area che già Nicholas Spykman negli anni '30 definì il Rimland (opposto all'Heartland di Mackinder), ovvero quello spazio che va dall'Europa Centrale all'Asia Sud-Orientale, passando per il Medio Oriente e l'area Centro-Asiatica.
Nei prossimi articoli, un rapido excursus sulle principali teorie ed autori del XX secolo permetterà di comprendere il bagaglio culturale della disciplina Geopolitica e le tesi che a più riprese si sono affacciate nel dibattito internazionale.
Oggi, la cornice più ampia entro la quale queste tesi vengono utilizzate, è quello della fine delle ideologie e l'affermarsi di un unico sistema internazionale nel quale democrazie di stampo più o meno liberale coesistono con regimi autoritari.
Tutte le Nazioni agiscono in un sistema politico internazionalizzato ed economicamente orientato al mercato (3) come preconizzato e sostenuto da Francis Fukuyama ne La fine della Storia e l'ultimo Uomo. In un ambiente che pare tendere all'omogeneità economica sono invece le particolarità culturali a fare la differenza e ad imporsi come fattori di integrazione o divisione in campo politico e geopolitico. Questo è quanto sostenuto da Samuel Huntington nel suo saggio Lo Scontro di Civiltà in cui afferma che le affinità culturali definiranno il quadro delle alleanze strategiche politiche ed economiche del futuro. Le riflessioni di Barry Buzan, contenute nel saggio Il Gioco delle Potenze in merito alla relazione tra identità e polarità nelle relazioni internazionali si rifanno in parte a questa linea di pensiero. Una visione differente è quella prospettata da Edward Luttwak nel suo articolo From Geopolitics to Geo-Economics: Logic of Conflict, Grammar of Commerce sul The National Interest del 1990 nel quale prospetta un futuro di accentuati conflitti di natura economica per il predominio su materie prime e mercati tra le grandi potenze mondiali.
Analizzeremo inoltre l'opera di Aleksander Dugin, La Quarta Teoria Politica quale portatrice di una visione differente da quella “atlantista” e che di converso postula la necessità per la Russia, e per gli altri popoli dell'area Euroasiatica, di fare della propria diversità culturale una ricchezza ed un motivo di aggregazione in chiave antagonista al modello occidentale.
Secondo Dugin, la Russia dovrebbe guardare alla Cina ed all'area che va fino al Caspio per una integrazione militare, politica ed economica sulla base dei valori tradizionali che contraddistinguono l'Area Russo-Asiatica o “Eurasia”, come Dugin stesso la definisce.

Manca, non senza una ragione, un'excursus sulle teorie Geopolitche cinesi: il paese di mezzo è rimasto infatti in uno stato di autoisolamento fino al 1979 e da allora la sua postura internazionale è stata perloppiù orientata alla convivenza e all'assenza di scontri con le altre potenze in attesa di poter disporre degli strumenti militari, economici e politici per potersi rapportare con loro da una posizione meno svantaggiata. La Cina del XXI Secolo ha nella Belt and Road Initiative (BRI), nella sua partecipazione all'ASEAN+ e al gruppo dei BRICS, nella Shangai Cooperative Organization (SCO) e nella Banca Asiatica di Investimento nelle Infrastrutture (AIIB), l'area di dispiegamento della sua dottrina Geopolitica di ordine pratico, ma la teoria resta appannaggio del Partito Comunista Cinese che è notoriamente riluttante a svelare le proprie intenzioni più ampie.

Conclusioni:

Nel 1989 a Berlino si è chiuso un conflitto ideologico tra due sistemi non integrabili tra loro ovvero il liberalismo democratico e il socialismo di stampo sovietico. Questi due sistemi hanno imposto e predicato due stili di vita completamente differenti sotto tutti gli aspetti del vivere umano, da quello filosofico a quello economico, da quello sociale a quello politico. Gearòid O' Thuathail nel saggio Critical Geopolitics del 1996 ha affermato che la fine della guerra fredda ha causato una crisi di significato nella politica globale:

“Il problema non è che non esistano ragionevoli definizioni per descrivere la nuova éra ma piuttosto che ne esistano troppe” (4).

Nei primi anni '90 la vittoria del modello liberale è apparsa a Fukuyama pressoché completa. Nel 2001 la tesi di Huntington si è presa però una rivincita su quella di Fukuyama: la Storia non è finita perché un gruppo di persone in Afghanistan ha progettato un attentato alla più ricca e potente Nazione sulla Terra colpendola al cuore e mostrandola nuda e indifesa come non pensava di poter essere. Lo scontro di civiltà, preconizzato da Huntington qualche anno prima, è divenuto da allora uno scenario plausibile ed il suo paradigma fondato sull'esistenza di civiltà diverse ed in competizione tra loro è stato utilizzato per descrivere la situazione in divenire.

Il 2001 ha segnato la rinascita della geopolitica competitiva dopo gli anni del momento unipolare americano e il riassetto di potenze come Russia e Cina. Sono tornati con forza in campo gli interessi nazionali e le potenze regionali hanno cercato di ristabilire le proprie sfere di influenza. Negli anni seguenti il tentativo di “esportare la democrazia” manu militari è fallito e con esso anche la tesi di Fukuyama su una presunta Fine della Storia. L'idealismo di Fukuyama non è riuscito a venire a patti con la volontà della Russia di mantenere un ruolo di primo piano sullo scenario globale e inoltre egli non ha previsto l'impetuosa crescita economica della Cina e le sue possibili conseguenze.

La prima, dopo aver affrontato una lunga fase di difficoltà economica sotto le due presidenze di Boris Eltsin ha progressivamente riguadagnato una sua posizione sebbene non più paragonabile a quella di una superpotenza. Ancora oggi si discute se di essa si possa parlare in termini di potenza globale o regionale ma la crescente assertività di cui ha dato prova l'estabilishment russo negli anni delle presidenze Putin-Medvedev è stata certo un problema per i progetti globali americani.

Alexander Dugin e la sua teoria euroasiatista hanno avuto un ruolo nel riconcettualizzare la geopolitica russa post-guerra fredda verso obiettivi più orientati sui propri interessi nazionali.

Il tentativo di riconquista di quello che Brzezinski ha definito il “near abroad” russo è tutt'ora in corso. In molti casi è avvenuto grazie ad una politica energetica fatta di accordi bilaterali sul prezzo del gas o alla costruzione di nuovi gasdotti e oleodotti (il gasdotto North Stream che parte dalla Russia arriva ad esempio in Germania aggirando il territorio polacco mentre contemporaneamente l'Ucraina viene tagliata fuori dalle nuove linee di transito del gas verso l'Europa ).

In altri casi è stato fatto valere il peso dell'interscambio commerciale come nel caso della Bielorussia o delle repubbliche centro-asiatiche (Kazakhstan in primis). Nei primi anni '90 Edward Luttwak ha predetto lucidamente che molte delle dispute geopolitiche della nuova era si sarebbero combattute sul terreno dell'economia e che le nuove armi sarebbero state rappresentate da barriere di tipo tariffario o dal possesso di materie prime. Ancora O'Tuathail ha affermato che sia Luttwak che Huntington, trovandosi a disagio nel passaggio ad un panorama post-guerra fredda, abbiano sviluppato teorie ed assunti che continuassero a legittimare il mantenimento di una “società della sicurezza” che salvaguardasse il ruolo degli Stati Uniti e dell'Occidente anche nella nuova era (5). Per quanto riguarda gli USA l'elemento di maggior peso da far valere a livello internazionale è stato, durante l'intero XX secolo, la possibilità di fornire quei beni pubblici (common goods) come la garanzia dell'ordine internazionale, la sicurezza e il mantenimento di un ordinamento liberale degli scambi economici che all'alba del nuovo millennio potevano essere insidiati dalle nuove potenze emergenti come la Cina o la stessa UE.

Probabilmente l'assenza di un paradigma alternativo come quello socialista e l'avvento dell'auspicata diffusione del modello liberale a livello globale ha obbligato i due autori ad valutare la possibilità della sparizione dell'eccezionalismo americano ed il venir meno del destino manifesto degli Stati Uniti nel mondo. Non più quindi modello da imitare ma una Nazione liberale come altre nel panorama internazionale. A distanza di 35 anni dalla caduta del muro di Berlino e a più di venti dall'inizio del millennio le teorie di Huntington e, in parte, di Fukuyama rappresentano ancora il fondamento dell'azione occidentale a livello internazionale. Di converso le teorie di Dugin, che in parte ricalcano l'impianto culturalista e civilizzazionale di quelle di Huntington, hanno la possibilità di divenire la base ideologica per la geopolitica di una risorgente Russia e forse anche di altri paesi come la Cina o l'Iran.

Di Fabrizio Bertolami per ComeDonChisciotte.org

05.09.2023

Articoli successivi:

Terra e conquista: idee in guerra

Mare contro terra: la storia infinita

Quando Brzezinski ordinò: alla conquista dell’Eurasia!

Francis Fukuyama e La Fine della Storia

NOTE
1. C.Jean, Geopolitica del XXI secolo, Editori Laterza, Roma-Bari, 2004, p.19
2. Y. Lacoste, Che cos'è la Geopolitica, Limes- Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 1994
3. Per mercato si intende lo scambio internazionale di beni e servizi. Sebbene ispirato da logiche liberiste esso è ancora fondato sul mercantilismo di stampo occidentale. L'orientamento all'esportazione di molte nazioni è ancora bilanciato da forti dazi sulle importazioni dall'estero.
4. J. Kurth, the Real Clash, The National Interest 37 (inverno 1994), p.3-4 in G. O'Tuathail,Critical Geopolitics, University of Minnessota press, Minneapolis, 1996, p.225
5. G. O'Tuathail, Critical Geopolitics, University of Minnessota press, Minneapolis, 1996, p.230

Commenti (52)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 52 caricati
    1. ignorans 6 settembre 2023

      Una analisi molto "occidentale", ricca di dettagli ma che non ha delle chiavi di lettura che ci danno modo di comprendere lo "spirito" dei popoli.
      I popoli che abitano le zone fredde sono destinati ad avere sempre un certo controllo su i popoli che abitano le zone più calde.
      I motivi risiedono nella dieta e nel freddo che tonifica, che gli fa produrre armi, che gli chiede più sicurezze, ecc.

    1. AlbertoConti 6 settembre 2023

      "la Storia non è finita perché un gruppo di persone in Afghanistan ha progettato un attentato alla più ricca e potente Nazione sulla Terra colpendola al cuore e mostrandola nuda e indifesa come non pensava di poter essere."

      Non so se l'autore dell'articolo ha capito che aria tira qui su CDC, visto che quest'affermazione è irricevibile dai più, me compreso.
      La sceneggiatura di stampo hollywoodista (CIA) che vede protagonista Osama bin Laden vedo che funziona ancora oggi, il che ha dell'incredibile, almeno per chi nutre velleità di analisi politica, e a maggior ragione geopolitica, da qualunque punto di vista che non sia quello del mainstream falso e bugiardo per vocazione secolare.

    2. AlbertoConti 6 settembre 2023

      La tesi di Huntington ( lo scontro di civiltà ), preconizzato qualche anno prima, è divenuto da allora uno scenario plausibile solo all'interno di una narrazione deviata a scopo depistante, dato in pasto alle masse turlupinate per nascondere le finalità inconfessabili del deep state, cioè il vero movente dell'11/9, rivelatesi nei fatti degli anni seguenti, e non ancora del tutto comprese.
      Altro che "fine della storia" o "inizio di un'altra storia", la svolta dell'11/9 rappresenta la prosecuzione della stessa storia con altri mezzi, cioè con guerre non solo tra popoli strumentalizzati, ma contro i popoli in generale, come oggi appare sempre più evidente, nonostante il consenso estorto alle vittime stesse tramite queste rappresentazioni false. Questo è un punto troppo importante, una svolta storica epocale che fa impallidire tutti false flags precedenti, poichè è diverso il target di questa nuova guerra, combattuta nella psiche dell'uomo, per annientarlo in quanto tale. Pertanto ritengo inopportuno riportare le falsità ufficiali senza un adeguato commento, quasi fossero vere, poichè è un po' come avallare un punto di vista deviato, che impedisce ogni altra considerazione realistica dei fatti.

    3. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      Il mio articolo non è di commento nè di opinione, ma un (rapido) excursus sulla geopolitica come disciplina interpretativa, tanto delle Relazioni internazionali nel loro dispiegamento pratico, quanto degli avvenimenti indipendenti da esse. Il mio personale giudizio sull'11 settembre è diverso, più in linea con quello che alcuni commenti qui sottolineano. Come "intellettuale", e studioso di Geopolitica, devo utilizzare alcune categorie e definizioni date per scontate e acquisite (per forza di chi le diffonde o per assenza di prove certe contrarie). Per capirsi, esistono dubbi e diverse interpretazioni, alcune anche supportate da prove, in merito ad avvenimenti cardine della Storia come l'attacco giapponese a Pearl Harbor, l'incidente del Tonkino, l'affondamento del Lusitania o l'attentato di Sarajevo ma ciò non toglie che essi siano avvenuti e che abbiano generato a loro volta avvenimenti oggetto di analisi storica e "fatti" geopolitici. Quando e se ci sarà occasione, potrei anche scrivere in merito all'11 Settembre ma senza dati di prima mano o altre rivelazioni, difficilmente potrei aggiungere qualcosa di nuovo alle mille interpretazioni che si oppongono alla versione ufficiale.

    4. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      Per quanto riguarda Huntington è già pronto un articolo, parte della serie di 7 di cui si compone la serie, in cui "Lo scontro di Civiltà", uno dei suoi testi più noti (che ho letto e studiato nella versione originale in inglese), verrà riassunto, senza commento. Questo per dare ad ognuno la possibilità di conoscerne realmente il contenuto, che ha implicazioni ancora più sconvolgenti delle misere interpretazioni di chi lo ha utilizzato conoscendone solo il titolo,ripetendolo come un slogan avulso dalla reale intenzione dell'autore.

    5. danone 6 settembre 2023

      Mi scusi non ho ben capito dalla sua risposta.
      lasci stare le mille interpretazioni che si oppongono alla versione ufficiale, ma lei crede ad un attentato di Osama bin laden o ad una false flag?
      Da questa sua risposta capirò se leggerò gli altri 7 articoli o meno.
      Mi scusi la franchezza, ma su certe cose non ci passo sopra.

    6. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      Rilegga bene la mia risposta e vi troverà la mia . La tranquillizzo sul fatto che non credo che gli asini possano volare nè abbattere grattacieli. Se non vorrà leggere i prossimi articoli che, come spiegato, sono monografie sui principali autori geopolitici dal 1894 ad oggi, potrebbe perdere l'opportunità di completare la sua formazione sul tema e/o trovare riferimenti bibliografici utili a farlo.

    7. Martin 6 settembre 2023

      Dio mio, ma sara' mai possibile che puntualmente deve spuntare fuori la favola del 911 autoinferto dagli USA? Proprio non se ne puo' piu' di tale delirio.

    8. Martin 6 settembre 2023

      Bertolami, Le consiglio di evitare come la peste la questione 911. Questo sito e' popolato anche (ma non solo) da seguaci della favola del 911 autoinferto dagli USA, quindi molti le faranno la classica domandina (si o no) per poi nel caso insultarla.

      Il 99,9% si e' ovviamente ben guardato dal leggere il rapporto ufficiale in inglese, che rende la teoria del 911 autoinferto una favoletta, al livello terrapiattismo o finto allunaggio.

      The 9/11 Commission Report (9-11commission.gov)

    9. danone 6 settembre 2023

      Esci da quel pover uomo, maledetto ultra-corpo :-))

    10. Martin 6 settembre 2023

      The 9/11 Commission Report (9-11commission.gov)

      Leggilo, che e' meglio dei fumetti di Meyssan e Mazzocchi

    11. danone 6 settembre 2023

      Martin ha ragione su una cosa, che per il sottoscritto è importante sapere la posizione di un analista, che pubblica dei suoi lavori, circa le narrazioni così dette mainstream, per leggerlo ed interessarmi al suo pensiero.
      Se capisco che l'autore è ancora più vittima di propaganda di me medesimo, che lo leggo a fa?

    12. Martin 6 settembre 2023

      E' che qualunque idiota afferra che la dettagliata ricostruzione degli attentati e del crollo delle torri di cui al rapporto nasce da centinaia se non migliaia di testimonianze e riscontri. Non e' un rapporto falsificabile. Ma appunto meglio non leggerlo e continuare con le favole, vero?

    13. gianB 6 settembre 2023

      Scusa ma, se il rapporto è quello che hai messo sopra, leggendolo velocemente, non ha niente a che fare con le contestazioni fatte da chi sostiene che 9/11 é una "false flag". D'altro canto é evidente che ha invece un taglio politico. Quindi tu cosa sostieni, che le contestazioni sono tutte fantasie inconsistenti?
      Ma soprattutto, come giustifichi che in presenza di un'ampio raggruppamento di opinione pubblica che chiede risposte a tali contestazioni non vi sia stata nessuna seria confutazione.
      Non avrebbero avuto tutto l'interesse a chiarire ogni dubbio?

    14. AlbertoConti 6 settembre 2023

      " ... categorie e definizioni date per scontate e acquisite (per forza di chi le diffonde o per assenza di prove certe contrarie)."

      La forza di chi diffonde le veline originali, immediatamente amplificate e globalizzate dal circo massmediatico al soldo degli stessi mandanti di tali veline, è indiscussa, come si vede dai dati sulla distribuzione delle ricchezze nel pianeta. Le prove certe contrarie, con la stessa forza soverchiante, vengono sistematicamente censurate/ignorate/ridicolizzate/ecc. In una parola distrutte e rese inaccessibili alle pubbliche opinioni.
      Pertanto il semplice riporto di tali "informazioni" mainstream, stile wikipedia, serve solo a consolidarle e farle accettare come verità assolute, imponendo il linguaggio unico formato per l'occasione e per gli scopi di lorsignori, ma anche assorbito dalle masse ipnotizzate. La caverna di Platone è ancora qui, totalizzante più che mai. Non credo che si faccia un buon servizio a riassumerne i contenuti veicolati dal teatro delle ombre, che tanto fanno già parte del "patrimonio" comune di menzogne e falsità, fatte proprie dal "consumatore" ignaro ma "benpensante".
      P.S.: parlo a titolo strettamente personale, lungi da me qualsivoglia intenzione censoria.

    15. AlbertoConti 6 settembre 2023

      Capisco l'insofferenza, che è anche la mia ogniqualvolta rispunta ad nauseam la favola dal titolo "The 9/11 Commission Report ", che più falsa non si può.
      Qui non ho cominciato io a citare la versione "ufficiale", che rappresenta anche un test infallibile sull'ignoranza di chi ancora se la beve per sentito dire, quasi sempre senza neanche sapere che i palazzi crollati quel giorno erano 3 e non solo due (chiunque può farsi da sè la sua piccola indagine doxa, interrogando i passanti, o anche solo i suoi amici e parenti, su questo "trascurabile dettaglio")
      Se c'è una cosa certa è proprio la falsità della versione ufficiale.

    16. Martin 6 settembre 2023

      Ah ah ah come rido,, chiunque un bel corno, neanche tu hai letto il rapporto, preferisci le favole.

      Proprio come si incazzano i bambini, quando la favoletta della mamma o della nonna prima di andare a nanna non ha il lieto fine che si attendevano: ti tocca tornare indietro e cambiare il finale della favola.

    17. Martin 6 settembre 2023

      Ovvio che non l'hai letto, altrimenti non sciveresti quello che hai scritto. Il rapporto risponde a TUTTE le contestazioni.

    18. gianB 7 settembre 2023

      Volendo essere chiari si potrebbe invece dire che le risposte alle contestazioni sono qui
      https://www.nist.gov/pao/national-institute-standards-and-technology-nist-federal-building-and-fire-safety-investigation
      e non nel report, ti sembra?
      Poi ciascuno può valutare se le risposte sono complete e affidabili oppure no.
      (Identità e appartenenza dei dirottatori a parte che é la cosa più "malleabile" che ci sia)
      Poi mi sembra giusto fare notare che l'investigazione del NIST è un'investigazione finalizzata al miglioramento delle tecniche costruttive, sistemi antifuoco e sicurezza, mentre le risposte alle suddette contestazioni sono riportate in una sezione FAQ in allegato.

    19. Martin 7 settembre 2023

      Conosco quel rapporto del NIST, e mi sembra assolutamente esaustivo.
      Non lo raccomando perche' il giudizio e la comprensione richiedono una formazione scientifica di tipo ingegneristico che ha meno dell' 1%, mentre il rapporto della Commissione e' comprensibile per almeno l'80% della popolazione.

      Qui molti straparlano senza aver letto il rapporto della Commission, perche' preferiscono le favolette di Meyssan o Mazzucchi, figuriamoci se si leggono o comprendono il rapporto del NIST.

      Proprio come si incazzano i bambini, quando la favoletta della mamma o della nonna prima di andare a nanna non ha il lieto fine che si attendevano: ti tocca tornare indietro e cambiare il finale della favola.

      Identita' e appartenenza dei dirottatori, e la ricostruzione al secondo degli attentati si basano cmq su testimonianze e riscontri di centinaia di persone. Non sono inventabili e falsificabili a piacimento, anche perche' si tratta di centinaia di testimonianze di persone scollegate, ma concordanti, dall'addetto alla sicurezza dell'aereoporto fino agli operatori delle torri di controllo che hanno intercettato le comunicazioni dei terroristi, fino alle telefonate dei passeggeri e le testimonianze dei pompieri.

      La faciloneria e l'incompetenza con cui si screditano i rapporti la dicono lunga sulla totale mancanza di equilibrio, preparazione e maturita' di tante persone. D'altronde, siamo un Paese che ha nominato un Di Maio Ministro degli Esteri.............

    20. Cataldo 7 settembre 2023

      La verità ufficiale su quanto è accaduto nel settembre 2001 è in disaccordo con le leggi della fisica.
      Il problema non è chi abbia fatto cosa, se è autoinferto o altre ipotesi, il punto nodale è che sono stati distrutti tre grattacieli e l'unica cosa sicura che abbiamo è che non è possibile che questo sia avvenuto secondo la teoria ufficiale.
      Questa incompatibilità con le leggi di natura è insanabile con i documenti ufficiali, tre punti su tutti

      la velocità e il percorso di caduta delle strutture, incompatibile con un cedimento strutturale;

      gli eccessi di temperatura avvistati dai satelliti nello spazio che hanno rilevato una anomalia persistente nelle temperature del sito per settimane, incompatibili con qualsiasi combustione riferibile a materiali presenti nel sito o sugli aerei;

      un palazzo che è caduto su se stesso senza apporti cinetici dall'esterno.

      Se uno vuole credere alle versioni ufficiali è libero di farlo, deve credere a cose tipo che si sia conservato un passaporto del dirottatore nella devastazione che ha demolito un grattacielo o che un pilota senza alcuna esperienza possa pilotare da solo un aereo di linea bypassando l'inviluppo di volo base, deve accettare che siano state eliminati i materiali per eventuali perizie successive, deve insomma sospendere per bene ogni senso critico.

    21. Martin 7 settembre 2023

      Guarda, e' inutile che continui con la tua pila di cazzate. Stai ragliando al vento. Tutti i piloti del 911 avevano preso regolari brevetti di volo, anche questo e' documentato, provato e registrato, ma ovviamente non leggi e non ti informi: inventi!

      Nessuno al mondo aveva mai fatto una sperimentazione del genere (un aereo stracarico di carburante che impatta su un grattacielo, che dopo la prima esplosione ha generato valanghe di altre esplosioni minori e di altre reazioni chimiche a catena).

      Poi ti confido un grosso segreto: prima del crollo c'e' stata, appunto, la grande esplosione generata dall'impatto dell'aereo: i detriti dell'esplosione si sono immediatamente dispersi in un raggio di circa mezzo kilometro: materiale organico, metalli, tanto legno, tanta plastica e.. tanta carta.
      Che sorpresa, vero? Chi l'avrebbe detto!! Una esplosione che disperde materiale, proprio una meraviglia della fisica.....chissa' che c'e' dietro.....

      E tra le carte, anche valanghe di documenti. E tra i documenti, anche patenti, carte di credito e passaporti semibruciati. Pensa te che mistero!

      E se anche non avessero trovato il passaporto di Atta (laureando in ingegneria in Germania, dotato di regolari brevetti di volo ed in grado di parlare perfettamente arabo inglese e tedesco, il presunto beduino) non cambierebbe una sola virgola.

    22. gianB 7 settembre 2023

      Suvvia, cerchiamo di non perdere l'equilibrio! Credo che Di Maio ministro non l'abbia voluto nessuno qui :))

    23. Cataldo 7 settembre 2023

      Bene, sei incompatibile con le discussioni, questo è l'ultimo commento relativo.

      Sei pieno della tua prosopopea, pensi che dall'altra parte ci siano solo bimbiminkias, per fortuna nella nostra comunità ci sono tante esperienze e tanta gente che studia, ad esempio io, nel mio piccolo, ho un archivio cartaceo di tutto rispetto che comprende tra le altre cose scientific american dal 1981 e diverse annate di popular mechanics, tanto per dirne una, le mie fonti non sono 4 link su internet, ed ho avuto la grande fortuna di poter accedere all'amicizia di persone molto addentro al mondo degli aerei civili e militari, compresi alti ufficiali, e nessuno di questi crede alla versione ufficiale.
      Pensi di avere la verita in tasca, ti affidi ad un rapporto scritto sotto abnormi pressioni politiche, rimangiato da almeno una metà di chi lo ha scritto, ma quello che non va è l'idea che sai tutto tu, beato te, io più vado avanti e meno certezze mi ritrovo, ma alcune cose per fortuna nel tempo si sono consolidate, e tra queste c'è che, a prescindere da quello che è veramente successo, la VU non è plausibile.

    24. Martin 7 settembre 2023

      Ecco l'altra balla dei piloti. Ne ho 2 in famiglia, e ne conosco bene altri circa 10 dell'ex Alitalia. A parte che ignoravi o hai fatto finta di ignorare che tutti i piloti del 911 avevano preso regolari brevetti negli USA (uno aveva fatto anche domanda per la compagnia aerea Saudi) - come dettagliato nel rapporto ufficiale - secondo TUTTI questi piloti di linea, che della politica se ne stra-fregano, l'unica manovra effettivamente azzardata, non impossibile ripeto ma azzardata, e' stata quella dell'aereo che ha colpito il Pentagono, e solo nel senso che era piu' probabile che si schiantasse a terra nei pressi del Pentagono, senza colpirlo. Gli e' andata "bene", perche' azzardata non significa impossibile, mentre le manovre dei due aerei delle Twin Towers sono state giudicate come assolutamente normali.

      Vorrei capire come mai oltre una decina di piloti di jumbo e airbus, inclusi parenti stretti, mi hanno detto e ripetuto quanto sopra, mentre a sentire voi cospirazionisti direbbero tutti il contrario.

    25. Martin 7 settembre 2023

      No guarda qui si tratta di mantenerlo, l'equilibrio......perche' intanto come Paese l'abbiamo nominato e tenuto in carica per qualche anno... un messaggio di incompetenza devastante, che dobbiamo apparentemente a Mattarella....non hai idea dei commenti all'estero...non te li scrivono su Repubblica o il Corsera... l'unica magra consolazione e' che anche i Tedeschi con la Baerbock hanno fatto lo stesso.

      Infatti verrebbe proprio da pensare che si sia trattato di una manovrina decisa a Washington per demotivare e quindi tenere sotto controllo migliaia di diplomatici italiani e tedeschi. Quando il tuo capo e' un COGLIONE del genere, tanto vale pensare ad altro, non ti pare?

    26. gianB 7 settembre 2023

      Intendevo qui in CDC. Per il resto ci vuol poco ad essere d'accordo

    27. Martin 7 settembre 2023

      Ma non vedi come l'incompetenza, l'assenza di preparazione e studio, l'improvvisazione a presunto buon senso, la faciloneria con la quale si pretende di smentire documentazioni che hanno richiesto un enorme lavoro, i ragionamenti sconclusionati, la presunzione ignorante, sono endemiche every fucking where, CDC incluso? Siamo pieni di Di Maio's in Italia

    28. gianB 7 settembre 2023

      No comments

    1. indipendente 6 settembre 2023

      Direi piuttosto che siamo nel pieno dell'Era Geofallica, dal momento che viviamo in totale Anocrazia. Credo che alcuni aspetti andrebbero maggiormente approfonditi.
      Speriamo che sette(dicosette)articoli siano sufficienti.

    1. warheit 6 settembre 2023

      eppure, ad oggi esiste e sta dilagando un vero conflitto con la relativa contesa di territori, tra due nazioni vere e divise, per cui nonostante si sia entrati in questa epoca di geopolitica, una guerra di vecchio stampo è ancora possibile ingaggiarla, gli attori intorno o quelli in gioco per terzi fanno la loro battaglia geopolitica e stanno a guardare, lucrano e investono come sanno fare meglio.

    2. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      La geopolitica è una teoria interpretativa, un "framework" cognitivo, se vuole, che si propone di comprendere le dinamiche delle Relazioni Internazionali tramite l'apporto di tutti i fattori rilevanti. La guerra non è esclusa dall'analisi geopolitica, ne è una componente, un "fatto", che di volta in volta può essere causa o effetto di altre situazioni. Nessuna Nazione combatte una guerra per il solo gusto di farla e ognuna di esse, in ultima istanza, si rifà al famoso principio di Von Clausewitz che afferma che "la guerra non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi".

    1. gianB 6 settembre 2023

      " ...... il sostrato culturale su cui si fondano le due civiltà è completamente differente e diverse sono le caratteristiche psicologiche che le relative geografie hanno plasmato nei loro abitanti. Ciò non vuol dire che Pechino non abbia una sua ottica geopolitica, ma l’espansione fisica è sostituita da quella economica."
      Riporto questa affermazione in quanto rimarca l'errore di quanti, anche qui in CDC, vorrebbero vedere la cultura cinese preda della cultura capitalista occidentale, per quanto vale naturalmente.
      Per quanto riguarda l'argomento geopolitica, in generale, a volte mi chiedo: ma se ora tutti cominciassimo a guardare le mappe del mondo rovesciando la convenzione nord-sud, cambierebbe anche la geopolitica in atto?

    2. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      Grazie per il suo commento.L'affermazione che lei cita situa l'azione cinese nell'ambito della modalità operativa attuale della relazioni tra nazioni. Nel periodo storico che stiamo vivendo,e che sta concludendosi, la pratica geo-economica per Pechino si affianca a quella geo-politica e prende il sopravvento, nella misura in cui sostituisce la guerra "guerreggiata" con quella economica. Ciò non significa che la Cina non abbia obiettivi politici, che restano uno dei fini ultimi dell'azione di ogni Nazione nel rapporto con le altre, ma essa deve necessariamente "combattere" secondo le regole del campo su cui si confronta con le altre; ad oggi questo campo è di natura economica e capitalista e, anche se Pechino lo coniuga alla sua maniera (il capitalismo con caratteristiche cinesi), vi si adegua. dalla sua nascita nel '49 ad oggi, la Cina ha combattuto, solo per dispute territoriali a difesa dei propri confini e della propria integrità territoriale. Gli interventi in Corea e Vietnam si inscrivevano in questo solco, in un'ottica di azione preventiva verso la possibilità di trovarsi oppositori (gli USA, nella fattispecie), direttamente ai propri confini. Anche la disputa su Taiwan può inscriversi in questa logica, ovvero la "riconquista" di una parte del suo territorio oggi in mano ad una parte avversa.

    3. omega 6 settembre 2023

      Per la verità, la Cina si è anche impossessata del Tibet, che non rappresentava alcuna minaccia ai suoi confini.

    1. Martin 6 settembre 2023

      Chi non conosce e non ha studiato la geopolitica potra' apprezzare questo articolo. Chi invece la conosce e l'ha studiata per anni, come il sottoscritto, NO: e' la classica lettura postmarxista, parziale, per non dire disonesta. Mi limito a quanto segue.
      a) Vi leggereste un saggio sul marxismo che a stento citi Marx? O sull'esistenzialismo senza Heidegger? E' quello che fa l'autore! La geopolitica e' stata inventata dal tedesco Karl Haushofer (1869-1946), ed immediatamente sviluppata da fascismo e nazismo. Eppure Haushofer - l'inventore del concetto e della discIplina - e' citato una sola volta, neanche fosse uno sfigato di passaggio, mentre sono citati in grassetto personaggi secondari come Jean o Fukuyama, o irrilevanti per la disciplina come Weber e i suoi famosi ragli asinini sull'etica protestante quale motore del capitalismo, nato invece in un Paese cattolico come l'Italia. b) Ed infatti manca del tutto la trattazione pre 1945. Il controllo delle linee commerciali e dei porti non e' una novita' degli ultimi 30 anni, vedasi il tentativo di Mussolini di invadere l'Egitto per prendere Suez, dove ogni nave doveva pagare spaventosi diritti a GB e Francia, o quello di Hitler di arrivare al petrolio del Caucaso (Stalingrado). O vedasi i tentativi del Giappone di negoziare un modus vivendi con USA (e GB) in Asia, rifiutato dagli USA (la dottrina Monroe non bastava) fino all'embargo di petrolio e materie prime, lasciandogli ben poche scelte. Passo e chiudo qui.

    2. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      Questo articolo è solo l'introduzione ad una serie, composta da altri 7 (monografici), che riassumerà l'opera degli autori che lei ha citato. Non solo quindi quelli del canone storico come Hausofer e Mackinder, ma anche pensatori che nella seconda metà del XX secolo hanno dato nuova linfa a questa disciplina.
      D'altronde, se ha letto l'articolo sino in fondo, si sarà sicuramente imbattuto nel capoverso che recita: >
      Mi lasci dire che sono lieto che anche lei abbia un'approfondita conoscenza della Geopolitica che come per me, credo, le derivi da una Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e dalla pubblicazione di un libro sul tema.
      Non "passi e chiuda", quindi, ma continui a leggere gli altri articoli che usciranno nelle prossime settimane.

    3. Martin 6 settembre 2023

      Buongiorno, apprezzo vivamente il suo chiarimento, assolutamente onesto. Mi scusera' se ho ormai sviluppato un riflesso alla Tex Willer contro le letture dominanti globaliste e post o neo marxiste. Se il suo articolo e' una introduzione, come mi era sfuggito, il discorso cambia. In effetti sono anche io laureato in materia ed ho scritto vari articoli anche in riviste specializzate, ma sempre con pseudonimo. Attendo quindi gli altri articoli in una ottica a questo punto ottimista.

    4. Cataldo 6 settembre 2023

      Condivido le precisazioni e attendo il seguito del lavoro di Bertolami, l'unica cosa che volevo dire è che Weber non è mai irrilevante in una qualsiasi trattazione del pensiero occidentale; se il capitalismo inizia forse con i genovesi questo non preclude che nel corso del tempo abbia avuto vari "motori", ad esempio Galbraith individuava l'autosfruttamento del lavoratore autonomo, l'unica cosa che mi sembra certa è che le modalità attuali dello svolgimento delle cose economiche non è più descrivibile con gli strumenti di analisi del capitalismo per come si era delineato nei secoli passati.
      Per quanto riguarda la valutazione sull'11 settembre 2001 non si capisce dal contesto se sia il pensiero del Nostro o una sintesi della visione di Huntington, se Bertolami veramente pensa che quanto accaduto a New York l'11/9 sia opera di 4 figli di papà sauditi con dei taglierini mi lascerebbe abbastanza perplesso.
      Su questo punto magari sarebbe opportuno un chiarimento dell'autore, alla luce anche del commento di Alberto.

    5. Martin 6 settembre 2023

      Il capitalismo bancario e commerciale e' indiscutibilmente nato e sviluppatosi in Italia, Paese cattolico, dal tasso d'interesse alla contabilita' a partita doppia, da assicurazioni banche e contratti, tutto meno l'applicazione su scala industriale, che dobbiamo alla GB. Se la fondamentale contabilita' a partita doppia o le banche l'avessero inventate gli Inglesi, lo saprebbero tutti e ancora staremmo a celebrarli.
      Il tutto con circa due secoli di anticipo sul centro e nord europa, poi divenuto protestante. Poi ovvio che si e' sviluppato anche in centro e nord Europa, ma l' etica protestante non c'entra proprio nulla. E' che sfugge quanto i protestanti come Weber siano rosiconi, e lo sono ancora oggi. Vedasi quall'idiota di ministro tedesco che ci ha consigliato di usare le Chiese per rinfrescarci, che -come sfuggito al 90% qui in Italia - rosica perche' le Chiese protestanti, molto meno belle, si riempiono solo d'inverno, quando la gente ci va per riscaldarsi gratis.

      I Romani erano mezzo millennio avanti gli altri, e l''Italia del 1300-1500 era circa un secolo e mezzo avanti il resto dell'Europa. Poi siamo andati in crisi, grazie alla scoperta dell' America ed all'impossibiita' di competere sulle rotte oceaniche per via del frazionamento politico, in ultima istanza dovuto alla presenza nel mezzo dell' Italia del mai abbastanza maledetto Stato Pontificio.

    6. Cataldo 6 settembre 2023

      Non volevo generare una discussione su un Off Topic, e il forse era collegato a ragionamenti su esperienze di commercio e gestione del credito e degli stock antecedenti anche ai genovesi, essendo il termine "capitalismo" come molti altri, sempre abbastanza vago, a voler vedere bene; ovviamente nella cultura anglosassone il capitalismo nasce in inghilterra :)

    7. Martin 6 settembre 2023

      Non ci sono stati solo i Genovesi, ma anche Fiorentini, Senesi e Veneziani. Il capitalismo bancario e commerciale e' nato in Italia, e' un fatto storico incontrovertibile, punto. Gli Inglesi hanno dato un contributo assolutamente fondamentale con la rivoluzione industriale, e nessuno glielo nega. D'altronde si tratta di gente che ancora sostiene che 400 anni di dominazione romana delle isole britanniche non avrebbero lasciato traccia, cosa che fa ridere i polli ed inoltre smentita dalla recenti ricerche sul genoma britannico, secondo le quali il genoma anglo sassone non va oltre il 25-35% del totale, e solo in alcune aree. Chissa' perche' il 65% del vocabolario inglese deriva dal latino, caso unico tra le lingue germaniche. Bugiardi come loro, non c'e' nessuno al mondo, ed i loro storici sono in prima fila.
      Il termine banca deriva dalla "panca" sulla quale i commercianti di Firenze e Siena scontavano debiti e crediti, grazie all'invenzione della contabilita' a partita doppia, nata intorno al 1300 ma risistemata definitivamente da Luca Pacioli nel 1494.
      Se Luca Pacioli fosse stato inglese, oggi lo conoscerebbero anche i proverbiali muri.

    8. Fabrizio Bertolami 6 settembre 2023

      L'interesse primario di Weber non era dimostrare o affermare che il capitalismo fosse nato in un luogo piuttosto che in un altro o da una cultura nazionale più che da un'altra. Il punto centrale è l'affermazione di esso come pratica dovuta all'etica che sottende al protestantesimo, per il quale la salvezza si guadagna con le opere non (solo) con le preghiere e con il concetto di "Beruf" , Vocazione (in tedesco). La sua era un'analisi (quasi antropologica), che ricade nella Sociologia delle Religioni, più che nell'analisi economica, e sulle cause prime, culturali, della nascita e successiva affermazione della pratica capitalistica, diversa da quella accumulativa (con poco o nullo investimento riproduttivo) in atto nelle nazioni con un sostrato cattolico.

    9. Martin 6 settembre 2023

      Sta di fatto che il capitalismo bancario e commerciale e' nato e si e' sviluppato in Italia, Paese cattolico, due secoli prima che in Nord e Centro Europa. Non ha atteso ne' Lutero e ne' - che Dio ce ne scampi - Calvino. Poi a partire dal 1550-1600 come noto l'Italia e' entrata nei Secoli Bui, iniziando a risvegliarsi a meta' 1800.
      Dato che l'Italia e' stata di gran lunga il centro ed il luogo piu' ricco e avanzato dell'Occidente quasi ininterrottamente dalla Repubblica romana (350 ac) fino a circa il 1550, non mi sembra una tragedia. In ogni caso l'analisi di Weber, che non condivido minimamente, perche' secondo me protestantesimo e calvinismo non hanno dato un valore aggiunto sullo sviluppo economico, e' stata utilizzata in modo metaculturale e metapolitico, ossia antropologico, per bollare come inferiori le culture latine e cattoliche, e la storiella continua ancora fino ad oggi.
      Per fare un altro esempio solo apparentemente diverso, le persecuzioni delle streghe continuano ad essere associate alla Chiesa Cattolica, quando in Italia e Spagna se ne uccisero qualche centinaio, contro le diverse decine di migliaia nei Paesi protestanti.

    10. omega 6 settembre 2023

      Se è per questo, anche la cambiale è nata in Italia.
      Però mi permetterei di dire che quello del medioevo italiano lo si può definire precapitalismo.

    11. Martin 6 settembre 2023

      No, e' capitalismo puro, quello che e' mancata e' stata la produzione industriale di larga scala, che dobbiamo alla rivoluzione industriale guidata dalla GB. Anche perche' con la scoperta delle Americhe e delle rotte oceaniche, siamo andati in crisi nera per un paio di secoli.
      Le teorie di Weber sull'etica protestante o calvinista sono PURA FUFFA, come dimostrato anche dallo sviluppo capitalistico della Francia, che gia' nel 1600 aveva provveduto a sterminare i Protestanti.

    12. omega 6 settembre 2023

      Permettimi di dissentire, non si tratta di capitalismo puro.
      La struttura tardo feudale e la presenza delle corporazioni bloccavano il libero mercato e la libera impresa.
      Mancava anche l'apporto dello sfruttamento coloniale.

    13. Martin 6 settembre 2023

      Comprendo, specie sotto il profilo della presenza delle corporazioni, mentre non vedo come essenziale lo sfruttamento coloniale (vedasi Venezia). Ma gli istituti ed i meccanismi fondamentali del capitalismo, dalle banche fino alle assicurazioni, sono stati creati in Italia, e gli storici Anglo Sassoni, i piu' bugiardi del mondo, non possono farci nulla. Un altro esempio: ovvio che Newton e' stato un genio, ma quanti sanno che credeva che in ultima istanza, l'universo fosse retto dalla mano degli Angeli? Galileo gli avrebbe riso direttamente in faccia, infatti fu rinchiuso non perche' la Chiesa Cattolica non fosse al corrente della inesattezza della cosmologia biblica, ma perche' non riusci' a tollerare la aperta derisione delle Sacre Scritture di cui al Dialogo sui Massimi Sistemi.

      50 anni prima del Dialogo, nel 1582, Gregorio XII aveva infatti corretto il calendario di Giulio Cesare, correggendo l'errore minimo di qualche minuto per anno, ovviamente sulla base dell'osservazione astronomica. E' il calendario odierno, ma i cari Anglo Sassoni, Newton incluso, ossia i presunti fondatori della Scienza (che invece nacque nel Rinascimento), continuarono con il calendario sbagliato fino al 1752.

      Viene perfino da ridere, ma e' cosi'.

    14. omega 7 settembre 2023

      Mi aspettavo l'obiezione.
      I possedimenti veneziani non avevano nessuna somiglianza con le successive colonie extraeuropee.

    15. Martin 7 settembre 2023

      Gli Anglo Sassoni in primis, ed i Protestanti tedeschi e nordici dopo, ancora oggi non digeriscono l'Impero Romano e maltollerano anche il Rinascimento, e giocano a ridurre esponenzialmente il ruolo assolutamente prioritario e centrale giocato dal' Italia per circa 1800 anni. E purtroppo tale visione ha contaminato anche il nostro Paese, specie post 1945, per ovvie ragioni. Cosi' quando si cerca di ristabilire la realta', si rischia sempre di essere accusati di ipernazionalismo o di neofascismo.
      Anche la presenza USA in Italia dal 1945 ha un solo primario obiettivo: evitare una identita' nazionale ed un Governo forte, e ci sono riusciti al 100%.

    1. SDL 6 settembre 2023

      Con il termine Geopolitica definiamo la cartina geografica che avevo appesa a scuola, lato B. Solo che non aveva quelle linee tratteggiate che negli organigrammi aziendali vengono tracciati dai novelli “fracchia” per capire le vere influenze rispetto alla gerarchia ufficiale.

    1. TorreNera 5 settembre 2023

      Chapeau! Ottimo articolo!
      Una pennellata genetica, ma precisa, sui grandi cambiamenti economici e territoriali degli ultimi 100 anni.
      Grazie per la bibliografia, interessante materiale di lettura.

Visualizzati 52 di 52 commenti approvati.