L'effetto dazi sull'economia italiana: cosa accadrà

L'effetto dazi sull'economia italiana: cosa accadrà
Fonte immagine: ANSA

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Durante la campagna elettorale per le presidenziali degli Stati Uniti del 2024 la promessa di introdurre alti dazi alle importazioni è stata centrale nei discorsi di Donald Trump. Le motivazioni del ricorso ad alti dazi sono numerose. In primo luogo, l’introduzione di alti dazi è mirata alla riduzione del deficit commerciale statunitense che ha superato la cifra enorme di 1.151 miliardi di dollari nel 2023 e alla reindustrializzazione degli Usa che negli ultimi vent’anni, con la globalizzazione, hanno subito una forte delocalizzazione delle produzioni manifatturiere all’estero.

Inoltre, Trump mira a finanziare la riduzione delle imposte, specialmente quelle dirette alle imprese, con il ricavato dell’imposizione dei dazi, e a sostenere la sicurezza nazionale, reinternalizzando la produzione di componenti strategici per la difesa. Infine, i dazi possono essere utilizzati come strumento di pressione geopolitica non solo sugli avversari ma anche sugli alleati, in particolare per distogliere alcuni paesi, in particolare i Brics, dall’abbandonare il dollaro come moneta di scambio e di riserva internazionale, aspetto che contribuisce a rendere centrale l’economia degli Usa a livello mondiale.

I dazi avranno un riflesso sull’economia degli Usa e dei paesi contro il cui export sono stati elevati. Per questa ragione è importante valutare l’entità dell’impatto dei dazi sull’economia italiana. Qui di seguito prendiamo in esame le previsioni di alcuni centri studi, che delineano i vari scenari di previsione.

Secondo uno studio della banca del Fucin, l’impatto negativo dell’innalzamento dei dazi sarà riscontrabile soprattutto nel breve periodo, mentre l’imposizione generalizzata di dazi da parte degli Usa non costituirebbe una minaccia esistenziale per le esportazioni italiane per due ordini di motivi.

Il primo risiede nel ruolo del dollaro come riserva globale di valore e moneta di scambio internazionale, che lo rafforza nei confronti delle altre valute, specie nelle situazioni di incertezza. Infatti, subito dopo la vittoria di Trump, il dollaro si è apprezzato contro le altre valute. Come avvenuto durante il precedente mandato di Trump (2017-2020), si prevede che anche questa volta proseguirà l’apprezzamento nei confronti delle principali valute internazionali, euro compreso, la cui svalutazione potrebbe arrivare fino al 10%, secondo proiezioni di Goldman Sachs. In questo modo, il dollaro forte contribuirebbe a bilanciare gli effetti dei dazi sul costo finale dei prodotti italiani per gli acquirenti statunitensi. Tuttavia, gli ultimi dati, che riportano una svalutazione del 5% dollaro dall’inizio dell’anno rispetto a un paniere di valute in cui c’è anche l’euro, negano che il dollaro si stia rafforzando, contraddicendo, almeno per il momento, le previsioni che il dollaro forte possa contrastare l’effetto dei dazi.

Un altro fattore che stempererebbe le preoccupazioni per i dazi statunitensi è la composizione delle esportazioni italiane, formata da produzioni manifatturiere altamente sofisticate e con un forte grado di specializzazione, come, oltre ai prodotti tradizionali del Made in Italy, macchinari, mezzi di trasporto, e articoli farmaceutici. È, quindi, presumibile che gli Usa nel breve-medio periodo non saranno in grado di rimpiazzare le forniture italiane posizionate entro nicchie di mercato difficilmente contendibili. Anche la sostituzione delle importazioni italiane con produzioni domestiche risulterebbe difficile a causa del basso tasso di risparmio nazionale degli Usa. Infine, i dazi andrebbero a colpire allo stesso modo anche i concorrenti dell’Italia che si troverebbero ad affrontare le stesse difficoltà.

Un’altra analisi, sempre per quanto riguarda l’Italia, è stata svolta dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno) , che delinea due scenari, uno che prevede dazi al 10% su tutti i prodotti e uno con dazi al 20%, che è quello attualmente in atto. Nel primo scenario l’export si ridurrebbe del -4,3%, con una contrazione in valore di 2,9 miliardi di euro, nel secondo scenario la riduzione dell’export sarebbe del -8,6%, con una contrazione di 5,8 miliardi di euro. Per quanto riguarda i settori produttivi, a essere maggiormente colpiti sarebbero i beni che presentano una maggiore sostituibilità, cioè quelli agroalimentari, farmaceutici e chimici, che nello scenario con dazi al 20% si contrarrebbero tra il -13,5% e il -16,4%. Per i beni tipici del Made in Italy e perciò meno sostituibili, come la moda e il mobilio, la contrazione sarebbe del -2,6%, sempre nel secondo scenario. Una posizione intermedia occuperebbero, invece, la meccanica e i mezzi di trasporto che calerebbero del -10%. Dal momento che l’export del Mezzogiorno di concentra su agroalimentare e automotive, qui la contrazione dell’export sarebbe maggiore rispetto al Centro-Nord: -4,7% contro -4,2% nel primo scenario e -9,3% contro -8,5% nel secondo scenario.

Lo Svimez ha calcolato anche l’impatto dei dazi su Pil e occupazione italiani. Nel caso di dazi al 10% la perdita del Pil sarebbe di 1,9 miliardi (-0,1%) e quella di posti di lavoro sarebbe di 27mila unità di lavoro a tempo pieno. Nel caso di dazi al 20% il Pil si contrarrebbe di 3,8 miliardi mentre i posti di lavoro a rischio sarebbero 57mila. Infine, se l’amministrazione Trump decidesse di imporre dazi al 100% sull’automotive, mantenendo al 20% la tariffa sugli altri beni, l’impatto dei dazi sull’economia italiana sarebbe ancora maggiore, soprattutto sul Mezzogiorno. In questo caso la contrazione dell’export sarebbe di 8 miliardi (-12%), comprensiva di una riduzione dell’export di auto del valore di 2,9 miliardi, provocando un calo del Pil di 5,4 miliardi (-0,3%) e una perdita di 76mila posti di lavoro.

Anche Prometeia ha elaborato delle previsioni sull’Italia . Secondo questo istituto di ricerca, nel 2023 il costo dei dazi fronteggiati dall’Italia è stato di 2 miliardi di euro. Con i nuovi scenari, il costo dei dazi salirebbe tra i 4 e i 7 miliardi. La prima cifra corrisponde ad un aumento di 10 punti percentuali solo su prodotti che sono già sottoposti a dazi. La seconda cifra risulta da un aumento generalizzato di 10 punti percentuali su tutti i prodotti. Tra i maggiori paesi europei, la Germania subirebbe un impatto superiore a quello dell’Italia, mentre Francia e Spagna ne subirebbero uno inferiore. Per quanto riguarda i settori manifatturieri, in caso di aumenti limitati a prodotti già colpiti da dazi sarebbero la moda e l’agroalimentare a essere maggiormente penalizzati. Invece, nell’ipotesi di aumenti generalizzati sarebbero i prodotti a alta e media intensità tecnologica (farmaceutica e meccanica) a subire più intensamente l’impatto dei dazi.

Secondo Prometeia la strada dei dazi rimane scarsamente praticabile, per varie ragioni. In primo luogo, per le ritorsioni dei partner esteri. In secondo luogo, i dazi sono controproducenti per le aziende statunitensi che importano 1,5mila miliardi di beni di investimento e intermedi, soprattutto nel settore automotive dal Messico e dal Canada.

Infine, i dazi prospettati da Trump presentano varie anomalie: applicano una stessa tariffa a settori manifatturieri diversi, colpiscono con l’inflazione e la conseguente perdita di potere d’acquisto i più poveri (il 20% più basso vedrebbe ridursi il reddito del 2,5%), mentre la rimodulazione prospettata da Trump sotto il profilo fiscale è insostenibile, dal momento che i dazi medi dovrebbero più che triplicare per coprire anche solo una diminuzione del 10% delle entrate sui redditi delle persone fisiche.

Infine, come ricorda l’Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori, nelle stime di Intesa San Paolo (2025), per l’economia italiana si utilizzano diverse elasticità della domanda statunitense al prezzo dei beni importati e si ipotizza che, su ogni bene, venga applicato un dazio al 10 per cento, mentre si lasciano invariate le aliquote correnti nel caso in cui esse siano già superiori a tale soglia. L’impatto di dazi orizzontali sul Pil italiano sarebbe inferiore a 4 decimi di punto, indipendentemente dal grado di elasticità utilizzato. La perdita di export sarebbe quantificabile in circa 3 miliardi di euro, quasi un miliardo rappresentato da macchinari e relativa componentistica (circa il 5 per cento dell’export totale del settore negli Stati Uniti), mezzo miliardo per veicoli leggeri (come automobili e motocicli) e 370 milioni per la farmaceutica.

Ad ogni modo, l’impatto effettivo dei dazi statunitensi sull’economia italiana rimane ancora incerto. Bisogna, infatti, tenere conto dell’evoluzione di due variabili ancora piuttosto incerte.

La prima, come si è accennato sopra, è il dollaro. Se questo, a differenza di quanto sta facendo ora, si rafforzerà rispetto all’euro, allora il potere d’acquisto del consumatore americano rispetto ai prodotti importati dall’Italia aumenterà, attutendo l’impatto dei dazi. Se, invece, il dollaro continuerà a svalutarsi, come vorrebbe Trump, le esportazioni statunitensi verranno facilitate, mentre diventeranno più costose le importazioni dall’Italia, accentuando l’effetto negativo dei dazi.

La seconda variabile è rappresentata dalla disponibilità dell’amministrazione Trump a negoziare condizioni migliori per la Ue, riducendo o revocando i dazi del 20%. Del resto, lo stesso Trump ha detto che sarebbe stato disponibile a rinegoziare le tariffe con chiunque volesse fare concessioni importanti agli Usa. In ogni caso, la Ue e soprattutto l’Italia, all’interno della Ue, stanno assumendo una posizione morbida nei confronti dei dazi Usa, dicendo di voler evitare rappresaglie che innescherebbero una guerra commerciale.

Questo, come la disponibilità ad acquistare più gas naturale liquefatto o più titoli di stato dagli Usa, forse potrebbe disporre Trump ad ammorbidire i dazi. Inoltre, è notizia di questi giorni la proposta della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di portare a zero le tariffe reciproche tra Usa e Ue. Dall’altra parte, c’è, però, la netta sensazione che questa volta Trump faccia sul serio. Quindi, bisognerà vedere nel futuro se ci saranno spazi di manovra per ridurre o addirittura annullare i dazi sulle importazioni statunitensi dall’Ue e dall’Italia.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

09.04.2025

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

Commenti (28)

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    1. Teopratico 10 aprile 2025

      Anche io ho apprezzato il tuo commento e avrei voluto un dibattito tecnico da chi ne capisce qualcosa di meccanismo economici. Purtroppo l' andazzo del sito è volutamente questo: disincentivare il ragionamento e i commenti in genere, lasciar passare solo quelli più tranchant, rozzi, offensivi, apertamente e fideisticamente schierati a destra. Rimane da capire il perché, quale che sia comunque è stato fatto un piccolo golpe qui dentro e in parecchi ci sentiamo traditi e non commentiamo più, alcuni per giunta sono stati proprio bannati, non si deve poter ragionare e bisogna essere ciecamente schierati, con Putin per esempio...

    2. Achille 10 aprile 2025

      Ti ringrazio per la solidarietà. Se hai letto il commento, hai potuto vedere come fosse un commento di natura esclusivamente tecnica. Certo di critica forte alle parole dell’autore dell’articolo, ma soltanto incentrato sul tema esposto.

    3. Achille 11 aprile 2025

      Più che rileggo le tue parole e più che mi convinco che non hai sbagliato nemmeno una virgola. La risposta alle tue legittime domande potrebbe essere sotto i nostri occhi. Dovremmo chiederci perché il sito non pubblica mai articoli seri di critica alla politica italiana? Ed in particolare al M5S di Giuseppe Conte che si è dimostrato con il suo operato al governo e fuori, totalmente allineato al progetto degli Stati Uniti d’Europa, tanto caro a Mario Draghi e le élite italiane…. Conte, durante il suo governo, dati di fatto alla mano, ha dato vita al debito comune europeo con il PNRR ed oggi, è dichiaramente schierato per un esercito europeo. Debito ed esercito comune sono i passi definitivi verso gli Stati Uniti d’Europa. Di questo, nessuna parola sul sito, che una volta era chiaramente contro la cessione di sovranità alla Ue. Forse è tutta qua la risposta a quello che tu chiami “golpe interno?????!!!!!

    1. Moderatore 10 aprile 2025

      La invitiamo a mantenere toni consoni e a non denigrare l'autore.

      I commenti devono rivolgersi al tema di cui si discorre, non alla persona, men che meno con toni denigratori.

      La avvertiamo che ulteriori commenti dello stesso tenore verranno disapprovati.

    1. BrunoWald 9 aprile 2025

      Lui: "commercial smile" d'ordinanza, sforzato, falso come Giuda... Lei: faccina d'ordinanza e ditino birichino. Non c'è che dire, fanno proprio una bella coppia.

    1. sbregaverse 9 aprile 2025

      DON ALDO ma se ti regalo il Gronchi Rosa più la serie completa del Papa Buono mi bonifichi i dazi?!?

    1. Arian Van Heisen 9 aprile 2025

      Ora Donald Trump sta esagerando con i dazi,... se prima erano comprensibili come arma negoziabile per il riequilibrio della bilancia commerciale ora sono dannosi anche per gli USA stessi , vedremo ..?
      ma se non fanno marcia indietro dovranno negoziare sulle macerie di tutti gli occidentali.

    2. Achille 9 aprile 2025

      I dazi non sono comprensibili per riequilibrare la bilancia commerciale di un paese che esporta la propria valuta. Quante vi ci vorrà per capirlo!!!!

    3. sbregaverse 9 aprile 2025

      Frate Piè Veloce, in vero, il significante dei dazi é:
      "(IO) DAZIO(impongo dazi) ergo SUM "
      (e voi non siete un cazzio) !!!

    4. absitiniuriaverbis 10 aprile 2025

      ....mi aiuti a capire?
      Grazie in anticipo.

    5. Achille 10 aprile 2025

      Gli squilibri della bilancia commerciale derivano dal fatto che importi più di quello che esporti. Normalmente se importi più di quello che esporti la tua valuta si dovrebbe deprezzare, e di conseguenza essere meno conveniente per te importare. Questo di norma fa riequilibrare la tua bilancia commerciale. Ma oggi nel mondo non si esportano solo merci e prodotti, anzi la maggior parte dei movimenti internazionali riguarda quelli finanziari (valute). E il dollaro in quanto moneta di riserva è la valuta più usata. Questo comporta il suo apprezzamento nei confronti delle altre valute. Quindi se metti dazi su merci e prodotti ma lasci che il mondo compri dollari e/o asset in dollari…. il deprezzamento delle altre valute annulla l’effetto dei dazi.
      Quindi, premesso che il riequilibrio delle bilance commerciale non è così essenziale all’interno di un fenomeno fisiologico quale è l’import/export…. se Trump volesse realmente perseguire questo obbiettivo, non dovrebbe tassare merci e prodotti ma bensì investimenti esteri in dollari.
      Spero di essere stato chiaro, altrimenti sono qua! Grazie a TE

    6. absitiniuriaverbis 11 aprile 2025

      Grazie mille.
      Dagli articoli che ho letto appare dominante la variabile 'finanziaria, investimenti in dollari e possesso di debito USA' e... di economia capisco poco edi finanza ancora meno.
      Se hai tempo di tratteggiare un sunto,... Arigrazie.

    7. Achille 11 aprile 2025

      Sì, i movimenti finanziari sono dominanti rispetto a quelli di merci e prodotti. E di fatto per chi possiede la valuta di riserva mondiale, annullano il normale deprezzamento del cambio utile a invertire l'orientamento passivo della sua bilancia commerciale.
      Tutti i dollari USA, indipendentemente dalla loro circolazione globale, alla fine acquistano 1) beni e servizi USA o 2) attività finanziarie USA. Mentre alcuni potrebbero sostenere che i dollari possono essere utilizzati per acquistare materie prime o attività da altri paesi, questo trasferisce semplicemente i dollari a nuovi detentori che si trovano ad affrontare le stesse scelte fondamentali.
      I dollari USA, indipendentemente da come circolano a livello globale, rappresentano fondamentalmente crediti su asset statunitensi. Quando le entità si impegnano nel commercio internazionale, sia per asset finanziari che per beni fisici come le materie prime, e ricevono dollari, li investono in strumenti finanziari statunitensi fruttiferi di interessi, come i titoli del Tesoro. Anche se questi dollari sono detenuti in banche estere o circolano all'interno del mercato dell'eurodollaro, vengono reinvestiti in asset statunitensi, mantenendo un collegamento continuo con il sistema finanziario statunitense. Il numero di volte in cui questi dollari cambiano di mano a livello internazionale è irrilevante; vengono invariabilmente reinvestiti in asset statunitensi, completando il flusso circolare.
      Non so se il quadro di analisi da te richiesto, è sufficiente. Ma intanto penso di averti aperto un po' la visuale.... a presto, quando vuoi. Grazie a Te

    8. absitiniuriaverbis 11 aprile 2025

      Domanda diretta: perché se la Cina (per dire) vende (o non rinnova alla scadenza) i titoli del debito USA questo ingenera un disastro in USA?
      Capisco che gli USA dovrebbero cercare di ricollocarli e che questo potrebbe non essere affatto semplice. Tuttavia, di colonie (Italia compresa) ne ha ancora molte...
      Però perché si parla di terremoto immediato? Sembra più un divenire.
      Grazie per la, pazienza.

    9. Achille 11 aprile 2025

      Nessun disastro e nessun problema di ricollocamento. Si tratta solo di un giroconto contabile tra il Tesoro e la Fed. Purtroppo il mainstream e non solo, devono mantenere questa narrativa per far apparire il debito pubblico e quello estero che è una sua parte, un debito reale.
      Quindi nessun terremoto nell'immediato e nell'avvenire.... che non faccia parte di una decisione politica.... dal momento che non esiste nessuna necessità tecnica.

    10. absitiniuriaverbis 12 aprile 2025

      Questo aspetto 'contabile' è stato ripreso molte volte, anche in passato, da altri esperti MMT: non si tratta di soldi ma di scritture contabili.

      Comunque il problema più grande appariva a me essere quando, alla scadenza dei titoli di stato USA, la Cina non li ricomprerà passando all'incasso del titolo.
      Questo, se ti ho capito bene, sarà solamente una scrittura contabile. Nessuna transazione in denaro/oro per dire.
      Se qualcuno volesse però acquistare titoli di stato USA, dovrebbe prima approvigionarsi /comperare dollari. Ma tu dici che anche l'acquisto di dollari è solo una scrittura contabile.

      Allora, quale è il vantaggio ad offrire e ad acquistare titoli di Stato se non sono 'spendibili' per acquistare beni e servizi?
      Anche l'acquisto di beni e servizi è una scrittura contabile?
      Però se acquisto pane (per dire) il pane lo mangio. Non è solo un fatto contabile. Da qualche parte c'è un debito per l'acquisto del pane.

      Come vedi sono in un vicolo cieco.

      Ovviamente è purtroppo, la tua ultima '... che non faccia parte di una decisione politica…. dal momento che non esiste nessuna necessità tecnica' mi resta tutta indigesta.
      Grazie.3!

    11. Achille 12 aprile 2025

      I titoli sono già denaro, quando acquisti un titolo la BC/Tesoro cambia solo un conto: da conto di riserva (c/c) a conto deposito (c/titoli). E alla scadenza fa la registrazione opposta. Stessa cosa se il titolo è acquistato da un non residente (cinesi ad esempio). La moneta è fiat, nessuna transazione denaro/oro.
      A livello paese/estero per avere dollari o si cedono beni o valuta, non esiste altra via per avere dollari o altre valute estere.
      Il vantaggio per chi acquista titoli di Stato è quello di ottenere un reddito da interesse. Per lo Stato che li emette nessun vantaggio reale e nessuna necessità. I bond sono un residuo del gold standard…. quando la moneta era, almeno sulla carta, convertibile.
      In un sistema economico basato sulla moneta per acquistare beni o servizi devi dare in cambio moneta e TU per avere moneta hai solo 2 opzioni: 1) la spesa dello Stato; 2) i prestiti bancari;
      Certo il pane lo mangi. Il debito in questo caso esiste solo se tu lo hai acquistato con denaro ottenuto con l’opzione 2 (prestito o altra forma di credito).
      Quello che tu chiami “terremoto” ovvero un possibile default dello stato, rientra in tutto e per tutto in quella che è una decisione politica di non rimborsare i propri titoli. Uno stato in quanto monopolista della propria valuta è sempre in grado di pagare, se non lo fa, appunto, e’ per decisione politica di non farlo, non per una necessità tecnica di mancanza di soldi, come avviene per chi non è emettitore della valuta ma solo utilizzatore. Di fatto un default equivale ad una tassazione.
      Spero di aver chiarito tutti i punti. Sono sempre qua….

    12. absitiniuriaverbis 12 aprile 2025

      Prometto che è lultima:
      ' per lo Stato che li emette nessun vantaggio reale e nessuna necessità'.
      Ma allora perché lo Stato li emette?
      Allora, tutti gli Stati che lo fanno sono decerebrati o ipnotizzati od entrambi?

      Dov'è che mi perdo?
      Grazie.4 e chiudo.

    13. Achille 12 aprile 2025

      Non ti perdi, è una domanda logica…… li emettono per fornire un reddito a chi ha risparmio. Questo a livello di decisione politica…. che di fatto è altamente regressiva, poiché consegna denaro a chi ha già denaro in proporzione del denaro che possiede. Poi, se vogliamo essere più cattivi, continuano ad emetterli, pur non essendocene nessuna necessità, per continuare a mantenere viva nella massa, la narrativa che il debito pubblico è un debito reale che debba essere ripagato con i nostri sacrifici e quelli dei nostri figli…

    1. ric 9 aprile 2025

      la Danimarca ha le palle che mancano agli itaglioti....

      https://www.startmag.it/mondo/nord-europa-boicottaggio-prodotti-americani/

    2. sbregaverse 9 aprile 2025

      Danimarca, italia, Francia , Germania ........hanno le gonadi femminili; Portogallo, Belgio, Lussemburgo ......potrebbero avere quelle maschili.

    1. ric 9 aprile 2025

      ma la fuori di melone....cos aspetta a crescere?

      La Danimarca sarà un piccolo paese ma con le palle...

      https://www.startmag.it/wp-content/uploads/8502286_Haltbakk_Bunker_1987-1170x550.jpg

      https://www.startmag.it/mondo/nord-europa-boicottaggio-prodotti-americani/

    1. Dario Lampa 9 aprile 2025

      Chiacchiere, chiacchiere e ancora e solo chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. La verità è una sola: siamo di fronte alla crisi finale di un sistema insostenibile sotto tutti i punti di vista che ha portato con sé il germe del fallimento sin dalla nascita. Le conseguenze di questa crisi ricadranno solo sulle fasce popolari più vulnerabili se queste non si organizzano e non si preparano alla lotta per creare l'alternativa al sistema che non può essere nel modo più assoluto di destra. Destra e liberal-capitalismo hanno stessa natura e stesso capolinea: la dittatura e poi la guerra!!!
      E l'immagine a inizio articolo è il chiaro l'emblema dello sciagurato connubio tra il liberal capitalismo e la destra nostrana! Inoltre la politica antiambietalista del Tycoon (o di chi lo manovra) porterà l'umanita più vicina all'estinzione.

    1. ric 9 aprile 2025

      cambiera' nulla. .di importante Aumenteranno tutti i costi per vivere, si ridurra' notevolmente la produzione interna , le aziende verranno sovvenzionate con denaro pubblico, ( sottratto alla sanita' , alle pensioni) ecc... Ma nella attesa che Il ponte di Messina di Salvini ribalti completamente le sorti della economia italiana daremo tutti la colpa a PUTIN per i dazi yankes

    2. uomospeciale 9 aprile 2025

      Putin?
      Ma la colpa non era del patriarcato?

    3. Nonso 9 aprile 2025

      Ho chiuso e ho messo il cartello: porno subìto.

    4. ric 9 aprile 2025

      pure quello colpevole, capostipite di tutti i mali del mondo , speriamo nelle femministe che prendano il potere.in fretta !

    5. Achille 9 aprile 2025

      Insomma, in poche parole.... il solito shock sui prezzi provocato dall'aumento delle tasse.... quindi prepariamoci alla nuova ondata di inflazione, che come al solito pagherà la massa a vantaggio dei pochi che faranno colossali profitti..... il solito trasferimento di ricchezza dal basso verso l'alto.... con il nostro governo complice

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