Le scomode verità sul Brigantaggio: ciò che l'Italia nega

La lotta partigiana delle popolazioni del Sud contro gli occupanti sabaudi.

Le scomode verità sul Brigantaggio: ciò che l'Italia nega

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

Con l’occupazione militare da parte del Nord e la distruzione dello stato sociale imposta dal regime unitario, i lavoratori delle industrie, gli agricoltori, i braccianti, gli impiegati nel commercio e larga parte della società civile di una vasta area del Meridione si opposero fermamente all'occupazione e alle violenze perpetrate dal governo sabaudo.

Dalla Sicilia alla Terra di Lavoro, fino all’Abruzzo Ultra, nel 1861 l’opposizione delle popolazioni contro i plotoni di esecuzione dell’esercito italiano fu veemente e si tradusse in lotta armata. I militari, dai comandanti ai graduati sottoposti, fucilavano e trucidavano senza distinzione uomini, donne e bambini. La particolare efferatezza, iniziata con i volontari garibaldini della Legione Ungherese, fu poi esibita dall’esercito regolare; tra i reparti si distinsero in tal senso i bersaglieri.

A meno di un anno dalla spedizione di Garibaldi, l'insorgenza contro i militari piemontesi era più viva che mai. Furono dieci lunghi anni di lotta aspra, senza quartiere, terribile, con il sangue che colò a fiotti. Una vera e propria carneficina che fece inorridire l'intero continente europeo, il quale tuttavia rimase immobile a guardare, mentre i nuovi governanti “unitari” discutevano se i civili in rivolta dovessero essere fucilati al termine degli scontri armati oppure rastrellati, imprigionati ed esecutati in un secondo momento.

Negli atti parlamentari dei primi tre anni furono più volte denunciati orrori e massacri di inaudita ferocia.

Sull'atroce guerra civile che insanguinò il Meridione d'Italia calò, fitto e impenetrabile, il velo dell'oblio manipolatorio. Nel secondo dopoguerra, alcuni ricercatori trovarono negli archivi — tra le carte che non erano state occultate o distrutte — le prove della "Vandea" del regime politico-militare del Nord contro le popolazioni del Mezzogiorno. Attraverso i documenti ufficiali emerge la storia negata: una controversa vicenda di ferocia inaudita e di atrocità diffusa, sotterrata, sottaciuta e nascosta, ma drammaticamente reale, che troppi ancora oggi negano.

Uno dei tanti esempi di rappresaglia sui civili si verificò a Pontelandolfo e Casalduni, a sud del Matese. In quei luoghi la popolazione, unitasi ai briganti nella guerra partigiana, aveva causato ai sabaudi, durante gli scontri armati, quaranta vittime tra i soldati e la perdita di due ufficiali del 36º reggimento di linea, comandati dal generale De Sonnaz (detto «Requiescant» per la facilità con cui ordinava di fucilare i preti).

La risposta fu una rappresaglia militare caratterizzata dagli eccidi più efferati sulla popolazione inerme e, alla fine delle stragi, dalla deportazione per cancellarne le tracce.

Fu il generale Enrico Cialdini a ordinare la rappresaglia sui civili di Pontelandolfo e Casalduni, incaricando dell'operazione il colonnello Pier Eleonoro Negri e il maggiore Melegari. La testimonianza di quanto accadde si trova nel diario di Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione:

Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l'ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l'incendio al paese. Non si poteva stare d'intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l'obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava (1).

L'Onorevole Francesco Marzio Proto, duca di Maddaloni, fu tra i primi a tentare di denunciare i misfatti del governo subalpino alla Camera dei Deputati. Il presidente di turno gli impedì di intervenire in aula e di pronunciare il discorso, che egli pubblicò in seguito in un libro con lo pseudonimo di Ausonio Vero (Il conte Durante racconto, Italia 1864).

A pagina 119 si legge:

Fumel (L'ENERGICO, come il cognominarono le livree della stampa!) quelli del Fantoni, del Galateri ecc. che ingiugne sia passato per le armi qualunque si rinvenga portante un rustolo di pane, quello del Prefetto di Foggia che irroga morte a chi ferra cavalli senza il permesso della prefettura; ed aveva letto non meno la mozione d'inchiesta del deputato Proto, il Duca di Maddaloni.

Nelle pagine successive (p.120/121), l'autore descrive lo stravolgimento del senso pubblico che era ormai fondato sulla menzogna: il governo piemontese utilizzava ogni mezzo possibile. Narra la deportazione di centinaia di uomini, donne, fanciulli e anziani che, legati tra loro e minacciati dai soldati, venivano imbarcati sui piroscafi per essere deportati al Nord, in Sardegna o in Toscana. Questa parte di popolazione meridionale fu vittima dell'art. 5 della legge Pica:

...questa nuova infamia d’Italia, che danna al più feroce ostracismo i sospetti di favorire la guerra d'indipendenza, quelli con nuove parole diconsi manutengoli del brigantaggio. Ed essi erano parte di altri meglio che ventimila [ndr. il numero 20 mila è riferito solo all'anno 1864 ], tutti cosi deportati. E quale piangeva il povero campo abbandonato e però il pane della vita sua, quale la famigliuola innocente e i dolci amori e la terra che covre l’ossa dei parenti e il tiepido clima e il purissimo acre di sue contrade, mutati per le maremme pestifere di Oristano o le perpetue nevi di Fenestrelle. Ahi miseria! E fra essi erano venerandi sacerdoti, costretti a lasciare il gregge innocente fra le più ferocissime belve e le più dissolute [...]. Erano povere madri che strappavansi alla cura dei figliuoli.

L'applicazione dell'art. 2 della legge Pica aveva di fatto legalizzato la mattanza attuata dall'esercito nei confronti dei civili a partire dal 1861. Tra le decine di stragi più efferate compiute dai bersaglieri va annoverata quella di Cervinara e Montesarchio, avvenuta il 10 dicembre 1861 durante l'inseguimento della banda Cipriani. La 2ª compagnia del 18° Battaglione Bersaglieri, comandata dal Generale Franzini, trucidò 31 civili inermi utilizzando le sole baionette.

Prosegue ancora il verbale militare:

non si contò il numero degli uccisi. Altri otto furono fucilati dalla Guardia Nazionale.

L'uso della sola baionetta durante gli scontri corpo a corpo con i civili insorgenti è un dettaglio ricorrente nei numerosi rapporti militari.

L'applicazione dell'art. 5 della legge Pica legalizzò inoltre la deportazione. Uomini, donne e bambini furono deportati con le accuse di essere oziosi e vagabondi, manutengoli (o sospetti tali) dei briganti, ladri, camorristi o sospetti camorristi. La deportazione dai luoghi di nascita o residenza fu massiccia: i coatti vennero confinati ovunque, persino a Finalmarina (nell'ex convento e carcere di Finale Ligure), alla Palmaria, a Porto Maurizio, ad Andora, nelle paludi di Oristano, a Tortolì e nell'isola di San Pietro.

Le popolazioni del Sud iniziarono da subito la lotta armata a difesa dei propri territori.

La resistenza di chi non si era assoggettato all'esercito piemontese non si arrestò di fronte alle fucilazioni, agli arresti, agli incendi, ai saccheggi e agli stupri. Il governo sabaudo ricorse allora all'espediente, ideato da Silvio Spaventa (zio di Benedetto Croce), del domicilio coatto imposto per regio decreto, che consegnava nelle mani del Ministero dell'Interno (Divisione 1, Sezione 1) la repressione politica.

Attraverso i documenti continua ad emergere la storia nascosta o, nella migliore delle ipotesi, accantonata nell'oblio, priva di riconoscimento storico e di etica civile. È la storia della conquista manu militari del Sud, ampiamente manipolata, su cui fu steso un velo d'omertà che alimenta la trama e la deviazione dei governi al potere e delle istituzioni da ben 165 anni.

Documenti e prove trovano sempre più ampia e drammatica conferma nei manoscritti degli archivi storici, gettando luce sull'oscuro baratro del Risorgimento e sul concetto di patria e nazione costruite sul sangue.

Tragicamente scompare, nell'omertà degli “storici salariati” e nelle opacità delle istituzioni, qualsiasi principio di diritto; scompaiono la morale e il senso etico della storia, soffocati dal trionfo della violenza di regime e dall’ingiustizia di una "Vandea" subita attraverso la riduzione allo stato di colonizzati.

Di Loreto Giovannone per ComeDonChisciotte.org

27.01.2026

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell’identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell’Unità d’Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

NOTE

(1) = Rif: Giovanni De Matteo. Brigantaggio e Risorgimento: legittimisti e briganti tra Borbone e i Savoia. Guida

Commenti (37)

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Mostra commenti 37 caricati
    1. rosacroce 20 febbraio 2026

      peccato peri benpensanti del nord e dei barbari (TEDESCHI )che la nostra cultura italiana derivi da napoli; musica lirica 4 CONSERVATORI, e musica popolare, teatro , cinema etc,,,,,,,,,,,,napoli dove tutti i patrizi romani passavano le ferie estive nelle loro ville a napoli
      peccato per la pasta (napoli) la pizza (napoli) ,TEATRO (NAPOLI)
      la lingua +espressiva dell'italiano.
      peccato che garibaldi fosse un negriero al soldo dell'IMPERO INGLESE.
      peccato
      CHE GLI INGLESI hanno obbligato i savoia (FALLITI IN MANO AGLI INGLESI)
      a muovere guerra ai borboni,con( l'APPORTO DELLE LORO CANNONIERE)
      PER ATTUARE il regno italico con moneta stampata dai rothilsc,mentre prima in tutta italiA vi era moneta d'ORO.
      PECCATO che la civiltà era in sicilia e a napoli+antica de roma.
      PECCATO PER IL CLIMA niente inverno, niente nebbia niente afa .

      aprite gli occhi e sopratutto il cervello:
      gli inglesi vi hanno fregato:

      chi ha ucciso moro? e mattei? e bisaglia e le stragi?

    1. makarov 28 gennaio 2026

      Un'altra fonte che smentisce le idiozie neoborboniche:
      https://sviluppofelice.wordpress.com/2018/03/19/la-favola-del-sud-borbonico-ricco-e-sviluppato/

    1. makarov 28 gennaio 2026

      Essere monarchici vuol dire semplicemente essere dei ritardati.
      In merito alle fesserie do u professoru sono facilmente confutabili:
      Di seguito un interesante punto di vista sulla questione:
      https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-neoborbonismo-memoria-divisa-o-mistificazione/

    1. makarov 28 gennaio 2026

      Disprezzo tutte le monarchie e ancora di più disprezzo gli idioti, che nonostante vengano presi a calci in bocca, baciano sempre, come un cane fedele, il bastone del padrone.
      Stupidaggini facilmente confutabili, ad esempio:
      https://sviluppofelice.wordpress.com/2018/03/19/la-favola-del-sud-borbonico-ricco-e-sviluppato/
      https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-neoborbonismo-memoria-divisa-o-mistificazione/

    1. Jocondor 28 gennaio 2026

      Invece di accampare la storia della sanità meridionale di oggi, bisognerebbe attenersi al commento dell'articolo: "scomode verità sul brigantaggio, che l'Italia di oggi nega".

      Scomode verità negate, perché a scuola te la raccontano diversa, dimenticando di dire che la spedizione dei mille era pesantemente appoggiata dall'Inghilterra, che non amava i Borboni amici dello Zar di Russia, e voleva quindi un Regno d'Italia che arginasse sia la Russia che la Francia.
      L'appoggio britannico era fatto di navi, di uomini, di armi, di denaro, e fu decisivo per piegare la resistenza delle truppe borboniche, anche con la corruzione.

      Ne seguì una colonizzazione spietata da parte dei piemontesi: la rapina della cassa di Napoli, come oggi con il Venezuela; la distruzione di paesi interi, con il massacro degli abitanti, come oggi in Gaza e Cisgiordania; la deportazione di uomini e non solo, come ieri (1960) in Algeria o in Vietnam; la rapina della flotta commerciale di Napoli, che era inferiore soltanto (e forse nemmeno) a quella britannica del Mediterraneo; ne seguì ovviamente la resistenza armata delle plebi meridionali, miserabili, certo, che venne trattata come poi i nazisti in Bielorussia o in Italia. E che ancora oggi viene chiamata brigantaggio.

      Questi sono fatti, e la cosa grave è che vengano ancora oggi misconosciuti o negati.

      La situazione del Sud di oggi è figlia anche e molto di questa storia, ed è stata perpetuata e resa eterna grazie alla corruzione ed al collaborazionismo delle classi dirigenti locali, compresi molti intellettuali, come puntualmente accade anche oggi in tutti i casi di occupazione militare e colonizzazione forzata.

      Il fatto che gli abitanti del nord Italia non conoscano questa storia o peggio la neghino, confondendola e mimetizzandola dentro altre vicende, vere anch'esse, ma successive, indica che la narrazione mainstream ancora è dominante.

      Si palesa ancora una volta che la verità è scomoda e che la contrapposizione nord-sud, proprio come quella destra-sinistra, come quella lavoratori del privato-dipendenti pubblici, eccetera, fa come sempre buon gioco al potere, in modo da mantenere divisa la massa, additandogli nemici inesistenti e obbiettivi falsi.

    2. Dante Bertello 28 gennaio 2026

      Ne seguì una colonizzazione spietata da parte dei piemontesi: la rapina della cassa di Napoli, come oggi con il Venezuela
      Questi sono fatti

      Sono fatti che vengono confutati da docenti universitari, professori di storia delle superiori e giornalisti, che hanno scritto libri a tal proposito.

      Nel suo saggio “IL FANTASTICO REGNO DELLE DUE SICILIE”, Pino Ippolito Armino, alle pagine 76 e 77 dice espressamente come sia falsa, la notizia che venne trasferito al Nord l’oro delle banche, non tanto perché ve ne era una sola, il banco di Napoli, (forse esisteva anche il banco di Sicilia nda), ma perché il Banco di Napoli registrò un considerevole aumento di capitali negli anni susseguenti all’Unità, pari ad un terzo di quello iniziale.

      Lo stesso scrive l’avv. Tanio Romano nel suo:”La Grande Bugia Borbonica” a pag. 47, “Il patrimonio del Banco di Napoli era di 9 milioni di lire nel 1860 che passò a 18 milioni nel 1863.

      E poi voler paragonare quello che succede ora in Venezuela, Gaza, Cisgiordania, Algeria, Vietnam, è poco onesto intellettualmente.

      Si vuol far indurre a credere che il meridione sia più povero del nord perché venne depredato 150 anni fa, quando i resoconti dicono che la gran parte della gente era poverissima e solo pochissimi, i nobili ed i proprietari terrieri, erano ricchi, e dopo l’unità preferirono spostare i loro capitali al nord perché vi erano maggiori possibilità di guadagno.

      Continuare a credere a queste bugie non vi aiuta a migliorare, guardate cosa sono riuscite a fare Germania e Giappone dopo essere state distrutte nella IIGM, nell’arco di due decenni erano nuovamente ai vertici economici ed industriali.

      Se si hanno le capacità (come le hanno tedeschi e giapponesi) ci si risolleva in poco tempo.

      Addirittura, nel libro “Profondo Sud”, del docente in scienze politiche all’ Università del Salento, Egidio Zacheo, a pagina 54 cita il sindaco di Napoli (penso fosse Bassolino), il quale in un intervista al Corriere ebbe a dire:”Il Mezzogiorno ha avuto fiumi di soldi per un lungo periodo ed è stato un disastro”.

      E anche lui concorda, affermando che se in Puglia (dove lui era anche sindaco di una cittadina), arrivassero il triplo dei finanziamenti, non succederebbe proprio nulla, si continuerebbe a sperperare.

      Sui massacri che dite siano avvenuti, nessuno scrive di cose per le quali non vi sono prove, sta a chi le indica portarle, con documenti veritieri.
      Anche adesso si dice che in Iran siano morte 36.000 persone, uccise da apparati governativi, ma sappiamo che la propaganda occidentale tende ad ingigantire.

    3. Jocondor 28 gennaio 2026

      Non si vuole fare credere un bel niente di quello che dici tu, e forse è la tua di onestà intellettuale che è difettosa se affermi questo.

      Io affermo la falsità della storia insegnata del risorgimento e la negazione storica della violenta repressione del brigantaggio, documentata abbondantemente fin dall'epoca dei fatti, come si legge anche nell'articolo di cui stiamo discutendo nonché in molte denunce presentate da deputati del Regno d'Italia. E questi sono fatti, e mi pare che nessuno oggi si permetta di negarli.

      Sul ruolo dell'Inghilterra nella distruzione del Regno di Napoli è ormai innegabile quanto ha scoperto Giovanni Fasanella, il quale, appuntando gli occhi sugli archivi ignorati da tutti gli storici accademici, anche se desecretati da anni, e conservati alla Università di Cambridge, ha dimostrato come la storia d'Italia fin dalla sua unificazione sia stata diretta dai britannici e dai loro interessi commerciali e cioè strategici sulle rotte del Mediterraneo.

      Il ruolo dei Savoia e di Garibaldi (lui personalmente di certo in buona fede) era quello loro assegnato, e cioè togliere di mezzo il concorrente napoletano su quelle rotte commerciali, verso Suez e verso il Mar Nero. Un ruolo che venne realizzato con l'impiego di navi, uomini e denari, e poi, a cose fatte, venne stabilizzato insediando e poi perpetuando una classe dirigente corrotta e manipolata ("cambiare tutto perché nulla cambi") , mentre i capitali delle banche inglesi affluivano al Nord, sempre in chiave antifrancese ed antiaustriaca.

      Vogliamo ancora credere al buon cuore dei Savoia e di quanto amassero il mare? Ci sono molti libri, da Pino Aprile a Lamberto Rimondini e persino a Indro Montanelli, che narrano compiutamente (o pudicamente soltanto accennano) alla storia del saccheggio del Sud.

      Quanto al meccanismo che ha premiato il Nord dopo l'Unità d'Italia e poi nel secondo dopoguerra è lo stesso che oggi vediamo in atto altrove: i paesi di frontiera verso la Russia (Polonia, Ungheria Romania, Moldavia) godono oggi dei finanziamenti che 50 anni prima affluivano in Italia, in Germania ed in Giappone, ed infatti tutti e tre questi paesi, dopo essere stati ben pasciuti, adesso vengono tosati come pecore. Basta guardare la produzione industriale di Italia e Germania e Polonia per verificarlo.

    4. Dante Bertello 28 gennaio 2026

      L’Unità d’Italia era doverosa, tanto che nel 1848 venne chiesto al re borbonico di farla lui, ma l’offerta venne declinata, probabilmente perché difficilmente sarebbe riuscito a convincere i suoi soldati a combattere per l’unità.

      Cosa che invece sarebbe sicuramente avvenuta se il Regno di Sardegna avesse attaccato il papato, come sarebbe stato più logico fare dopo aver unito la Lombardia e la Toscana, ma se avessero cercato di prendere lo Stato Pontificio, l’esercito borbonico sarebbe venuto in soccorso del Papa, e fu per questo che dovettero “disinnescare” il R2S, per evitare di trovarsi due eserciti contro, non perché fosse il Sud ricco.

      L’Inghilterra aveva i suoi interessi, e il Piemonte ne avrà approfittato, del resto se qualcuno ti aiuta, in quei frangenti, è da stupidi rifiutare.

      Anche la Francia ha aiutato il Regno di Sardegna contro gli austriaci, che erano il vero “nemico” sia dei francesi che degli inglesi, e con una Italia a dare loro manforte in caso di bisogno, come accadde nella 1GM.

      I briganti c’erano anche prima, e hanno continuato anche dopo l’unità, forse con le loro fila ingrossate da chi non era d’accordo nel fare il servizio di leva, ad esempio.

      Ma nel 1863 erano quasi 58.000 i meridionali incorporati nell’esercito unitario (pag.17, Armino, “il Fantastico…”) una cifra importante, e che sicuramente prestavano servizio in Meridione.

      L’Unità ha fatto si che l’Italia diventasse una delle nazioni più industrializzate al Mondo e ha portato ricchezza, le fabbriche esistevano anche prima del piano Marshall.

      Leggeteli i libri che ho citato nei commenti precedenti, e a differenza di “Terroni” di Pino Aprile, ed. Piemme, ci trovate le note con le fonti alle citazioni, mentre nel saggio di Aprile non vi è neppure una nota!

    1. Dante Bertello 28 gennaio 2026

      Questo è un altro saggio del giornalista Pino Ippolito Armino, che ha anche scritto, tra gli altri: “Quando il Sud divenne arretrato”.

      https://www.lafeltrinelli.it/images/9788868228453_0_0_536_0_75.jpg

      Vi sono poi anche altri scrittori che hanno confutato con i loro saggi le tesi proposte da Giovannone e Aprile, e tra questi cito:

      LA GRANDE BUGIA BORBONICA” di Tanio Romano

      PERCHE’ IL SUD E’ RIMASTO INDIETRO” di Emanuele Felice – Il Mulino

      PONTELANDOLFO 1861. TUTTA UN’ALTRA STORIAdi Giancristiano Desiderio - Rubettino

      Anche questi autori tutti sono originari del Sud, avrei potuto citare anche Alessandro Barbero con “I PRIGIONIERI DEI SAVOIA” ed. Laterza ma, essendo lui piemontese, taluni pensano non possa essere super partes.

      Vidi tempo fa un filmato sul web dove il professor Barbero citò espressamente questo sito, e, se non sbaglio, fu proprio questo a stimolarlo a studiare e a scrivere quel libro.

      Per par condicio potrebbe essere interessante provare ad intervistarlo, o almeno a chiedergli se fosse disposto a scrivere un articolo, che poi potreste in seguito pubblicare su CdC.

    1. Dante Bertello 28 gennaio 2026

      Nel video di presentazione del saggio “IL FANTASTICO REGNO DELLE DUE SICILIE” di Pino Ippolito Armino (link in fondo), al minuto 52.14 parla il professore Amedeo Lepore, docente di Storia Economica alle Università Vanvitelli e Luiss G.Carli

      Al min. 1.45 vi è invece il professore liceale Nicola Terracciano.

      Sono tutte persone del Sud, perché non si dica che difendono il
      Nord in quanto “partigiani”.

    1. oriundo2006 27 gennaio 2026

      Ancora oggi fatichiamo a rendercene conto...

    2. nicolcass 27 gennaio 2026

      di cosa? che a Napoli ci sono il doppio delle pensioni di invalidità di tutto il nord Italia?

    3. uomospeciale 27 gennaio 2026

      Saranno tutte pensioni di invalidità sul lavoro, immagino..☺️
      Comunque rilassati:
      Entro qualche anno saremo tutti paghettati dallo stato, visto che tra l'intelligenza artificiale da un lato, e la robotizzazione industriale e civile dall'altro, a lavorare resteranno in pochi.
      io comunque mi sono già portato avanti tirando i remi in barca dal lavoro e smettendo di pagare una montagna di tasse, imposte, stipendi & trattenute.
      Una liberazione.☺️

    4. nicolcass 27 gennaio 2026

      Io ho sempre pagato e pago ancora da pensionato...ho lavorato sempre 10 ore al giorno 6 giorni su 7...per cui non sopporto la cultura del piangimento meridionale..che dal laurismo ai 5 stelle ha svilito i meridionali migliori.

    5. maghi 28 gennaio 2026

      anche un mio collega, napoletano con laurea e bravissima persona, è finito male per colpa dei suoi conterranei camorristi. E' proprio come dici. Ci sono molti meridionali che avrebbero la possibilità intellettuale per essere degli ottimi italiani, ma la piovra non permette loro di diventarlo.

    6. Martin 28 gennaio 2026

      Lauro cmq era qualcuno. Quando vide che distribuiva molte più scarpe dei voti che riceveva, passò con i camions a distribuire solo le scarpe destre. Le sinistre arrivavano solo dopo il conteggio dei voti. Impagabile!

    7. gelsomino 28 gennaio 2026

      ma taci che se non era per i meridionali voi mangiapolenta non avevate imparato neanche a allacciarvi le scarpe!

    8. gelsomino 28 gennaio 2026

      Gli ottimi italiani....-))))

    9. Martin 28 gennaio 2026

      Eh si, per non parlare dell'oro rosso e dell'oro verde

    10. nicolcass 28 gennaio 2026

      scrivi come un vu cumprà..forse lo sei

    11. makarov 28 gennaio 2026

      Dici sul serio?

    12. gelsomino 29 gennaio 2026

      Certamente, e con dati storici alla mano: mentre nel sud prosperavano le polis della Magna Grecia al nord i galli cisalpini vivevano in tende e o capanne,mentre dal Medio Evo fino al Risorgimento, pur vivendo sotto le varie occupazioni angioine, spagnole,normanne e arabe, le città meridionali prosperarono sempre, prova ne siano i monumenti e i palazzi eretti allora e giunti fino a noi, forse perchè gli invasori di allora ammiravano il meridione più dei settentrionali di adesso.Infatti come detto la decadenza vera e propria del Sud arriva dopo la cosiddetta unificazione d'Italia, che altro non era che una guerra di conquista.

    13. makarov 1 febbraio 2026

      La disamina storica che hai fatto, assieme alle "prove" di contorno, è degna di un bambino di quarta elementare che va a sostegno.
      Lascia perdere la Magna Grecia, che a voi di quella è rimasto solo il magna, quello tanto.
      Hai tralasciato giusto qualcosina, come i mille anni della storia di Venezia, o più semplicemente il Rinascimento, che come noto a tutti aveva il suo fulcro nel mezzogiorno. Famosissimo infatti il Rinascimento calabrese o quello pugliese.
      Più recentemente, seconda GM.
      Bombardamenti ne avete avuti? Poca roba. Resistenza? Ben poca roba anche lì. Ricostruzione? Ancora meno (dovete finire di ricostruire ancora adesso).
      Avete semplicemente atteso che gli altri finissero di ricostruire per cominciare a giungere a fiumi a trarne beneficio e per fungere da massa di diluizione con funzione anticomunista nel Nord di allora, con beneplacito dei poteri ecclesiastici, dei residuali fascio-monarchici e degli americani.
      Più recente ancora.
      Tutte quelle che sono considerate le eccellenze italiane, dall'automotive alle due ruote, dal tessile al calzaturiero, etc etc dove sono concentrate?
      Quali sono le regione contributrici nette? Quali invece quelle che chiedono sempre soldi?
      Vuoi il grafico? Chi si è scagliato prontamente contro le autonomie?
      La vostra furbizia è in realtà costantemente limitata ad atti che gli altri evitano di compiere per non fare brutta figura.
      Per certi aspetti mi ricordate gli americani. Si reputano i migliori di tutti e poi sono sempre in mezzo ai co*****i agli altri e in casa loro hanno un porcile.
      Furbi ed esperti come siete a casa vostra dovrebbe essere tutto lastricato d'oro e invece...vi siete mangiati anche i soldi della cassa del mezzogiorno, pagata dai lavoratori del nord.
      Al nord i soldi non li hanno mai dati. Se avessimo dovuto aspettare i soldi dello stato italiano eravamo ancora con i buchi delle bombe o con il fango delle alluvioni.
      Una cosa però la sapete fare.Fare rete mafioparentalclientelare e trovare il posto fisso. Quello non vi sfugge mai!
      Forze dell'ordine, forze armate, istruzione, PA in generale...non esiste una di queste che non veda la vostra presenza arrivare al 99%.
      Mangiati, vestiti, spesati a cazzeggiare...bello vero?
      Concludendo no, non abbiamo bisogno che i terroni (spero gli elementi neoborbonici nella redazione di CDC mi passino il termine, dato che hanno concesso il non meno offensivo mangiapolenta al Sig.Gelsomino) vengano ad insegnarci a legare le scarpe.
      Voi magari preoccupatevi prima di averle le scarpe, ma ancor prima di avere le gambe sulle quali reggervi in piedi da soli.

    1. nicolcass 27 gennaio 2026

      solito post di emme pro borbonico. Lo stato italiano trattò il sud come trattava gli operai del nord. MALE...ma senza distinzioni... botte per tutti.questo piangimento meridionale è grottesco..di chi è la colpa oggi se la sanita al sud fa più schifo che al nord?..e al nord non è gran chè!

    2. maghi 27 gennaio 2026

      che ci vuoi fare, il divide et impera ha sempre funzionato alla grande. Più del panem et circenses, perchè ti offrono su un piatto d'argento un nemico da odiare, così che uno può scaricare la rabbia che ha dentro, generata dagli infiniti aggrovigliamenti sballati della mente. Per questo dare qualcuno da odiare, è una pratica di successo.

    3. Dario Lampa 27 gennaio 2026

      "La sanità nel Regno delle Due Sicilie prima dell'Unità (1861) presentava aspetti peculiari, con Napoli all'avanguardia in Europa per studi medici, ma una distribuzione rurale disomogenea. I Borbone promossero la sanità pubblica e la prima assistenza gratuita. Rispetto al Nord, il Sud vantava eccellenze ospedaliere, nonostante una struttura socio-economica prevalentemente agricola.
      Ecco alcuni dettagli chiave:
      Eccellenza e Strutture: Nel 1860 operavano nel Regno 9.390 strutture, con un sistema all'avanguardia per l'epoca, inclusa l'assistenza gratuita promossa da Ferdinando IV..."
      Questo mentre al Nord la pellagra mieteva migliaia di vittime. Con l'invasione dei savoiardi, buoni solo per il tiramisù, e il saccheggio delle finanze del Regno la sanità al sud peggiorò costantemente e le poche industrie strategiche, eccellenti pure queste, della penisola vennero trasferite a Nord.
      P. S.: Ecco una sintesi dei principali record e primati del " Regno" per eccellenza in Italia e in Europa":
      Infrastrutture e Tecnologia:
      1839: Prima ferrovia in Italia (Napoli-Portici).
      1839: Prima illuminazione a gas in Italia, terza in Europa.
      1852: Inaugurazione del telegrafo elettrico in Italia.
      Pietrarsa: Il Regio Opificio di Pietrarsa era uno dei più importanti complessi industriali d'Europa per la costruzione di locomotive e materiale ferroviario.
      Economia e Finanze:
      Riserve auree: Al momento dell'Unità, il Regno deteneva oltre il 60% della moneta circolante in tutta la penisola italiana.
      Borsa Valori: Seconda borsa valori dell'Europa continentale.
      Carico tributario: Il più basso carico fiscale in Europa.
      Cantieri Navali: I cantieri di Castellammare di Stabia erano i più grandi e avanzati d'Italia.
      Scienza e Società:
      1781: Primo codice marittimo moderno.
      1783: Prime leggi antisismiche in Europa.
      1783: Primo cimitero in Europa destinato a tutte le classi sociali (Palermo).
      1787: Nascita della prima scuola di "arte ostetricia" femminile.
      Cultura e Istruzione:
      1860: Prima città in Italia per numero di pubblicazioni di giornali e riviste.
      Conservatori: Il Conservatorio di Musica di Napoli era tra i più prestigiosi al mondo.
      Il periodo borbonico, in particolare sotto Ferdinando II, vide anche un'intensa produzione artistica e industriale, nonostante le complessità politiche e le tensioni sociali presenti, specialmente in Sicilia.
      Il Nord dopo l'unità (sulla carta) ha prosperato con le risorse rubate e/o ivi trasferite dai ladroni.

    4. nicolcass 27 gennaio 2026

      insomma era il bengodi...in attesa del ritornodel valhalla ce la fate a togliere la pattumiera per le strade oggi? o è come a Catania dove è ancora colpa di Garibaldi.

    5. Dario Lampa 27 gennaio 2026

      Il Bengodi vero. Rispetto al Nord direi di sì, all' epoca prima del ladrocinio...

    6. nicolcass 27 gennaio 2026

      ma se mandate ancora il pattume in Germania o a Brescia....
      mi tocca fare mio malgrado il legaiolo...

    7. maghi 28 gennaio 2026

      a me risulta che la mafia fosse già presente e i picciotti erano come i bravi dei Promessi Sposi. Usati dai padroni per taglieggiare e violentare i poveracci. Altro che Walalla. Il luogo più civile era la mia Toscana, perchè amministrata da governanti illuminati come i Lorena, ma comunque smettiamola di fomentare il divide et impera, che i padroni d'oltre oceano se la stanno ridendo alle spalle di noi italiani da 80 anni. Facciamogli almeno vedere che qualche italiano con qualche neurone funzionante c'è ancora, anche se ormai quelli rimasti sono quasi tutti ultrasettantenni. Quindi tra poco il cerchio si chiuderà definitivamente.

    8. Dante Bertello 28 gennaio 2026

      di chi è la colpa oggi se la sanita al sud fa più schifo che al nord?

      C’è questo bel servizio delle IENE che spiega (in parte) le differenze.

      https://www.iene.mediaset.it/2019/news/ospedali-incubo-calabria-campania-pronto-soccorso-sud-nord_384295.shtml

      PS.Non lo guardi Dario Lampa alias Vincenzo Siesto, altrimenti gli viene un coccolone e rischiamo di perderlo.

    9. Martin 28 gennaio 2026

      Gli agricoltori del Sud erano perlopiu' braccianti a rotazione stagionale nei latifondi, una vita miserabile, ma con l'unita' arrivarono anche servizio militare e tasse. Nel centro e nord prevaleva la mezzadria, ossia lavoro stabile nella stessa terra al 50% con il padroncino. Differenza abissale.

    10. nicolcass 28 gennaio 2026

      vero, ma non è stata una cattiveria pianificata dei nordisti..è stata una contingenza occasionale..erano tutti trattati come bestie..quello che contesto è il vittimismo con cui certi meridionali accampano come scusante per loro mancanze attuali...

    11. Martin 28 gennaio 2026

      E' una differenza fondamentale. Nel Sud - come in Spagna e America Latina - prevaleva il latifondista ozioso, che ha scarso interesse a rendere la terra produttiva, tanto ci rientra alla grande comunque. Ha solo bisogno di braccianti a rotazione e in competizione tra loro. Con la mezzadria l'agricoltore invece era collocato stabilmente in un territorio, con relazioni stabili di vicinato e interesse a sfruttare la terra, dato che incassava il 50%.
      Dei problemi del Sud il primo responsabile è il Sud, e non potrebbe essere diversamente.

    12. makarov 28 gennaio 2026

      Concordo, la solita porcheria neoborbonica sparsa a piene mani.

    13. makarov 28 gennaio 2026

      "Il Nord dopo l’unità (sulla carta) ha prosperato con le risorse rubate e/o ivi trasferite dai ladroni." E il sud dalla seconda guerra mondiale fino ad oggi vive sulle spalle del Nord, da bravo parassita.

    14. makarov 28 gennaio 2026

      Invece di preoccuparti della pellagra dovresti citare questo:
      «L’igiene si trascurava in modo che le condizioni della maggior parte dei comuni, ma singolarmente dei più piccoli, erano orribili addirittura. Non fogne, non corsi luridi, non cessi nelle case, scarso l’uso di acqua, dove c’era naturalmente; quasi nessun uso, dove non c’era. Poche le strade lastricate o acciottolate, pozzanghere e fanghiglia … Ma tutto ciò sembrava così naturale, che nessuno se ne maravigliava; e se, di tanto in tanto, si compiva qualche opera pubblica, era piuttosto un abbellimento o una superfluità» (De Cesare, 1900: 117).PS. Raffaele De Cesare, giornalista pugliese, uomo politico di orientamento monarchico (forse filoborbonico) e liberale moderato.
      Ma per il vostro miserevole immobilismo ovviamente è più comodo incolpare il Nodd.

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