Le riflessioni di un filosofo sulla filosofia della nostra epoca

Le riflessioni di un filosofo sulla filosofia della nostra epoca

Di Andrea Grieco, ComeDonChisciotte.org

Tutto il genere umano si raccoglie all'insegna della follia, come su un grande scenario in cui gli attori indossano ora l'una ora l'altra maschera, mutando ruoli, relazioni e prospettive. Scoprire il gioco, guardare il rovescio delle cose, significa svelare l'implicito dualismo in ogni realtà e nella realtà generale, il contrappunto assiduo di razionale e irrazionale, di insipienza e di saggezza in cui si intesse la trama illusoria della vita; fino alla più alta esperienza, la follia folgorante della gnosi, che prospetta l'unica vera salvezza fuori dal groviglio della pazzia mondana.

Ecco, in estrema sintesi, quanto mi sono sforzato di spiegare nel mio libro “Sulla società, sull’uomo e sulla via di salvezza” Ed. Phasar.

Già alla fine del XIX secolo si sentivano le prime avvisaglie di quella cultura positivista che si sarebbe poi consolidata nel secolo successivo, a seguito dell'avvento dell'industrializzazione e dello sviluppo della tecnica. Sul piano scientifico, fino a Galileo e Newton la fisica si legava ancora alla filosofia, tanto è vero che l'opera maggiore di Newton fu intitolata appunto "Principi matematici della filosofia naturale".

A partire da Einstein se ne è distaccata, prendendo un indirizzo indipendente e legandosi solo alla matematica, fino a giungere alla meccanica quantistica che elabora esclusivamente modelli matematici, senza capire l'aggancio con la filosofia.

A ragione però molti scienziati lamentano che la filosofia sia solo un gioco linguistico, perché ciò che è avvenuto nel XX secolo con questa disciplina è, a dir poco, disarmante. Questo perché ci si è allontanati dalla tradizione e non si sono compresi geni del calibro di Kant. La filosofia nel XX secolo ha subito un colpo mortale a causa di Nietzsche e poi degli esistenzialisti a seguire. Marx addirittura l'ha fatta diventare materialismo dialettico, abbandonato definitivamente l'ontologia. Del misero Severino, come fenomeno italiano, abbiamo già detto, e alla fine di questo articolo diremo ancora qualcosina. Oggi a dire la sua è rimasta solo la scienza, con la sua inseparabile compagna, la tecnologia. Ma la scienza ha dimenticato che la sua verità è tale non in quanto viene provata, bensì in quanto viene falsificata e rivoluzionata. In altre parole la scienza non tiene conto, o fa finta di non tenere conto (e qui è il business che la frega) che sono esistiti critici del calibro di Popper, Kuhn e altri che hanno dato il giusto peso ai suoi paradigmi.

Ora la scienza senza la metafisica brancola nel buio; così come la metafisica senza la scienza galleggia nel vuoto.

Come esempio della prima specie abbiamo la relatività di Einstein e la meccanica quantistica; come esempio della seconda la filosofia, anzi la pseudo filosofia di Severino...

La cosiddetta "Era del razionalismo scientista" ha fallito: e ciò lo vediamo con la disumanizzazione di questi tempi, se solo prestiamo attenzione alle tonalità emotive di questi giorni (sottovalutate da molti intellettuali) figlie dell'iper-razionalismo contemporaneo.

La scienza non ha risolto la paura della morte dell'uomo moderno, che gli antichi, più filosofi di noi, non avevano (fino a questo punto). L'uomo mascherato di oggi, dall'alto della sua scienza e della sua tecnica, ha paura di morire: e con ciò si copre di ridicolo. La dignità del personaggio tragico antico, che accettava la malasorte e la morte con contegno, si è trasformata nel ridicolo spettacolo di un buffone di corte.

Ma cos'è la filosofia?

Ancora non è chiaro. Sembra sia un mostro a più teste che si combattono tra loro, rischiando di far morire il corpo.

Nasce dalla Meraviglia che è, più precisamente, thaumazein, che vuol dire colpo, sbalordimento, disorientamento, sbigottimento per l'esistenza degli enti, stupore drammatico dell'esistenza delle cose. Perché esistono gli enti e non il nulla? Questa è la vera domanda filosofica.

Su una cosa sembra che quasi tutti i filosofi siano d'accordo: sul primato dell'agire morale come la via per il raggiungimento dell'Essere e il conseguente superamento del divenire.

Ma, appunto, in ciò si rivela più chiaramente il carattere del mostro, in cui ogni testa parla la sua lingua incomprensibile alle altre.

Essere e pensiero sono la stessa cosa (Parmenide, Hegel, Heidegger)? L'Essere è il noumeno (Kant)? L'Essere è nell'idea del bene (Platone)? L'Essere è l'UNO (Plotino)? L'Essere è Dio nel mondo (Spinoza)? L'Essere è nella volontà (Schopenhauer)? L'Essere è [addirittura] nel divenire (Nietzsche)?

Per non riuscire a dare una risposta univoca la filosofia è scaduta nell'Ermeneutica (Gadamer) che, a mio avviso, è la morte della filosofia, la resa, il riconoscimento del fatto che non si possa costruire alcuna filosofia, e quindi ci si accontenta dell'interpretazione critica dei testi: un palese fallimento.

Da questo fallimento ha alzato la testa la scienza teorica, che ha prodotto un altro mostro, uno strano ermafrodito in cui non si distingue la visione teorica da quella pratica.

"Il mondo è la mia volontà", scrive Schopenhauer; e questa è una asserzione che si ramifica in due significati: da una parte io sono il soggetto attivo di questa volontà, perciò sono io stesso la volontà in quanto ente volente; e dall'altra sono, allo stesso tempo, il soggetto passivo, ossia subisco la mia volontà. Questo perché, in quanto incarno un corpo, faccio parte del fenomeno di questa volontà, fenomeno diveniente; fenomeno che - come tale - nasce e perisce. Ciò si evince dalla corretta separazione del wille come fenomeno dal wille come cosa in sé.

La conseguenza, molto fruttuosa, di questa divisione concepita dalla filosofia kantiana e perfezionata da quella schopenhaueriana, è che il mondo, essendo un fenomeno, non ha una causa, né un inizio nel tempo, perché ogni causa e ogni inizio sono nel mondo (fenomenico) e a partire dal mondo. Causa, tempo e spazio sono categorie a priori che concernono il fenomeno.

Ci si può chiedere: che razza di essere è questa volontà come cosa in sé? Che forse è identico all'essere dell'iperuranio platonico?

Niente affatto, è un essere relativo, relativo al mondo; un essere che è alla base del mondo; un essere che - si badi bene - non è causa del mondo, ma ne rappresenta il suo principio ontologico. Si spiega così il divenire fenomenico, generato dalla continua tensione di quella volontà come suo substrato.

Di qui il nichilismo, il quale, tuttavia, riguarda solo il mondo fisico e la sua amoralità. Il nichilismo, quindi, è relativo: se fosse assoluto sarebbe un'insensatezza e condurrebbe il sentimento umano all’aberrazione. Il nichilismo assoluto è parente stretto del relativismo, dell'egoismo e del solipsismo; quindi insensato e contrario alla verità filosofica.

Il nichilismo assoluto guarda puerilmente solo al mondo della materia, cioè all'esterno, vale a dire al nulla, e trascura l'interno, proprio il punto dove si trova la fonte viva della conoscenza, la realtà. Quando il nichilismo guarda all'interno, tuttavia, non riesce ad andare oltre l'egoismo (il quale è anch'esso una manifestazione esterna): un'assurdità che, qualora entri in filosofia, produce disastri. Questi disastri li stiamo pagando amaramente oggi in tutti i settori, nella cultura filosofica in particolare, per opera di Nietzsche e di coloro che hanno messo sul piedistallo della filosofia i suoi scritti.

Per queste ragioni il nichilismo è ben visto dalla società, perché crea automi, persone infelici, afasiche e incapaci di sollevarsi in alto attraverso la conoscenza. Esse si attaccano all'ego e alla materia, restando fedeli alla Terra, come direbbe Nietzsche, lavorando così proni per il sistema.

Ora è vero che l’innalzarsi della consapevolezza conduce alla presa di coscienza della nullità di tutte le cose, dell’assenza di senso (nichilismo) e del dolore del mondo; ma proprio per questo, al dolore generato deve seguire la gioia profonda per essere giunti a tali altezze, oltre le quali non c’è altro da vedere di questo mondo, e aprirci dunque uno squarcio verso un’altra dimensione.

I migliori tra gli uomini, le anime belle, vivono senza alimentare alcuna speranza di realizzazione che non sia la comprensione del mondo, dopo la quale c’è la lacerazione dell’ego, che è si un processo drammatico e doloroso, ma anche gioioso (pensiamo alle estasi dei santi uomini).

Il viaggio di questa vita è un viaggio interiore, non esteriore, ed è all’interno che dobbiamo guardare, non all’esterno. Qui ognuno trova il senso di se stesso per quello che vale in termini di coscienza, comprensione e consapevolezza.

In questo senso ognuno plaude se stesso, e questo plauso può anche giungere dagli altri (pochi) se comprenderanno e faranno proprie le nostre conoscenze. Ecco come nasce la poesia, la filosofia, la letteratura, l’arte; ed ecco anche come nasce la religione, la mistica, l’ascetismo, l’anacoretismo.

Poeti, filosofi, letterati, artisti, religiosi, mistici, asceti, anacoreti, sono figure che scelgono prima di tutto per se stesse e poi per gli altri. Tutti costoro hanno compreso che il senso è nel profondo, e solo quanto è bene per sé può essere bene anche per gli altri: questa è una forma elevatissima di altruismo, poiché ha radici che affondano non nell'ego, ma in ciò che è comune a tutti, riconoscibile nelle profondità dell'essere.

Tutto ciò che è esterno a noi dovrà prima o poi essere riassorbito con la morte, quindi si dissolverà al risveglio come un vano sogno: ma quello che è dentro di noi, il Logos che ognuno porta in sé, è ciò che resta.

Comprendiamo, dunque, l’assurdità di tutta quella filosofia, che a partire da Hegel, ha preteso di guardare al pensiero razionale, alla logica per dedurre l’Essere e il Nulla. Essere e Nulla sono pura quiete, e da essi non può dunque sorgere il divenire. Il movimento, ossia il divenire, è nell'intuizione concreta che è in relazione con la vita: è l'esistenza ad essere in continuo divenire. Lo sforzo dell'astrazione, per quanto condotto al suo massimo grado, non può mai prescindere dal fatto che l'astrazione stessa è l'atto che si ricava dalle intuizioni, che guardano alla vita. Ne consegue che l'Essere non può venire dedotto dal pensiero. Il pensiero astratto ed oggettivo, nella pretesa di comprendere l'esistenza sub specie aeterni, la fraintende. L'Essere, inteso come Assoluto, non si lascia pensare, perché il pensiero ha a che fare con l'esistenza che ci dà solo le singole realtà, che esso astrae facendone delle universalità. Tuttavia, non appena viene ricondotta nell'universalità del pensiero astratto, l'esistenza si volatilizza: essa è movimento, contraddizione, discontinuità, possibilità, e non può essere compresa nelle categorie della mediazione e dello sviluppo necessario all'idea. Perciò il pensatore speculativo alla Hegel raggela la vita nel pensiero, nella comprensione razionale, mentre l'esistenza è "passione infinita" e "inter-esse", quelli propri di ogni singolo infinitamente interessato al proprio esistere.

L'esistenza, per essere pensata, richiede un soggetto concreto che si rapporti ad un oggetto concreto, un pensatore soggettivo che accolga nel pensiero la realtà esterna oggettiva. La verità, allora, non è identità astratta di pensiero ed essere: la verità è soggettività e oggettività, cioè appropriazione di un'interiorità e di un’esteriorità. Ma che razza di verità è questa?

È la verità di un fenomeno cerebrale, coscienziale e volontaristico, il cui flusso ci sospinge sempre in avanti, sottraendoci a noi stessi, al nostro vero sé profondo e alla sua conoscenza diretta.

La coscienza, schopenhauerianamente intesa, contiene il mondo come rappresentazione e lo supporta. Il mondo, dunque, va considerato un fenomeno coscienziale, in cui, tuttavia, esiste l’aspetto duale delle cose, impossibile da condurre all'unità senza far venir meno il mondo stesso. La coscienza è la contenitrice del tempo, ed essa stessa non partecipe del tempo. Il presente, come punto inesteso tra passato e futuro, è il luogo reale su cui la coscienza poggia. Il passato esiste come ricostruzione del presente, così come anche il futuro. Ma in virtù dell’aspetto duale si ha che, se è vero che il passato dipende dal presente, è altrettanto vero che questo stesso presente dipende dal passato, la cui concatenazione causale l'ha dovuto generare. Ecco che ci troviamo di fronte ad un'antinomia kantiana, insanabile, irrisolvibile, essenziale alla stessa coscienza, che ci sospinge dall'una all'altra posizione, poiché entrambe sono insostenibili se considerate ferme e isolatamente. Tutto questo, ancora una volta, ci fa dire che il mondo è un fenomeno.

Noi però, a differenza di Severino, non parliamo di eterni coscienziali che appaiono e scompaiono, incappando in assurdità nel rendere tutto eterno, fermo e immutabile, esistente come in una pellicola cinematografica. Noi parliamo di un fenomeno, in cui le cose sono e non sono. Se da una parte Severino si rende conto, kantianamente, che è la coscienza a fare il mondo che appare, dall'altra fa di questo stesso mondo apparente una cosa in sé, un essere eterno somma di tutti gli essenti. Costui non si rende conto che il mondo, proprio in virtù del fatto che appare, va considerato un fenomeno, in cui ciò che appare scompare, e come tale non può essere eterno, sicché i momenti eterni di cui parla sono contraddizioni, ossimori. Egli si inventa una coscienza infinita e un apparire infinito per superare queste sue incongruenze, ma così cade in assurdità, anche solo per il fatto che l'infinità è un concetto astratto non identificabile, che genera paradossi. Severino ha filosofato senza rendersi conto delle assurdità che andava dicendo e delle contraddizioni in cui incappava. I presunti "essenti eterni" sono dei fantasmi partoriti dalla sua fantasia filosofica, che ha innalzato il fenomeno a cosa in sé.

La filosofia non può fare altro che prendere atto che il mondo è affetto da una contraddizione e giungere alla cognizione del mistero che lo racchiude: essa è la contemplazione di tale mistero. Di questo sappiamo, di non sapere. Oltre questa verità c’è la grande verità silenziosa e misteriosa della gnosi.

Di Andrea Grieco, ComeDonChisciotte.org

Le riflessioni di un filosofo sulla filosofia della nostra epoca

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (50)

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    1. gian 1 marzo 2021

      Mi sembra che CDC sia divenuto lo strumento per pubblicizzare I libri di Grieco. Non ricordo di nessun altro filosofo che in apertura di un proprio articolo autorecensisce una propria pubblicazione. Poi vedo che anche alla fine si fa ulteriore pubblicita'. Ma a un "genio" tutto è concesso.

    2. Tonguessy 1 marzo 2021

      Poi qualcuno mi consiglia di fare altrettanto....vedi un po' tu.

    3. a-zero 2 marzo 2021

      eeehh, geni si nascie, e noi lo nacquimo.

    1. Lsddsl 1 marzo 2021

      Vedo echi scaligeriani.

    1. Marco Tramontana 1 marzo 2021

      "L'unica rivoluzione è quella interiore"
      Autocit.

    2. a-zero 2 marzo 2021

      Prima intendiamoci bene su cosa intendiamo per interiorità.

      scherzo, :-))

    1. Violetta 1 marzo 2021

      Se si rifiuta Severino per le "contraddizioni" , non si arriverà mai alla "verità".
      La verità è contraddizione.

      "Ora la scienza senza la metafisica brancola nel buio; così come la metafisica senza la scienza galleggia nel vuoto."

      Sono sostanzialmente d'accordo.
      Ma attenzione.
      Il materialismo/meccanicismo e il positivismo riduzionista non vanno buttati via.
      Vanno superati.
      Come?
      Beh, non è certo in un commento in un forum che si può scrivere una intera filosofia.
      Ci stò "lavorando" e prima o poi dovrei riuscire a buttare giù il mio "sistema". (per quel che ve ne può fregare....)

      Diciamo in sintesi che come Comte (il positivista per eccellenza) individuava tre "fasi" successive: il teologico, il metafisico e il positivo attraverso cui passerebbe la scienza (o la conoscenza) di una civiltà (ma anche di un individuo), cioè il credere in un essere superiore responsabile/creatore del mondo (e delle cose) nella prima fase, il credere in un insieme di "valori" assoluti" e metafisici nella seconda, e il razionalizzare tutto nella ultima fase, personalmente individuo la necessità di una quarta fase che super la razionalità senza però buttarla via.

      Sento troppo spesso il critici del positivismo lamentare quanto sia brutto ridurre tutto ad un meccanismo freddo, compresi sentimenti e coscienza umana.
      Ma personalmente trovo assolutamente straordinario come quel "meccanismo" sia poi anche contemporaneamente (e non in alternativa) sentimento e coscienza.

      Si può fare un parallelo con la termodinamica.
      Si può analizzare un processo termodinamico con le curve e le grandezze di pressione, tempo, volume.
      Ma si può (e si deve spesso) "ridurre" tutto al moto delle particelle.
      La pressione di un gas in un contenitore è il risultato dell'urto delle particelle contro le pareti del contenitore e quindi del loro moto/velocità.

      Ecco, ridurre la coscienza umana e le emozioni al funzionamento elettrochimico del nostro cervello/corpo è la critica che si fa al positivismo mentre ritengo che accettare che sia così non sia altro che elevare a "emozione" il mondo intero.

      Per il mio "sistema" vi rimando a quando riuscirò a scrivere un libro competo.
      attendere prego.........

    1. Maurizio 28 febbraio 2021

      Basta filosofare servono soldati e avvocati
      E hacher

    1. Maurizio 28 febbraio 2021

      Basta filosofare servono soldati e avvocati
      E hacher

    1. oriundo2006 28 febbraio 2021

      Cito: ''..La filosofia non può fare altro che prendere atto che il mondo è affetto da una contraddizione..''. Questa 'contraddizione' è l' emergere del 'pensiero che pensa sè stesso': nessun'altra specie lo possiede. Si chiama 'autocoscienza'...e la contraddizione è nel credere che esistano due esseri senzienti diversi: l' Uomo e 'Dio'. E' una contraddizione inesistente...

    2. danone 28 febbraio 2021

      L'auto-coscienza è la coscienza che percepisce e conosce se stessa, il pensiero è solo una funzione della coscienza, non è la coscienza. La possibile identità fra Dio e l'Uomo la esplora l'auto-coscienza in pienezza di se stessa. Forse la contraddizione è sempre stata scambiare il pensiero per l'auto-coscienza.

    3. Violetta 1 marzo 2021

      Si. non avrei saputo dirlo meglio

    1. PietroGE 28 febbraio 2021

      Solo qualche appunto, visto che non sono un filosofo :
      -..."fino a giungere alla meccanica quantistica che elabora esclusivamente modelli matematici, senza capire l’aggancio con la filosofia." In realtà l'aggancio c'è e come! Basta pensare alla discussione sulla interpretazione della Meccanica Quantistica e sulla teoria della misura che va avanti, senza riuscire a mettere d'accordo tutti, da più di 100 anni!
      - La verità scientifica non è la Verità, è, appunto limitata al metodo scientifico. Chi cerca la Verità deve passare non solo per la metafisica ma anche attraverso la religione.
      -Non è il razionalismo scientista cha ha fallito, ma la società, in particolare quella occidentale. La sua decadenza, morale, spirituale e culturale non può essere addossata sulla spalle della Scienza, della tecnica o dello scientismo.
      -Non si può chiedere alla Scienza di liberare l'uomo dalla paura della morte, per questo uno si deve rivolgere alla religione.
      -Vedo che ci si aspetta che la Scienza tiri fuori qualche coniglio dal suo cilindro, o compia miracoli tipo moltiplicazione del pane e dei pesci. Non avverrà.
      -Perché c'è qualcosa invece del nulla eterno è la domanda delle domande che non trova certo risposta nella Scienza, ma forse neanche nella filosofia. Una novità c'è però nella Fisica (in particolare nella Meccanica Quantistica) ricostruita nel secolo scorso : la presenza e l'importanza dell'osservatore. Una rivoluzione rispetto al 'punto di vista di Dio' della Meccanica newtoniana con il suo spazio e tempo assoluti. Una visione del mondo molto più realistica.

    2. Tonguessy 28 febbraio 2021

      Concordo su molti punti, dissento sul separare la scienza dalla decadenza. A mio avviso è l'esatto contrario e oggi ci troviamo a dovere fare i conti con la mancata definizione di scienza, e quindi di non scienza: ci sono svariate interpretazioni e chi abbia studiato epistemologia o filosofia della scienza si rende conto che è un'accozzaglia di frasi buttate lì a caso, molte volte. Altre volte sono idee molto profonde che non hanno avuto sufficiente seguito. Fatto sta che oggi ancoa non si capisce cosa sia vera scienza. Secondo Popper, ad esempio, siccome questa idea di pandemia verrà ridicolizzata in futuro, ebbene è vera scienza (falsificazionismo). Ma oggi, questa è la scienza intesa come stato dell'arte. Secondo Lakatos tutto ciò che produce previsioni corrette è scienza (vedi il recente articolo sui mafiosi delle statistiche). Secondo Feynman fa vera scienza solo lo scienziato onesto. Qualcuno vorrebbe forse definire Burioni disonesto? Secondo Kuhn la scienza funziona per paradigmi, quindi oggi il paradigma è la pandemia, domani chissà.

      Insomma mancando sufficiente analisi filosofica su quel campo minato che è la scienza, ci ritroviamo oggi a non capire se i dati offerti sulla pandemia siano corretti o falsati, nè se le proiezioni siano sensate, nè tantomeno se le cure offerte abbiamo efficacia. Quindi questo articolo è davvero irricevibile per l'alto gradi di pressapochismo con cui affronta situazioni così complesse come quelle che pretende di sviscerare.

    3. Violetta 1 marzo 2021

      "Secondo Popper, ad esempio, siccome questa idea di pandemia verrà ridicolizzata in futuro, ebbene è vera scienza (falsificazionismo)."

      Uh?

      "Secondo Kuhn la scienza funziona per paradigmi, quindi oggi il paradigma è la pandemia, domani chissà."

      Si ma attento a non confondere un fenomeno di propaganda con "la scienza",

    4. Tonguessy 1 marzo 2021

      Popper ha messo in piazza l'epistemologia del falsificazionismo: è vera scienza se le teorie esposte sono falsificabili, quindi il momento in cui saranno falsificate si potrà dire che in effetti era vera scienza. Aspettiamo quindi almeno un altro anno per vedere i numeri globali (inclusi quelli di morti sotto al treno ma covid, quelli morti di infarto, cancro etc ma covid) per dare senso a tale supposta pandemia. Esiste, è vero, il problema della post-verità, per cui le affermazioni non hanno più necessità di verifica. Ma almeno in certi ambiti si spera che ancora la verifica dei fatti possa essere sostenuta, pena l'implosione anche del falsificazionismo popperiano.

      Su scienza a propaganda, se si segue Feyerabend, è già stato scritto molto. Mi sono limitato a dare spunti di riflessione su questo articolo di pessima caratura e di eccezionale confusione

    5. Violetta 1 marzo 2021

      scusa , capisco il tuo intento di "parallelismo", ma non credo che il falsificazionismo di Popper

      (che non è certo a me gradito come filosofo, credo sopravvalutato enormemente, persona dal "corto ragionamento" che per le banalità che ha propinato non doveva nemmeno entrare nel novero dei filosofi, ma cmq....)

      si possa cosi come fai applicare alla """pandemia""".

    6. a-zero 2 marzo 2021

      Sul secondo punto:

      - in che cosa attualmente la società Orientale non ha fallito pur prendendo a staffetta la fiaccola della scienza e del progresso dalla società Occidentale e proiettandosi verso tecno-orizzonti neanche immaginabili da molti decadenti occidentali?

      - le società non Occidentali e non Orientali, che manco ci hanno provato a cimentarsi coon la signora Scienza e il signor Progresso, devono essere considerate fallimentari di default?

      Sul terzo punto:
      La paura è la paura, un sentimento umano e non solo. La morte è la morte, un evento umano e non solo.

      La paura della morte è un sentimento suscitato da un evento in prospettiva, che si può provare per proiezione, ma non si può vivere veramente, se non, al limite, quando ci si trova lì per lì. La paura della morte coltivata costantemente durante la vita è qualcosa che prende vita e forma nella testa e continua da sè, in casi normalmente psico-patologici, anche senza motivo contingente.

      Sembrerò sfrontato, ma umilmente ho sperimentato che si può vivere senza paura dlela morte anche senza l'aiuto o la spintarella della scienza e della religione. Almeno per me che mi penso individualmente e penso (concepisco) il prossimo allo stesso modo che non una gregge di impauribili e basta.

      - Sul quarto punto sono molto felice di non capire appieno, sempre "realisticamente" parlando :-)

    1. VincenzoS1955 28 febbraio 2021

      Ho l'impressione che certi uomini più pensano e più fanno guai, se no non ci troveremmo in queste condizioni...

    1. Tonguessy 28 febbraio 2021

      Trovo questo articolo semplicemente pessimo. Un'accozzaglia di argomenti circolari che non offrono alcuna spiegazione, se non ricorrendo all'ennesima Verità. Quella indiscutibile, del "raggiungimento dell'Essere", dimenticandosi scandalosamente che questa società è votata al raggiungimento dell'Avere (maiuscolo, divinità odierna).
      Mi ci vorrebbe un tomo per smontare frase per frase la serie di insensatezze qui scritte, mi accontenterò di pochi esempi.
      1- fisica quantistica e filosofia. Com'è che la new age tira in ballo la QM ogni due per tre per consolidare le proprie teorie (basate sul nulla) e com'è che è stato accettato ciò che Feynman (Nobel proprio per la QM) ha espressamente dichiarato che "nessuno può comprendere la QM"?

      2- Che la filosofia sia stata assassinata da Nietzsche la dice molto lunga sul pensiero dell'autore, incapace di vedere la necessità di mettere in discussione quei farraginosi dogmi di cui si era intrisa tutta la filosofia del suo tempo anche grazie acomplicatissimi arzigogoli teutonici dei vari Kant e soci. Nietzsche a modo suo cercava l'Oltreuomo, l'Uomo Nuovo in grado di abbandonare anche quella fiducia nella scienza che pure l'autore auspica.
      3- Secondi l'autore nichilismo,egoismo, relativismo e solipsismo sono un tutt'uno. Infatti Big Pharma ci chiede di credere fermamente nei suoi vaccini al punto di firmare ogni liberatoria, di essere altruisti e quindi farseli iniettare per salvare l'umanità e via dicendo. Mi chiedo se la casa editrice abbia finanziamenti dalla Pfizer o simili.
      4- Mettere sullo stesso piano Popper e Kuhn (gli unici due epistemologi che qui cita) è una bestemmia in chiesa. Falsificare è una puttanata (alla fine tutti gli scienziati per essere tali devono lavorare su teorie false) mentre mettere sullo stesso piano scienza e fede attraverso i paradigmi di Kuhn mi sembra tutt'altra cosa. Anche se l'autore lo ignora.

      Infine consiglio l'autore, visto che ha espresso l'intento di comprendere cosa sia la filosofia oggi, di leggersi "La filosofia alle soglie del duemila" testamento di Hans Jonas, che vide nell'adesione al nazismo di Heidegger (suo maestro) la disfatta della filosofia, denunciando che "finora si è posta il problema della felicità del singolo, della società migliore, dello Stato più giusto. Si è occupata dell'agire umano finchè si è trattato di un agire dell'uomo verso l'uomo, ma ben poco si è occupata dell'uomo come forza che agisce nella Natura. E' giunto il tempo per porsi questo problema". E Jonas era un fine conoscitore dei vangeli gnostici, giusto per parlare di gnosi.

      PS: a proposito di solipsismo: sono convinto che neanche questa volta l'autore scenderà dalla sua torre eburnea per conferire con noi umani

    2. Bertozzi 28 febbraio 2021

      Beh, puoi fare una pubblicazione anche tu, se trovi chi ti pubblica.

    3. Holodoc 28 febbraio 2021

      Ti devi aggiornare, la nostra società era vostra al raggiungimento dell'Avere fino ad un anno fa, adesso sta mutando paradigma: il nuovo obiettivo è il Non Avere di Davos (non posseggo nulla e sono felice).

    4. Tonguessy 1 marzo 2021

      Hai ragione, ma la mia era la risposta senza troppe variazioni sul tema, proprio per volare più bassi possibile.
      E comunque: sei davvero sicuro che quelli di Davos non sostengano la LORO società dell'Avere, mentre diffondono la NOSTRA cultura della non appartenenza (quindi del non avere?)

    5. Andrea 1 marzo 2021

      È buona norma, prima di fare un intervento, capire quello che si legge, onde evitare di mettere su minestroni senza sapore, senso e fuori orario dei pasti, oltre che fuori tema.

    6. Tonguessy 1 marzo 2021

      Esatto. Hai forse capito quello che ho scritto?

    7. Holodoc 1 marzo 2021

      Certo, ma fino a ieri doveva essere anche il nostro di obbiettivo, dovevamo partecipare anche noi alla "gara per il successo", la ricerca della libertà massima come chiave per raggiungere la felicità. Come modelli ci venivano proposti psicopatici: manager tagliatori di teste, broker di borsa senza peli sullo stomaco, amanti di sport estremi sprezzanti della propria incolumità pur di raggiungere i propri obbiettivi.

      Adesso invece a noi plebei viene proposto come unico scopo nella vita la ricerca della mera sopravvivenza ad ogni costo, la rinuncia ad ogni cosa superflua, ad ogni gratificazione compresa la frequentazione degli amici più stretti, e la sottomissione totale al controllo del Potere.

      Ieri ci veniva insegnato che dovevamo essere lupi, adesso dobbiamo tornare ad essere pecore come nella morale cattolica pre-conciliare.

    8. Bertozzi 1 marzo 2021

      Concordo, ma qui è prassi così.

    9. Tonguessy 1 marzo 2021

      Un dubbio: se poi Andrea fosse anche l'autore, questa sarebbe una risposta davvero offensiva. Io non ho mai messo in dubbio le capacità di leggere e scrivere dell'autore, cosa che quest'ultimo invece ha fatto.

      Io sono entrato nel merito dell'articolo argomentando le mie critiche. Qui invece si offende senza minimamente offrire alcuna argomentazione. Non leggo niente che possa far pensare ad un confronto democratico, sto vedendo nuovamente qualcuno che dalla sua torre eburnea sta strillando al mondo le proprie verità senza dare ascolto a chi offre visioni alternative. Ecco a voi i nuovi muezzin e le loro litanie, non soggette ad alcun confronto.

    10. Andrea 1 marzo 2021

      Ma ci sei o ci fai?

    11. Tonguessy 1 marzo 2021

      Altra argomentazione ineccepibile. Continua così a cantare le tue litanie senza dare argomenti, bella la dittatura dei muezzin postmoderni. Poi ci si chiede come sia possibile il crollo della civiltà occidentale, e si spendono inutili fiumi di parole sul senso della filosofia. Che qui si dimostra non servire a nulla.

    12. Andrea 1 marzo 2021

      La filosofia è utile alla gente utile, per te è inutile.

    13. Tonguessy 2 marzo 2021

      Ennesimo argumentum ad hominem. Scendi un po' dal tuo piedistallo ed inizia ad argomentare invece che dare stupide patenti che ti servono solo ad evitare il confronto e a sentirti migliore. No, non sei migliore quando offendi e se ancora non hai capito il metodo socratico (maieutica) significa che tu di filosofia non ne capisci proprio niente.

    14. a-zero 2 marzo 2021

      A me, questa tua frasetta, mi pare una grande stronzata.

      La dovevi fare e l'hai fatta.

      Mo' puliamo noi, utilmente, e apriamo le finestre. Non saremo utili, ma forse un po' più pratici e rispettosi.

      Tu torna quando vuoi, e se lo ritieni utile, limitati strettamente a ridefecare qualche aforisma stretto, stretto.

    15. a-zero 2 marzo 2021

      A me, questa tua frasetta, mi pare una grande stronzata.

      La dovevi fare e l'hai fatta.

      Mo' puliamo noi, utilmente, e apriamo le finestre. Non saremo utili, ma forse un po' più pratici e rispettosi.

      Tu torna quando vuoi, e se lo ritieni utile, limitati strettamente a ridefecare qualche aforisma stretto, stretto.

    16. Andrea 2 marzo 2021

      A voi due. Fra poco arriva la primavera, i prati si riempiranno di fiori: andate a raccoglierli.

    17. Andrea 2 marzo 2021

      Fra poco arriva la primavera, i prati si riempiranno di fiori: vai a raccoglierli.

    18. WM 2 marzo 2021

      @disqus_iqfO66znbZ:disqus Sono già 5 commenti che, invece di argomentare, deridi, è ora di piantarla. non sei su facebook.

    19. Andrea 2 marzo 2021

      Ma con questa gente cosa vuoi fare, metterti a discutere? 😆

    20. WM 2 marzo 2021

      Intervenire nei commenti non è indispensabile ma, se lo fai, lo fai rispettando gli interlocutori,

      Un commento provocatorio può andare, 5 sono troppi.

    21. a-zero 5 marzo 2021

      Eccellentissimo sig. Andrea,

      Lai informo che vivo abbondantemente nella natura da mane a sera e provo su di me, nel bene e nel male, tutti i mutevoli ghiribizzi di tutte le stagioni, assieme ad aria buona e più ossigenata che altrove.

      Avendo dovuto fare questa precisazione al suo ennesimo insulso pregiudizio, chiarita questa sua ingoranza, vengo al dunque e mi rivolgo espressamente a Lei quale commentatore, tralasciando l'ipotesi, paradossale ed esilarante che Lei possa essere anche l'autore dell'articolo, che personalmente ho apprezzato, per quel che ho potuto comprendere di esso, leggendolo e rileggendolo.

      Ritengo che il commentatore Tonguessy sia entrato un pochino a gamba tesa già nell'esordio del suo commento definendo l'articolo in questione "semplicemente pessimo".

      Tuttavia i suoi due interventi, da avvocato di fiducia dell'autore dell'articolo, mi sembrano uno marchiano e l'altro più madornale nella contraddizione, e ce ne vuole, fra la sua difesa e la sua sottintesa ammirazione dell'articolo filosofico stilato dal suo omonimo Andrea e le sue due defecazioni di commenti elargiti al sig. Tonguessy e a tutti i lettori.

      La strafottenza del primo commento ("E' buona norma leggere prima di commentare..") è stata già sottolineata dal commentatore Tonguessy.

      Enorme è invece la contraddizione di senso espressa dalla seconda e più fetida defecazione, seppur più striminzita. La riproponiamo, accendiamo i fari, facciamo trullare i tamburi... et voilà:

      "La filosofia è utile alla gente utile, per te è inutile."

      Bene, una delle asserzioni, non una vaga ipotesi, ma proprio una affermazione di verità filosifca porposta nell'articolo in questione, è la seguente:

      "La cosiddetta “Era del razionalismo scientista” ha fallito: e ciò lo
      vediamo con la disumanizzazione di questi tempi, se solo prestiamo
      attenzione alle tonalità emotive di questi giorni (sottovalutate da
      molti intellettuali) figlie dell’iper-razionalismo contemporaneo.
      "

      Oh per la Madonna dei sette Dolori!! Voi tutti commentatori astanti sapete dirmi cosa c'è di più razionale del concetto di "utilità"?

      Il concetto di utilità non è forse la prima astratta sintesi razionale dell'umano sugli oggetti a partire dal'uso del pollice opponibile?

      Diamine, la vedete sì o no l'enormità di detta contraddizione?

      Questo oggetto si, quell'oggetto no.

      E quando questo concetto si applica ad un altro uomo, un uomo come te ma altro da te, non si riduce forse questo uomo altro da te ad un oggetto?

      Dicesi forse "oggettificazione" dell'umano? Dicesi forse "reificazione" dell'umano? Non è forse questo schifo morale alla base dello sfruttamento e del dominio dell'uomo sull'uomo?

      Devo scrivere ancora o l'abbiamo capito che il commentatore Andrea, omonimo dell'autore Andrea Grieco, è un infimo saccente e imbroglione di vile, vilissimo valore etico quando promuove la compra-vendita di un libello filosofico, uno dei tantissimissimi, spicciando con tanta schifosa superbia e saccenza la critica altrui?

      Se poi il commentatore Andrea fosse addirittura l'autore medesimo Andrea Grieco, allora sarebbe un capolavoro incommensurabile di auto-sputtanamento umano, prima che filosofico. ma questo non ci è dato sapere con certezza.

      Chiudendo con i convenevoli, e tornando a noi, egregio (nel senso di preso dal gregge) commentatore Andrea tu "voi due" lo vai a dire a tuoi prossimi e a te avvezzi e bada, ciccino, a stare ben rintanato in qualche studiolo, sullo scrittorio, alla larga da campi e selve, chè lì ci sono anche bipedi con i denti a sciabola.

      Prima di aprire bocca, impara a rispettare chi ti sta di fronte, che se ti è andata bene fino ad ora non è detto che andrà sempre così. Si vede che di primavere non ne hai viste tante.

      Addio.

    22. Andrea 6 marzo 2021

      Capisco che il web dà a tutti la possibilità di esprimersi, ma non bisogna prendere come pretesto un argomento di altissima caratura filosofica per manifestare il delirio di un pazzo: per questo ci sono i manicomi.
      Cordiali saluti!

    23. a-zero 6 marzo 2021

      Infatti, a ben vedere, tu sei persino ottuso a qualunque possibilità di imparare qualcosa dal delirio di un pazzo, solo ammirare a vuoto dei giringiri razionali ed emettere stringhette di infondata presunzione morale. Se poi sei l'autore del pezzo mi appari anche vilmente sfuggente.

      Se riesci a farla finita, ti ringrazio.

    24. Andrea 6 marzo 2021

      Dai pazzi della tua risma e di quella dell'altro utente di nome Tonguessy, che delirano in modo così eclatante, c'è nulla da imparare, c'è solo da rinchiuderli.

    25. Andrea 7 marzo 2021

      Bisogna bacchettavi, come facevano i maestri di una volta.

    26. a-zero 9 marzo 2021

      Burp ...
      prrooz ....

    1. Bertozzi 28 febbraio 2021

      Bello, mi è piaciuto

    1. uparishutrachoal 28 febbraio 2021

      Tutti costoro hanno compreso che il senso è nel profondo, e solo quanto è bene per sé può essere bene anche per gli altri: questa è una forma elevatissima di altruismo, poiché ha radici che affondano non nell’ego, ma in ciò che è comune a tutti, riconoscibile nelle profondità dell’essere.
      La filosofia non può fare altro che prendere atto che il mondo è affetto da una contraddizione e giungere alla cognizione del mistero che lo racchiude: essa è la contemplazione di tale mistero. Di questo sappiamo, di non sapere. Oltre questa verità c’è la grande verità silenziosa e misteriosa della gnosi.

      Allora parliamo della gnosi....che pur essendo misteriosa e silenziosa. .si riflette nel pensiero per quanto è possibile e ci salva da quel cumulo di parole e frasi senza senso che sembrano i gargarismi di un pazzo a cui siamo condannati se tanto tanto mettiamo il naso fuori dal linguaggio comune e metafisicamente insignificante..

    2. Candido 28 febbraio 2021

      "Allora parliamo della Gnosi". Sono d'accordo; ma siamo così in pochi? Si sono versati fiumi d'inchiostro e scritti miliardi di libri di Filosofia. Ma se si arriva a concludere che c'è qualcosa che non torna su questo mondo, mai che si affacci l'idea che viviamo in una realtà artificiale. Se il pensiero deve mettere in discussione tutto interroghiamoci anche sulla natura del Reale; che per quanto ne sappiamo potrebbe essere una geniale impostura. Diamo spazio alla Gnosi e riflettiamo su basi nuove finché siamo in tempo. Altrimenti "Il Mondo Nuovo" ce lo troveremo imposto con la forza.

    3. danone 28 febbraio 2021

      Gurdijeff dice.."la vita è reale solo quando Io sono."
      Se ti può dare delle indicazioni sul tuo interrogarti sulla questione, a me le da.

    4. uparishutrachoal 1 marzo 2021

      La gnosi è seguire il raggio celeste..mentre la filosofia è pensarci sopra..almeno nel suo senso buono..
      Quando il pensarci sopra va troppo lontano si dimentica il raggio..e ci troviamo nel mondo attuale..
      Quindi..il reale è tornare all'origine..ma lo potremo fare solo se il labirinto della mente ci avrà nauseato..
      La gnosi non è per tutti..e riconoscerlo ci pone fuori da quel reale imposto che è la cifra delle falsità attuali..

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