La nascita del giudeo-cristianesimo
È in questo contesto di sviluppo dell’apocalittica cabalista, la quale consiste nell’affrettare la fine dei tempi e la venuta del Messia, che il cabalista Solomon Molcho (1500-1732) fa la sua entrata nella storia. Come Abraham Abulafia prima di lui, egli s’è proclamato Messia. Nei suoi discorsi Molcho incitava i cristiani ad un’azione politica dai risvolti messianici. L’obiettivo era al tempo stesso semplice e difficile da raggiungere: sottomettere i capi della Chiesa per portarli a compiere i disegni messianici ebraici. Per fare ciò, Solomon Molcho cominciò ad attirare l’attenzione dei preti cristiani, e lo fece in modo molto abile. I chierici venivano ad ascoltare i suoi discorsi grazie, tra l’altro, alla sua abilità e al suo carisma. Ma non si fermò qui. Tramite il suo maestro David Reuveni, poté avvicinare i cardinali a Roma e incontrare Papa Clemente VII, e cercò di convincerlo che la redenzione del popolo ebraico era imminente. Egli riuscì ad impressionare il Papa, a tal punto che quest’ultimo gli accordò un’approvazione scritta che lo autorizzava a predicare al pubblico cristiano e a pubblicare i suoi testi, a condizione che non fossero anticristiani. Una volta acquistata la fiducia del Papa, e dopo avergli annunciata l’imminente redenzione, tentò di convincerlo a mettere su un’armata allo scopo di lanciare una guerra contro l’Impero Ottomano e di espellere gli arabi dalla Palestina per farvi stabilire gli ebrei e riedificare il Regno d’Israele. È in gran parte grazie all’Inquisizione che il progetto di Molcho fallì. Questo progetto politico e geopolitico di Molcho è la base del programma applicato nei secoli XX e XXI, poiché Molcho è stato il primo ad aver concretamente stabilito la strategia politica nei confronti dei cristiani, allo scopo di utilizzarli per riportare gli ebrei in Terra Santa. Il suo obiettivo era di fare in modo che i cardinali e il Papa diventassero strumenti dei disegni messianici ebraici. Lanciare il mondo cristiano contro l’Impero Ottomano (che a quell’epoca era il centro di potere del mondo musulmano ed il depositario del califfato) è il metodo che è stato impiegato in occasione della prima guerra mondiale, quando i Britannici attaccarono gli Ottomani e li cacciarono dalla Palestrina per costituirvi il Focolare Nazionale ebraico. Questa strategia è continuata fino ai giorni nostri, e si ritrova attualmente negli sforzi politici e ideologici volti a condurre il mondo occidentale e il mondo musulmano ad una distruzione reciproca: discorsi di guerra civile nella stessa Europa (tenuti dai vari Alain Finkielkraut ed Eric Zemmour …), e le continue guerre dei paesi occidentali contro i paesi arabo-musulmani del Medio Oriente e del Maghreb (promosse dai vari Bernard Lewis negli Stati Uniti e Bernard-Henry Lévy in Francia e altrove …). Solomon Molcho è altresì all’origine del concetto di una mitica “civiltà giudeo-cristiana” o, come lo si definisce altrettanto erroneamente, “mondo giudeo-cristiano”. Le circostanze tuttavia non hanno dato a Molcho il tempo di consolidare questa alleanza giudeo-cristiana cui aveva posto le basi. Riassumendo, Solomon Molcho è colui che ha concepito il progetto politico sionista quale lo conosciamo oggi, ma, al tempo stesso, anche la trascrizione geopolitica del sionismo sotto forma dello choc delle civiltà. Così ha fatto del messianismo un progetto realistico, elaborando una strategia ingegnosa che lui stesso ha cercato di mettere in pratica. Tuttavia da solo non avrebbe mai potuto scatenare una guerra che coinvolgesse il mondo cristiano nell’unico interesse di una utopia cabalistica. Avrebbe dovuto certamente trovare condizioni e circostanze, nonché congiunzioni di interessi analoghe a quelle che si incontrarono in occasione della prima guerra mondiale. Ad ogni modo, se all’epoca della strategia dello choc delle civiltà non esisteva ancora formalmente – sebbene fosse stata teorizzata da Molcho ‒, l’idea direttrice del progetto proto-sionista non è cambiata di molto, è sostanzialmente la stessa di quella che vediamo all’opera ai giorni nostri. Fin dalla sua origine, questa strategia mira a provocare uno scontro distruttivo fra il mondo cristiano e il mondo musulmano, a solo vantaggio del “popolo” d’Israele.Dalla Cabala cristiana al giudeo-protestantesimo
La Cabala fa il suo ingresso negli ambienti cristiani nella seconda metà del XV secolo[4], prima ancora della riforma protestante. La Cabala cristiana appare e si propaga dapprima in Italia e in Francia nei secoli XV e XVI, e poi, sin dall’inizio del XVII secolo, il centro della cabala cristiana si sposta in Germania e in Inghilterra, due paesi che in parte avevano abbracciato la dottrina riformata ed erano dunque maturi per farsi compenetrare dal messianismo ebraico, contrariamente all’Europa cattolica, ancora impermeabile al giudaismo[5]. È in questo periodo che un rabbino cabalista di nome Menasseh Ben Israel (1604-1657) giuocò un ruolo centrale nella creazione del giudeo-protestantesimo. Originario di una famiglia di marrani (ebrei della penisola iberica falsamente convertiti al cristianesimo), abbandona ben presto il Portogallo coi suoi genitori per insediarsi ad Amsterdam. Una volta adulto, diverrà rabbino e capo della comunità ebraica di Amsterdam. Sarà il maestro del filosofo Spinoza (marrano come lui). Frequentò Rembrandt van Rijn ed entrò in contatto con la regina di Svezia, Cristina, con la quale ebbe intensi scambi epistolari. Menasseh crea la prima stampa ebraica (Emeth Meerets Titsma’h) ad Amsterdam nel 1626. Con la sua tipografia edita testi sul giudaismo in latino, ebraico, portoghese e spagnolo. Come Solomon Molcho prima di lui, il suo scopo primario era di rivolgersi ai cristiani europei (in particolare ai letterati) allo scopo di indurli ad adottare le vedute messianiche ebraiche; una missione che riuscì a portare a termine, tanto più che la Cabala cristiana e il protestantesimo avevano preparato il terreno. Ma contrariamente all’epoca di Solomon Molcho, ora il frutto era maturo. Ben presto, sulla stessa linea di Solomon Molcho, Menasseh Ben Israel intrattenne buoni rapporti coi cristiani protestanti, i quali, dopo la riforma di Martin Lutero (1483-1546), tenevano tutti sul loro comodino l’Antico Testamento, che studiavano abbondantemente a detrimento dei Vangeli. A quel tempo siamo in un’epoca di ebollizione, nel corso della quale molti protestanti millenaristi credono sia imminente la fine dei tempi e il ritorno del Cristo. A tale riguardo Menasseh Ben Israel ebbe numerosi scambi epistolari coi cristiani protestanti, che lo sollecitavano e cercavano l’approvazione di un eminente ebreo nei loro studi escatologici. Fra questi millenaristi mistici protestanti e giudeofili troviamo Paul Felgenhauer e Johannes Mochinger di Danzica, il quale scriveva a Menasseh le seguenti parole: «Sappi che io approvo e rispetto le vostre dottrine religiose e che, assieme ad alcuni dei miei correligionari, esprimo l’augurio che Israele sia infine illuminato dalla vera luce e ritrovi la sua antica gloria e la sua antica salvezza»[6]. Un altro giudeo-cristiano mistico, Abraham di Frankenberg, gli scrisse parimenti: «La vera luce emanerà dagli ebrei. Il loro tempo è vicino. Ogni giorno apprenderemo di miracoli operati in loro favore in diverse regioni»[7]. Grazie a Menasseh Ben Israel, il progetto di creazione di una “civiltà giudeo-cristiana”, di cui Molcho fu il precursore, comincia a prendere piede a grandi passi. Parallelamente, nel 1641, ha inizio la Prima Rivoluzione inglese, guidata dal protestante puritano, settario e fanatico Olivier Cromwell (1599-1658). Questa rivoluzione ha termine nel 1649 con la condanna a morte del re Carlo I. Douglas Reed (1895-1976), ex gran reporter del giornale britannico «The Times», così riassume l’opera di Cromwell: «Cromwell fu uno dei primi, fra numerosi altri che, dalla sua epoca, si fanno chiamare cristiani del Vecchio Testamento, la cui retorica maschera la realtà dell’anticristianesimo, poiché non si può servire nello stesso tempo Dio e Mammona. Egli proibì la celebrazione del giorno di Natale, bruciò le chiese e assassinò i priori … Dallo studente inglese medio non viene ricordato che come colui che decapitò un re e portò gli ebrei in Inghilterra»[8]. In effetti, gli ebrei erano stati espulsi dall’Inghilterra nel 1290, e fu proprio Cromwell che li autorizzò a “ritornare”, e questo su richiesta di Menasseh Ben Israel (i due si incontrarono a Londra nel 1655) in una lettera che gli aveva inviato[9]. Menasseh usò essenzialmente argomenti religiosi per convincere Cromwell a far sì che gli ebrei si insediassero come comunità in Inghilterra (poiché in realtà gli ebrei non avevano mai veramente lasciato l’Inghilterra, ed avevano continuato a viverci come mercanti spagnoli). Nella sua lettera scrisse: «Secondo la mia opinione e quella di molti cristiani, il tempo della restaurazione della nostra nazione (la nazione ebraica) sulla nostra terra natìa (Eretz Israel), è oramai prossimo, ed io credo particolarmente che questa restaurazione non può aver luogo prima che si siano interamente compiute le parole del profeta Daniele, cap. 12, versetto 7, e che la dispersione del popolo santo (gli ebrei) in tutte le nazioni non sia effettiva»[10]. Ma la motivazione più evidente di Menasseh è di fare dell’Inghilterra un centro mediante il quale la comunità ebraica, già potente economicamente ad Amsterdam (importante piazza finanziaria dove mercanti e banchieri ebrei erano in una posizione preminente), potrebbe trarre profitto sul piano economico e politico. E Menasseh lo confessa apertamente, quando scrive nella sua lettera a Cromwell: «La mia terza motivazione è fondata sul profitto che questo commonwealth ne guadagnerà se saprà accoglierci». In realtà, questa frase va compresa nel senso inverso, cioè «il profitto che noi guadagneremo se questo commonwealth ci accoglierà», cosa che storicamente s’è avverata. È proprio come epilogo della continuità di questa alleanza giudeo-cristiana che i Britannici creeranno nel 1919 un Focolare Nazionale ebraico sulle rovine dell’Impero ottomano. Aggiungiamo che nel XVII secolo l’Inghilterra era un impero marittimo in ascesa e che Londra diverrà, dopo che Cromwell nel 1656 ebbe accettato la richiesta di Menasseh Ben Israel, il centro nevralgico del commercio e della finanza internazionale, dove i banchieri ebrei, come una delle branche della famiglia Rothschild, si istalleranno e accresceranno la loro fortuna in maniera fenomenale. Al tempo di Manasseh Ben Israel, Amsterdam, la città in cui viveva, era, con Firenze, uno dei principali centri finanziari dell’epoca. Ed è la città di Londra che presto soppianterà Amsterdam in questo campo, e ne diverrà la capitale mondiale. Alcuni decenni dopo che Cromwell ebbe autorizzato gli ebrei ad insediarsi ufficialmente in Inghilterra, nel 1689, il ricchissimo banchiere ebreo marrano Francisco Lopes Suasso (1657-1710), giuocò un ruolo importante nell’ascesa di Guglielmo III sul trono d’Inghilterra[11]. A tal proposito, Henry Méchoulan, storico delle comunità giudeo-ispano-portoghesi, ci informa che ricchi mercanti ebrei s’erano già insediati in Inghilterra prima ancora che Cromwell li autorizzasse. Egli scrive: «Ben prima dell’insediamento degli ebrei ufficialmente riconosciuto, dopo l’ambasciata di Menasseh Ben Israel presso Cromwell, dei criptogiudei s’erano insediati a Londra e commerciavano coi loro “correligionari” di Amsterdam. Documenti datati 1644 attestano che Michael Espinosa era in rapporti d’affari con due criptogiudei di questa città, uno dei quali era Antonio Fernandes Carvajal, il futuro fondatore della prima sinagoga di Londra»[12]. Nel XVIII secolo, un quarto della Compagnie delle Indie orientali dell’Impero britannico appartiene a membri della comunità ebraica[13]. È in questo periodo che si insedia a Londra il banchiere ebreo tedesco Nathan Mayer (1777-1836) della famiglia Rothschild. I Rothschild d’Inghilterra si arricchiranno incommensurabilmente e giuocheranno un ruolo determinante nella storia del sionismo e della creazione dello Stato ebraico. Così il barone Edmond de Rothschild comincerà ad acquistare nel 1882 delle terre nella Palestina ottomana, allo scopo di crearvi degli insediamenti permanenti. Questa potenza economica e finanziaria comunitaria, oramai solidamente impiantata nel cuore dell’impero britannico nascente, si andrà a coniugare col messianismo ebraico, cosa che avrà un forte impatto storico che si farà sentire a partire dal XIX secolo, coi governi di Lord Beaconsfield (Disraeli) tra il 1848 e il 1880, e la nascita ufficiale del movimento sionista internazionale nel 1897. Questi eventi principali della storia dell’Inghilterra del XVII secolo, nel XX secolo trasformeranno in maniera decisiva ‒ specialmente in occasione delle due guerre mondiali ‒ il rapporto di questo mondo anglo-sassone giudeo-protestante con l’Europa continentale, poiché la assorbirà e la integrerà in un complesso ideologico-politico detto giudeo-cristiano, che viene assimilato all’Occidente, specialmente tramite l’Unione europea e la NATO, il suo pendant geostrategico e braccio armato degli Stati Uniti. Questo Occidente ha oramai il volto del mondo anglo-sassone giudeo-protestante, la famosa civiltà giudeo-cristiana organicamente e storicamente legata a Israele, e che oggi viene contrapposta al mondo arabo-musulmano allo scopo di compiere, attraverso una terza guerra mondiale, i disegni messianici ebraici. Questa è la ragion d’essere, la finalità escatologica, del giudeo-cristianesimo, la guerra essendo innanzitutto ideologica prima ancora d’essere in fine materiale. Di Jean Terrien, Rivarol - Francia Aux origines secrètes du judéo-christianisme, «Rivarol», n. 3251, 29 septembre 2016, p. 7 - https://archive.org/details/jean-terrien-aux-origines-secretes-du-judeo-christianisme-2016 NOTE [1] Cit. in Youssef Hindi, Occident et Islam. Tome I: Sources et genèse messianiques du sionisme, de l’Europe medieval au Choc des civilisations, chap. 1, Ed. Sigest, 2015. [2] Ivi. [3] Ivi. [4] Il nome più celebre di questa Cabala cristiana è l’italiano Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), seguito da Johannes Reuchlin (1455-1522) e da altri. [5] Youssef Hindi, op. cit. [6] Ivi. [7] Ivi. [8] Douglas Reed, La controverse de Sion, 1978 (Ed. KontreKulture, 2012, p. 155). [9] Lettera disponibile integralmente sul sito: cf.uba.uva.nl. [10] Cit. in Youssef Hindi, op. cit. [11] Ivi. [12] Ivi. [13] Ivi.Traduzione: https://www.andreacarancini.it/2025/10/jean-terrien-le-origini-occulte-del-giudeo-cristianesimo/
TizianoS 5 dicembre 2025
Nel II secolo ci fu un vescovo di nome Marcione (Sinope, 85 circa–Roma, 160 circa) secondo il quale esistevano due divinità: il Dio degli Ebrei, iroso e vendicativo, autore della Legge e dell'Antico Testamento, e il Dio Padre di Gesù Cristo, Dio di amore e di consolazione, che aveva mandato il proprio figlio per salvare gli uomini; solo il secondo era il vero dio da adorare e che portava la salvezza. Cristo rivelò il vero Dio e fu crocifisso dai seguaci del dio dell'Antico Testamento.
Per sostenere le proprie dottrine, Marcione raccolse il primo canone cristiano di cui si ha notizia, che comprendeva dieci lettere di Paolo e un vangelo (probabilmente il Vangelo secondo Luca epurato di alcune parti), detto Vangelo di Marcione; allo stesso tempo rigettava interamente la Bibbia ebraica (Antico Testamento) considerandola ispirata dal Demiurgo, un dio inferiore, e rigettava gli altri tre vangeli, le lettere di Giovanni, Pietro, Giacomo, Giuda e l'Apocalisse di Giovanni.
(da Wikipedia).
Ci saranno ancora seguaci di Marcione al giorno d'oggi?
Arthur 5 dicembre 2025
Spesso rifletto sulla questione da te esposta.
Ad ogni modo, credo che il Dio dell'antico Testamento non esista affatto.
Un Dio irascibile, geloso, vendicativo, sanguinario... diciamolo francamente: verrebbe da pensare che qualcuno (gente un filino psicopatica) abbia creato un Dio a propria immagine.
Questo non significa che nell'Antico Testamento non ci siano germi di verità, anzi, sono convinto che ci siano, ma occorre molta cautela e saggezza spirituale per decifrarli.
E credo che Gesù sia stato eliminato proprio perché la sua predicazione fu una vera e propria operazione di smantellamento di un mare di idiozie.
Ma la Provvidenza ha agito e operato in maniera imperscrutabile.
E così sarà anche in futuro, con buona pace di chi non sopporta Gesù Cristo.
TizianoS 5 dicembre 2025
Grazie, condivido il tuo pensiero. Del resto, Gesù stesso disse che al suo ritorno alla fine dei tempi, non avrebbe trovato più fede sulla terra.
PietroGE 6 dicembre 2025
Bisogna distinguere il Dio ebraico come risulta dagli atti e come viene descritto dal popolo ebraico. Il Dio ebraico è quello della Legge morale, come risulta anche dal racconto della Genesi, un Dio che aveva scelto il popolo che praticava il monoteismo in un mare di deità antropomorfe. Il Dio 'degli eserciti' è frutto della narrazione ebraica, che verrà riformata, insieme alla Legge, dal Cristo. Il 'Dio del popolo ebraico', che aveva poco senso perché allora uno si può chiedere come è possibile che esistano popoli non eletti da Dio, diventa così, come dovrebbe essere, il Dio di tutti. C'è una evoluzione dl concetto di Dio dal Vecchio al Nuovo Testamento. Dio Padre è sempre lo stesso.
TizianoS 6 dicembre 2025
Per Marcione il Dio del Vecchio Testamento non è il Dio del Nuovo Testamento, come per i musulmani il loro Allah non è quello dei giudei né quello dei cristiani.
oriundo2006 6 dicembre 2025
No. E' 'clemente e misericordioso', dunque post-cristiano ma è anche imperscrutabile ed assoluto nei suoi disegni, anche 'violenti', retaggio ebraico: è discendente diretto anche lui del 'dio' di Abramo, deviazioni comprese.
Anche nell' Islam è 'padre' come nel cristianesimo, in quanto 'origine prima' del mondo umano ad esclusione di ogni altra 'entità', che viene bandita proprio perciò, per questo fatto 'archetipico' primo 'unico' dell' 'origine' del mondo umano.
L' Islam in definitiva è solo questo dogma, depurato dalle follie della sharià.
Per tutti questi monoteismi vige 'a discesa' una conseguenza altrettanto fondamentale e potentissima: l'obbligo a farne la 'volontà'.
Questo è l'ulteriore elemento comune, tremendo: non c'è nulla di propriamente occulto nel giudeo-cristianesimo o negli altri monoteismi.
Tutti si basano sull'elemento archetipico e da questo tutti ne fanno discendere la conclusione pratica, volitiva. Assoluta.
Quale 'volontà' in realtà ? E con che mezzo ? E sopratutto, a che prezzo ? Ed a che scopo ?
Nessuno lo sa di preciso in anticipo, ma tutti traggono conferma del loro credo dalla loro sussistenza attuale, ivi compresa la loro falsa 'buona coscienza': del resto è 'dio degli eserciti', dunque della sua vittoria sulle vittime sconfitte a farlo capire poi.
La storia dei rispettivi seguaci dimostra abbondantemente che tutto è lecito proprio per questa connessione.
Nessuno pare avvedersi che dietro a questa 'volontà', celata ad essa ma che traspare a chi voglia vederla, 'occhieggia' il demiurgo maligno del nostro mondo.
A fin di 'bene', secondo certuni, in quanto realizzerebbe comunque il disegno divino 'assoluto', a prescindere secondo altri, più prudentemente...
Del resto, proprio l'articolo conferma che riammessi i giudei, l' Inghilterra trionfò su tutti: Rule Britannia. Stare dalla parte 'giusta' premia, anche attraverso un forma particolare di Quabbalah pratica, dovuta a circoli elisabettiani, cosa non rimarcata come si deve: fu proprio l' unione esoterica col mondo giudaico attraverso questo elemento che sancì la fortuna della Corona Inglese. Anche oggi. Anche attraverso gli impostori della casata attuale. Anche se costoro grondano del sangue della povera Ucraina ( tra l'altro ).
Sappiate che il citato nell'articolo Avraham Abulafia lottò strenuamente contro le deviazioni 'pratiche' della Q, imponendo ai suoi seguaci di compiere solo quella 'estatica' come forma unica e dovuta di connessione col Divino che 'abita' dentro di noi: era l' hitbodedut' a favorirla e le pratiche di 'mitzvot' a permetterla. E basta. non altro. Non di più e non di differente.
Mosè Cordovero però la pensò diversamente...e molto male le derivò a tutti noi.
TizianoS 6 dicembre 2025
Grazie per il dotto intervento. Io ho una cultura relativa e a me piace pensare alla dottrina di Marcione come la migliore. Su Allah in effetti ho scritto senza conoscere bene il Corano.
oriundo2006 6 dicembre 2025
Per capirlo sopratutto a partire dal cristianesimo e capirne bene l'ossatura dogmatica, basta in fondo leggersi la II Sura e poche altre.
Nessuno però ha messo in chiaro un fatto di straordinaria importanza, cioè come Muhammad riprenda temi 'politeisti' ( sempre nella II Sura si adombra la reincarnazione ) e li sviluppi in modo 'creativo' per un 'pubblico' pagano come era prevalentemente la penisola araba ai suoi tempi. Qui si potrebbe dire che il dogma dell' 'unità' divina ( che insieme all' 'unicità' è il credo fondamentale dei musulmani ) si ponga proprio in connessione con l' odiatissimo politeismo che, per chi ignorante non sia, politeista in senso proprio non era affatto: esisteva un 'pantheon' nel quale una divinità somma, 'padre' di tutto e tutti reggeva il Mondo ma non lo governava. Era 'Deus Otiosus' come dicevano alcuni ? Semplicemente era l' ordinatore del Cosmo in qualità di Principio Primo la cui 'essenza' non era 'coinvolta' nelle vicende a cui aveva dato luogo. Agiva 'attraverso' suoi mandatari, sia umani, sia 'divini' sia attraverso le 'potenze' cosmologiche. E dunque era all' origine della 'profezia'.
Come volevasi dimostrare: il cerchio si chiude.
( so di attirarmi critiche...)