Le origini (molto) antiche della guerra giusta e le sue lezioni per il presente

Le origini (molto) antiche della guerra giusta e le sue lezioni per il presente

Di Rory Cox, e-ir.info

Molto è stato scritto sugli innumerevoli modi in cui la guerra è orribile e violenta. Nelle parole del veterano della Seconda Guerra Mondiale Eugene B. Sledge, “la guerra è brutale, ingloriosa e un terribile spreco” (With the Old Breed). Alla luce di ciò, forse la cosa davvero sorprendente della guerra non è che sia brutale o dispendiosa, ma che siano stati fatti tentativi di regolare o limitare la sua natura intrinsecamente violenta. Quanto indietro nel tempo, e in quale parte del mondo, dobbiamo cercare le origini di queste difficili considerazioni etiche? La risposta potrebbe essere sorprendente. Come dimostro in Origins of the Just War: Military Ethics and Culture in the Ancient Near East (Princeton University Press, 2023), un sofisticato pensiero etico sulla guerra era emerso già più di 5.000 anni fa, durante gli ultimi secoli del quarto millennio Avanti Cristo. Forse ancora più sorprendente è il fatto che le antiche dottrine della guerra giusta possano essere di ammonimento alle moderne relazioni internazionali e alla teoria della guerra giusta.

Molte comunità politiche, nel tempo e nello spazio, hanno cercato di distinguere moralmente e giuridicamente tra “guerre buone” e “guerre cattive”, o guerre “giuste” e “ingiuste”. Ciononostante, nel corso della storia le guerre hanno spesso tradito i principi morali e legali che le società si erano create. I cosiddetti requisiti dello ius ad bellum - cioè il diritto o la giustizia di entrare in guerra - sembrano suscettibili di interessi nazionali soggettivi piuttosto che di standard oggettivi di giustizia. Nel frattempo, i principi dello ius in bello - le norme che regolano la corretta condotta della guerra - sembrano ancora più fragili. Le aspettative di immunità per i non combattenti, le protezioni per i prigionieri di guerra, la proporzionalità della violenza: tutte sono state deluse nella pratica. La guerra in Ucraina è solo l'ultimo promemoria del fatto che gli standard legali o etici che limitano la dichiarazione e la condotta della guerra sono tutt'altro che garantiti.

La tradizionale narrazione eurocentrica e cristiana sullo sviluppo della tradizione della guerra giusta non racconta l'intera storia. Infatti, le prime riflessioni etiche sulla guerra erano emerse nel Vicino Oriente antico circa 5.000 anni fa. Erano iniziate in Egitto e, nei 3.000 anni successivi, si erano sviluppate anche nei regni dell'antica Mesopotamia, dell'Anatolia e del Levante. In altre parole, la guerra giusta precede di oltre tre millenni Sant'Agostino d'Ippona (morto nel 430), il suo cosiddetto “padre”. Il pensiero della guerra giusta era emerso anche in Cina a partire dal VI secolo a.C. nelle opere confuciane, mohiste, taoiste e legaliste; e in India, più o meno nello stesso periodo, nelle grandi epopee sanscrite del Rāmāyana e del Mahābhārata.

A partire almeno dal 3100 a.C., l'ideologia regale egizia prevedeva l'autorità divina del faraone di dichiarare una guerra. La difesa di Ma'at (ordine, giustizia, rettitudine) contro il potere distruttivo di Isfet (caos, ingiustizia, malvagità) era al centro del pensiero egiziano sulla guerra giusta. Cause giuste come l'autodifesa e la difesa degli alleati, così come la giustizia punitiva e vendicativa, ricorrono frequentemente nelle fonti egizie tra il 3000 e il 1000 Avanti Cristo. Tuttavia, il disprezzo dell'Egitto per lo “straniero malvagio” forniva allo Stato una giustificazione incontestabile per intraprendere una guerra contro la “barbarie” esterna, cosicché tutte le guerre dell'Egitto (difensive e offensive) erano guerre giuste.

A partire dal 1650 a.C. circa, gli Ittiti - una civiltà anatolica che occupava gran parte dell'odierna Turchia – avevano sviluppato una sofisticata gamma di considerazioni sulla giustezza o meno di una guerra. Gli Ittiti erano sensibili all'idea che le guerre giuste dovessero avere cause giuste come l'autodifesa, la difesa degli alleati, la restituzione dei beni o la vendetta per ferite divine e terrene (in particolare per le violazioni dei trattati). In particolare, gli Ittiti aveva no fatto un salto concettuale nel pensiero della guerra giusta, riconoscendo che essi stessi potevano commettere errori ed impegnarsi in guerre ingiuste. Questo testimonia il primo serio impegno con la giustizia internazionale come qualcosa di oggettivo piuttosto che del tutto relativo e di parte, orientato all'interesse della nazione di origine.

Al contrario, gli antichi concetti israeliti di guerra giusta rispecchiavano l'approccio egiziano e rimanevano fortemente sciovinisti e assolutisti. Il pensiero israelita percepiva tutti i popoli non-Yahweh e non-israeliti come inferiori, distruttivi e ingiusti. Tuttavia, come ad Hatti, gli israeliti riconoscevano la propria capacità di peccare. Man mano che la storia di Israele, Samaria e Giuda si dipana nella Tanakh (Bibbia ebraica), questi peccati diventano sempre più evidenti, portando infine alla distruzione dei regni israeliti e all'umiliazione dei loro popoli.

Forse la conseguenza più importante di queste tradizioni di ius ad bellum, complesse ma cariche di religiosità e ideologia, era stata che le norme di ius in bello erano state a malapena concepite. Con le guerre giuste concepite a livello cosmico, non dovrebbe sorprendere che ci fosse una totale mancanza di interesse nell'offrire al nemico qualsiasi protezione. In quanto lotta assolutistica tra il bene e il male, solo il completo annientamento del nemico sarebbe stato considerato sufficiente.

In tutto il Vicino Oriente antico non c'era distinzione tra combattenti e non combattenti, non c'erano di fatto divieti sulle armi o sulle tattiche, l'esecuzione sommaria sul campo di battaglia o al di fuori di esso era possibile e la schiavitù di massa era probabile. Donne e bambini non godevano di alcuna immunità e venivano spesso presi di mira come prigionieri appetibili. I cadaveri nemici venivano abitualmente mutilati, in quanto mani, orecchie, piedi o falli potevano essere raccolti per documentare il numero di morti nemici e ricompensare di conseguenza i soldati. Tutti i beni nemici, mobili e immobili, erano considerati un obiettivo legittimo e il saccheggio era una componente importante della guerra.

Esistevano solo le più deboli tracce di norme in bello. Queste includevano un accordo generale, ma non universale, sul fatto che la guerra dovesse essere dichiarata correttamente. Agli inviati diplomatici venivano spesso concessi salvacondotti in tempo di pace, anche se questi potevano essere disattesi in tempo di conflitto. In sintesi, non esisteva un'antica tradizione di ius in bello.

Eppure la moderazione militare era effettivamente praticata. Non era motivata dall'etica, ma dal pragmatismo militare e politico. Non tutti i nemici potevano essere annientati, non tutti gli individui ridotti in schiavitù e non tutti i governanti nemici potevano essere rovesciati. Spesso era più pratico e redditizio non intervenire. È quindi affascinante notare come la condotta di guerra dell'antico Vicino Oriente fosse spesso meno brutale di quanto lo consentissero le antiche dottrine della guerra giusta.

Perché qualcuno impegnato nello studio delle relazioni internazionali contemporanee dovrebbe interessarsi a tutto questo? Innanzitutto, perché il pensiero della guerra giusta più tardo - comprese le tradizioni greco-romana, giudeo-cristiana e islamica - sembra affondare le sue radici in queste antiche dottrine del Vicino Oriente, creando un complesso lignaggio intellettuale che si estende fino alla moderna teoria della guerra giusta e al diritto internazionale.

In secondo luogo, perché gli aspetti assolutistici e sciovinistici del pensiero della guerra giusta sono evidenti, in modo preoccupante, nella teoria e nella politica internazionale del XXI secolo. Le antiche dottrine dello ius ad bellum erano così sicure e inflessibili nelle loro pretese di autorità e giustizia che, semplicemente, annullavano le considerazioni in bello e non concepivano nemmeno i doveri post bellum. Possiamo osservare le stesse tendenze nei conflitti moderni. Quando gli Stati o i gruppi militarizzati sono convinti della propria superiorità morale e della propria giustificazione, è più probabile che le restrizioni umanitarie vengano ignorate. I recenti attacchi di Hamas contro i civili israeliani e l'operazione “Iron Swords” di Israele a Gaza sono probabilmente solo gli esempi più recenti di questa tendenza.

La cosiddetta “convenzione di guerra” protegge l'uguaglianza giuridica tra combattenti e non combattenti, indipendentemente dal fatto che si ritenga di combattere una guerra giusta o ingiusta. Negli ultimi due decenni, la teoria “revisionista” della guerra giusta ha posto l'accento sulla colpevolezza individuale in guerra, lanciando una sfida teoricamente sofisticata alla Convenzione di guerra. Basandosi sulla convinzione che la moralità sia fissa e scopribile, questi studiosi hanno sottovalutato i pericoli reali della loro critica. Creando identità polarizzate di combattenti e non combattenti giusti/morali contro ingiusti/immorali, i revisionisti non hanno considerato seriamente i modi in cui le identità moralizzate possono influenzare il modo in cui gli individui vengono trattati durante i periodi di violenza, sia come combattenti, non combattenti o prigionieri di guerra.

Insistere sul fatto che la guerra è un'arena in cui si possono applicare verità morali universali ricorda in modo preoccupante l'etica della guerra del Vicino Oriente antico. Le interpretazioni assolutistiche dell'ineguaglianza morale e giuridica hanno ostacolato lo sviluppo di norme in bello significative e minacciano di ostacolarne l'applicazione nei conflitti moderni. I paralleli moderni più vicini all'antica dottrina della guerra giusta si trovano quindi negli insegnamenti religiosi estremisti, da un lato, e nella letteratura revisionista sulla guerra giusta, dall'altro. Pur essendo ovviamente molto diversi per tono e finalità, entrambi gli approcci cercano di fondare la guerra su verità morali oggettive. Il risultato è che le norme in bello, faticosamente conquistate, vengono sempre più erose.

Le antiche tradizioni di guerra giusta dimostrano come i giudizi assoluti in materia di moralità o giustizia possano intensificare la brutalità della guerra - certamente nella sua concettualizzazione e potenzialmente nel suo perseguimento. Oggi faremmo bene ad evitare lo stesso errato assolutismo morale.

Di Rory Cox, e-ir.info

02.11.2023

Rory Cox è docente senior di Storia presso l'Università di St Andrews (Regno Unito) e ha pubblicato ampiamente sull'etica militare, la condotta militare, la tortura e il terrorismo. È un Associate Fellow del Centro Handa per lo Studio del Terrorismo e della Violenza Politica e Vicepresidente della sezione Etica Internazionale dell'International Studies Association. È autore di Origins of the Just War: Military Ethics and Culture in the Ancient Near East (Princeton University Press, 2023).

--

Fonte:

https://www.e-ir.info/2023/11/02/on-the-very-ancient-origins-of-just-war-and-its-lessons-for-today/

Traduzione di Costantino Ceoldo

Commenti (57)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 57 caricati
    1. GioCo 10 novembre 2023

      Non esiste alcuna "guerra giusta" e nemmeno "necessaria". Esiste a volte la costrizione, di solito esercitata da un cretino verso un simile, perché se la guerra fosse limitata a chi vuole farla, avremo al massimo ring dove si picchiano ferocemente pochi e precisi individui per puro capriccio individuale e tra loro prevarrebbe il più idiota nell'indifferenza generale, perché per tutti apparirebbero miserabili per come sono. Purtroppo il potere di seduzione è per alcuni il fattore chiave per convincere altri a fare per loro il Male e chiamarlo bene. Non è diverso che negli spettacoli degli ipnotisti o di certi film, si fa il Male per godere di un esercizio di potere sulla volontà altrui, solo che se il fine è il puro spettacolo, non muore nessuno. Finché non saremo consapevoli d'essere manipolabili e che il cuore è conteso spiritualmente da praticamente ogni parassitismo concepibile a causa della nostra fragilità e ignoranza, rimarremo vittime (per lo più incoscienti) di questi abusi.

    2. Nonso 10 novembre 2023

      E' il fattore seduzione, satanico

    3. absitiniuriaverbis 10 novembre 2023

      Mi ricordi che la guerra è combattuta tra persone che non si conoscono in nome di persone che si conoscono direttamente.

    1. BrunoWald 10 novembre 2023

      Assurdo introdurre un concetto astratto di natura etica, come la giustizia, in un ambito brutalmente pragmatico come la guerra, in cui si prevale o si muore: ergo è necessario prevalere con ogni mezzo.

      Non esistono guerre giuste, e nemmeno "guerre di aggressione". La guerra è per definizione un atto di aggressione, la cui legittimità viene implicitamente riconosciuta nel concetto stesso di sovranità: lo stato ha il monopolio della forza, e infatti ne fa uso, da sempre.

      Se non ci fossero gli stati ci ammazzaremmo tra piccole comunità, o tra individui all'interno di queste, magari in modo regolamentato e con conseguenze meno distruttive: e dev'essere andata proprio così, per decine di millenni.

      Le chiacchiere su giustizia e aggressioni servono solo a giustificare a posteriori i misfatti del vincitore, e ad infierire sui vinti. Altra cosa furono i codici cavallereschi accettati all'interno di certe culture aristocratiche, e applicati esclusivamente ai propri pari.

      C'è comunque una differenza abissale tra affrontare un nemico e bombardare popolazioni indifese, come è costume di alcuni in particolare, nel passato e nel presente.

    2. CptHook 11 novembre 2023

      Grazie di avermi risparmiato la fatica di esprimere il mio pensiero dalla tastiera stitica del telefono.
      A mio parere, sia l'articolo che buona parte dei commenti letti sin qui sono, ad esser buoni, scriversi e/o parlarsi addosso.
      La Natura, mi ripeto come il vecchio rimbambito che ormai sono, premia la sopravvivenza del più adatto a sopravvivere; la Natura non è etica, l'Etica è una fregnaccia, per chi non se la può permettere.
      Le guerre sono sempre state fatte per rapinare qualcosa o per difendersi dai rapinatori, per cui potremmo dire che è ingiusta la guerra di aggressione e giusta quella di difesa.
      (A volte però le guerre non sono alla luce del sole e allora abbiamo la crisi di Cuba oppure, ancor peggio, l'attuale SMO.
      È come la necessità di operare un tumore per impedirne la diffusione, ma non voglio espandere questo tema).
      Voglio solo dire che, se ritengo di essere stato aggredito, senza altra provocazione da parte mia se non, eventualmente, il possesso di qualcosa che il mio aggressore desidera per sé, tutte le discussioni sullo "jus" (ad bellum e/o in bello) non hanno alcun senso.
      Se, extrema ratio, vengo obbligato a difendermi, la cosa deve risolversi nella maniera più rapida ed efficace possibile e a quel punto, per me non esistono convenzioni o regole cavalleresche, esiste solo il mors tua (nel peggiore dei modi), vita mea...
      Per dirla "alla Sbrega" (che non è quella santa che lo sopporta), tutto il resto è soia (no, non ho detto troia...)

    3. sbregaverse 11 novembre 2023

      Ah ho capito ti ricolleghi al MENDACIO del di legno cavallo d'Ilion.
      ( non proprio omerico ma piuttosto maroniano)

    1. PietroGE 10 novembre 2023

      L'uso di categorie morali in guerra serve principalmente a giustificare i crimini compiuti, è quindi un uso strumentale. In Europa è stato riportato in auge con la storia del 'male assoluto' per due ragioni la prima è stata per 'nascondere sotto il tappeto' gli orrendi crimini di guerra degli alleati (Dresden, Hiroshima ecc. ecc.) e la seconda perché tra i perseguitati c'erano i cosiddetti 'eletti da Dio'. Vista dall'altra parte la demonizzazione del nazismo è servita a far dimenticare i crimini del comunismo e i milioni di morti che anche oggi non hanno un monumento alla memoria. Nella Bibbia è chiarissimo il concetto di popolo di Dio e di 'guerra giusta' in quanto approvata e riconosciuta come tale dalla divinità e non era solo una guerra per la supremazia ma una guerra di sterminio. Amalek insegna.

    2. sbregaverse 10 novembre 2023

      In amore ed in guerra tutto è lecito.
      ( nessuna regola)

    3. Nonso 10 novembre 2023

      Questo modo di dire non mi ha mai convinto.

      Le REGOLE saltano in guerra (lo vediamo)
      Le REMORE sono regole che solo l'amore conosce (lo sappiamo)

    4. Astronauta 10 novembre 2023

      In questo momento c e il buio pesto su cosa significa amore.
      Pertanto nemmeno la guerra sembra molto chiara.

    5. Nonso 10 novembre 2023

      O.o

      E chi ha spento la luce, astron?

    6. Astronauta 10 novembre 2023

      Indovina?

    7. sbregaverse 10 novembre 2023

      More more more.
      Di più di più more.
      More solito: le preferisco alle altre.
      (non è la frutta l'argomento)

    8. Nonso 10 novembre 2023

      Il tuo frutto preferito è (lo sappiamo) anche il mio

    9. Nonso 10 novembre 2023

      Scusami, ma brancolo nel pesto, cioè volevo dire nel buio... Dimmi pure

    10. Astronauta 10 novembre 2023

      Figurati,io broccolo nel pest…
      che te devo ddi?

    11. Nonso 10 novembre 2023

      E brav Astron, finalmente cedi anche tu alla ridi-coli-zzazione di ogni certezza e nel cosmo-nauti felice e curioso, nell'infinito ti perdi, e nel finito ti spegni.
      Dai che ce la puoi fare!!! Tifoperte

    12. Astronauta 10 novembre 2023

      Il tuo arrivoha aperto una brezza nel forum. Prosegui e avanza per sgomberare militarizzazioni varie. Tiavverto che ce ne vuole per farlo.🤗

    13. Nonso 10 novembre 2023

      Il mio arrivo ha aperto il culo a molti, in effetti

    14. Astronauta 10 novembre 2023

      Beh dai….hai la funzionedi lassativo.

    15. Nonso 10 novembre 2023

      Per chi è stitico sono una mannaia dal cielo

    1. sbregaverse 10 novembre 2023

      Certo è che i poemi omerici stanno a stigmatizzare che il nemico lo si vince più che con la forza col MENDACIO.

    2. Astronauta 10 novembre 2023

      LIliade ci racconta della guerra di Troia in cui gli dei,in forma fisica, insegnavano agli uomini come combatterla. Ogni eroe aveva un dio che lo sosteneva. Piu tardi le guerre ebraiche, fatte a nome deldio degli eserciti, avevano come protezione l arca, non il dio stesso.Per vincere era necessaria l arca.Un altro aiuto non c era. Ovvio che la menzogna serve per confondere,come ora,quando non combattono ma sterminano, massacrano, senza un dio, senza l arca. Nonso se rimpiangere piu i morti palestinesi o i vivi sionisti che non avranno vittoria e nemmeno piu pace.

    3. sbregaverse 10 novembre 2023

      SE si capisse che l'unica maniera per vincere in guerra è non farla.
      Ma per capirlo serve il CUORE.

    4. Astronauta 10 novembre 2023

      Considerato che Ishtar era la dea dell amore e della guerra, anche Artemide poi, che era sempre Ishtar e pure Venere che aveva sposato Marte e Eros era il figlio…capiamo che amore e guerra sono in connubio.
      Si fa la guerra perche’ si ama?
      Ci si ama per far la guerra?
      Dilemma..

    5. Nonso 10 novembre 2023

      Si ama la guerra e si combatte l'amore, a questo mondo.

      E poi, non finisce mica tutto con la nascita di eros :)

      Sbavare per uno sterminio o disprezzare una cooperazione, non sono comportamenti all'altezza di queste riflessioni.

    6. Astronauta 10 novembre 2023

      Sinceramente non avrei mai pensato che anche tu generalizzassi cosi tanto.
      Il mondo e’ grande, ma c e qualcuno che ce lo fa sembrar piccolo.
      Il mondonon e’ lUcraina o i sionisti.
      Di questo mondo conosciamo ben poco.Ma qui nessuno lo ammetten;( per sembrare di saper tutto).

    7. sbregaverse 10 novembre 2023

      Amore
      Alfa privativo mors.
      AMORE NON E' MORTE.
      (invece lo è)
      Cfr.Citipati

    8. Nonso 10 novembre 2023

      Io nonso un bel niente, mi spiace per te, sinceramente.

    9. Astronauta 10 novembre 2023

      Io so di non sapere nulla…(cit…) sinceramente

    10. Astronauta 10 novembre 2023

      Bravo lo hai capito.
      E nel matrimonio e’ “una camera a gas”. Se non lo si imprigiona non e’ morte, ma solo eros…Thanatos puo attendere..

    11. Nonso 10 novembre 2023

      Io non so niente, invece, sine cera. Quando vuoi ne parliamo

    12. Nonso 10 novembre 2023

      Ora basta. Esiste il treno, cioè il trino, cioè il treno.

    13. CptHook 11 novembre 2023

      Altro applauso per te...

    14. CptHook 11 novembre 2023

      Sei in buona compagnia, lo ha detto Sun Tzu prima di te...

    15. sbregaverse 11 novembre 2023

      Nihil novi .
      Caro frate amanuense traduttor de' traduttori :
      tu non laudi sbrega ma la di lui cultua.

    16. CptHook 12 novembre 2023

      traduttor de' traduttori,

      "Maestro, il senso lor m'è duro..."

      perché di uno si disse una volta "buon traduttor de' traduttor d'Omero", e non certo perché gli volesse bene...
      ... e anche "amanuense", detto da te, si presta a duplice interpretazione...

    17. sbregaverse 12 novembre 2023

      Niente da eccepire alla tua di cultura, sei un frate BIRBANTE quasi quanto me.
      ( si sfiora di fioretto non di sciabola)

    1. IlContadino 10 novembre 2023

      Secondo me, un tempo, a dare un'occhiata a ciò che è pervenuto dall'antichità, erano impegnati in questioni ben più elevate della guerra.
      La guerra manco sapevano cosa fosse.
      "Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato."
      Vedi te se mi tocca citare un romanzo!

    2. sbregaverse 10 novembre 2023

      In guerra , così nella vita, l'unica cosa che conta veramente, caro Conta: è vincere.*
      Vedi te se mi tocca citare Trapattoni.
      *Il come è inutile dettaglio.

    3. Astronauta 10 novembre 2023

      Nelle ultime guerre nessuno ha vinto.
      Per questo la guerra nel mondo e’perpetua.
      Le guerre attuali sono botte da orbi con tantodi armamenti sofisticati concui uno stato si arrichisce.
      Nemmeno la IIgme’finita.La pessima idea di riciclare i nazisti in Usa la dice lunga sulla volonta di sconfiggere il nemico e di vincere.

    4. Arian Van Heisen 10 novembre 2023

      Un altro che non sa nulla ed fa parlare i Morti..!

      Non vi è stato nessun riciclo, ma solo scopiazzature mal riuscite del Modello Nazional Socialista

      I Nazional Socialisti sono stati processati condannati suicidati o spariti questo è successo, tipo Ribentropp

      La sua ultima dichiarazione al processo lo testimonia: «L’unica cosa della quale mi considero colpevole, davanti al mio popolo e non davanti a questo Tribunale, è di non essere riuscito nei miei scopi politici».

    5. BrunoWald 10 novembre 2023

      «L’unica cosa della quale mi considero colpevole, davanti al mio popolo e non davanti a questo Tribunale, è di non essere riuscito nei miei scopi politici».

      Parole di una sobrietà e sincerità tali da offrire un contrasto impressionante col nonsense cui siamo abituati di questi tempi, e non solo da parte dei politici.

    6. Cleon XIII 10 novembre 2023

      Visto che siamo in tema di citazioni, ve ne sparo una che non a tutti piacerà:

      "Mi maledirete per ogni ebreo che NON sono riuscito ad eliminare"

      indovinate chi l'ha detto?

    7. Nonso 10 novembre 2023

      Nonso, Hamas, Maometto, un civile Palestinese... aiutino?

    8. Arian Van Heisen 10 novembre 2023

      Eh si caro Bruno..!
      quello che non sopporto è vedere che tutti scoppiazzano in malo molo modo il Modello Dritte Reich ed il suo Nazional Socialismo applicato, poi gli stessi lo indicano come il male assoluto, vedi gli stessi Russi oggi, che si comportano con l' Ucraina per il Donbass come il Dritte Reich con Danzica e la Prussia Orientale

    9. Arian Van Heisen 10 novembre 2023

      Non ho idea, chi è stato ?
      comunque il Fuhrer ce l' aveva con le Famiglie Ebree controllori del Denaro non con gli Ebrei in senso generico

    10. Stefano Boraso 10 novembre 2023

      https://ilsimplicissimus2.com/2023/11/10/israele-si-avvia-alla-sconfitta/

    11. Astronauta 10 novembre 2023

      Oggi dei manifestanti sono andati a casa di bibi e gli hanno devastato il giardino.
      Se arrivano tanto vicino a casa di bibi, bibi e’fuggito dacasa.

    12. CptHook 11 novembre 2023

      Caro Sbrega, in poche parole hai espresso quello che in tutto l'articolo l'autore non ha capito...

    13. emilia 11 novembre 2023

      Allora, perche' non ha mandato un agente dei suoi Servizi a uccidere qualcuno dei Rotschild ecc. e invece ha mandato ad Auschwitz ecc. tanti Ebrei generici?

    14. Cleon XIII 11 novembre 2023

      Acqua. Portava i baffi, ma non era turco.

    15. Cleon XIII 11 novembre 2023

      La questione dell'antiebraismo nel Terzo Reich è complicata e assurdamente confusa in quanto la verità storica è stata coperta da una quantità tale di menzogne stratificate che oggi è impossibile financo avvicinarsi a qualcosa di simile non dico alla verità, ma alla verosimiglianza. Inoltre indagare sulla questione con gli strumenti della storiografia scientifica in molte nazioni è vietato per legge.
      Quel che resta, dopo tante giornate della memoria, è che Hitler era un pazzo che perseguitava e uccideva gli ebrei... Eccetto i 140mila soldati ebrei arruolati nella Wehrmacht, eccetto i familiari per parte di madre di Reinhard Heydrich (capo delle SS), eccetto le posizioni pubbliche di Hermann Göring (numero due del Regime) ecc ecc ecc.Ci sono molte contraddizioni nella narrazione dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Io non c'ero e non so nulla, non sono nemmeno uno storico, ma non mi si può fare bere una favola horror per bambini piena di buchi e cortocircuiti logici.

    16. Nonso 11 novembre 2023

      Giuseppe Garibaldi, Verdi, Vessicchio, Grillo

    17. Arian Van Heisen 13 novembre 2023

      Nei campi di concentramento per avviamento al lavoro ci andavano tutti coloro che non collaboravano o i sovversivi non bisogna dimenticare che si era in tempi di guerra con leggi di emergenza.
      Das Dritte Reich la guerra la ha subita si è dovuta difendere dagli anglo usa franco giudei

    18. Arian Van Heisen 13 novembre 2023

      Reinhard Heydrich non era capo delle SS essendo Ebreo non poteva diventarlo fu messo da Himmler al controllo di Praga

    19. Cleon XIII 13 novembre 2023

      Vero, nella sintesi ho toppato. Mi correggo, il capo delle SS era Heinrich Himmler, Heydrich era il capo del RSHA, organo che comprendeva l'SD, la Gestapo e le Einsatzgruppen. Durante la guerra fu promosso govenatore di Croazia e Boemia.
      Riguardo l'altra questione si scoprì dopo la morte che aveva dei quarti nell'ascendenza.

Visualizzati 57 di 57 commenti approvati.