Le oligarchie multipolari non ci salveranno

La Contro-Egemonia dell'Avvenire: Resistenza Culturale all'Erosione del Capitale.

Le oligarchie multipolari non ci salveranno

Di Adam Bark

In un mondo dove l’esistenza stessa è rivendicata come bottino dall’ anonimo Idolo del Mercato, si compie il passaggio a un sistema di controllo che non necessita più della forza coercitiva come deterrente alla disobbedienza. La vuota società del consumo raffigura il perfetto matrimonio tra l’interesse del capitale finanziario e le caratteristiche disgreganti dell’attuale ideologia (post)-liberale. La tirannia finanziaria si avvale di una giustificazione ideologica ad hoc per abbattere ogni barriera che si frappone al proprio dominio assoluto.

Uscita vittoriosa dal sanguinoso XX secolo, l’ideologia liberale rivendica il diritto di dichiararsi unica e totale garante della verità. Originariamente caratterizzata dal culto dell’individuo eretto a soggetto della storia, si muove lungo la dialettica della “liberazione perpetua” da tutte le “barriere” che potrebbero ostacolarne la massima espressione.

Con la fine del mondo bipolare e la scomparsa del socialismo reale, che ha rappresentato un’alternativa al suo dominio, il liberalismo cambia volto. Seguendo una logica interna, si evolve nell’attuale fase post-ideologica, liberandosi anche delle proprie radici empiriste e, quindi, dal fardello della verità.

Forte di questa sovrastruttura per eccellenza, ogni identità collettiva — sia essa etnica, religiosa, culturale, di classe e addirittura biologica — viene erosa e dichiarata obsoleta dagli alfieri del politicamente corretto. L’uomo “liberato” da ogni barriera diviene un soggetto atomizzato, sradicato da qualunque identità profonda e abbandonato all’unica cosa che resta: l'anonimato sgretolante del capitalismo. La condizione di alienazione sempre più profonda è adornata da schwa e arcobaleni, distrazioni e vizi degni del “migliore dei mondi possibili.”

Per il dogma attuale, la libertà non rappresenta più la sua antica funzione, bensì si riduce alla mera autonomia di servire la macchina capitalistica al meglio delle proprie capacità. Questo sistema non necessita di polizie segrete e purghe per mantenere il proprio potere: possiede i mezzi per imporre una narrazione indiscutibile e ingabbiare le menti in una prigione di falsità — in altre parole, possiede la totale egemonia.

Dal genio di Antonio Gramsci

Un’eloquente definizione di questo concetto, applicabile oltre i rigidi confini del marxismo letterale, viene dal genio di Antonio Gramsci. Partendo dall’analisi del marxismo classico, Gramsci riconosce l’importanza della questione economica alla base dei rapporti sociali e distingue la società in classi dominanti e dominate, dove le prime influenzano le espressioni culturali, ideologiche e politiche della società, ovvero la sovrastruttura. Tuttavia, Gramsci si interroga: com’è stata possibile la rivoluzione bolscevica in Russia? Come ha fatto Lenin a riuscire nell’impresa in un paese che, secondo la teoria marxista, non aveva ancora sviluppato le condizioni materiali per una rivoluzione?

Secondo Marx, infatti, la rivoluzione comunista sarebbe dovuta avvenire in paesi avanzati industrialmente, che avevano pienamente accettato il modello capitalistico e in cui si era sviluppata la divisione tra borghesia e proletariato. Ma non era il caso della Russia, dove la predominanza del settore agricolo, l’assenza di un sistema politico borghese e la scarsa presenza di proletariato rendevano improbabile una rivoluzione. Lenin aveva però aggiunto al marxismo la possibilità di creare un’avanguardia politica. Gramsci ritenne essenziali gli insegnamenti del leninismo, che dimostrarono come, in determinate condizioni, la sovrastruttura ideologica e politica potesse anticipare la base economica.

Il leninismo proponeva un’avanguardia politica per gestire il dominio pubblico e il governo. Per Gramsci, tuttavia, esiste un altro segmento della sovrastruttura, non legato alla gestione delle istituzioni, ma alla lotta tra idee e alla loro espressione collettiva: la società civile. Qui si può parlare di una vera “zona di espansione,” in cui risiedono scienza, cultura, filosofia, arte, giornalismo e tutte le aree dove si sviluppano e circolano le idee. È in questa sfera che si combatte una delle battaglie più cruciali per il controllo dell’egemonia: la lotta per le menti.

L'egemonia è dunque l’esercizio della volontà dominante di dirigere la cultura e di conseguenza le idee, i valori e le norme di una società, al punto da ottenere l'approvazione e il consenso anche da parte delle classi dominate. Nel contesto odierno, è evidente l’uso strumentale dell’egemonia per avallare l’ideologia liberale e la sua metamorfosi arcobaleno come unica custode della verità. Secondo la propaganda della classe dominante, i valori liberali sono universalmente veri e vanno, quindi, imposti a tutti i popoli del mondo, a qualunque costo.

In difesa del proprio interesse di classe, il potere esercita il pieno controllo della sovrastruttura, dominando sia la sfera politica che la società civile. Potremmo sostenere che, mentre il potere repressivo agisce quando le regole vengono infrante, la conquista dell’egemonia culturale assicura che la disobbedienza diventi non solo impossibile, ma anche impensabile.

Tuttavia, anche in una situazione di totale egemonia, la ribellione intellettuale e la nascita di una battaglia delle idee sono non solo possibili, ma inevitabili. Gramsci afferma che, nonostante lo strapotere della classe dominante, l’adozione o il rifiuto dell’egemonia dipende dal libero arbitrio degli intellettuali. La maggior parte di essi, che Gramsci definisce “intellettuali tradizionali", metterà il proprio intelletto al servizio della visione dominante, diventando, oggi, garanti del totalitarismo liberale. Al contrario, l’intellettuale che rifiuta questa egemonia diventa un “intellettuale organico", la cui mente si trasforma in un’arma nella lotta per una società più giusta.

L’autonomia di scegliere da che parte stare riflette l’indipendenza che il leninismo aveva mostrato nel contesto politico. Così come i bolscevichi avevano anticipato le condizioni materiali, così l’intellettuale ha la possibilità di rifiutare esplicitamente i valori promossi dalla classe dominante. La lotta per l’egemonia non è quindi una mera questione economica o politica, ma include anche coscienza e società. Nella società civile si gioca questa battaglia, dove chi è consapevole del proprio dovere storico può sfidare la visione dominante e lavorare per costruire un’alternativa.

Le oligarchie multipolari non ci salveranno

L’attuale fase post-ideologica del capitalismo richiede, tuttavia, un’evoluzione del pensiero di Gramsci. Con il sorgere del multipolarismo geopolitico che mette in crisi l’imperialismo americano, emerge una questione fondamentale. Il sistema occidentale sta affrontando una grave sfida, la sua finora indiscussa egemonia viene minacciata dalle borghesie emergenti del BRICS che ambiscono a una fetta di potere. L’unipolarismo geopolitico sta venendo rimpiazzato da un nuovo mondo che non riconosce più la sacralità delle istituzioni occidentali né il presunto universalismo del modello liberale.

Il capitale multipolare si vede in questa fase determinato a scardinare la sovrastruttura impostali dall’Occidentale in nome dell’interesse delle proprie borghesie nazionali propense a rivendicare una maggiore autonomia. Adottando politiche in base ai propri interessi, gli stati in questione negano l'indiscutibilita della precedente sovrastruttura e modificano la natura dell’egemonia.

Gli oligarchi multipolari sono però sicuramente meno propensi a voler abbandonare l’aspetto a cui indubbiamente il “logos occidentale” dedica il primato. Il dogma fondante dell’egemonia, di cui, ogni altro aspetto è il prodotto, è il culto che l’Occidente dedica all’Idolo del Mercato e alla propria vuota religione del consumo perpetuo. Il capitale, in fin dei conti, non ha bandiere, esso domina indifferentemente dai poli in cui è distribuito. Da ciò è indubbio che i profondi cambiamenti in atto, non rappresentano la negazione dell’universalità del prodotto filosofico occidentale ma piuttosto un adattamento dell’egemonia all’interesse dei propri ceti dominanti.

Sorga la Contro-Egemonia dell’Avvenire

Per definizione la contro-egemonia deve rappresentare un superamento dialettico dell’egemonia stabilita. Poiché l’egemonia è un prodotto del sistema economico capitalista a cui essa in cambio avvale di un aura sacrale, la contro-egemonia deve porsi in superamento dialettico ad esso. Costruire una contro-egemonia non può limitarsi a proporre una riorganizzazione dello stesso sistema in più poli: sarebbe come trattare i sintomi di un cancro senza rimuoverlo.

In un contesto in cui il capitale si ricostruisce in nuove configurazioni geopolitiche e l’egemonia si frammenta, il blocco contro-egemonico è in sua essenza il rifiuto radicale del paradigma economico e culturale che sostiene il sistema dominante. Una reale opposizione che non deve semplicemente accettare la chimera di una redistribuzione del potere tra poli geopolitici, ma ambire a una costruzione di un’alternativa che sovverta i valori fondanti dell’egemonia capitalista: l’idolatria del mercato, l’alienazione consumistica e la dissoluzione delle identità collettive in nome di un universalismo artificiale.

La contro-egemonia autentica deve porsi come il superamento dialettico dell’ordine esistente, capace di proporre un’etica del limite in opposizione alla limitatezza del consumo, e di promuovere una visione dell’essere umano radicata nella comunità e nella relazione, piuttosto che sull'individualismo atomizzato. Da qui l’importanza della società civile come campo di battaglia per la lotta intellettuale e culturale, e la necessità di una rielaborazione delle identità collettive in chiave non reazionaria, ma emancipatoria.

La costruzione di questa contro-egemonia necessità di intellettuali organici capaci di articolare una visione del mondo alternativa, sostenuta da una forza politica all’altezza del nemico. Deve emergere una narrazione che non si limiti a denunciare le contraddizioni del capitalismo globale, ma che sappia indicare concretamente una via di uscita dal sistema che lo genera, attraverso un progetto culturale, politico ed economico capace di unire il locale al globale, il particolare all’universale.

In questo senso, la crisi dell’unipolarismo offre una finestra storica: non per consolidare un pluralismo capitalista, ma per iniziare a costruire le basi di un ordine che riconosca il valore intrinseco delle comunità e dei popoli, liberandoli dal dogma capitalista e dalla sua egemonia culturale. La comprensione della criticità del momento storico e della natura del potere rende indispensabile l’azione. A noi il dovere di preparare questo terreno e rendere fertile la coscienza collettiva, affinché sia pronta per un nuovo “Avvenire.”

Di Adam Bark

18.11.2024

Commenti (26)

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Mostra commenti 26 caricati
    1. trapuscel24 21 novembre 2024

      Caro Adam, non cercherò di convincerti altrimenti o negare quello che scrivi. Mi sembra che hai parecchia zavorra sotto le ali e se vuoi raggiungere certe vette mi permetto di consigliarti di lasciare che i lupi si sbranino tra di loro. Se ci sarà un dopo quello sarà il momento per immaginare qualcosa di nuovo... senza ideologie che hanno dimostrato di non più essere rilevanti.

    1. Primadellesabbie 21 novembre 2024

      Stabilire il multipolarismo può aiutare a definire le possibilità e i limiti dell'industrializzazione, attualmente sacralizzata e piegata a fini di dominio da coloro che la hanno introdotta imponendo sviluppi mirati a loro uso e misura.

    1. ws 21 novembre 2024

      un “intellettuale organico“, la cui mente si trasforma in un’arma nella lotta per una società più giusta.

      Ma poi , come abbiamo visto in URSS, il "politico" o " intellettuale" che siano ( tutti in "buonafede" sia chiaro) quando a loro volta diventati " classe dominante" rinnoveranno "l' ingiustizia " come ben descrisse Gilas con la sua "nuova classe".

      E la ragione di questo è semplice: in OGNI società il "conflitto di classe" è INELIMINABILE ,perché ci sarà sempre un intrinseco conflitto di interessi tra chi deve lavorare per poter vivere ( peggio) e chi può vivere ( meglio) senza dover lavorare.

    1. maghi 21 novembre 2024

      mio padre mi diceva che i comunisti post WWI erano solo dei poveri, che, facendo loro le frasi classiche del marxismo, come la proprietà è un furto, si scagliavano con violenza a depredare i piccolo borghesi e contadini e agricoltori. I carabinieri erano sopraffatti e il Re con loro salutarono con gioia l'arrivo delle bande armate del fascismo, che repressero con la forza questi poveri. Non c'era certo bisogno del proletariato industriale per incentivare la violenza, bastava la fame, come nelle Jacquerie in Francia o i Ciompi a Firenze. O nella rivoluzioni francese e bolscevica. Il capitalismo consumistico ha ovviato fino a oggi a questa fame diffusa, ma l'esaurirsi delle risorse e l'aumento esponenziale della popolazione ci stanno riportando nelle condizioni post WWI. Non essendoci piano piano consumi garantiti per tutti, l'unica strada per mantenere l'ordine sociale, è quella medioevale delle Jacquerie e dei Ciompi, che furono entrambe soffocate nella violenza e nel sangue, ossia bastonare i poveri che si ribellano o sopprimerli. E' quello che succederà in futuro. Il mondo bipolare, dominato da oligarchie, che hanno abbandonato la truffa democratica, servirà proprio a imporre l'ordine con la violenza, Quindi in attesa di quei momenti godetevi, quel poco di consumi rimasti, che prima o poi saranno tolti ai poveri. L'agenda 2030 è una scadenza, che può benissimo essere spostata in là nel tempo, se le condizioni lo richiederanno. Speriamo non in qua. Vedremo.

    2. natascia 21 novembre 2024

      In linea i massima sono d’accordo, tuttavia credo che lo spauracchio “dell’aumento esponenziale della popolazione” usato dalle mediocri élite al potere sia già finito. Quindi ci sarà un faccia a faccia tra chi sa fare e chi crede di continuare con la finanza-propaganda. Inutile dire che chi fa, lavora , crea e produce, non morirà mai di fame.

    3. natascia 21 novembre 2024

      Se poi si volesse parlare di amore e sapere, mai come oggi la sofferenza per la quale mancanza, mostra i sintomi.Dai sintomi si potrebbe passare agli effetti in poco tempo.L’ingessatura burocratica si sta incrinando. Il riso prenderà il posto della paura. Si tratta di movimenti individuali non incanalabili.

    4. ws 21 novembre 2024

      ci sarà un faccia a faccia tra chi sa fare e chi crede di continuare con la finanza-propaganda.

      Esatto.
      E questo sia tra "società" ( da qui i BRICS ) e dentro ogni "società"
      Ma in ogni caso sarà un passaggio terribile: guerra tra "società" e guerra dentro le "società"

    5. maghi 21 novembre 2024

      visione antiquata della società. Non siamo più ai tempi di Celentano, che cantava "chi non lavora, non fa l'amore". Era un mondo romantico, che non esiste più. Le società del futuro saranno violente, come lo erano quelle antiche e medioevali. Ci vorrà tempo per arrivarci. Tutti saremo controllati e manipolati e il mezzo è già nelle mani e nelle tasche di tutti. Prova a vivere senza telefonino e poi fammelo sapere. Se questa non è violenza, dimmi cos'è? L'illusione di essere più liberi non è forse violenza? Lo dicevano anche ai tempi covid. Vaccinatevi e sarete liberi di andare al bar, ristorante, stadio, discoteca, sagre. hotel, aerei, crociere, ecc. Non penso che i più abbiano imparato la lezione.

    6. natascia 21 novembre 2024

      I flussi della storia dimostrano come l'Uomo in quanto essere sociale tenda all'ordine, a scale di valori condivise, all'armonia a tradizioni fondanti, necessarie ad ogni cambiamento. Un'andamento sinusoidale che oggi si trova al di sotto del piano cartesiano.

    7. Cleon XIII 21 novembre 2024

      Lenin sapeva benissimo che i contadini e gli operai avevano aspirazioni contrapposte. Gli operai lottano per il salario, i contadini per la proprietà. Fatto sta che c’era la guerra e siccome i soldati erano al fronte, Lenin mandò gli agit-prop a raccontargli che a casa stavano bruciando i registri delle proprietà e riassegnando le terre. A migliai i soldati abbandonarono le trincee per correre a casa. Questo creò le condizioni che consentirono a Lenin di fare il colpo di stato che passò alla leggenda come “Rivoluzione”.

    8. BrunoWald 21 novembre 2024

      Le "bande armate del fascismo" affrontarono altre bande armate, con morti da entrambe le parti. A quei tempi non scherzava nessuno.

      E dietro a quei poveri c'era una setta fanatica e sanguinaria, tanto che i marxisti una volta al potere si divorano tra loro, come avvenne nell'URSS e in Yugoslavia. Il fascismo fu un regime all'acqua di rose in confronto alla dittatura che avrebbero impiantato quegli altri, se avessero preso il potere in Italia.

      Lo dimostra il fatto che quasi tutti i peggiori nemici del fascismo se ne tornarono vivi e vegeti dal confino: qualcosa di incredibile, sconcertante.

    1. Gino 21 novembre 2024

      "il liberalismo cambia volto. Seguendo una logica interna, si evolve nell’attuale fase post-ideologica, liberandosi anche delle proprie radici empiriste e, quindi, dal fardello della verità"

      E perché allora non chiamarlo col suo nome più tradizionalmente utilizzato ed anche molto più appropriato: neoliberismo (teoria liberale orweliana condita di molti integratori trotzkisti - orweliana nel senso della neolingua: "la pace è guerra, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza").

      "l’imperialismo americano [...] la sua finora indiscussa egemonia viene minacciata dalle borghesie emergenti del BRICS"

      Senza la Cina i BRICS sarebbero ben poca cosa. Soltanto poco più di 10 anni fa nella lista dei primi 10 più ricchi al mondo oltre la metà dei nomi era di cinesi della RPC, in quella attuale tra i primi 10 non ce n'è uno cinese. A comandare in Cina non ci sono borghesi, bensì un tipo aggiornato di mandarini cinesi. Ovvero di coloro che in Cina comandarono sempre e pressoché in ogni dinastia imperiale, il più delle volte barcamenandosi giocando di sponda tra i poli opposti della religiosità cinese: pragmatismo confuciano da una parte, misticismo taoista sull'opposto versante.

      "Gli oligarchi multipolari sono però sicuramente meno propensi a voler abbandonare [...] il culto che l’Occidente dedica all’Idolo del Mercato"

      In Cina il così detto Mercato viene normalmente e accuratamente gestito sulla base della programmazione economica del partito comunista cinese. Non è il Mercato a programmare e gestire progettazione e realizzazione delle infrastrutture; non è il Mercato a finanziare le imprese, bensì esclusivamente e solamente le banche cinesi, essendo esse tutte strettamente controllate e gestite dalla burocrazia del partito comunista cinese. In Cina la borsa piatta è rimasta, da quasi vent'anni a questa parte, e questo proprio poiché essa in Cina è quasi superflua. Soltanto dacché venne poi infine deciso di fare scoppiare la bolla immobiliare e di cominciare anche a far virare la crescita economica in modo tale che i consumi interni prevalgano infine su quelli esterni (ovvero, sugli introiti prodotti dall'esportazione di prodotti cinesi) la borsa cinese ha cominciato ad assumere un proprio ruolo rilevante, ma questo forse soltanto poiché mediante essa il risparmio privato che prima avveniva mediante gli investimenti immobiliari potrà d'ora in avanti venire anche in tal modo reindirizzato e gestito.

      "Partendo dall’analisi del marxismo classico, Gramsci riconosce l’importanza della questione economica alla base dei rapporti sociali e distingue la società in classi dominanti e dominate"

      Di come i comunisti cinesi giudichino Antonio Gramsci non ho alcuna nozione. Penso però che proprio questo dovrebbe essere uno dei compiti di chi il pensiero di Gramsci certamente conosce molto meglio di me.

    2. ws 21 novembre 2024

      A comandare in Cina non ci sono borghesi, bensì un tipo aggiornato di mandarini cinesi

      Esatto! La cina non ha perso la sua "tradizionale" ARISTOCRAZIA l'ha semplicemente "aggiornata" per difendersi dalla aggressione portata al SUO mondo dai soliti "anglosassoni".

      Il "mandarinato" e suoi valori sono rimasti alla base della civiltà cinese ( e bastava leggere il libretto rosso di Mao per capirlo ) mentre in "occidente" le vecchie "aristocrazie" e il loro "vecchi" valori sono stati completamente "azzerati"

      E allora in ogni fervente "marxista" dovrebbe sorgere la domanda : quale è la differenza tra "comunismo" europeo ( fallito) e "comunismo" cinese ( florido) ? Quale "fattore" FU presente ne l' uno ma non ne l' altro ?
      La risposta è evidente ma per vederla bisogna essere " di destra".

    3. Cleon XIII 21 novembre 2024

      In Occidente (o meglio, in Europa) le vecchie aristocrazie, le famiglie del potere, sono ancora ben in sella e manovrano dietro le quinte. Dei valori se ne fregano, mai ne hanno avuti.

    4. Cleon XIII 21 novembre 2024

      Comincia per “E” quel fattore?

    5. ws 21 novembre 2024

      Solo quelle chi si sono prostrate al Grande Kapitale
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    1. BrunoWald 21 novembre 2024

      Articolo che ha il merito di sfatare il mito dell'alternativa multipolare, e il limite (secondo me) di riproporre schemi di pensiero marxista.

      C'è poco da "interrogarsi":

      "Com'è stata possibile la rivoluzione bolscevica in Russia?"

      Perché è stata finanziata dalla mafia khazara.

      Con buona pace di Marx, questa non aveva interesse a sovvertire le nazioni industrializzate dell'occidente, già sotto il suo controllo, ma bensì a distruggere l'ultima grande civiltà tradizionale e contadina del mondo bianco, ancora profondamente religiosa che, inoltre, possedeva immense risorse naturali su cui mettere le grinfie.

      Come è noto, i loro sicari cekisti si incaricarono del lavoro sporco.

      L'ideologia liberale è l'unica falsa proprio in virtù del suo preteso universalismo, mentre le altre visioni del mondo godono della dignità di verità relative ad una terra e a un popolo specifico. Ma sono state quasi tutte asfaltate, insieme all'"etica del limite" e alla dimensione umana radicata nella comunità e nella relazione.

      L'alienazione consumistica è ormai patrimonio comune a miliardi di consumatori o aspiranti tali.

    2. BrunoWald 21 novembre 2024

      Ergo, che fare?

      Non ho la presunzione di saperlo. Ho però un'idea di massima di ciò che è possibile, e ciò che invece è velleitario.

      Ognuno di noi, secondo le sue possibilità, può contribuire a "preparare il terreno" con le sue riflessioni, cercando di immaginare un mondo diverso: in questo strano vivaio virtuale di menti in cui ci è toccato vivere (CDC ne è un microcosmo), qualcosa potrebbe rivelarsi fertile, come il proverbiale seme portato dal vento.

      Ma siamo lontani anni luce dall'articolare una visione del mondo alternativa, figuriamoci una forza politica all’altezza del nemico... "Costruire le basi di un nuovo ordine" è possibile solo ad una forza concreta, emergente, mentre noi siamo come i frammenti di una stella esplosa.

      Mi sembra che i processi dissolutivi siano ormai troppo avanzati, dubito che sia possibile invertirli. Forse alcuni di noi sopravviveranno al botto finale del sistema: uscire dalle sue logiche e cercare di rendersi autonomi potrebbe aiutare, specie se in cooperazione con affini.

    3. IlContadino 21 novembre 2024

      Osservando il presente, costruito su di una serie interminabile di falsità, mi domando quanto di vero ci possa essere nella storia che ci viene raccontata.
      Abbiamo visto, stiamo vedendo, in che misura è cambiato il mondo con la pandemia. Un evento totalmente fasullo, costruito, artificiale, 100% mediatico che riesce a cambiare la psicologia del mondo intero, creare un prima e un dopo, netta frattura tra la psiche precedente e quella successiva. Due mondi diversi.
      Ci viene raccontata una narrazione (pandemia nello specifico), ci viene imposto un modo di vivere, di affrontare gli eventi, veniamo spinti a reagire, in qualche modo adeguarci, tutti noi, indistintamente, veniamo coinvolti in questo processo di rimodellamento psicologico.
      Accade ora, molto probabilmente accadeva prima.
      Tutto questo per arrivare alla tua domanda: che fare?
      A mio avviso è molto importante, fondamentale mi verrebbe da dire, uscire da questi processi di rimodellamento psicologico, costruirsi quindi una propria centratura, lavoretto da farsi nel quotidiano, giorno dopo giorno.
      Quando hai un minimo di centratura, quando smetti di essere una canna al vento, le cose accadono, le intuizioni giungono, belle persone si incontrano, tutto va al suo posto insomma.
      Se rimani "canna al vento" nulla va al suo posto.
      Ciao Bruno, era giusto per far due chiacchiere, i tuoi interventi mi fanno frigolare il cervello;-))

    4. ws 21 novembre 2024

      uscire da questi processi di rimodellamento psicologico, costruirsi quindi una propria centratura.

      Per però farlo occorre "autocoscienza" cioè avere avuto voglia tempo e mezzi per "istruirsi ", cosa che chi "deve lavorare per (soprav)vivere" non può.

      Per questo il "socialismo" iniziale operava a far crescere la classe lavoratrice "intellettualmente" ben prima che "economicamente" perché "col tempo" essa avrebbe prodotto i SUOI intellettuali e la SUA "sovrastruttura".

      Ma ci voleva "tempo", e "il successo" è arrivato ben prima semplicemente prendendo come "classe dirigente" i figli"compassionevoli " della "borghesia radicale".

      Con l' ovvio risultato che , parafrasando l' immortale frase di Pajetta, "la minestra col cavolo saprà sempre di cavolo "

    5. Giudice Holden 21 novembre 2024

      Purtroppo una forza politica davvero alternativa, che possa portare avanti una visione del mondo diversa, verrebbe subito infiltrata ed avvelenata dall'interno, e massacrata dai media dall'esterno. Ne abbiamo avuto un fugace esempio col M5S. Al di là di tutti i limiti di uomini e di programma già presenti alla nascita del movimento.

    1. Bertozzi 20 novembre 2024

      Più che gli intellettuali organici noi abbiamo gli intellettuali nell'organico.

    1. Dario Lampa 20 novembre 2024

      Niente da eccepire.

    1. Arian Van Heisen 20 novembre 2024

      Ribellarsi all' egemone..?
      innanzitutto occorre un Progetto Condiviso al quale possono aderire gli intellettuali ed iniziare la rivoluzione alla quale si unirà il popolo, al momento mancano tutte e tre le condizioni, mancando la prima pi+ importante.

    2. ric 21 novembre 2024

      un progetto condiviso e' una utopia , dal momento che siamo in una societa' dove gli interessi sono contrastanti gia' per legge .

    3. Arian Van Heisen 21 novembre 2024

      un progetto condiviso e’ una utopia ?

      si intende,... condiviso da una larga maggioranza degli aventi diritto al voto

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