LE MATERIE PRIME, LA FORZA ECONOMICA E LE GUERRE MONDIALI DI IERI E DI OGGI

LE MATERIE PRIME, LA FORZA ECONOMICA E LE GUERRE MONDIALI DI IERI E DI OGGI

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

Recentemente, gli Stati Uniti hanno promosso la costituzione di una enorme riserva strategica di materie prime, il Project Vaulti, il cui modello sarebbe, secondo Trump, quello della riserva strategica di petrolio, che venne costituita all'epoca della crisi petrolifera negli anni '70. L'obiettivo, oggi, è rendersi autonomi dalla Cina e da altri paesi non alleati non solo sul piano commerciale ma anche su quello militare. La presidenza Trump, del resto, sta basando la sua strategia sulla esplicita minaccia dell'uso della potenza militare. Nella 2026 National Defense Strategy (NDS) del Ministero della guerra statunitense (così è stato non a caso ribattezzato il ministero della difesa), si dichiara di voler realizzare "la pace attraverso la forza". In pratica, gli Usa desiderano raggiungere una forza militare così schiacciante da poter combattere su più fronti contemporaneamente, raggiungendo la deterrenza nei confronti della Cina e dunque il controllo dell'Indo-pacifico e dell'Eurasia. Anche se l'obiettivo dichiarato sarebbe la pace, quello che in effetti ne risulta è la preparazione delle condizioni per cui gli Usa possano vincere una guerra mondiale del XXI secolo, così come hanno vinto le due guerre mondiali del XX secolo.

Le condizioni che, secondo la NDS, permetterebbero di realizzare gli obiettivi di superiorità strategica sono essenzialmente due: lo sviluppo delle capacità belliche degli alleati, che, secondo Trump, si sono fino ad ora troppo basati sull'aiuto statunitense, e la ricostruzione di una forte base industriale negli Usa. Tale base non dovrebbe essere limitata all'industria strettamente militare, ma dovrebbe essere estesa a tutte le branche industriali strategiche, che si sono indebolite negli ultimi decenni a causa delle delocalizzazioni e della deindustrializzazione. Avere una base industriale adeguata a esercitare l'egemonia mondiale significa anche e soprattutto avere il controllo sulle materie prime necessarie alla produzione manifatturiera, a partire dai metalli e dall'energia.

La forza economica è sempre stata decisiva nel raggiungimento della vittoria in guerra. Questo è vero ancora di più nelle guerre moderne. Le due guerre mondiali sono state vinte da chi aveva l'apparato industriale più forte, le risorse finanziarie maggiori e l'accesso più abbondante a tutte le materie prime necessarie per lo sforzo bellico. Come ha affermato lo storico Niall Ferguson, la Germania ha perso le due guerre mondiali, perché ha preteso di affrontare un conflitto mondiale senza essere una potenza mondiale sul piano economico e delle materie prime.ii Lo stesso vale, a maggior ragione, per il Giappone e per l'Italia. Per quanto riguarda la Prima guerra mondiale, sempre Ferguson ricorda che il debito pubblico di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti aumentò più di quello della Germania, perché "diversamente da Gran Bretagna, Francia, Italia e Russia, durante la guerra la Germania non aveva accesso al mercato obbligazionario internazionale (avendo inizialmente sdegnato il mercato di New York ed essendone stata, in seguito, esclusa). Mentre le potenze dell'Intesa continuavano a collocare titoli obbligazionari negli Stati Uniti e nell'impero britannico, ricco di capitali, le potenze dell'Alleanza (Germania, Austria-Ungheria e Turchia) potevano fare affidamento solo sulle proprie risorse. Berlino e Vienna erano centri finanziari importanti, ma non avevano la risonanza di Londra, Parigi e New York."iii

Altrettanto interessante è quanto scrive, B. H. Liddell Hart, uno dei maggiori storici militari, sulle diverse disponibilità di materie prime critiche da parte dell'Asse (Germania, Italia e Giappone) in confronto agli alleati, durante la Seconda guerra mondiale. C'erano all'epoca una serie di prodotti di base essenziali per la guerra: carbone, petrolio, cotone (per gli esplosivi), lana, acciaio, gomma, rame (per gli armamenti in generale e gli equipaggiamenti elettrici), nichel, asbesto e piombo (per le munizioni), glicerina (per la dinamite), cellulosa, mercurio (per i detonatori), alluminio (per gli aerei), platino, antimonio, manganese (per la metallurgia), mica (come isolante), acido nitrico e solfuro (per gli esplosivi). Anche se la Gran Bretagna disponeva sul suo territorio metropolitano solo di carbone, nel suo impero erano disponibili la maggior parte di queste materie prime, ad esempio circa il 90% del nichel usato nel mondo veniva dal Canada. Anche la Russia aveva abbondanti riserve della maggior parte delle materie prime. Ma gli Stati Uniti erano la potenza in condizioni migliori, vantando i due terzi della produzione di petrolio mondiale, circa la metà di quella di cotone e di rame, ed essendo dipendenti dall'estero solo per pochi prodotti. La situazione dell'Asse Berlino-Roma-Tokyo era molto differente. L'Italia e il Giappone dovevano importare ogni materia prima necessaria. La Germania era in condizioni migliori, ma mancava di cotone, gomma, stagno, bauxite, mercurio e mica, mentre erano inadeguate le fonti di ferro grezzo, rame, antimonio, manganese, nichel, solfuro, lana e petrolio. Era soprattutto la penuria di quest'ultimo che si faceva sentire. "Qui, - commenta Liddell Hart - stava la maggiore debolezza nella capacità di condurre una guerra da parte dell'Asse, in tempi in cui gli eserciti erano crescentemente dipendenti dai mezzi a motore, e la forza aerea era divenuta un elemento vitale nella potenza militare."iv

La Germania intraprese le due guerre mondiali proprio per diventare una potenza mondiale e per procurarsi il territorio e le risorse necessarie a questo obiettivo.v La strategia che verrà seguita dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale è espressa molto chiaramente già nel 1925 da Hitler nel Mein Kampf, in cui delinea il suo programma politico. Hitler scrive che il territorio della Germania è troppo piccolo per garantirle lo status di una potenza mondiale, alla pari con gli Stati Uniti e l'impero britannico.vi A proposito della guerra, Hitler afferma che una guerra contro la Francia doveva essere prevista al solo scopo di neutralizzare la possibilità di un attacco da ovest. Ciò avrebbe permesso di volgersi con sicurezza al vero obiettivo: l'espansione a est.vii Hitler critica i precedenti governi tedeschi perché questi avevano impegnato le loro risorse per ottenere colonie extra-europee. Al contrario, la Germania doveva acquisire non colonie in Africa o Asia ma territori nell'Europa dell'est. Si trattava, infatti, non solo di allargare la base territoriale tedesca, ma di conquistare un'area ricca di materie prime, tra cui abbondanti riserve di petrolio, necessarie all'espansione dell'industria tedesca. Del resto, l'intrappolamento e la sconfitta dell'armata tedesca di von Paulus a Stalingrado furono dovuti alla testarda volontà di Hitler di raggiungere ad ogni costo i pozzi di petrolio del Caucaso, che i suoi esperti economici gli avevano presentato come necessari alla prosecuzione della guerra.

Ovviamente, l'obiettivo di espansione a est era conseguibile solo abbattendo l'Urss. Invece, Hitler con i britannici aveva cercato di arrivare a un compromesso, perché la sua visione prevedeva la coesistenza degli imperi tedesco e inglese, entrambi espressione della razza germanica. Nel Mein Kampf l'Inghilterra, insieme all'Italia, è identificata come l'unica possibile alleata della Germania.viii La critica ai governi tedeschi precedenti era dovuta anche al fatto che la corsa alle colonie extraeuropee aveva posto la Germania in rotta di collisione con la Gran Bretagna. Dunque, la guerra della Germania contro l'Urss non fu una guerra "preventiva", allo scopo di sventare un imminente attacco sovietico. I rapporti degli agenti tedeschi e dell'ambasciata a Mosca escludevano che l'Urss stesse per attaccare la Germania. Il primo a parlare del fatto che i sovietici stessero preparando una offensiva fu lo stesso Hitler, per vincere la riluttanza dello stato maggiore a intraprendere una invasione dell'Urss. Ma, come scrive Liddell Hart, "Dopo aver attraversato la frontiera, i generali trovarono scarsi segni della preparazione di una offensiva vicino alla frontiera e così videro che Hitler li aveva ingannati."ix Fra l'altro, una dimostrazione dell'orientamento difensivo sovietico, fu che Stalin aveva spostato la base industriale sovietica lontano dalla frontiera, presso gli Urali, sfruttando la grande estensione del paese, proprio in previsione di un attacco da Occidente. Tale decisione fu decisiva per permettere ai sovietici di sfruttare tutto il potenziale della loro industria manifatturiera, enormemente cresciuta grazie alla pianificazione, negli anni prima della guerra.

Ma torniamo ad oggi. Il Projet Vault dell'amministrazione Trump, la grande riserva strategica di materie prime, può utilizzare finanziamenti pari a ben 12 miliardi di dollari, quasi tutti pubblici. Al momento attuale è impossibile evitare l'acquisto di minerali critici dalla Cina, specialmente quelli di metalli raffinati. Fu per questa ragione che alcune fabbriche di auto, anche negli Usa, furono costrette a interrompere la produzione quando la Cina bloccò, qualche mese fa, l'esportazione di terre rare. La Cina controlla la raffinazione di 19 su 20 metalli critici, con una quota mondiale media del 70%, che nel caso delle terre rare e del gallio arriva al 90%. Anche gli Usa sono dipendenti dall'esterno, tanto che per anni le aziende americane hanno rischiato di rimanere senza minerali critici nelle fasi di perturbazione del mercato. In particolare, sono dipendenti per il 100% del loro fabbisogno di 12 su 50 minerali considerati critici, mentre per altri 28 le importazioni soddisfano almeno il 50% del fabbisogno nazionale. I due paesi da cui gli Usa dipendono maggiormente sono Cina e Canada, con 21 minerali ciascuno. Per ovviare a questi problemi il governo Usa, oltre a creare il Project Vault, ha investito su società minerarie e metallurgiche, in alcuni casi diventandone azionista. Ad esempio, il 26 gennaio ha investito per accelerare l'avvio di una miniera di terre rare pesanti in Texas e di una fabbrica di magneti in Oklahoma. In precedenza, erano state rilevate quote di aziende, anche canadesi, e l'elenco delle aziende partecipate di sicuro aumenterà.

Inoltre, gli Usa si stanno muovendo per cercare vie di collaborazione con alcuni paesi alleati. Recentemente hanno organizzato un vertice con altri 55 paesi per coordinarsi sull'acquisizione di materie prime. La dichiarazione finale di questo vertice è stata firmata anche da Ue e Giappone. La risposta della Cina non si è fatta attendere, deplorando ogni iniziativa "che mini l'ordine economico e commerciale internazionale stabilendo regole per una cerchia ristretta"x, e dichiarando di voler intensificare l'accumulo di rame nelle proprie riserve strategiche. Comunque, gli Usa possiedono già scorte strategiche a fini militari di 53 materie prime diverse per un valore di 13 miliardi di dollari, che sono custodite nei magazzini della National Defence Stockpile. Ma, grazie al Project Vault gli acquisti diventeranno più massicci. Secondo Bloomberg, la somma preventivata di 12 miliardi di dollari è "ampiamente sufficiente per acquistare ogni singolo grammo di minerali critici consumato ogni anno fuori dalla Cina."xi

Per questa ragione, esiste un grave problema connesso con il Project Vault. Acquisti massicci come quelli preventivati dagli Usa rischiano di lasciare a bocca asciutta tutti gli altri paesi o, in alternativa, di renderli ancora più dipendenti dagli Usa stessi. Del resto, ciò ripeterebbe quanto accaduto all'Europa, che, senza più il gas russo, è diventata dipendente dal gas liquefatto statunitense. Si va in questa direzione anche con il petrolio venezuelano di nuovo disponibile, ma solo a patto di acquistarlo da intermediari Usa. L'Europa in questo contesto si trova ad essere maggiormente vulnerabile, perché non dispone di una sua riserva strategica di minerali, a differenza non solo degli Usa, ma anche di Giappone e Corea del Sud. Inoltre, la nuova strategia statunitense è diversa da quella che sottende alla riserva strategica di petrolio, che prevede regole comuni tra i paesi Ocse e, in caso di emergenza, la gestione coordinata affidata alla Agenzia internazionale dell'energia (Aie), con sede a Parigi.

Quindi, dinanzi a una concorrenza sempre più accanita per le materie prime e, in particolare, per i metalli critici, gli Usa si troveranno a disporre di uno strumento in più per piegare a loro favore gli altri paesi, compresi gli alleati europei. C'è poi un altro aspetto preoccupante: il rafforzamento dell'autonomia degli Usa, sul piano delle materie prime, rende maggiormente possibile una eventuale guerra generale. Fino ad ora, infatti, un attacco statunitense contro la Cina era impossibile, per via dell'interdipendenza tra le loro economie. Inoltre, l'esistenza di ampi arsenali di armi atomiche fa da deterrente a una guerra tra potenze maggiori. Tuttavia, il disaccoppiamento delle economie statunitense e cinese, dimostrata, oltre che dall'autonomia statunitense sulle materie prime, anche dalla vendita di titoli di stato americani detenuti dalle banche cinesi sollecitata dal governo centrale, potrebbe creare in futuro le condizioni per lo scoppio di un conflitto. Del resto, l'obiettivo della National Defense Strategy è quello di contenere l'ascesa della Cina a prima potenza economica mondiale attraverso la minaccia di una forza militare schiacciante.

Ad ogni modo, è già da tempo in vigore una sorta di guerra mondiale tra, da una parte, gli Usa (e i loro alleati europei e asiatici) e, dall'altra parte, Cina e Russia. Tale guerra si combatte attraverso proxy, in paesi della "periferia" mondiale, ad esempio più di recente in Ucraina, in Venezuela, nel Medio-Oriente (Iran, Siria, Libano, Palestina). Questo scontro si sta accentuando e sta portando a una nuova corsa agli armamenti anche nei paesi "avanzati" o "centrali" della Triade imperialista (Usa, Europa occidentale e Giappone), che determinerà, specie in Europa, una contrazione del finanziamento del welfare e favorirà spinte autoritarie a livello nazionale. A questo proposito, purtroppo, bisogna rammentare che nel passato, in particolare all'inizio del Novecento, la corsa agli armamenti ebbe l'effetto di provocare quello scontro globale che alcuni pensavano la deterrenza potesse allontanare.

Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

16.02.2026

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.

NOTE

i Project Vault significa letteralmente Progetto camera di sicurezza. Vault, infatti, significa caveau o camera di sicurezza di una banca.
ii Niall Ferguson, Impero. Come la Gran Bretagna ha fatto il mondo moderno, Mondadori, Milano 2009, p. 257.
iii Niall Ferguson, Ascesa e declino del denaro. Una storia finanziaria del mondo, Mondadori, Milano 2009, p. 77.
iv Basil Henry Liddell Hart, History of the Second world war, Da Capo Press, New York 1999, pp. 22-24.
v Adolf Hitler, Mein Kampf, Edizioni clandestine, Massa 2016, p. 279.
vi Idem, p. 277.
vii Idem, p. 287.
viii Idem, p. 252 e 259.
ix Idem, p. 155.
x Sissi Bellomo, "Minerali critici, Europa messa all'angolo dai piani Usa", il Sole24ore, 8 febbraio 2026.
xi Ibidem.

Commenti (15)

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    1. mago 16 febbraio 2026

      se non ci si va su Marte o sulla Luna questa volta sul serio per trovare materie prime ad un ragionevole costo presto ci scanneremo alla grande..alla faccia delle Dottrine o manuali ...

    1. Martin 16 febbraio 2026

      Ah ecco, nel 2026 si riscrive la storia della WW2 secondo le opere di B.H. Liddel Hart, morto nel 1970 (56 anni fa) e certamente considerato uno degli storici-propagandisti più screditati dell'intera scuola anglosassone- e non è poco, stante la concorrenza (Dennis Mack Smith, per esempio).

      La perla migliore è la seguente:
      “Dopo aver attraversato la frontiera, i generali tedeschi trovarono scarsi segni della preparazione di una offensiva vicino alla frontiera e così videro che Hitler li aveva ingannati.”.

      La sopracitata affermazione è un FALSO storico obiettivo, di natura propagandistica. Nessuno cità più balle del genere, per mera vergogna.

      Risulta infatti inequivocabilmente dai records integrali (scaricabili e consultabili da chiunque in inglese, sono migliaia di pagine) del processo di Norimberga che quasi tutti i Generali nazisti affermarono esattamente l'opposto: la concentrazione di truppe, carri armati, mezzi anfibi ed aerei sovietici alla frontiera si era rivelata assolutamente eccezionale, e compatbile solo ed unicamente con una imminente invasione. Quanto sopra è stato poi confermato da decine di memorie e interviste dei Generali nazisti pubblicate per decenni dopo il 1945, l'elenco è lunghissimo.

      Le enormi perdite sovietiche delle prime 3 settimane di guerra furono dovute alla disposizione offensiva e da pre invasione delle Forze Armate sovietiche, come poi comprovato dalle notorie opere dello russo Viktor Suvorov.

      Quando in un articolo del 2026 si riportano ancora falsi macroscopici del genere, la preparazione storica e/o la buona fede dell'autore vengono ipso facto messe in questione. Infatti lì ho smesso di leggere l'articolo.

    2. Malcom 16 febbraio 2026

      Certo Liddel Hart è superato e screditato. Invece Victor Suvorov è uno storico provetto. Un ex agente del Gru (il servizio segreto militare sovietico), che ha disertato, passando dalla parte dei servizi segreti di sua maestà britannica nel 1978. Ad ogni modo, basta ricordare l'Annessione armata dell'Austria, l'aggressione alla Cecoslovacchia e l'invasione della Polonia per rendersi conto della natura "difensiva" della politica estera del regime nazista. Per quanto riguarda l'invasione dell'Urss basta far parlare Hitler, il quale era dal 1925 che progettava l'espansione a Est. Forse qualche estimatore, fuori tempo massimo, del Fuhrer dovrebbe almeno leggerne l'opera principale, il Mein Kampf. Vedrebbe che a pag. 287 Hitler scriveva: "Ammettiamolo, oggi è necessario giungere a un chiarimento con la Francia: e tuttavia questo non avrebbe alcuna utilità se tutta la nostra politica si limitasse a quello. Essa porterebbe qualcosa di positivo, unicamente se valesse a renderci le spalle sicure nel momento in cui combatteremo per conquistare territori a Est, che possono dare respiro alla nostra economia." Il chiarimento con la Francia che intendeva Hitler era da farsi "con la spada", come lui stesso dice poche righe prima. A me sembra tutto molto chiaro.
    3. Martin 17 febbraio 2026

      Non solo nel Mein Kampf, ma ancor più nel secondo libro (Zweites Buch, redatto nel 1928, non pubblicato e rinvenuto nel 1945 ma sconosciuto ai più) Hitler auspicava l'Impero ad Est quale unica misura possibile per consentire alla Germania di assumere le dimensioni imperiali necessarie a competere con gli USA. La guerra tra Germania e URSS era inevitabile, perche' anche l'URSS, come inequivocabilmente dimostrato da Suvorov, si stava preparando all'invasione di Germania e Europa.
      Quello che mi sembra Le sfugga nella sua logica binaria è che se uno dei due è cattivo non significa che l'altro sia buono. Ciò vale anche per la Polonia, che da oltre un quinquennio opprimeva il 30% della sua popolazione (Ebrei, Bielorussi, Ucraini e Tedeschi).
      Quello che emerge dagli ultimi decenni di ricerca storica è che Hitler certamente non fu l'unico responsabile della WW2, come invece ci racconta la mitologia dei vincitori, Churchill in testa.

    4. Malcom 17 febbraio 2026

      Logica invero bizzarra e sfuggente la sua. Ammette che Hitler aveva un programma di espansione a Est sin dal 1925, il che significa invasione dell'Urss, ma poi dice che è l'Urss a essere responsabile della guerra. Che Churchill fosse un imperialista e che l'impero britannico fosse una organizzazione di sfruttamento e oppressione dei popoli è indubbio. Ma questo non giustifica Hitler e il nazismo, che si proponevano di instaurare nel territorio a Est della Germania, ossia in Urss, un imperialismo di sfruttamento e oppressione altrettanto (se non più) brutale di quello inglese in India. Lo prova il violento comportamento delle truppe tedesche nelle aree occupate della Russia. Di fatto, la guerra scoppia, come ammette lei stesso, perché Hitler vuole una Germania potenza mondiale. Questa volontà di ascendere allo status di potenza mondiale non nasce dal nulla ma è un necessario sbocco – imperialista - dell’accumulazione capitalistica. È per questa ragione, che critico l’imperialismo tout court, non solo quello tedesco. Ciò non toglie, però, la natura particolarmente aggressiva del nazismo e del fascismo. Ritengo, infatti, che di fatto la Seconda guerra mondiale, che nasce come guerra inter-imperialista, acquista col tempo anche il carattere di guerra di liberazione nazionale contro la Germania e l’Italia fasciste in Russia, Jugoslavia, Italia, ecc. Il fallimento del nazismo come espressione estrema del sistema capitalistico si vide sul piano sia economico sia sociale. Sul piano economico, perché l’Urss con una produzione di acciaio che era un quarto di quella tedesca produsse più carri armati, cannoni, ecc. della Germania (veda di Iacopini, “I Condottieri della Seconda guerra mondiale”). Questo fu dovuto, come dice Iacopini, alla maggiore capacità di standardizzazione della produzione dei sovietici, il che, in altre parole, vuol dire che il sistema pianificato socialista si dimostrò superiore a quello capitalista tedesco. Sul piano sociale, perché il regime sovietico anziché crollare, come prevedeva Hitler, vide compattarsi attorno a sé la popolazione, che resistette in modo stupefacente. Lo stesso accadde nel resto d’Europa, anche occidentale, dove il nazismo e il fascismo non riuscirono a coagulare un consenso di massa e dove le rispettive resistenze raccolsero simpatie e consensi. E non poteva essere altrimenti, perché l’essenza del nazismo era il dominio (dell’Herrenvolk, il popolo dei signori) non la libertà. La sconfitta della Germania è dovuta a molti fattori (la sproporzione delle forze economiche e di risorse tra i due campi ne è certamente uno), ma quello legato all’intimo carattere di spietato dominio del nazifascismo ne fu uno degli aspetti principali.

    5. Martin 17 febbraio 2026

      "Logica invero bizzarra e sfuggente la sua. Ammette che Hitler aveva un programma di espansione a Est sin dal 1925, il che significa invasione dell’Urss, ma poi dice che è l’Urss a essere responsabile della guerra".

      Come chiunque può controllare leggendo lo scambio, io ho scritto che "la guerra tra Germania e URSS era inevitabile, perchè anche l'URSS..... si stava preparando all'invasione di Germania e Europa". Ripeto: anche l'URSS.

      Non ho mai scritto che "l'URSS è responsabile della guerra".

      Si astenga dal trasformare le parole del suo interlocutore per accusarlo di avere una logica "bizzarra e sfuggente". E' un modo di discutere disonesto. Continui pure a credere nel 2026 alla versione di Churchill, Roosevelt e Stalin e salutoni.

    6. Malcom 17 febbraio 2026

      Veramente è lei che ha parlato nel suo primo post di preparazione di una "imminente invasione" della Germania da parte dell'Urss. Quindi, a me pare, logicamente, che lei parla di quella tedesca come di una invasione "preventiva", come in effetti fa Suvorov. Ad ogni modo, come volevasi dimostrare. Lei sfugge al contraddittorio arrampicandosi sugli specchi. O facendo degli attacchi ad personam, affibbiando giudizi di cattiva fede. Rimanga pure della sua opinione, che è quella del revisionismo storico degli Irving (certo non una novità scientifica). Ma si rassegni al fatto che su questo blog hanno cittadinanza anche opinioni diverse dalle sue. Saluti cordiali

    7. Martin 17 febbraio 2026

      Se non riesce ad afferrare nemmeno che la guerra tra Germania e URSS era inevitabile, non so che dirle.
      Dev'essere dura cercare di ragionare in una logica binaria o duale, pealtro tipica della cultura cattolica, per cui una volta deciso chi è il cattivo, l'altro per incanto diventa buono.

      Le consiglio di riflettere sul famoso detto romano "il più sano ha la rogna".

    8. Deheb 18 febbraio 2026

      Sul piano economico, perché l’Urss con una produzione di acciaio che era un quarto di quella tedesca produsse più carri armati, cannoni, ecc. della Germania (veda di Iacopini, “I Condottieri della Seconda guerra mondiale”). Questo fu dovuto, come dice Iacopini, alla maggiore capacità di standardizzazione della produzione dei sovietici, il che, in altre parole, vuol dire che il sistema pianificato socialista si dimostrò superiore a quello capitalista tedesco.

      Mi intrometto brevemente, non capisco alcune cose:
      -Di che periodo si sta parlando
      -Chi sarebbe Iacopini
      -Ma soprattutto da dove tira fuori queste cose
      -Gia a logica minore materia prima e maggiore prodotto finale mi suona male...

      Interrogando Google AI (che non credo abbia simpatie per i capitalisti o i socialisti) ottengo queste risposte (TRAD):

      “Nel 1937, la produzione sovietica di acciaio raggiunse circa 17,7 milioni di tonnellate. Ciò segnò un risultato significativo nel Secondo Piano Quinquennale (1933-1937), con un aumento della produzione di otto volte nel corso degli anni '30.
      Contesto produttivo chiave del 1937:
      Classifica: nel 1937 l'Unione Sovietica si era assicurata il secondo posto nella produzione mondiale di metalli ferrosi.
      (Aggiungerei che il primo posto non spettava alla Germania ma agli USA)
      Crescita: la produzione aumentò da 4,3 milioni di tonnellate nel 1928 a 17,7 milioni di tonnellate nel 1937.
      Contesto: il rapido aumento della produzione era guidato dalla spinta all'industrializzazione, dal movimento stacanovista e dallo sviluppo dell'industria pesante a sostegno delle capacità militari.”

      E anche (TRAD):
      “Rapida industrializzazione: dopo gli anni '20, la produzione, che era scesa quasi a zero, superò i livelli pre-rivoluzionari nel 1928, con l'URSS che raggiunse il secondo posto a livello mondiale nella produzione di ferro e acciaio nel 1937.”

      Da un articolo cito (TRAD):
      "Negli anni '30, i pianificatori militari tedeschi erano preoccupati per la vulnerabilità strategica dell'industria siderurgica, che dipendeva fortemente dall'importazione di minerale di ferro e altri metalli utilizzati per raffinare e legare l'acciaio. In queste condizioni, e sulla base dell'esperienza della prima guerra mondiale, un calo della produzione di acciaio era uno scenario probabile in caso di blocco. Di conseguenza, il governo tedesco e il comando militare cercarono di ridurre questa vulnerabilità aumentando l'estrazione interna, creando riserve di capacità e sostituendo i metalli rari (non ferrosi). Infatti, nel primo anno di guerra, i giacimenti di minerale di ferro tedeschi furono fondamentali per impedire un calo ancora maggiore
      della produzione causato dall'interruzione delle forniture di minerale di ferro svedese. La storia, tuttavia, non ha messo alla prova il successo a lungo termine della politica di autarchia della Germania. Le rapide vittorie che portarono all'occupazione di gran parte dell'Europa aprirono l'accesso a grandi giacimenti di minerale di ferro in Francia e garantirono le forniture di altri metalli strategici come il nichel dalla Norvegia. In sintesi, l'industria siderurgica tedesca era dipendente dalle importazioni di minerale e metalli durante la seconda guerra mondiale, ma queste risorse non erano scarse rispetto ad altri fattori, in particolare la manodopera e il carbone da coke."

    9. Martin 18 febbraio 2026

      Ma bisogna essere tarati forte, ma proprio forte, per dedurre dalla maggiore produzione di acciaio dell' URSS rispetto alla Germania, la presunta superiorità del sistema socialista sovietico.

    10. Deheb 18 febbraio 2026

      Mah, tarato non saprei ma indottrinato alla grande, già la terminologia è marchio di fabbrica.
      Per alcuni le favole esistono ancora (e lottano insieme a noi).

    1. PietroGE 16 febbraio 2026

      Ancora con questa storia dell'espansione della Germania nazista ad Est, la cosiddetta 'Ostland', per cercare di spiegare l'operazione Barbarossa come dettata dalla volontà di conquista territoriale del regiome nazista e non come guerra preventiva!
      Uno sguardo alla carta geografica e una considerazione della demografia tedesca e dell'URSS basta per bollare come bufale simili teorie. Inoltre il numero dei soldati e dei mezzi impiegati dai tedeschi, di molto inferiore a quelli sovietici, conferma che l'operazione Barbarossa è stata in realtà il tentativo disperato di fermare una avanzata sovietica che era già stata decisa e che sarebbe scattata qualche settimana dopo. Chi voleva espandersi e conquistare l'Europa era L'URSS e la Germania glielo ha impedito. Senza l'operazione Barbarossa i sovietici sarebbero arrivati alla Manica.
      I numerosi tentativi di raggiungere una pace o anche solo un modus vivendi con la GB testimomiano della volontà tedesca di garantirsi un accesso alle materie prime attraverso le colonie e non con una conquista territoriale ad Est che risultava indifendibile, per ovvie ragioni.
      Quanto all'importanza delle materie prime, è ovvio che sono importanti, c'è però qualcosa che è ancora più importante delle materie prime ed è la tecnologia. L'esempio del Litio che sta per essere sostituito dal Sodio o dall'Alluminio, per le batterie, insegna. Più importante di tutto è la qualificazione della manodopera e il settore ricerca e sviluppo. Le materie prime esitono in quantità immense nella spazio del sistema solare accessibile allo sfruttamento. Ci vuole la necessaria tecnologia, i necessari investimenti e i cervelli capaci di produrre la necessaria tecnologia.

    1. Dario Lampa 16 febbraio 2026

      Ma quanti italiani sono in grado di 9"afferrare" che tutto questo, il "Project Vaulti" (che io definirei "aggiotaggio" tramite accaparramento di materie prime*), porterà ad un aumento ancora più marcato del costo delle materie prime e di conseguenza del costo della vita? Mentre quei pochi che detengono la maggioranza della ricchezza continueranno ad arricchirsi sulle spalle dei lavoratori? E tanta altra gente varcherà la soglia della miseria? Spero che siano una marea.
      Ad ogni modo gli USA (ovvero il suo Deep State) sembra volersi comportare come gli antichi romani: imporre la pace con le armi, creando di fatto una superiorità militare e di materie prime a disposizione. D'Altronde la storia c'insegna che in caso di guerra vince chi ha a disposizione più materie prime. E in questo contesto il governo "Melone" si è dichiarato un alleato/suddito di questi novelli nazisti (il nazismo non è morto con la sconfitta della Germania nella seconda guerra mondiale ma si semplicemente palesato sotto le mentite spoglie liberal-capitaliste anglo-giudaiche-americane).
      Nota(*): L'aggiotaggio di materie prime (spesso inquadrato nel più ampio concetto di manipolazione del mercato delle commodity) consiste nel porre in essere comportamenti fraudolenti, diffondere notizie false o simulare operazioni al fine di alterare artificialmente i prezzi di beni fisici o dei relativi contratti derivati.

    2. Spartan 16 febbraio 2026

      Se vogliamo, l'aggiotaggio, Trump, lo compie ad ogni sua dichiarazione. Ci metto anche un po di inside trading, giusto per fare un po di interessi personali

    3. mago 16 febbraio 2026

      e della famiglia..

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