LE CONSEGUENZE DI BREVE E LUNGO PERIODO DELLA GUERRA

LE CONSEGUENZE DI BREVE E LUNGO PERIODO DELLA GUERRA

Di Domenico Moro

Per comprendere le conseguenze di breve e di lungo periodo della guerra in Ucraina sull’economia mondiale, bisogna partire dai processi che modificano gli assetti e i rapporti di forza tra aree economiche e Stati. In particolare, vanno indagati i processi che coinvolgono il gruppo dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), che rappresenta la semi-periferia emergente del sistema economico mondiale, e il G7 (Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Italia, e Canada), che rappresenta il centro ricco e dominante.

Le conseguenze della guerra sull’economia mondiale

La guerra è un acceleratore di processi che spesso hanno un’origine più lontana e che divengono espliciti e visibili pienamente solo ora, dopo una incubazione più o meno lunga. I processi economici mondiali più importanti in atto sono i seguenti:

L’inflazione. La crescita dell’inflazione è cominciata nel 2021, prima della guerra in Ucraina, ed è stata determinata da vari fattori: la enorme liquidità emessa dalle banche centrali dei Paesi del G7 per combattere la crisi e le strozzature delle linee di rifornimento di componenti e semilavorati dovute alla pandemia. Una volta che i lock down sono finiti e la domanda è ripartita la produzione è risultata inadeguata a soddisfarla, da cui la crescita dei prezzi. Se la guerra non è stata la causa originaria dell’inflazione, è, però, vero che l’ha accentuata. La guerra tra Russia e Occidente, infatti, si combatte anche a livello economico, mediante le sanzioni. Queste hanno determinato il taglio dei rifornimenti di materie prime energetiche dalla Russia verso l’Europa, aumentando i prezzi di petrolio e gas e dando nuova linfa all’inflazione, soprattutto nella Ue, a livelli che non si vedevano dagli anni ‘80.

La stagnazione secolare. Il termine di stagnazione secolare, introdotto da Laurence Summers, ex ministro dell’economia di Clinton, si riferisce al fatto che il sistema economico mondiale è entrato, a partire dalla crisi dei sub-prime nel 2007-2008, in una fase di crescita asfittica, al di sotto del potenziale, soprattutto nei paesi avanzati del G7. La guerra ha reso la crescita mondiale ancora più debole, a causa delle sanzioni, della conseguente frammentazione del mercato globale, e soprattutto dell’aumento dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali più importanti del mondo, la Fed statunitense e la Bce, che ha penalizzato gli investimenti. L’innalzamento del costo del denaro è stato determinato non solo dal dichiarato tentativo di spegnere la fiammata inflazionistica, ma anche e soprattutto dal tentativo della Fed di rivalutare il dollaro nei confronti dell’euro e di altre valute mondiali. Il Fondo monetario internazionale prevede per il 2023 una crescita del Pil mondiale al 2,8%, che rappresenta il dato più basso dal 1990. Ma la crescita potrebbe, in caso di ulteriori strette monetarie, scendere ancora di più, al 2,5%, colpendo soprattutto i paesi del G7 (i). La stagnazione, inoltre, unita all’inflazione, dà luogo al fenomeno della stagflazione.

La de-globalizzazione. La guerra, anche per quanto riguarda i processi di inversione della globalizzazione, ha accentuato una tendenza preesistente, che risale alla presidenza di Trump, che cominciò a introdurre misure protezionistiche. La presidenza Biden ha continuato nella stessa direzione, con una serie di misure che mirano a accorciare le catene del valore globali e a favorire il rimpatrio delle produzioni più strategiche, come prospetta anche l’Inflation reduction act (Ira), che stanzia oltre 750 miliardi di dollari a favore delle imprese che producono negli Usa. Ad esempio, i produttori di auto elettriche beneficeranno di sussidi ma solo per le auto prodotte negli Usa, penalizzando così specialmente le importazioni dall’Ue, già colpite dall’aumento dei costi di produzione dovuti all’aumento delle materie prime energetiche. La guerra è intervenuta ad accelerare la frammentazione del mercato mondiale. Le sanzioni, infatti, stanno dividendo il mercato mondiale in due blocchi attorno agli Usa e alla Cina. Ad esempio, i produttori di auto europei, che si sono ritirati dalla Russia, sono stati sostituiti da quelli cinesi, che sono arrivati al 30% del mercato, più del triplo della quota detenuta a inizio 2022 (ii).

La de-dollarizzazione. Il dollaro è la valuta mondiale, essendo usata come riserva dalle banche centrali e come moneta di scambio commerciale internazionale. Il dollaro deve questa posizione al fatto che gli scambi delle materie prime più importanti, come il petrolio, avvengono in dollari. Grazie al dollaro gli Usa possono finanziare il loro enorme doppio deficit, quello commerciale e quello pubblico, e drenare finanziamenti internazionali verso la propria economia. Tuttavia, da alcuni anni il dollaro sta perdendo posizioni, ad esempio la quota delle riserve mondiali in dollari è scesa dal 71% del 1999 al 59% del 2021 (iii). Il fenomeno della sostituzione del dollaro con altre valute è detto de-dollarizzazione. La guerra ha accentuato il processo di de-dollarizzazione dal momento che la Russia ha reindirizzato le esportazioni di materie prime energetiche dall’Ue verso i paesi asiatici, in primis verso la Cina e l’India. L’aspetto più importante è che lo scambio di petrolio e gas russo in queste nuove aree avviene utilizzando valute diverse dal dollaro, come il rublo russo, lo yuan renmimbi cinese e la rupia indiana. Anche altre materie prime sono commercializzate dalla Russia in valute diverse dal dollaro. In particolare, sta crescendo l’importanza dello yuan renmimbi come valuta di scambio e di riserva internazionale, ad esempio Argentina e Brasile recentemente hanno acquisito considerevoli riserve in yuan allo scopo di garantirsi dalle oscillazioni del dollaro.

La de-colonizzazione reale. Molti paesi del Terzo mondo, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, si sono emancipati dalla loro condizione di colonie dipendenti dal centro della metropoli imperialista, in particolare dall’Europa. Però, la de-colonizzazione è rimasta allo stadio formale, in quanto le ex colonie hanno continuato a rimanere dipendenti economicamente, in modo forse anche più accentuato, dai paesi europei e dagli Usa. Oggi, si sta definendo una decolonizzazione reale, consistente in una indipendenza economica, favorita dall’attivismo commerciale, finanziario e infrastrutturale della Russia e soprattutto della Cina specialmente nel continente africano. Significative, a questo proposito le parole del ministro ugandese, Sam Kutesa, riferite ai cinesi: “Hanno partecipato alle lotte di liberazione africane, alle guerre anticoloniali e ora ci assistono nella nostra emancipazione economica.” (iv) La decolonizzazione reale è accelerata dalla guerra, ed è strettamente collegata alla de-dollarizzazione. Il processo è visibile nelle ex colonie francesi dell’Africa, che adottano il franco CFA, che è garantito dal Tesoro francese e che permette alla potenza europea di drenare risorse e ricchezze dall’Africa. Il 21 dicembre 2019, però, le ex colonie francesi si sono accordate per l’introduzione al posto del franco CFA di una moneta propria, l’ECO, che dovrebbe essere agganciato allo yuan renmimbi. Inoltre, diversi Paesi africani, come il Burkina Faso, hanno chiesto alla Francia di ritirare le sue truppe che, con la scusa della lotta al jihadismo, erano state dispiegate nelle ex colonie.

Le conseguenze della guerra sugli Usa e sulle Ue

Di particolare interesse è verificare le conseguenze economiche della guerra in termini di vantaggi e svantaggi per quanto riguarda gli Usa e la Ue. Gli Usa ottengono dei vantaggi rilevanti nel breve periodo e dei possibili svantaggi molto importanti nel medio e soprattutto nel lungo periodo. I vantaggi sono i seguenti:

Aumento della spesa militare e aumento dei profitti del complesso militare-industriale. Gli Usa stanno contribuendo in modo molto forte al rifornimento di armi e munizioni all’Ucraina. Dei 50 miliardi di armi arrivate fino ad oggi all’Ucraina ben 30 sono stati forniti dagli Usa. Le riserve di armi e munizioni degli Usa si sono assottigliate notevolmente, mettendo in crisi la dottrina militare statunitense che prevede la capacità di condurre due conflitti militari contemporaneamente. Di conseguenza, c’è la necessità di rimpinguare le riserve, aumentando la produzione del complesso militare-industriale. Ad esempio, la produzione di proiettili di artiglieria è aumentata del 500%. Va, inoltre, ricordato che il complesso militare-industriale, ossia l’integrazione tra industria bellica e Forze armate, è un centro di potere fondamentale negli Usa, che influenza notevolmente la politica. Già nel 1961 il presidente Eisenhower aveva avvertito sui pericoli insiti per la democrazia statunitense derivanti dall’integrazione tra industria bellica, Forze armate e potere politico. Il complesso militare- industriale si basa anche sul fatto che il budget militare Usa è di gran lunga il maggiore a livello mondiale, superando quello cumulato dei primi dieci paesi nella classifica mondiale. La guerra in Ucraina ha comportato un ulteriore aumento del budget militare Usa, che nel 2023 raggiungerà gli 858 miliardi di dollari, pari a un più 10% rispetto al 2022. La guerra in Ucraina ha, quindi, beneficiato le imprese belliche statunitensi che hanno visto aumentare le loro quotazioni in borsa spesso di oltre il 10%. Infine, non va dimenticato che l’industria militare è un volano per tutta l’economia statunitense, dato il peso che ricopre e il livello di ricerca tecnologica che esprime.

Aumento dell’export e dei prezzi di gas e petrolio. Le sanzioni contro la Russia e la conseguente interruzione dei rifornimenti di petrolio e gas verso l’Europa hanno avvantaggiato gli Usa che hanno tratto benefici sia dall’aumento del loro export verso l’Ue sia dall’aumento dei prezzi internazionali. L’Europa è diventata il primo mercato di esportazione statunitense sia per il petrolio sia per il gas. Il boom dell’industria estrattiva statunitense è stato tale che gli Usa sono diventati il primo produttore mondiale di greggio, superando la Russia e l’Arabia saudita.

Apprezzamento del dollaro e direzione dei flussi finanziari dalla Cina e dal resto del mondo verso gli Usa. L’apprezzamento del dollaro, dovuto all’aumento dei tassi d’interesse operato dalla Fed, ha portato all’aumento dei flussi finanziari mondiali verso gli Usa. Gli investitori, in particolare, si stanno volgendo dai titoli di Stato cinesi e di altri Paesi verso quelli statunitensi.

Separazione della Russia dalla Germania e dalla Ue. Con la guerra in Ucraina gli Usa hanno ottenuto un importantissimo vantaggio geostrategico, separando la Germania e l’Ue dalla Russia, che precedentemente avevano uno stretto rapporto basato sull’intercambio di materie prime contro prodotti manifatturieri. Inoltre, la Nato, che prima della guerra era in una situazione di “morte cerebrale”, come disse il presidente francese Macron, ora, a seguito del conflitto ucraino, si è ricompattata e ha preso nuova linfa.

A fonte di questi vantaggi a breve termine vanno segnalati due importanti svantaggi a lungo termine per gli Usa, che sono i seguenti:

La de-dollarizzazione. Come abbiamo visto sopra, il maggiore pericolo per gli Usa derivato dalla guerra risiede nel fatto che il dollaro venga sostituito da altre valute nella commercializzazione di materie prime fondamentali, a partire dal petrolio. In questo modo, il dollaro rischierebbe di perdere la propria posizione di valuta mondiale, privando l’imperialismo statunitense di un pilastro fondamentale che gli consente di esercitare il dominio a livello mondiale.

La costruzione di un fronte internazionale del Sud globale. La guerra ha accelerato la formazione di un fronte del Sud globale, disallineato se non contrapposto all’Occidente. Questo è visibile all’Onu nelle votazioni delle mozioni di condanna della Russia. Nell’ultima votazione di febbraio 2023, 32 paesi si sono astenuti e 7 hanno votato contro. Apparentemente si tratta di una minoranza degli stati mondiali, tuttavia dal punto di vista del numero di abitanti questi paesi rappresentano più della metà della popolazione mondiale, includendo giganti demografici come Cina, India, Pakistan, Bangladesh, Etiopia, Vietnam, ecc. Il disallineamento dall’Occidente è particolarmente visibile in Africa, dove 17 paesi si sono astenuti, 8 paesi non hanno partecipato al voto e l’Eritrea ha votato contro. La realizzazione di un fronte del Sud globale, diretto dalla Cina, mette in discussione la capacità egemonica degli Usa.

Per quanto riguarda la Ue, la guerra non presenta vantaggi ma solo svantaggi, che sono i seguenti:

Aumento dell’inflazione, diminuzione della competitività internazionale, e peggioramento della bilancia commerciale. La Ue è stata colpita in modo particolarmente accentuato dall’inflazione (+10,6% il picco di ottobre 2022 e +9,2% il dato annuale 2022 -v), determinata anche dal venir meno dei rifornimenti di materie prime energetiche russe, sul cui prezzo a buon mercato molti Paesi europei avevano costruito la fortuna del loro export. Quindi, il venir meno del petrolio e soprattutto del gas russo e la sua sostituzione con il molto più costoso gas liquefatto statunitense ha determinato un aumento dei costi di produzione della manifattura europea, che ne hanno diminuito la competitività. Soprattutto, le sanzioni hanno determinato un aumento molto forte del valore delle importazioni di beni energetici, che ha portato all’erosione dei surplus commerciali di Germania e Italia, importanti paesi esportatori di beni manufatti e grandi consumatori di gas russo. La Germania ha più che dimezzato il proprio surplus commerciale, passato dai 215 miliardi di dollari del 2021 agli 84 miliardi di dollari del 2022 (vi). L’Italia, per la prima volta, dopo 10 anni di continui surplus commerciali, ha realizzato un deficit di 31 miliardi di euro nel 2022, a fronte di un surplus di 40,3 miliardi nel 2021. Il deficit italiano dipende quasi interamente dall’aumento dei prezzi delle importazioni energetiche. Infatti, il deficit energetico è più che raddoppiato, passando dai 48,3 miliardi del 2021 ai 111,3 miliardi del 2022, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici ha registrato solo una leggera flessione, passando dagli 88,7 miliardi del 2021 agli 80,3 miliardi del 2022 (vii).

Recessione e difficoltà a far fronte al debito pubblico. La priorità per le banche centrali in questo momento è la lotta all’inflazione, mediante l’aumento dei tassi d’interesse. L’innalzamento di questi ultimi determina una maggiore difficoltà delle banche a fornire prestiti alle imprese, provocando un calo degli investimenti e quindi del Pil, la cui crescita nel 2023, secondo il Fondo monetario internazionale, sarebbe dello 0,8% nell’Eurozona, dello 0,7% in Italia e del -0,1% in Germania (viii). La caduta del tasso di crescita del Pil aumenta la percentuale del debito sul Pil, mentre l’aumento del costo del denaro aumenta anche l’ammontare degli interessi che devono essere pagati dagli Stati sul proprio debito, rendendo più difficile sostenerlo.

Svalutazione dell’euro. L’aumento dei tassi d’interesse negli Usa provoca una svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro, che comporta una diminuita capacità di attrazione dei flussi finanziari e degli investimenti internazionali in Europa e nell’area euro in particolare.

Dipendenza strategica dagli Usa. La guerra e le sanzioni ad essa collegate hanno creato una maggiore dipendenza economica e politica della Ue e dell’Eurozona dagli Usa non solo per quanto riguarda i rifornimenti di materie prime energetiche ma anche dal punto di vista geopolitico strategico.

Conclusioni: dall’unilateralismo al multipolarismo

Secondo Giovanni Arrighi, lo sviluppo storico del modo di produzione capitalistico è rappresentato da cicli economici secolari in cui una potenza egemonica regola l’accumulazione di capitale (ix). Ogni ciclo è caratterizzato da due fasi: una di espansione e una di decadenza economica, che vede indebolirsi il potere della potenza egemone. Nella fase di decadenza emergono nuove potenze economiche che sfidano l’egemone. Si tratta di una fase di caos che porta a un confronto militare alla fine del quale il vecchio egemone è sostituito da un nuovo egemone, attorno al quale riprende l’accumulazione di capitale. Oggi, siamo entrati in una fase in cui l’unipolarismo, cioè la capacità degli Usa di imporre la propria volontà a livello mondiale si è indebolita ed emergono nuove potenze, come la Cina. Quest’ultima però non ha l’intenzione (e non è ancora in grado) di rappresentare una alternativa complessiva agli Usa. Neanche lo yuan è, per ora, in grado di sostituire il dollaro.

Quello a cui stiamo assistendo è il superamento dell’unipolarismo. A questo proposito, sono interessanti le parole di Christine Lagarde, presidente della Bce: “Stiamo assistendo a una frammentazione dell’economia globale in blocchi in competizione tra loro… guidati rispettivamente dalle due maggiori economie del mondo.” (x) Per la verità, a nostro avviso, siamo appena all’inizio della formazione di un bipolarismo, cioè di due blocchi contrapposti, anche se la strada intrapresa dal mondo potrebbe andare in quella direzione. Ma c’è anche la possibilità della creazione di una situazione basata sull’esistenza di più poli contemporaneamente, cioè un effettivo multipolarismo, come dichiara di voler fare la Cina.

Ad ogni modo, obiettivo della guerra in corso è la difesa dell’egemonia mondiale degli Usa e della capacità del dollaro di funzionare come valuta mondiale. A questo proposito, per le ragioni che abbiamo detto sopra, gli Usa hanno realizzato una vittoria tattica, rafforzando la Nato ed il potere del dollaro. Ma quelle stesse azioni che determinano il successo di breve periodo, costruiscono sul lungo periodo le condizioni per un possibile insuccesso strategico degli Usa. La de-dollarizzazione, la de-colonizzazione reale e la costruzione di un fronte del Sud globale rappresentano le più importanti di tali condizioni.

Di Domenico Moro

27.04.2023

Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale.

NOTE

i - Gianluca di Donfrancesco, “Fmi: crescita mondiale più debole dal 1990”, Il Sole24ore, 12 aprile 2023.

ii - Diego Longhin, “Le mani della Cina sulle auto made in Russia”, Affari e Finanza – la Repubblica, 27 marzo 2023.

iii - International Monetary Fund, The stealth erosion of dollar dominance, 24 march 2022. https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2022/03/24/The-Stealth-Erosion-of-Dollar-Dominance-Active-Diversifiers-and-the-Rise-of-Nontraditional-515150

iv - Alessandra Colarizi, Africa rossa. Il modello cinese e il continente del futuro, L’asino d’oro edizioni, Roma 2022, pag.81.

v - Eurostat, Flash estimate – February 2023. https://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/16138299/2-02032023-AP-EN.pdf/91fa331d-8f61-adff-5e42-d92a64b6ee81?version=1.0&t=1677682415813

vi - Unctad, data centre.

vii - Istat, Commercio con l’estero e prezzi all’import – dicembre 2022, 16 febbraio 2023. https://www.istat.it/it/archivio/281014

viii - Gianluca di Donfrancesco, op.cit.

ix - Giovanni Arrighi, Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo, il Saggiatore, Milano 2033.

x - Isabella Bufacchi, “La frammentazione dell’economia fa aumentare i prezzi”, Il Sole 24 ore, 18 aprile 2023.

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Commenti (29)

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    1. Divoll 28 aprile 2023

      L'ultimo rapporto Bloomberg sostiene che il potere del dollaro si sta erodendo a una velocita' esponenziale... [articolo in inglese]
      https://dailyhodl.com/2023/04/26/us-dollar-suffering-stunning-collapse-losing-reserve-status-due-to-currency-weaponization-report/

    2. Divoll 28 aprile 2023

      E gli americani credevano di poter fare la guerra proxy alla Russia e minacciare guerra contro la Cina senza subire conseguenze? Ancora una volta viene in mente il proverbio russo: non scavare la fossa agli altri che potresti finirci dentro tu stesso...

    1. Martin 28 aprile 2023

      Ottimo articolo, uno innanzitutto si domanda perche' nella stampa italiana mainstream non appaiano analisi approfondite, ma solo vulgatae pietose per semplicismo e falsita'.

      Solo alcune osservazioni.
      Continua a sfuggire che Biden in soli due anni e mezzo ha immesso 4 trillions di sussidi e aiuti diretti a pioggia (anticovid, sanitari, scolastici, maternita', etc). 4 trillions sono il 20% del Pil annuale USA (20 trillions).

      Non afferro come sia possibile che una cifra del genere continui a sfuggire nella sua abnormita', ed infatti per un precedente analogo negli USA bisogna andare indietro addirittura fino agli anni 30 ed al New Deal.
      E' come se in Italia avessimo versato sussidi per 400 miliardi in circa 2 anni, quando il reddito di cittadinanza vale solo circa 9 miliardi.

      Decine di milioni di americani hanno ricevuto migliaia di dollari per stare a casa, e dopo altri sussidi sanitari, scolastici, etc.
      Nessun Paese in Europa si e' potuto permettere qualcosa del genere. E' tralaltro assistenzialismo allo stato puro.

      Un importo mostruoso del genere non poteva che scatenare l'inflazione, ma c'e' stata la congiura del silenzio, salvi pochi come appunto Lawrence Summers. L'inflazione gli USA la scaricano in gran parte sugli altri Paesi, grazie al ruolo predominante del dollaro, che ancora oggi fa poco meno del 60% delle riserve valutarie mondiali. E' il solito privilegio USA...

      Lo scatenamento dell'inflazione e' stato intenzionale: con 4 trillions di sussidi, gli Americani hanno continuato a spendere con il portafoglio pieno, noi Europei invece no.

      E non solo non c'e' stata la minima concertazione con l'Europa (il G7 fa la claque degli USA da circa 15 anni), ma addirittura la BCE a guida Lagarde ha sottomesso l'Euro al dollaro, seguendo pedissequamente la FED Usa nel ritmo e nell'aumento dei tassi d'interesse. Cosi l'Euro, che con circa il 23% delle riserve mondiali avrebbe un suo ruolo ed una sua forza, ha cessato di rappresentare una alternativa al dollaro.

      In sintesi, gli USA stampano dollari e stra-spendono e scatenano l'inflazione anche in Europa, mentre noi Europei sopportiamo l'inflazione senza avere ricevuto neanche un ventesimo dei sussidi USA.
      Loro sono piu' ricchi e noi piu' poveri.

      Aggiungiamo la dipendenza energetica dell' Europa grazie alle sanzioni antiRussia ed alla distruzione del gasdotto, ed il quadro e' chiarissimo.

      Non vola una mosca, perche' la Commissione UE e la BCE sono agli ordini dei Dem USA. Questo e' lo stato pietoso dell' Europa.

    1. berlioz 28 aprile 2023

      ottimo moro, come suo solito: chiaro, preciso, essenziale
      complimenti
      mi piace molto quando adombra lo scenario lungo di quello che si va verificando
      che si passi da un unipolarismo post-caduta-muro-berlino a resuscitare un nuovo bipolarismo non mi pare probabile: manca il collante ideologico a entrambi gli assemblamenti
      e d'altra parte è ingenuamente utopica l'ideologia multipolaristica: non si può tornare a uno scenario premoderno non globalizzato, l'accumulo non lo vuole e non lo permetterà
      se lo sviluppo avrà pazienza ci sarà un mondo sempre più impoverito, degradato e pieno di gente che digrigna i denti al "nemico"
      se invece la pazienza la perde, beh, si spareranno tutte, ma dico tutte, le bombe a suo tempo prodotte per un gran bel finale di fuochi mai visti prima
      e poi la terra ricomincia da capo

    1. mago 28 aprile 2023

      Tutte le monete di riferimento USD AUD GBP CAD hanno perso contro una sola moneta che è il Franco Svizzero nonostante che fino a ieri avesse i tassi negativi..oltre che i tassi esiste anche un fattore rischio e fiducia nel paese indipendentemente dalle regole commerciali.
      A parte la questione dollaro ci sono le armi gas petrolio e compri quelle Usa o quelle degli altri ed il cerchio si chiude sempre,solo per la tecnologia hanno toppato alla grande dandola in gestione ai cinesi per i profitti ed ora la stanno pagando.

    1. ROMAGU 28 aprile 2023

      Testo ineccepibile. Ma, il problema è come stabilire una pace universale permanente. Per riuscire, bisogna sostituire l'attuale problema fondamentale (la conservazione del dollaro) di chi da oltre un secolo fomenta le guerre (chi, mediante il sistema bancario, controlla il denaro) con un problema più grave: la conservazione del suo sistema bancario. Cioè, bisogna sostituire il sistema di credito del sistema bancario con un nuovo sistema di credito indipendente ed alternativo a quello bancario. Per reagire a questo problema, non servirebbe più fomentare guerre ma semplicemente accettare un nuovo ordine mondiale post-imperialistico (pù precisamente, si dovrebbe dire post-pseudo-imperialismo). Basterebbe accettare le proposte della Russia del dicembre 2021 ed i principi della dottrina sulla politica internazionale recentemente approvata dal Cremlino. Chi si oppone? Gli 11 (erano 12 con Lehman Brothers) che controllano il denaro e qualche nostalgico neocon.

    1. Cachafaz 27 aprile 2023

      Giuseppe Masala canale telegram

      Voci secondo cui gli Stati Uniti ordineranno ai loro vassalli dell'UE di utilizzare il dollaro anziché l'euro per le transazioni relative all'energia all'interno del blocco stesso, i membri dell'UE compreranno energia l'uno dall'altro usando il dollaro fondamentalmente, se diventa realtà significa che l'€ viene sacrificato come moneta per salvare il $ che rimarrà a galla ancora per un po'; poiché alcune delle recenti perdite causate dall'agenda di de-dollarizzazione attuata da paesi come Russia, Cina, India, Indonesia, Brasile,... potrebbero essere almeno in parte tamponate. Sarebbe comunque il segno oltre che della fine dell'Euro anche delle forti difficoltà a livello di fuga di capitali degli USA.

    2. maghi 28 aprile 2023

      sarebbe vero, se il GR fosse un complotto solo occidentale, ma a Davos accorrono da tutto il mondo. Anche al G20. Lì Biden e Xi si rinchiusero a parlare a quattr'occhi da soli per 2 ore e tutti gli altri a fare in c.lo .Io ci credo poco a questo bipolarismo. Mi ricorda quello politico italiano, che non era e ancora non è altro che un teatrino messo per i gonzi.

    3. Divoll 28 aprile 2023

      Sarebbe anche la fine dell'UE. E amen.

    1. maghi 27 aprile 2023

      e il GR, la massoneria, il NWO, i davosiani, l'agenda 2030, Schwab e Harari dove sono finiti? Già tutto andato nell'oblio mediatico?

    2. Cachafaz 27 aprile 2023

      Vanno a fare in cu@@ con la de dollarizzazione!. L'autore scrive 59% nel 2021, ma ad oggi risulterebbe (l'uso del dollaro) al 47%. C'e' un breve articolo di Masala che ora cerco. Anhe Musk ha fatto un tweet, scrivendo che se usi la valuta come arma, e' ovvio che gli altri smettono di usarla.

    1. Fedeledellacroce 27 aprile 2023

      I membri del G7 elencati all'inizio, son 6
      Vabbé, ora continuo a leggere....

    1. PietroGE 27 aprile 2023

      Condivido in buona parte l'analisi, non sono sicuro che dall'unilateralismo si stia passando al multilateralismo. Quest'ultimo presuppone una configurazione di Paesi con economie più o meno simili. Come dice giustamente l'autore non è il caso di chi vorrebbe sostituire il dominio americano : il mercato mondiale si sta dividendo in due blocchi " attorno agli Usa e alla Cina". È questo il dato fondamentale e tra l'altro, anche la ragione della contrapposizione frontale tra USA e Cina nel Pacifico. Il dominio economico americano viene lentamente ma inesorabilmente sostituito da quello cinese. L'esempio dell'Africa è indicativo. Chi ci rimette di più da questi sviluppi sono gli europei, ma non a causa del destino cinico e baro, a causa della propria incompetenza e della incapacità di comprendere il cambiamento e la situazione internazionale in generale ( non solo quella economica) senza paraocchi idealistici e obsoleti.

    2. Luca VFR 27 aprile 2023

      Signori stiamo tornando alla Guerra Fredda 2.0 con l'Occidente dietro gli USA e con l'Oriente dietro la Cina al posto dell'Unione Sovietica. Solo che gli USA, adesso, non riescono più a tirarsi dietro il carrozzone sgangherato Occidente perché son molto sgangherati pure loro.

    1. danone 27 aprile 2023

      I vantaggi a breve che Moro espone, li ritengo proprio i segnali degli svantaggi nel medio e lungo periodo.
      Accrescere la spesa militare per fare guerre in ogni dove si ritiene necessario, non è un modello intelligente e soprattutto duraturo di egemonia mondiale.
      L'aver separato la Russia dalla Germania e dalla Ue per avvicinarla alla Cina, non è stata nemmeno questa una mossa intelligente, dal momento che al di là dei proclami e della propaganda, la Russia e la Germania fino ad ora non avevano dichiarato ai 4 venti di costruire un modello alternativo a quello americano, mentre ora che Cina e Russia se la intendono di più, lo stanno davvero costruendo.
      Quindi i vantaggi a breve che Moro evidenzia, come l'aumentata sottomissione della Ue ai dicktat Usa, sono solo i prodromi della decadenza futura, quindi li definirebbe vantaggi solo chi li vuole vedere così, ma sono anch'essi il segno della certificata decadenza americana e soprattutto si dimostra che aver adottato questa strategia guerrafondaia da parte dell'occidente collettivo non solo non avantaggia affatto l'occidente stesso, ma lo indebolisce ancora di più, dando occasioni di maggior e rapida fortificazione al modello alternativo costruito dai suoi antagonisti.
      Quindi delle due l'una, o sono davvero degli idioti gli strateghi americani o gatta ci cova sul tetto che scotta.

    2. Cachafaz 27 aprile 2023

      La prima, avendo gia' dato troppe prove di idiozia;

    3. Luca VFR 27 aprile 2023

      Che gli strateghi militari americani capiscano un tubo è acclarato. Dalla fine della II WW con, credo, l'unica eccezione dell'invasione di Grenada, tutte le guerre che han iniziato le han perse, nessuna esclusa a parte Grenada. Ma, nel caso particolare di Grenada, era l'equivalente di invadere la sede della Croce Rossa

    4. mago 28 aprile 2023

      Quella era alla nostra portata con Figliulo..e Pinotti..

    5. gianB 28 aprile 2023

      A te piace buttate lì l'aggettivo "davvero idioti" tanto per creare una parvenza di impossibilità per poter dare credito alla tua tesi della gatta sul tetto. Come se non sapessi bene dell'arroganza eccezionalista degli US, peraltro ampiamente pubblicamente decantata da parte di vari personaggi bipartisan. Sai benissimo che è questo che li muove e che non é semplice liquidare il fatto solo definendoli idioti.
      Poi, se stai facendo di tutto per convincere te stesso ... ti capisco.

    6. danone 28 aprile 2023

      Scusami ma ho ampiamente fatto capire dai miei vari commenti che non credo alla demenza strategica di nessuno.
      Quando si pensa all'idiozia del potere si sta osservando solo il suo lato visibile e soggetti utili idioti in azione.
      Definisco idioti gli strateghi americani perchè sono le conclusioni a cui arrivano gli analisti che leggiamo se le loro strategie sono quelle che gli attribuiscono.
      Tu sai che secondo me siamo dentro un teatro, percui per me non c'è idiozia, bensì sceneggiatura e regia.

    7. gianB 28 aprile 2023

      Cit.
      L'importante è capirsi. Buona giornata.
      E son certo che mi hai capito, come sai che io ho capito te.

    8. Luca VFR 29 aprile 2023

      L'Invasione della Croce Rossa? Mah!

    1. Eugiorso 27 aprile 2023

      Le conseguenze di breve, medio e lungo periodo per la colonia Italia dell'impero del male saranno comunque devastanti ...
      Di più, anche se ci sarà un nuovo bipolarismo o un multilateralismo, noi ci troveremo dalla parte sbagliata.

      Cari saluti

    2. Cachafaz 27 aprile 2023

      Sembreremmo spacciati, stretti tra il colonialismo Usa e se crolla quello di FRancia-.Germania; purtuttavia in qualche maniera ce la faremo, con un po' di fortuna.

    3. Luca VFR 27 aprile 2023

      No stavolta no. Lo stellone italico, creatura molto ma molto mitologica, si è spento. Anzi come tutte le stelle è diventato un buco nero. Nell'accezione astronomica del termine se no qua partono tutti i doppi sensi possibili ed immaginabili :D

    4. mago 28 aprile 2023

      Come la famosa luce in fondo al tunnel salvo poi capire che è quella della locomotiva che ci schianta del tutto...

    5. Divoll 28 aprile 2023

      Io invece non escluderei la possibilita' che, schiantatasi la UE,, l'Italia riallacci i rapporti economici e culturali con la Russia, cosa che ci riporterebbe a galla piuttosto rapidamente. e che la UE sia prossima allo schianto, non ci sono dubbi.

    6. mago 29 aprile 2023

      Si ma dopo un bella pulizia non pensò che i Russi trattino con i doppiogiochisti quali abbiamo come politicanti.

    1. sbregaverse 27 aprile 2023

      Buono ottimo anzi eccellente.
      Il quadro generale, senza fronzoli, è QUELLO.

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