Le capre e le volpi amano l'intelligenza artificiale

Un'allettante lusinga che mira a una nuova egemonia dei soliti noti.

Le capre e le volpi amano l'intelligenza artificiale

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

Si fa un gran parlare dell'intelligenza artificiale, altrimenti detta AI. Tanto per chiarire subito il mio pensiero, dico che è un'allettante lusinga che mira a una nuova egemonia dei soliti noti. Le componenti della lusinga sono due: le promesse di grandi benefici, come quelle fatte dal gatto e la volpe a Pinocchio, e la paura che fa credere che questa AI sia molto pericolosa.

In sintesi, l'AI è "apprendere sulla base di conoscenze passate e agire di conseguenza". Ovvero, l'AI è banalmente "fare esperienza", più o meno quella che fanno i bambini nei primi anni di vita. Con l'AI si esaminano parecchie migliaia o anche milioni di casi e si cerca di trovare un comune denominatore e, da questo, la strada da seguire. L'AI acquisisce informazione ma la elabora in modo primordiale. Il complesso meccanismo dell'apprendimento riguarda cinque livelli: la memorizzazione dell'informazione e il suo uso senza sostanziali cambiamenti, l'accumulo della conoscenza, l'acquisizione e la pratica di metodologie, l'ottenimento di un senso di astrazione e, infine, la capacità di reinterpretare la conoscenza. I primi tre livelli sono facili da percorrere e questo è quanto fanno le macchine, ma gli ultimi due che non sono intelligenza, ma una sua indispensabile premessa, non sono ottenibili con processi di logica lineare e usando solo dati "pertinenti". Poi, per il passo successivo: il processo decisionale, gli umani usano molte informazioni "a latere", alcune variabili rapidamente nel tempo; tra queste, i sogni, la simpatia o l'antipatia, la luce, il clima, le sensazioni dovute all'ambiente in cui si opera, la lingua, la religione, la cultura e gli usi.

La denominazione "intelligenza" è certamente impropria, si dovrebbe invece usare, apprendimento o conoscenza. La qualificazione intelligenza è solo una etichetta pubblicitaria che serve a imbellettare i relativi prodotti. Quello che sarebbe necessario è sì raccogliere ed elaborare l'informazione, ma questa deve poi essere messa al servizio dell'intelligenza naturale per aumentarne l'efficienza.

Un aspetto importante è che i "dati in ingresso" acquisiti da un bambino sono molto più ricchi di quanto usa l'AI. Sono i cinque sensi e, in aggiunta, i sentimenti: affetto, tutela, protezione, amore, paura, ostilità, avversione. Il bambino ha inizialmente mamma e papà che lo guidano nella direzione iniziale d'apprendimento. Poi, c'è un numero grandissimo di "istruttori" che lo guidano in modo sia palese che impercettibile. Gli "ingressi" sono istruzioni ben definite o atteggiamenti di approvazione o biasimo che servono a comprendere gli errori di svariati tentativi. I dati di ingresso dell'AI sono tipicamente aridi e mono-sensoriali, guidati da finalità specifiche. I tentativi e gli errori non esistono. L'istruttore è spesso uno solo, è poco esperto ed ha una mente "polarizzata" da una definita cultura e obiettivi.

L'AI è una enorme sottovalutazione della realtà, dato che affronta la complessità dei meccanismi cerebrali con modelli assolutamente semplificati e cerca di compensare le approssimazioni con un incremento frenetico dei passi di approssimazione (gli strati delle reti neuronali) e una estrema velocità di esecuzione. È plausibile che il cervello usi anche lui procedure di frammentazione e semplificazione, ma quali siano gli elementi usati e quale sia la loro elaborazione è impenetrabile.

Bisogna precisare che le risultanze dell'AI si basano su tante costose ricerche. I prodotti del cosiddetto "deep learning" (apprendimento profondo, appunto), l'ultima novità degli studi, sono promettenti, anche con discreti risultati. Le applicazioni possibili riguardano la guida senza conducente, il controllo dei droni, il riconoscimento vocale e facciale, ma anche cose un po' leziose, tipo aggiungere il colore o il suono a immagini o filmati. C'è poi la traduzione simultanea, la generazione di risposte a domande ordinarie e il riconoscimento automatico dei segnali stradali. Tutte applicazioni affascinanti, specie il riconoscimento facciale e vocale che è utile ai governanti: così controllano meglio la popolazione. Le altre, boh, forse lasciarle agli umani non è così grave. Di una certa utilità sono la traduzione simultanea e l'elaborazione di immagini cliniche, che consentirebbe una più veloce diagnosi di malattie comuni. Altre possibilità sono l'uso dell'AI per surrogare gli operatori dei call center o per rimpiazzare gli impiegati che fanno contabilità. Ovvero, la classica eliminazione di posti di lavoro a basso contenuto conoscitivo. Globalmente, escludendo poche eccezioni, c'è molta aria fritta, che deve essere cucinata in grossi data-center situati oltre oceano.

Il punto chiave (o, se si vuole, dove il metodo traballa) è che per addestrare e per ottenere le risposte dei sistemi intelligenti serve una grossa mole di dati e una ancor maggiore potenza computazionale. L'elaborazione dei dati utilizza processori dedicati costruiti con le più avanzate tecnologie, come la 3 nm, possedute solo da Taiwan (TSMC) e Corea (Samsung). Una singola fabbrica costa circa quaranta miliardi di euro. Il pre-addestramento di un modello di intelligenza artificiale usa un numero enorme di campioni. Con algoritmi semplici il minimo è almeno mille campioni per categoria. I modelli complessi usano parametri che vengono regolati durante l'addestramento per avere risposte "accurate". I recenti "modelli giganti" usano un numero enorme di parametri. Si può arrivare a miliardi o addirittura triliardi (migliaia di miliardi) di parametri. Il numero di campioni necessario è pari al numero dei parametri moltiplicato per un coefficiente che normalmente è compreso tra un centesimo e dieci. Risulta allora che per il training possano servire miliardi di campioni. Il costo computazionale (addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni o divisioni di due numeri decimali) è da uno a parecchi milioni di milioni di operazioni per parametro. Il tutto è per una "intelligenza" interessante, ma non così eccezionale.

"Much ado, about nothing", scriveva Shakespeare. Più o meno ...

Le potenzialità dell'AI sono accompagnate da promesse (o minacce) di funzioni umanoidi e capacità sovrannaturali. Si dice che l’uomo potrà essere sostituito da apparati artificiali con robot, nanotecnologie, l'AI e quant'altro. Buontemponi, come un tizio che è in auge al forum di Davos - è quell'omino buffo che si definisce transumanista -, spaventano la gente comune dicendo che con l'AI una parte dell'umanità sarà inutile e che, invece di andarsene al creatore loro stessi, suggeriscono una sforbiciata alla popolazione del mondo. In realtà, un tentativo per ridurre l'affollamento del pianeta c'è stato: parlo della recente pandemia e, forse, ci si deve aspettare un nuovo tentativo. Ma, "per fortuna", per parare i rischi, alcuni volponi che con l'AI ci fanno i soldi, chiedono di mettere in pausa per sei mesi lo sviluppo di sistemi potenti di "intelligenza". Boh! A me sembra che questa richiesta sia una volpata per far credere della importanza e indispensabilità della novità, e non proteggere noi, poveri umani. Mia opinione, forse sbagliata.

Quanto sopra non tiene conto di un ulteriore piccolo particolare: il consumo di energia. Il cervello umano apprende ed elabora le informazioni usando pochissima potenza. In stato di veglia usa dai 10 ai 23 watt. Una farfalla, che non è così stupida, consuma molto, ma molto meno. Un supercomputer per AI, ad esempio fatto da un cluster con 22.000 GPU H100, richiede circa 31 MW (milioni di watt) esclusa la potenza necessaria per ulteriori esigenze infrastrutturali, come il raffreddamento; cioè, più di un milione di volte il consumo del cervello umano. Ovviamente, il supercomputer può servire molti utenti, ma il confronto energetico rimane estremamente sfavorevole per l'artificiale. Un'altra valutazione utile è l'energia richiesta per dare una risposta con chatGTP-4. Per rispondere a una domanda del tipo "Quante zampe ha un gatto?" servono circa 3600 Joule, che è l'energia che usa il cervello in quattro minuti (se consuma 15W). E non si conta nel calcolo quanto serva per la trasmissione dati. Il programma chatGTP-4 fa anche cose più complicate del rispondere a semplici domande, ma il consumo di potenza aumenta più che proporzionalmente. La mia opinione è che, finché l'AI non consumerà meno di dieci cervelli (ovvero mai, a meno di funzioni veramente semplici), sarà per lo più una presa in giro, anche ambientale.

Un qualsiasi servizio di AI comporta uno spropositato uso di denaro e di energia. La sua accettazione deve scaturire da una attenta analisi dei costi e benefici (economici, energetici e, soprattutto, strategici e sociali).

Per avere un'idea dei costi, OpenAI, quella che offre gratuitamente l'accesso a chatGPT, deve sborsare, solo per mantenere operativa l'infrastruttura, 700 mila dollari al giorno. E la stima non tiene nemmeno conto dell'ammortamento dell'hardware; poi, quel costo riguarda la versione precedente del modello di AI (chatGPT-3, quello che usa 130 miliardi di parametri). Allora, solo chi ha l'accesso a tanto denaro, casomai stampato di fresco e usato per arruffare la mentre dei gonzi, si può permettere di operare in questo settore. Le aziende dominanti che offrono servizi di AI sono prevalentemente USA. Le più grosse sono Google Cloud AI, Microsoft Azure AI, IBM Watson, Amazon Web Service AI, DataRobot, OpenAI, ClartiFI, BigML e RapidMiner. In realtà, ci sono nel resto del mondo numerose iniziative e start-up che sviluppano software con i linguaggi per l'AI, ma quello che fanno è, in pratica, lavorare "per il nemico". Se vanno a gambe all'aria son fatti loro. Nel caso in cui producono qualcosa di buono, vengono acquisite, mettendo in tasca dei fondatori un po' di soldi (fiat), ma evitano a chi le compra gli investimenti e i rischi dell'innovazione.

Ci si chiede per quale motivo ci sia tutto questo interesse nell'AI e perché aziende, tipo OpenAI, diano gratuitamente le risposte a milioni di domande usando un sistema che costa quasi un milione di dollari al giorno. Specchietto per le allodole? Una risposta a "per cosa lo fanno" la si trova guardando le previsioni economiche. Nel 2023 la dimensione del mercato globale dell’intelligenza artificiale era 150 miliardi di dollari (una cifra spropositata, per molta aria fritta, ma tant'è) e si prevede che nel 2030 raggiunga i 1.345 miliardi di dollari. Una cifra senza dubbio esagerata, se si considera che si prevede la stessa cifra per il mercato dei semiconduttori, cosa più solida e sostanziosa. Un altro parametro riguarda le prestazioni di aziende primarie del settore. Prendiamo Nvidia (USA) e TSMC (Taiwan) che costruiscono microprocessori dedicati. Per la prima, la capitalizzazione 2023 è 1210 miliardi di dollari, per la seconda è quasi 15 mila miliardi. Il fatturato per entrambe è stato circa un trenta-quarantesimo la capitalizzazione. Cosa significa questo grande rapporto prezzo-vendite (P/S ratio)? Il mio parere, che non ne capisco nulla, è che una valutazione esagerata rispetto alle vendite non significa speranza di brillanti prestazioni, ma che l'azienda ha un valore strategico da difendere (caso TSMC) o che è funzionale ad una strategia (Nvidia).

Per capire la strategia bisogna "seguire il denaro". Andiamo indietro negli anni e troviamo che nel settembre 2018 DARPA, l'agenzia USA per progetti avanzati della difesa, ha lanciato un programma da 2 miliardi di dollari americani per "ricerche finalizzate allo sviluppo di prototipi rivoluzionari, basati sulla AI, per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti". Le aree chiave della campagna includono l'automazione dei processi aziendali critici del Dipartimento della Difesa, la robustezza, l’affidabilità, la sicurezza e resilienza delle tecnologie di apprendimento automatico e di intelligenza artificiale. Con quei soldi sono state finanziate molte ricerche, che poi hanno fatto fiorire, in campo civile, quelle iniziative che ora stabiliscono la supremazia USA. Non è che disapprovi gli americani, che, solite volpi, fanno (o facevano) bene il mestiere dell'egemone, la mia critica, fortissima, va alle volpi travestite da capra di Bruxelles che continuano a farci fregare.

Un ridotto uso del cervello causa una sua ridotta capacità e agilità di pensiero. Avere popolazioni culturalmente e mentalmente subalterne, essendo un vantaggio strategico e militare, è essenziale per assicurarsi l'egemonia. Pertanto, l'AI è un pericolo per alcuni e un vantaggio per altri. Il punto, importante, è che per i governanti il denaro non conta un granché, mentre per il popolo è di fondamentale importanza.

Superati i problemi tecnologici, abbiamo tre criticità. La necessità di elaborazione in data-center di grosse dimensioni, il consumo di potenza e il costo. La prima è favorevole alla egemonia, dato che tenere i clienti lontani dai propri dati sensibili e metterli nelle mani dei gestori dell'AI è un bel vantaggio. La questione potenza la si può rimandare a quando le risorse di petrolio sotto controllo americano diventeranno scarse. Il problema primario rimane il costo. Questo deve essere scaricato su un numero grandissimo di utilizzatori che devono avere un discreto reddito e vivere abbastanza lontano: gli Europei e, forse, gli Australiani.

Esiste un ulteriore problema. Cosa rimarrà tra poco di quest'orgia di promesse? Ci saranno senz'altro benefici per i militari e i governanti, ma per la gente comune, passato il momento di euforia, ci saranno sì un po' di vantaggi, alcuni importanti, ma il resto non sarà quel granché. Il mondo fantascientifico Hollywoodiano cambierà solo "casa", da uno schermo a tubi catodici si trasferirà in una proiezione 3D di un meta-mondo che non esiste. Allora, fino a quando durerà questa illusione? Bisogna fare in fretta! Se i cittadini comuni devono pagare, si devono creare nuove necessità, sostituire rapidamente servizi e cancellarne le consolidate soluzioni. Così, a parte i rinsecchiti vecchietti che diranno: "ai miei tempi", ci sarà assuefazione alle nuove costose (e inefficienti?) "novità".

L'obiettivo è creare un mercato intelligente e artificiale e, allo stesso tempo, diventarne egemoni.

Per raggiungere l'obiettivo, bisogna primariamente convincere la gente che l'AI è una cosa mirabolante e che produce benefici da farsi leccare le dita. La tecnica usata è la solita della pubblicità ingannevole o, se volete, è quella del gatto e la volpe ai quali Pinocchio mostrò le monete d'oro. Se le sotterri nel paese dei Barbagianni, crescerà un albero pieno di zecchini d'oro. Dai a noi le tue monete e diventerai ancora più ricco. Per far credere a queste lusinghe le volpi arrivano a frotte e parlano alle capre e caprette governative che, addomesticate, affermano con fare autorevole che questa AI è bella da bestia. Le capre comuni, ben rincuorate, sono affascinate dalle lusinghe dei volponi e anche irretite dagli suadenti miagolii dei gatti dell'informazione. Stabilito il dominio, una seconda fase dell'operazione potrebbe essere la delocalizzazione tenendo ben stretti i segreti. Così si risparmiano soldi ed energia e, chissà, l'amica Europa darà una mano: sospende la strategia di rimbecillimento di massa, facendo dibattiti su dove tenere le "circenses" olimpiadi, sia estive che invernali o discettando sulla lunghezza dei pesciolini ammessi alla pesca, "ambisce" all'autonomia "intelligente" e paga lei i data center.

Riassumendo, questa AI, inclusa quella generativa, è una evoluzione tecnologica che usando vagonate di soldi ottiene un qualche risultato appetibile. Non si deve ovviamente "gettare il bambino con l'acqua sporca", ma è difficile selezionare il poco che c'è di fondamentale e prezioso. Il clamore, fatto ad arte, confonde le menti indifese. È però vitale vincere quella disfida che descrissi più di dieci anni fa in una presentazione che intitolai "La disfida del XXI secolo: uomo contro robot". Il robot, in questo caso, è rappresentato dalle applicazioni AI. Se non saremo in grado di dominarle, contrastando l'annebbiamento dei primi tre livelli dell'apprendimento e impedendo il conseguente impoverimento dell'intelligenza umana, saremo soggiogati da una schiacciante egemonia economica e, soprattutto, culturale.

Ci sono tante informazioni sul Web, tra queste:

https://ourworldindata.org/grapher/artificial-intelligence-parameter-count

https://www.linkedin.com/pulse/how-much-minimum-data-do-we-need-akshay-ugalmogale/

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

23.01.2024

Franco Maloberti. Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina, dove è stato insignito della Laurea Honoris Causa 2023.

Commenti (23)

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Mostra commenti 23 caricati
    1. Dario Lampa 8 gennaio 2026

      Purtroppo nel mondo e soprattutto in Italia di capre, anzi di imbecilli analfabeti funzionali c'è n'è un 80% secondo alcune indagini. Se così non fosse farebbero di tutto per spazzare via governi vergognosi e servili come questo che ha perso ogni parvenza di dignità.
      L'altro 20% e composto per metà non da volpi ma da criminali paranoici che gestiscono il potere che quell' 80% prima menzionato scelleratamente e stupidamente dà loro. Il rimanente 10% e fatto da gente che ragiona con la propria mente, con la propria intelligenza "naturale" e lavora per il bene supremo: il Bene Comune.

    1. maghi 24 gennaio 2024

      trasformare gli umani in capre che non capiscono nulla e in volpi, che usano la poca intelligenza che gli hanno lasciata, solo a scopi egoistici, è il sogno di tutti i dittatori. Meglio che bastonare e uccidere.

    1. XaMAS 24 gennaio 2024

      lei e' mai stato in ospedale recentemente? io purtroppo si
      nel caso, pensi a 30 anni fa cos'era, come diagnosticavano, come operavano, come curavano
      poi guardi oggi

      eh si, la tecnologia e' proprio inutile, almeno fino a quando ti sostiene la salute aggiungerei.

      ps: se la tecnologia la trova inutile, perche usa un pc o un cellulare ed internet ??

    2. Brule 24 gennaio 2024

      Dipende chi è è al servizio di chi.
      Qualche giorno fa ero in una macchina nuova con un familiare, dovevamo fare delle commissioni.
      Io mi muovo in genere con la cartina, qualche volta uso anche lo smartphone.
      Ma questa macchina ha il navigatore che funziona connettendosi con il cellulare.
      C'è stato un momento in cui siccome i cellulari erano tre, sembrava che la macchina stesse litigando su quale accogliere, cavi, wifi, boh.
      Dopo, sulla mappa nello schermo sono apparsi i punti collegati ad argomenti cercati nella navigazione web dello smartphone collegato.
      Ho subito pensato al marito di una amica, entusiasta conoscitore delle escort della provincia, pensa che risate in macchina mentre vanno in trattoria.
      Tutta roba inutile, e fatta pagare a peso d'oro.

    1. absitiniuriaverbis 24 gennaio 2024

      Se misurassimo l'intelligenza di un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi su un albero...
      Non ricordo esattamente la frase ma il senso rimane.

      Esattamente come accade quando gli umani definiscono il concetto di realtà: ovvero quella che il cervello umano elabora attraverso i sensi umani che la percepiscono. Ed i sensi umani sono limitati (e non ho idea in merito al cervello). Ovvero la percezione è limitata e la realtà degli umani non è tale in assoluto. Realtà e tempo non esistono in assoluto.
      Come aperitivo.

      Ma, ritornando a bomba (visto che vanno di moda come sempre) quello che mi manca è la definizione di intelligenza considerando ulteriormente che non si parla di un solo tipo di intelligenza ma di molti.
      La teoria "dell’intelligenza multipla” per esempio prevede :
      Naturalista;
      Musicale;
      Logico-matematica;
      Esistenziale;
      Interpersonale;
      Corporeo-cinestetica;
      Linguistica;
      Intrapersonale;
      Spaziale.

      Ognuna con la sua definizione a me più o meno criptica.

      Questo per dire che il termine Intelligenza Artificiale è un termine che, pur significando qualcosa, non si riferisce all'intelligenza della quale sappiamo, sicuramente io non so, poco. Molto poco.

      Se, quanto accade in giro fosse sinonimo, fosse espressione di intelligenza in senso lato, saremmo e forse siamo perduti.
      E se non lo fosse, dovremmo dubitare dell'esistenza stessa del concetto, astratto a questo punto, di intelligenza.

      Ricordo un professore di matematica (1969) al Politecnico di Torino che diceva : gli intelligenti risolvono i problemi per i quali sono portati, ma se fossero intelligenti come dicono, perché sti stupidi del cazzo non li hanno prevenuti?

      Tradotto, ma siamo sicuri che solo l'intelligenza, comunque definita e classificata, sia la caratteristica alla quali gli umani debbano aggrapparsi per vivere una vita degna di essere vissuta?

    1. Linoleum 24 gennaio 2024

      Perché i visorati vogliono sostituirsi?
      Sostituzioni che poi son in perdita all'orifgine. Si gioca il destino dell'essere (in)umano

    1. Sonia Milone 23 gennaio 2024

      Un altro straordinario articolo del professor Maloberti!
      Il finale sintetizza tutto: il vero rischio, aldilà di ciò che l'IA può realmente fare, è l'impoverimento dell’intelligenza umana a causa del delirio ottimistico tecnofilo

    2. maghi 24 gennaio 2024

      questo sta già succedendo da dopo il '68, difatti non era mai successo che i figli fossero meno intelligenti (e spesso di molto) dei loro genitori. Difatti mio padre temeva di perdermi a causa dei miei successi scolastici e fece di tutto per impedirmi di prendere una laurea. Così hanno fatto i nostri padroni, un pò come faceva la chiesa cattolica. Per comandare le pecore, bisogna tenerle il più possibile ignoranti, diceva. Poi arrivò il Protestantesimo, che diceva il contrario e che causò il progresso nelle nazioni del nord Europa con le rivoluzioni economiche ed industriali degli ultimi secoli. Forse aveva ragione la chiesa cattolica di allora.

    3. Giacomo 24 gennaio 2024

      A me pare che il presupposto per lo sviluppo culturale europeo sia stato la conservazione della cultura tramite il lavoro dei monaci, pratico per quel che riguarda l'agricoltura e la produzione ad esempio di vino e birra, e la funzione degli stessi come amanuensi di tutti i testi che sono stati tramandati, senza di quelli i protestanti avrebbero grugnito

    1. Darkman 23 gennaio 2024

      Il punto è che di queste tecnologie viene fatta una mistificazione allucinante, neanche fossimo sulla soglia dei robot senzienti quando i software in questione stanno solo a scopiazzare senza cognizione di causa o di contesto. In sostanza ciò che le IA si stanno preparando a fare è mettere il pilota automatico a quei lavori informatici che sono già lavori da automi ma la macchina addestrata può svolgerli assai più rapidamente di qualsiasi umano. La vittoria della macchina sta tutta nella velocità computazionale... poi da sola continua a non capire un cavolo.
      Siete degli scrittori e volete usare GPT come assistente creativo? Vi renderete conto di quanto è inutile, vago e approssimativo nell'analizzare i testi che gli date in pasto. Le IA generatrici di immagini riescono a realizzare solo accrocchi partendo dalle forme in database che sono stati allenati a riprodurre e i risultati che ne vengono fuori sono unicamente stereotipi tanto più fastidiosamente pressapochisti quanto più chiederete loro qualcosa di concettualmente concreto.
      Il mese scorso Google con la presentazione di Gemini voleva illudere di avere creato qualcosa di intelligente ma l'intero video era una montatura costruita a tavolino. Potremmo chiamarle MA (Manipolazioni Artificiali partendo da un infinità di dati) perché di intelligenza continuano a non avere nulla.

    2. ducadiGrumello 23 gennaio 2024

      Applausi

    3. XaMAS 24 gennaio 2024

      io ho visto foto chiaramente generate da IA (perche in italiano si dice Intelligenza Artificiale) che erano degli obbrobri, persone con 3 braccia, dita delle mani che piegavano in modo assurdo se non erano addirittura 4 o 6

      tempo fa mi pare avessi pure provato chatGPT o una cosa simile, facendo domande non complicate le risposte erano in pratica quello che si ottiene cercando su wikipedia...

      ovvio, e' una tecnologia agli albori e col tempo magari qualcosa di utile potra' farlo, l'importante e' che non si faccia la fine di quanto visto nella saga di Terminator...

    4. Darkman 24 gennaio 2024

      Immagino che in ambito militare avranno già roba più sofisticata visto che alla società civile generalmente danno gli scarti ma prescindendo da ciò è palese che questi software, a qualsiasi livello, non sanno quello che fanno.
      Il problema degli arti deformi è solo la punta dell'iceberg e si verifica grossomodo per la stessa ragione per cui sbagliano a disegnare le scale: semplicemente non possono collegare l'oggetto alla sua funzione. Per loro son solo forme da riprodurre: un bambino piccolo nel comprendere che una scala serve a salirne i gradini reggendosi sul corrimano per raggiungere un altro piano è avanti anni luce a Midjourney per il quale una scala è solo una forma in memoria col tag "stair" da scopiazzare e assemblare in un punto senza alcuna cognizione di causa.
      Risolveranno gradualmente filtrando meglio i risultati e potenziando il training ma il sistema continuerà a distinguere un oggetto dall'altro solo per come gli sviluppatori glielo avranno taggato una miriade di volte.

    5. paulbressac 24 gennaio 2024

      intanto ChatGpt è un modello linguistico, chiamarlo IA è marketing. Quanto alle IA (che no è IA, ripeto) generatrice di immagini non mi sembra niente di quello che dici. è semplicemente una camera fotografica virtuale dove oltre a poter scegliere tra le normali configurazioni di una camera fotografica puoi anche descrivere la scena che vuoi fotografare. E come con una camera fotografica "reale" puoi ottenere vere schifezze o immagini bellissime. Il pressapochismo di cui parli dipende, per la mia ormai lunga esperienza, soprattutto dalla descrizione che si fornisce.

    6. Darkman 24 gennaio 2024

      Si certo, GPT appartiene alla famiglia degli LLM (large language model) e i generatori di immagini tramite prompt sono una cosa diversa. Ma Midjourney, Firefly e gli altri hanno alla base il machine learning e un gigantesco set di dati taggati da cui attingere per sapere pressappoco cosa generare dai tuoi input testuali. La qualità del risultato è relativa a quanto li assecondi in ciò che il loro training ha reso funzionale, cioè piegarsi agli stereotipi che sanno produrre senza commettere svarioni, tipo ritratti in primo piano anziché pose coreografiche che richiedono nozioni anatomiche e così via.

    1. Balabiott 23 gennaio 2024

      Foto inquietante..

    2. ducadiGrumello 23 gennaio 2024

      Zuckerberg trasuda empatia e calore umano da tutte le giunture, cioè volevo dire pori

    3. Bertozzi 23 gennaio 2024

      Pensavo volessi dire squame

    4. Balabiott 24 gennaio 2024

      Nella foto sembra il pifferaio magico, ovviamente il visore lui non l' indossa..

    5. REmaggiore 24 gennaio 2024

      Nemmeno il fotografo lo indossa

    1. pippo123 23 gennaio 2024

      Amarcord una scena del film: Il Giorno della Civetta.
      .
      -- signor Calogero con la sua testimonianza potremo incastrare zicchinetta il mafioso...
      .
      -- sig. marescià tengo famiglia....
      .
      -- signor Calogero, vede questa mappa della Sicilia? le bandierine azzurre indicano i casi risolti, le bandierine rosse quelli non risolti..spetta a lei...
      .
      --sig, marescià...le bandierine rosse ..assai sono!.
      .....
      le capre assai sono...viste 3 anni fa

    1. uomospeciale 23 gennaio 2024

      Segnalo a questo indirizzo l'interessante bozza di proposta europea sull'AI ACT:

      ( Le prime proposte di leggi e regolamenti, sulle intelligenze artificiali )

      https://www.wired.it/article/ai-act-testo-ultima-versione-gennaio-divieti-riconoscimento-facciale/

    1. Luca VFR 23 gennaio 2024

      Il vero problema non sono le, poche, volpi ma la stragrande maggioranza di "polli" che se le bevono tutte. Ma si sà è facile prendere in giro le persone perchè tutti vogliono avere tutto senza fare la minima fatica. E se uno promette questo tutti lo seguono, altro che Pifferaio di Hamelin.

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