L’aggressione israelo-americana all’Iran ha accelerato un processo irreversibile. Nello stretto di Hormuz si celebrano le esequie del petroldollaro

L’aggressione israelo-americana all’Iran ha accelerato un processo irreversibile. Nello stretto di Hormuz si celebrano le esequie del petroldollaro

Di Fulvio Beltrami, farodiroma.it

L’aggressione israelo-americana all’Iran sta accelerando una trasformazione già in corso: la progressiva erosione del petrodollaro e l’emergere del petroyuan come nuovo perno monetario del mercato petrolifero mondiale.

La diagnosi di Deutsche Bank: il petrodollaro sotto assedio

Nel suo ultimo report, la strategist di Deutsche Bank Mallika Sachdeva sostiene che la guerra contro l’Iran potrebbe essere ricordata come il catalizzatore che mette alla prova le fondamenta del regime del petrodollaro, con effetti di lungo periodo sul ruolo globale del dollaro.

La banca nota che le pressioni sul sistema erano visibili già prima del conflitto: la maggior parte del petrolio mediorientale oggi fluisce verso l’Asia e non più verso gli Stati Uniti, mentre il greggio sanzionato di Russia e Iran viene scambiato da anni fuori dai circuiti del dollaro.

Secondo Sachdeva, l’architettura su cui si reggeva il patto “sicurezza USA in cambio di petrolio prezzato in dollari” è stata colpita sul suo pilastro principale: la capacità di Washington di garantire la sicurezza delle infrastrutture energetiche del Golfo e delle rotte marittime come lo Stretto di Hormuz.

Se queste crepe si allargheranno, l’utilizzo del dollaro nel commercio e nel risparmio globali, e il suo status di valuta di riserva, potrebbero subire “significativi effetti a catena”.

Hormuz, pedaggi in yuan

È in questo contesto che va letta la stretta iraniana sullo Stretto di Hormuz, il choke point da cui passa in condizioni normali circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e di gas liquefatto.

Secondo diverse fonti occidentali, Teheran avrebbe iniziato a richiedere pedaggi in yuan fino ad un equivalente di 2 milioni di dollari per il passaggio di alcune petroliere, trasformando di fatto lo stretto in una zona di transito selettivo a pagamento: già vari operatori avrebbero accettato di pagare il pedaggio che prima della guerra era gratuito.

I dati di Windward AI mostrano un crollo di oltre il 95% del traffico: solo 16 attraversamenti “visibili” nell’arco di una settimana a marzo, segnale di una paralisi di fatto dei flussi energetici convenzionali attraverso Hormuz.

Le autorità iraniane negano una politica formale di pedaggio, ma il parlamentare Alaeddin Boroujerdi ha confermato pubblicamente la logica delle tariffe come espressione della “forza” dell’Iran, cioè della sua capacità di usare lo stretto come leva strategica contro Stati Uniti e alleati.

Il petroyuan come arma asimmetrica

Il vero salto di qualità, però, riguarda la moneta in cui viene scambiato il petrolio. Fonti di governo citate dalla stampa internazionale riferiscono che Teheran sta offrendo il passaggio attraverso Hormuz solo alle petroliere il cui carico di greggio sia negoziato in yuan, e che diversi Paesi’ tra cui Francia, Italia, Germania, Cina, India, Pakistan, Malesia e Iraq, stanno valutando o negoziando accordi in questa direzione.

Un alto funzionario iraniano, citato da CNN, ha spiegato che un numero limitato di navi può ottenere permessi di transito se il petrolio viene venduto in yuan e non in dollari.

Deutsche Bank vede in queste mosse il possibile atto di nascita del “petroyuan”: se una quota crescente del petrolio mediorientale venisse prezzata e regolata in valuta cinese, verrebbe intaccato il cuore del privilegio americano, ovvero l’obbligo implicito per il resto del mondo di detenere dollari e titoli del Tesoro per pagare l’energia.

La stessa Cina lavora da anni a questa transizione: dalla creazione dei future petroliferi in yuan a Shanghai alla promozione di pagamenti in renminbi negli accordi energetici con Russia, Iran e monarchie del Golfo, fino all’uso crescente della sua valuta negli scambi con gli Emirati e nella fornitura di LNG regolata in yuan.

Come funziona il pagamento in yuan: dal SWIFT al CIPS

Perché il petroyuan esista davvero, non basta prezzare il petrolio in renminbi: servono infrastrutture per regolare i pagamenti fuori dall’orbita dollaro‑SWIFT. Qui entra in gioco il Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), il sistema cinese lanciato nel 2015 dalla People’s Bank of China per compensare e regolare pagamenti transfrontalieri in yuan.

A differenza di SWIFT, che è principalmente una rete di messaggistica, CIPS integra messaggistica, clearing e settlement, consentendo alle banche aderenti di inviare istruzioni, abbinare transazioni e trasferire fondi attraverso conti tenuti direttamente nel sistema.

Il network è strutturato su partecipanti diretti, che detengono conti di regolamento, e partecipanti indiretti che vi si appoggiano, con una crescita costante di istituti esteri (compresi centri offshore in Medio Oriente, Africa e Asia centrale) abilitati a regolare commercio e lettere di credito in yuan.

Nel caso del petrolio, il meccanismo è relativamente lineare: una compagnia energetica cinese o asiatica firma un contratto di fornitura denominato in yuan con un esportatore (Iran, Russia, Paese del Golfo), la banca dell’importatore apre una lettera di credito in renminbi, il pagamento viene instradato via CIPS verso la banca del produttore, che riceve direttamente yuan su conti onshore o offshore.

Accordi di swap valutario bilaterali tra la banca centrale cinese e le controparti straniere permettono poi di convertire parte di questi yuan nelle valute locali, riducendo l’esposizione al dollaro e all’infrastruttura finanziaria occidentale.

Effetti macro della de-dollarizzazione del petrolio

Il petrodollaro non è solo un’unità di conto, ma un meccanismo di riciclaggio dei surplus petroliferi verso i mercati finanziari USA: i dollari incassati dai produttori vengono reinvestiti in Treasury, asset denominati in dollari, progetti nei Paesi importatori.

Se una quota crescente di petrolio passa a essere prezzata e pagata in yuan o in altre valute, la domanda strutturale di dollari cala, riducendo il flusso di “petrodollari” che rientrano negli Stati Uniti e comprimendo la liquidità nei mercati obbligazionari statunitensi.

Gli economisti avvertono che una riduzione della domanda estera di dollari e di titoli del Tesoro può tradursi in tassi di interesse più alti, maggiori costi di finanziamento del debito pubblico e potenziali pressioni inflazionistiche negli USA, costretti a convivere con un “premio” sul rischio di cambio finora quasi inesistente.

Parallelamente, l’apprezzamento delle valute dei grandi esportatori e l’uso di monete alternative nei contratti energetici aumentano la volatilità del mercato del greggio, frammentano i benchmark di prezzo e obbligano le compagnie a coprirsi su più divise, con costi maggiori e strumenti finanziari più complessi.

Per i grandi importatori non occidentali, invece, pagare il petrolio in yuan o in valute locali comporta benefici: minore rischio di cambio legato al dollaro, maggiore spazio di manovra rispetto a sanzioni e controlli USA, possibilità di bilanciare meglio i conti esterni.

Ma sul piano sistemico la moltiplicazione dei circuiti: petrodollaro, petroyuan, eventuali accordi in euro o monete regionali, ridisegna la geografia del potere finanziario: meno centralità di Wall Street e della Federal Reserve, più peso delle istituzioni cinesi e dei nuovi hub finanziari asiatici e mediorientali.

In questo senso, l’uso del petroyuan da parte dell’Iran non è solo un modo per aggirare le sanzioni o rispondere all’aggressione militare israelo‑americana, ma un tassello di un più ampio progetto di de-dollarizzazione che mira a colpire il cuore dell’egemonia statunitense: la capacità di emettere debito in una moneta che il resto del mondo è obbligato a usare per comprare energia.

Dall’aggressione all’Iran al mondo multipolare

La guerra israelo-americana contro l’Iran, presentata come operazione di “sicurezza”, produce dunque un effetto boomerang sul potere finanziario occidentale.

L’attacco, che ha reso vulnerabili le basi USA nella regione e ha messo in discussione la capacità di Washington di tenere aperte e sicure le rotte energetiche, spinge Teheran e i suoi partner asiatici a rafforzare circuiti alternativi al dollaro, utilizzando proprio il petrolio come leva di ritorsione sistemica.

In questo scenario, l’aggressione non è solo un episodio militare, ma l’innesco di una transizione di lungo periodo: il lento ma concreto passaggio da un ordine unipolare fondato sul petrodollaro a un ordine più multipolare, in cui il petroyuan diventa uno degli strumenti centrali di de-dollarizzazione nel cuore del mercato energetico mondiale.

Di Fulvio Beltrami, farodiroma.it

25.03.2026

Fonte: https://www.farodiroma.it/laggressione-israelo-americana-alliran-ha-accelerato-un-processo-irreversibile-nello-stretto-di-hormuz-si-celebrano-le-esequie-del-petroldollaro-fulvio-beltrami/

Commenti (11)

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    1. oriundo2006 26 marzo 2026

      Qui si dice di più e di differente:
      https://x.com/SMO_VZ/status/2036858848309285104

      In estrema sintesi: il governo degli Stati Uniti starebbe usando cinicamente la guerra in Iran per provocare una crisi economica mondiale e svalutare il dollaro statunitense, al fine di azzerare il debito.
      E' tutto previsto e voluto e non è detto che non ci sia una 'sponda' in altri Paesi...
      Come avverrà ?
      Semplice: gli USA hanno un debito valutario di 39 trilioni di dollari, lo sposteranno nel cloud delle criptovalute, lo svaluteranno e ricominceranno da zero.
      Semplice ma solo a parole: le stablecoin (USDT, USDC) sono già fortemente garantite da titoli del Tesoro e dollari statunitensi. Una maggiore adozione di stablecoin può contribuire indirettamente a finanziare il debito statunitense aumentando la domanda di titoli del Tesoro, in attesa di un benvoluto 'RESET', che è il vero elemento fondamentale.
      La frode verso i creditori sarebbe allora completa e gli USA, alleggeriti, potrebbero davvero dominare in un mondo a questo punto de-finanziarizzato, ovvero incapace di progettare un futuro produttivo qualsiasi se non a patto di stare alle condizioni dell' Egemone.
      Dunque la 'dedolarizzazione' sarebbe solo un momento introduttivo, utile al ripiego sul mercato domestico che vede gli USA da sempre ampiamente liberi da ogni 'ricatto' energetico ed anche 'monetario', non avendo a tutt'oggi alternative credibili, certe e liquide.
      Sin qui estensivamente il ragionamento.
      Aggiungo: cosa avrebbero da perdere gli USA ad azzerare il proprio debito ? Nel breve forse parecchio, ma non è detto.
      Dopo, probabilmente nulla. Anzi, il neo-dollaro sarebbe di nuovo la moneta di riserva e di valore ( attenzione ) potenzialmente indispensabile al mondo intero se un competitor credibile non lanciassse da subito una alternativa sostitutiva ma forse questa volta 'crypto'.
      Ipotesi su ipotesi che qui su CDC non vengono considerate come anticipazione di futuri possibili ma solo come estrapolazioni farneticanti di vecchi ed imbolsiti leoni da tastiera.
      Magari fosse solo così.

    2. Spartan 26 marzo 2026

      MA scusa anche se, domani, gli USA dicessero " tutti i bond che avete in mano non valgono un beato pene " chi avrebbe qualcosa da dire ?

    3. ric 26 marzo 2026

      credo che si dovrebbe fare come ha fatto PUTIN , quando gli yankees suggerirono all' Europa alcunì anni fa di pagare il gas RUSSO in dollari . PUTIN rispose assolutamente no , me lo pagate in RUBLI , che non avete , ma le nostre banche ve li venderanno senza problemi . Metodo indispensabile per non farsi fregare ...

    1. GiovanniST 26 marzo 2026

      Mah, sono decenni che si proclama la fine del dollaro, come moneta di scambio internazionale ed invece il dollaro continua a rimanere la moneta di riferimento, voluta ed accettata da tutti.

    2. maghi 26 marzo 2026

      e lo sarà, finchè ci sarà abbastanza petrolio su cui costruire il petrodollaro.

    3. Spartan 26 marzo 2026

      Più che accettata, IMPOSTA. Con 12 flotte di attacco, come persuasione, ai voglia a non accettare. Vedi un po come sono finiti tutti quelli che hanno tentato con monete alternative.

    1. oliver 26 marzo 2026

      Mi auguro di poter assistere alle esequie del potere occulto.

    2. maghi 26 marzo 2026

      speriamo, ma è come sperare di veder morire satana.

    3. ric 26 marzo 2026

      satana ha lunga vita...

      https://pics.craiyon.com/2024-04-04/yCV-53ELSlmc-_Yz3j7bmQ.webp

    1. filcon 26 marzo 2026

      L'Arabia Saudita aggira Hormuz mentre le esportazioni di petrolio da Yanbu aumentano verso l'obiettivo di 5 milioni di barili al giorno

      L'Arabia Saudita, insieme agli Emirati Arabi Uniti, è uno dei soli due paesi della regione in grado di deviare quantità significative di petrolio per aggirare Hormuz, garantendo un approvvigionamento vitale. Dall'inizio della guerra, i sauditi hanno reindirizzato il petrolio attraverso l'oleodotto Est-Ovest, lungo 1.200 chilometri, verso il porto occidentale di Yanbu. Allo stesso tempo, hanno rapidamente accumulato un'enorme flotta di petroliere dirette verso il Mar Rosso per caricare il petrolio e che ora si stanno ammassando intorno al porto.
      Oggi, Bloomberg ha riportato che Riyadh punta ad aumentare le esportazioni dai suoi porti sul Mar Rosso fino a 5 milioni di barili al giorno, un obiettivo a portata di mano. L'oleodotto Est-Ovest, che collega il centro di lavorazione di Abqaiq a Yanbu, ha una capacità nominale di 7 milioni di barili al giorno. A quanto sembra l'arma iraniana della chiusura di Hormuz si sta rapidamente spuntando.

    2. maghi 26 marzo 2026

      povero illuso. Già due missili hanno colpito Yanbu e l'Iran, se vuole, può far saltare l'oleodotto in qualsiasi km dei suoi 1200. Senza contare che gli Huoti possono richiudere lo stretto di Aden quando vogliono. Ma non hai mai pensato che le risorse fisiche di un pianeta sono troppo limitate per permettere a 8 mld di fare la bella vita senza spezzarsi la schiena? Ovviamente no. Allora continua a saltare come i magistrati di Napoli, cantando "Bella ciao". L'unico comunista che si rese conto della situazione fu Berlinguer. Poco dopo moriva.

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